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ISCHIA, CHE PECCATO! SOLO UN PAREGGIO CONTRO IL MESSINA

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Gli isolani di Mister Di Costanzo nella prima frazione di gioco, sfiorano per ben tre volte il vantaggio. Nella ripresa il signor Sprezzola, nega un calcio di rigore per un fallo su Florio. Un pareggio che sta stretto, ma serve a poco per smuovere la classifica, che vede gli isolani sempre più lontani dalla salvezza diretta. Ancora una volta tra le due squadre regna il segno “X”. 

Le formazioni. Il tecnico Di Costanzo,alla sua prima partita sulla panchina con i gialloblu, deve rinunciare allo squalificato Armeno, agli infortunati Fall e Mancino e Di Vicino in attesa del trasfert dall’Estonia. I gialloblù si schierano con il 4-4-2: difesa composta da Bruno e Sirigu sugli esterni con Filosa e Moracci centrali; in mediana Spezzani e Calamai, sulle corsie Florio, avanzato sulla destra e Porcino sulla sinistra. In avanti il rientrante Orlando e Kanoute. I peloritani allenati da Mister Di Napoli scendono in campo con un 4-3-3. In difesa torna De Vito dopo la squalifica di due giornate,con Martinelli,Baccolo e Barillaro. A centrocampo Fornito,Burzigotti e Giorgione. In avanti tridente formato da Tavares,Gustavo e Leonetti.

ISCHIA. L’avvio di gara vede un atteggiamento da parte delle due squadre propositivo,che provano più volte a costruire azioni pericolose sfruttando le ripartenze. Al 5’ il primo sussulto della gara con Kanoute che scatta sul filo del fuorigioco ma poi spreca tutto servendo Florio, finito in off-side. Passano appena due minuti è Porcino si divora un gol, a pochi passi dalla linea di porta, conclude incredibilmente alto sull’assist di Orlando. Al 10’ sfiora il vantaggio anche il Messina con Fornito che lascia partire un tiro preciso nello specchio della porta, sul quale Iuliano si salva rifugiandosi in corner. Poco dopo ancora il portiere neutralizza una conclusione dal limite dell’area da parte di Gustavo. Al 16’ grande occasione da gol per i padroni di casa,con Addario che in uscita salva la porta,su Porcino prima della conclusione di Calamai a che si spegne debolmente a lato.Al 19’ bella combinazione tra Gustavo e Tavares, che costringe Iuliano a distendersi in tuffo per neutralizzare la conclusione. Al 29’ decisivo ancor una volta Addario sulla deviazione sotto misura a botta sicura di Sirigu, con la sfera respinta a pochi centimetri dalla linea di porta. L’ultima emozione del primo tempo la regala Giorgione, con una gran botta da fuori che si spegne di un soffio a lato. Dopo un minuto di recupero il primo tempo si conclude con le squadre che vanno al riposo sul punteggio di 0-0. In avvio di ripresa è De Vito a provarci dalla lunga distanza ma la mira non è quella dei giorni migliori. Al 6’ grande conclusione di Calamai dal limite dell’area che viene deviata in corner. Al 9’ ancora Iuliano è a salvare tutto, sul tiro a botta sicura di Gustavo. Al 17’ Di Napoli mischia le carte ed effettua il primo cambio,con Salvemini che prende il posto di Leonetti. Al 28’ Di Costanzo opera il primo cambio,inserisce Palma al posto di Orlando. Per gli ospiti Zanini rileva Fornito. Al 35’ ci prova Tavares di testa ma la palla si spegne a lato. Sul fronte opposto Moracci non riesce ad inquadrare la porta su una punizione dalla trequarti.L’Ischia reclama un calcio di rigore per atterramento di Florio. La partita svolge quasi al termine,dove i ritmi delle squadra sembrano calare,da segnalare ci sono soltanto le sostituzioni. Per i peloritani Biondo rileva Gustavo,mentre per l’Ischia il giovane Manna rileva Florio. Dopo cinque minuti di recupero non accade più nulla. La squadra esce tra gli applausi del pubblico del “Mazzella”,l’obiettivo verso la salvezza diretta si fa sempre più complicato.

ISCHIA-MESSINA 0-0

ISCHIA (4-4-2) Iuliano; Bruno, Filosa, Moracci, Sirigu; Florio (dal 45’ s.t. Manna), Spezzani, Calamai, Porcino; Kanoute, Orlando (dal 29’ s.t. Palma). (Modesti, Guarino, Savi, De Clemente, Di Bello, Passariello, Barbosa). All. Di Costanzo.

MESSINA (4-3-3) Addario; Barilaro, Burzigotti, Martinelli, De Vito; Giorgione, Bucolo, Fornito (dal 34’ s.t. Zanini); Gustavo (dal 40’ s.t. Biondo), Tavares, Leonetti (dal 18’ s.t. Salvemini). (Berardi, Frabotta, Parisi, Russo, Bossa, Barraco). All. Di Napoli.

ARBITRO Sprezzola di Mestre

NOTE paganti 569, abbonati 186, incasso di 2.815,15 euro. Ammoniti Fornito, Kanoute, Barilaro,

Moracci, Giorgione, Spezzani. Angoli 2-4.

Recupero pt 1’,st 5’

Prima della gara osservato 1′ di silenzio in memoria dell’ex medico sociale dell’Ischia Giangiacomo Monti.

Ufficiale: Abou Diop torna a vestire la maglia gialloblè!

S.S. Juve Stabia rende noto che è stato raggiunto l’accordo con il Torino F.C. per l’acquisizione, a titolo temporaneo, delle prestazioni sportive dell’attaccante senegalese Abou Diop, classe ’93.

L’attaccante, che ha già vestito in serie B la maglia gialloblù nella stagione 2013/2014 con 13 presenze ed una rete all’attivo, ha iniziato l’attuale stagione calcistica con la maglia dell’U.S. Lecce, facendo registrare 10 presenze e segnando 2 reti.

Lo scorso anno, con la maglia del Matera ha totalizzato 17 presenze, realizzando 5 reti.L’attaccante si aggregherà al gruppo a disposizione di mister Zavettieri.S.S. Juve Stabia

VIDEO. Cimitile, spettacolo ditta Bruscella e Chiarappa

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A Cimitile, in provincia di Napoli, ieri 24 gennaio, si è svolta la consueta festa in onore di San Felice in Pincis. Allo spettacolo notturno, ha preso parte la ditta F.lli Di Matteo.

dal nostro inviato, Gennaro Novellino

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De Laurentiis: “Due acquisti per gennaio e uno pronto per luglio, ma ‘cca nisciuno è fesso!”

Aurelio De Laurentiis ha parlato ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli nel giorno della presentazione del suo ultimo film ‘L’Abbiamo fatta grossa’:”Verdone e Albanese sono venuti da me e mi hanno proposto questo copione che noi abbiamo subito sposato. Sono due fuoriclasse, con un grande come Verdone c’è un altro grande come Albanese”.

Il Napoli? “Dalla quarta partita di campionato in poi, non ci siamo mai più fermati. Abbiamo fatto unoscivolone in coppa Italia, ma è molto complicato per lottare su tre fronti. Ci stiamo attrezzando, ma nella mia gestione, nei 10 migliori risultati in attacco, siamo in testa 4 volte. Poi i 45 gol sono stati raggiunti in così poche partite… Ho visto che sono scesi nella ricostruzione fino agli 30, noi ci siamo 4 volte, ripeto, in 10 anni. Lavoriamo con applicazione e diligenza per amore dei tifosi e della città”.

Classifica? “L’Empoli ha una tradizione, attenzione, sui giovani da valorizzare. L’allenatore di oggi ha continuato ciò che Sarri aveva cominciato. Sarà una gara da non prendere sotto gamba: serve concentrazione e umiltà. Dobbiamo essere concreti”.

Napoli-Juve fino alla fine? “Questo è un campionato bello e vivace. Non si è mai visto così equilibrato: di sicuro non è una debolezza, ma bellezza del nostro calcio. Questo ci permette di tirare fuori altri giovani campioni del futuro”.

Grassi? “Spero possa arrivare presto. Si dice che non ho portato top player a casa, si sbaglia. Ho messo sul tavolo soldi, ma ”cca nisciuno è fesso!’ e non sempre gli obiettivi si concretizzano. Poi noi i top player dobbiamo farli giocare e chi arriva non accetterebbe panchina. Giuntoli e Chiavelli lavorano bene e arriveranno due calciatori funzionali. Non è detto poi che io non abbia già chiuso una trattiva per il 1 luglio”.

UFFICIALE – Napoli-Positano, amichevole giovedì alle ore 15

Giovedì a #Castelvolturno alle ore 15 amichevole tra @sscnapoli e #Positano. Previsti due tempi di 30 minuti. Lo riferisce Radio Kiss Kiss Napoli, emittente ufficale della Ssc Napoli.

Il poker del Napoli è la miglior risposta ai cori beceri di Marassi

La Repubblica sottolinea l’accoglienza non proprio sportiva da parte degli ultrà della Samp: “Per gli azzurri era anche un esame di maturità: dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia e la bufera in cui si era infilato il loro allenatore, mettendo a repentaglio pure la tranquillità del gruppo. La riposta sono stati i gol di Higuain, Insigne, Hamsik e Mertens, con cui la capolista ha confermato la sua forza e zittito i cori beceri di Marassi: l’unica conseguenza di una settimana di veleni. La sciarpa della pace non ha evitato a Sarri e al suo Napoli un’accoglienza ostile, di cui dovrà tenere conto il giudice sportivo. Repertorio completo, dal Vesuvio al colera”.

Napoli, Juve e Sassuolo esempi da seguire: unici club a puntare su giovani italiani

Tutte le fiches sul verde e l’azzurro, finalmente. L’approdo di Grassi al Napoli è soltanto l’ultima puntata su un giovane con potenzialità da Nazionale. Questo mercato di gennaio propone una tendenza incoraggiante: le grandi (alcune) stanno investendo sui talenti di casa nostra, mentre si placa l’ormai consueta ondata degli stranieri. Il club di De Laurentiis ha messo le mani anche sull’empolese Barba, dopo che Sarri ha rivitalizzato il naturalizzato Jorginho. Allo stesso modo in estate si era messo in luce il Torino, abile ad assicurarsi gli emergenti Benassi, Baselli, Belotti e Zappacosta. Tuttavia è la Juventus a dare l’esempio. In tandem con il Sassuolo i campioni d’Italia hanno investito sul gioiello del Cesena Stefano Sensi, così come hanno bloccato il diciottenne Mandragora (che resta a Pescara sino a fine stagione). Quindi addio alle sirene dei grandi nomi: Gündogan e Oscar. Piuttosto la strategia bianconera punta a formare in casa i titolari del futuro. Una formula già collaudata con l’approdo alla casa-madre di Sturaro, Zaza e Rugani, tre storie comunque di successo. E nell’orbita estiva juventina è scontato anche l’approdo a luglio dell’attesissimo Domenico Berardi. Su questa falsariga in Emilia è stato appena tesserato l’emergente Trotta dopo le riuscite scommesse estive su Pellegrini e Politano. Vengono così messe in pratica le idee del patron Squinzi, convinto fautore della valorizzazione del made in Italy. Gli esempi, insomma, sono ormai tanti. È fatale che qualcuno si perda per strada, ma è importante che i club più attenti comincino ad avere dei riscontri. Nell’immediato i riflessi positivi sono per loro, ma in prospettiva a guadagnarne sarà tutto il sistema: augurandosi ovviamente che il numero e il livello qualitativo degli azzurrabili torni ai fasti dei bei tempi. È contraddittoria invece la linea di condotta di Inter, Milan e Roma. Il club di Thohir (come con Moratti) investe tanto e bene nel settore giovanile, ma puntualmente lascia per strada i propri gioielli. In casa rossonera, invece, a parte la grande speranza Donnarumma, le ultime leve hanno fatto perdere le loro tracce. Senza soffermarsi su El Shaarawy, è emblematica la cessione all’Atalanta dell’ancora acerbo Petagna. Evidentemente in via Aldo Rossi in questa fase di criticità prevalgono altre priorità. Infine è paradossale il caso giallorosso. A Trigoria e dintorni i talenti in erba abbondano, ma la diaspora prosegue da anni, Florenzi a parte. Sabatini è bravo nella caccia ai campioncini all’estero (Paredes-Carbonero-Ucan), ma ai primi della classe nelle giovanili tocca sempre fare il giro d’Italia (senza ritorno). Al tirar delle somme, Juve e Sassuolo hanno una marcia in più. Merito di chi sceglie i giocatori: il duo Marotta-Paratici a Torino e la coppia Carnevali-Angelozzi in Emilia. Ma è anche merito della programmazione dei due club.

Gazzetta dello Sport

Corbo: “Mercato deludente, ma Sarri ci prova…”

Non è mai troppo presto per chiudere una lite dissennata. Gli porta bene, l’allenatore più bravo e tenebroso del momento non la sfilerà, almeno fino al 13 febbraio, appuntamento a Torino con la Juve, prima vera sfida scudetto. Sarri ha avuto a Genova due volte fortuna. Trova una Samp lenta, forse per il ritiro anticipato di luglio, di certo schierata con presunzione da Montella. La batte poi con un Napoli appannato. Nella volata scudetto sbanda ancora l’Inter. Certe reazioni ora si comprendono meglio: l’Inter non regge l’1-0 come le riusciva una volta, si sta lentamente sfasciando, non è un caso se Mancini non tolleri un pur sgradevole insulto. Ma anche il Napoli mostra cenni di inquietudine. La frase di Sarri sul mercato («I nostri obiettivi non cambiano») va interpretata. Non è uno schizzo di veleno verso De Laurentiis, ma l’allenatore in un breve giro di parole vuol tutelarsi: precisa a futura memoria che sono in arrivo dei giovani, quindi non i due grandi colpi annunciati dal presidente. Non aveva mai promesso lo scudetto, tanto meno si sente ora costretto a vincerlo. Scegliete voi: onestà, resa o solo malinconia? Il chiarimento riduce le tensioni, argina eccessiva euforia, ma un mercato più prudente che lungimirante è un segnale ambiguo per la squadra. Dovrà proprio Sarri comunicare nel riserbo degli spogliatoi il contrario di quanto afferma in tv: la fase crepuscolare delle milanesi e le traversie subite dalla Roma sono vantaggi irripetibili. Se non ora, quando? Già, l’altra opportunità era il mercato: investire, montare il turbo, un rombo e via, lo scudetto non è stato mai così vicino. Montella alla terza sconfitta consecutiva recupera brani di gioco della sua Fiorentina. Possesso palla, controllo della partita, attacco senza punti di riferimento: un progetto che affonda dopo poco. Perché Cassano non è il “finto 9” tagliente che si aspetta: il tempo passa, oggi il sempre incompiuto genio barese fa quel che può, l’improrogabile sostituzione lo sorprende in una espressione stralunata, quella teatrale vacuità del concittadino Checco Zalone, ma nessuno si diverte. Forse era da preferire Eder, per far posto nel 4-2-3-1 a Muriel dimenticato in panchina. Un calo di tensione si avverte invece nel Napoli: il secondo gol della Samp vola come una farfalla tra le mani di Reina, non sorprende quindi Marek Hamsik che segna in slalom con irruenza e tecnica, ma dà spazio a Carbonero, Koulibaly ha acuti con Cassano ma sbaglia movimenti, Higuain spara sulla collina di San Martino, contro una difesa tra le più morbide, in un campionato che il Napoli non può non tentare di vincere.

Antonio Corbo-La Repubblica

Sarri non è contento per il mancato acquisto di 2 top player promessi da De Laurentiis

La Gazzetta dello Sport scrive su  Sarri e il mercato: “La questione dell’intermezzo di Coppa Italia tiene banco, ma lui la liquida in poche battute. Ha ben altro su cui soffermarsi, Maurizio Sarri, soprattutto dopo la quinta vittoria consecutiva e il primato solitario in classifica che, inequivocabilmente, induce a parlare di scudetto. “Io amo il ciclismo, è inutile guardare la classifica di una tappa quando ne mancano altre diciassette. Abbiamo risorse economiche inferiori rispetto ad altre squadre, cerchiamo di compensare con il lavoro e non con il mercato. La società è organizzata, qualcosa si può migliorare in termini di strutture, lo faremo di concerto”, ha osservato l’allenatore napoletano che ha fatto trapelare il proprio malcontento per il mancato acquisto dei due top player, così come aveva annunciato il presidente De Laurentiis, poco prima di Natale. “Gli obiettivi non sono mai cambiati, rimangono invariati e mi sembra che lo si capisca da come la società si sta muovendo sul mercato (domani le visite mediche di Grassi), andando su giovani di prospettiva. Tonelli e Barba? Ho chiesto alla società di non comprare giocatori dell’Empoli, perché mi sembra limitativo. Poi, se li considerano profili interessanti, vedremo cosa fare”, ha risposto Sarri, bocciando le trattative che la società ha in piedi con l’Empoli per giocatori che, per giunta, sono stati suoi allievi”.

Rinnovo Higuain, c’è la volontà di arrivare ad un accordo

La Gazzetta dello Sport parla di Higuain: “Al momento, si tratta di semplici indiscrezioni, che tengono conto del fatto che De Laurentiis e l’attaccante argentino non si sono ancora incontrati per ridiscutere il prolungamento del contratto che scadrà nel 2018. Pipita guadagna 5,5 milioni a stagione ed anche l’aspetto economico sarà ridiscusso: l’entourage del giocatore vorrà che il nuovo accordo preveda un ingaggio equiparato ai grandi talenti internazionali. Le parti hanno ribadito, in altre occasioni, che c’è la volontà di arrivare ad un accordo. Quando? Probabilmente a marzo: allora si potrà avere un quadro meglio delineato su quello che saranno le possibilità di arrivare allo scudetto”.

Il CorrSera risponde ai napoletani: “Cori vergognosi a Genova, ma il San Paolo ha il primato dei fischi…”

Il Corriere della Sera risponde ai tifosi del Napoli sui cori razzisti di Marassi. “Ieri a Marassi i soliti cori anti-napoletani: viva il colera, Vesuvio lavali col fuoco e vergogne del genere. Durante e dopo la partita, molti messaggi di tifosi napoletani: e questi allora? Ne scriverete sul Corriere? O vi limitate a condannare le parole di Sarri e a segnalare gli eccessi del San Paolo? Ecco qui, lo scriviamo. Non è solo orribile quel che si urla negli stadi italiani: è tristemente antico. La società si muove, cambia. Intorno a un campo di calcio, invece, tutto rimane uguale. Ogni tifoseria è pronta ad offendersi per quanto subisce, ma giustifica tutto ciò che fa. Lo so: è inutile ragionare di questi temi. Saltano fuori «la fede», «il cuore», l’elogio astuto dell’irrazionale. Ma proviamoci comunque. Nessuno pretende che gli stadi siano sale da concerti. In campo si gioca a calcio, si scontrano ragazzi, sogni e memorie; nessuno chiede silenzi attenti e commenti forbiti. Ma quello che accade negli stadi d’Italia — quasi tutti — è strabiliante: s’è fermato il tempo. Ecco perché Sarri è stato indotto a urlare quelle frasi a Mancini. Credeva che il campo fosse rimasto una zona franca dove nulla si riferisce, tutto si dimentica. Questo abbiamo scritto sul Corriere, giorni fa, parlando del Napoli. Aggiungendo che la squadra migliore del campionato e la tifoseria più appassionata non hanno bisogno di subissare di fischi gli avversari appena toccano palla. Sono arrivate centinaia di commenti: metà giustificano questa pratica, metà ricordano gli insulti che il Napoli riceve sugli altri campi. Ebbene: degli insulti abbiamo detto all’inizio (vergognosi). Ma i fischi sistematici — di cui il San Paolo ha il primato, certo non l’esclusiva — non ci piacciono. Sostenere la propria squadra non significa disprezzare o umiliare gli ospiti. Uno stadio che fischia ogni possesso di palla avversario dimostra insicurezza, non forza. Proviamo a tifare col cuore e a ragionare con la testa, per una volta: si può fare”.

Hamsik: “Voglio arrivare a quota 100 con il Napoli”

Marek Hamsik torna a parlare della sfida di Marassi attraverso il proprio sito. «Sapevamo che a Genova sarebbe stata una sfida difficile, ma siamo stati bravi a prendere subito un vantaggio all’inizio. Abbiamo fatto una grande partita, anche se alla fine ci siamo complicati un poco la vita per acciuffare questa vittoria. Però alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo felici».  «Sono contento di aver dato il mio contributo segnando ancora. Adesso dobbiamo andare avanti per la nostra strada, senza guardare agli altri e concentrandoci solo su noi stessi. Pensiamo solo alla sfida contro l’Empoli di domenica prossima». Quota cento «Sono arrivato a 96 gol con la maglia del Napoli. E’ una bella cifra. Sarebbe fantastico arrivare presto a quota 100».

De Laurentiis: “Spero di annunciare presto Grassi, ho già preso un giocatore per luglio!”

Aurelio De Laurentiis progetta il futuro immediato e quello più a lungo termine. Subito Grassi e un altro giocatore e poi per luglio un nuovo innesto già contrattualizzato. Questo quanto dichiarato dal presidente del Napoli nell’intervista rilasciata a radio KissKissNapoli: “Spero di poter annunciare presto Grassi – ha detto AdL a Valter De Maggio – e poi, come promesso, arriverà un secondo giocatore. Per luglio poi già fatto un nuovo acquisto. Già contrattualizzato”. Insomma, il numero uno azzurro, rilancia in chiave scudetto – costruendo una squadra sempre più giovane e di prospettiva – e proietta lo sguardo oltre al presente: “Abbiamo fatto di tutto per raggiungere gli obiettivi fissati ma poi nelle trattative bisogna tener conto anche delle controparti e della volontà dei giocatori. Comunque due giocatori avevo promesso e due ne arriveranno”. Poi una battuta sulla vittoria contro la Samp (“Successo molto importante”) e uno sguardo alla sfida con l’Empoli: “Facciamo massima attenzione, sono giovani di grande livello (non a caso due di questi Zielinski e Barba piacciono molto agli azzurri, ndr) che proseguono il lavoro tracciato da Sarri”.

sportmediaset.it

VIDEO – A Cimitile, spettacolo notturno della ditta Bruscella e Chiarappa

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A Cimitile, in provincia di Napoli, ieri 24 gennaio, si è svolta la consueta festa in onore di San Felice in Pincis. Allo spettacolo notturno, ha preso parte la ditta ditta Bruscella e Chiarappa.

dal nostro inviato, Gennaro Novellino

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VIDEO – Cimitile, spettacolo diurno della ditta f.lli Romano

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A Cimitile, in provincia di Napoli, ieri 24 gennaio, si è svolta la consueta festa in onore di San Felice in Pincis. Allo spettacolo diurno, ha preso parte la ditta ditta F.lli Romano da Angri (Sa).

dal nostro inviato, Gennaro Novellino

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VIDEO ViViCentro – A Cimitile, in onore di San Felice in Pincis, lo spettacolo diurno della ditta Boccia e Nappi

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A Cimitile, in provincia di Napoli, ieri 24 gennaio, si è svolta la consueta festa in onore di San Felice in Pincis. Allo spettacolo diurno, ha preso parte la ditta Boccia e Nappi da Palma Campania (Na).

dal nostro inviato, Gennaro Novellino

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La strada in salita dei valori. FEDERICO GEREMICCA*

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Se Matteo Renzi, battezzando il 2016 «anno dei valori», sperava di aprirsi il cammino lungo un sentiero meno impervio rispetto al 2015, «anno delle riforme», bene: gli sono bastate un paio di settimane per aver conferma che le cose non stanno proprio così.  

Le tante e affollate «piazze arcobaleno» di sabato scorso e il prevedibile successo che avrà il Family day – indetto per quello prossimo – sono lì a dimostrarlo.  

Il tema dei cosiddetti diritti civili, infatti, sarà magari tra i meno sentiti nella «cittadella della politica» (come dimostrano, per altro, gli imbarazzanti ritardi accumulati su questo fronte) ma interessa e coinvolge i cittadini in maniera diretta e appassionata, trattandosi di questioni che segnano e scandiscono la loro vita quotidiana. Ed è per questo che le «due Italie» che simbolicamente si contrappongono in piazza sul tema delle unioni civili, a distanza di sette giorni l’una dall’altra, reclamano con urgenza da governo e Parlamento risposte chiare e, soprattutto, definitive. 

Non sarà una gatta facile da pelare, diciamolo subito. I 6 mila emendamenti già presentati in Senato – e tesi a correggere il disegno di legge Cirinnà – non lasciano presagire nulla di buono. In più, il ricorso al voto segreto e il fatto che due dei maggiori gruppi presenti a palazzo Madama (Pd e Forza Italia) abbiano deciso di lasciare libertà di coscienza ai propri senatori, rendono ardua la tradizionale professione di ottimismo: non solo circa l’effettiva approvazione della legge, ma anche riguardo al testo che potrebbe venirne fuori. Se a ciò si aggiunge che quasi tutti i partiti risultano divisi al proprio interno, il quadro è chiaro: e nient’affatto rassicurante. 

Il milione di cittadini italiani, che sabato hanno riempito le «piazze arcobaleno», reclamano però una risposta. Per ora, quella di Renzi e del Pd è chiara: la legge non è rinviabile e il testo Cirinnà non si cambia, nemmeno nel contestatissimo articolo riguardante la cosiddetta stepchild adoption (la possibilità, all’interno di una coppia gay, di adottare il figlio del partner). E’ una linea che non solo non convince tutti nello stesso Pd, ma che ha spaccato la maggioranza di governo e spinto il Vaticano a far sentire la sua voce. In più, da sabato prossimo ci sarà – presumibilmente – almeno un altro milione di cittadini che chiederà a governo e Parlamento cose decisamente diverse – se non opposte – a quelle delle «piazze arcobaleno».  

Per Matteo Renzi un passaggio nient’affatto semplice, e in una settimana che già si presenta – unioni civili a parte – densa e delicata. Domani, infatti, va al voto in Senato la mozione di sfiducia al governo per il caso Banca Etruria; giovedì inizia (sempre a Palazzo Madama) la corrida sul disegno di legge Cirinnà, e il giorno dopo Renzi dovrà volare a Berlino per l’atteso e delicatissimo faccia a faccia con l’«amica» Angela Merkel. Appuntamenti certo delicati e dall’esito non scontato: ma che non possono distrarre governo e Parlamento dalla necessità di colmare, stavolta, una lacuna etica e legislativa insopportabile in un Paese moderno e civile. 

L’«anno dei valori» si apre, insomma, all’insegna dello scontro e delle difficoltà. E a voler andar avanti su questo sentiero (eutanasia, ius soli, legge sull’omofobia) non è che all’orizzonte s’intravedano passaggi semplici. Renzi può lamentare – come in altri campi – il gravosissimo lascito ereditato dalle precedenti classi dirigenti: ed è vero che all’ombra dello strumentale ritornello secondo il quale con le riforme e l’affermazione dei nuovi diritti «non si mangia», il Paese ha accumulato in questa materia ritardi tali da farne fanalino di coda in Europa. Ma così stanno le cose. E se non stessero così, del resto, non ci sarebbe stato bisogno, al governo, di un leader che prometteva di «cambiare verso» ad un Paese prostrato ed arrabbiato… 

*lastampa

 
Alcuni diritti riservati.

Unioni civili: Diritti… di chi? (Costanzo Federico)

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Il tema delle Unioni Civili certamente è l’argomento che nei prossimi giorni sarà oggetto di scontro politico e di battaglia parlamentare a cominciare dal Senato della Repubblica.

Sabato è  sceso in piazza il “popolo arcobaleno” e per sabato prossimo è prevista la manifestazione del family day a difesa della famiglia tradizionale e del matrimonio tra uomo e donna, “benedetto” tra l’altro dai Vescovi italiani e dalle formazioni più tradizionali della nostra politica.

Ma mi domando è giusto tutto questo? E’ conveniente alzare i toni in un dibattito che è sicuramente delicato ma visti i tempi forse una riflessione definitiva e qualche provvedimento andrebbe preso. Ma come? Potrebbe dire qualcuno. In che modo conciliare certi diritti lecitamente rivendicati con la difesa della natura, della scienza, e della procreazione naturale della specie che sicuramente non appartiene e non dipende da nessuno se non da qualcuno, magari un Dio, che nella sua perfezione ha creduto creature perfettibili l’uomo e la donna, insieme, e dalla loro unione la generazione filiale. Ma Dio è un Dio che lascia anche il libero arbitrio all’uomo, la possibilità di scegliere da se ciò che è buono e ciò che può essere dannoso.

In questa visione Dio lascia libertà all’individuo anche di fare le scelte che ritiene opportune in ambito affettivo, e se il Papa afferma: “chi sono io per giudicare un omosessuale, un gay o chicchessia”, chi siamo noi, ciascun essere umano, per impedire all’Uomo di amare e di amare come meglio crede.

Ed è da questo punto di vista che uno Stato, nel proprio rispetto della laicità e della netta distinzione tra funzione e regolazione  sociale ed esponente di una popolazione cristiana cattolica ma che non sono tutta lo Stato, ma solo una parte, è chiamato a rispondere e ad esaudire ciò che una parte dei propri cittadini chiede.

 E’ giusto che sia così, guai a trincerarsi dietro la forma di una tradizionalità che tra l’altro è scarsamente testimoniata nella sostanza e profondamente minata nella credibilità, lasciandosi guidare dai tempi che cambiano e cercando di regolamentare la realtà in una maniera più confacente e più realistica al vissuto di questi giorni.

Il popolo che ieri ha chiesto in 100 piazze italiane il loro riconoscimento va ascoltato e lo dico da cattolico praticante, lo dico da politico che in consiglio comunale ha votato contro anche la propria maggioranza avversando l’istituzione del registro delle unioni civili ma non perché contrario a prescindere, anzi, ma perché la tematica non poteva essere liquidata in modo frettoloso e senza approfondirne i suoi aspetti più delicati, ovvero la presenza di persone, esseri umani che hanno una dignità come ogni altro essere umano e non è giusto farne strumentalizzazione politica o di bandiera o di partito.

 L’essere umano è prezioso a prescindere dalle sue tendenze e dalle proprie scelte affettive pertanto l’auspicio è che finalmente il Legislatore nazionale e non soltanto piccoli comuni riescano a dare un assetto definitivo a questa tematica con tanto buon senso non eccedendo ne da un versante ne da un altro ma riuscendo a trovare quella giusta sintesi che possa regalare all’Italia uno sprazzo di modernità nella difesa della tradizione, ma in modo intelligente, nel rispetto di tutte le sensibilità, dimostrando, lo spero, ancora una volta la grande nazione che siamo stati e che siamo, in grado di accogliere tutti e di dare lezioni di civiltà al mondo intero come già tanti secoli or sono abbiamo fatto.

Foto: Web

Costanzo Federico

JUVENTUS 1 ROMA 0 Altro passo falso di Spalletti, la Juve vince con un gol di Dybala

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Roma– La Roma guarisce dalla pareggite e torna a perdere allo Juventus Stadium di Torino sprecando una buona occasione: quella di vincere e rimettersi in gioco tra le “grandi”. Un’idea non troppo ambiziosa se si fosse svegliata prima ed avesse voluto osare un po’ di più. E non sarebbe stato neppure tanto difficile considerato che ha subito un solo gol al 77’ da una Juventus poco più che soddisfacente, capace di mettere a punto una sola rete contro la bella addormentata.         

Primo tempo

La Roma è arroccata in difesa, la Juventus varca con facilità il campo avversario rendendosi subito pericolosa. Per i primi 10 minuti di gioco c’è solo la Juve. Fa possesso palla e conduce la regia della gara mentre i giallorossi subiscono passivamente un attacco spietato.

Al 9’ arriva il primo cartellino giallo per De Rossi dopo uno scontro con Mandzukic.

Seguono due tiri pericolosi di Dybala, il primo bloccato da Szczsney, il secondo deviato da De Rossi.

Al 13’ ammonito Rudiger che travolge Dybala a centrocampo.

Al 17’ arriva il primo tiro in area bianconera, Florenzi dopo un’azione in contropiede calcia da fuori, Buffon para con decisione un tiro piuttosto velenoso.

È ancora la padrona di casa ad aggredire gli ospiti.

Al 19’ Dybala a tu per tu con Scszesney fa partire un siluro che colpisce la traversa, ma l’arbitro Banti fischia il fuorigioco.

Al 23’ Evra sfiora il vantaggio con un tiro a giro a pochi metri dal portiere, ma non inquadra la porta.

La Roma prova a resistere rintanata nella propria metà campo, punta tutto sul contropiede ma non è facile sorprendere una Juventus agguerrita non solo in attacco ma anche in difesa.

Al 37’ sporadica azione giallorossa, Dzeko riceve da sinistra su cross di Salah, colpisce di testa ma non centra la porta.

L’ultima azione prima dell’half time è tutta bianconera: il solito Dybala prova a sbloccare il risultato calciando con un tiro a giro dal limite, ma Scszesney non si fa sorprendere e blocca.

Si conclude con quest’azione il primo tempo con un favorevole e fortunoso 0-0 per i giallorossi.

Secondo tempo

Riprende il match, confermata la stessa formazione.

Al 47’ fallo da ammonizione di Marchisio su Pjanic, l’arbitro lo condona.

Al 50’ ammoniti Pjanic per proteste e Mandzukic per fallo su Rudiger.

Spalletti continua a mantenere un gioco strettamente chiuso in difesa dove la Juve spadroneggia in lungo e in largo senza però riuscire a trovare il varco giusto in area.

Al 63’ i giallorossi iniziano ad avanzare gradualmente improvvisando le attese azioni di attacco. Nainggolan prova a sorprendere Buffon con un tiro dalla distanza, palla deviata in corner.

Primo cambio per Allegri, entra Cuadrado al posto di Lichtsteiner.

Al 68’, sugli sviluppi di un calcio di punizione, Cuadrado da sinistra fa partire un fendente insidioso, Scszesney respinge con sicurezza; poco dopo ci prova Evra ma il portiere respinge il tiro in maniera piuttosto fortuita.

Termina al 71’ la gara di Vainqueur che cede il posto a Keita.

La Juventus riprende di nuovo in mani le redini della gara.

Al 77’ errore della difesa giallorossa, scoperta sulla fascia destra, Florenzi concede l’ambito spazio a Dybala che dopo un facile contropiede, servito da Pogba, piazza in rete la palla del vantaggio!!!

Juventus 1 Roma 0

All’81’ Dzeko segna ma a gioco fermo per un presunto fallo fischiato dall’arbitro.

All’85’ esce a sorpresa Dybala ed entra Morata.

All’88’ fallo di mano di Pogba che viene ammonito, Pjanic calcia la punizione dal limite, i tifosi bianconeri e dalla panchina preferiscono non guardare. Ma la palla viene deviata in angolo, la Juventus continua a mantenere il vantaggio.

Salah è completamente assente in questa gara, Spalletti alla buon’ora decide di sostituirlo mettendo dentro Sadiq mentre il cronometro segna il 90’.

L’arbitro concede 4 minuti di recupero in cui la Roma crede ancora di poter agguantare il pareggio, un pensiero alquanto ingenuo visto il tardo risveglio dopo la lunga sonnolenza durata almeno 80 minuti.

Spalletti mette dentro anche Torosidis che entra al posto di Florenzi, c’è tempo anche per l’ultimo giallo della serata assegnato a Nainggolan per proteste o forse per fallo su Morata, ha fatto entrambe le cose. Ma di sicuro non c’è tempo per un altro gol: la gara si chiude con il giusto vantaggio dei bianconeri di Allegri il quale, pur effettuando cambi a casaccio, conquista 3 punti importanti che piazzano la Juve da sola al secondo posto ad appena 2 punti dalla capolista, mentre la Roma si allontana sempre più dai piani alti.

FORMAZIONI

Juventus (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Lichtsteiner (66’ Cuadrado), Khedira, Marchisio, Pogba, Evra; Mandzukic, Dybala (85′ Morata).

Roma (3-4-2-1): Szczesny; Manolas, De Rossi, Rüdiger; Digne; Pjanic, Vainqueur (71′ Keita), Florenzi (90′ Torosidis); Nainggolan, Salah (90′ Sadiq); Dzeko.

Lecce-JuveStabia: le pagelle delle vespe

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Brutta sconfitta per la Juve Stabia di mister Zavettieri. Surraco e Cosenza regalano tre punti al Lecce di Braglia, abile a sfruttare le incertezze della retroguardia stabiese.

Ecco le pagelle delle vespe:

  • POLITO 5: Non può nulla o quasi in occasione dei due gol, regala il 3-0 al Lecce con un errore grossolano, per sua fortuna l’arbitro ravvisa un fallo da parte di Surraco.
  • CARILLO 6: Prova discreta la sua, qualche sfumatura dovuta alla poca esperienza ma gara sufficiente per lui.
  • POLAK 6: Al pari di Carillo, tiene abbastanza bene Moscardelli.
  • ROSANIA 4.5: Esordio negativo per il centrale di Terracina. Due distrazioni in occasione dei due gol di Surraco e Cosenza, da rivedere.
  • LIOTTI 5.5:  Doumbia fa quel che vuole sulla sua fascia, Lepore lo anticipa praticamente sempre a centrocampo.
  • OBODO 6: Tiene bene il campo e il conforto con Salvi. Lotta su tutti i palloni fino alla fine.
  • FAVASULI 5.5: Deve rifiatare dopo aver giocato praticamente sempre, c’è bisogno di un ricambio.
  • CARROTTA 6: Buona prova per lui. In fase offensiva si spinge in avanti come esterno, in fase difensiva funge da difensore aggiunto.
  • (GATTO: SV)
  • ARCIDIACONO 5: Evanescente. Non incide mai pericolosamente ma si divora una buona occasione in apertura di match.
  • (DEL SANTE 6: Crea qualche spunto e ci prova con qualche guizzo, c’è bisogno di lui.)
  • NICASTRO 5: Stesso discorso fatto per Arcidiacono, non si vede praticamente mai.
  • GOMEZ 4: Fantasma. Ennesima prova incolore per lui, se la Juve Stabia non crea nessun problema a Perucchini è anche e soprattutto colpa di un’altra sua prestazione incolore.
  • (IZZILLO: SV)