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Corbo: “Mercato deludente, ma Sarri ci prova…”

Non è mai troppo presto per chiudere una lite dissennata. Gli porta bene, l’allenatore più bravo e tenebroso del momento non la sfilerà, almeno fino al 13 febbraio, appuntamento a Torino con la Juve, prima vera sfida scudetto. Sarri ha avuto a Genova due volte fortuna. Trova una Samp lenta, forse per il ritiro anticipato di luglio, di certo schierata con presunzione da Montella. La batte poi con un Napoli appannato. Nella volata scudetto sbanda ancora l’Inter. Certe reazioni ora si comprendono meglio: l’Inter non regge l’1-0 come le riusciva una volta, si sta lentamente sfasciando, non è un caso se Mancini non tolleri un pur sgradevole insulto. Ma anche il Napoli mostra cenni di inquietudine. La frase di Sarri sul mercato («I nostri obiettivi non cambiano») va interpretata. Non è uno schizzo di veleno verso De Laurentiis, ma l’allenatore in un breve giro di parole vuol tutelarsi: precisa a futura memoria che sono in arrivo dei giovani, quindi non i due grandi colpi annunciati dal presidente. Non aveva mai promesso lo scudetto, tanto meno si sente ora costretto a vincerlo. Scegliete voi: onestà, resa o solo malinconia? Il chiarimento riduce le tensioni, argina eccessiva euforia, ma un mercato più prudente che lungimirante è un segnale ambiguo per la squadra. Dovrà proprio Sarri comunicare nel riserbo degli spogliatoi il contrario di quanto afferma in tv: la fase crepuscolare delle milanesi e le traversie subite dalla Roma sono vantaggi irripetibili. Se non ora, quando? Già, l’altra opportunità era il mercato: investire, montare il turbo, un rombo e via, lo scudetto non è stato mai così vicino. Montella alla terza sconfitta consecutiva recupera brani di gioco della sua Fiorentina. Possesso palla, controllo della partita, attacco senza punti di riferimento: un progetto che affonda dopo poco. Perché Cassano non è il “finto 9” tagliente che si aspetta: il tempo passa, oggi il sempre incompiuto genio barese fa quel che può, l’improrogabile sostituzione lo sorprende in una espressione stralunata, quella teatrale vacuità del concittadino Checco Zalone, ma nessuno si diverte. Forse era da preferire Eder, per far posto nel 4-2-3-1 a Muriel dimenticato in panchina. Un calo di tensione si avverte invece nel Napoli: il secondo gol della Samp vola come una farfalla tra le mani di Reina, non sorprende quindi Marek Hamsik che segna in slalom con irruenza e tecnica, ma dà spazio a Carbonero, Koulibaly ha acuti con Cassano ma sbaglia movimenti, Higuain spara sulla collina di San Martino, contro una difesa tra le più morbide, in un campionato che il Napoli non può non tentare di vincere.

Antonio Corbo-La Repubblica

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