Home Blog Pagina 6524

Sparnelli a L’Orda Azzurra: “Con Sarri cambio di politica. Domani mi aspetto un Napoli cazzuto”

Il giornalista ed ex addetto stampa del Napoli Massimo Sparnelli è stato ospite alla trasmissione L’Orda Azzurra in onda su Vivi Radio Web la radio ufficiale di Vivicentro.it. Ecco le sue dichiarazioni:
“Per quanto riguarda i nomi di Mammana, Klaassen e Ionita credo che possano essere calciatori funzionali al progetto Napoli, Sarri è grande maestro in questo e sa il fatto suo. Prendiamo l’ esempio di Hysaj che sta facendo una stagione strepitosa nonostante gli scetticismi iniziali. Ritengo comunque che questi non siano gli innesti decisivi, tutto dipende dal posizionamento del Napoli a fine campionato e dalla questione legata al contratto di Higuain.
Il bilancio in rosso ,nella stagione scorsa , è colpa di Benitez che ha fallito per due anni la qualificazione in Champions facendo aumentare allo stesso tempo il monte ingaggi. Certamente sono arrivati calciatori dal calibro di Higuain e anche due trofei, ma da un allenatore come lui ci si aspettava qualcosa di più; a questo punto Mazzarri ha fatto meglio sia dal punto di vista dei risultati che sul piano del bilancio.
Con Sarri si è verificato un cambio di politica: spazio ai giovani e agli uomini funzionali a un determinato sistema di gioco e a un determinato progetto. E’ vero che i campioni fanno la differenza ma a volte non rendono al massimo.
La base di una grande società è lo stadio di proprietà, non bisona guardare  solo al mercato. Basti vedere i risultati della Juventus che si sta portando agli stessi livelli dei top club europei sul piano economico.
A mio avviso Sarri è ormai blindato dalla società. Su Insigne posso dire che se ha il desiderio di lasciare il Napoli, lo faccia tranquillamente anche se in questi anni la società gli ha permesso di affacciarsi al calcio che conta.
Non dimentichiamo che il  Napoli  è risorto dalle ceneri di un brutto fallimento. Tutto il calcio italiano naviga in cattive acque e può fare crack da un momento all’ altro, bisogna gestire bene le risorse; su questo bisogna dare merito al presidente De Laurentiis che ci permette di competere da diversi anni a questi livelli.
Reja è legato moltissimo alla città e al Napoli calcio e domenica la sua Atalanta tenterà ad ogni modo di giocarsela a viso aperto contro la Juventus, quella di Bergamo non è mai una trasferta facile. Ma pensiamo prima alla sfida di domani contro il Chievo, in campo mi aspetto un Napoli cazzuto”.

Luisi a L’Orda Azzurra: “Le prossime cinque sfide diranno la verità su questo Napoli: scudetto ancora alla portata”

Vincenzo Luisi, presidente del Club Napoli Rimini Azzurra, è intervenuto in diretta telefonica al programma L’Orda Azzurra in onda sulle frequenze di Vivi Radio Web la radio ufficiale di Vivicentro.it. Ecco quanto evidenziato: “Per fortuna si è concluso un febbraio terribile sul piano dei risultati. Le prossime cinque partite ci diranno dove potrà arrivare realmente questo Napoli; l’ obbiettivo resta lo scudetto ma occhio alle spalle, Fiorentina e Roma giocano un grande calcio. Sull’eliminazione dall’ Europa League credo che una squadra come questa debba poter concorrere su tutti i fronti, il problema è sicuramente una rosa non adeguata; c’è bisogno di alternative valide. L’ aspetto positivo è la possibilità di preparare al meglio ogni partita, Sarri è maestro in questo. Hamsik è stato coccolato a lungo dalla Juventus in estate, Allegri è un grande estimatore dello slovacco ma giù le mani dal capitano. Nonostante alti e bassi riesce sempre a dare il giusto apporto ai compagni. Nelle ultime partite mi è parso di rivedere il Napoli di Benitez: troppo possesso palla, scarse verticalizzazioni e pochi inserimenti dei centrocampisti. Bisogna ritrovare la giusta quadratura come qualche mese scorso”.

Nunzio Zavettieri: Domani sarà un match difficile ma cercheremo di centrare una vittoria vitale per noi

Alla vigilia del match interno contro l’Akragas, abbiamo ascoltato il tecnico della Juve Stabia, Nunzio Zavettieri. 

Ecco le parole del Mister stabiese.

Si archivia la gara di Cosenza pesantemente condizionata dal vento: Sì, il rammarico è ancora forte perché senza il vento avremmo fatto una partita del tutto diversa. Adesso pensiamo al match di domani che sarà altrettanto complicato.
Arriva l’Akragas che viene da sei vittorie consecutive: Sì, da quando è arrivato Mister Rigoli hanno cominciato un percorso netto, fatto solo di vittorie e con solo un gol subìto. Dovremo fare una grande partita per superare un avversario che sta vivendo il suo momento migliore. Sarà una partita bella, perché loro fuori casa hanno vinto tanto ed anche noi puntiamo alla vittoria in casa nostra. L’auspicio è che arrivino tre punti che sono vitali per noi.
All’andata arrivò la prima vittoria della gestione Zavettieri: Rispetto alla gara di andata sono cambiate tante cose. Loro sono una squadra del tutto diversa e, probabilmente, migliore. Noi abbiamo raccolto meno di quanto in realtà avremmo meritato; speriamo di replicare il successo del girone d’andata.
Lo schieramento giusto da utilizzare: A prescindere dai moduli e da chi scenderà in campo, conterà l’atteggiamento. Dovremo giocare senza paura e con la consapevolezza che a noi serve assolutamente la vittoria. Non abbiamo alternative se non quella di vincere.
Secondo Rigoli, l’allenatore avversario, la Juve Stabia è da play off: Evidentemente c’è stima nei nostri confronti. Sono convinto anche io che abbiamo valori importanti ma la realtà dei fatti è che lottiamo per la salvezza, quindi dobbiamo pensare solo a questo e a nient’altro.
Domani si spera in un sostegno maggiore del pubblico grazie agli studenti delle scuole che saranno presenti in curva: Speriamo di regalare una gioia a chi verrà a sostenerci. Sappiamo che sta a noi portare più tifosi al campo con le nostre prestazioni, già a partire da domani.
La situazione infortunati: Purtroppo abbiamo perso Izzillo che non sta bene. Peccato perché era in un momento di forma molto positivo. Conto, però, di recuperarlo già la prossima settimana.

Raffaele Izzo

 

Iezzo a L’Orda Azzurra: “ Gli ultimi risultati dipendono dal calo fisico, ma nessun contraccolpo psicologico”

L’ ex portiere del Napoli Gennaro Iezzo ha rilasciato alcune dichiarazioni  a L’Orda Azzurra, programma radiofonico di Vivi Radio Web la radio ufficiale di Vivicentro.it. Queste le sue parole: “Sono pienamente d’ accordo con Sarri, la squadra al di là dei risultati sta facendo delle grandi prestazioni. Il Napoli ha cercato sempre di fare la partita tranne che nel primo tempo con la Fiorentina che ha affrontato  gli azzurri a viso aperto; nella ripresa la squadra è uscita allo scoperto e ha avuto le chance per portare a casa i tre punti. Il periodo negativo è frutto di un calo fisico, non è un contraccolpo della sconfitta di Torino; contro la Juventus mi è parso di vedere una squadra che cercava la vittoria. Sarri è un grandissimo allenatore ma è troppo umile quando parla della Juventus, mancano 11 partite e lo scudetto è ancora alla portata. Facciamo il tifo per bianconeri in Champions, una competizione che toglie molte energie. Per quanto riguarda i portieri il Napoli non ha problemi: c’è Luigi Sepe che ha grande personalità e sarà il futuro di questo club; già il prossimo anno potrebbe maturare maggiormente come vice Reina. Domani sera la vittoria è l’ unico obbiettivo , il Napoli esprime sicuramente un gioco spettacolare ma in questo momento contano i risultati”.

“Il mio rene riadattato e donato a mio figlio di 3 anni, ora la nostra vita può ricominciare”. ALESSANDRA CORICA*

0

Parla la mamma del bimbo, dopo uno dei rarissimi casi di trapianto con l’organo di un genitore. L’intervento eseguito a Milano ha aperto la strada a una nuova procedura che potrebbe aiutare tutti i bimbi in dialisi

“Ha mangiato un gelato alla crema per la prima volta nella sua vita, dopo le dimissioni dall’ospedale. Guardarlo mentre scopriva quel sapore è stata un’emozione indescrivibile”. Maria (nome di fantasia) ha 33 anni, ma è così minuta che appena si toglie il giaccone beige, e si siede in un bar di via della Commenda, sembra una quindicenne. Vive nell’hinterland di Bologna insieme con Marco, con il quale sta da 20 anni, e con Simone. Che di anni ne ha tre e mezzo, e che fino a un mese e mezzo fa doveva stare per dieci ore di fila, tutti i giorni, attaccato a un macchinario per la dialisi.

Simone è il bimbo che ha ricevuto il rene della sua mamma: l’intervento è stato eseguito a Milano, dove la famiglia è arrivata a gennaio, al Policlinico di via Sforza. Ed è un caso raro: trapianti del genere in Italia in 15 anni ne sono stati fatti appena cinque. Potrebbe però essere la soluzione al problema di trovare organi da trapiantare in pazienti così piccoli, perché i medici hanno deciso di adattare le dimensioni del rene della donna al corpo del bimbo con un intervento di tre ore, il 13 gennaio scorso. La disponibilità di donatori deceduti in età pediatrica è scarsa. Ma fino a poco tempo fa la scelta era di non eseguire trapianti da vivente da un genitore al figlio piccolo, perché la discrepanza di dimensioni poteva portare ad un elevato rischio di insuccesso. Il trapianto su Simone  però ha aperto la strada a un nuovo modo di procedere e questo potrebbe anche accorciare l’attesa di tutti i bimbi in dialisi.

Maria, partiamo dall’inizio: quando avete saputo che Simone era malato?
“Quando ero incinta, alla prima ecografia. Il ginecologo mi spiegò che il bimbo aveva un rene solo. Ho partorito con un cesareo d’urgenza al settimo mese, a metà 2012”.

E poi?
“Alla nascita abbiamo scoperto che il problema era più complesso: Simone aveva entrambi i reni, ma molto piccoli. In termini medici si chiama “displasia renale”. Ci hanno detto subito che l’unica possibilità era il trapianto. E a pochi mesi è stato messo in dialisi: a casa, dieci ore al giorno, tutti i giorni. Facevo l’educatrice, ma ho dovuto lasciare il lavoro: Simone non poteva stare da solo”.

Questi anni come sono andati?
“Attesa e lotta, paura e speranza: se ci penso, li riassumo così. Per fare il trapianto, Simone doveva pesare almeno dieci chili: però chi fa la dialisi perinatale si sente sempre sazio. Per questo fargli prendere peso è stata una sfida. Senza contare che doveva seguire una dieta priva di proteine, con prodotti molto costosi: mezzo di litro di latte “aproteico” costa 12,50 euro, e la Regione Emilia a noi passava 100 euro al mese. E poi ci sono gli ostacoli pratici”.

Per esempio?
“Non sa quante volte Simone chiedeva, come fanno tutti i bambini, di assaggiare qualcosa che vedeva nel mio piatto o in quello di suo padre. E noi costretti a dirgli di no. Per questo il gelato l’ha assaggiato solo dieci giorni fa”.

Come erano le sue giornate?
“A casa: niente asilo, perché non poteva rischiare neanche un raffreddore. Un paio di volte a settimana lo portavo al baby parking (un mini asilo per 3-4 bambini, ndr), dove restava per un’ora o due”.

Si sentiva diverso dagli altri bimbi?
“Un anno fa, quando doveva ancora compiere tre anni, mi chiede: perché ho un tubo nella pancia? Si riferiva a quello con il quale io e suo padre lo collegavamo, ogni giorno, al macchinario per la dialisi. Una bambina, al baby parking, gli aveva chiesto cosa fosse. E lui non aveva saputo rispondere”.

E lei?
“Gli ho detto che serviva a farlo stare bene: per questo, ha iniziato a chiamarlo il “tubicino della salute”. Dire queste cosa a un bambino così piccolo, che si sente diverso dai coetanei e ha paura, non è facile. Anzi”.

Quando avete deciso per il trapianto?
“Subito dopo la nascita ci siamo rivolti al professor Giovanni Montini, che all’epoca lavorava al Sant’Orsola di Bologna. È stato lui a dirci che il trapianto era l’unica opzione, e che uno dei genitori poteva essere compatibile: ho scoperto di esserlo dopo gli esami, fatti appena Simone ha raggiunto i fatidici dieci chili. E mi sono sentita fortunata”.

Di qui, l’intervento fatto a inizio gennaio.
“Esatto. Io sono stata dimessa quattro giorni dopo, mio figlio invece no, è uscito una decina di giorni fa. Finora ha fatto controlli giornalieri, ma ora possiamo tornare a Bologna. In attesa dell’estate: non vedo l’ora”.

Perché?
“Simone potrà fare il bagno al mare. Per la prima volta. Vederlo nuotare tra le onde sarà un sogno che si avvera”.

*larepubblica

Reggia di Caserta: Renzi: “Gli incassi sono cresciuti”. Uilpa: “Provvedimenti immediati verso i responsabili”

0

Il segretario generale della Uil-pubblica amministrazione, Nicola Turco: “Siamo orgogliosi di essere dipendenti pubblici”. Barbagallo (Uil): “Mi schiero con il dirigente”. FI invece parla di “strumentalizzazioni”

Provvedimenti immediati per i sindacalisti che hanno accusato, in una nota inviata al capo di gabinetto del ministro Franceschini, il direttore della Reggia di Caserta di lavorare troppo. “Prendiamo le distanze dal comportamento dei sindacalisti coinvolti nella incresciosa vicenda della Reggia di Caserta –  afferma in una nota il Segretario Generale della Uilpa (organizzazione sindacale del pubblico impiego), Nicola Turco – Precisiamo che non eravamo a conoscenza di tale iniziativa rispetto alla quale esprimiamo un giudizio di assoluta contrarietà per l’atteggiamento irresponsabile dei sindacalisti coinvolti. Assumeremo tempestivamente ogni azione per accertare fatti e responsabilità e prenderemo gli opportuni provvedimenti nei confronti dei rappresentanti della nostra sigla che risulteranno essere coinvolti in tale vicenda”.

“Finita la pacchia. Sindacati ridicoli”. Renzi sostiene il direttore della Reggia di Caserta

Sulla stessa lunghezza d’onda il leader della Uil Carmelo Barbagallo: “Mi schiero con il dirigente”. E anche il premier Matteo Renzi torna a parlare della Reggia e di come “grazie al lavoro siano cresciuti gli incassi”

Leggi l’intervista a Mauro Felicori. “Io stakanovista. E’ un complimento”

La reazione della Uilpa: “Siamo orgogliosi – aggiunge Turco – di essere dipendenti pubblici e di rappresentare i dipendenti del pubblico impiego e, soprattutto, siamo convinti che solo un efficace sinergia tra i lavoratori ed una dirigenza competente e motivata nella valorizzazione della professionalità delle risorse umane  e  nella gestione finalizzata al miglioramento dei servizi all’utenza sia fondamentale per il buon funzionamento della macchina pubblica. Pertanto – conclude Turco – non intendiamo nè tollerare nè difendere comportamenti che hanno sicuramente  prodotto un enorme danno all’immagine della nostra sigla e che presteranno fianco all’ennesima campagna di strumentalizzazione per colpire l’intera categoria dei dipendenti pubblici”.

Barbagallo Uil. “Io sono indignato e mi schiero dalla parte del dirigente”. Lo ha detto il leader della Uil Carmelo Barbagallo, a margine di una manifestazione a Palermo, riferendosi al rilievo mosso dai sindacati al nuovo direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, ‘accusato’ di lavorare troppo. “Da dirigente sindacale lavoro quasi 24 ore al giorno e mi indigno ancora di più per chi si pone il problema di un dirigente che si ferma a lavorare di più – ha aggiunto -. Coloro che hanno abusato del loro ruolo cercando di intimidire chi fa il proprio lavoro mi inducono a schierarmi dalla parte del dirigente. E noi che siamo sindacato dei lavoratori ci schieriamo contro truffatori e assenteisti specie in un momento in cui i giovani hanno fame di lavoro perché non ne hanno”.

Il nuovo intervento del premier Renzi.  “Da quando c’è Felicori, i numeri migliorano – dice Renzi – : rispetto a febbraio del 2015, il mese di febbraio 2016 – sottolinea – ha fatto segnare più 70% di visite e più 105% di incassi. Ci rendiamo conto? se si lavora, le cose cambiano.Punto. Il nuovo direttore lo sa perfettamente, gli italiani anche, il governo c’è. Appena se ne accorgono anche certi sindacati saremo al completo. Nel frattempo, mentre si convincono, noi andiamo avanti, a viso aperto e con ancora più determinazione di prima. La cultura può essere la ripartenza dell’italia. E se c’è chi rema contro, noi, senza paura, remeremo più forte. Sono certo di poter contare su tutti voi. E sono certo che aver scelto persone come felicori ci aiuterà a essere ancora più determinati e appassionati”.

Dorina Bianchi. Sul caso interviene anche Dorina Bianchi, sottosegretario ai Beni culturali e deputato del gruppo Area popolare  (Ncd-Udc): “Pieno sostegno all’efficiente lavoro di Mauro Felicori, il direttore della Reggia di Caserta. Il suo impegno è un esempio positivo da emulare e di quell’Italia che lavora con passione e dedizione portando a casa risultati soddisfacenti”.

L’attacco di Forza Italia a Renzi.   “Renzi tenta con la Reggia di Caserta la stessa operazione riuscita con il Colosseo: quella di distorcere e strumentalizzare le giuste richieste dei rappresentanti sindacali del Museo per continuare il suo attacco al pubblico impiego”. Afferma Renata Polverini, responsabile dipartimento nazionale politiche del lavoro e sindacali di Forza Italia. “In realtà i rappresentanti sindacali avevano chiesto esattamente il contrario di quanto affermato nei sarcastici commenti del Governo – prosegue – e, cioè, la possibilità di offrire un servizio migliore, più ampio e più sicuro ai visitatori invitando il direttore ‘renziano’ a far conoscere alla vigilanza, che dovrebbe essere impegnata nella tutela delle sale museali, in tempo i propri orari”. “Nessuno scandalo, dunque – conclude -, semmai una volontà di collaborare al rilancio della Reggia che speriamo il Ministro Franceschini sappia cogliere al di là delle sterili polemiche e delle sciocche strumentalizzazioni”.

Ugl, “Le vere vittime sono le Rsu”: “Invitiamo il premier Matteo Renzi a leggere con attenzione il documento sottoscritto dalle rsu della Reggia di Caserta invece di spingere in una vera e propria trappola i cittadini e i lavoratori attraverso i suoi tweet.Allo stesso tempo sollecitiamo il direttore Mauro Fenicori a lavorare in modo più incisivo e concreto visto che continuano a persistere enormi difficoltà per i lavoratori”. Queste le parole di Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, in merito alla polemica che, in queste ore, sta travolgendo le rsu della Reggia di Caserta. “Nella missiva le rsu hanno messo in evidenzia tutte le difficoltà presenti all’interno della struttura – prosegue il sindacalista – a partire anche dalla carenza d’organico relativa agli addetti alla vigilanza. Le rsu chiedevano solo di essere informate nel caso in cui il direttore Mauro Fenicori avesse voluto trattenersi in ufficio anche fuori orario di lavoro, per una maggiore organizzazione anche dei turni degli addetti alla vigilanza. Da sindacalisti crediamo che lavorare per la rinascita della Reggia di Caserta sia una priorità, sia per i lavoratori che per la valorizzazione di un patrimonio di inestimabile valore storico culturale. Ma è inaccettabile colpevolizzare il ruolo delle rsu che, a differenza di Renzi e dello stesso Fenicori, conoscono realmente i problemi dei dipendenti della Reggia di Caserta”. “Massima solidarietà per le Rsu sospese – conclude – che hanno come unica colpa quella di avere a cuore il futuro del Palazzo Reale e dei suoi lavoratori”.

*larepubblica

“Un caffè senza timbrare infanga lo Stato, i pestaggi del G8 no, la legge va cambiata”

Genova, la Corte dei Conti e il danno d’immagine “Paga chi non timbra e non i violenti in divisa”

«In Italia abbiamo una legislazione talmente irragionevole che consente di punire come danno all’immagine della pubblica amministrazione il dipendente che va a pendere un caffè senza timbrare, mentre è impossibile farlo per fatti terribili e gravissimi come quelli del G8 di Genova».
Il procuratore regionale della Corte dei conti Ermete Bogetti pronuncia queste parole nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario contabile.
E lo fa pochi istanti dopo aver annunciato che erano appena stati notificati a 28 degli imputati del processo per la prigione di Bolzaneto gli “inviti a dedurre” per la cifra complessiva di 12,4 milioni di euro.
Un importo “monstre” suddiviso in due tranche: 7,4 milioni di danno patrimoniale (ovvero i risarcimenti pagati dallo Stato alle 155 parti civili e di spese legali) e 5 per un danno all’immagine dell’amministrazione penitenziaria e dell’Italia.

Ma è assai probabile che quei cinque milioni non verranno mai riconosciuti.

Infatti, nei due precedenti procedimenti per fatti del luglio 2001 la Corte dei Conti ha sì condannato i responsabili delle botte e delle false accuse avvenute davanti alla Questura (appartiene alla storia la scena del minorenne con un occhio gonfio come un pallone e preso a calci da un dirigente Digos) e per il tentato omicidio, davanti alla scuola Diaz di Mark Covell, giornalista inglese massacrato a calci e manganellate da decine di agenti rimasti ignoti.

Ma le condanne hanno riguardato il solo danno patrimoniale e non per aver infangato la loro divisa o l’immagine del loro paese.

Tutta colpa, per Bogetti, della legge del 2009, il cosiddetto “lodo Bernardo” con il quale «il legislatore aveva voluto limitare drasticamente le fattispecie per le quali fosse risarcibile il danno… Per attuare tale proposito aveva individuato i reati contro la pubblica amministrazione come gli unici fatti ipoteticamente causativi di tale danno».

Con il risultato che altri reati anche più gravi di quelli del “lodo Bernardo” non danno origine al danno d’immagine. Bogetti parla di “irragionevolezza” di una norma grazie alla quale per «numerose fattispecie criminose di estrema gravità, ancorché i reati siano commessi in servizio o, addirittura, con l’abuso delle proprie funzioni, non è prevista la risarcibilità del rilevantissimo danno all’immagine che ne deriva».

Nella sua relazione Bogetti ha anche spiegato che per la vicenda Bolzaneto «Si sono individuati anche due soggetti – non condannati in sede penale – quali responsabili in via sussidiaria del danno patito dal Ministero della Giustizia, in ragione della loro posizione gerarchicamente sovraordinata agli altri appartenenti all’Amministrazione Penitenziaria».

Entrambi rivestivano degli incarichi di vertice nel Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Uno di loro, come già rivelato da Repubblica alcune settimane fa è Alfonso Sabella, all’epoca del G8 Capo del settore ispettivo del Dap che a Genova trascorse diversi giorni e molte ore a Bolzaneto senza però accorgersi delle violenze che lì vennero perpetrate per tre giorni. Inizialmente indagato venne prosciolto dal gip Lucia Vignale nonostante il provvedimento di archiviazione nei suoi confronti sia stato molto critico e il suo comportamento definito “negligente”. Sabella, che ha sempre sostenuto la sua buona fede e ha contestato le parole della Vignale, sta per rientrare in magistratura a Napoli dopo l’esperienza di assessore a Roma nella giunta dell’ex sindaco Marino.

Bogetti ha anche ricordato che sono in corso le istruttorie nei confronti degli ex alti dirigenti della polizia – condannati in sede penale – per i danni erariali derivanti dai risarcimenti ai manifestanti pestati e ingiustamente arrestati nella scuola Diaz

*larepubblica

Migranti, lettera di Alfano e Germania a Commissione Ue: “Serve sistema registrazione”

0

Il ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano e il suo omologo tedesco Thomas de Maiziere

BERLINO – Il ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano e il suo omologo tedesco Thomas de Maiziere hanno scritto una lettera alla Commissione europea in cui chiedono di creare un sistema di registrazione dei migranti a livello Ue e auspicano un’armonizzazione delle procedure per i richiedenti asilo. Lo riferisce la Sueddeutsche Zeitung.

Secondo i due ministri, il meccanismo di registrazione Ue – che dovrebbe includere controlli di sicurezza – andrebbe allestito con l’aiuto dell’agenzia Frontex. Inoltre l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) dovrebbe ottenere più staff e finanziamenti in modo da poter diventare una “vera agenzia europea per l’asilo”.

Nella missiva, indirizzata al vice presidente della Commissione Frans Timmermans e al Commissario Ue per le Migrazioni Dimitris Avramopoulos, Alfano e De Maiziere invitano a compiere una “ambiziosa riforma delle regole di Dublino”, che prevedono che i migranti debbano chiedere asilo nel primo Paese Ue in cui entrano, creando quello che definiscono un “sistema di asilo comune europeo riadattato”.

I due suggeriscono di identificare i migranti che hanno bisogno di protezione internazionale nei loro Paesi di origine o nei Paesi di transito prima di portarli in Europa (che è l’approcccio attualmente usato nella cooperazione con la Turchia) e affermano che lo scopo sia quello di creare un “sistema istituzionalizzato di ricollocamento in Ue”.

Secondo Alfano e De Maiziere, inoltre, è necessario che i rifugiati vengano ripartiti sul territorio dell’Unione europea tramite il sistema di quote annuali e bisogna redigere una lista Ue di ‘Paesi sicuri’ di origine e attivare un “robusto e coordinato meccanismo di rimpatrio europeo” per rimandare indietro i cosiddetti ‘migranti economici’.

*larepubblica

VIDEO, ROMA-FIORENTINA: INTERVISTA A NAINGGLOAN, COSTA e PERROTTI

0

Le interviste in zona mista della nostra inviata, Maria D’Auria, nel dopo partita ROMA 4 – FIORENTINA 1

Mixed Roma Fiorentina NAINGGOLAN

Mixed Roma-Fiorentina TINO COSTA

Mixed Roma-Fiorentina PEROTTI

*redazionesportiva / Maria D’Auria

Copyright-vivicentro

Libia, attesa per il rientro in Italia degli ex ostaggi

0
Piazza Armerina (Enna), paese di Filippo Calcagno (lapresse

Fonti parlano di ‘poche ore’, altre di ‘pochi giorni’, emerge però che i due tecnici torneranno “una volta terminati gli interrogatori”. Il capo del Consiglio militare di Sabrata Altaher Algrabli: i corpi di Failla e Piano oggi a Tripoli dove saranno “terminate le autopsie e le altre procedure”.

ROMA – Non è ancora chiaro quando torneranno in Italia. Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due ex ostaggi liberati ieri in Libia, sono in attesa di partire dalla Libia, verso casa. Alcune fonti parlano di ‘poche ore’, altre di ‘pochi giorni’. Quello che è emerso nelle ultime ore è che saranno “restituiti immediatamente all’Italia una volta terminati gli interrogatori”.

Libia, attesa per il rientro in Italia degli ex ostaggi

Gino Pollicardo prima della cattura in Libia e dopo la liberazione

Potrebbero trovarsi ancora in una zona pericolosa. L’unità di crisi della Farnesina lavora senza sosta per organizzare il rientro dei due tecnici della Bonatti dalla Libia. La fase più delicata, si apprende, è quella del primo spostamento. Da Sabrata, dove sono sotto la protezione della polizia locale, ad un’altra località, per poi spostarsi probabilmente a Malta. Da lì potrebbero volare in sicurezza a Roma. Per questo primo spostamento i due, provati, devastati psicologicamente come hanno detto, ma in buona salute, forse useranno mezzi messi a disposizione dalla Bonatti stessa. L’amministrazione di Tripoli dovrebbe organizzare in giornata un elicottero per trasportare i numerosi giornalisti, non solo italiani, presenti nella capitale libica per consentire loro di incontrare i due ex-ostaggi.

Libia, attesa per il rientro in Italia degli ex ostaggi

Filippo Calcagno prima della cattura in Libia e dopo la liberazione

“Non sono pronti i documenti: appena saranno pronti, saranno trasferiti”, sostiene la moglie di Calcagno, Concetta Arena, raggiunta telefonicamente. “State tranquilli, torno presto” avrebbe detto il tecnico  alla sua famiglia, a Piazza Armerina, nell’Ennese. La nuora, Ivana, parla di un “nuovo giorno” ma a metà, “la nostra è una felicità spezzata perché il pensiero costantemente va alle famiglie dei due colleghi di Filippo che non potranno riabbracciare i loro cari”. Sul rientro dice che loro “non sanno ancora tempi e modalità”, né se lo aspetteranno a casa o se andranno, eventualmente, a Ciampino (Roma), dove potrebbe atterrare il volo proveniente dalla Libia. Nuova telefonata anche a casa di Pollicardo, la moglie, Ema Orellana, a Monterosso, provincia de La Spezia, lo attende. “Sta bene – ha detto emozionata – è ancora nella mani della polizia libica e non sa ancora nulla dei tempi sul rientro”. Parlando con la moglie e con il figlio Gino junior, riferiscono persone vicino alla famiglia, Pollicardo ha detto: “Non piangete più, sto bene e presto sarò a casa”.

Il capo del Consiglio militare di Sabrata Altaher Algrabli ha aggiunto poi che i corpi di Salvatore Failla e Fausto Piano arriveranno oggi a Tripoli dove saranno “terminate le autopsie e le altre procedure”. Non è escluso che le salme possano tornare sullo stesso volo, ma percorsi e tempi potrebbero cambiare. Anche su questo fronte al momento non ci sono certezze, a parte il fatto che il ministero degli Esteri sta cercando di riportare in Italia i corpi delle vittime con la mediazione di Croce rossa italiana.

Le famiglie: P. Armerina ‘Notte insonne’ / RepTv Parla il figlio
Genova ‘Un’emozione la sua voce’ / Foto il biglietto: “Liberi”

Sia nel caso di Pollicardo e Calcagno, sia in quello dei due tecnici uccisi, ilrientro passerà per Roma. Nella capitale, i primi due saranno sentiti dal pm Sergio Colaiocco, che indaga per la procura sulla vicenda. I corpi delle vittime, invece, saranno sottoposti ad esami autoptici presso l’istituto di medicina legale del policlinico Agostino Gemelli.

Libia, attesa per il rientro in Italia degli ex ostaggi

Da sinistra in alto in senso orario: Salvatore Failla (con gli occhiali neri), Gino Pollicardo, Fausto Piano (con gli occhiali neri), Filippo Calcagno (con la barba bianca). Foto tratte dai loro profili Facebook

Il legale della famiglia Failla, però, fa sentire una voce più critica. “Dopo tante reticenze, segreti e misteri, la famiglia Failla pretende delle spiegazioni – dichiara Francesco Caroleo Grimaldi -. Come è stato possibile che appena 24 ore dopo la morte di Salvatore Failla e Fausto Piano siano stati liberati gli altri due connazionali? Al di là della bella notizia legata alla loro liberazione, la famiglia Failla vuole vederci chiaro in questa vicenda e qualcuno dovrà pur darle delle risposte”. L’avvocato spiega che “sarà nominato un consulente tecnico che possa prendere parte all’accertamento medico legale disposto dalla procura di Roma quando saranno riportate in Italia le salme”.

Rai, Minzolini dovrà risarcire Tiziana Ferrario. ALDO FONTANAROSA*

0

Le motivazioni della sentenza con cui l’ex direttore del Tg1 è stato condannato a quattro mesi di carcere (pena sospesa) per aver rimosso la giornalista dalla conduzione per discriminazione politica

ROMA – Augusto Minzolini dovrà staccare presto un assegno in favore di Tiziana Ferrario, che nel marzo del 2010 venne estromessa dalla conduzione del Tg1 e relegata in una stanza senza incarico per una consapevole discriminazione politica. Il giudice penale – che condanna Minzolini a 4 mesi di reclusione per abuso di ufficio (in primo grado, con pena sospesa) – descrive il “patimento interiore” della giornalista, emarginata solo perché contestava la linea informativa del direttore. Quindi ordina il risarcimento economico in suo favore, quantificato in “separata sede”. Un nuovo processo, stavolta civile, sanerà il danno “non patrimoniale” che ha subìto.

La sentenza penale di condanna – le cui motivazioni sono arrivate venerdì sera – cita anche quattro certificati medici che la Ferrario ha prodotto durante il giudizio. Soprattutto dà credito alle testimonianze delle colleghe del Tg1 (Anzaldo, Busi, Sala) che hanno descritto la Ferrario triste, smarrita, in lacrime per l’inattività cui era costretta.

La sentenza penale riporta anche le accuse che la Ferrario – difesa dall’avvocato Domenico D’Amati – ha indirizzato a Monica Maggioni, caporedattore del Tg1 durante la direzione Minzolini. Ferrario si è spesso candidata a fare delle missioni per il telegiornale una volta persa la conduzione. Ma la Maggioni le avrebbe regolarmente risposto che un altro giornalista era stato scelto oppure sarebbe stato presto individuato per quel viaggio. La Maggioni non ha potuto replicare alle accuse della Ferrario perché i legali di Minzolini hanno rinunciato alla sua testimonianza durante il processo, ad aprile del 2015.

La sentenza penale chiarisce anche che Minzolini, quando dirigeva il Tg1, agiva come “incaricato di pubblico servizio”. La Rai, certo, è una società per azioni e dunque risponde alle stesse regole di un’azienda privata. Ma il suo proprietario (il ministero dell’Economia) e la sua missione la rendono un esempio classico di servizio pubblico. Questo status comporta delle precise responsabilità per i suoi dipendenti che sono chiamati a rispondere del reato di abuso d’ufficio, come è successo a Minzolini. D’altra parte l’ex direttore del Tg1 non ha rimosso la Ferrario dalla conduzione del telegiornale perché perseguiva un interesse pubblico, ma solo per attuare una discriminazione rispetto ai giornalisti che sostenevano invece la sua linea editoriale di attenzione – diciamo così – per il governo Berlusconi.

 *larepubblica

STABIA – M5S “usa e getta”. Niente spazio per i De Rosa

0
Castellammare, elezioni 2016. Riceviamo e pubblichiamo:
Non vivono una fase florida i De Rosa. Ci riferiamo a Peppe e Luigi (nella foto), rispettivamente padre e figlio, fondatori del “meetup Figli delle Stelle”. Il partito locale di Grillo, dopo aver scongiurato la candidatura del giovane De Rosa ha riservato una graticola più che rovente nei confronti di Luigi. Insomma un vero e proprio colpo nei confronti di chi, nonostante iscritto da tempo al gruppo pentastellato, si era avvicinato da qualche mese partecipando attivamente. Qualche domanda in più rispetto agli altri e sono emersi tanti legami politici con il centro destra. Bobbio prima, Pentangelo dopo. Insomma un vero e proprio problema per i grillini che si sono tenuti buoni i De Rosa fino ad ora. I De Rosa che hanno messo, più volte, a disposizione anche un luogo dove svolgere le riunioni in un gruppo che più che itinerante è nomade. Tenerseli buoni fino a quando possibile e poi “farli fuori”.  Una tecnica da vecchia politica, come se sostenere o essere amico di un politico sia un grave reato. Visto che loro lo considerano tale, perché il consigliere Regionale non è intervenuto prima? Come poteva non sapere questa cosa, visto anche il legame che si era istaurato con Luigi de Rosa?  Amato, Cirillo e Criscuolo colpiscono ancora, comportandosi in modo più che scorretto. 
“Solo simpatie e amicizie – Così hanno dichiarato i De Rosa- .Siamo simpatizzanti e supporter di Grillo e del MoVimento dal 2013”. Ma la loro difesa è stata più che inutile. Chi doveva, aveva già deciso. Altro che democrazia partecipata. 
Costanzo Federico

Rinnovo Higuain, non mancheranno le tensioni

La Gazzetta dello Sport scrive sul rinnovo di Gonzalo Higuain: “Il papà e il fratello di Gonzalo dovranno incontrare Aurelio De Laurentiis per discutere l’eventuale prolungamento, anche se l’accordo non è scontato. Alcune big europee sono fortemente interessate alle sue prestazioni: si tratta di Chelsea, Bayern e Manchester City, pronte a versare la clausola rescissoria pur d’ingaggiarlo. Lo scorso settembre, club ed entourage del Pipita s’incontrarono a Venezia e gli Higuain chiesero al presidente una riduzione della clausola, ma la risposta di De Laurentiis fu negativa. La discussione ripartirà da questo punto e le tensioni non mancheranno”

Sportiello: “Napoli? Giocare in una grande squadra è il sogno di tutti i calciatori”

Il portiere dell’Atalanta Marco Sportiello è uno dei calciatori più interessanti dell’intera Serie A, e si vocifera che possa arrivare a giugno al Napoli. Intanto al Corriere dello Sport, lo stesso Sportiello ha dichiarato: “Sono immune dalle voci di mercato nonostante si sia parlato di interessamenti di Roma e Napoli? Questo non è il momento di pensare al mercato e al futuro perché sono concentrato solo sulla gara con la Juventus. Dobbiamo uscire da questo momento difficile a livello di risultati. Giocare in una grande squadra è il sogno di tutti i calciatori, ma io considero l’Atalanta la mia grande squadra e sono felice”.

TEATRO SOCIALE (BS), PER LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA 2016 PRESENTA: AL CAVALLINO BIANCO

0

Come da tradizione bella e consolidata, anche quest’anno per la Giornata  Internazionale della Donna, il Coordinamento Donne Pensionate Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil di Brescia propone ad oltre 1.300 donne pensionate della città e della provincia (tra cui molte ospiti delle Case di Riposo e dei Centri Diurni), due rappresentazioni (il pomeriggio e la sera di lunedì 7 marzo 2016) al:

TEATRO SOCIALE

LUNEDI 7 MARZO 2016

(prima replica) ore 15.30 ∙ (seconda replica) ore 20.30

La Compagnia Corrado Abbati

presenta

Al Cavallino Bianco

Operetta di H. Müller e E. Charell

Musica di Ralph Benatzky

Adattamento e regia Corrado Abbati

Nuovo allestimento in esclusiva nazionale

su licenza di EDIZIONI SUVINI ZERBONI, Milano

Personaggi e interpreti:

Gioseffa Vogelhuber, ostessa Antonella Degasperi – Leopoldo, primo cameriere Luca Mazzamurro – Giovanni Pesamenole, industriale Corrado Abbati – Ottilia Pesamenole, sua figlia Cristina Calisi – Giorgio Bellati, avvocato Claudio Ferretti – Sigismondo Cogoli Giovanni Gala – Prof. Hinzelmann, Fabrizio Macciantelli – Claretta, sua figlia Antonietta Manfredi – Rudi, cameriere Davide Cervato – Franz, cameriere Riccardo Dall’Aglio – La postina Francesca Araldi – La sposa Lucia Antinori – Lo sposo Matteo Catalini – Martin Dario Donda – Kathy Marta Calandrino – Zenzi Giorgia Aluzzi  – Turisti, servitori, popolo, camerieri

Scene e costumi: InScena art design – coreografie: Giada Bardelli – direzione musicale: Roger Catino

 

LA TRAMA

Siamo in Austria, sul lago di S. Wolfgang, dove è situato l’Hotel Al Cavallino Bianco. Il primo cameriere dell’Hotel, Leopoldo, ama la belle proprietaria Gioseffa che però non lo degna di uno sguardo perché rivolge le sue attenzioni ad un giovane cliente italiano, l’avvocato Giorgio Bellati che, come ogni anno, trascorre le sue vacanze sul lago.
All’Hotel arrivano Zanetto Pesamenole, ricco industriale, e sua figlia Ottilia. Padre e figlia sono in vacanza in Austria per ritemprarsi, visto che hanno una causa pendente con un certo Cogoli, industriale padovano. Sebbene il primo incontro fra il giovane Bellati e la bella Ottilia, non sia dei più felici, Leopoldo intuisce che fra i due potrebbe nascere un amore e così, anche per allontanare Bellati dalle premure della signora Gioseffa, organizza un incontro vis a vis fra Bellati ed Ottilia ma, pur riuscendo nel suo intento, viene licenziato in tronco da Gioseffa. Leopoldo parte disperato. Cogoli, intanto, manda al Cavallino Bianco suo figlio Sigismondo con la speranza che si innamori di Ottilia, in modo da finire, con un matrimonio, la causa con Pesamenole. Sigismondo, “figlio di papà”, viziato e un po’ snob, si invaghisce invece di Claretta, una ragazza che ha buffi difetti di pronuncia e che non è certo ricca.. Lei e il padre, il buffo professor Hinzelmann, possono permettersi un piccolo viaggio solo ogni tre anni a causa delle loro non floride condizioni finanziarie. A questo punto le cose sono veramente complicate. Leopoldo ama Gioseffa, Gioseffa ama Bellati, Bellati ama Ottilia, Ottilia dovrebbe sposare Sigismondo che invece è invaghito di Claretta e nel bel mezzo di queste tresche amorose arriva l’Arciduca. Leopoldo riesce ad ottenere dal consiglio comunale che l’Arciduca sosti per una notte Al Cavallino Bianco; Gioseffa, per ringraziarlo, lo riassume. Tutti si preparano ad accogliere l’Arciduca con il massimo della cortesia ma nel bel mezzo della festa Leopoldo fa una gran scenata di gelosia e tutto perché Gioseffa stava “amabilmente” conversando con Bellati.
Gioseffa si scusa con l’Arciduca che comprende e l’indirizza verso Leopoldo: “non bisogna cercare la felicità lontano quando la si ha a portata di mano”. Il lieto fine non è lontano.
Le coppie sono ormai formate: Sigismondo e Claretta, Bellati e Ottilia, Leopoldo e Gioseffa.
E il processo? Anche quello a lieto fine con buona pace del buffo Zanetto Pesamenole.

A questa bella iniziativa, da tradizione, è legata una sottoscrizione a premi promossa dal Coordinamento Donne Pensionate Spi Cgil – Fnp Cisl – Uilp Uil i cui proventi sì destinano ad iniziative di solidarietà.

Precisamente:

> Adesione al progetto Simone per Emergency, sostenuto dai volontari bresciani dell’Associazione, per l’acquisto di strumentazione chirurgica e materiale ortopedico per Fap (First Aid Post) e PHC Primary Health Clinic, a Dara nella Valle del Panshir (Afganistan), che presta assistenza alla popolazione dei villaggi più isolati.

> Adotta una mamma e salva il suo bambino, Progetto CINI (Istituto per il bambino nel bisogno) di Kolkata (Calcutta) in India, che consiste nell’adozione di altre due donne in gravidanza (36 sono state le adozioni dal 2003 al 2015) che l’Istituto segue sino alla nascita del bambino e poi entrambi per un periodo di due anni. In India un bambino su 3 nasce malnutrito, con forte rischio della vita

> Contributo per la frequenza alla Scuola Materna di Guarulhos città di periferia di S. Paolo

del Brasile, in favore di bambini di famiglie indigenti. Progetto seguito dalle Suore operaie di

Botticino, presenti da 25 anni in Brasile, in un Centro sociale che fornisce servizi di prima necessità

ai più poveri, soprattutto bambini e famiglie.

> Contributo all’attività di istruzione, contro l’analfabetismo, di donne e bambini alla scuola Morari – Escuela Oficial Rural Mixta, Dipartimento Chimaltengo, Guatemala. Progetto seguito dalla Fondazione Guido Piccini per i Diritti dell’Uomo di Calvagese.

L’evento sarà realizzato grazie alla collaborazione del CTB Centro Teatrale Bresciano, al patrocinio del Comune e alla Provincia di Brescia, al sostegno della Fondazione ASM Gruppo A2A e alla SocialDent (di Rovato e Manerbio) per l’importante sostegno, e alla partecipazione della Coop Lombardia – Comitato Soci e Centro Socio Culturale di Brescia.

 

Morto Pat Conroy, autore del “Principe delle maree”

0

Lo scrittore statunitense aveva 70 anni. Il mese scorso aveva rivelato di essere ammalato di cancro al pancreas.

BEAUFORT (Carolina del Sud)– Lo scrittore americano Pat Conroy, autore del best seller Il principe delle maree, è morto all’età di 70 anni nella sua casa di Beaufort, in Carolina del Sud. Il 15 febbraio scorso aveva reso noto di essere affetto da cancro al pancreas.

Nei suoi romanzi Conroy aveva fuso i racconti della sua infanzia con vivide descrizioni di vita quotidiana nei luoghi che gli erano familiari. “La Carolina del Sud perde un figlio amatissimo. Si sentirà la sua mancanza. Possiamo trovare conforto nel fatto che le sue parole e il suo amore per il nostro Stato gli sopravviveranno”, ha commentato il governatore Nikki Haley.

Conroy era nato ad Atlanta il 26 ottobre del 1945. Nelle sue opere ha sempre trasfuso apertamente il suo vissuto, a cominciare dalla sua infanzia da “figlio di militare” e dalla sua relazione difficile con un padre violento, l’aviatore di marina Donald Conroy che combatté quattro guerre, più quella quotidiana in famiglia, e fu sempre la sua oscura fonte di ispirazione. Poi la sua esperienza nella scuola militare e la sua lotta con le malattie e con la depressione. “La ragione per cui scrivo è spiegare la mia vita a me stesso”, disse in un’intervista del 1986.

I suoi libri hanno venduto più di 20 milioni di copie in tutto il mondo. E in più di un’occasione sono stati portati sul grande schermo. Il principe delle maree, il più famoso, divenne un film diretto da Barbra Streisand nel 1991, per il quale l’anno successivo lo scrittore fu candidato all’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Film furono tratti anche da The Water Is Wide,The Lords of Discipline, The Great Santini.

*larepubblica

Ecco la lettera Ue sul debito: “Servono misure correttive”. ALBERTO D’ARGENIO*

0

Tra martedì e mercoledì arriverà la missiva di due pagine di Bruxelles. Ma Renzi ha convinto Juncker e Moscovici a non bocciare l’Italia. Procedura evitata in extremis

ROMA – È in arrivo da Bruxelles una lettera di due pagine sul debito italiano. Sarà recapitata a Roma tra martedì e mercoledì della prossima settimana. Un allarme sulla tenuta dei conti con richiesta di correzione del deficit.

Per il governo una sorpresa in quanto la missiva non rientra nelle normali procedure europee sui conti. Tanto che nelle ultime ore le linee telefoniche di emergenza tra Roma e Bruxelles sono tornate roventi. Una serie di contatti – protagonisti Palazzo Chigi, il Tesoro e il quartier generale della Commissione – per limare a livello “politico” la bozza preparata dai tecnici Ue che a Roma è sembrata troppo forte. E che oltretutto prefigurava la possibilità di mettere l’Italia sotto procedura per debito in caso di mancati interventi, riferimento sgradito al governo perché apriva ad un commissariamento che limiterebbe i margini di manovra per Renzi intenzionato a tagliare le tasse (Ires e Irpef). Il riferimento alla procedura alla fine dovrebbe saltare, anche perché non teneva conto del negoziato in corso tra Renzi e Juncker e tra Padoan e Moscovici volto proprio a evitare una procedura contro l’Italia e a dare respiro sul risanamento anche nel 2017.

Così ieri sera dalla Commissione minimizzavano spiegando che l’obiettivo del richiamo della prossima settimana è la Spagna e che “per ragioni diplomatiche” oltre alla missiva per Madrid saranno scritte delle lettere meno pesanti ad altri paesi con i conti traballanti come Italia, Finlandia, Austria, Belgio e Romania. Così dopo i contatti riservati il testo sembrava rientrato su binari più accettabili per Roma.

Salvo sorprese, dunque, la lettera di richiamo sarà inviata al governo italiano martedì. Lo stesso giorno in cui anche l’Ecofin, il tavolo dei ministri europei delle Finanze, loderà le riforme italiane ma prenderà atto dei rischi che permangono sui conti. Il tasto dolente che emerge dai documenti preparatori dell’Ecofin è che Roma “non rispetterà la regola del debito nel 2016 e nel 2017”. Tradotto, il debito scenderà (quest’anno al 132,4%), ma non abbastanza secondo le regole europee e dunque Roma va verso “una deviazione significativa” rispetto ai target Ue. Oltretutto c’è “il rischio di una deviazione significativa” anche sul deficit.

A questo punto per capire la situazione bisogna tornare sul negoziato riservato in corso tra governo e Commissione. Per Bruxelles l’Italia chiuderà l’anno con un deficit al 2,5% dato che, sommato a quello del 2015, è troppo alto. L’accordo in via di definizione prevede che a maggio, quando la Commissione si esprimerà sulla manovra 2016, l’Europa riconoscerà all’Italia praticamente tutte le clausole di flessibilità per un totale dello 0,75% rispetto allo 0,8 invocato da Roma. Ma nonostante lo sconto sul risanamento, il deficit resterà troppo alto e dovrà per questo scendere al 2,3% circa per evitare la bocciatura. Non a caso nella lettera di martedì – che nonostante le pressioni di Roma dovrebbe partire – Bruxelles dovrebbe chiedere un aggiustamento del deficit, comunque già previsto dal governo. Per la Ue da 3 miliardi, per l’Italia da 2 (ma si troverà un accordo) che il Tesoro intende recuperare non con una manovra bis, ma giocandosi il tesoretto accantonato da Renzi e alcuni risparmi. A quel punto l’Italia sarebbe a posto sul deficit, ma resterebbe il problema del debito.

E qui entra in gioco la seconda parte della trattativa. La Commissione è pronta a riconoscere all’Italia alcune “circostanze eccezionali”, come il dato sull’inflazione troppo basso per favorire la discesa del debito. Così grazie alle attenuanti verrebbe dichiarato che il rispetto della regola del deficit, che verrebbe considerato in deviazione non significativa e quindi non punibile, automaticamente significherebbe anche il rispetto di quella del debito. Un giudizio che a maggio porterà a un rapporto sul debito (articolo 126.3) e alla sua immediata chiusura con annessa promozione della manovra. Tanto che nella lettera in arrivo martedì per la prima volta verrà formalmente riconosciuto il negoziato riservato con questa formula: “Il dialogo in corso tra governo e Commissione favorisce un processo per evitare deviazioni” rispetto alle regole.

*larepubblica

Giulia Innocenzi: “Farei la madre surrogata, non è sfruttamento”. GIOVANNA CASADIO*

0

Intervista alla ex conduttrice di “Announo”: “Il rischio della mercificazione esiste proprio perché non c’è una legge, ecco perché le coppie italiane vanno all’estero”

ROMA – “Per molti è ancora inaccettabile che una donna dica di volere decidere sul proprio corpo e così rispondono con i peggiori insulti di stampo sessuale…”. Giulia Innocenzi, giornalista, blogger, ex conduttrice tv di “Announo”, da settimane è nel mirino su Twitter e Facebook per avere detto che si offrirebbe per una maternità surrogata. Oggi farà da madrina alla manifestazione delle Famiglie Arcobaleno e delle associazioni gay a Roma.

Innocenzi, è quindi disposta a offrire il suo utero in affitto?
“Ho detto: se mia sorella, una mia cara amica o un mio caro amico dovessero avere bisogno nella loro vita di una maternità surrogata, io mi offrirei. Perché penso che sia un grandissimo gesto di amore. E penso che questo allargherebbe le nostre famiglie e arricchirebbe le nostre vite. Altro che mercificazione e sfruttamento!”.

Non vede il pericolo di sfruttamento?
“C’è il rischio di sfruttamento proprio nel momento in cui non c’è una legge. Le coppie italiane che vogliono la maternità surrogata si rivolgono alle agenzie americane nella migliore delle ipotesi”.

Nella peggiore?
” Io dico che per mia sorella farei quella scelta per amore. Cosa risponde l’Italia? Vai a cercarti una cambogiana… Ma è impossibile per legge fermare il desiderio di una coppia a diventare famiglia. Regolamentiamo il fenomeno”.

Con la Carta di Parigi un gruppo di donne e di femministe invitano a vietare l’utero in affitto. La proibizione ha delle ragioni, non crede?
“Con il proibizionismo si crea il sottobosco di sfruttamento, facendo leva proprio sulla disperazione. In Usa, dove la pratica è possibile, le donne che fanno maternità surrogata non devono essere in difficoltà economica, proprio per tutelarle. Chi dice che vuole difendere le donne, le sta mettendo alla mercé di chi le vuole sfruttare”.

È amareggiata per gli attacchi ricevuti sui social media?
“Se dicessi che non mi toccano, mentirei. Ma ho deciso di rispondere pubblicando i loro nomi e cognomi insieme alle nefandezze che mi hanno scritto. I cuor di leoni si sono affrettati a cancellare i commenti. E tantissimi mi hanno espresso la loro vicinanza. I politici sono ipocriti. Questa legge sulle unioni civili è vecchia di 30 anni”.

La scelta di Vendola e del suo compagno Ed di avere un bimbo è però diventata un caso politico.
“È stata commentata la vita intima di Vendola in un modo schifoso, in un altro paese non sarebbe accaduto. Dov’è la contraddizione di Vendola? E se in Italia c’è tanto disgusto per la maternità surrogata, allora si faccia una legge perché i gay possano adottare semplicemente”.

*larepubblica

Turchia, polizia entra con la forza nella sede del giornale anti-Erdogan

0

Zaman, il quotidiano più diffuso del Paese, è stato posto sotto amministrazione controllata. Davanti alla redazione si sono radunate centinaia di manifestanti che le forze di sicurezza hanno disperso con gas lacrimogeni e idranti.

ISTANBUL – Tensione di nuovo alle stelle a Istanbul, dove va in scena l’ennesimo braccio di ferro tra il presidente Recep Tayyip Erdogan e la stampa di opposizione. La polizia ha usato gas lacrimogeni e idranti per entrare nella sede del quotidiano Zaman, il più diffuso del Paese, davanti alla quale centinaia di manifestanti protestavano contro la decisione del tribunale di porre sotto amministrazione controllata il gruppo cui fa capo il giornale. Le forze di sicurezza hanno disperso i dimostranti, hanno abbattuto un cancello e hanno scortato all’interno i manager nominati dalla corte. Cacciati i dipendenti che lavoravano a un ultimo numero indipendente del giornale, dopo che il direttore Abdulhamit Bilici aveva parlato di “giorno nero per la democrazia”.

Turchia, idranti e lacrimogeni contro i manifestanti del giornale anti-Erdogan

Il gruppo editoriale Feza, che controlla Zaman (Il Tempo) e la sua edizione inglese, Today’s Zaman, oltre all’agenzia di stampa Cihan, è stato commissariato per “propaganda terroristica” a favore del presunto “stato parallelo” creato dal magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato diventato nemico giurato di Erdogan. La decisione della corte coincide con l’intensificazione della campagna del governo contro il movimento islamico moderato creato da Gulen, che ha sede negli Stati Uniti.

Colosso da 650mila copie distribuite ogni giorno, la maggior parte attraverso abbonamenti, Zaman ha vissuto negli ultimi due anni un’inversione a U parallela al destino di Gulen, auto-esiliatosi negli Usa nel 1999. Se all’inizio del 2012 Erdogan e l’attuale premier Ahmet Davutoglu erano in prima fila alle celebrazioni per i suoi 25 anni, dopo la Tangentopoli turca del dicembre 2013 – orchestrata, secondo Erdogan, proprio da Gulen per rovesciarlo – tutto è cambiato. Zaman è diventata una delle maggiori voci di opposizione in Turchia e i suoi responsabili sono finiti sempre più nel mirino del potere politico.

I ripetuti attacchi ai mezzi di informazione e a chi vi lavora destano grande preoccupazione a livello internazionale. Uno spiraglio sembrava essersi aperto la settimana scorsa con la decisione di un tribunale di scarcerare dopo tre mesi due giornalisti di Cumhuriyet sotto processo per lo scoop sulle armi in Siria (i due rischiano comunque una condanna all’ergastolo), una decisione avversata da Erdogan. Ora, con il commissariamento di Zaman, un altro duro colpo alla stampa di opposizione. Non a caso il Consiglio d’Europa parla di “interferenza molto grave nella libertà dei media, che non dovrebbe avere luogo in una società democratica” e il Committee to Protect Journalists si dice “allarmato” per il tentativo di “soffocare i residui di giornalismo critico in Turchia”, mentre Human Rights Watch denuncia una “censura scandalosa”.

*larepubblica

La strettoia e il conto alla rovescia MARCELLO SORGI*

0

Almeno una cosa è chiara, nel confuso scenario dell’intervento in Libia: Renzi non ha alcuna intenzione di entrare in guerra, né di accelerare la realizzazione degli impegni presi fin qui sul piano internazionale, in particolare con gli Usa, che premono perché l’Italia assuma effettivamente la guida della missione sulla sponda che guarda la costa siciliana. L’ondata emotiva sollevata giovedì dall’uccisione dei due operai italiani sequestrati, fortunatamente seguita ieri dalla liberazione degli altri due ostaggi, non ha fatto cambiare idea al presidente del Consiglio, sempre più convinto che in questo momento la Libia sia un vespaio, con in corso una guerra per bande, in cui sarebbe rischioso e sbagliato andarsi a cacciare.

Interventi «chirurgici», azioni di intelligence contro obiettivi mirati, sì. Ma niente fughe in avanti.

Renzi si è rafforzato nelle sue convinzioni ragionando proprio sugli opposti destini toccati ai quattro emigrati italiani: i primi due sarebbero stati vittime di una banda affiliata all’Isis.

Gli altri due sarebbero stati liberati dai loro avversari, che ovviamente, nel restituirli alle autorità italiane, si sarebbero presentati come nostri alleati.

In un quadro del genere, è difficile stabilire a chi credere e ancor di più capire che margini avrebbe un governo di unità nazionale imposto dalla comunità internazionale. Sta di fatto che quel governo che avrebbe dovuto insediarsi già uno o due mesi fa, ancora non c’è. Questo è l’esile gancio a cui è appesa la resistenza di Renzi. Una posizione razionale, ma giorno dopo giorno sempre più difficile da sostenere, mentre gli Usa bombardano con i droni partiti da Sigonella e francesi e inglesi sono già in Libia.

Ma così come gli attentati di Parigi del 2015 a Charlie Hebdo e al Bataclan sono considerati legati alla decisione di Hollande di scegliere la linea dura contro il terrorismo islamico e puntare sulla Libia, anche la sorte dei due operai italiani uccisi e degli altri due liberati prima di essere condannati a morte è il primo effetto del ruolo più visibile assunto dall’Italia. Basta solo ricostruire la sequenza delle ultime settimane: le lodi del segretario alla Difesa americana Carter all’Italia dopo l’incontro a Palazzo Chigi con Renzi e l’annuncio della disponibilità italiana a coordinare la missione in Libia.

L’incontro a Washington tra Obama e il presidente Mattarella, seguito dalla convocazione, da parte del Capo dello Stato, del Consiglio supremo di difesa, e dal decreto del governo che apre alla collaborazione, in Libia, tra i servizi e i corpi speciali delle Forze armate italiane. L’Italia è entrata così nel mirino dell’Isis, prima ancora di aver mosso un dito in territorio libico. E per Renzi, dopo quel che è accaduto agli italiani sequestrati, ora c’è una ragione in più per tenere subordinati gli impegni presi con gli alleati all’effettivo insediamento del governo libico e alla creazione di una coalizione internazionale in cui Usa, Francia e Inghilterra collaborino realmente, e non si muovano in ordine sparso come hanno fatto finora.

Una logica del genere, è inutile nasconderlo, in prospettiva è difficile da accettare per gli Usa, che avevano salutato la disponibilità italiana come garanzia di affidabilità di un vecchio alleato. Renzi insomma è entrato in una strettoia, perché in questo momento, in Europa, ha bisogno dell’appoggio di Hollande e Moscovici per ottenere flessibilità e aiuti per l’immigrazione, evitare la procedura d’infrazione e portare a casa l’approvazione della legge di stabilità a Bruxelles. Ma allo stesso tempo sa di non poter reggere a lungo le pressioni americane.

Pur razionale, di fronte alla confusione libica, la linea attendista che prevedeva un primo e un secondo tempo tra il dire e il fare – subito gli impegni diplomatici e solo dopo le iniziative strategiche e militari – è messa a dura prova. La sensazione è che anche per l’Italia il conto alla rovescia si stia avvicinando.

*lastampa

Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservati