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Roma, mafia capitale: prorogati termini custodia cautelare per tutti gli imputati

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MAFIA CAPITALE. I giudici della decima sezione penale hanno accolto la richiesta della Procura che sollecitava il prolungamento della carcerazione preventiva di altri due anni

Saranno prorogati i termini di custodia cutelare per gli imputati di Mafia Capitale. Lo hanno deciso i giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma accogliendo una richiesta avanzata giorni fa dalla Procura che sollecitava il prolungamento della carcerazione preventiva di altri due anni sia per chi deve rispondere di associazione mafiosa che dei reati fine (la corruzione ‘in primis’). Il provvedimento di sospensione dei termini, letto questa mattina nell’aula bunker di Rebibbia dal presidente Rosanna Ianniello, fa riferimento, infatti, a chi è detenuto in carcere e a chi si trova agli arresti domiciliari e vale “per tutto il periodo necessario per il dibattimento e per la sentenza”.

I termini, a questo punto, scadono per tutti nel maggio del 2019, giusto in tempo per scontare una eventuale condanna. Il collegio ha respinto le argomentazioni delle difese che, sollevando anche una questione di costituzionalità, ritenevano che quella della Procura fosse un abuso e una evidente forzatura e determinasse una disparità di trattamento fra quanti hanno già visto decadere la misura (e hanno potuto lasciare il carcere) e gli altri. La Procura, volendo evitare i rischi di una sentenza che potrebbe essere pronunciata con gli imputati già in stato di libertà, aveva auspicato il congelamento dei termini, alla luce della complessità dibattimentale, della gravità delle accuse e del numero degli imputati (39) sotto processo.

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NOTA:
Mafia italiana e appalti
Il rapporto tra mafia italiana e appalti è stato fondamentale nella costruzione del potere della mafia in Italia; soprattutto per quanto riguarda la gestione, amministrazione, esercizio illecita del sistema di aggiudicazione degli appalti pubblici in Sicilia e in altre regioni da parte di Cosa Nostra e delle altre mafie italiane.

Le continue indagini giudiziarie, i processi quasi settimanali, l’arresto dei prestanome e le confische delle proprietà dei malfattori mettono in rilievo sia la grossa consistenza economica sia la sua espansione su tutto il territorio. Questa attività mafiosa è servita sia per l’accumulo di enorme ricchezza sia per esercitare il controllo prepotente e sovente violento sul territorio.

Il controllo degli appalti pubblici è utilizzato dai delinquenti mafiosi per fornire lavoro nero ai suoi affiliati, eludendo l’autoregolamentazione sindacale dei rapporti di lavoro. In questo modo viene messo sotto controllo non solo l’appalto ma anche la gestione del lavoro e la speculazione sull’acquisto delle materie prime. La gestione mafiosa degli appalti pubblici ha anche favorito la corruzione nelle pubbliche amministrazioni e ha accresciuto, con il voto di scambio, l’associazione mafiosa della classe politica con i gruppi criminali.

La corruzione perpetrata riguarda anche quelle persone che dovrebbero controllare la qualità delle opere pubbliche a fine lavori. Il gettito di denaro pubblico di cui i criminali si sono appropriati attraverso gli appalti pubblici, ha contribuito sia a finanziare il sistema mafioso con denaro pulito, che a riciclare il denaro sporco.

Cortese Direttore, sono un elettore attento (Celso Vassalini)

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Cortese Direttore, sono un elettore attento. Ricordo innumerevoli referendum intorno ai quali ora questa ora quella parte politica e/o movimenti laici e non hanno espresso inviti espliciti al non voto. Anche per il referendum sulle trivelle stiamo difronte ad un gioco trasversale delle parti nani e sciacalli politico di stile gattopardismo alla propria sopravvivenza! Figure Istituzionali farebbero bene a tenersene alla larga starsene alla larga. Non ho apprezzato la sortita pro-voto al referendum del presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi. Sul fatto che votare sia un dovere civico non ci piove. Tuttavia nel caso del referendum, come immaginato dai Padri Costituenti, i cittadini e cittadine dovrebbero essere chiamati a votare su grandi scelte.

Referendum illegittimo!?! << certo che no e/o certo che ni. La consultazione sulle trivelle però è il più classico degli esempi di come strumento di interesse dell’istituto referendario stesso>>.

Dunque io sono favorevole all’estensione, solo in questo democratico passaggio referendario.

<<Ma per motivi istituzionali non indico e non sforzo il non voto. Inoltre, per farlo fallire, dovrei attivare il mio pensiero che questo referendum valga qualcosa quando invece la sua portata è vicino allo zero, tipo il Governo della Regione Lombardia>>.

<<Sia che vinca il “si”, sia che vinca il “no”, permane il divieto a nuove trivellazioni nell’area delle 12 miglia nautiche equivalgono a 22.224 chilometri>>. Per quelle esistenti, se vince il “si” le concessioni attuali possono arrivare fino all’esaurimento dei giacimenti tramite proroghe concesse dalle Regioni. Se vince il “no” le concessioni arrivano fino all’esaurimento del giacimento. In ogni caso già oggi i controllo ambientali possono determinare la revoca della concessione>>. I gattopardeschi travestiti da agnellini, dovrebbero proporre una ulteriore nuova politica energetica. Anche se negli ultimi due anni il Governo Renzi, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili è stato imponente. Ed è già stato deciso di non rilasciare nuove concessioni. Quindi i gattopardi del Mov5balle, nani e ballerine di F.I., il Carroccio scricchiolante e i puffi della nuova Dux di che parlano? Non nego le opposizioni stanno caricando il referendum di un valore politico anti-Partito Democratico-pse. <<Anche se è legittimo che le opposizioni puntino a far cadere il governo e si può far politica anche salendo sul Carroccio referendario. Ma resta il fatto che questa consultazione non suscita interesse e leggerne i risultati in chiave PD-pse “si” o PD-pse “no” sarebbe un errore. Però rilancio il tema del plebiscito per l’altro referendum: quello sulla nuova Costituzione in autunno dove noi Cittadini e Cittadine siamo chiamati come Legislatori a dare un nostro contributo della effettiva partecipazione dei Cittadini e Cittadine al governo. Quello di ottobre sarà un vero Referendum. Per i suoi contenuti e perché diventerà una cartina al tornasole della voglia di cambiamento. Domenica 17 aprile non andrò a votare al referendum bollato di intempestività-inopportuno dal fariseismo gattopardesco politico.

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Albiol come Bonucci: ha sfruttato il momento

Il Corriere del Mezzogiorno scrive

Albiol mostra la maglietta strappatagli da un avversario all’arbitro Celi. S’infuria, toglie la maglia e platealmente protesta per il fallo subito. Il direttore di gara lo ammonisce e lui sfacciatamente gli dà la classica pacca sulla spalla, alza il pollice della mano e si allontana. Intuisce, Albiol, che l’occasione è propizia per farsi rispettare. Soprattutto, per far rispettare la sua squadra. E insiste: tornando a metà campo, si volta verso il guardalinee e applaude. Tutto accade verso la fine del primo tempo della sfida tra Napoli e Verona, a rigor di regolamento il difensore azzurro poteva anche beccare il cartellino rosso. Non è accaduto. E Albiol lo aveva previsto. Azzardo calcolato, sfruttando il momento: il Napoli, reduce da una settimana di polemiche per l’espulsione di Sarri e di Higuain a Udine, destinatario di una sanzione eccessiva del giudice sportivo (quattro giornate al bomber argentino) e con la tifoseria tutta che si era sentita vittima di un complotto. Albiol come Bonucci ne ha approfittato per tirare fuori rabbia e artigli, sapendo di non rischiare nulla. Rizzoli in Juve-Torino ammonì e non espulse Bonucci che platealmente si opponeva al calcio di rigore fischiato a favore degli avversari, fino ad avere un incontro ravvicinato con il direttore di gara. Celi ha ammonito e non espulso Albiol. La sudditanza psicologica esiste e il difensore spagnolo ha saputo essere come il collega juventino. Anche questa è forza.

M5s, è morto Gianroberto Casaleggio

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                                                      Gianroberto Casaleggio

Gianroberto Casaleggio *, cofondatore dei Cinque Stelle con Beppe Grillo. Aveva 61 anni. Sul blog del Movimento: “Ciao, hai lottato fino all’ultimo”

ROMA – Addio a uno dei fondatori del Movimento Cinque Stelle. E’ morto a 61 anni Gianroberto Casaleggio, dopo una lunga malattia che l’aveva costretto anche a un intervento alla testa, nell’aprile del 2014. Era l’inventore del Movimento che aveva fondato insieme a Beppe Grillo. Sul blog di Grillo si legge: “Ciao, Gianroberto. Hai lottato fino all’ultimo”.

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NOTA:
*Gianroberto Casaleggio – Imprenditore
Gianroberto Casaleggio è stato un imprenditore e politico italiano, socio fondatore e presidente della Casaleggio Associati s.r.l., società informatica ed editoriale che si occupava di consulenze in … Wikipedia
Data di nascita: 14 agosto 1954 (età 61), Milano
Azienda Fondata: Movimento 5 Stelle
Figli: Davide Casaleggio, Francesco Casaleggio

Il Movimento 5 Stelle (M5S) è un partito politico italiano fondato a Milano il 4 ottobre 2009[14] dal comico e attivista politico Beppe Grillo e dall’imprenditore del web Gianroberto Casaleggio[15] sulla scia dell’esperienza del movimento Amici di Beppe Grillo, attivo dal 2005, e delle Liste Civiche a Cinque Stelle, presentate per la prima volta alle elezioni amministrative del 2009.

GRAFICO – Napoli, un cammino triennale da 300 gol

Il grafico

Il Corriere dello Sport analizza il triennio azzurro partendo dai primi due anni di Rafa Benitez, terminando con questo di Maurizio Sarri. Il bomber che ha realizzato più gol? Gonzalo Higuain con 84, seguono Callejon (44) e Mertens (31). Nelle prime due stagioni, quelle di Benitez, sono state messe a segno 104 reti sia nel 2014 che nel 2015, mentre in questa stagione, si è giunti già a quota 92 con ancora diverse gare, sei, da disputare. Un cammino incredibile, fatto di gol su gol, messi insieme: partiti da un tecnico votato all’azione offensive, tralasciando un po’ quella difensiva, giungendo ad un altro che con alcuni accorgimenti ha risolto quasi il problema.

corriere

Cesari: “Irrati riduce la pena ad Higuain. Albiol? C’era rigore”

Le sue parole

Durante Tiki Taka su Italia Uno, l’ex arbitro Cesari dichiara: “Ci sono buone possibilità che il ricorso del Napoli venga accolto, anche perché la presenza di Higuain è un fatto molto importante: sembra che da una telefonata del giudice del secondo grado di appello, Irrati abbia ammesso che quel movimento è stato assolutamente sconveniente. Riduzione di una giornata, gli azzurri tenteranno di ridurla di due turni ma sarà difficile. Albiol? Si toglie la maglia protestando giustamente con Mazzoleni: c’era rigore netto per trattenuta, impossibile da non vedere. Ammonizione giustissima ad Albiol, alla sua reazione doveva scattare il rosso”.

Elezioni Milano, 13 candidati: il voto è una bagarre. La sinistra divisa tra cinque nomi

13 candidati perché per uno che si ritira, Corrado Passera, altri ne arrivano. Ed è record di candidature, in attesa di vedere chi riuscirà a raccogliere le firme e sostenere la campagna

Cinque anni fa la scheda elettorale per gli elettori milanesi era già un lenzuolo: 9 candidati sindaco, 30 liste collegate. Fra poco meno di due mesi, di questo passo, servirà stampare schede maxi: gli aspiranti primi cittadini sono già 13, soltanto ieri sono arrivati tre nuovi candidati, e forse non è finita qui. Perché per uno che si ritira – leggi Corrado Passera, approdato tra i sostenitori di Stefano Parisi – altri ne arrivano. E se adesso il record di candidature spetta alla sinistra, con cinque concorrenti, anche tra generici “civici” e nel centrodestra non mancano gli annunci.

Certo, bisognerà vedere quanti di questi arriveranno a formalizzare la loro discesa in campo: perché annunciare una candidatura è ben diverso da arrivare a depositare tutta la documentazione necessaria per l’ufficializzazione. Sempre che, nel frattempo, non si decida di ritirarsi a favore di altri: anche l’ex preside del Parini Carlo Arrigo Pedretti – di cui, peraltro, era ignota la candidatura – che corre(rebbe) con Rivoluzione Cristiana di Gianfranco Rotondi potrebbe cedere il passo a Parisi. Se anche volesse candidarsi, comunque, dovrebbe, come gli altri, depositare entro il 5 maggio (un mese prima delle elezioni, anche se il decreto non è ancora sulla Gazzetta) simbolo, programma elettorale, una previsione di bilancio delle spese e, soprattutto, una lista formata da non meno di 32 e non più di 48 candidati al Consiglio comunale, assieme alle firme di non meno di mille e non più di 1500 milanesi. Un numero che sembra facilmente raggiungibile, ma va considerato che ogni lista e ogni candidato sindaco devono raccogliere le proprie firme.

SI VOTA IL 5 GIUGNO

Senza considerare, poi, che una campagna elettorale costa: e quindi bisogna trovare anche chi è disposto a finanziarla, visto che i partiti hanno meno soldi e alcuni candidati sono sostenuti da movimenti nati per l’occasione. È il caso di Massimo Emanuelli, un giornalista che ha fondato il movimento “Sosteniamo Milano” (simbolo: una lavatrice con la scritta “Per una Milano pulita”) e che si candida assicurando di essere l’unico vero candidato civico. Poco più strutturato il movimento “Fuxia People”, nato in Regione un anno fa, quando la consigliera Maria Teresa Baldini ha abbandonato la lista Maroni: ora prova a correre per Palazzo Marino, puntando sul fatto che è l’unica candidata donna. Nel pienone di questi ultimi giorni, si è presentato anche Luigi Santambrogio, assessore al traffico ai tempi di Formentini, leghista pentito, che si candida con i socialisti riformisti che non hanno appoggiato la scelta di Basilio Rizzo fatta dal movimento Milano in Comune.

Non che sia finito qui il parterre di sinistra: la candidatura di Beppe Sala sembra aver prodotto una moltiplicazione di concorrenti, visto che il Partito comunista e il Partito comunista dei lavoratori ne hanno uno a testa (Tiziano Tussi e Natale Azzaretto) e c’è anche il Radicale Marco Cappato. Nel 2011, tra i candidati sindaco, c’erano un candidato 5 Stelle (Mattia Calise, adesso tocca a Gianluca Corrado), un esponente di Forza Nuova e una del Partito dei pensionati: bisognerà vedere se replicheranno questa volta o se, nel caso dell’estrema destra, sceglieranno Parisi, vista anche l’alleanza con la Lega. Nel centrodestra, poi, c’è ancora spazio per qualche ripensamento: bisognerà capire cosa fa Nicolò Mardegan. Mentre Marco Cozzi, candidato da ieri dell’Udc, spiega: “Non ci sentiamo rappresentati da Salvini”.

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Forte contusione alla caviglia destra per Gabbiadini

I dettagli sul problema fisico

Nessun allarme, le condizioni di Manolo Gabbiadini non preoccupano. Bisognerà aspettare oggi per saperne di più sulla forte contusione alla caviglia destra rimediata domenica e che l’ha costretto ad uscire ma non dovrebbero esserci notizie preoccupanti. C’è ottimismo e già ieri il centravanti stava meglio: Inter-Napoli rientra tra gli appuntamenti irrinunciabili. Intanto positiva la prestazione col Verona, la seconda in Serie A come titolare.

Higuain vuole esserci, ma le regole vieterebbero la sua presenza

Tuttosport scrive su Gonzalo Higuain

“Il Pipita freme, vuole tornare presto, dopo aver scontato contro il Verona la prima delle 4 giornate di squalifica dopo l’espulsione di Udine. Dovrebbe rientrare contro l’Atalanta, ma il Napoli punta alla riduzione della pena e domani sarà depositato il ricorso che venerdì la Corte Sportiva d’Appello dovrebbe discutere. Ma c’è una novità: nonostante Higuain abbia chiesto di essere ascoltato per far valere le proprie ragioni, le regole non lo consentirebbero. Con o senza il Pipita, comunque, l’obiettivo non cambia: la strategia dell’avvocato Grassani punta ad ottenere la riduzione di una o due giornate di squalifica, così da permettere al Napoli di riaverlo già nella partita contro il Bologna o, nella peggiore delle ipotesi, per la delicata sfida della Capitale contro la Roma”

De Laurentiis scende in campo per blindare il secondo posto

La Repubblica scrive su De Laurentiis

“Guai a chi gli scippa la Champions League, il traguardo da cui dipendono il futuro e le ambizioni del club azzurro, a rischio di depressione dopo le ultime due annate di Europa League, sopportate come un esilio doloroso e forzato dai top team. Solo grazie ai conti in regola, curati con virtuosa e morbosa diligenza, la società ha potuto ammortizzare in apparente scioltezza il primo bilancio in rosso dell’era post fallimento: senza mettere all’asta nella scorsa estaste neppure uno dei suoi big. Adesso, però, sta per arrivare l’ora della verità. Il primo posto, salvo eventi miracolosi, sembra essere ormai sfumato, per la comprensibile amarezza dei tifosi. Ma l’imprenditore De Laurentiis non ha intenzione di mettere a rischio il secondo: vale per il Napoli la qualificazione diretta per la Champions. Ecco perché il presidente si prepara a una full immersion al seguito della squadra. Gli errori di Udine non devono ripetersi più”.

Prof insulta i gay in classe, scatta la rivolta dei ragazzi del Parini: il caso al Provveditorato

Avrebbe preso posizioni nette contro le unioni gay. I ragazzi di una quinta ginnasio denunciano il fatto al preside con una lettera: “Toni irrispettosi”. Il docente chiamato a rapporto

In aula usa “toni irrispettosi” nei confronti delle coppie gay. E i suoi studenti scrivono al preside per denunciare il loro disagio. Succede al liceo Parini di Milano, dove le parole pronunciate da un insegnante – arrivato da pochissimo nel famoso classico milanese grazie all’ultima ondata di assunzioni della Buona scuola – scatenano un polverone fra gli adolescenti che finisce sul tavolo del Provveditorato.

L’episodio risale alla settimana prima di Pasqua ma la lettera è stata consegnata nelle mani del dirigente scolastico, Giuseppe Soddu, solo pochi giorni fa. Un testo di una pagina che racconta di una normale ora di lezione che si è trasformata in un’accesa discussione sull’omosessualità e sui diritti civili. Dibattiti su un tema come questo non sono certo una rarità nelle scuole. A maggior ragione negli ultimi mesi in cui l’argomento è molto caldo e di attualità anche in parlamento. Ma il professore, arrivato in questa classe del ginnasio di via Goito per sostituire un altro collega assente, avrebbe preso posizioni nette contro le unioni gay, usando toni particolarmente duri. Offensivi nei confronti degli omosessuali, secondo i ragazzi, che spiegano di aver fatto fatica anche solo a replicare. I suoi modi bruschi, quasi da crociata, su un tema così delicato hanno turbato gli adolescenti. Il Parini, fra l’altro, è da sempre un liceo particolarmente avanti in tema di diritti e i suoi studenti sono abituati al dialogo e al confronto aperto. Così, hanno deciso di bussare alla porta del preside e di raccontare quello che era successo.

“Stiamo facendo tutte le indagini necessarie per chiarire cosa è successo davvero, naturalmente sentendo tutte le versioni”, spiega Soddu, che ha inviato una comunicazione urgente all’Ufficio scolastico provinciale per capire il da farsi. Oggi l’insegnante sarà ricevuto dal preside per discutere dell’accaduto, ma eventuali provvedimenti nei suoi confronti saranno in ogni caso stabiliti dalle istituzioni scolastiche. E all’interno del liceo, all’uscita da scuola, anche fra gli insegnanti da giorni non si parla d’altro. Di quei toni così “fuori luogo”, specialmente fra ragazzi così giovani che potrebbero sentirsi feriti in prima persona. “Se quelle frasi fossero confermate sarebbe davvero molto sgradevole, a maggior ragione in una scuola aperta al dialogo come la nostra e dove nessuno si permette di esprimere giudizi sulle inclinazioni sessuali”, commenta uno dei rappresentanti degli studenti, che prima di puntare il dito contro il professore vanno comunque con i piedi di piombo: “Aspettiamo comunque che si faccia chiarezza per giudicare”.

vivicentro.it-centro-cronaca / Prof insulta i gay in classe, scatta la rivolta dei ragazzi del Parini: il caso al Provveditorato di TIZIANA DE GIORGIO

ESCLUSIVA – Apicella: “Inter senza dirigenza, Napoli più forte anche senza Higuain”

Le sue parole in esclusiva

Inter-Napoli, è la settimana giusta. Gli azzurri andranno a Milano, sabato, per affrontare la squadra di Roberto Mancini. Abbiamo raggiunto un amico di ViViCentro.it, Gianluca Apicella, giornalista di Magazinepragma.com e queste sono le sue dichiarazioni:

Sabato si affrontano Inter e Napoli. Ad inizio stagione, almeno sulla carta, dovevano essere due squadre a ruoli invertiti.

“Onestamente sulla carta l’Inter era inferiore alla Juventus, alla Roma ed al Napoli. Per me non si puo’ parlare di “Ruoli Invertiti”. Possiamo dire che l’Inter poteva almeno provare a giocarsi un posto Champions visto il girone di andata molto positivo, non per la mole di gioco, ma per i risultati. Adesso riprendere la Roma e’ una impresa disperata.”

Chi ti ha deluso di più in questa stagione nella squadra di Mancini?

“Sarebbe facile fare un nome. Io vorrei fare una riflessione piu’ approfondita: l’Inter da gennaio a gennaio ha comprato gente come Shaqiri, Podolski, Telles, Kondogbia, Melo, Eder, Jovetic, Santon. I primi due sono stati ceduti questa estate, gli altri non giocano praticamente mai. La domanda sorge spontanea: “E’ colpa dell’Allenatore che chiede determinati giocatori e poi li brucia, oppure e’ colpa del Direttore Ausilio che non accontenta le richieste dell’allenatore?” In una societa’ seria, con un presidente ed una dirigenza vera, da tempo si sarebbe trovato il colpevole a questa situazione molto particolare e puntuale sarebbe arrivata una risposta molto semplice, colpa di Mancini, colpa di Ausilio, colpa di entrambi. Visto che l’Inter non ha una dirigenza forte, dai tempi di Oriali e Branca, questo dato molto particolare e’ destinato a continuare”.

E chi ti ha sorpreso di più di questo Napoli?

“Non mi aspettavo un Insigne con questa vena realizzativa. Allan mi ricoda molto Alemao, ma per me il Napoli ha un altro Top Player nascosto in difesa: Kalidou Koulibaly. Il giocatore africano deve migliorare in alcuni aspetti, ma se si conferma anche per la prossima stagione, puo’ tranquillamente fare le fortune del Napoli a livello economico. Considera che in Europa i difensori latitano. Nicolas Otamendi, non un fulmine di guerra, e’ stato preso dal Manchester City per 45 milioni di euro. Con questo esempio penso di aver reso bene il concetto”.

Inter-Napoli è anche Icardi contro Higuain, peccato che però il pipita non ci sia per squalifica

“Posso dirti fortunatamente per l’Inter. Paragonare Higuain ed Icardi in questo momento e’ fantacalcio. Il Pipita e’ una Ferrari. Maurito una bella Bmw”.

Sarri ritrova Mancini e viceversa, sarà stretta di mano e pace sul campo? Finalmente…

“Hai detto bene finalmente. Spero che a fine partita possiamo commentare solo un 1 x 2 . Basta parlare di orrori arbitrali, di Finocchi, di cori razziali. Desidero tanto parlare di calcio giocato”.

Che Inter ti aspetti?

“Il Napoli e’ superiore anche con Gabbiadini. Mi aspetto una Inter dignitosa come vista nel derby di andata, oppure come nelle due gare contro la Roma e contro la Juventus nella gara del Meazza”.

Quale sarà, per te, l’undici che scenderà in campo?

“Indovinare la formazione titolare dell’Inter di quest’anno e come chiedere di uscire con Sophie Marceau, un’impresa titanica. Se Mancini gioca con il centrocampo a due rischia davvero una brutta figura. Io spero che giochi con Handanovic, D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Telles, Brozovic, Medel, Kondogbia, Perisic, Ljajic e Icardi. Allo stato attuale e’ la formazione piu’ equilibrata per affrontare il Napoli”.

a cura di Ciro Novellino

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Conto alla rovescia per il premier

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RIFORMA BICAMERALISMO FEDERICO GEREMICCA

RIFORMA BICAMERALISMO Decenni di dibattiti e confronti, tanto che ormai nessuno ci credeva più. Poi la svolta, trenta mesi di lavoro serrato, sei votazioni tra Camera e Senato, ottanta milioni e passa di emendamenti e la conclusione eccola qui, che a ora di cena entra via tv nelle case degli italiani: l’aula di Montecitorio semideserta e fuori, nella piazza, proteste modeste e di maniera, niente cori, caroselli e «girotondi» in difesa della Costituzione.

Dunque sarà anche una giornata storica, come annotato dal presidente del Consiglio, quella nella quale la riforma del bicameralismo perfetto muove – finalmente – il suo ultimo passo: ma è una storia crepuscolare, avvelenata e per molti versi incomprensibile. Una giornata senza solennità, più avvilente che nervosa, con i banchi della Camera abbandonati da tutte le opposizioni.

Quasi fosse il giorno in cui va in scena un golpe e non il varo di un testo passato al voto parlamentare per ben sei volte.

La fine del bicameralismo perfetto – assieme all’Italicum «madre di tutte le riforme» targate Renzi – vede dunque la sua luce così: e nemmeno questo passaggio storico – vanamente inseguito o promesso da tutti i premier al governo nell’ultimo quarto di secolo – riesce a restituire alla cittadella politica quel senso di sé che pare pericolosamente smarrito. Si pensa ad altro, al voto amministrativo, al referendum trivelle, a cercare consenso politico ed elettorale in qualunque modo.

E così, Lega, Cinque Stelle, Forza Italia e sinistra abbandonano l’aula prima che Renzi cominci a parlare, in un clima irrimediabilmente avvelenato. Come fosse una cosa normale, Salvini e Grillo passano la mattinata ad insultare il presidente della Repubblica, dandogli del codardo o del venduto; per il caso «Tempa Rossa» i Cinque Stelle continuano a chiedere le dimissioni dell’intero governo, che non ha – al momento – neppure un ministro indagato. Si urla contro gli immigrati e si sbandierano gli scandali dell’uno o degli altri, in un drammatico tutti contro tutti. La fine del bicameralismo perfetto è celebrata così: in una sorta di inconfessabile disinteresse generalizzato.

Come sia questa riforma, che vantaggi proponga e quali incertezze e rischi apra, è cosa ormai nota. Matteo Renzi, intervenendo per l’ultima volta ieri alla Camera dei deputati, più che spiegarla ha tentato di rispondere, una per una, alle tante obiezioni diffuse. Ha citato Dossetti, La Pira e Terracini per dare spessore al suo intervento e annotare che dubbi e perplessità erano diffusi anche tra i padri costituenti. Ha cercato, insomma, di dare lui solennità ad un passaggio importante in sé e decisivo per il suo futuro. Il tentativo, bisogna dire, non è granché riuscito: se si trattasse di calcio, diremmo per impraticabilità del campo.

Due cose, però, sono ormai certe. La prima è che il Senato, così come finora conosciuto, ha i mesi contati: basta con le doppie letture, le leggi avanti e indietro, i voti di fiducia al governo ora qui, ora lì. I vantaggi, sul piano dell’operatività, dovrebbero essere evidenti: altrimenti non si spiegherebbe perché leader come Craxi e Berlusconi (ma anche Prodi e altri) hanno tentato per anni di aggirare le lentezze parlamentari mettendo mano ai regolamenti o affidandosi alla discutibilissima prassi dei voti di fiducia.

La seconda cosa certa è che il tic-tac, per Matteo Renzi, è cominciato: un lungo conto alla rovescia verso quel referendum confermativo («Ad ottobre sarebbe fantastico») al quale il premier ha legato la propria sorte. In fondo, il famoso «se perdo vado via» somiglia al più recente «quell’emendamento l’ho voluto io» (Tempa Rossa): un modo per personalizzare lo scontro politico (o giudiziario) nella convinzione di esser tutt’ora circondato da un’aurea di assoluta invincibilità.

Rischioso. Perché il tempo passa, le cose cambiano e non è quasi mai vero che il potere logora chi non ce l’ha. Anche il potere logora: soprattutto se accentrato e gestito in maniera spiccia, diciamo alla fiorentina. È per questo, forse, che il discorso di Renzi ieri alla Camera ha avuto tratti «tradizionali» e perfino pedanti. Niente a che vedere con l’aria sbarazzina e le mani in tasca con le quali avviò due anni fa la sua avventura proprio nel moribondo Senato.

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I Panama Papers e l’operazione trasparenza

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I Panama Papers hanno portato ai vertici dell’agenda politica la questione della trasparenza fiscale. Oggi la Commissione europea presenta proposte volte a rafforzare la trasparenza fiscale delle multinazionali che operano in Europa, per gettare luce sul mondo complesso e talora oscuro del fisco internazionale.

Le nostre economie e le nostre società dipendono da un sistema fiscale percepito come equo. A generare una sensazione di ingiustizia è il fatto che le grandi imprese, grazie alle risorse e alle strutture su cui possono contare, riescono a trovare il modo di ridurre notevolmente la loro aliquota fiscale effettiva.

Se alcune imprese pagano meno tasse, le altre saranno costrette a pagarne di più. Le piccole che non si possono permettere adeguate consulenze fiscali, che consentano loro di ridurre al minimo le tasse, si ritrovano in sostanza a pagare per le multinazionali. Ciò è inammissibile in termini di equità e di concorrenza leale.

Per questo motivo proponiamo norme che prevedono l’obbligo per tutte le grandi multinazionali che operano in Europa di rendere pubbliche le informazioni sul luogo in cui realizzano gli utili e quello in cui pagano le tasse, fornendo i dati paese per paese. Le norme interesseranno circa 6.500 imprese con un fatturato di oltre 750 milioni di euro. Le imprese sarebbero inoltre tenute a comunicare l’ammontare complessivo delle tasse che pagano fuori dall’Ue, fornendo informazioni specifiche per le imposte versate nelle giurisdizioni fiscali problematiche (i «paradisi fiscali»).

Le informazioni sarebbero rese disponibili, per un periodo di cinque anni, su un sito Internet della società, in modo che chiunque fosse interessato possa sapere dove pagano le tasse le multinazionali. Per far sì che le imprese europee non siano le uniche a dover sottostare a tali obblighi, le stesse norme sarebbero applicate anche alle grandi filiali di imprese non europee che operano in Europa.

La proposta è un modo semplice, efficace e proporzionato per contribuire agli sforzi compiuti affinché le grandi multinazionali paghino la giusta quota di imposte e si basa su un’attenta valutazione d’impatto. Non chiediamo la divulgazione di segreti aziendali né intendiamo danneggiare la competitività globale delle multinazionali, ma dobbiamo far fronte con decisione allo svantaggio competitivo di cui soffrono attualmente le Pmi.

Le misure descritte fanno parte di un più ampio programma di riforma, precedente ai Panama Papers. A livello internazionale abbiamo collaborato strettamente con l’Ocse e con il G20 per promuovere principi globali di buona governance in materia fiscale. Riteniamo che una maggiore trasparenza possa contribuire in misura determinante a sostenere questo programma. Le violazioni della legge vanno punite con condanne penali e sanzioni severe. Se invece la legge non è stata violata e le attività smascherate non sono altro che metodi legali per eludere il pagamento delle tasse, la trasparenza può aiutarci a capire se le normative in vigore sono appropriate. Qualora non lo fossero, bisognerebbe provvedere a eliminare le scappatoie. Le imprese dovrebbero chiedersi se agiscono per tutelare gli interessi superiori a lungo termine dei loro azionisti in termini di reputazione.

Affinché le imprese possano prosperare c’è bisogno di un contesto fiscale competitivo, ma sono i governi che devono pensarci, non legali e consulenti fiscali scaltri che escogitano sistemi ancora più complicati per alleggerire il carico fiscali di alcuni privilegiati. Per generare l’occupazione e la crescita necessarie, abbiamo bisogno di imprese forti e che ispirino fiducia. Una maggiore trasparenza può contribuire a rafforzare la fiducia nelle imprese e ad assicurare una concorrenza equa.

vivicentro.it-economia / lastampa / I Panama Papers e l’operazione trasparenza VALDIS DOMBROVSKIS*, JONATHAN HILL**

*Vicepresidente Commissione Europea

** Commissario Ue per i mercati finanziari

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Ecco perché Mancini voleva con insistenza Gabbiadini

Lo riporta il Corriere del Mezzogiorno

Grande prestazione per Manolo Gabbiadini domenica col Verona, il primo a godere del privilegio di esser ripescato tra le riserve e che ancora una volta ha dimostrato tutto il suo talento. Sette gol in sei partite giocate: media di un gol ogni cento minuti. E’ stata giusta la scelta del presidente Aurelio De Laurentiis di non cedelo lo scorso gennaio al Wolfsburg per un’offerta di 25 milioni di euro. Meglio ancora, con il senno di poi, aver rifiutato le offerte insistenti dell’Inter. Mancini voleva l’attaccante bergamasco per un motivi preciso: pensava aver trovato la spalla giusta al suo centravanti argentino Icardi. Ora se lo ritroverà contro, sabato prossimo. Perché l’ex Sampdoria partirà ancora dal primo minuto.

De Laurentiis disorientato e deluso dopo Udine

I dettagli

La Repubblica scrive sul ritorno di Aurelio De Laurentiis a Napoli dopo le vacanze alle Maldive: “De Laurentiis l’ha ritrovata a +6, al ritorno dalle sue vacanze alle Maldive. Tutta colpa della scioccante sconfitta di Udine, che il presidente aveva trovato il modo di seguire alla tv, in uno sperduto atollo dei Tropici. Disorientato e deluso. Al suo rientro in Italia, però il numero uno azzurro non ha commentato il ko nemmeno con una parola, nonostante l’amaro in bocca e un po’ di cose da ridire. Sull’allergia di Sarri al turn over, per esempio. E anche sulla sbandata di Higuain, il cui scatto di nervi rischia di penalizzare tutto il Napoli, costretto a fare a meno del suo campione (lautamente stipendiato) proprio nel momento più importante del campionato” 

MALAGIUSTIZIA – C’è poco da ridere

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                      MALAGIUSTIZIA MASSIMO GRAMELLINI

MALAGIUSTIZIA I quattro adolescenti rom che sguainano impavidi i pollicioni davanti alla fotocamera non sono una rock band, ma una band e basta, immortalata nella sala d’aspetto di un distretto di polizia. Hanno divelto un tombino nel centro di Vicenza alle quattro e mezza della notte e lo hanno scagliato contro la vetrina di un negozio che esponeva due nuovi modelli di iPhone. Sono stati presi mentre scappavano con la refurtiva. Il capo ha quindici anni. Gli altri, tra i quali una ragazzina fuggita da una casa-comunità, anche meno.

Dire che non sembrano pentiti è un eufemismo. È che non sembrano neanche preoccupati delle conseguenze. Si comportano da impuniti perché sanno che tanto nessuno li punirà. Infatti, subito dopo la foto, sono stati rimessi in libertà.

Ora, non dico di mandarli in carcere, dove imparerebbero soltanto a diventare peggiori. Ma cosa vieta di spedirli due ore al giorno a fare gli spazzini in un parco pubblico o i camerieri alla mensa dei poveri? Altrimenti cresceranno con l’idea che la vita sia un luogo senza regole, dove a ogni azione non segue mai qualche forma di reazione. Voglio vivere in uno Stato che non faccia paura. Ma uno Stato che non incute più rispetto si merita quei pollicioni, simbolo della sua resa.

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Un gol di Zola in Bari-Napoli 1-3 del 1992: il 12 aprile 1992

I dettagli
Il giorno 12 aprile il Napoli ha giocato dodici partite, dieci in serie A e due in serie B, ottenendo sei vittorie e tre pareggi, con tre sconfitte.
 
Ricordiamo il 3-1 a Bari nell’undicesima di ritorno della serie A-1991/92
 
Questa è la formazione schierata da Claudio Ranieri:
 
Galli; Ferrara, Francini (46′ De Napoli); Tarantino, Alemao, Blanc; Mauro, Corradini, Careca, Zola (87′ Filardi), Silenzi
 
I gol: 21′ Platt (rig), 47′ Zola, 52′ Bellucci (aut), 89′ Alemao
 
Dopo ventisette giornate il Napoli era terzo in classifica alle spalle di Milan e Juventus. A fine stagione gli azzurri chiusero al quarto posto, sorpassati dal Torino. Il gol del pareggio in apertura di ripresa porta la firma di Gianfranco Zola. Il fantasista sardo vanta 35 gol nelle sue 136 partite in maglia azzurra: 32 in 105 di serie A e 3 nelle 23 di coppa Italia. Non ha segnato nelle sue 8 presenze in Europa.

Giovanni Di Meglio (ex Juve Stabia): Vedo le vespe favorite ad Ischia. Il Presidente Fiore…

Di Meglio ospite al Pungiglione Stabiese

Nel corso della trasmissione di ViViRadioWeb, Il Pungiglione Stabiese, abbiamo ascoltato in collegamento telefonico l’ex calciatore della Juve Stabia e dell’Ischia, Giovanni Giuseppe Di Meglio

Di seguito le sue dichiarazioni.

Tu hai vestito la maglia della Juve Stabia dal 1996 al 2000, gli anni migliori di Fiore: Si, giocare a Castellammare è stata un’esperienza indimenticabile, unico neo la disfatta allo stadio Partenio di Avellino contro il Savoia. Fu un dramma, avevo 23 anni e tale sconfitta segnò la mia carriera. Dispiace, fu un’annata fantastica rovinata in toto dalla malafede arbitrale. Il presidente scese negli spogliatoi al termine del primo tempo per incitare la squadra, io in quella gara ingiustamente espulso dopo appena venti minuti di gioco e purtroppo non ricordo i particolari. Provo tanta rabbia, visto che si trattó di un furto, l’arbitro Gabrieli di Frosinone decise le sorti della gara. In questi anni la giustizia sportiva ha svolto il suo corso dopo lo scandalo Calcoiopoli. Fortunatamente poi la Juve Stabia è riuscita ad andare in serie B, lo mertitavano i tifosi, ho gioito anch’io a distanza di anni.

Il Presidente Roberto Fiore ha espresso il suo rammarico per la mancata promozione. Ci sono ricordi o aneddoti che ricordi con più piacere: E’stato un grande presidente, vulcanico e ci spronava ad ottenere risultati importanti. Quest’anno ci siamo rivisti ad Ischia. Il presidente avrebbe meritato di coronare il suo sogno, ci dava sempre un premio vittoria il giovedì successivo alla gara. Manteneva sempre le promesse e amava tanto rapportarsi con la squadra. Indossare la maglia della Juve Stabia mi ha fatto crescere tantissimo, è stato fantastico soprattutto in quel periodo dove militavano tanti campioni. Ancora oggi mi sento telefonicamente con diversi calciatori, su tutti Roberto Amodio e Fontana. L’anno scorso mi capitò di ritornare a Castellammare per visionare la sfida proprio contro l’Ischia, fu un emozione indescrivibile.

Il tuo ricordo sui tifosi: Ricordo i tifosi con affetto, in casa ci trascinavano incessantemente. In particolare lo stereo in curva, si faceva sentire e ci dava la giusta carica al nostro ingresso in campo. Non dimentico poi la semifinale play-off vinta contro il Giulianova, l’entrata in campo con il cavallo fu qualcosa di unico. Lo stadio era strapieno, l’entusiasmo dei tifosi ci trascinò oltre il novantesimo. Infine, non dimentico la presentazione alle Terme, c’era tantissimo entusiasmo e oltre 600 persone che ci accolsero. Fu una presentazione spettacolare, col presidente Fiore che invito’ ospiti illustri, su tutti l’attore Cristian De Sica e l’attuale presidente del Napoli Aurelio De Laurentis. Sono diminuiti i tifosi allo stadio? Sicuramente i tempi sono cambiati e in Lega Pro il livello qualitativo si è abbassato di molto, anche se ritengo che il tutto dipende sempre dall’entusiasmo e dalla programmazione. Sono sicuro che in futuro la Juve Stabia ritornerà ad ambire altre posizioni di classifica.

La Juve Stabia, ha vinto contro il Messina, squadra dove hai militato: Con questa vittoria le vespe sono quasi fuori dal tunnel. Ho seguito con interesse le vicissitudini della Juve Stabia, quest’anno è andata così, un’annata di transizione da archiviare in fretta. Diverse aspettative ad inizio stagione? Indubbiamente. I risultati però non sono stati soddisfacenti, in corso d’opera sono cambiati i proclami e in fondo si è capito che bisognava raggiungere una tranquilla salvezza. L’obiettivo sta andando in porto.

Dopo il match di andata, un giudizio sulla partita tra Ischia e Juve Stabia di sabato: Penso che la Juve Stabia non abbia problemi a vincere, contro un Ischia dotato di ottime individualità. I valori in campo sono indifferenti. Prima di approdare alla Juve Stabia, ebbi modo di indossare la maglia isolana, fu un’annata bellissima e importante che mi permise di consacrarmi  alla Juve Stabia. L’Ischia dopo un avvio convincente, si ritrova nuovamente a lottare per evitare la retrocessione. I tifosi sono stanchi, nessuno va più allo stadio, in quanto la tifoseria è stata illusa da pseudo imprenditori napoletani. Tante mancate promesse, hanno addirittura allontanato la squadra dal territorio e ceduto l’intero settore giovanile. La squadra si è indebolita nella sessione invernale di calciomercato. Spero che ai play-out la squadra possa riuscire a salvare l’annata, impresa difficile, ma di certo non impossibile.

Armando Mandara

ROMA-BOLOGNA FINISCE 1-1, LA PORTA E’ STREGATA PER I GIALLOROSSI

CRONACA DEL MATCH

Siamo alla trentaduesima giornata del campionato di Serie A e l’obiettivo è quello di tenere il passo del Napoli consolidando così il terzo posto per tentare di agguantare la seconda piazza. De Rossi rileva uno stanchissimo Keita, Dzeko è ancora fuori dall’11 titolare. Nei precedenti incontri tra le due squadre tantissimi sono stati i gol segnati.

PRIMO TEMPO: Al 2’ del match già Mirante compie il primo miracolo, toglie praticamente il pallone dalla rete: Iago Falque tira una sassata dalla trequarti che viene deviata in corner. All’8’ un’azione ben manovrata dei giallorossi costringe il portiere rossoblu ad un secondo intervento su Pjanic, che aveva ricevuto palla da Perotti. La Roma tenta di fare la partita ma il Bologna fa molta densità a centrocampo. Al sedicesimo minuto Salah scheggia il palo con un colpo di testa, prontamente ribattuto in porta da El Sharaawy ma il gol è annullato per fuorigioco. Subito dopo un difensore del Bologna si immola su un colpo secco di Iago Falque. Al 19’ Rudiger ci prova di testa e al 21’ De Rossi salva la porta di Szczesny, evitando che il cross di Rizzo venisse spinto a rete da Floccari. AL 23’ occasione monumentale per la Roma: Salah si lancia in una delle sue solite sgroppate, la posizione è regolare, Mirante devia su Pjanic che però scivola al momento del tiro. Al 25’ arriva l’inaspettato gol della squadra ospite: su un calcio di punizione di Zuniga, Rossettini svetta su Rudiger infilando la palla in fondo al sacco da una brevissima distanza!!! I ragazzi di Spalletti, però, non si disuniscono e si gettano subito in avanti alla ricerca del pareggio, incoraggiati dai cori del pubblico presente. Al 34’ c’è un brutto fallo di Mbaye su Perotti, Massa ammonisce il terzino del Bologna. Cominciano il riscaldamento sia Totti che Dzeko. Al 42’ altro affondo dei padroni di casa: El Shaarawy, però, fallisce il gol. Sempre nello stesso minuto prima sostituzione della gara: esce Donsah, entra Pulgar tra le fila del Bologna.

SECONDO TEMPO: Al rientro delle squadre in campo Francesco Totti subentra a Iago Falque e ad inizio secondo parziale succede l’incredibile: terzo palo per Salah. Il tiro a giro dell’esterno egiziano non riesce ad entrare nel sacco. Su assist coi controfiocchi del capitano, però è proprio Salah l’autore del pareggio giallorosso! Al 50’ minuto il punteggio si attesta sull’1-1. al 59’ seconda sostituzione per i rossoblu: entra Oikonomou al posto di Masina ma ormai in campo ci sono solo i padroni di casa: il Bologna non riesce più a venire fuori. Al 64’ Mirante respinge un tiro di piatto del capitano evitando che si completi la rimonta dei giallorossi. La Roma ormai chiude gli avversari nella sua metà campo e colleziona una serie di corner. Al 68’ il neo entrato Oikonomou rischia di commettere fallo da rigore su El Shaarawy, ma per l’arbitro non c’è nulla . Al  Al 71’ Dzeko subentra al faraone. Al 74’ Massa ammonisce Oikonomou. Al settantanovesimo Perotti percorre al piccolo trotto tutta la fascia, arrivato in area crossa in mezzo ma nessun compagno è pronto a raccogliere. All’82’ Totti confeziona un passaggio dei suoi per Salah che, peccando un po’ di egoismo decide di fare tutto da solo, tira potente ma la palla va di poco fuori. All’81’ entra Kraft ed esce Maietta nel Bologna. All’88’ ennesima occasione tinta di giallo e di rosso: Perotti servito da Totti spara alto. Al 90’ entra Keita al posto di De Rossi. I minuti di recupero segnalati sono 4. Al 91’ Pjanic consegna un pallone perfetto a Totti, che però ,mette in mezzo anziché calciare di prima intenzione e poi al 93’ viene ammonito. La gara finisce così, 1-1 all’Olimpico tra Roma e Bologna.

 

FORMAZIONI UFFICIALI:

ROMA (4-3-3) 25 Szczesny; 24 Florenzi, 44 Manolas, 2 Rudiger, 3 Digne; 15 Pjanic, 16 De Rossi, 14 Iago Falque, 11 Salah, 8  Perotti, 22 El Shaarawy

A disp: 26 De Sanctis, 5 Castan, 13 Maicon, 33 Emerson , 35 Torosidis, 87 Zukanovic, 20 Keita, 6 Strootman, 21 Vainqueur, 48 Ucan, 10 Totti, 9 Dzeko

All.: Spalletti

Diffidati: Digne, Pjanic, Keita Squalificati: Nainggolan

BOLOGNA (4-5-1) 83 Mirante; 15 Mbaye, 13 Rossettini, 20 Maietta, 25 Masina; 22 Rizzo, 30 Donsaqh, 21 Diawara, 33 Brighi, 11 Zuniga; 99 Floccari

A disp: 1 Da Costa, 32 Stojanovic, 2 Oikonomou, 4 Kraft, 5 Pulgar, 6 Crisetig, 18 Acquafresca, 19 Constant, 23 Brienza, 24 Ferrari, 28 Gastaldello, 98 Tabacchi

Diffidati: Destro, Taider, Diawara,

Squalificati: Giaccherini

Arbitro: Massa Davide di Imperia

Assistenti: Di Fiore, Crispo

Addizionali: Irrati, Pinzani

IV uomo: De Pinto

Note: totale spettatori paganti 32835

Claudia Demenica