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ARENA DI VERONA QUARTA RAPPRESENTAZIONE DELLA TRAVIATA: MARTEDÌ 12 LUGLIO 2016

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Il 12 luglio alle 21.00 quarta rappresentazione dell’opera La Traviata, melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave e musica di Giuseppe Verdi.

Regia, scene, costumi e luci portano la firma di Hugo de Ana; le coreografie sono di Leda Lojodice. L’opera, commissionata a Verdi per il carnevale 1853 con libretto di Francesco Maria Piave, viene composta in appena quaranta giorni. Il regista argentino Hugo de Ana posticipa l’ambientazione di circa quarant’anni, in un’enorme pinacoteca ideale in cui il vuoto delle tele accentua il gioco tra verità e finzione scenica. È uno spazio in cui si intrecciano le dinamiche dell’esistenza: frivolezza, mondanità, leggerezza di sentimenti, prostituzione, ma anche scoperta dell’amore e sacrificio.Violetta è un personaggio profondamente umano, la cui sensualità è abilmente sottolineata anche dai costumi scelti per l’allestimento. Il regista ha guardato ad un periodo ben specifico, partendo da un quadro visto al museo Revoltella di Trieste, una “Dama delle camelie” italiana di fine Ottocento, di un pittore poco noto, Eugenio Scomparini: «Ho guardato più volte quella pittura… ed è proprio Violetta che sta morendo. Ho sempre avuto l’idea di utilizzarla come immagine in un teatro più piccolo. Così ho ambientato la vicenda nel 1890, un periodo in cui, con la rinascita del mondo industriale, l’ambiente lascia segni profondi anche sui lineamenti della protagonista. La mia intenzione è quella di sottolineare la sua fragilità interiore, ma anche di evidenziare le caratteristiche di donna ideale per dare una forza visiva maggiore all’uso di espressioni chiare nell’allestimento». Ne scaturisce così una Traviata più vicina alla tradizione, al bel stile italiano del melodramma.

Per la quarta rappresentazione del capolavoro verdiano ritroviamo Jader Bignamini alla direzione dell’Orchestra, mentre il cast sarà così composto: Violetta Valéry sarà interpretata da Nino Machaidze, nel ruolo di Alfredo Germont troveremoFrancesco Demuro, nelle vesti di Giorgio Germont vedremo Dalibor Jenis, Flora Bervoix sarà impersonata da Clarissa Leonardi, Annina da Madina Karbeli. Gastone di Letorières avrà il nome di Paolo Antognetti, il Barone Douphol diAlessio Verna, il Marchese d’Obigny di Romano Dal Zovo, il Dottor Grenvil di Paolo Battaglia, Giuseppe di Cristiano Olivieri e il duplice personaggio del Domestico/Commissionario di Victor Garcia Sierra.

Orchestra, Coro diretto dal M° Vito Lombardi, Corpo di ballo coordinato dal M° Gaetano Petrosino  e Tecnici dell’Arena di Verona, insieme a numerosi mimi e comparse.

 

Repliche: 15, 22, 26, 30 luglio 2016 (ore 21.00)

Valdifiori, l’ agente conferma: “La volontà della società e del tecnico è di trattenerlo”

Mario Giuffredi, procuratore sportivo, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli parlando, fra le altre cose, del futuro di Mirko Valdifiori:
“Posso confermare che la volontà della società e del tecnico Maurizio Sarri è quella di confermare Valdifiori. Il ragazzo è reduce già da una stagione in maglia azzurra e sicuramente farà del suo meglio per cercare di ribaltare le gerarchie e ritrovare una maglia da titolare. Bisognerà vedere cosa succede ma se Sarri vuole che Mirko rimanga, al ragazzo non può che fare piacere”.

Whatsapp: gli aspetti legali che tutti dovrebbero conoscere

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Guida alle principali condizioni d’uso di Whatsapp e agli aspetti inerenti la privacy

Da quando esiste Whatsapp la messaggistica istantanea ha definitivamente “spopolato” tra i cittadini del mondo: persone dei diversi paesi, infatti, possono comunicare e scambiarsi video, foto e messaggi vocali con una semplice connessione ad internet sul proprio telefonino.

Non tutti coloro che utilizzano Whatsapp, però, si sono soffermati ad analizzare gli aspetti legali che caratterizzano il servizio e che formano oggetto delle condizioni d’uso, nonostante queste, al momento in cui si è scaricata l’applicazione, sono state espressamente accettate.

Vediamo quindi quali sono le principali cose da sapere su tale applicazione.

Siti terzi

Innanzitutto, Whatsapp si solleva da qualsiasi forma di responsabilità inerenti gli eventuali link a siti di terze parti trasmessi per il suo tramite: contenuti, privacy policy e pratiche di piattaforme esterne non sono sotto il suo controllo e gli eventuali risvolti di illegalità che ne possono derivare sono di esclusiva responsabilità dell’utente.

Se quindi qualche amico o conoscente utilizza il servizio per reindirizzarci a siti spiacevoli, non potremo far altro che prendercela con lui senza pretendere che il servizio di messaggistica controlli i contenuti derivati da terzi.

Limiti all’utilizzo del servizio

La possibilità di utilizzare Whatsapp, poi, è subordinata alla sussistenza di determinati presupposti: se uno di essi viene meno, viene meno anche il permesso ad utilizzare il servizio.

Innanzitutto gli utenti possono utilizzare l’app solo per fini personali mentre non possono rivendere o pagare altri per l’uso o l’accesso al servizio.

Inoltre il servizio non può essere pubblicato o trasferito, copiato o distribuito né si può tentare di decodificarne, alterarne o modificarne qualsiasi parte.

Infine, ogni utente è ovviamente chiamato a rispettare sia i termini di servizio che le norme sulla privacy predisposte dalla società erogatrice del servizio.

Impegno degli utenti

Whatsapp richiede inoltre una serie di impegni agli utenti che hanno le necessarie abilità tecniche, come quello di non utilizzare sistemi automatizzati finalizzati ad inviare più messaggi di richiesta ai server o quello di evitare di tentare di decodificare il sistema o i protocolli.

A tutti gli utenti è poi richiesto di non raccogliere informazioni personali di terzi (compreso il numero di telefono) dal servizio, né di utilizzare i sistemi di comunicazione che questo offre per scopi di sollecitazione commerciale o di spam.

Diritti di proprietà intellettuale

In materia di proprietà intellettuale, nelle proprie condizioni d’uso Whatsapp chiarisce espressamente che il design del servizio, il testo creato, gli script, la grafica, le funzioni interattive e simili (con qualche eccezione), i marchi e i loghi in esso contenuti, sono di proprietà dell’applicazione o le sono stati concessi in licenza.

Per quanto riguarda gli status degli utenti, si ricorda che questi ultimi sono gli unici responsabili del loro contenuto, tanto che WhatsApp non rilascia alcuna garanzia in merito ad essi. Ogni utente, quindi, deve necessariamente disporre di eventuali licenze, diritti, consensi, autorizzazioni per l’utilizzo di Whatsapp.

Il problema viene in particolar modo in rilievo con riferimento al nome o alle immagini utilizzate nello stato: se si riferiscono a soggetti terzi, se ne deve aver prima acquisito il consenso o, comunque, il permesso.

Contenuti non ammessi

Particolarmente interessante è l’impegno richiesto da Whatsapp ai propri utenti di astenersi dal compiere determinate attività per il tramite del servizio messo loro a disposizione.

In particolare non è possibile inviare materiale protetto da copyright, da segreto commerciale o comunque appartenente a soggetti tutelati da diritti di proprietà.

Nel caso in cui sia violato il diritto d’autore di terzi o altri diritti di proprietà intellettuale, Whatsapp rimuoverà per quanto possibile i relativi invii e status. A tal proposito nelle condizioni di servizio è espressamente definito il percorso da intraprendere nel caso in cui si ritenga che sia stato leso un proprio diritto di tal genere.

Nelle condizioni d’uso è poi chiarito che non è possibile pubblicare falsità che potrebbero danneggiare il servizio o terzi e che non è possibile inviare tramite Whatsapp contenuti illegali in quanto osceni, diffamatori, offensivi, minacciosi, denigratori, razzisti e così via.

Per il tramite di tale applicazione non è inoltre possibile pubblicare pubblicità o sollecitare determinate attività, fingere di essere un’altra persona, inviare o archiviare materiale contenente virus, worm o altri codici, file, script o programmi dannosi, interferire o interrompere l’integrità del servizio o la sua prestazione e i dati in esso contenuti e tentare di accedere al servizio in maniera non autorizzata.

Tutti i contenuti per adulti devono infine essere identificati come tali.

Limitazioni di responsabilità

In maniera molto chiara, Whatsapp dedica una parte delle sue condizioni d’uso a sottolineare le proprie limitazioni di responsabilità.

In particolare nessuna responsabilità è assunta dal servizio per qualsiasi errore o imprecisione dei contenuti con esso trasmessi, per eventuali lesioni personali o patrimoniali conseguenti l’accesso e l’utilizzo del servizio stesso, per eventuali accessi o utilizzi non autorizzati dei suoi server e per tutte le informazioni personali salvate.

Non si ha alcuna responsabilità neanche in caso di interruzione o cessazione del servizio, trasmissione di bug, virus e simili, eventuali errori o omissioni di contenuto, perdite o danni di qualsiasi tipo.

Chi può utilizzare Whatsapp?

Ma l’aspetto forse più importante che emerge dai termini di servizio è che Whatsapp può essere utilizzato solo dai maggiori di 16 anni di età.

Peraltro esso non può essere utilizzato in paesi soggetti a embargo statunitense, che sono stati designati dagli USA come “supporter” del terrorismo o che comunque risultano in qualche particolare elenco tenuto dagli Stati Uniti.

Paesi terzi rispetto agli Stati Uniti

In generale il servizio di Whatsapp è offerto e controllato dagli Stati Uniti d’America.

Fatte salve le limitazioni di responsabilità, quindi, la legge applicabile per eventuali illeciti commessi per il suo tramite è quella del paese ospitante.

Ciò vuol dire che in Italia singoli comportamenti vietati, commessi per il tramite di Whatsapp, saranno comunque sanzionati anche se non lo sono negli USA.

Comportamenti sanzionabili

Ma quali comportamenti che possono essere posti in essere mediante Whatsapp sono sanzionabili?

La risposta, anche alla luce dell’esenzione da responsabilità, è semplice: tutti quelli che possono essere commessi con normali mezzi di comunicazione.

In generale si può dure che è vietato (e il servizio lo dice espressamente) l’invio di messaggi e contenuti di natura razzista, offensiva, pornografica, minacciosa, diffamatoria o comunque illegale.

Privacy

Per quanto riguarda la privacy, infine, con Whatsapp si può stare abbastanza tranquilli, specie negli ultimi tempi.

Il sistema ha infatti recentemente introdotto la tecnologia di crittografia “end-to-end”.

Essa in sostanza fa sì che i contenuti relativi a qualsiasi tipo di scambio avvenuto su Whatsapp siano visibili solo al loro mittente e al loro destinatario. Ne restano esclusi i Governi, gli hacker, le forze dell’ordine e Whatsapp stesso.

Valeria ZeppilliAvv. Valeria Zeppilli
E-mail: valeria.zeppilli@gmail.com
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss ‘Guido Carli’ di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l’Università ‘G. D’Annunzio’ di Chieti – Pescara

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L’ entourage di Pereyra: ”Il calciatore gradisce la destinazione partenopea”

Claudio Vagheggi, intermediario di mercato che sta collaborando con l’ agente di Pereyra, ha parlato così ai microfoni di Radio Crc:

“Sto collaborando con Sergio Furlan per il trasferimento di Pereyra. Posso dire che il calciatore gradisce particolarmente la destinazione partenopea. La squadra di Sarri potrebbe garantirgli maggiore continuità in termini di utilizzo. A breve potrebbero esserci aggiornamenti importanti sulla trattativa.
Widmer? Sono certo che con Sarri potrebbe migliorare molto, anche sul piano tattico. Il Napoli farebbe sicuramente due grandi acquisti se riuscisse a chiudere entrambe le trattative, inoltre Allan sarebbe felice di riabbracciare i suoi ex compagni”.

Seguiranno aggiornamenti nelle prossime ore

Ssc Napoli, la radio ufficiale – C’ è la volontà di trattenere Valdifiori da parte della società

A Radio Kiss Kiss Napoli, nel corso della trasmissione Radio Gol, il conduttore Valter De Maggio ha parlato di un clamoroso retroscena riguardo il futuro di Mirko Valdifiori. Ecco quanto evidenziato:

“Vi do una notizia su Mirko Valdifiori: abbiamo parlato con il procuratore e sappiamo che sia De Laurentiis che Maurizio Sarri sono intenzionati a trattenere il centrocampista anche per la prossima stagione. Questa la volontà della società, ora tocca all’ entourage del calciatore riflettere su questa proposta”.

Hysaj, l’ agente: “Per il momento nessun accordo, si cerca la soluzione migliore”

Mario Giuffredi, procuratore tra gli altri di Elseid Hysaj, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc in merito al futuro del suo assistito:

“C’ è stato un primo approccio ieri con il Napoli per discutere del rinnovo ma bisogna valutare diverse situazioni, capire se il club vorrà inserire anche una clausola rescissoria. Non è stato trovato nessun accordo per il momento, in questi casi serve del tempo ma credo che alla fine si troverà la soluzione migliore sia per il giocatore che per la  società. Elseid è cresciuto molto la scorsa stagione e se dovesse continuare su questo binario potrebbe diventare uno dei calciatori più importanti del Napoli, anche in ottica mercato”.

Roma, Alisson si presenta: “Sono concentrato solo sul campo. Szczesny? Concorrenza leale”

Indosserà la maglia numero 19  Alisson Ramses Becker, il portiere che Sabatini ha acquistato dall’Internacional di Porto Alegre. Una casacca pesante da portare sulle spalle, visto che prima di lui l’aveva indossata niente di meno che  Walter Samuel  “The Wall”. Dopo Doni e Julio Sergio, nella capitale arriva un altro portiere brasiliano, classe ’92, nato a Novo Hamburgo, alto 1,93 m e “di grandissima personalità”, parola del difensore ex Roma Juan. Nella sala stampa di Pinzolo, viene oggi presentato ufficialmente come calciatore della AS Roma. Queste le sue parole:

Le prime dichiarazioni sono del dg Baldissoni:
“Diamo il benvenuto ad un nuovo calciatore brasiliano, Alisson Ramses Becker . Ha solo 23 anni ed ha già 108 presenze con l’Internacional e ben 9 con la nazionale brasiliana di cui ha difeso la porta in Coppa America. Viene dall’Internacional di Porto Alegre. La Roma ha già comprato da questo club RobertoFalcao, non possiamo che augurargli lo stesso percorso di successi”.

Hai già parlato con il mister? Cosa ti ha chiesto?
“Mi ha spiegato come far ripartire l’azione, come avviare l’azione da dietro. Sono felice di essere qui, nello stesso club di Falcao e spero di ripercorrere le sue orme”.

Che differenze hai notato rispetto ai metodo di allenamento brasiliani?
“Se c’è qualche differenza, riguarda l’aspetto tecnico con i preparatori dei portieri. Il lavoro con la squadra è lo stesso”.

La presenza di Szczesny è più uno stimolo o un fastidio?
Sono molto felice di essere qui, non do importanza a ciò che succede fuori dal campo”.

Come stile preferisci Buffon o Neuer?
“Sono cresciuto con il mito di Buffon, era il mio idolo da bambino. Negli ultimi anni ho apprezzato anche Neuer, Probabilmente, Buffon è più forte tecnicamente, Neuer ha più forza e velocità. Ammiro entrambi pur rispettando le differenze tra i due”.

Sei contento anche sapendo che potresti non essere titolare? Il passaporto?
“Ribadisco che per me il tema non è importante. Szczesny ha fatto bene alla Roma ma io sono concentrato sul campo, voglio dimostrare il mio valore, ripagare la fiducia che mi è stata data e sono sicuro che ci sarà una concorrenza leale tra di noi. Sul passaporto non c’è ancora nulla di concreto, ma è una possibilità”.

Perché non hai scelto la Juventus?
“Il motivo è semplice: la fiducia che la Roma ha riposto in me. Mi hanno sin da subito presentato un grande progetto e sono sicuro che mi troverò bene qui assieme alla mia famiglia”.

Le tue caratteristiche tecniche? Ed i punti deboli?
Interviene Baldissoni: “I punti deboli non li riveliamo”.
“È difficile parlare di me stesso. Mi ritengo un portiere rapido, con un buon senso della posizione sia dentro che fuori dai pali. Posso migliorare su tutti i fondamentali, mi concentrerò in particolare sulle uscite con i piedi visto che qui è così importante”.

Ti aspettavi qualcosa di più dalla Coppa America?
“Sì, certamente avremmo voluto fare meglio. L’obiettivo era vincere il torneo ma il calcio è così, si vince e si perde. Il calcio brasiliano vive un momento di transizione, si sta ricostruendo ma vorremmo tornare a regalare gioie ai tifosi”.

In Brasile c’è tutta questa attenzione a come un portiere gioca con i piedi?
“Personalmente, a partire dalle categorie inferiori ho sempre cercato di giocare con i piedi con la finalità di diventare un portiere moderno, con un occhio sempre rivolto al calcio europeo. Il Brasile si sta adattando. Ci sono ancora dei preconcetti: quando il tifoso vede il retropassaggio rumoreggia un po’, ma si sta cercando di andare avanti. Io ho sempre cercato di giocare palla al piede perché in nazionale ho molti compagni abituati ad essere serviti così”.

Totti?
“Per me significa moltissimo, è un grandissimo onore giocare con un idolo mondiale. Mio nipote si chiama Francesco in suo onore ma non parlo ancora bene in italiano quindi non ho avuto modo di parlarci molto”.

Hai avuto modo di parlare con il connazionale ed ex giallorosso Doni? Come va l’ambientamento?
“Doni non lo conosco personalmente, solo per fama. Per quanto riguarda l’ambientamento, a livello climatico Roma è simile a Porto Alegre, con l’estate caldissima e l’inverno freddo. L’unico problema è relativo alla lingua, ma non credo che avrò grandissime difficoltà”.

In Italia si ritiene che i portieri brasiliani sono discontinui…
“Non sapevo di questa visione dei portieri brasiliani. Ribadisco che dono concentrato sul campo, sull’affinità con il reparto difensivo in particolare. Lavoro per raggiungere regolarità e costanza”.

Perché il numero 19?
“Era uno di quelli a disposizione, non ha un significato particolare. All’Internacional avevo il numero 1, anche in nazionale”.

In passato Falcao ha dichiarato che hai problemi nel guidare la difesa…
Interviene Baldissoni: “Non ci risultano queste dichiarazioni”.
“Non mi era giunta voce di queste dichiarazioni ed un po’ mi sorprendono ma del resto ognuno ha la sua opinione. All’Internacional ero diventato capitano anche per la mia capacità di guidare la squadra. Il portiere deve usare la forza e la testa e può capitare di prendere una decisione errata”.

 

Claudia Demenica

Banche, la Francia apre all’Italia: “Bisogna essere solidali”

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Fonti diplomatiche europee, però, frenano: “Un ammorbidimento della direttiva sul bail in per sostenere le banche italiane in difficoltà “sarebbe un boomerang” o “controproducente”. I titoli del credito sono in altalena

Banche, la Francia apre all’Italia: ristabilire la fiducia nel sistema bancario italiano attraverso la solidarietà europea. Il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, in arrivo a Bruxelles per l’Eurogruppo, apre alla richiesta di flessibilità da parte del governo italiano spiegando che le regole “vanno applicate con intelligenza. Oggi è una preoccupazione per il governo italiano, quella di prendere le misure necessarie per ristabilire la fiducia nell’insieme del sistema bancario italiano. Credo sia nostro dovere essere solidali”.

Tuttavia a livello europeo c’è chi sostiene che un ammorbidimento della direttiva sul bail in per sostenere le banche italiane in difficoltà “sarebbe un boomerang” o “controproducente”. E’ quando dicono fonti diplomatiche europee. La preoccupazione sulle banche italiane e la trattativa in corso fra il governo e la Commissione sul modo di gestire la situazione senza violare le norme Ue sugli aiuti di Stato e sul “bail in”, quest’ultima in vigore dall’inizio di quest’anno, non saranno però oggetto di dibattito in Consiglio, domani.

“Non è tempo di discuterne a questo livello” , spiegano i funzionari ricordando che al momento “è già in corso un dibattito tra l’Italia e la Commissione”. Tuttavia, tra gli Stati membri “la posizione generale è che disfare le regole non sarebbe saggio”. In particolare, per quanto riguarda la direttiva Brrd sul risanamento delle banche, “le norme sono state decise dopo un duro lavoro, e qualsiasi alleggerimento delle stesse avrebbe effetti controproducenti”, secondo il diplomatico. Oggi pomeriggio, i ministri delle Finanze europei si riuniscono nel formato a 19 dell’Eurogruppo. Una presa di posizione che ha prodotto l’immediato effetto di frenare le vendite in Borsa sull’intero comparto: resta sugli scudi Mps, mentre salgono in altalena Ubi, Unicredit, Banco Popolare, Bpm e Intesa Sanpaolo.

La situazione delle banche sarà dunque all’ordine del giorno dell’Eurogruppo anche perché le regole europee permettono già la ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato di banche solvibili a cui però dovrebbe essere associato il contributo di azionisti e di obbligazionisti: il governo italiano, invece, vorrebbe strappare una sospensione di questo principio. L’applicazione del bail-in su Mps travolgerebbe infatti 60mila risparmiartori che hanno acquistato allo sportello un bond da 2,16 miliardi di euro emesso dalla banca per finanziare l’acquisizione di Antonveneta. Un rischio che il governo non può permettersi di correre in un contesto delicato, segnato da rischi alla stabilità finanziaria e dal prossimo voto sulla riforma del Senato.

Il nodo è complesso, ma la Commissione si è detta disponibile a trovare un accomodamento per gli investitori non istituzionali. Bruxelles – di fatto – è stretta fra il desiderio di rispettare le regole Ue e la consapevolezza che la vicenda bancaria italiana è seria, e potenzialmente dannosa per il resto dellazona euro. Probabile quindi che si trovi un accordo sfruttando le stesse regole Ue secondo cui il bail-in può essere sospeso quando sia a rischio la stabilità finanziaria. Una tesi sostenibile nel caso di Mps, dal momento che si tratta della terza banca italiana.
Banche, la Francia apre all’Italia: “Bisogna essere solidali”

Tribunale di Milano : ”La supertassa sui permessi di soggiorno discrimina gli stranieri”, governo condannato a risarcire

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La sentenza del tribunale di Milano che bacchetta ministeri e presidenza del Consiglio e apre la strada ai rimborsi di quanto pagato dal 2011. “Sproporzionata” la tariffa da 100 a 245 euro chiesta per il rilascio e il rinnovo del documento rispetto a quanto pagano gli italiani per certificati analoghi

Il ministero dell’Interno, quello dell’Economia e la presidenza del Consiglio dei ministri sono stati condannati dalla prima sezione civile del Tribunale di Milano a risarcire i danni a sei cittadini stranieri che avevano pagato la “supertassa” per il rinnovo o la richiesta del permesso di soggiorno, che varia dai 100 ai 245 euro. Nell’ordinanza firmata dal giudice Martina Flamini si legge che è “discriminatoria” e “sproporzionata” la tariffa richiesta agli stranieri residenti per la domanda di rinnovo o rilascio del permesso di soggiorno, anche non di lungo periodo. La tassa sul permesso di soggiorno è stata introdotta dal Decreto ministeriale del 6 ottobre 2011.

Il decreto  era stato annullato dal Tar del Lazio nel maggio scorso, su ricorso promosso dalla Cgil, a seguito di una pronuncia della Corte di Giustizia europea del settembre 2015  che aveva ritenuto la tassa un ostacolo eccessivo al conseguimento del permesso di soggiorno (sia a tempo determinato, che indeterminato). Annullamento arrivato anche perché la “tassa” era molto più alta di quella necessaria per qualsiasi analogo documento amministrativo richiesto agli italiani.

Nonostante i due pronunciamenti, della Corte eutopea e del Tar, il ministero fino ad oggi non aveva ancora provveduto alla modifica della normativa e sinora nessuno straniero aveva ottenuto il rimborso di quanto pagato in passato. Ora, nel  provvedimento del Tribunale miilanese il giudice condanna il due ministeri e il capo del Governo alla restituzione parziale di quanto versato dai sei ricorrenti, tutti immigrati regolarmente residenti a Milano,  difesi dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione).

I due legali e l’associazione – specializzata in ricorsi contro la pubblica amministrazione quando ci sono gli estremi per la denuncia di razzismo o discriminazione – reputano che la decisione del Tribunale sia importante non solo perché ribadisce l’illegittimità della tassa nella misura prevista dal decreto (che ancora oggi viene richiesta dalle Questure “del tutto illegittimamente”  secondo gli avvocati) ma anche perché apre la strada ai rimborsi di quanto pagato dal 2011 (anno in cui la “supertassa” è stata introdotta) da tutti gli stranieri che in Italia hanno chiesto o rinnovato il permesso di soggiorno.

“Ora, anche il Tribunale di Milano decreta che l’aver richiesto un pagamento in misura non consentita dall’ordinamento europeo costituisce anche discriminazione e viola il principio di parità di trattamento previsto dalla Direttiva 109/2003, proprio in quanto pretende degli stranieri una tassa sproporzionata rispetto a quanto previsto per analoghi documenti per i cittadini italiani”, spiegano i due avvocati delll’Asgi. “L’importanza della pronuncia milanese deriva soprattutto dal fatto che, per la prima volta, viene affermato il diritto al rimborso di quanto pagato dagli stranieri dall’entrata in vigore del decreto”.

Nella sentenza si legge: “La discriminazione per motivi di nazionalità opera, in ragione del mero rilievo del trattamento deteriore riservato allo straniero quale effetto della sua appartenenza ad una nazionalità diversa da quella italiana (…).  La parte ricorrente ha dimostrato che i cittadini stranieri, costretti a corrispondere le somme per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, sono vittima di discriminazione diretta fondata sulla nazionalità”. Pertanto il giudice “condanna le pubbliche amministrazioni” a restituire a tre che hanno fatto ricorso “la somma di euro 245,00 ciascuno, nonché a restituire” agli altri “la somma di euro 145,00 ciascuno” e anche al pagamento delle spese legali per 6.100 euro.

vivicentro.it/cronaca  repubblica / “La supertassa sui permessi di soggiorno discrimina gli stranieri”, governo condannato a risarcire” ZITA DAZZI

Leggere il voto prendendo il bus (Paolo Corsini)

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO RINGRAZIANDO IL SEN. CORSINI PER L’INVIO

Leggere il voto prendendo il bus (Paolo Corsini)

Al fine di una valutazione dei risultati delle recenti consultazioni elettorali amministrative prenderò le mosse da alcuni riscontri e da considerazioni di carattere generale per poi procedere, con una lente d’ingrandimento ravvicinata, ad un ragguaglio su taluni casi emblematici, atti a suggerire qualche provvisoria indicazione conclusiva. Con una precisazione preliminare: il mio è certamente un punto d’osservazione parziale, politicamente interessato e certamente non coincide con quello più affidabile di un entomologo elettorale o di un sociologo della politica che riflette a freddo e sulla base di una metodologia sperimentata. Il che non mi esime dall’affidarmi agli esiti di ricerche già condotte all’indomani del voto, particolarmente dall’Istituto Cattaneo e dal senatore Pd Federico Fornaro che della sua competenza in materia ha dato proprio recentemente una brillante dimostrazione con un saggio assai documentato, Fuga dalle urne. Astensionismo e partecipazione elettorale in Italia dal 1861 ad oggi, Novi Ligure, Epoké, 2016.

Veniamo al dunque. Il primo dato da sottolineare è costituito dalla crescita diffusa dell’astensionismo. Un fenomeno particolarmente accentuato nei comuni capoluogo e capoluogo di regione dove, per limitarci a questi ultimi, la partecipazione si attesta su di un modesto e preoccupante 55,9 %, risalendo di poco al paragone delle europee, ma in forte calo sia rispetto alle politiche del 2013 che alle comunali del 2011. Non solo un astensionismo cronico, fisiologico, ormai stabile, ma pure uno intermittente, in significativa crescita, e una percentuale assai bassa di elettori costanti. In sostanza un progressivo allineamento a tendenze e comportamenti già affermatisi in molti Paesi, che dice di un’accentuata depoliticizzazione, di disinteresse ed estraneità, nonché rimanda a passivizzazione e protesta, ma pure ad una diserzione attiva come messaggio indirizzato soprattutto al Pd e finalizzato a suscitare correzioni di linea politica, di azione di Governo. Tutti fenomeni che chiamano in causa l’intero sistema politico e le sue forme di rappresentanza, sollevando altresì radicali interrogativi sull’operato delle agenzie di formazione ed educazione, nonché sull’efficacia dei canali di partecipazione, almeno là dove sopravvivono. In secondo luogo va rimarcata la presenza di un elettorato instabile, a forte volatilità, che sembra ridurre considerevolmente il voto di appartenenza e il voto di scambio a tutto vantaggio di un’espressione rancorosa e persino vendicativa della volontà di un elettore dall’opinione ”contro”, antiestablishment, antipolitica, desideroso di punire la ”casta”, le élites dirigenti, il ceto al governo. In sostanza un voto di cambiamento, da non confondere però con trasformazione intesa come soggettività che coltiva un disegno, un progetto in grado di dare forma alle cose. Ma contro chi?, e verso quale direzione? E rispetto a quali assetti di potere? A ben guardare la portata di quanto è avvenuto non consente in alcun modo di derubricare i risultati elettorali a semplice spia di una condizione di sofferenza e disagio locale, limitandone così significato e portata nazionali. Passiamo rapidamente in rassegna alcuni dati. Nel loro complesso le amministrative hanno determinato 99 cambi di maggioranza sui 143 comuni sopra i 15.000 abitanti, sanzionando così la bocciatura di oltre il 65% dei sindaci uscenti. Bersaglio principale di questo sconquasso il centro.-sinistra che accusa ben 67 sconfitte, ma pure il centrodestra e le liste civiche che si ritrovano all’opposizione rispettivamente in 22 e 12 comuni in precedenza governati. Sul versante, invece, delle amministrazioni conquistate è il centrodestra ad ottenere i risultati più soddisfacenti, riuscendo in 34 casi ad affermarsi sugli avversari, mentre il centro-sinistra e le liste civiche riportano un successo, determinando un cambiamento alla giuda delle municipalità, in 23 e 22 casi. A sua volta il Movimento 5 stelle, che in precedenza non controllava alcun comune, presenta un saldo del tutto positivo nel rapporto tra amministrazioni perse e conquistate con ben 20 vittorie di cui 19 nell’occasione dei ballottaggi. A questo riguardo una ulteriore puntualizzazione: al secondo turno centrosinistra e centrodestra escono vincitori ciascuno in circa il 30% dei casi, mentre il Movimento 5 stelle riesce a raggiungere il ballottaggio solo nel 17%, appalesando un’evidente difficoltà ad inserirsi all’interno del classico schema invalso nell’ormai superato sistema bipolare. Il dato politicamente rilevante sta, tuttavia, nella circostanza che il  ”non partito” di Grillo si rivela una straordinaria, formidabile ”macchina da ballottaggio”, perché laddove partecipa al secondo turno, soprattutto contro i partiti tradizionali, si assicura praticamente ovunque la vittoria ribaltando gli esiti del primo con rimonte e sorpassi talora sapientemente orchestrati, talora frutto di convergenze per altro largamente prevedibili. È l’affermazione del ”nemico” del ”mio nemico” contro il candidato meno gradito, confermando così quanto avvenuto in precedenza a Parma e Livorno la dove l’aspirante sindaco era espressione del Pd e del centrosinistra. Un Movimento 5 stelle dunque tendenzialmente ”partito della nazione”, trasversale, in grado di produrre l’effetto idrovora, di esercitare richiamo a largo raggio, oltre la fattura sinistra – destra e di acquisire consensi tra disparate aree di elettorato quanto al genere, all’età, alla professione, al grado d’istruzione. Chiave di volta del successo la capacità di dare rappresentanza alla delusione e all’insoddisfazione, alla marginalità e al ”dolore”, alla volontà di punizione della classe politica con la quale i suoi esponenti – per ora e sino a quando? – non sono identificati, denotando un alto grado di elasticità – la differenza percentuale di voti tra primo e secondo turno – e procurandosi un indubbio vantaggio competitivo. Ben oltre anche quello delle liste civiche. A rendere politicamente denso di significato questo dato sono soprattutto le regioni ”rosse”: un tempo a scenario statico, consolidato, adesso invece connotate da una contendibilità che muta tendenzialmente gli storici quadri di riferimento. Qualcosa di più di un campanello d’allarme, piuttosto un monito per il Pd e le forze di centrosinistra le quali pure sul versante più radicale incontrano smentite cocenti con risultati assai sconfortanti. Lo sfondamento al centro non è avvenuto e la conquista dei delusi del centrodestra si rivela un miraggio falsificato dalle urne. Un centrodestra per altro che, se unito, continua ad essere protagonista temibile e contendente non certamente prono. Con l'aggravante di una rottura ”sentimentale” di settori significativi del popolo della sinistra i quali, se non sono animati da passioni calde che fanno muovere le bandiere, spesso disertano o si rivolgono verso il Movimento 5 stelle, non accettando il ruolo di intendenza che, comunque, a prescindere, è disposta a seguire. Soprattutto se il partito si riduce ad un marchio, ad un arcipelago correntizio, ad un coacervo di famiglie notabiliari, tanto a livello nazionale che locale, ed è guidato dal decisionismo direttista proprio della democrazia recitativa, a conduzione teatrale, del leader. Ed in effetti là dove si mantiene viva una tensione coalizionale – è il caso di Milano e di Cagliari – si vince perchè si è in grado di promuovere mobilitazione, di rianimare i delusi e gli appartati, di far battere un cuore oltre il cono di tenebra, di convincere a votare quanti sono tentati dall’astensione e possono di nuovo riconoscersi in una plausibile agenda programmatica di governo. Un Pd, dunque, aggregativo di forze civiche, di soggetti associativi, di istanze popolari, oltre che di quel che resta di formazioni politiche collocate al suo fianco sinistro. Un Pd abilitato ad evitare le forche caudine di un isolamento penalizzante, capace di dare corpo al sogno clamorosamente fallito a Roma, al di là di ogni previsione, di attraversare l’arco di Costantino. Walter Tocci, il senatore democratico che rappresenta una delle poche coscienze inquiete e critiche del partito, ricorre spesso nei suoi interventi alla metafora del bus, descrivendo un percorso che anche Marco Revelli ha nitidamente tracciato per fornire una plausibile spiegazione – una, molto rilevante, anche se non unica – della sconfitta di Piero Fassino a Torino e con lui di Matteo Renzi. Una metafora applicabile, con le dovute distinzioni, anche a Bologna dove pure Merola ha vinto, ma con un Pd che lascia sul terreno decine di migliaia di voti.

Un tempo si prendeva il bus in centro per uscire dalla città di Moriana, la città con ”le porte di alabastro e le colonne di cristallo”; e con le distese di ”lamiera arrugginita e di muri ciechi con scritte stinte” di cui scrive Italo Calvino, un’icastica raffigurazione del moderno volto urbano. Si poteva così incontrare, inoltrandosi verso le periferie, il popolo della sinistra. Oggi invece si deve viaggiare a ritroso lungo un itinerario geo-politico che rovescia il dominio monopolistico del racconto, rassicurante quanto evasivo e distorcente, di città in risalita rispetto alla marginalità territoriale e sociologica che caratterizza interi quartieri e realtà circoscrizionali, laddove assai marcata è la frattura generazionale e oneroso risulta il deficit di reddito che duramente fa sentire il morso della crisi. Qui l’analisi del voto esaurisce il proprio compito e si distende lo spazio conteso, per nulla predefinito, della politica, dei suoi doveri, delle sue scelte e responsabilità.

Hamsik: “Offerta Bayern reale, ma penso al Napoli”

Le dichiarazioni di Hamsik

Marek Hamsik, ai margini di evento benefico organizzato nella sua città natale, Banska Bystrica, ha dichiarato“La mia priorità al momento, lo ripeto, è il Napoli. Che questo sia chiaro. Poi si vedrà. I miei figli indossano le magli di Real, Barcellona? Non significa niente, a casa ne abbiamo una cinquantina di squadre diverse! L’interesse del Bayern Monaco? Era reale, ma poi non se n’è fatto più nulla. Però non è vero che ho rifiutato la loro offerta, non dipende solo da me”.

GDS: “Pereyra preferito a Candreva, ADL insiste”

Il punto della Gazzetta

La Gazzetta dello Sport scrive: “Poi De Laurentiis proverà a stringere i tempi anche per Roberto Pereyra, per età, costi e duttilità tattica preferito a Candreva: con la Juve c’è un accordo di massima sui 18 milioni (bonus compresi), oggi possibile incontro con gli agenti per chiudere”.

Fondo salva-stati

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La strada del fondo salva-stati ALBERTO MINGARDI

Ormai si discute solo del come, non del cosa. Il governatore della Banca d’Italia ha detto all’assemblea dell’Abi di «non escludere un intervento pubblico» per salvare il Monte dei Paschi di Siena. E’ un segreto di pulcinella: sappiamo tutti che l’intervento arriverà, non sappiamo ancora in che forma. Che la Banca d’Italia, per anni ritenuta a torto o a ragione l’istituzione più affidabile del Paese, non lo escluda ma non ne disegni i contorni, serve solo a dare corda alle scommesse degli speculatori.

Il governo avrebbe davanti a sé una strada chiara: ricorrere all’Esm, al fondo salva-Stati, come ha fatto la Spagna nel 2012. Grazie al sostegno dell’Esm, gli spagnoli riuscirono ad organizzare un fondo per ricapitalizzare gli istituti di credito.

Ci siamo molto lamentati di aver dato un ingente contributo al meccanismo di stabilità. In realtà, non stavamo soltanto partecipando a realizzare una forma di «solidarietà europea». Abbiamo sottoscritto una polizza assicurativa. Perché oggi non vogliamo utilizzarla?

Perché entrare nel programma d’assistenza significa verosimilmente accettare, in cambio, un più stringente controllo sulle nostre politiche di bilancio, limitando il potere discrezionale di chi governa. Si capisce che questa «condizionalità» sia sgradita ai politici, che perdono margini di manovra e che vengono in qualche misura commissariati. Ma è significativo che oggi in Italia l’ipotesi di ricorrere all’Esm è l’unica di cui neppure si parla, mentre volentieri ragioniamo su come aggirare le regole europee, speriamo in una deroga alla nuova disciplina bancaria (evitando il bail in che, anche nel caso delle quattro banche, il nostro governo non è stato in grado di gestire), e siamo pronti a ribattezzare un qualsiasi intervento concertato nelle stanze di qualche ministero «operazione di mercato».

Il sistema bancario italiano si è rivelato molto più fragile di quanto evidentemente non pensassero le stesse autorità di vigilanza. Le banche erogano la benzina dell’economia di mercato, che è il credito. Proprio perché la loro funzione è tanto cruciale, solo l’«ideologia» porta a rifiutare un intervento pubblico nel momento del bisogno?

Non possiamo dimenticarci che l’Italia non è la Svezia, dove nel 1992 lo Stato estese la garanzia statale a tutti gli istituti di credito, né gli Stati Uniti, dove con la crisi finanziaria il governo federale ha investito massicciamente negli asset «avariati» del sistema bancario e ne è poi uscito persino guadagnandoci.

Le nostre istituzioni sono meno solide, la nostra cultura politica è diversa. Il «convalescenziario» dell’Iri, come lo chiamava lo stesso Mussolini, apre i battenti in risposta alla crisi del ’29 ma ci vogliono sessant’anni perché venga chiuso e le banche Iri vengano privatizzate. Per cinquant’anni servirono al sistema dei partiti per costruire e mantenere il proprio presidio sull’economia italiana, con le conseguenze che si rivelarono a tutti ai tempi di Mani pulite. Il nostro ceto politico tutt’ora si lamenta di non riuscire a fare «politica industriale»: cioè di non poter influenzare la gara di mercato, accompagnando gli attori economici a investire nel settore A piuttosto che nel settore B. Questo è ovviamente molto più facile quando si controlla il credito. I nostri politici lo sanno benissimo: tant’è che per anni hanno mantenuto un rapporto strettissimo con le banche popolari e non hanno mai rinunciato a influenzare i processi di nomina delle fondazioni di origine bancaria rimaste azioniste degli istituti di credito.

La politica dovrebbe interpretare l’interesse generale, ma non sempre l’interesse generale e quello della classe politica vanno assieme. In questo caso divergono. All’Italia male non farebbe una «condizionalità» che ci costringa a tenere i conti in ordine, come inevitabile contrappasso della ricapitalizzazione delle banche con fondi europei: soprattutto in un momento di incertezza politica. La classe politica preferisce tenere per sé la libertà di giocare con la finanza pubblica (ogni anno, continuiamo non a caso a rimandare il pareggio di bilancio) e carezza il sogno di conquistare, nella crisi, un ulteriore strumento per condizionare l’economia. Pantalone paga e pagherà.

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CDM: “Higuain? Sarri può convincerlo a restare”

Il punto del Corriere del Mezzogiorno

Il Corriere del Mezzogiorno scrive: “Higuain è la variabile numero uno. Il centravanti argentino dovrebbe giungere in Trentino attorno al 25 luglio, terminate le vacanze, ma non è esclusa una sua eventuale cessione. Al presidente De Laurentiis potrebbe arrivare un’offerta «indecente» di 90 milioni, o anche meno, è il campione che ha già fatto sapere di non voler rinnovare, avendo qualche dubbio sul progetto Napoli. Lo scorso anno Sarri, l’uomo con la tuta e con un palmares senza titoli importanti, era riuscito a restituirgli entusiasmo e anche orgoglio per la maglia azzurra ed il tecnico ancora una volta potrà essere l’uomo in più per convincere il capocannoniere della serie A a riprovarci ancora. Vincere con il Napoli significa diventare in Argentina un eroe come e più di Maradona e Sarri lo ha già detto tante volte a Higuain. Riuscirà a dirglielo anche quest’anno? L’abbraccio tra i due a fine stagione vale più di mille convincimenti. A Sarri è rimasto nel cuore e nella testa”.

ADL sblocca Witsel, accordo totale: ecco quando arriverà la firma

Il giorno del sì

A breve potrebbe arrivare la fumata bianca: Witsel-Napoli, ci siamo. Lo Zenit dovrebbe in queste ore accettare la proposta del Napoli di 23 milioni di euro. A smuovere la trattativa, Aurelio De Laurentiis, che in prima persona ha aumentato l’offerta di 15 milioni di euro. Al ragazzo andranno 3,2 milioni di euro più bonus per quattro anni più un eventuale quinto. I diritti d’immagine non sono più un problema, dato che Witsel li cederà ai partenopei, dopo che il contratto col suo sponsor sarà terminato a gennaio. Intanto, il centrocampista si gode gli ultimi giorni di vacanza in Sardegna. Giovedì farà ritorno in Belgio, giorno in  cui potrebbe arrivare la firma col Napoli. A riportarlo, la Gazzetta dello Sport.

Violenze durante finale, oltre 40 arresti a Parigi (VIDEO)

La polizia francese ha arrestato una quarantina di persone a Parigi, ha lanciato gas lacrimogeni e ha usato idranti contro tifosi che lanciavano bottiglie di vetro e altri oggetti contro gli agenti sotto la Torre Eiffel durante la finale di ieri tra Francia e Portogallo. Ai facinorosi, sia francesi che portoghesi, era stato in precedenza impedito l’accesso alla ‘fan zone’, che aveva già raggiunto la capacità massima di 90.000 persone. Prima ancora la polizia aveva diffuso vari avvisi su twitter e tramite gli altoparlanti nelle fermate della metropolitana, per avvertire che la fan zone non avrebbe piu’ potuto ospitare gente.

Altre persone sono state arrestate all’esterno dello Stade de France, che ha ospitato l’atto conclusivo di un Europeo caratterizzato purtroppo anche da numerosi episodi di violenza. Scontri e lanci di lacrimogeni tra giovani e polizia agli Champs Elysees avevano in parte rovinato anche la festa della qualificazione in finale della Francia nella vittoriosa semifinale di Marsiglia contro la Germania. Proprio a Marsiglia l’11 giugno, a torneo appena iniziato, durissimi scontri tra residenti e tifosi inglesi e russi, avevano causato devastazioni in centro e 35 feriti. Fu quello il primo atto di una lunga scia di episodi violenti che hanno visto coinvolte diverse tifoserie.

vivicentro.it/sport/cronaca-sportiva  / (AGI)  / Violenze durante finale, oltre 40 arresti a Parigi

Bauman: “La paura e l’odio si nutrono dello stesso cibo”

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Il filosofo: la xenofobia in Europa e a Dallas figlie della cronica incertezza
La paura è il demone più sinistro del nostro tempo», ammoniva già anni fa il filosofo polacco Zygmunt Bauman. A guardare il mondo occidentale, che dagli Usa all’acciaccata Europa, pare aver ceduto alle pulsioni più rabbiose quasi si fosse «mediorientalizzato», gli spettri evocati dal teorico della società liquida nonché una tra le menti più acute del pensiero contemporaneo assumono dimensioni epiche.

Dallas ma anche gli episodi xenofobi ripetutisi nel Regno Unito dopo la Brexit e, nell’Italia porto dei migranti, il rifugiato nigeriano ucciso a Fermo. Professor Bauman, stiamo passando dall’età della paura a quella dell’odio?  

«Non c’è alcun passaggio dalle paure nate dalla nostra cronica incertezza all’esibizione di odio a Dallas o ai mini pogrom avvenuti dopo la Brexit nelle strade inglesi: sono contemporanei, solo di rado li sperimentiamo separatamente. Paura e odio hanno le stesse origini e si nutrono dello stesso cibo: ricordano i gemelli siamesi condannati a trascorrere tutta la vita in compagnia reciproca: in molti casi non solo sono nati insieme ma possono solo morire insieme. La paura deve per forza cercare, inventare e costruire gli obiettivi su cui scaricare l’odio mentre l’odio ha bisogno della spaventosità dei suoi obiettivi come ragion d’essere: si rimpallano a vicenda, possono sopravvivere solo così».

C’è consequenzialità tra la diffusione dell’«hate speech» (incitamento all’odio) e le nuove tensioni etniche e razziali?  

«La loro coincidenza non è casuale ma neppure predeterminata. Come ogni alleanza è una scelta politica. Per quanto stiamo vivendo la scelta è stata dettata dalla simultaneità di due fenomeni. Il primo, individuato dal sociologo tedesco Ulrich Beck, è la stridente discrepanza tra l’essere stati assegnati a una “situazione cosmopolita” in assenza di una “consapevolezza cosmopolita” e senza gli strumenti adatti a gestirla. Il conseguente scontro tra strumenti di controllo politico territorialmente limitati e poteri extraterritoriali incontrollabili e imprevedibili ha prodotto la “deregulation” multi-direzionale delle condizioni di vita e ha saturato le nostre esistenze di paura per il futuro nostro e dei nostri figli. Quella paura era e resta una trinità avvelenata, l’incontro di tre sentimenti ossessionanti, ignoranza, impotenza e umiliazione. I poteri distanti e oscuri che ci condizionano vanno al di là del nostro sguardo e della nostra influenza, così come le nostre paure si muovono tra forze che siamo incapaci di addomesticare o contenere. Se non sappiamo respingere queste forze che minacciano tutto quanto ci è caro, non potremmo almeno tenerle a distanza, interdire loro l’accesso alle nostre case e ai luoghi di lavoro?».

Non potremmo, professore?  

«L’afflusso massiccio e senza precedenti di rifugiati è il secondo fenomeno a cui accennavo e ha contribuito a dare a questa domanda una risposta credibile e “di buon senso” seppure falsa e fuorviante, una risposta elevata a rango di dogma da aspiranti politici che vi annusano la chance di un forte sostegno popolare. È balsamo per le anime tormentate: le paure senza sbocco e perciò tossiche non possono riversarsi sulle loro vere cause – forze poderose e così distanti da essere immuni al nostro risentimento – ma possono facilmente e tangibilmente rovesciarsi su chi appare e si comporta da straniero, dagli ambulanti ai mendicanti. Le aggressioni etniche e razziali sono la medicina dei poveri contro la propria miseria. La loro efficacia si misura non dal fatto che risolvano la fragilità della vita ma dal dare temporaneo sollievo al tormento psicologico dell’impotenza e dell’umiliazione».

La paura, certo. Ma non hanno responsabilità anche la diffusione delle armi in Usa, l’inanità europea sui migranti, Internet?  

«Queste non sono cause: facilitano, anche molto, le azioni che quelle cause producono. Internet e i “social” possono servire altrettanto efficacemente all’inclusione come all’esclusione, al rispetto e al disprezzo, all’amicizia e all’odio. La responsabilità di scegliere ricade direttamente sulle nostre spalle di navigatori. Possiamo usare lo stesso coltello per tagliare pane o gole: a qualsiasi uso lo destini, chi lo tiene lo vuole affilato. Il web affila gli strumenti ma noi ne scegliamo l’applicazione».

È ancora «sonno della ragione»?  

«Come diceva il filosofo tedesco Leo Strauss, ci sono sempre stati e ci saranno sempre degli inattesi cambiamenti di punto di vista che modificano radicalmente il sapere precedente: ogni dottrina, per quanto definitiva sembri, sarà prima o poi soppiantata da un’altra. L’hanno già detto altri, il tribalismo è la risposta al perché le differenze tra gruppi della popolazione siano sempre ridotte a un rapporto inferiore/superiore».

La reazione contrastata della Nra alle ultime uccisioni di neri da parte della polizia e alla strage dei poliziotti bianchi a Dallas ha aperto una faglia nella potente lobby. L’associazione non ha esitato a fare le condoglianze ai familiari degli agenti uccisi, ma ha glissato sulla morte dei due afroamericani Sterling e Castile limitandosi a un blando comunicato che non prendeva posizione «dal momento che c’è una indagine in corso».

vivicentro.it/terza-pagina lastampa / Bauman: “La paura e l’odio si nutrono dello stesso cibo” FRANCESCA PACI

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Referendum costituzionale, i Sì avanti di un soffio ma in netto calo

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Referendum costituzionale In crescita i No e gli indecisi che diventano un terzo degli elettori

Il referendum sulla riforma costituzionale, che si svolgerà (probabilmente) nel prossimo autunno, ha cambiato e sta, progressivamente, cambiando di significato. Di contenuto. In origine, mirava a dare legittimazione sociale alla riforma costituzionale che si propone di superare il bicameralismo paritario. Un sistema istituzionale che ha, da sempre, complicato il processo decisionale del Parlamento. Limitando l’efficacia della nostra democrazia rappresentativa. La riforma ha goduto, all’inizio, di un largo consenso popolare. Così Matteo Renzi l’ha utilizzata per altri fini, oltre a quello originale e originario. In primo luogo: per caratterizzare l’azione del suo governo. Un governo “riformatore”. In secondo luogo, per rafforzarne il sostegno, attirando settori di elettorato estranei e lontani. Non solo al PD, ma alla politica. Il ridimensionamento dei poteri del Senato e del numero di senatori, infatti, piace a molti italiani. Non solo per ragioni di “rendimento istituzionale”. Ma, ancor più, per ragioni “antipolitiche”. Perché tagliare una Camera e un buon numero di senatori, risparmiare sui “costi” dei “politici”: intercetta la diffidenza diffusa verso il “Palazzo”.

LE TABELLE

Annunciando l’intenzione di dimettersi, nel caso la riforma non venisse approvata, Renzi ha ulteriormente ri-definito il significato della consultazione. L’ha trasformata in un referendum (secondo Gianfranco Pasquino: un plebiscito) sul proprio governo e su se stesso.

In questo modo il premier ha inteso non solo esercitare pressione sugli elettori. Ma “rimediare” al deficit di legittimazione che lo angustia. In quanto governa con una maggioranza variabile, in un Parlamento nel quale non è stato eletto. In questo modo, però, come ho già scritto, Renzi ha politicizzato un referendum antipolitico. E ne ha eroso, in parte contraddetto, le ragioni che gli garantivano consenso.

Si spiega così l’in-voluzione degli orientamenti nei confronti del referendum rilevata da Demos, nel corso degli ultimi mesi. Lo scorso febbraio, infatti, si esprimeva a favore della riforma una maggioranza molto ampia: 50%. Mentre i contrari erano la metà, 24%. Poco meno di quanti non rispondevano, perché indecisi, oppure perché la materia risultava loro poco comprensibile. Oggi, però, la prospettiva appare molto più incerta. Il sostegno alla riforma, infatti, è sceso al 37%: 13 punti meno di 4 mesi fa. Mentre l’opposizione è, parallelamente, salita al 30%. Insieme, è cresciuta anche la componente di quanti non si esprimono: 33%. La distanza, a favore del Sì, dunque, è calata sensibilmente: da 26 a 7 punti. Ma tra coloro che si dicono certi di votare si è ridotta a 3 soli punti. Praticamente: nulla.

Le ragioni di questo cambiamento non si possono spiegare attraverso la “conversione” degli elettori favorita dalla comprensione dei temi posti dal referendum. La crescita dell’incertezza segnala, piuttosto, il peso assunto dall’incomprensione. Assai maggiori appaiono, invece, a mio avviso, le ragioni “politiche”. Sottolineate, anzitutto, dalla distribuzione delle opinioni in base alla scelta di voto. Che riflette, in larga misura, i rapporti fra maggioranza e opposizione. In Parlamento e fra gli elettori. Il massimo livello di consenso alla riforma costituzionale si osserva, infatti, fra gli elettori del PD e dei partiti di Centro. In entrambi i casi, oltre il 60%. Più limitato risulta, invece, il sostegno alla riforma fra gli elettori di FI (42%). Comunque, superiore, seppur di poco, alla quota dei No (35%). All’inizio del percorso parlamentare, d’altronde, Berlusconi aveva dato il proprio appoggio alla riforma. Ritirato, successivamente, dopo il mancato coinvolgimento del partito nella scelta del nuovo presidente della Repubblica

L’opposizione più decisa e irriducibile viene, invece, dal M5s, dalla Lega e dalla Sinistra. Nella cui base il peso dei No al referendum supera largamente quello dei favorevoli.

La riduzione del consenso alla riforma, dunque, riflette, la riduzione del consenso ai partiti della maggioranza. Ma evoca, al tempo stesso, la “radicalizzazione” delle posizioni verso il premier. Che, oggi, divide anche il PD. Infatti, la quota di favorevoli alla riforma proposta alla consultazione referendaria oggi supera il 50%, fra chi esprime fiducia nel premier. Il doppio di quel che emerge fra chi lo guarda con diffidenza.

La politicizzazione del dibattito referendario ha, dunque, modificato l’atteggiamento degli elettori. Ben al di là delle critiche di merito, che hanno indotto, fino a poco tempo addietro, alcuni autorevoli opinionisti e intellettuali a dichiarare il loro sostegno al referendum, pur aggiungendo che “la riforma fa schifo”. Oppure, al contrario, a schierarsi per il No, perché è una “finta riforma”. Che non neutralizza il Senato, ma lo rende un corpo informe e opaco.

Così, l’opposizione a Renzi e al referendum si incrociano e si rafforzano reciprocamente. Tanto più dopo le elezioni amministrative. Che hanno avuto un esito non molto positivo per il premier e per il governo. Circa 8 elettori su 10 (Atlante Politico di Demos, giugno 2016) pensano, infatti, che il PD di Renzi esca indebolito dal voto delle città.

Lo stesso Renzi, d’altra parte, ha contribuito a confondere la scena, perché, in vista delle elezioni, ha spostato l’attenzione sul referendum. Rendendo, così, difficile ai candidati del PD e del Centrosinistra fare campagna sui temi locali. Così, ora, l’esito deludente del voto amministrativo condiziona le aspettative nei confronti del referendum. Il cui contenuto, presso gli elettori, appare complementare, se non subalterno, rispetto alla vera posta in palio. Il giudizio politico sul premier e sul governo. Dopo aver puntato in modo intransigente sul referendum per auto-legittimarsi, oggi il premier cerca, dunque, di “sopravvivere” al referendum stesso. Il cui esito appare sempre più incerto. E problematico. Così Renzi, da un lato, pensa ad allontanare la data del voto. Dall’altro, contrariamente al passato, appare disponibile a “spacchettare” i quesiti del referendum, per isolare i temi più critici.

Ma, in questo caso, Renzi, premier e segretario del PDR, che ambisce al ruolo di Riformatore di una nuova Repubblica, rischia di “spacchettare se stesso”.

vivicentro.it/politica –  Referendum costituzionale, i Sì avanti di un soffio ma in netto calo (Ilvo Diamanti) – la Repubblica 11.07.2016

ACCADDE OGGI: 11 Luglio

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ACCADDE OGGI:  Santi, ricorrenze e cenni storici di oggi nella storia

Accadde oggi è il nostro almanacco e si prefigge di aiutarvi a ricordare ciò che avvenne oggi nella storia ma anche: i santi del giorno, informazioni, fatti, eventi e compleanni da ricordare.

Ricorre oggi: la Chiesa cattolica celebra la memoria di san Benedetto da Norcia, di sant’Olga di Kiev e di san Pio I.

COSA RESPIRIAMO OGGI

La “volontà d’ordine” può trasformare in tiranno chi voleva solamente spazzar via la confusione. La bellezza dell’ordine serve di giustificazione al dispotismo.
(Aldous Huxley)

Nati l’11 luglio …
Federico I di Prussia (1657)
Giorgio Armani (1934)
Massimiliano Rosolino (1978)

e morti …
Papa Pio I (155)
George Gershwin (1937)
Laurence Olivier (1989)

In questo giorno accadde …
1533 – Re Enrico VIII d’Inghilterra viene scomunicato.
1943 – Seconda guerra mondiale: I tedeschi contrattaccano in Sicilia.
1979 – Milano: Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, dopo aver testimoniato davanti a giudici statunitensi sui traffici di Michele Sindona, viene assassinato mentre rientra a casa.
1982 – L’Italia vince in Spagna il suo terzo Campionato del Mondo di calcio.
1987 – Secondo le Nazioni Unite, la popolazione mondiale oltrepassa i 5 miliardi.

Ricorre oggi: la Chiesa cattolica celebra la memoria di san Benedetto da Norcia, di sant’Olga di Kiev e di san Pio I.

Feste e ricorrenze

Nazionali 
Belgio (parzialmente) – Giorno delle Fiandre (1302)
Benin – Festa dell’indipendenza (1960)
Burkina Faso – Festa dell’indipendenza (1960)
Irlanda – Giornata nazionale della commemorazione, si tiene nella domenica più vicina a questa data.
Mongolia – Festa del Naadam
Niger – Festa dell’indipendenza (1960)

Religiose 
Cristianesimo:
Sant’ Abbondio di Cordova, martire
Sante Anna An Xinzhi, Matia An Guozhi, Anna An Jiaozhi e Maria An Lihua, vergini e martiri
San Benedetto da Norcia, abate, patrono d’Europa
San Bertrando (Betrando), abate di Grand-Selve
San Chetillo, sacerdote
San Drostano di Deer, monaco
Sant’Idulfo, vescovo di Treviri e fondatore di Moyenmoutier
San Leonzio II, vescovo di Bordeaux
Santa Marciana di Cesarea di Mauritania, martire
San Marciano di Iconio, martire
Sant’Olga di Kiev, granduchessa
San Pio I, papa
San Savino di Antigny, martire
Santi Sigisberto e Placido, monaci
Beate Teotista del Ss. Sacramento (Maria Elisabetta Pelissier) e 3 compagne, vergini e martiri
Beati Tommaso Benstead e Tommaso Sprott, martiri

Religione romana antica e moderna:
Ludi Apollinari, settimo giorno

Eventi 

1302 – Battaglia degli speroni dorati (Guldensporenslag in olandese) – le città fiamminghe battono il re di Francia
1346 – Carlo IV di Lussemburgo viene eletto imperatore del Sacro Romano Impero
1533 – Re Enrico VIII d’Inghilterra viene scomunicato
1576 – Martin Frobisher avvista la Groenlandia
1616 – Samuel de Champlain ritorna in Quebec
1740 – Gli ebrei vengono espulsi dalla Piccola Russia (l’Ucraina)
1750 – Halifax (Nuova Scozia) viene quasi completamente distrutta da un incendio
1776 – Il Capitano James Cook inizia il suo terzo viaggio
1798 – Viene istituito il Corpo dei Marines degli Stati Uniti
1804 – Durante un duello, il Vice Presidente statunitense Aaron Burr uccide il Segretario del Tesoro Alexander Hamilton
1811 – Lo scienziato italiano Amedeo Avogadro pubblica i suoi scritti sul contenuto molecolare dei gas
1848 – Apre a Londra la stazione ferroviaria di Waterloo
1859
Viene firmato l’armistizio di Villafranca
1864 – le forze Confederate tentano un’invasione di Washington
1893 – Kokichi Mikimoto ottiene la prima perla coltivata
1895 – I fratelli Lumière mostrano un film a degli scienziati
1897 – Salomon August Andrée lascia Spitsbergen per cercare di raggiungere il Polo Nord con un pallone aerostatico. Morirà in seguito allo schianto del pallone
1914 – Babe Ruth debutta nella major league di baseball
1921
La Mongolia ottiene l’indipendenza dalla Cina
Tregua richiesta durante la Guerra d’indipendenza irlandese
1940 – Seconda guerra mondiale: Il regime di Vichy viene istituito formalmente in Francia (Henri Philippe Pétain diventa Primo Ministro di Francia)
1943 – Seconda guerra mondiale: I tedeschi contrattaccano in Sicilia
1944 – Franklin Delano Roosevelt dichiara di voler concorrere per un quarto mandato come Presidente degli Stati Uniti
1955 – La frase In God We Trust (In Dio noi confidiamo) viene aggiunta su tutte le banconote statunitensi
1960 – Il Dahomey (oggi Benin), l’Alto Volta (oggi Burkina Faso), e il Niger ottengono l’indipendenza
1962
Il cosmonauta sovietico Micolaev resta per quattro giorni nello spazio, un record
Prima trasmissione televisiva transatlantica via satellite
1971 – Le miniere di rame del Cile vengono nazionalizzate
1975 – Archeologi cinesi scoprono un grande luogo di sepoltura contenente 6.000 statue di argilla raffiguranti guerrieri, risalenti al 221 a.C.
1977 – Martin Luther King viene premiato postumamente con la Medaglia della libertà
1979
La stazione spaziale Skylab rientra sulla Terra.
Milano: Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, dopo aver testimoniato davanti a giudici statunitensi sui traffici di Michele Sindona, viene assassinato mentre rientra a casa.
1982 – La Nazionale di calcio dell’Italia vince il suo terzo titolo mondiale.
1987 – Secondo le Nazioni Unite, la popolazione mondiale oltrepassa i 5 miliardi
1991 – Eclissi solare totale alle Hawaii
1995
I Serbi bosniaci catturano la città musulmana di Srebrenica. Molti degli abitanti vengono assassinati
Piene relazioni diplomatiche vengono stabilite tra Stati Uniti e Vietnam
2002
La rivista Nature presenta ufficialmente i resti fossili di una nuova specie di ominidi, Sahelanthropus tchadensis, o più familiarmente “Toumaï”, scoperta in Ciad
2004 – Alle ore 22:21 viene scaricato legalmente da iTunes Store il brano musicale numero 100.000.000, il primo era stato scaricato 441 giorni prima il 28 aprile 2003 (con una media di più di 220.000 brani scaricati al giorno)
2006 – Attacchi terroristici sconvolgono la città indiana di Mumbai, oltre 180 morti
2010
In Uganda a Kampala due Kamikaze si fanno esplodere durante la finale mietendo 64 vittime.
La Nazionale di calcio della Spagna vince il suo primo titolo mondiale.

Il Portogallo batte la Francia (1-0) e vince Euro 2016

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A Saint Denis il Portogallo batte la Francia per 1-0 e si laurea per la prima volta nella sua storia campione d’Europa. Decide un gol di Eder nel 2° tempo supplementare

Nella serata in cui tutti aspettavano Pogba, Griezmann, Payet, Cristiano Ronaldo, Nanì, Joao Mario e Renato Sanches, a decidere il match, con una giocata fatta di potenza e precisione, è invece un giocatore che entra dalla panchina, il 29enne Éderzito António Macedo Lopes, detto Eder, originario della Guinea Bissau ma dal 2012 naturalizzato portoghese e attualmente punta tesserata per il Lille, nota formazione di club del campionato di Ligue 1 francese. La squadra di Mr Fernando Santos vince per la prima volta l’Europeo, riscattandosi dalle delusioni patite per due volte in semifinale contro la Francia (1984 e 2000) e dalla debacle casalinga nella finalissima di Lisbona 2004 contro la Grecia.

AGGIORNAMENTO AUTOMATICO (20″)

FINE. IL PORTOGALLO, PER LA PRIMA VOLTA, VINCE UN CAMPIONATO EUROPEO

109′ – GOOOOL. Eder da 25 metri centra la porta: PORTOGALLO 1 – FRANCIA 0

107′ – Ennesimo brivido per la Francia. La traversa TRAVERSA DI GUERREIRO grazia la Francia!

INIZIA il 2° T. supplementare

105′ – FINISCE IL 1° T Supplementare: ancora nulla di fatto

103′ – Altro grosso brivido per la Francia. EDER! Colpisce di testa incontrastato: palla respinta da un buon riflesso di Lloris.

98′ – Altra ammonizione: William Carvalho (P) ferma Coman che si era involato verso la porta di Rui Patricio.

97′ – Giallo anche per Matuidi (F) per un fallo su Eder.

95′ – Ammonito Guerreiro (P)

91′ – BRIVIDO per i francesi. Pepe vicinissimo al gol di testa! L’arbitro però aveva fermato il gioco per un fuorigioco

INIZIATO il 1°T supplementare. La Francia attacca da destra verso sinistra rispetto alla visuale della tribuna stampa.

FINE tempi regolamentari: PORTOGALLO-FRANCIA: 0-0. Si va ai supplementari

90′ + 2′ – PALO clamoroso della Francia. Gignac tira di destro a pochi passi dalla porta ed il palo grazia il Portogallo.

TRE MINUTI DI RECUPERO

88′ – Il Portogallo ora tenta di rallentare il gioco col possesso palla nella propria metà campo, per poi provare a verticalizzare.

84′ MISSILE DI SISSOKO dai 25 mt! Palla indirizzata nell’angolo ma Rui Patricio vola sulla sua destra e si conferma migliore in campo con una parata davvero strepitosa!

81′ Giallo per Umtiti della Francia.

80′ – Rischio per la Francia e doppio miracolo di Lloris: prima toglie dalla porta un cross pericoloso dalla destra, poi blocca una rovesciata improvvisa di Quaresma.

78′ Sostituzione PORTOGALLO: esce Renato Sanches, entra Eder.

78′ Sostituzione FRANCIA: esce Giroud, entra Gignac.

75′ ANCORA FRANCIA!  Azione in velocità della Francia e tiro di Giroud dalla zona sinistra dell’area di rigore avversaria: palla respinta dall’ottimo Rui Patricio. 

67′ – Sostituzione PORTOGALLO: esce Adrien Silva, entra João Moutinho.

66′ – OCCASIONE FRANCIA! Cosa ha sbagliato Griezmann! Coman pennella un cross sulla testa del “Piccolo diavolo” che stacca bene ma non inquadra lo specchio per pochi centimetri.

58′ – Sostituzione FRANCIA: esce Payet, entra Coman.

54′ –  Ancora Payet. Crossa da sinistra in area avversaria. La difesa portoghese rinvia corto e Pogba va al tiro dai 20 mt: sfera alta.

50′Payet supera due avversari e prova un affondo centralmente, ma Pepe – che sta tenendo in piedi il reparto difensivo portoghese – lo ferma al limite dell’area di rigore.

46′ – Nel 2° tempo il Portogallo attacca da destra verso sinistra rispetto alla visuale della tribuna stampa (e quindi della visione in TV).

22:03′ – INIZIATO il Secondo Tempo

La Francia non riesce ad approfittare dell’uscita forzata, al 25′, di CR7 . Il Portogallo riesce a contenerla e a superare indenne il primo Tempo.

45’+2′ – FINISCE IL PRIMO TEMPO: Portogallo 0 – Francia 0

45’+1′ – Quaresma ed Evra sono a terra a seguito di una testa involontaria: entrano i soccorsi.

41′ – Joao Mario supera in duello Pogba, ci pensa Sissoko a fermare l’azione concedendo calcio d’angolo al termine di un ottimo ripiegamento difensivo.

34′ – Ammonizione per Cédric per un fallo su Payet.

33′ – Gran tiro di Sissoko. RUI PATRICIO è ancora fantastico

25′ – RONALDO esce in barrella tra gli applausi di tutto lo stadio. Entra Quaresma.

23′ – RONALDO si siede ancora a terra. Proprio non ce la fa. Piange ma non riesce più a stare in campo dopo il colpo subito nello scontro con Payet. Esce in barrella tra gli applausi di tutto lo stadio. Entra Quaresma.

20′ – Rientra RONALDO, fischi da parte dei francese accompagnano il suo rientro in campo.

16′ – RONALDO si stende a terra, piange e sembra proprio di non farcela. Viene accompagnato a bordo campo dove siu fa fasciare il ginocchio. Intanto il Portogallo resta in 10.

14′ – Il Portogallo ci prova a forzare ma il gioco resta della Francia

10′ – OCCASIONE FRANCIA! Griezmann si butta su una palla di Payet: pallonetto di testa e miracolo del portiere portoghese RUI PATRICIO! Francia vicinissima all’1-0.

8′ – Fallo su Ronaldo che resta a terra, pallone fuori per verificare le condizioni di CR7. Ha preso una botta sullo scontro con Payet ma sembra poter continuare.

4′ – Il primo tiro in porta è del Portogallo con Nani: palla alta

1′ – Subito la Francia a rubare la sfera: attacco sulla sinistra che viene bloccato dalla difesa.

1′ – Clattenburg dà il via alla gara! Parte la finale di EURO 2016: inizia Portogallo – Francia! Nel 1° tempo la Francia attacca da destra verso sinistra rispetto alla visuale della tribuna stampa.

21:00 – INIZIATA

Ci siamo, è il momento di Euro 2016 Finale Portogallo vs Francia. Le formazioni sono state annunciate e i giocatori stanno effettuando il riscaldamento

In questo match i transalpini vanno alla ricerca del 3° titolo continentale, mentre i lusitani puntano a vincere il loro primo trofeo nelle competizioni europee riservate alle nazionali maggiori.

  • Questa sarà la quarta sfida tra Francia e Portogallo in un grande torneo internazionale – Bleus sempre vittoriosi nei precedenti tre (EURO 1984, EURO 2000 e Mondiali 2006).
  • L’ultimo successo del Portogallo contro la Francia risale all’aprile 1975 (2-0 in amichevole), e l’ultimo gol resta invece quello di Ricardo Quaresma in una sfida dell’ottobre 2014.

FORMAZIONI:

PORTOGALLO:  1 Rui Patrício; 21 Cédric Soares, 5 Raphael Guerreiro, 3 Pepe,  4 JoséFonte;  16 Renato Sanches, 14 William Carvalho, 23 Adrien Silva, 10 João Mário;  17 Nani, 7 Cristiano Ronaldo – All.: Fernando Santos.

IN PANCHINA: 12 Lopes (P), 22 Eduardo (P), Bruno Alves (D), Carvalho (D), 19 Eliseu (D), 18Rafa Silva (C), 15 Andre’ Gomes (C), 13 Danilo (C), 11 Vieirinha (C), Joao Moutinho (C), Eder (A), 20, Quaresma (A)

FRANCIA: 1 Loris; 19 Bacary Sagna, 21 Laurent Koscielny, 22 Samuel Umtiti, 3 Patrice Evra; 15 Paul Pogba, 14 Blaise Matuidi; 18 Moussa Sissoko, 7 Antoine Griezmann, 8 Dimitri Payet; 9 Olivier Giroud – All.: Deschamps

IN PANCHINA :  16 Mandanda (P),  23 Costil (P),  Jallet (D), Rami (D),  13 Mangala (D),  17 Digne (D), 12 Schneiderlin (C), Cabaye (C), Kante’ (C), 10 Gignac (A), 11 Martial (A), 2Coman (A)

CINQUINA ARBITRALE

Mark Clattenburg, 41 anni, inghilterra (ha diretto anche la finale di Champions League tra Real e Atletico)

  • Assistenti: Simon Beck e Jake Collin
  • Addizionali di porta: Anthony Taylor e Andre Marriner.

vivicentro.it/sport/cronaca-sportiva – Euro 2016 FINALE Portogallo vs Francia: live delle fasi ed azioni importanti redazione sportiva con ausilio di: (web/blitzquotidiano/tuttosport/sportflash24) –