Home Blog Pagina 5961

Franco Manniello, dopo 8 anni, assolto dalle accuse di presunta combine con il Sorrento

Franco Manniello, presidente della Juve Stabia, non partecipò all’organizzazione della combine del derby con il Sorrento del 5 aprile 2009. Assolto, dopo otto anni, il patron delle Vespe che era imputato per frode sportiva. Questa mattina, la prima sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata ha emesso la sentenza. Manniello è stato assolto «per non aver commesso il fatto». Si chiude quindi una vicenda durata ben otto anni e che dal punto di vista sportivo ha visto la Juve Stabia subire anche una dura penalizzazione. Il presidente Manniello era accusato di aver partecipato alla combine della sfida tra Juve Stabia e Sorrento che terminò 1-0, con una rete del centrocampista Mineo. I giudici hanno assolto da questa accusa il presidente Franco Manniello.

Fonte: https://www.metropolisweb.it/news/combine-juve-stabia-sorrento-assolto-dopo-8-anni-il-presidente-franco-manniello/25808.html

Donald Trump vuole la pace in Medio Oriente, ma affossa ‘i due Stati’

0

Stefano Stefanini analizza la posizione di Donald Trump sul Medio Oriente e scrive: «sta imprimendo più di un cambio di direzione alla politica estera americana, ma non è detto che avrà successo».

Così Donald cambia i giochi

Come tutti i suoi predecessori, Donald Trump vuole la pace in Medio Oriente. La continuità si ferma qui. In mezz’ora di conferenza stampa con Benjamin Netanyahu, il Presidente americano ha messo la pietra sopra la soluzione dei «due Stati».

Una soluzione, quella di uno Stato israeliano e uno palestinese, che è stata il faro degli infiniti tentativi di risolvere la crisi dal 1993 ad oggi. Trump non l’ha esclusa, ma il suo agnosticismo e le condizioni del primo ministro israeliano, che esige il «totale controllo» di sicurezza israeliano sull’intero West Bank, la relegano alla retroguardia della diplomazia mediorientale.

LEGGI ANCHE:

Trump batte un’altra strada. Non interpella i palestinesi. Punta a diluirli in un ampio accordo regionale. Gli fa sponda Netanyahu perché ormai «i Paesi arabi non vedono più Israele come un nemico»: adesso il nemico, comune, è l’Iran. Queste le basi del maxi-accordo (much bigger deal) terreno sul quale il Presidente americano si sente di casa. Visione audace, seguiti operativi lacunosi. Fino a che punto gli Stati arabi sono pronti a un accordo sulla testa dei palestinesi? Quale «flessibilità» offre in cambio Israele?

La conferenza stampa è stata straordinaria. Si è tenuta prima, non dopo, i colloqui. Su argomenti come gli insediamenti o lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, i due leader se la sono cavata con un «ne parleremo». I due Stati non sono stati nominati, sino alla domanda di un giornalista israeliano. L’accordo nucleare con l’Iran è stato pesantemente censurato, ma senza parlare di annullarlo. Chi chiedeva cosa Washington intendesse farne è rimasto senza risposta. Incoraggiato da Netanyahu, Trump ha confermato nuove sanzioni a Teheran slegate al nucleare e collegate ai recenti lanci di missili balistici iraniani.

Nel bel mezzo di una crisi della sua amministrazione ancora in ebollizione, tutt’altro che sopita con le dimissioni di Michael Flynn, Donald Trump non smette di stupire. L’ha difeso, mentre la Casa Bianca si era affannata a presentarle come un licenziamento. Continua a navigare in solitario. La struttura della Casa Bianca è debole e, quasi dilettantesca. Imparerà forse, ma non è né abituata né preparata allo scrutinio microscopico di cui è oggetto qualsiasi amministrazione. Non se la può più cavare con «fatti alternativi». Dipartimento di Stato e Pentagono hanno un titolare, ma sono indietro con tutte le altre nomine.

Imperterrito, il Presidente sembra avere le idee chiare di dove vuole arrivare, se non di come. Ha fatto dell’Iran il perno di una problematica alleanza in fieri che risolva anche il problema palestinese. Nel disegno c’è anche l’idea di staccare la Russia dall’Iran.

Oggi il nuovo Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, incontra il pilastro della diplomazia russa, Sergei Lavrov. Dovrebbe essere il primo passo per il rilancio del dialogo, ma le nubi si sono addensate sui cieli di Washington. Il critico rapporto russo-americano, che per decenni Casa Bianca e Cremlino avevano maneggiato con i guanti, si è invischiato nelle sabbie mobili della sicurezza e politica interna americana. Trump ha adesso più di uno scheletro russo nell’armadio e deve muoversi con i piedi di piombo.

L’incauto Flynn ha fatto da capro espiatorio. Tuttavia i veri responsabili sono i due leader: Vladimir Putin per l’ingerenza senza precedenti nelle vicende elettorali americane; Donald Trump per averla quasi incoraggiata e soprattutto per l’opacità della sua condotta verso Mosca durante la transizione. Mischiando politica estera con simpatie personali e connivenze elettorali i due Presidenti hanno complicato l’obiettivo di un riavvicinamento. Ma ci sono pochi dubbi che è quanto entrambi vorrebbero.

Donald Trump sta imprimendo più di un cambio direzione alla politica estera americana. Non è detto che avrà successo. Il Senato fa resistenza sulla Russia. Le indagini continueranno sulla «Russian connection». Mosca vuole un’intesa, ma non gli farà sconti. In Medio Oriente alleanze, inimicizie e rivalità sono sfuggenti e fluttuanti. Incerti nel risultato, i segnali di cambiamento da Washington sono però inequivocabili.

Verrà anche il turno dell’Europa. Ieri, alla Nato, prima avvisaglia: messa in mora del Segretario alla Difesa Mattis sulle spese militari dell’Alleanza. A parte Theresa May, l’unica autorevole voce europea che si è fatta sentire a Washington è quella di Federica Mogherini. Brava, ma non basta. Rischiamo di arrivare in ritardo all’appuntamento con la rivoluzione Trump. Ci piaccia o no, dobbiamo prenderne le misure.

vivicentro.it/opinioni
vivicentro/
lastampa/Così Donald cambia i giochi STEFANO STEFANINI

Il Napoli soccombe ma non si arrende

Il Napoli soccombe ma non si arrende

Della serata al Santiago Bernabeu, della sfida al Real Madrid, alla fine resta il gol messo a segno da Lorenzo Insigne. Come si legge sul Corriere del Mezzogiorno, comunque il Napoli va applaudito per come ha affrontato i signori della Champions: “Soccombe, la squadra di Sarri ma non si arrende. È’ costretta soccombere di fronte a tanta forza, davanti ai campioni in carica. De Laurentiis in tribuna accanto a Florentino Perez non perde il buon umore, piuttosto a fine partita fa i complimenti alla sua squadra”.

Hamsik è mancato nella sera più importante

Hamsik è mancato nella sera più importante

Come riporta la Gazzetta dello Sport, il Napoli non ha bilanciato “la sconfinata attitudine del Real a maneggiare tensioni e abilità che sfide del genere impongono. E’ stata questione di testa, di gambe tremebonde che a un dato momento non assecondavano più gli impulsi. Una volta di più è mancato Hamsik, latitante in «leadership» quando l’asticella si alza”.

La sconfitta brucia parecchio a De Laurentiis, da lì lo sfogo!

La sconfitta brucia parecchio a De Laurentiis, da lì lo sfogo!

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis non ha gradito la sconfitta rimediata dalla sua squadra al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. La Gazzetta dello Sport scrive: “La sconfitta gli è bruciata parecchio, tant’è che a fine partita Aurelio De Laurentiis s’è lasciato andare ad uno sfogo duro, che ha investito Maurizio Sarri non ha risparmiato rimproveri, e non solo all’allenatore s’è soffermato su Insigne, ma il suo bersaglio è stato Sarri anche sulla differenza di budget tra le due società De Laurentiis è stato durissimo ‘Ibrahimovic? Io lo vedrei bene come allenatore del Napoli’ una risposta piccata, che avvalora ancora di più la critica feroce contro Sarri”.

Gazzetta: “Non c’è troppa simpatia tra Sarri e De Laurentiis, la polemica continua”

Gazzetta: “Non c’è troppa simpatia tra Sarri e De Laurentiis, la polemica continua”

Dopo le parole dure esclamate dal presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis nel post-partita di Real Madrid-Napoli 3-1, l’allenatore azzurro Maurizio Sarri ha avuto modo di rispondere in conferenza stampa. La Gazzetta dello Sport fa il punto della situazione: “Il tecnico ha ribattuto non alimentando la polemica che, sicuramente, avrà un seguito nel privato: in effetti, non c’è mai stata troppa simpatia tra Sarri e il suo presidente, che alla prima occasione utile non gli ha risparmiato nulla. Ne ha dette tante, De Laurentiis, contro il suo allenatore, mettendone in discussione le scelte”.

Donald Trump, Medio Oriente: Confederazione o un tavolo saudita di negoziati permanenti

0

Donald Trump prende in considerazione delle opzioni alternative per raggiungere la pace tra cui una Confederazione o un tavolo saudita di negoziati permanenti. Il presidente americano – scrive Stefano Stefanini – «sta imprimendo più di un cambio di direzione alla politica estera americana, ma non è detto che avrà successo».

Confederazione o un piano saudita: ecco le strade per puntare alla pace

Il presidente Rivlin per confini aperti fra “entità” diverse ma i moderati frenano

TEL AVIV – Nella conferenza stampa a margine del suo primo incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente americano Donald Trump ha confermato che la sua amministrazione non considera la soluzione dei due Stati l’unica percorribile per porre fine al conflitto israelo-palestinese.

La dichiarazione rompe con le precedenti amministrazioni Usa e con il resto della comunità internazionale, che fin dagli accordi di Oslo del 1993 ritiene essenziale per il raggiungimento della pace la creazione di uno Stato palestinese accanto a Israele.

Con il protrarsi dello stallo nei negoziati di pace, alcune voci moderate hanno cominciato a valutare nuovi modelli, ma finora le alternative alla visione dei due Stati sono arrivate principalmente dalle frange estreme della politica israeliana e palestinese. Quali sono le alternative che ora potrebbero trovare ascolto alla Casa Bianca? E quali i maggiori ostacoli alla loro realizzazione?

LEGGI ANCHE: Trump, svolta sul Medio Oriente

Le ipotesi sul tavolo

Una delle prime ipotesi è quella di una Confederazione o Stato binazionale. Questo modello è caldeggiato da diversi esponenti del partito di destra Likud, tra cui il presidente israeliano Reuven Rivlin. Un «falco» in politica estera, ma attento a garantire i diritti civili dei palestinesi, Rivlin è contrario alla creazione di uno Stato palestinese. In passato, ha lanciato la proposta di una confederazione composta da Israele e da «un’entità» autonoma palestinese, in cui lo Stato ebraico manterrebbe il controllo sull’esercito e i confini.

Questa settimana, durante un incontro con un’organizzazione pro-insediamenti, Rivlin si è invece dichiarato favorevole all’annessione di tutta la Cisgiordania, a patto che agli abitanti palestinesi sia concessa la cittadinanza israeliana. La soluzione dello Stato unico è appoggiata non solo da ambienti di destra, ma anche da esponenti dell’estrema sinistra e degli arabi israeliani.

Ovviamente è una soluzione che presenta criticità. È improbabile ad esempio che la dirigenza palestinese accetti una soluzione a sovranità limitata, e tantomeno un’annessione. L’ipotesi di uno Stato binazionale spaventa anche gli stessi israeliani moderati. Annettere la Cisgiordania e concedere la cittadinanza a quasi tre milioni di palestinesi altererebbe gli equilibri demografici del Paese e rischierebbe di segnare la fine d’Israele come Stato ebraico, aprendo possibili scenari di guerra civile.

C’è poi la via di una annessione parziale, ed è quella sostenuta dal ministro dell’Istruzione Naftali Bennett, leader del partito di estrema destra la Casa Ebraica: egli propone di annettere il 60 per cento della Cisgiordania e creare delle autonomie palestinesi nei territori rimanenti. In base al suo piano, Israele annetterebbe l’Area C della Cisgiordania che comprende i principali insediamenti, e offrirebbe la cittadinanza ai circa 150.000 palestinesi che risiedono nell’area.

La proposta di Bennett potrebbe trovare sostenitori nell’amministrazione Usa, come David Friedman, il candidato di Trump alla carica di ambasciatore in Israele. Friedman, vicino alla destra israeliana, si è detto in passato favorevole all’annessione di parte della Cisgiordania. Ma per i palestinesi e i moderati israeliani, l’idea di Bennett rimane inaccettabile, perché lascerebbe ai palestinesi solo dei minuscoli «bantustan» a sovranità limitata e privi di continuità territoriale.

«Il tavolo saudita»  

Trump e Netanyahu nella loro conferenza stampa di ieri hanno auspicato un ruolo maggiore nel processo di pace per il mondo arabo e una soluzione regionale al conflitto. Proposte in questo senso vanno da quella di Yaakov Peri, deputato dell’opposizione ed ex capo del servizio di Sicurezza Interna, che vorrebbe aprire in Arabia saudita un tavolo di negoziato permanente con i palestinesi e gli altri Paesi arabi, all’idea di una confederazione tripartita tra Israele, Palestina e Giordania.

Iniziative come la proposta di pace saudita del 2002 dimostrano la crescente disponibilità del mondo arabo a normalizzare le relazioni con Israele, ma queste aperture considerano ancora imprescindibile il ritiro israeliano dai territori conquistati nel 1967 e la creazione di uno Stato palestinese.

Trump, svolta sul Medio Oriente

0

Donald Trump, a margine dell’incontro con Benjamin Netanyahu, spiega di non considerare la strada dei «due Stati» l’unica percorribile per porre fine al conflitto tra israeliani e palestinesi. Fra le opzioni alternative per raggiungere la pace vi sono una Confederazione o un tavolo saudita di negoziati permanenti. Il presidente americano – scrive Stefano Stefanini – «sta imprimendo più di un cambio di direzione alla politica estera americana, ma non è detto che avrà successo».

Trump e Netanyahu congelano la soluzione dei “due Stati”

Il leader americano frena sugli insediamenti. «Tocca a Israele e Anp fare un’intesa». Sintonia sull’Iran: impediremo che abbia l’atomica. Il Pentagono pensa a truppe in Siria

NEW YORK – La soluzione dei due Stati non è più la strada maestra che gli Usa intendono seguire per arrivare alla pace tra israeliani e palestinesi. Piuttosto il presidente Trump punta su un accordo regionale che includa anche i Paesi arabi, per trovare un’intesa di ampio raggio in grado di affrontare insieme i diversi problemi che compromettono la stabilità dell’intero Medio Oriente. Lo ha detto ieri il capo della Casa Bianca, ricevendo per la prima volta il premier Netanyahu.

«Io – ha detto Trump – sono per uno Stato, o due Stati. Quello che preferiscono le parti. Il mio obiettivo è la pace, e a negoziarla devono essere israeliani e palestinesi. Noi possiamo assisterli, e poi sosterremo le loro decisioni». Il presidente si è detto sicuro che «faremo un accordo», scherzando con il suo ospite che non sembrava altrettanto ottimista. Quindi ha aggiunto che preferirebbe uno stop agli insediamenti, per favorire il negoziato, che intende affidare al genero Jared Kushner, un ebreo ortodosso che conosce Netanyahu da quando era bambino. Trump ha ripetuto che «stiamo considerando il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme», ma senza prendere impegni precisi sui tempi.

 

Il premier ha detto che «non mi interessano le etichette, ma la sostanza. E la sostanza è la stessa che ripeto da sempre. Le nostre condizioni per la pace sono due: primo, i palestinesi devono accettare l’esistenza dello Stato ebraico, smettendo di minacciarne la distruzione e insegnarla ai loro bambini; secondo, la sicurezza dell’intera regione dovrà essere affidata ad Israele, altrimenti creeremo solo le condizioni per una nuova base terroristica». Netanyahu ha detto che questo momento rappresenta una grande occasione, perché a causa del terrorismo prodotto dall’islam radicale «molti Paesi arabi, per la prima volta nel corso della mia vita, non considerano più Israele un nemico, ma un alleato». Questo ha spinto Trump a dire che il disegno strategico è allargare il negoziato a questi Paesi, in modo da fare un accordo complessivo per la stabilità dell’intera regione.

I due leader hanno confermato la determinazione a lavorare insieme contro il terrorismo, e la piena convergenza sulla linea verso l’Iran. Entrambi considerano l’accordo nucleare negoziato dal presidente Obama un errore, e il capo della Casa Bianca ha ribadito che «non consentiremo mai a Teheran di avere l’arma atomica». Netanyahu ha elogiato la decisone di imporre nuove sanzioni per il recente test missilistico, «fatto con un vettore con su scritto che Israele deve essere distrutto». Quindi ha chiesto di prendere provvedimenti anche contro Hezbollah.

Il clima tra gli Usa e lo Stato ebraico è cambiato radicalmente rispetto all’amministrazione precedente, ma secondo l’ex vice segretario di Stato e vice consigliere per la sicurezza nazionale di Obama, Tony Blinken, la strategia di Trump e Netanyahu non è praticabile «a causa della demografia. Se resta un Stato solo, Israele non potrà essere insieme ebraico e democratico, perché i palestinesi diventeranno la maggioranza. A quel punto o dovrà rinunciare alla democrazia, oppure al fatto di essere uno Stato ebraico».

Poco dopo la conclusione dell’incontro e mentre Netanyahu stava dirigendosi al Congresso, il Pentagono faceva filtrare la notizia che «potrebbe raccomandare l’invio di truppe da combattimento Usa in Siria contro lo Stato islamico». Il Pentagono – ha riferito la Cnn – avrebbe illustrato la proposta a Trump.

vivicentro.it/politica
vivicentro/Trump, svolta sul Medio Oriente
lastampa/Trump e Netanyahu congelano la soluzione dei “due Stati” PAOLO MASTROLILLI – INVIATO A NEW YORK

FOTO ViViCentro – Il racconto in scatti di Real-Napoli

FOTO ViViCentro – Il racconto in scatti di Real-Napoli

Il Napoli perde contro il Real Madrid nella gara di andata degli ottavi di finale di Champions League. Questo il racconto in scatti del match del Bernabeu a cura di Giovanni Somma.

Calo di popolarità dei democratici: elettori delusi dalle liti ma ancora fiduciosi

0

Da un sondaggio de La Stampa emerge il calo di popolarità dei democratici. Gli elettori sono delusi dalle liti, solo un italiano su tre pensa che il partito possa vincere le elezioni. Intanto Michele Emiliano, Enrico Rossi e Roberto Speranza siglano un patto per la scissione dal Pd e la formazione di un nuovo movimento alla sua sinistra.

Pd impopolare ma degno di fiducia, Renzi diventa “uno dei tanti leader”

Solo un italiano su tre pensa che il partito possa vincere le elezioni. I Dem pagano la potenziale diaspora e la scarsa vitalità che trasmettono

La popolarità del Pd in caduta libera, sebbene i suoi esponenti siano considerati più degni di fiducia di altri. Il ridimensionamento di Renzi, tornato a essere uno dei tanti leader del partito. E la vitalità e compattezza dei Cinquestelle, percepite come gli aspetti che potrebbero fare la differenza. Regala scenari inediti l’ultimo sondaggio del nostro istituto compiuto per La Stampa nella settimana della Direzione del Pd.
 Se guardiamo ai pronostici il partito che per ora è ancora saldamente in sella a Palazzo Chigi non gode di grande popolarità. Solo un italiano su tre è convinto che il Pd sia in grado di vincere le elezioni. La percentuale scende al 23% quando si chiede se il partito sarebbe in grado di prendere il 40% dei voti e quindi ottenere il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale. Il Pd viene considerato un partito poco unito (l’81% degli intervistati lo considera frammentario e composto da più correnti), prossimo a una spaccatura (per il 63% potrebbe dividersi) e poco vitale (tre italiani su quattro lo vedono così).

 

Quindi? Stando a questi dati il Pd sembrerebbe sconfitto già ai nastri di partenza nel caso di un confronto diretto con il suo principale antagonista, l’M5S, nel governo dell’Italia. Eppure, particolare curioso, i leader del Pd sono considerati mediamente più preparati e quindi maggiormente degni di fiducia. In un confronto diretto con i Cinquestelle non sembra esserci partita: gli esponenti del Pd hanno raccolto un punteggio medio di fiducia di 45 contro il 40 raccolto da vertici del M5S. La compagine Dem viene guidata da leader come Michele Emiliano (56), Sergio Chiamparino (53) e Giuseppe Sala (51). Troviamo un Matteo Renzi al sesto posto su otto (41) avanti solo a Gianni Cuperlo (35) e Massimo D’Alema (20). L’ex presidente del Consiglio che fino a qualche mese fa sembrava non avere rivali in un confronto interno, è dunque rientrato nel «gruppone degli inseguitori».

Sull’altro versante è Chiara Appendino, la sindaca di Torino, a raccogliere più fiducia dall’elettorato (63). Segue Alessandro Di Battista (50) mentre il «candidato premier» Luigi Di Maio raccoglie il 37, Virginia Raggi il 31 e Davide Casaleggio il 30. Interessante anche la posizione di Beppe Grillo. Il leader del Movimento ha un indice di popolarità enorme (89%), ma raccoglie la fiducia solo del 29% degli intervistati.

Tirando le somme, il Movimento 5 Stelle gode di una migliore immagine nel complesso, ma di una minore fiducia rispetto agli esponenti del Pd. I Dem perdono terreno proprio a causa delle divisioni interne. La potenziale diaspora del Partito Democratico si trasforma in una maggiore attenzione verso la vittoria elettorale del Movimento Cinque Stelle che raccoglie una probabilità positiva quasi doppia di vincere alle urne rispetto al Pd: 51% contro il 32%.

Gli italiani, se dovessero scommettere, non hanno dubbi. Ma un conto è considerare il possibile vincitore, un altro è poi come uno voterà. Le intenzioni di voto degli italiani restano infatti granitiche rispetto alle rilevazioni precedenti. Il Pd risulta ancora il primo partito con il 32% seguito dal Movimento Cinque Stelle (27%), dalla Lega Nord (11,5%) e da Forza Italia (11%). Da sottolineare che proprio la compagine berlusconiana è quella che è riuscita a rosicchiare un +0,5% rispetto al precedente sondaggio. Gli italiani, in termini di voti reali, si dimostrano quindi ancora una volta molto prudenti e piuttosto allergici a percorrere strade nuove.

vivicentro.it/opinioni
vivicentro/Calo di popolarità dei democratici: elettori delusi dalle liti ma ancora fiduciosi
lastampa/Pd impopolare ma degno di fiducia, Renzi diventa “uno dei tanti leader” NICOLA PIEPOLI

Mimmo Famularo: “Vibonese galvanizzata dalla cura Campilongo”

L’intervento di Mimmo Famularo Direttore di Zoom24.it al Pungiglione Stabiese

Nel corso della trasmissione radiofonica di ViviRadioWeb, “Il Pungiglione Stabiese”, abbiamo avuto in collegamento Domenico Famularo, direttore della testata online zoom24.it di Vibo Valentia; con lui si è parlato del match di sabato pomeriggio tra Vibonese e Juve Stabia.

Ciao Domenico, analizziamo questo momento particolare della Vibonese. La squadra ha totalizzato 4 punti nelle ultime due partite, un fattore importante e con i rinforzi del mercato di riparazione, sono arrivati a Vibo giocatori importanti come l’ex Juve Stabia Ali Sowe, che proprio a Caserta ha realizzato la prima rete rossoblu. Ci puoi dire le ultime novità in casa Vibonese?

A Vibo non è arrivato solo Sowe, ma anche la novità Piroska, centrocampista slovacco che è un pò la punta di diamante di questo mercato. Un calciatore tutto da scoprire che al primo tentativo è andato subito a segno. Un calciatore importante che vanta oltre 250 presenze in serie A slovacca, ha giocato in Champions League collezionando anche diverse presenze con la Nazionale. Un colpaccio per la Vibonese che è stata trasformata dal mercato ma anche dalla cura Campilongo. I rossoblu sono stati totalmente vitalizzati, è cambiati nell’atteggiamento e nello spirito. Sabato la squadra è stata colpita a “freddo” a Caserta, ma ha avuto anche la capacità di reagire per poi conquistare addirittura l’intera posta in palio, giocando tutto il secondo tempo anche in inferiorità numerica.

In 10 la Vibonese non ha mai sofferto la Casertana, squadra che in questo scorcio iniziale del girone di ritorno aveva fatto più punti di tutti, considerato che veniva da quattro vittorie e un pareggio. Vibonese che da ultima della classe ha sbancato il “Pinto” e questo risultato rappresenta un importante iniezione di fiducia per Salvatore Campilongo, a cui va dato merito considerando  che ha apportato numerose modifiche.

Guardando la classifica, questa vittoria ha permesso alla Vibonese di abbandonare l’ultimo posto scavalcando il Melfi e di avvicinarsi al Catanzaro che ora teme la Vibonese, tanto che è stato esonerato Zavettieri per Erra al fine di dare uno scossone alla squadra.

La Vibonese, per come è stata ricostruita non è più una squadra di bassa classifica, totalmente diversa rispetto a quella che ha affrontato la Juve Stabia nel girone di andata. Squadra cambiata per 7/11, in difesa adesso troviamo Moi ad affiancare Manzo, a sinistra troviamo Silvestre l’ex Paganese, a centrocampo invece Favasuli non è più un trequartista, ma un play maker che gioca nel vertice basso, diciamo alla Pirlo. In più a centrocampo c’è Viola (che sabato sarà squalificato), un altro grande acquisto di gennaio portato a Vibo dal Direttore Battaglia.

In avanti troviamo tanta qualità con Piroska dietro alle due punte Sowe e Saraniti, senza dimenticare l’argentino Bubas, un altro calciatore che non ha ancora debuttato e probabilmente lo farà proprio contro la Juve Stabia. Da dire che Saraniti fino a qualche settimana fa era la colonna inamovibile di questa Vibonese, adesso è un calciatore qualsiasi se andiamo a fare il confronto con i tanti arrivati che hanno innalzato di molto il livello di una squadra che a mio giudizio non è più una compagine da playout, ma un team che vale la metà classifica.

Conosciamo Campilongo che ama giocare in attacco adottando un 4-3-3, modulo simile alla Juve Stabia, a Vibo invece che modulo sta utilizzando?

Adesso il tecnico gioca adottando un 4-3-1-2 sfruttando le qualità del trequartista Piroska, anche se nell’ultima sfida casalinga contro il Cosenza ha schierato i suoi con un 4-3-3 puro schierando Cogliati e Sowe ai fianchi di Saraniti, anche se Piroska non aveva ancora debuttato.

Suppongo che contro la Juve Stabia schiererà nuovamente il 4-3-1-2 con Piroska dietro alle due punte e la davanti ci sarà imbarazzo della scelta per il tecnico napoletano visto che può puntare tranquillamente su tutti gli effettivi a disposizione, non dimenticando Cogliati, un altro calciatore che in corso può far male.

La tifoseria come sta vivendo questo momento, sostiene la squadra?

L’umore a Vibo è diametralmente opposto rispetto alla tifoseria della Juve Stabia. La Vibonese è reduce dalla vittoria di Caserta, la seconda vittoria esterna stagionale, che di fatto ha galvanizzato l’ambiente, e in precedenza prima del pari interno contro il Cosenza, aveva perso le precedenti sette partite consecutive. Ovvio che l’importante mercato di riparazione, l’arrivo di Campilongo, i risultati e le buone prestazioni contro Matera e Cosenza hanno contribuito a galvanizzare tutto l’ambiente.

Anche a Vibo come a Castellammare troviamo un Presidente “solitario”, stiamo parlando di Pippo Caffo, anche se lui non è originario del luogo essendo siciliano. Caffo come si rapporta con la piazza?

Pippo Caffo sta al calcio come Pippo Callipo sta alla pallavolo qui a Vibo Valentia. Come ben sapete, Vibo è la regina del sud della pallavolo italiana; gioca La Tonno Callipo che è una grandissima realtà nazionale. Allo stesso modo Pippo Caffo, è un patron che ha preso la Vibonese dieci anni fa, sta nel calcio insieme ad altri dirigenti, e ha anche subito l’onta della doppia retrocessione, visto che ad un certo punto sotto la sua presidenza la Vibonese precipitò dalla Lega Pro all’Eccellenza. Ha poi rifondato e ricreato un nuovo ciclo, ed infatti nel giro di due anni ha riportato la squadra in Lega Pro. Vibo attualmente è una delle piazza più piccole di questa Lega Pro, ma dal punto di vista economico è una società solidissima, una sorta di Sassuolo o di Chievo volendo fare un paragone, una piazza piccola, ma con un Presidente importante che finanzia questo club.

In chiusura, cosa ti aspetti da questo Vibonese – Juve Stabia, ospiti demoralizzati e fragili o che venderanno cara la pelle per risollevare le sorti di quest’avvio 2017 disastroso?

Mi aspetto una Juve Stabia determinata che giocherà per vincere con l’intento di fermare questa tendenza negativa. Sono convinto che la Juve Stabia metterà in mostra le proprie qualità, parliamo di una delle migliori formazioni di questo girone. Nella giornata di lunedì la Vibonese ha subito ripreso gli allenamenti per preparare questa partita con determinazione e allo stesso tempo vogliosa di far punti in casa, consapevole che dopo la Juve Stabia sarà di scena a Lecce e solo dopo tale sfida il suo calendario sarà più agevole.

Per salvarsi, la Vibonese dovrà conquistare anche punti contro le grandi, e tra queste di sicuro rientra la Juve Stabia che è una corazzata del girone.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Si diffida dall’utilizzo e/o dalla riproduzione anche parziale del presente articolo senza citazione della fonte

CTB: ”IL RACCONTO DI CHIMERA” al TEATRO COMUNALE DI CELLATICA

0
IMPRONTE TEATRALI
CIRCUITI LOMBARDIA SPETTACOLO DAL VIVO
SABATO 18 FEBBRAIO 2017 ore 21.00
TEATRO COMUNALE DI CELLATICA
(Viale Risorgimento, 23)
CTB Centro Teatrale Bresciano
presenta

da “La chimera” di Sebastiano Vassalli
progetto e drammaturgia di Lucilla Giagnoni
scene e luci Lucio Diana, Massimo Violato
musiche originali Paolo Pizzimenti
costume di scena Monica di Pasqua
Durata dello spettacolo : 1h 40’ (senza intervallo)

Sabato 18 febbraio alle ore 21.00, al Teatro Comunale di Cellatica, si terrà lo spettacolo IL RACCONTO DI CHIMERA, tratto da la chimera di Sebastiano Vassalli, progetto e drammaturgia di Lucilla Giagnoni, scene e luci di Lucio Diana e Massimo Violato, musiche originali di Paolo Pizzimenti, spettacolo prodotto dal CTB Centro Teatrale Bresciano.

Lo spettacolo rientra nella Rassegna IMPRONTE TEATRALI, rassegna teatrale a carattere multidisciplinare inserita nel progetto Circuiti Lombardia Spettacolo dal vivo, promossa dalla Regione Lombardia a sostegno del sistema teatrale lombardo, dell’innovazione dei linguaggi teatrali e della contaminazione di diverse forme di spettacolo.

Il progetto CIRCUITI LOMBARDIA SPETTACOLO DAL VIVO, coinvolge oltre al Comune di Brescia, capofila del progetto, i comuni di Botticino, Borgo San Giacomo – Castello di Padernello, Desenzano del Garda, Ghedi, Leno, Roncadelle, Corzano, Cellatica, Gottolengo, Lograto, Orzinuovi, Rezzato e il CTB Centro Teatrale Bresciano, incaricato dal Comune di Brescia, alla direzione artistica e al coordinamento organizzativo e alla gestione economica finanziaria delle iniziative.

Tratto dal romanzo di Sebastiano Vassalli, Il racconto di CHIMERA ricostruisce una storia che nel 1610 sconvolse Novara: la tragica vita di Antonia, abbandonata ancora bambina davanti alla porta della Casa della Carità e cresciuta poi da una coppia di contadini nel villaggio di Zardino. Accusata di essere una strega, venne processata e, dopo aver subito violenze e torture, venne condannata al rogo, sullo sfondo di un paesaggio storico dominato e oppresso dalla Controriforma e dall’Inquisizione e di un paesaggio naturale dove si staglia il Monte Rosa.

Lucilla Giagnoni porta in scena una figura femminile di struggente bellezza e sensualità attraverso un monologo avvincente, quasi la condanna di un presente che continuiamo a vivere con dolore.

Ingresso spettacolo: intero € 8,00 – ridotto € 5,00

INFO: I biglietti sono in prevendita alla biglietteria del teatro Sociale, via Felice Cavallotti, 20 in orario di apertura della stessa e mezz’ora prima dell'inizio della rappresentazione al Teatro Comunale di Cellatica.

On-line www.vivaticket.it e in tutti i circuiti di Vivaticket

Punto vendita CTB: CTB Centro Teatrale Bresciano, P.zza Loggia, 6, Brescia con il seguente orario: da martedì a venerdì (esclusi sabato e festivi) dalle ore 10.00 alle ore 13.00. Tel. 030 2928609

Ticket Point preso Libreria Serra Tarantola – via F.lli Porcellaga, 4 – Brescia

telefono 030290171 – fax: 0303772569

orari: 9.15-12.15 / 15.30-19.00

(lunedì mattina e domenica chiuso)

Teatro Sociale – Biglietteria tel. (+39) 0302808600

biglietteria@centroteatralebresciano.it

Teatro Comunale di Cellatica (Viale Risorgimento, 23)

(mezz’ora prima dell’inizio della rappresentazione)

Le foto sono di Umberto Favretto.

Patto a tre, Emiliano, Rossi e Speranza, per la scissione dal Pd

0

Michele Emiliano, Enrico Rossi e Roberto Speranza siglano un patto per la scissione dal Pd e la formazione di un nuovo movimento alla sua sinistra. Da un sondaggio de La Stampa emerge il calo di popolarità dei democratici. Gli elettori sono delusi dalle liti, solo un italiano su tre pensa che il partito possa vincere le elezioni.

Pd, ecco il patto a tre: dopo l’assemblea la scissione sarà realtà

Emiliano, Speranza e Rossi lanciano un nuovo movimento: «Renzi non ci ha ascoltati». E aprono a Pisapia e Vendola

ROMA – La scissione di via Barberini è stata decisa al numero civico 36, nella sede romana della Regione Puglia. Al primo piano, dove c’è l’ufficio di Michele Emiliano. Non c’è ancora un nome, non c’è un logo: è ancora presto. C’è però un patto a tre tra Emiliano, Roberto Speranza ed Enrico Rossi per fondare un movimento dando vita ad una «costituente» a sinistra del Pd. Un movimento, non un partito, in cui non c’è né un leader né un candidato premier che il sistema proporzionale non richiede. È la «costituente di centrosinistra» di cui parla pure D’Alema. Aperta alla società, alle associazioni, a coloro che sono delusi da Renzi e che hanno votato 5 Stelle. «Una separazione consensuale dal Pd e non conflittuale». Dopo le elezioni non è escluso che si possano mettere insieme le forze parlamentari per formare un governo e fermare i populisti.

È la logica del proporzionale che spinge a valorizzare l’identità rispetto alle coalizioni. E allora ognuno faccia la sua battaglia, presenti il suo programma. Il partito di Renzi potrebbe fare il pieno di voti moderati e svuotare Forza Italia; il movimento nascente raccoglierà tutti i voti a sinistra e un pezzo del bacino elettorale pentastellato, fino al centro. Un nuovo Ulivo, un nuovo centrosinistra in cui non ci saranno in prima fila Bersani e D’Alema. Loro due si impegneranno in campagna elettorale ma faranno un passo di lato rispetto all’impegno e al lavoro diretto e organizzativo. A guidare il movimento saranno il governatore pugliese, il presidente toscano e il giovane ex capogruppo del Pd.

Rossi, Emiliano e Speranza si sono stretti la mano nel salotto di via Barberini 36. Erano emozionati, si sono detti che non ci sono più le condizioni per stare nel Pd, che la scissione l’ha voluta Renzi. «Io faccio questa cosa con voi perché vi considero delle persone perbene», ha detto Emiliano. «Non sarei qui se io non pensassi la stessa cosa», ha risposto Rossi. «A me costa moltissimo lasciare il partito, è un dolore personale indicibile, dovete credermi», ha fatto presente Speranza. «Io non ci dormo la notte», ha aggiunto il presidente della Regione Puglia. «Ma siamo costretti a fare questo passo – ha sostenuto Speranza – e nessuno può venirci a dire che lo abbiamo fatto per la data del congresso o per qualche capolista in più. Ci mettiamo la faccia e navighiamo in mare aperto».

Così i tre si sono messi a scrivere un documento che verrà letto all’assemblea nazionale del Pd domenica prossima. Un documento nel quale si dice che la direzione del partito è stata animata da «un dibattito ricco e plurale». Purtroppo le conclusioni del segretario non l’hanno rappresentato. Il Pd si sarebbe trasformato nel Partito di Renzi, personale e leaderistico. È stato chiesto di sostenere il governo fino al 2018, un congresso senza forzature e una conferenza programmatica nel quale trovare l’unità. «Ma siamo stati inascoltati». Per questa ragione «sabato mattina saremo tutti assieme al Teatro Vittoria di Roma, con l’obiettivo di costruire un’azione politica comune».

La costituente è aperta anche a Sinistra italiana in cui confluirà Sel di Vendola che domenica a Rimini celebrerà il congresso di scioglimento (ci andrà Emiliano). È aperta soprattutto a Giuliano Pisapia che lunedì a Venezia sarà protagonista, insieme a Speranza, di un incontro. L’ex sindaco di Milano guarda con grande interesse all’iniziativa dei tre di via Barberini: potrebbe partecipare alla costituente e anche al movimento per ora senza leader. «Non c’è questa ansia di chi deve fare il leader. L’ansia del leader uccide la politica», precisa Emiliano che ieri ha fatto la sua apparizione a Montecitorio. Poi è tornato a via Barberini e ha rilasciato un’intervista al settimanale francese L’Express al quale ha detto che un movimento di sinistra può arrivare al 14-15%, che il Pd di Renzi non andrà oltre il 17-18%. Ha parlato degli esclusi, di chi non conta nulla. Poi ha citato Papa Francesco e l’enciclica Laudato si’ per spiegare la sua visione ambientalista del creato.

vivicentro.it/politica
vivicentro/Patto a tre, Emiliano, Rossi e Speranza, per la scissione dal Pd
lastampa/Pd, ecco il patto a tre: dopo l’assemblea la scissione sarà realtà AMEDEO LA MATTINA

METEO, ultimo giorno di Sole ovunque, Venerdì 16 febbraio prime piogge

0

METEO – Piogge veloci in arrivo, poi sole, nebbie al Nord. Clima mite di giorno, sole. Tra Venerdì e Sabato veloce perturbazione

Situazione ed evoluzione generale

17-18 Febbraio: l’anticiclone di san Valentino condizionerà il tempo sull’Italia fino a Venerdì 17, e con sole prevalente e clima mite di giorno. Da Venerdì il tempo inizierà a peggiorare al Nordest e sulla Toscana settentrionale, con locali piogge, più moderate in Toscana. Altrove sempre tempo asciutto e spesso soleggiato, salvo locali nebbie mattutine in Pianura Padana. Sabato, veloci piogge o temporali su Marche, Abruzzo, Umbria, Lazio e infine Campania e Puglia centro-settentrionali. Neve in Appennino sopra i 1200 metri.

VENERDI’ 17 Febbraio

Peggiora al Nordest e Toscana, in nottata anche su Marche, Lazio e Umbria con piogge e locali temporali. Neve in Appennino sopra i 1200/1300 metri.

NORD

Qualche nebbia in Pianura Padana, ma peggiora al Nordest con piogge sparse, più moderate in Emilia orientale.

Temperature

Stazionarie

CENTRO e SARDEGNA

Peggiora in Toscana con piogge, in nottata anche su Marche, Umbria, Lazio. Neve in Appennino sopra i 1200/1300 metri.

Temperature

Stazionarie

SUD e SICILIA

Sole ovunque, tranne qualche annuvolamento lungo le coste tirreniche.

Temperature

Stazionarie

SABATO 18 Febbraio

Piogge e temporali veloci dalle Marche, Abruzzo, Umbria, Lazio e Molise si portano verso Campania e Puglia. Torna il sole al Nordest e Toscana. Nebbia al Nordovest.

NORD

Nebbia al Nordovest e in Emilia, più soleggiato altrove.

Temperature

Stazionarie

CENTRO e SARDEGNA

Piogge sul medio versante Adriatico, piogge moderate sul Lazio con possibili, locali, temporali.
Poco nuvoloso sulla Sardegna.

Temperature

Stazionarie

SUD e SICILIA

Qualche pioggia in arrivo su Campania e Puglia centro-settentrionali, occasionali in Basilicata. Altrove più soleggiato.

Temperature

Stazionarie

19-22 Febbraio: primo quattro giorni presi in esame caratterizzati dall’aumento della pressione, quindi con sole prevalente, qualche nube in più al Sud, ma il ritorno della nebbia, specie al mattino, sulla Pianura Padana. Dal 22 febbraio venti più umidi meridionali copriranno il cielo al Centro-Nord con primi piovaschi sulle regioni tirreniche. Temperature di nuovo in graduale aumento.

DOMENICA 19 Febbraio

Tempo più asciutto, anche se spesso nuvoloso al Sud, qui anche con deboli piogge dal pomeriggio in Calabria e Sicilia ionica. Nebbia al Nordovest.

Temperature

Sostanzialmente invariate.

LUNEDI’ 20 Febbraio

Alta pressione. Nebbia in Pianura Padana, in parziale dissolvimento. Altrove, più soleggiato salvo una maggior nuvolosità al Sud.

Temperature

Sostanzialmente invariate.

MARTEDI’ 21 Febbraio

Alta pressione. Nebbia mattutina in Pianura Padana, anche persistente localmente al Nordovest e Ferrarese. Altrove sole prevalente.

Temperature

In aumento.

MERCOLEDI’ 22 Febbraio

Foschie o nebbie sulla Pianura Padana, isolate piogge su Liguria di Levante e alta Toscana; poco nuvoloso altrove. Entro la notte peggiora con piogge deboli sulle regioni centrali.

Temperature

Stazionarie

vivicentro.it/meteo
vivicentro/METEO, ultimo giorno di Sole ovunque, Venerdì prime piogge
ilmeteo.it

Per il dopo Oddo in casa Pescara pronta una soluzione low cost?

0

Ci sono volute 24 giornate di campionato senza nessuna vittoria sul campo (l’unica è stata quella conquistata a tavolino per un mancato invio di una PEC ottenuta contro il Sassuolo ndc), la miseria di nove punti in classifica, di cui sei guadagnati sul campo, 55 goal subiti, il tutto per un record negativo che non ha eguali nel vecchio continente, almeno in questa stagione, per fare prendere una decisione, che a mio modesto e personale parere, andava presa da molto tempo. Una decisione sofferta e difficile.

Almeno, guardando l’iter che ha portato all’esonero di Massimo Oddo, allenatore che, se è vero  ha permesso al Pescara di tornare in serie A la scorsa stagione, grazie anche e soprattutto ai 30 goal di Gianluca Lapadula, non ha praticamente mai dato l’impressione di essere in grado di gestire in modo adeguato questa fallimentare stagione, anche in virtù delle scelte di mercato del presidente Sebastiani, e dall’allenatore campione del mondo ampiamente avallate.

Il risultato è stato disastroso e l’esonero praticamente inevitabile, sebbene la società adriatica in un primo momento avesse riconfermato il giovane tecnico pescarese, salvo poi fare marcia indietro. Piuttosto scontato e dettato dalla circostanze, inoltre, ci è sembrato il comunicato, via social, divulgato da Massimo Oddo nel quale lo stesso chiede scusa ai pescaresi per gli evanescenti risultati ottenuti in questo campionato e si professa innamorato dei colori del Delfino. Materia da destinare ai miei più “sensibili” colleghi per i loro dolci e commoventi editoriali, che trovano sempre un certo appeal tra il loro pubblico nostalgico e sognatore. Ma, ahimè, la realtà è sicuramente meno mielosa. La squadra, a meno di un clamoroso miracolo, è già iscritta al prossimo campionato di serie B, e, soprattutto, si trova senza allenatore. Ecco che la priorità, in questo momento, è quella di cercare un nuovo tecnico. Ma chi è disposto a giungere al capezzale dell’agonizzante Delfino, per vegliarlo in queste ultime quattordici giornate che lo separano dalla fine della sua, probabile, agonia nella massima serie?

Ecco che il presidente Sebastiani, al quale urge guadagnare punti nei confronti della piazza che lo ha cominciato a contestare da tempo, ha pensato ad un colpo ad effetto: il ritorno di Zeman, che in Abruzzo fece vivere agli sportivi biancazzurri una stagione memorabile. Quella dei vari Insigne, Immobile e Verratti, per intenderci, centrando la promozione in serie A nella stagione 2011 – 12, per poi abbandonare i tifosi biancazzurri nella stagione successiva dopo averli sedotti.

In effetti, l’entourage pescarese e il tecnico boemo, si sono incontrati a Roma per discutere la questione, ma per alcune divergenze, pare ci sia stata la fumata nera. Ecco che allora si potrebbe aprire una pista interna, che permetterebbe al sodalizio abruzzesi anche di risparmiare. Ci riferiamo a Donatelli, già vice di Massimo Oddo, e con il patentino a disposizione. Altre soluzione potrebbe essere rappresentata dell’allenatore della Berretti, Zauri, al quale è stata affidata la squadra pro tempore. I soliti bene informati parlano di Liverani, il quale potrebbe accettare un contratto di quattro mesi, mentre sembra piuttosto impervia la via che porta a Mandorlini, il quale ha rescisso il suo contratto con l’Hellas Verona, ma che non è molto amato dalla piazza pescarese, e che vorrebbe maggiori garanzie per il futuro, non solo contrattuali.

Nel momento più difficile della gestione societaria di Sebastiani, qualsiasi mossa deve essere ben ponderata. La retrocessione è dietro l’angolo, ma deve avvenire con dignità. I gesti di insofferenza e quelli addirittura gravemente intimidatori rivolti verso il presidente, assolutamente da condannare ( leggasi le due auto incendiate alcuni giorni fa di proprietà del presidente sotto la propria abitazione ndc), sono la cartina al tornasole di una situazione che in riva all’Adriatico si fa sempre più difficile, preoccupante e per certi versi inquietante. Non possiamo che augurare al presidente del Pescara di riuscire a pelare nel migliore dei modi questa incandescente patata bollente finita nelle sue mani.

CHRISTIAN BARISANI

Reina: “Crediamo nella rimonta, non abbiamo nulla da perdere”

Pepe Reina ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di As al termine della sfida tra Real Madrid e Napoli. Ecco quanto evidenziato:

“Chiaramente è un risultato negativo che fa male. Abbiamo creato diversi problemi al Real e possiamo credere nella rimonta. Il gol in casa loro è stato importante, non abbiamo nulla da perdere. Il San Paolo sarà caloroso nella gara di ritorno”.

Maradona: “Non siamo morti, sono fiducioso per il ritorno”

Diego Armando Maradona ha commentato la sconfitta del Napoli contro il Real Madrid tramite il proprio profilo Facebook:

“Abbiamo avuto la possibilità di fare il 3-2 con Mertens… ma non siamo morti. Sono fiducioso per la partita di ritorno. #ForzaNapoli!”.

Ssc Napoli: “La qualificazione si giocherà fino alla fine nella notte del San Paolo”

Il Real Madrid batte il Napoli, questo il commento della società azzurra tramite il proprio sito ufficiale:

 

“Finisce 3-1 per il Real a Madrid. La qualificazione si giocherà fino alla fine nella sfida del San Paolo. E non sarà solo questione di forma ma di sostanza vedendo come il Napoli si è espresso al Bernabeu. Partita decisa da episodi altalenanti e che ha avuto vari svincoli possibili nell’arco dei 93 minuti. Passiamo prima noi con un gran gol di Insigne lanciato a rete da Hamsik: un destro piazzato col marchio di fabbrica di Lorenzo che apre la scena dopo neppure 10 minuti. Poi c’è stato il ritorno delle merengues con un colpo di testa di Benzema che vale l’1-1. Ad inizio ripresa due prodezze di Kroos e Casimiro mettono il Real sul 3-1 poco prima dell’ora di gioco.

Chiunque probabilmente si sarebbe appassito di fronte ad un doppio colpo così repentino, ma non il Napoli che mostra l’animo guerriero proprio nell’ultima mezzora sfiorando anche il gol con Mertens, oltre a vedersi annullato una rete di Callejon per fuorigioco. La sfida è sempre stata viva e sarà viva anche al San Paolo. Si decide tutto il 7 marzo, nella notte delle stelle dei campioni: Una squadra ed il suo immenso popolo, nel battito infinito del San Paolo”.

Da sscnapoli.it

Mertens: “Prendere tre gol dopo il vantaggio è brutto. Vedremo cosa accadrà al ritorno”

Dries Mertens ha parlato ai microfoni di Premium Sport al termine della gara contro il Real Madrid:

“Dopo il vantaggio subire tre gol è brutto. Abbiamo incontrato una squadra molto forte, vedremo cosa succederà al San Paolo. Ho avuto l’ occasione per fare gol ma ho fallito. L’ avversario aveva grande qualità, soprattutto nei minuti iniziali abbiamo giocato bene facendo il nostro gioco. Manca ancora la gara di ritorno. Ero un pò isolato in avanti, stasera è andata così.
Se faccio gol è merito della squadra che gioca bene. Dobbiamo pensare solo a noi stessi e non ascoltare gli altri”.

Sarri: “ADL? Preferirei che parlasse con me. Abbiamo ancora possibilità di passare il turno”

Sarri: “ADL? Preferirei che parlasse con me. Abbiamo ancora possibilità di passare il turno”

Ai microfoni della stampa, nella consueta conferenza post partita, è intervenuto il tecnico del Napoli Sarri, il quale ha dichiarato: “Adl critico? Io sto a Castelvolturno, poi il presidente può dire ciò che pensa, anche se preferisco che lo dica a me. Ho fatto giocare anche a Milik, portato in panchina per 10-15 minuti perché non può darci ancora di più. Se si sbaglia così tanto è difficile avere coraggio. Perdevamo sempre palla al secondo passaggio. A differenza di quello che facciamo solitamente abbiamo perso troppi palloni in uscita e non puoi concedere troppi palloni a questi giocatori. Poi c’è stata anche una prodezza loro e lì c’è poco da fare. Dovevamo consegnare meno palloni così facili, ma perdendo così tante volte pala era difficile ripartire. Di fronte c’era la squadra pù forte del mondo ed in buona serata. Il ritorno imposteremo la gara per vincere 2-0 ma bisogna vedere se saranno d’accordo, ricordate che c’è sempre un avversario. Ci giocheremo tutte le possibilità che abbiamo. Il Real ha fatto una delle migliori partite degli ultimi mesi. Non siamo ancora lì, ma neanche lontanissimi. Mertens ha fatto benissimo, pur non facendo la sua miglior partita ha avuto comunque due palle gol nette contro il Real che non mi sembra uno schifo. Abbiamo perso una gara dopo 4 mesi, l’incazzatura c’è, non ci siamo espressi al 100%, ma questo non deve farci abbassare la testa, ripartiamo subito. Ci giocheremo poi le nostre possibilità, poche ma ci sono. Sapevamo di trovare spazi, ma aspettarli bassi e tenerli al limite dell’area non era una nostra scelta. E’ stato per la loro forza. Stiamo parlando dei campioni d’europa, del mondo, primi nella Liga, top mondiale. Maradona? Ha parlato 30 secondi, ma è normale che è un mito assoluto e qualcosa scatena. Non a caso i primi 15-20′ sono stati i migliori. Al ritorno il San Paolo sarà un inferno. Se noi facciamo i primi 10 minuti arrembanti, diventerà ancora più l’inferno. Sarà una partita durissima, ma con più lucidità non sarà facile nemmeno per loro.”