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Trump alla guerra delle spie: ”Le agenzie non ci danno tutte le informazioni”

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È guerra aperta tra Trump e l’intelligence americana, accusata dal presidente di essere al “servizio dei democratici”, per vendicare con le soffiate la sconfitta di Hillary Clinton nelle elezioni. La Casa Bianca: “Le agenzie non ci danno tutte le informazioni”. Nel mirino anche i giornalisti, considerati “il vero partito di opposizione”.

Trump attacca l’intelligence: “Al servizio dei democratici”

Le agenzie non danno tutte le informazioni al presidente. E Donald annuncia un nuovo bando contro gli immigrati

NEW YORK – Davanti alla percezione che la sua presidenza stia già fallendo, tra lo scandalo Russia e la guerra ormai aperta con intelligence e media, Donald Trump ha scelto di rivolgersi direttamente agli americani per dimostrare che la Casa Bianca non sta crollando. Lo ha fatto convocando ieri una conferenza stampa improvvisa, e per molti versi drammatica, in cui ha detto di aver «ereditato un macello che stiamo aggiustando».

La sequenza degli ultimi giorni è stata terribile, per il Presidente. Prima lo stop dei tribunali al suo bando per rifugiati e immigrati in arrivo da sette Paesi islamici; poi le polemiche per le retate e le espulsioni degli illegali; quindi le dimissioni del consigliere per la Sicurezza nazionale Flynn. Quest’ultimo scandalo si è allargato in fretta, al punto che lo stesso «Wall Street Journal» si è chiesto se sia il nuovo Watergate. Trump, infatti, ha detto che ha chiesto le dimissioni dell’ex generale perché aveva mentito al vice presidente Pence sulla natura delle sue telefonate con l’ambasciatore russo a Washington, ma il vero problema è la natura del rapporto che la campagna elettorale di Donald aveva con Mosca fin dal principio, e quanto lui ne fosse informato o complice. Roba da far saltare la Casa Bianca.

Due giorni fa il «New York Times» ci ha aggiunto che Flynn non era l’unico ad avere contatti col Cremlino, perché i servizi segreti americani avevano intercettato conversazioni costanti tra i capi della campagna elettorale di Trump e l’intelligence russa. Ieri, poi, il «Wall Street Journal» ha scritto che gli agenti americani non danno tutte le informazioni che possiedono al Presidente, perché temono la sua collusione con Putin, mentre ancora il «New York Times» ha rivelato che Donald si appresta a incaricare il suo amico finanziare Stephen Feinberg di fare una revisione dell’intero apparato dell’intelligence americano, percepito come nemico. Guerra aperta tra amministrazione e spie, dunque, accusate da Trump di essere al servizio dei democratici, per vendicare con le loro soffiate la sconfitta di Hillary nelle elezioni. Con la complicità dei media, che secondo il Presidente e il consigliere Bannon hanno sempre rappresentato il vero partito di opposizione, e adesso hanno ordito un complotto con i delatori per abbatterlo.

Davanti a questa ondata montante, ieri Trump ha convocato una conferenza stampa fuori programma: «Voglio rivolgermi direttamente al popolo, che poi è quello che mi ha fatto vincere le elezioni». Ha annunciato che sta preparando un nuovo decreto, scritto su misura per rispondere alle critiche rivolte dai tribunali al bando, che verrà pubblicato la settimana prossima. Ha notato il sondaggio della Rasmussen che dà la sua popolarità al 55%, e quindi conferma come gli americani stiano dalla sua parte, nonostante le «false notizie» diffuse dai media, che già non avevano capito nulla durante le presidenziali. Ma soprattutto ha dichiarato guerra alla struttura dell’intelligence e agli stessi giornalisti, che lui vede come alleati nel complotto per distruggerlo.

Secondo Trump, «Flynn non aveva fatto nulla di male. Non gli avevo ordinato di parlare con l’ambasciatore russo, ma se non l’avesse fatto di sua iniziativa glielo avrei chiesto io, perché questo è il suo lavoro». Le dimissioni le ha pretese solo perché «non aveva detto tutta la verità al mio vice Pence, e questo era inaccettabile». Il Presidente però ha continuato a negare che la sua campagna elettorale avesse contatti con Mosca: «L’ex manager Manafort aveva fatto consulenze in Ucraina, ma questo tutti lo sapevano, e lui ha negato di aver parlato col Cremlino». Quanto a se stesso, «io non ho prestiti, affari o amicizie in Russia. Con Putin ho parlato due volte. Penso che se i rapporti con Mosca migliorassero, sarebbe meglio per tutti: anche Hillary ci aveva provato col “reset”, ma aveva fallito. Se però non sarà possibile andare d’accordo, nessuno sarà più duro di me con il Cremlino».

Trump è convinto che le soffiate vengano da membri dell’amministrazione Obama, rimasti negli apparati della sicurezza. «Ma presto finiranno, perché stiamo piazzando i nostri uomini. Abbiamo Pompeo alla Cia, Coats direttore nazionale dell’intelligence, e Comey all’Fbi», quasi confermando così che la persona che aveva affossato Hillary, riaprendo l’inchiesta sulle sue mail dieci giorni prima del voto, lavorava per lui.

Il Presidente è convinto di avere ancora gli elettori dalla sua parte, e quindi va allo scontro aperto. I problemi però sono due. Primo, gli apparati dell’intelligence sono composti da migliaia di persone che resteranno al loro posto, anche se cambieranno i capi. Il «deep state», come lo ha definito Bill Kristol, che potrà continuare a colpirlo. Secondo, le smentite di Trump ora verranno confrontate con le prove raccolte dagli inquirenti sui rapporti con la Russia, e da questo dipenderà la sua sopravvivenza.

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vivicentro/Trump alla guerra delle spie: ”Le agenzie non ci danno tutte le informazioni”
lastampa/Trump attacca l’intelligence: “Al servizio dei democratici” PAOLO MASTROLILLI – INVIATO A NEW YORK

Epatite C, sentenza storica: sì all’importazione di farmaci

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«È lecito importare farmaci se vengono impiegati soltanto per uso personale» È la storica sentenza del Tribunale del Riesame di Roma che dà ragione a Orazio Del Bo, pensionato affetto da epatite C, e promette di abbattere il muro che impedisce di accedere alle costose pillole salvavita.

Portò farmaci dall’India, il tribunale gli dà ragione: “Lo fece per salvarsi”

La sentenza storica su un pensionato affetto da epatite

ROMA – La breccia aperta da Roberto Orazio Del Bo, settantenne pensionato milanese affetto da epatite C, promette di abbattere per milioni di pazienti il muro che impedisce di accedere alle pillole d’oro che curano quel che prima era incurabile. Ma solo per i pochi casi più gravi che lo Stato può permettersi di trattare a costi esorbitanti. Forche caudine sotto le quali oggi devono passare i malati di epatite C, domani anche quelli di cancro, Parkinson o Alzheimer se non si troverà un modo di calmierare i prezzi imposti da big-pharma.

La storia del signor Del Bo è presto detta. Nel 2014 scopre di aver contratto il virus dell’epatite C. Ma all’Ospedale Maggiore di Milano lo rassicurano: «La malattia è allo stato iniziale, non dà preoccupazione». Nel maggio del 2016 la situazione precipita. «Sto male, una stanchezza cronica che arriva a farmi addormentare ai semafori», racconta Del Bo. Poco dopo l’ospedale gli prescrive la terapia a base di Sofosbuvir, l’antivirale che in 12 settimane eradica il virus. Peccato che per acquistare l’intera terapia occorra staccare un assegno da 74mila euro. Lo Stato la rimborsa, ma solo ai pazienti giunti all’ultimo stadio della malattia.

Del Bo fortunatamente non rientra in quei parametri. Allora trova una via di fuga. All’estero. Su un sito indiano, dove la Gilead che ha il brevetto vende a soli 700 dollari, acquista l’intera terapia a 2.500 euro, spese di spedizione incluse. Trenta volte meno il prezzo praticato in Italia. Ma il 6 giugno del 2016 la Procura di Roma blocca e sequestra alla dogana di Ciampino il pacco con le pillole salvavita. «Immissione nel territorio italiano di medicinali privi della relativa autorizzazione», motiva il magistrato citando una legge del 2006. Del Bo rischia una condanna da sei mesi a un anno e un’ammenda tra 10mila e 100mila euro.

Ma non si dà per vinto. Parte per l’India a sue spese e si fa curare direttamente li per soli 600 euro. Nel frattempo presenta ricorso e il Tribunale del riesame di Roma gli da ragione: «Il reato – scrive il giudice – è solo quello di chi importa medicinali senza autorizzazione per metterli in commercio». Mentre è lecito importare farmaci «a chi ne fa uso personale».

Il sequestro è annullato. Una decisione che potrebbe aprire un altro varco per chi vuole curarsi senza aspettare che la malattia digrigni i denti. Uno scenario non privo però di interrogativi. Come quelli che pongono i medici di famiglia della Fimmg. «La pronuncia – spiega il Segretario nazionale della Federazione, Silvestro Scotti – rischia di scatenare una corsa all’automedicazione per patologie importanti, che richiedono invece massime garanzie cliniche sia sull’autenticità dei medicinali, acquistati magari on line, che sulla loro modalità di somministrazione». «Per questo – afferma Scotti- avvieremo da subito tra i nostri iscritti una specifica formazione sull’uso corretto dei farmaci innovativi compreso quello per l’epatite C, in modo da poter dare indirizzi ai nostri assistiti, sia rispetto a prodotti contraffatti, sia per l’interazione con altri farmaci in uso, che potrebbero creare scompensi nel paziente».

Ma i medici di famiglia si candidano anche a prescrivere le centinaia di farmaci sottoposti a «piani terapeutici», fino ad oggi mutuabili solo con ricetta dello specialista. Un sistema che costringe malati cronici e affetti da patologie gravi a saltare dallo studio del proprio dottore di fiducia a quello del medico specialista. Il tutto con esborso del super-ticket da 50 euro dovuto sulla visita di quest’ultimo. Una corsa ad ostacoli alla quale la stessa Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, aveva annunciato di voler porre fine avviando una sperimentazione con i medici di famiglia, «che solleciteremo a breve nell’incontro in programma con l’Agenzia», assicura Scotti, nella speranza che serva a semplificare la vita a 10 milioni di pazienti.

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lastampa/Portò farmaci dall’India, il tribunale gli dà ragione: “Lo fece per salvarsi” PAOLO RUSSO

Sacchi: “Tutta l’Italia deve solo dire grazie a Sarri e al Napoli”

Le sue parole

Arrigo Sacchi ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport:

Veniamo al Napoli: deluso dalla prestazione dei ragazzi di Sarri?

“Al Napoli e a Sarri che è il suo condottiero tutta l’Italia deve soltanto dire grazie. Stanno facendo qualcosa di straordinario, questi ragazzi: il modo in cui giocano è apprezzato anche dai loro avversari e questo è un segnale importante. Tutti dicono: la squadra che gioca meglio è il Napoli… Piace, diverte: dobbiamo essere orgogliosi che una simile squadra sia italiana”.

Sarri, però, è stato criticato dal presidente De Laurentiis. Che ne pensa?

“De Laurentiis è un dirigente che ha fatto moltissimo per il Napoli, lo ha preso dalla Serie C e lo ha portato al Bernabeu: non è poco. Ha investito tanto, la società è diventata grande anche se non è ancora un top club. Però De Laurentiis deve essere più generoso e più prudente in certe dichiarazioni”.

Le è mai capitato che un suo presidente, ad esempio Berlusconi, entrasse in campo con tanta veemenza?

“Sono sempre stato fortunato, da questo punto di vista. Quando allenavo il Bellaria, in Serie D, dopo sei partite avevo fatto un solo punto. Mi dimisi perché non vedevo altra via d’uscita. Il presidente mi disse: “Perché se ne vuole andare? Sta lavorando bene, continui”. La fiducia è fondamentale per rendere al massimo. Ma penso che De Laurentiis abbia fiducia in Sarri”.

Che cosa ha detto la sfida del Bernabeu?

“Che il Real ha fatto un pressing furioso e non ha consentito al Napoli di esprimersi come al solito. La qualità tecnica degli spagnoli è superiore, si sa, ma quando vedi gente come Modric e Kroos correre e lottare significa che dietro c’è un lavoro di squadra. Il Napoli, forse, si è lasciato intimidire dal Real, però non è mica facile cantare alla Scala… Tremano le gambe, è comprensibile”.

Al San Paolo si può fare l’impresa?

“Credo di sì. Se i ragazzi di Sarri riusciranno a costringere il Real sulla difensiva, allora potremmo divertirci. L’importante è che, in fase offensiva, il Napoli si muova molto, anche senza palla, con frequenti tagli e cambiamenti di posizione. Sto notando una cosa: in Europa la difesa è soltanto pressing, e se si salta la prima linea si aprono praterie immense. Bisogna sfruttare questa debolezza altrui”.

Il mancato utilizzo di Rog al Bernabeu e la tribuna di Pavoletti sono le cause dell’ira di De Laurentiis

Il mancato utilizzo di Rog al Bernabeu e la tribuna di Pavoletti sono le cause dell’ira di De Laurentiis

La Gazzetta dello Sport scrive sull’ira di De Laurentiis al Bernabeu: “De Laurentiis è solito bacchettare l’allenatore anche attraverso i social, come in occasione dell’acquisto di Rog, quando gli suggerì che con questo giocatore avrebbe avuto la possibilità di utilizzare più moduli, passando da un centrocampo a 3 a uno a 2 a seconda delle squadre da incontrare in Italia e in Europa. Ed è stato proprio il mancato utilizzo di Rog al Bernabeu, oltre al dirottamento di Pavoletti in tribuna, a far partire l’embolo presidenziale”.

La sconfitta l’ha data De Laurentiis prima di salire in aereo…parola della Gazzetta!

La sconfitta l’ha data De Laurentiis prima di salire in aereo…parola della Gazzetta!

La Gazzetta dello Sport scrive: “Natale a Madrid. Questa è stata la vera sconfitta, non i 3 gol presi da Zidane e neppure l’umana paura che ha zavorrato le gambe del Napoli. La sconfitta, la disfatta è stata aver trasformato la Champions League in un cinepanettone, essersi dimostrati assolutamente inadeguati al contesto. Come Biagio Izzo, o chi per lui, quando recita la parte dell’imbucato in un hotel di lusso a Cortina. Una sconfitta cominciata quasi subito, quando De Laurentiis ha caricato sull’aereo attori, registi e sponsor cui ha parlato di uno stadio con sedili in pelle umana. L’aereo della squadra, in vigilie del genere, dovrebbe godere dell’intimità di una sacrestia, così come lo spogliatoio, sacro e violabile solo dalla squadra. Invece l’ultima omelia nel vestuario l’ha tenuta Maradona che nella due giorni madridista – giurano in Spagna – difficilmente avrebbe superato la prova del palloncino e che ha fatto accorrere la Polizia in albergo, lo stesso del Napoli, per presunti maltrattamenti alla compagna”.

Insigne, l’entourage abbassa le pretese: rinnovo più vicino

Insigne, l’entourage abbassa le pretese: rinnovo più vicino

Come riporta La Gazzetta dello Sport, il rinnovo di Lorenzo Insigne dopo il gol al Bernabeu sembra davvero molto vicino: “I complimenti fanno piacere, certo, ma a Lorenzo Insigne piacerebbe che il presidente gli dimostrasse la stima anche discutendo il nuovo contratto da firmare. Ed è proprio questo l’oggetto del contenzioso che esiste tra le parti. Un qualcosa che si trascina dalla scorsa estate, da quando cioè De Laurentiis rigettò, malamente, la richiesta economica che gli venne presentata dai procuratori del ragazzo: 5 milioni di euro a stagione fino al 2021, contro la proposta di 2,5 milioni. Da quel momento non ci sono stati più sviluppi, ma dopo la prodezza del Bernabeu, pare che De Laurentiis si sia convinto a riprendere la discussione con Antonio Ottaiano, il manager dell’attaccante, che lo segue quotidianamente . Tre settimane: potrebbe essere questo il tempo necessario per l’incontro, considerato che il presidente è volato a Los Angeles per impegni cinematografici e che non rientrerà in Italia prima di quella data. L’accordo potrebbe anche formalizzarsi prima delle gara di ritorno col Real Madrid, in programma il 7 marzo prossimo al San Paolo, anche perché l’entourage di Insigne sarebbe pronto a rivedere la propria posizione pur di garantirgli la permanenza a Napoli. Che è il suo volere, prima di ogni altra cosa”.

Insigne: “Il 3-1 condiziona il giudizio. Ma noi siamo vivi, e lo vedrete. La rimonta? Si può fare”

Le sue parole

Lorenzo Insigne ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport: “Il 3-1 condiziona il giudizio. Ma noi siamo vivi, e lo vedrete. La rimonta? Si può fare e vi spiego perché”. 

Eppure, Insigne, c’è stato un momento in cui è stato bello. 

“Si riferisce al vantaggio e peccato sia durato poco, una decina di minuti. Ma quando sei in campo non ti rendi conto del tempo che passa e comunque pensi ad altro. E però aggiungo: io non sarei così pessimista. Il 3-1 condiziona il giudizio globale”. 

Prima della gara: telefonata con Cassano. 

“Non ci pensare, m’ha detto. Gioca come sai. E’ stato carinissimo, io e lui abbiamo un rapporto sincero, amicale, familiare. Abbiamo chiacchierato di altro, mica solo della partita: la tensione bastava ed avanzava, in quel momento”. 

Diego nello spogliatoio. 

“Impatto emozionale straordinario, unico. Lo guardi è pensi che hai di fronte a te il più grande del calcio, un fenomeno irraggiungibile. Ci ha detto poche cose: fate quello che non è riuscito a me; sono passati trent’anni, adesso tocca a voi. Credeteci”. 

Lo chiamano il miedo escenico, è l’effetto-Bernabeu. 

“Penso invece sia stato altro: ad esempio, l’abitudine ad affrontare questo genere di gara. Loro ce l’hanno nel Dna, hanno vinto coppe di ogni tipo, ne hanno vissute a decine o anche a centinaia. Noi siamo sulla strada giusta, ma abbiamo bisogno di crescere: per farlo, servono gare come queste ed anche delusioni del genere, dalle quali però ci si rialza. Perché il Napoli è vivo e lo vedrete al ritorno”. 

Siete in corsa ancora su due fronti e mezzo…

“Su tre, se consente: perché Napoli-Real Madrid diventerà diversa. Vi stupiremo. Ritroveremo noi stessi, quelli che la gente è abituata a vedere. E comunque mi permetto anche di aggiungere che non mi sembra che poi sia stata una così brutta partita, come dice il 3-1. E’ il risultato che inganna”. 

Mai pensato: questi sono mostri? 

 “No, perché pur essendo di livello assoluto, e degni della massima considerazione, non lo sono. A noi è venuta meno qualcosa, penso ad una certa tranquillità per esprimerci con le nostre giocate. Ma ci sono state fasi in cui siamo riusciti a palleggiare, stretto e largo, ed abbiamo creato. Loro hanno avuto occasioni, mica le neghiamo, ma pure noi: potevamo andare al ritorno sul 3-2, un aiutino niente male. Ma la fortuna ha girato lo sguardo. Sono cose che chi gioca al calcio conosce perfettamente bene, sa che non è una colpa, né un demerito. Noi siamo gli stessi dei diciotto risultati utili consecutivi, quelli che sono andati all’intervallo sull’1-1 con il Real Madrid”. 

L’Angolo di Samuelmania – Appello per tutti, il 7 marzo tutti vestiti d’azzurro al San Paolo!

L’Angolo di Samuelmania – Appello per tutti, il 7 marzo tutti vestiti d’azzurro al San Paolo!

Real Madrid-Napoli, una bella partita per gli azzurri, nella sua potenzialità, confrontandosi con la squadra più forte al mondo. Avrei preferito, al momento, che Sarri portasse in panchina Pavoletti e non Milik, in quanto non ha minuti nelle gambe ed era sbagliato inserirlo in una partita così importante. Capisco l’emozione e la paura di un palcoscenico così prestigioso, ma si poteva fare qualcosa in più. Un appello per tutti, in Napoli-Real, andiamo tutti vestiti di azzurro al San Paolo per far sentire che il 12 uomo in campo siamo noi!

a cura di Samuele Esposito

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L’ultimo attacco di Renzi. L’ipotesi della mediazione si allontana

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«Questi hanno già deciso di andarsene. Speranza ha gettato la maschera», sbotta Matteo Renzi parlando della minoranza Pd. Per l’ex premier la prova del nove sulle reali intenzioni dei bersaniani la fornisce l’ex capogruppo con l’invito al segretario a non ricandidarsi al Congresso seguendo l’esempio di Veltroni e Bersani. L’ipotesi della mediazione si allontana.

“Hanno gettato la maschera”. Renzi rinuncia a mediare

I sondaggi rassicurano l’ex premier che vuole un congresso “sulle idee” ma senza rinviare all’autunno. Il timore di primarie senza rivali

ROMA – «Questi hanno già deciso di andarsene, Speranza ha gettato la maschera». Per Matteo Renzi la prova del nove circa le reali intenzioni dei bersaniani l’ha fornita l’ex capogruppo Roberto Speranza intervistato da Lilli Gruber. Con quell’invito al segretario a non ricandidarsi al Congresso seguendo l’esempio di Veltroni e Bersani. «Una provocazione», sibila Renzi ai suoi.

Del resto la giornata aveva offerto al leader diversi spunti di pessimismo. A partire da quella lettera aperta di Bersani sull’Huffington Post, letta dai renziani come una sorta di ultimatum, prendere o lasciare. Un’impressione rafforzata dal colloquio tra Lorenzo Guerini e lo stesso Bersani, prontamente riferito al Nazareno, in cui il leader della minoranza avrebbe chiesto più tempo «perché non abbiamo ancora un candidato forte da schierare».

Con il Pd sull’orlo del precipizio, Renzi ha comunque deciso di scendere in campo per lanciare un appello all’unità del partito. Perché si capisca che fino all’ultimo lui c’ha provato. Forte anche del sondaggio di Euromedia che lo dà vincente alle primarie come leader del Pd con il 58,4% tra gli elettori dem, contro il 3,6% di Emiliano e il 4% di Speranza. La voce che oggi il segretario avrebbe fatto un tentativo solenne di stoppare la scissione si sparge tra i suoi fedelissimi verso sera. «Questo congresso facciamolo bene – è il messaggio che Renzi vuole lanciare alle minoranze – deve essere un confronto di idee, un modo per rafforzare la casa comune. Non deve essere solo una conta, trasformiamo la convenzione nazionale in un momento di dibattito programmatico serio». La prima cauta apertura che ricalca i tentativi di mediazione messi in campo in queste ore da Fassino e Martina, sulla scia di quanto proposto da Andrea Orlando in Direzione: dare spazio al confronto sulle tesi prima che alla sfida tra le persone. Il segretario non si ferma qui, ma apre all’ipotesi di allungare un poco la tempistica congressuale. «Facciamo discutere i circoli delle nostre idee», dice. Ma non è disposto ad accettare quanto chiede Bersani, cioè trascinarla fino all’autunno.

Fin dalla mattina l’ordine di scuderia ai suoi è che il congresso deve terminare prima delle comunali di giugno. All’ora di pranzo Franceschini confessa ad un amico la sua preoccupazione per una china drammatica che non sembra poter essere evitata. Si sparge la voce che Orlando abbia parlato la sera prima con Emiliano, per provare a evitare la scissione e lanciare un’operazione per ridisegnare i contorni politici del Pd con una presenza interna forte della sinistra, anziché uscire dal partito.

E se lo stesso Orlando non riesce a stringere un accordo con la minoranza che potrebbe costituire la sua base congressuale, sfuma di fatto pure l’ipotesi di un’eventuale sua candidatura antitetica a Renzi. Almeno questa è la considerazione che fanno i dirigenti Pd di fronte ad una geografia interna che sta per sgretolarsi e ricomporsi. Nessuno può prevedere nulla, anche se ora i seguaci di Franceschini, Orfini e Martina garantiscono che la maggioranza renziana in assemblea è blindata. «Ma ora le primarie con chi le facciamo?», è la domanda che sorge tra i renziani, preoccupati di una chiamata ai gazebo complicata dall’assenza di candidati forti e visibili. «Vedrete che Rossi non uscirà dal Pd e che Emiliano ci penserà bene», si rassicurano. Fatto sta che senza i tre sfidanti Rossi, Emiliano e Speranza e senza Orlando in campo il congresso sarà un’altra cosa.

Nella war room del leader si analizza già la gran mole di problemi che la scissione farebbe sorgere. Sarebbe un fattore destabilizzante: il voto prima dell’autunno più probabile; il governo con il Pd diviso in due gruppi parlamentari dovrebbe affrontare una nuova fiducia. E le giunte di Toscana e Puglia, rette da Rossi ed Emiliano, potrebbero saltare.

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lastampa/“Hanno gettato la maschera”. Renzi rinuncia a mediare CARLO BERTINI

Tassisti in sciopero. L’ingorgo ”penalizza i tassisti stessi, i concorrenti e soprattutto i clienti”

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Il garante accusa i sindacati dei tassisti in sciopero di aver violato la legge e li invita «a porre in essere le iniziative idonee a far cessare ogni disservizio». L’ingorgo – scrive Pietro Paganini – «penalizza i tassisti stessi, i concorrenti e soprattutto i clienti».

L’ingorgo che penalizza il cliente

Vi stupirò ma i tassisti hanno una ragione nel protestare. Una democrazia è liberale quando si dà delle regole su come si possano intessere le relazioni tra i cittadini. In materia di trasporto pubblico e in particolare di taxi, auto condivise, Ncc (noleggio senza conducente), una legislazione è oggi necessaria per garantire più competitività, maggiore innovazione, e quindi servizi migliori per gli utenti e prosperità per gli operatori. I continui rinvii del Parlamento e i silenzi o le urla demagogiche dei governi che si succedono alimentano la confusione e di conseguenza l’instabilità del settore. Ci rimettono i tassisti che hanno investito nelle licenze, i concorrenti che vorrebbero investire in nuovi servizi (Uber, Ncc, car sharing, etc.) e soprattutto gli utenti che oltre al disagio maturano sempre più sfiducia verso il sistema Paese. Qui non si tratta di singolarità tecnologica, il momento nella storia in cui il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprenderlo degli esseri umani.

Sitratta piuttosto di deficienza di capacità politica, il momento nella storia d’Italia in cui la classe dirigente, che dovrebbe creare le condizioni per la libertà e la prosperità dei cittadini, non è più in grado di comprendere quello che sta accadendo nel Paese.

Il progresso tecnologico è talmente rapido e radicale che fatichiamo a creare le condizioni per bilanciare le libertà e i diritti e quindi garantire agli innovatori di cambiare il mondo e ai cittadini di stare al passo. Tuttavia, oggi quelle condizioni, almeno nel settore del trasporto, ci sono. Manca la volontà politica e la capacità di una classe dirigente di preparare il futuro, compreso il coraggio di parlare chiaro agli autisti dei taxi o alle giovani generazioni dell’economia condivisa che poi sono il futuro. Le ragioni dei tassisti si fermano qui però.

Sono ingiustificabili le modalità con cui esprimono il loro – se pur legittimo lo ribadisco – malcontento: il linguaggio violento, le minacce ai colleghi che hanno scelto di non scioperare e l’eccessiva aggressività dei comportamenti ben documentata da cittadini allibiti in cerca di un mezzo di trasporto. La difesa di quello che fino a poco tempo fa era sostanzialmente un monopolio è una follia ideologica che nega il progresso tecnologico e l’innovazione e che obbligherebbe gli utenti, e quindi i cittadini, ad usufruire di un servizio di scarsa qualità.

I tassisti devono abituarsi e adeguarsi alla competizione, perché fa bene agli utenti, all’economia, ma anche a loro. Non ci sono studi in proposito, ma è un dato di fatto che alcuni taxi hanno migliorato il proprio servizio in risposta all’avvento di Uber, e del car sharing in tutte le sue forme, e dei gusti sempre più consapevoli dei cittadini. Sono migliorate le autovetture, il servizio a bordo, sono comparse le app e le carte di credito. Cioè quello che già offre la concorrenza, come Uber e gli Ncc.

I tassisti se ne facciano una ragione perché le nuove generazioni, in Italia come nel resto del globo, stanno maturando con un’idea ben chiara di come dovrebbe funzionare il mondo, e questo non comprende certo il monopolio, spesso arrogante, del taxi. Perché, duole segnalarlo, ma molti tassisti vogliono questo, il monopolio. Pretendere un monopolio è legittimo ma produce gravi effetti negativi. E infatti, lo Stato Liberale offre gli strumenti per garantire la concorrenza, proprio per favorire la libertà di scelta e la propensione all’innovazione. È proprio all’innovazione che i tassisti si dovrebbero dedicare, chiedendo ai Comuni di mettere mano al piano trasporti per velocizzare i tempi di circolazione, e quindi aumentando il numero delle corse e inseguendo le esigenze di un pubblico che sta cambiando e che giustamente cerca le soluzioni migliori che il mercato offre, o addirittura, si ingegna per fornirne di nuove.

P.S. Sto entrando in stazione mentre scrivo, i taxi scioperano, ho già prenotato il mio car sharing, costo di percorrenza circa 5 € contro i 13 € del taxi…

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lastampa/L’ingorgo che penalizza il cliente PIETRO PAGANINI

La battaglia dei tassisti su noleggi con conducente e abusivi

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I tassisti protestano in tutta Italia dopo la decisione del governo di rinviare di un anno la stretta sul noleggio con conducenti e gli abusivi. Per i cittadini disagi equivalenti a uno sciopero. Il garante accusa i sindacati di aver violato la legge e li invita «a porre in essere le iniziative idonee a far cessare ogni disservizio». L’ingorgo – scrive Pietro Paganini – «penalizza i tassisti stessi, i concorrenti e soprattutto i clienti».

La rivolta dei tassisti contro il governo

Il Milleproroghe rinvia di un anno la stretta su noleggio con conducenti e abusivi. Servizio sospeso nelle principali città. Il garante: “Violate le norme sugli scioperi”

ROMA – Giornata da dimenticare quella di ieri per chi aveva bisogno di un taxi in una grande città. Da Roma a Milano, Torino, Firenze i tassisti hanno scatenato una protesta dopo la decisione di inserire nel decreto Milleproroghe, di quella che è stata definita una sanatoria pro-Uber, la sospensione per un altro anno di una serie di norme che dovrebbero regolamentare il servizio degli Ncc e contrastare le pratiche abusive o comunque nuove – e dunque non soggette alle norme – come è il caso di Uber.
Milleproroghe, ira di tassisti e ambulanti in piazza a Roma

A Roma decine di taxi hanno protestato davanti al Senato dove è stato votato il provvedimento. Traffico in tilt nel centro della città, qualche problema negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino anche se limitato dalla presenza di un servizio navette messo a disposizione dalla società Aeroporti di Roma. A Milano servizio sospeso e tassisti riuniti in «assemblee spontanee» presso le due stazioni, con lancio di uova contro un’auto a noleggio con conducente. Proteste anche a Torino e Firenze.

Non è stato uno sciopero ma i disagi per i cittadini sono stati equivalenti con l’aggravante della mancanza di preavviso e delle altre garanzie previste dalle regole sugli scioperi. L’Autorità di garanzia ha accusato i sindacati di aver violato la legge e li ha invitati «a porre in essere le iniziative idonee a far cessare ogni disservizio, adoperandosi, altresì, fattivamente affinché i propri iscritti rispettino scrupolosamente le previsioni contenute nella legge».

Taxi: proteste anche a Fiumicino, box vuoti

«E ora chi paga? Chi risarcirà i cittadini che hanno perso l’aereo, il treno, hanno mancato appuntamenti di lavoro o sono rimasti prigionieri negli aeroporti lontano da casa o dall’ufficio? Ora servono sanzioni esemplari, affinché venga garantito che non accada più», chiede il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi.

 

Il risultato ottenuto dalla protesta dei tassisti è la convocazione da parte del ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, di un incontro con i sindacati martedì prossimo mostrando, almeno nelle intenzioni, la volontà di ascoltare le loro ragioni. «La modernità», ha osservato, «non può cancellare posti di lavoro e investimenti. Apriamo un tavolo per dare un quadro complessivo in cui discutere insieme. Cerchiamo di trovare un quadro che permetta di migliorare la situazione».

Gli spazi di manovra però non sono molto ampi. Il Milleproroghe, dopo la fiducia al Senato, arriva quasi blindato alla Camera dove deve ottenere l’ok definitivo entro il 28 febbraio. «Il ministro Delrio si assuma la responsabilità del governo – ha avvertito Nicola Di Giacobbe di Unica taxi Cgil – La legge 21 si può migliorare ma solo con il consenso delle categorie. Gli impegni presi si rispettano». Per Alessandro Genovese di Ugl taxi «questa è una sanatoria pro Uber e pro abusivi, lo hanno capito tutti. Il governo se ne assuma la responsabilità». Con loro si è schierato il leader della Lega Nord, Matteo Salvini: «Il governo», dice, «non può prendere in giro e massacrare i lavoratori, in questo caso i tassisti. Il mio sostegno a chi tutti i giorni è in strada a fare il suo lavoro a rischio di aggressioni e senza nessuna certezza».

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/La battaglia dei tassisti su noleggi con conducente e abusivi
lastampa/La rivolta dei tassisti contro il governo FLAVIA AMABILE

Clamoroso: Zeman torna a Pescara. Domani la presentazione del tecnico boemo.

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Ennesimo coupe de thèatre in casa Pescara. Dopo le prime indiscrezioni che davano Zdenek Zeman lontano dal suo ritorno in biancazzurro, ecco che dopo un incontro fiume, e grazie alla mediazione del d.s. Paone, il tecnico Boemo, artefice della storica promozione in serie A nell’anno 2011 – 12, ha deciso nuovamente di sedere sulla panchina del Delfino, con un contratto che lo legherà al team abruzzese fino al 2018. Una notizia che riaccende gli entusiasmi, piuttosto sopiti, da parte dei tifosi del Delfino, che, sebbene l’attuale stagione veda il Pescara in una situazione ampiamente compressa, ad un passo dalla serie B, fa ben sperare per il futuro, con il povero Delfino pronto ad un campionato da protagonista l’anno prossimo in un sempre più probabile torneo di serie B.

Licenziamento in tronco per tutto il vecchio staff: Zauri, Di Giannatale, i preparatori Proietti, Ciotti, Petrarca, infatti, sono stati tutti esonerati dai loro rispettivi incarichi. Solo il preparatore dei portieri, Max Marini è rimasto al suo posto.

Domani alle ore 12, presso il Poggio degli Ulivi, avverrà la presentazione alla stampa del nuovo corso capitanato da Zdenek Zeman. Come dire: a volte ritornano.

 

Europa League: Villareal Roma 0-4| Una Roma strabiliante espugna il Villareal contro ogni pronostico

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La Roma, contro ogni pronostico, espugna il Villareal. Gol di Emerson e tripletta di Dzeko strabiliano la Spagna

Villareal – Roma. Andata dei sedicesimi di finale di Europa League. La Roma in terra spagnola affronta il Villareal in una gara definita “non semplice”. Contro ogni pronostico, invece, la squadra di Spalletti riesce ad affondare i padroni di casa esprimendo un grande gioco e mostrando una grande personalità. Dopo il gol del vantaggio realizzato da Emerson alla mezz’ora, la Roma cresce di spessore e non lascia più spazio all’avversaria: Strootman e Nainggolan dominano il centrocampo mentre Edin Dzeko monopolizza l’attacco conquistando la sua tripletta personale e diventando di fatto il capocannoniere non solo del campionato ma anche dell’Europa League.

Primo Tempo

La prima mezz’ora scroscia via con un equilibrio apparente, il Villareal si spinge un po’ di più in avanti senza però rendersi veramente pericoloso. La difesa giallorossa chiude bene senza mai rischiare sul serio.

Al 31’ arriva la prima occasione gol per i giallorossi: Dzeko servito da El Shaarawy prova a metterla dentro con una zuccata, ma la palla arriva troppo centrale e Arsenjo blocca con tempismo.

Un minuto dopo arriva il vantaggio della Roma: al 32’ incredibile gol di Emerson che riesce a prendere palla a Castillejo e fa partire il suo destro, la palla disegna una traiettoria anomala che termina nell’angolino sinistro della porta.

Villareal Roma 0-1

La Roma prosegue con grinta dopo il vantaggio, mostra gran personalità e gestisce bene la gara creando azioni pericolose, manca la reazione degli avversari fino alla fine della prima frazione di gioco.

Secondo tempo

Nella ripresa il Villareal si mostra più aggressivo,  alza i ritmi e regala brividi all’avversaria. Al 55’ Gaspar impegna Alisson con un pericoloso colpo di testa in girata, il portiere si fa trovare pronto con una gran parata. La Roma inizia a commettere qualche errore tecnico e nel giro di 10 minuti il portiere giallorosso viene chiamato in causa almeno 4 volte, i giallorossi sono in evidente difficoltà. Allora al 60’ Spalletti si gioca la carta Salah e manda in campo l’egiziano al posto di El Shaarawy.

Al 64’ raddoppio della Roma! Edin Dzeko riceve palla da Salah da destra, il bosniaco stoppa di sinistro e conclude impeccabilmente in rete! Bellissimo gol da fuoriclasse e ottima la scelta di Spalletti che si rivela vincente.

Villareal Roma 0-2

Un minuto dopo Salah di nuovo in avanti, palla al piede, riprova il passaggio per Dzeko ma stavolta il bosniaco non si fa trovare pronto. L’egiziano si rivela l’incubo degli spagnoli proprio quando stavano dominando la gara nel tentativo di riportarsi in pari.

 Al 78’ Juan Jesus confeziona un assist formidabile per Dzeko che realizza la sua doppietta personale con la rete del 3 a 0!

Non paga, la Roma cerca ancora spazi per affondare l’avversaria. All’85’ arriva la tripletta di Dzeko: il bosniaco serve un passaggio filtrante per Nainggolan alla sua sinistra, il Ninja gli rivolge uno sguardo d’intesa e gli restituisce la palla, allora Edin la spedisce in rete senza troppi complimenti.

Villareal Roma 0-4 

FORMAZIONI

VILLARREAL: Asenjo; Mario Gaspar, Musacchio, Victor Ruiz, Jaume Costa; Dos Santos, Trigueros, B. Soriano, Castillejo; Sansone, Bakambu.

A disp.: Fernandes, Álvaro, Rukavina, Hernandez, Cheryshev, Borré, Adrián Lopez.
All. Escribà.

ROMA: Alisson; Manolas, Fazio, Rudiger; Bruno Peres, De Rossi, Strootman, Emerson; Nainggolan, El Shaarawy; Dzeko.

A disp.: Szczesny, Juan Jesus, Mario Rui, Paredes, Totti, Perotti, Salah.

All. Spalletti

Arbitro: Makkelie (OLA). Assistenti: Blom e Jochem. IV uomo: Vries. Assistenti di porta: Diks e Steegstra.

Maria D’Auria

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APPROFONDIMENTO – Juve Stabia, two is megl che one

Qualche mese fa in un nostro articolo abbiamo paragonato la Juve Stabia di Fontana al Napoli di Sarri. Il raffronto si basava sul 4-3-3 spumeggiante messo in pratica da entrambe le formazioni. Ora, a distanza di mesi, ci sentiamo di avvicinare le Vespe alla Juve..ntus di Massimiliano Allegri.
Il confronto potrebbe apparire a dir poco assurdo ma vi spieghiamo perché non è così.
Qualche settimana fa, dopo la sberla col Genoa, Allegri ha rivoluzionato il suo credo tattico, dando un’impronta nettamente più offensiva alla sua squadra.
Mandzukic ha preso stabilmente il posto di un centrocampista nello scacchiere di Allegri ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
È questo mettersi in gioco che vorremmo vedere applicato anche alla Juve Stabia.

Inutile girarci intorno, le Vespe stanno vivendo il momento più delicato della stagione e dedicarsi alla caccia alle streghe cercando i responsabili serve a poco.
Conta studiare soluzioni per tornare alla brillantezza di un tempo o, in alternativa, ad una nuova brillantezza.
Allora perché non provare a rendere meno passiva la squadra vista nelle ultime settimane?
Il 4-3-3 tanto caro a Fontana potrebbe lasciare momentaneamente il posto ad un sistema diverso, più offensivo ed in cui un’altra punta possa affiancare Daniele Paponi.
Gli avanti di qualità non mancano certo all’organico di Fontana ed in tanti potrebbero duettare bene con Paoponi, attaccante che lotta e fa a sportellate con i difensori avversari, senza disdegnare un buon senso del gol.
Allora perché non testare un 4-4-2 con più di una bocca di fuoco?
La mediana potrebbe passare a quattro con uno tra Lisi e Kanoute su una fascia ed uno tra Marotta e Cutolo dall’altra. A ciò si aggiunga che Cutolo e Kanoute sono in grado di ricoprire anche le vesti di seconda punta.
Accanto a Capitan Capodaglio di volta in volta, ed in base all’avversario ed al match, si alternerebbero la qualità di Izzillo e Mastalli o i muscoli di Salvi e Matute.
In una situazione del genere, con una Juve Stabia che arranca, bisogna anche saper azzardare per invertire la rotta.
Tentare non costa nulla, del resto ogni tanto fa bene cambiare idea.
Passare al doppio attaccante potrebbe dare un pizzico di verve in più alla squadra.

Del resto lo diceva anche lo spot di un famoso gelato: “two is megl che one”

Raffaele Izzo

Castel Volturno, il Napoli riprende subito gli allenamenti: il report

Dopo la partita del Bernabeu contro il Real Madrid, il Napoli ha ripreso subito gli allenamenti a Castelvolturno.

Gli azzurri preparano il match contro il Chievo al Bentegodi per la 25esima giornata di Serie A in programma domenica alle ore 15.

Seduta pomeridiana nella quale la squadra si è divisa in due gruppi. Coloro che hanno giocato a Madrid hanno svolto lavoro di scarico.

Gli altri uomini della rosa sono stati impegnati in un circuito di forza e successivamente in una partitina a campo ridotto.

Domani allenamento pomeridiano.

 

Da sscnapoli.it

Hamsik: “Siamo tristi per la sconfitta ma proveremo comunque a qualificarci”

Marek Hamsik ha commentato la sconfitta del Bernabeu contro il Real Madrid tramite il proprio sito ufficiale:

Nei primi secondi di partita hanno subito attaccato e Reina ha fatto una grande parata. Poi abbiamo reagito trovando la rete del vantaggio con Insigne.  Nella ripresa hanno segnato due gol nei primi cinque minuti e ne siamo rammaricati. Noi abbiamo sfiorato il gol del 2-3 più volte. Abbiamo giocate meglio tante altre volte rispetto a ieri ma non dobbiamo  dimenticare che affrontavamo una delle migliori squadre al mondo. Siamo tristi per la sconfitta ma proveremo a qualificarci nella gara di ritorno. Molto importante aver segnato in trasferta”.

Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: tre dirette radiofoniche

Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: tre dirette radiofoniche

Si torna in campo, dopo la sosta dei nazionali. Ci saranno tre dirette radiofoniche su ViViRadioWeb. Questo il programma gare del fine settimana:

Berretti: J.Stabia-Reggina sabato 18/2 ore 14.30 stadio Menti (diretta radiofonica su ViViRadioWeb dalle ore 14:15)

Under 17: Casertana-J.Stabia, domenica 19/2 ore 15 stadio Torre di S.Maria a Vico (diretta radiofonica su ViViRadioWeb dalle ore 14:45)

Under 15: Casertana-J.Stabia, domenica 19/2 ore 11 stadio Torre di S.Maria a Vico (diretta radiofonica su ViViRadioWeb dalle ore 10:45)

Under 16: Airola-J.Stabia sabato 18/2 ore 15 campo comunale di Airola

2003: J.Stabia-Afragola 92 domenica 19/2 ore 12 stadio Menti

2004: Atletico Agro-J.Stabia sabato 18/2 ore 17 campo comunale di Piedimonte

a cura di Ciro Novellino

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Pedullà a De Laurentiis: “Fossi in lei rettificherei e chiederei scusa a tutti”

Hanno fatto discutere, e non poco, le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis al termine di Real Madrid-Napoli. Alfredo Pedullà ha commentato così le esternazioni del patron azzurro tramite il proprio portale ufficiale:

 

“Caro presidente De Laurentiis, con tutta la stima possibile e immaginabile, avendole spesso dato i meriti di una rinascita calcistica napoletana, le dico sinceramente quello che penso. Dopo una festa come quella di Madrid, festa per il Napoli che entrava nel tempio e che andava elogiata a prescindere, fossi un calciatore del Napoli mi sentirei profondamente offeso. Lei, esimio De La, ha salvato soltanto Insigne, gli altri non avevano “cazzimma”, erano “nulli”. Se io mi chiamassi Diawara, avessi 19 anni e leggessi queste cose da parte del mio presidente, mi interrogherei sull’opportunità di trascorrere il mio futuro a Napoli.

Fossi in lei, gentile De La, rettificherei e chiederei scusa. Dopo una partita come quella di ieri avrebbe dovuto dare una carezza a chiunque, magazziniere compreso, pensando alla prossima gara in casa del Chievo e tenendo nel cassetto viva la speranza – con comportamenti giusti – di ribaltare il risultato al ritorno. Avrei lasciato a chi ammorba l’aria napoletana ogni lunedì (e non solo) il compito di scatenarsi con le critiche prevenute. Anche ieri sera sono venuti fuori i santoni travestiti da corvi, quelli che scrivevano di cronaca e che non sanno se il pallone è rotondo o quadrato. Quelli che più distribuiscono veleni più sono contenti, quelli che del Napoli non gliene frega nulla.

Quelli che prima di andare in onda organizzano una telefonata e si “fanno raccontare due cose al volo” da chi ne sa di più e poi quelle cose vanno in onda. Quelli che non aspettavano altro che scagliarsi su Hamsik, lo spot preferito. Quelli che al Napoli non vogliono bene, gatti neri che attraversano la strada, e si incazzano pure se qualcuno ha la faccia tosta di dirglielo. Assurdo. Ma lei è il pres, gentilissimo De La, e i calciatori sono figli intoccabili, meritano carezze: non avevano perso mica in casa del Roccacannuccia, con tutto il rispetto che si deve al Roccacannuccia”.

Roberto Amodio: “Ho sempre dato tutto per la Juve Stabia, sono disponibile a qualsiasi faccia a faccia”

Roberto Amodio nell’ambito dell’intervento telefonico a “Il Pungiglione Stabiese”, programma radio in onda su ViViRadioWEB ogni lunedì alle ore 19:30, con fermezza chiarisce alcuni concetti sul suo rapporto con la Juve Stabia, in particolare cosa ha dato per la causa gialloblè.

Queste sono state le sue parole:

Molti pseudo tifosi a Castellammare hanno solo il gusto di distruggere, ma chi veramente vuole bene alla Juve Stabia non si può permettere di criticare.

Non ho peli sulla lingua con nessuno, amo tanto questi colori e se oggi mi sono messo in disparte è dovuto solo al bene che provo per la Juve Stabia. Tanti non sanno o si sono dimenticati che quando 8 anni fa la società stava fallendo, mi sono accollato con un gruppo di amici, tutti i debiti societari. Feci di tutto pur di spostare la società da Sorrento a Castellammare pur di non far sparire il calcio in questa città, ma purtroppo la nostra è una piazza difficile, che non sempre ti mette in condizione di poter lavorare in serenità.

Qual’è il risultato?

Che oggi i meriti di questi anni li attribuiscono ai vari Di Somma, Logiudice e via dicendo.

Lo dico apertamente, sono disponibile a qualsiasi dialogo anche diretto per chiarire tanti concetti. Dispiace ascoltare tutte queste critiche che non fanno altro che il male della Juve Stabia.

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Vibonese-Juve Stabia arbitra Giampaolo Mantelli di Brescia

Prima volta in assoluto per il fischietto bresciano Mantelli con la Juve Stabia

Per la settima giornata di ritorno del campionato di Lega Pro girone C che si disputerà sabato 18 febbraio alle ore 14 e 30 allo stadio “Luigi Razza” di Vibo Valentia è stato designato Giampaolo MANTELLI

Giampaolo MANTELLI di Brescia

della sezione di Brescia a dirigere la gara tra Vibonese e Juve Stabia.

Mantelli, è al suo terzo campionato in Lega Pro, in passato non ha mai diretto gare della Juve Stabia, nemmeno in campionati di settore giovanile.

L’assistente numero uno sarà: Davide MARCOLIN della sezione di Schio;

l’assistente numero due Flavio ZANCANARO sezione di Treviso.

Giovanni MATRONE