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Stabia Hall 15 marzo: “Aeffetto domino”, il nuovo film di Fabio Massa

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Il 15 marzo in anteprima nazionale il film Aeffetto domino di Fabio Massa Castellammare di Stabia (Na) presso il multisala Stabia hall ore 20,30

Dal 16 marzo 2017, Ismaele Film porta nelle sale italiane il film Aeffetto Domino, opera seconda dello stabiese Fabio Massa, apprezzato regista di corti premiati in tutto il mondo e di attori in vari fiction e film per il cinema, qui nelle vesti anche di protagonista e  sceneggiatore della pellicola.

Intorno a Massa, un coro di attori straordinari, a partire da un’intensa Cristina Donadio, nei panni inediti dell’amorevole madre del protagonista, dopo l’exploit nel ruolo della spietata boss Scianel nella seconda stagione di Gomorra – La serie. Accanto a loro, Pietro De Silva (La vita è bella, L’ora di religione, Anche libero va bene), Salvatore Cantalupo (lanciato da Gomorra di Matteo Garrone), Mohamed Zouaoui (vincitore del Globo d’oro come rivelazione nel 2011 per I fiori di Kirkuk), Ivan Bacchi (uno dei volti del cinema di Ferzan Ozpetek) e Martina Liberti (Mozzarella Stories, Un Posto al sole).

Aeffetto Domino è una intensa parabola esistenziale girata tra Italia ed Africa, prodotta da Goccia Film e Pragma. Nel film Massa presta il volto a Lorenzo, un trentenne che lavora in un’associazione che si occupa di insegnare ai bambini disagiati. Tra questi c’è il piccolo Kalid, che presto gli trasmette l’amore per il “continente nero”. Quando si presenta l’occasione di andare  a lavorare proprio in Africa, Lorenzo non se la lascia sfuggire.  Nel momento più bello della sua nuova esperienza, deve fare ritorno in Italia per ricevere una brutta notizia: un melanoma in fase avanzata innesca un effetto domino sulla sua vita: il rapporto con la famiglia, l’amore, l’amicizia, le scelte.

Il film è stato presentato in anteprima al festival del Cinema Internazionale Capri-Hollywood a dicembre 2016.

“ Aeffetto Domino è un lavoro a cui sono molto legato – spiega l’autore Fabio Massa mi ha fatto crescere tanto come persona e come professionista: è il mio secondo lungometraggio da regista e dodicesimo da attore,  girato in Italia (Campania e Puglia) e in Africa (Egitto e Senegal). Mi sono messo alla prova sia fisicamente, perdendo 12 chili per girare la seconda fase del film, sia come studio del personaggio, avendo avuto a che fare da vicino con malati di melanoma, cercando di coglierne ogni singolo respiro, ogni movenza, ogni difficoltà”.

“Il film esce il 16 marzo ma ci tenevo a fare un’anteprima il giorno prima nella mia città, città che amo e che mi porto dentro ad ogni esperienza. L’appuntamento con questa, che io definirei festa per me e per il popolo stabiese (che potrà vedere sul grande schermo molti luoghi della nostra terra), è quindi il 15 marzo alle ore 20,30 presso il multisala Stabia Hall. Sono già iniziate le prevendite. Spero in una forte partecipazione! Sarà bello poter vivere la mia emozione di donarvi un’opera che credo abbia tanto da dire”

“Da autore – continua –  è probabilmente quello che esprime maggiormente il mio modo di esprimermi in immagine. Dopo tanti corti apprezzati in tutto il mondo sentivo l’esigenza di raccontare un tema sociale a modo mio. Ci tenevo a raccontare il momento della vita in cui tutto può cambiare. Ci tengo a sottolineare che non è una pellicola sulla malattia, voglio raccontare un cambiamento, un nuovo stadio della vita con tutto ciò che ne deriva. Mi piace definirlo un lavoro sui sentimenti, sull’amore”.

Il trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=mL-pe9JoCQs

Profilo facebook ufficiale del film:

https://www.facebook.com/aeffettodomino/?

Ufficio Stampa

Nicola Signorile (3296659847)  Alessia De Pascale (3299124630)

 

 

 

La festa della donna in epoca greca – le Tesmoforie – Quando la donna era una divinità (Dionisia Pizzo)

Oggi è la festa della donna, non ricorderemo del perché è stata istituita questa festa, ma di quando “la donna era dio”. La storia ci ricorda che una delle prime divinità di cui se ne ha traccia era di sesso femminile, la grande Dea Madre di epoca Preistorica.

 Ogni antica civiltà fra il suo Pantheon possedeva una gran numero di dee e diversi eventi mitologici ad esse legate.

Un rito legato unicamente al mondo femminile era quello delle Tesmoforie, festeggiate dalle donne nel mese di Pianepsione (era il quarto mese del calendario attico e corrisponde ad Ottobre). Erano dedicate alla dea Demetra Tesmofora (Demetra Legislatrice: della civiltà, dell’agricoltura e della vita coniugale) e alla figlia Persefone (denominata anche Kore o in epoca romana Proserpina, sposa di Ade, il dio dei morti e figlia di Zeus).

Demetra Tesmofora era la rappresentazione per eccellenza del misterioso mondo femminile, della fecondità della donne e quindi anche della terra.

Le Tesmoforie erano feste dalla durata variabile, in base alla città in cui venivano celebrate ed erano proibite alla partecipazione di un pubblico maschile. Partecipavano le donne libere e sposate con cittadini della propria città. A Delo, Tebe e Taso si svolgevano durante l’estate, a Siracusa invece duravano ben dieci giorni.

La festa ricordava il dolore della madre Demetra, per aver perso la figlia Kore andata in sposa, contro la sua volontà, allo zio Ade (dio dell’oltretomba).

Si possiedono molte notizie delle Tesmoforie che si svolgevano ad Atene e gli scritti ci ricordano che in questa città avevano la durata di tre giorni.

Il primo giorno, chiamato Kathodos e Anodos (rispettivamente discesa e salita, quindi morte e rinascita), le donne si recavano al Tesmophorion, al santuario. Il secondo giorno (Nesteia, digiuno), le donne si purificavano per rimanere al santuario con un digiuno. Dormivano su giacigli di paglia con rami di salice e altra vegetazione con effetti antiafrodisiaci. Si imitava la vita arcaica per partecipare al dolore della dea. Il terzo giorno (Kalligenèia, bella nascita) le donne offrivano le carni sacrificati degli animali, cereali, olio, vino, formaggi e altro cibo a Demetra.

Banchettavano con le pietanze offerte, esultando con motti osceni (Aischrologìa, qui gli uomini potevano partecipare per insultarsi insieme alle donne) e si imponevano delle pene corporali come la flagellazione. Di notte le carcasse degli animali sacrificati, venivano gettati in burroni e grotte considerate porte verso l’oltretomba. Così le donne si assicuravano che arrivassero fino a Kore. La differenza fra la castità del secondo giorno e il ritorno alla sessualità del terzo, è legata sicuramente al rito di fecondazione dei campi e delle donne a cui la dea Demetra era connessa. Questo veniva celebrato a Siracusa, e in tutta la Sicilia greca, con la realizzazione di falli con farina impastata creati duranti il sacrificio del maiale.

A volte il racconto di queste feste ci giunge con toni palesemente esasperati. Esagerato infatti è il racconto dell’antagonismo verso gli uomini. A Cirene si racconta che il re Batto fu castrato da alcune donne con volto insanguinato per averle spiate durante la celebrazione.

Eraclide ricorda, che a Siracusa durante le feste si preparavano focacce di sesamo e miele portate in giro in onore delle dee con forma di figure femminili ancora oggi preparate con profili differenti.

Molti altri culti esistevano nel mondo antico, ma dimenticati o trasformati in epoca cristiana, portando all’oblio la grande importanza che aveva l’universo femminile nella vita stessa.

L’ipocrisia che aleggia sull’Europa

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Tra muri e sentenze, scrive Vladimiro Zagrebelsky, l’Europa si copre con un velo d’ipocrisia che non affronta la dimensione del problema. Intanto, nel giorno in cui la Corte di giustizia europea si esprime sui diritti dei migranti e stabilisce che i singoli Paesi hanno diritto di rifiutare i visti umanitari, arriva la notizia che l’Ungheria ha approvato la legge voluta dal premier Viktor Orban che permette di imprigionare i migranti che chiedono l’asilo

Tra muri e sentenze l’Europa si copre di un velo d’ipocrisia

È solo una coincidenza temporale quella che lega la decisione ungherese di porre in stato di detenzione indiscriminatamente tutti i migranti che arrivano alle sue frontiere e una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea in tema di asilo. Quest’ultima non è la base che giustifica la nuova legge ungherese, che per la sua automaticità e mancanza di proporzione produrrà violazione degli obblighi europei e internazionali di protezione di coloro che attendono una decisione sulla loro domanda di asilo. Entrambe però riguardano i modi di gestire l’attuale vicenda migratoria, in cui il diritto dei singoli si inserisce in un fenomeno di massa.

La Corte di Giustizia ha ieri risposto a un quesito postole dal giudice belga dei contenziosi relativi agli stranieri.

Il quesito riguardava il «codice dei visti» e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che tra l’altro prevede il diritto di asilo. Il giudice belga chiedeva se il diritto dell’Unione fosse applicabile e comportasse l’obbligo dello Stato di assicurare protezione anche a chi si trovava fuori della sua giurisdizione: una famiglia siriana di Aleppo aveva presentato all’ambasciata belga in Libano una domanda di visto per entrare nel territorio belga e poi, per i rischi che corrono in Siria, chiedervi asilo. I ricorrenti sostenevano che il diritto di asilo garantito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione implica il dovere degli Stati membri di concedere in ogni caso una protezione internazionale, unico mezzo per evitare il rischio d’esser esposti a trattamenti inumani nel Paese di origine. Il Belgio sosteneva invece che il diritto dell’Unione e quello internazionale non obbligano ad ammettere nel proprio territorio un cittadino di un Paese terzo; l’obbligo si limita a vietare il respingimento di chi, giunto nello Stato, sarebbe esposto al rischio di tortura o trattamenti inumani. Secondo lo Stato belga la Convenzione europea dei diritti umani e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea si applicano soltanto a chi si trova nella giurisdizione degli Stati membri e non a coloro che aspirano ad esservi ammessi.

Nel procedimento davanti la Corte di giustizia sono intervenuti ben tredici Stati membri dell’Unione, oltre al Belgio e alla Commissione europea. Non è intervenuta l’Italia, nonostante che l’importanza del caso lo consigliasse e la questione riguardi tutti gli Stati membri dell’Unione e quindi anche l’Italia. La Corte ha adottato la posizione sostenuta degli Stati intervenuti e ha affermato che il diritto dell’Unione non è applicabile nella situazione dei ricorrenti, che è invece regolata unicamente dal diritto nazionale (belga nella specie). Naturalmente gli Stati membri possono estendere la protezione anche a casi come quelli oggetto del giudizio della Corte, ma non ne sono obbligati dal diritto dell’Unione. Si possono immaginare le conseguenze di una decisione diversa da parte della Corte di giustizia: enorme è il numero delle persone nel mondo che vivono in condizioni che lo standard europeo direbbe inumane, o rischiano torture e la morte e a tutte gli Stati dell’Unione avrebbero dovuto consentire l’ingresso e la protezione. Impossibile. Fisicamente impossibile contrastare così l’atrocità delle condizioni di vita di così tante persone.

Tuttavia vi è qualche cosa di moralmente incoerente nel diritto di asilo e di protezione umanitaria che obbliga gli Stati solo nei confronti di chi – spesso a rischio della vita e di pene infinite – riesce a raggiungere i luoghi in cui gli Stati esercitano la loro giurisdizione: territorio nazionale, acque territoriali, navi, zone di transito e altre aree amministrate dallo Stato. In particolare gli Stati non possono respingere o espellere in blocco, collettivamente, gruppi di stranieri senza prima esaminare per ciascuno se corrano rischio di trattamenti inumani. Ma nelle masse di persone che premono ai confini, si sa che vi sono persone che, per la situazione nei Paesi di origine, corrono quel rischio. Eppure se non riescono a raggiungere i luoghi di responsabilità nazionale dello Stato (per l’Italia ovviamente pensiamo a Lampedusa e alle navi che pattugliano il Mediterraneo) non vi è obbligo di accoglierli.

E allora gli Stati fanno di tutto per impedirne l’arrivo, anche con iniziative e accordi internazionali in cui necessità e ipocrisia si mescolano, come quando, per lasciare i migranti nella responsabilità altrui, si afferma che i migranti saranno comunque fermati in luoghi e campi in cui (come in Libia?) il loro trattamento sarebbe umano.

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lastampa/Tra muri e sentenze l’Europa si copre di un velo d’ipocrisia VLADIMIRO ZAGREBELSKY

Gazzetta su Sarri: “Avanguardia masochista, bravo e presuntuoso”

Gazzetta su Sarri: “Avanguardia masochista, bravo e presuntuoso”

L’allenatore del Napoli Maurizio Sarri è l’oggetto delle critiche della Gazzetta dello Sport: “Il capitano madridista ha illuminato il lato oscuro della luna di Sarri, bravo e presuntuoso, e del resto bravura e presunzione vanno di pari passo. Al centro della scena resta però Sarri, con la sua avanguardia masochista. Tutto si crea e tutto si distrugge, nel sarrismo non c’è margine per il compromesso. Un’eliminazione del genere fa capire una volta di più perché Bukowski, narratore «maledetto», sia lo scrittore preferito dall’allenatore toscano”.

De Laurentiis incontra Sarri e la squadra negli spogliatoi

Ecco cosa è accaduto

Una partita persa, ma forse ce n’era una in parallelo che si stava giocando e che il Napoli ha quantomeno pareggiato. Quella tra Sarri e De Laurentiis. Perchè il rapporto tra i due non era idilliaco nelle ultime settimane, nonostante le smentite del patron. Ma proprio il numero uno del club a fine partita è sceso appositamente negli spogliatoi ed ha stretto la mano al suo tecnico. In più i complimenti a tutta la squadra per la prestazione disputata contro il Real Madrid. Lo riporta il Corriere del Mezzogiorno.

La moviola del CorSport: “Manca un rigore e mezzo al Napoli”

La moviola del CorSport: “Manca un rigore e mezzo al Napoli”

Il Corriere dello Sport Campania si sofferma su alcuni episodi arbitrali che hanno fatto discutere durante la partita. Entrambi riguardano Dries Mertens, il folletto belga viene abbattuto dal portiere Navas che non tocca mai la palla al 21′ del secondo tempo e lo travolge. Non clamoroso, ma il rigore ci poteva stare.

Poi, pochi minuti più tardi, esattamente al minuto 41′ della ripresa, Lucas Vàzquez, spinge Mertens toccandolo anche con il ginocchio. Altro episodio su cui ci poteva stare il penalty.

Gazzetta risponde a De Laurentiis: “Show penoso, triste ritornello!”

Gazzetta risponde a De Laurentiis: “Show penoso, triste ritornello!”

Gianni Valenti, vice-direttore della Gazzetta dello Sport, ha risposto alle parole del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis:

“Il presidente De Laurentiis nel dopo partita del San Paolo, parlando in tv a Mediaset Premium invece di riflettere sull’eliminazione dalla Champions ha pensato bene di attaccare i giornalisti del Nord ed in particolare la Gazzetta dello Sport. E’ stato uno show triste e penoso. E meno male che il bravo conduttore Sandro Sabatini ha fatto il possibile per arginarlo.

Non è la prima volta che ciò accade, purtroppo, in questi anni. E’ un triste ritornello che siamo soliti ascoltare ogni qualvolta le cose in casa Napoli non vanno bene. Dagli alla Gazzetta: è il suo sport preferito. Il presidente ci ha accusato di essere «sempre stati contro il Napoli». Di essere il giornale del Nord, in particolare di Inter, Milan e Juventus. Tutte illazioni senza senso.

Quindi, in questo vomitare di parole ha fatto il nome del nostro collega Mimmo Malfitano, oggetto pochi giorni fa di un gravissimo atto di intimidazione: ignoti gli hanno distrutto l’auto. De Laurentiis prima sì è lavato la coscienza («mi spiace per ciò che gli è successo»), poi l’ha etichettato come «da sempre tifoso della Juventus». Una frase irresponsabile che rischia di esporre ancor di più il corrispondente della Gazzetta alle follie di qualche scalmanato.

Da parte nostra non cadiamo nell’ennesima provocazione. Pieno sostegno a Mimmo Malfitano. E la consapevolezza di essere il quotidiano di tutti gli sportivi italiani che cerca ogni giorno, faticosamente, di raccontare la verità su un mondo sempre più avvelenato”.

VIDEO ViViCentro – Allan: “Ora pensiamo al campionato, ma ci abbiamo provato!”

VIDEO ViViCentro – Allan: “Ora pensiamo al campionato, ma ci abbiamo provato!”

Il Napoli esce sconfitto anche al ritorno dal match con il Real Madrid, questa volta allo stadio San Paolo, ma con lo stesso risultato di 3-1 dopo essere passato in vantaggio con Mertens. Ai nostri microfoni, in mixed zone, al termine del match, è arrivato Allan.

dal nostro inviato al San Paolo, Ciro Novellino

L’Ungheria arresta i migranti

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Una nuova recinzione tra Ungheria e Serbia lunga 150 km sarà finta entro maggio

L’Ungheria approva la legge che permette di imprigionare i migranti che chiedono l’asilo: è la misura voluta dal premier Viktor Orban, con effetto retroattivo. La notizia arriva nel giorno in cui la Corte di giustizia europea si esprime sui diritti dei migranti e stabilisce che i singoli Paesi hanno diritto di rifiutare i visti umanitari. Ma così, tra muri e sentenze, scrive Vladimiro Zagrebelsky, l’Europa si copre con un velo d’ipocrisia che non affronta la dimensione del problema.

“Cani e bastoni per terrorizzare i migranti”. Adesso l’Ungheria userà i container

La denuncia delle Ong: nei campi al confine anche minorenni in condizioni disumane

BELGRADO – I più fortunati, i pochissimi che riescono a entrare legalmente nel Paese, rinchiusi in campi recintati fino a che le loro richieste d’asilo non siano state esaminate, a dormire in spartani containers. Tutti gli altri, gli irregolari che tentano ancora di superare il «muro» al confine serbo-magiaro, arrestati dalla polizia e ricacciati sbrigativamente oltre frontiera. Anche con le cattive, come già accade oggi.

È anche questa l’Ungheria, Paese-fortezza in prima fila in Europa nell’introdurre misure draconiane contro migranti e profughi. Ungheria che ieri ha alzato ancora più alta l’asticella per chi fugge dalla guerra e per chi tenta di raggiungere l’Europa più ricca via Budapest, in cerca di lavoro e di una vita migliore. Lo ha fatto reintroducendo detenzioni automatiche per chi chiede protezione internazionale. Sì anche ai respingimenti verso il primo Paese d’ingresso di chi viene localizzato dalla polizia in qualsiasi parte del territorio nazionale.

Una mossa obbligata, perché l’Ungheria rimane «sotto assedio», la tregua negli arrivi di migranti è solo temporanea, ha assicurato ieri il premier magiaro, Viktor Orban. Menzogne, hanno replicato attivisti e Ong, sul piede di guerra. Altro che «orde in arrivo», si tratta solo di «politiche xenofobiche», dice senza mezzi termini Zoltan Somogyvari, avvocato ed esperto legale all’Helsinki Committee, Ong in prima fila nel denunciare le violazioni dei diritti umani in Ungheria. «Orban parla di milioni di migranti in attesa di entrare nell’Ue», costruzione retorica di «una nazione che protegge l’Ue, i suoi valori, che difende l’Europa in una guerra» asimmetrica, continua l’esperto. Ma i numeri rivelano l’opposto. Secondo l’Helsinki Committee, oggi sono meno di 500 i richiedenti asilo presenti in Ungheria, un centinaio quelli che ogni giorno cercherebbero di entrare illegalmente nel Paese, solo dieci al giorno quelli ammessi attraverso due zone di transito sul confine serbo, a Röszke e Tompa, uniche porte d’accesso legale in Ungheria.

Sono quelli i due campi che le autorità magiare starebbero già rinforzando posizionando nuovi containers per ospitare i richiedenti asilo da tenere sotto chiave, minori sopra i 14 anni inclusi. Campi chiusi, con condizioni dure. Si parla di «spazi sovraffollati, stanze di otto-dieci metri quadrati con quattro-cinque letti e poco spazio per muoversi, un cortile molto piccolo dove si può camminare, senza alcuna protezione dagli agenti atmosferici», chiarisce Somogyvari. I nuovi siti chiusi difficilmente faranno eccezione.

Peggio va però e andrà a chi tenterà di passare la frontiera illegalmente. «Se catturati dalla polizia, saranno deportati in Serbia, senza che possano fare domanda d’asilo», spiega Somogyvari. Deportazioni che avvengono già oggi, spesso nel segno della violenza. «Ci sono centinaia di testimonianze di persone respinte, che dicono di essere state maltrattate da persone in uniforme», conferma un attivista per i diritti umani, presente da mesi sul confine magiaro. Tante le testimonianze raccolte anche dall’Ong magiara Migszol, che riferisce di migranti picchiati, di «polizia che usa bastoni», di «cani sguinzagliati» per spaventarli. «Sono stato colpito alla testa dalla polizia ungherese in territorio serbo, non avevamo neppure passato la frontiera», la denuncia di un migrante, corredata da una foto di una ferita aperta alla testa, postata ieri su Twitter da Medici Senza Frontiere.

Denunce, va detto, sempre respinte con sdegno da Budapest. Che intanto continua a rinforzare il muro al confine con la Serbia per sigillare l’immensa pianura che da Belgrado si distende fino a Budapest. Oltre alla recinzione costruita nel 2015, una seconda lunga 150 chilometri sarà completata entro il primo maggio, a ridosso della prima. Sarà «intelligente», ha promesso il governo. Con telecamere, camere termiche, corrente a basso voltaggio per allertare la polizia se «qualcuno tenta di violarla». E una parte del confine Ue è sempre più ermetico.

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lastampa/“Cani e bastoni per terrorizzare i migranti”. Adesso l’Ungheria userà i container STEFANO GIANTIN

La terza vita di Pomigliano

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Pomigliano: nella fabbrica napoletana «Giambattista Vico» viene prodotta la Panda. Qui in passato sono nate l’Alfasud, l’Alfa 33, la 145, la 156 e l’Alfa 159

Pomigliano 3.0 L’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, espone dal Salone dell’auto di Ginevra la nuova strategia del gruppo per l’Italia: saranno prodotte solo auto premium, dunque la Panda lascia lo stabilimento di Pomigliano, che ospiterà una nuova generazione di vetture.

La fabbrica 3.0 fa un altro passo avanti. E adesso cerca la piena occupazione

Più modelli e produzioni sofisticate richiederanno maggior forza lavoro. I sindacati: non è uno stabilimento qualsiasi, da qui è partito il rilancio di Fca

ROMA – Pomigliano è la fabbrica della mitica Alfasud e di tutte le auto che poi per trent’anni hanno fatto la storia più recente del Biscione, dalla «33» alla «145» alla «156» sino all’Alfa 159. È la fabbrica che oggi produce 850 Panda al giorno, oltre 200 mila nell’ultimo anno dalle 150 mila iniziali. Ma lo stabilimento napoletano intitolato al filosofo Gianbattista Vico è soprattutto la fabbrica della svolta, dove nel 2010 sono state poste le basi per il rilancio della produzione Fiat in Italia. La fabbrica dove è maturato lo storico strappo del gruppo torinese con la Confindustria e dell’altrettanto clamorosa rottura tra la Fiom e gli altri sindacati. Era la «fabbrica vergogna», con gravi problemi di assenteismo, produttività e qualità del prodotto ed una fortissima conflittualità sindacale, naturale che la «cura Marchionne» partisse da qui.

La svolta del 2010  

Mandare in soffitta il contratto nazionale e scrivere nuove regole in grado di garantire al contempo tutta la flessibilità che la competizione globale richiede, prodotti di qualità, ma anche importanti incentivi a chi lavora, è stata la chiave di volta. «L’accordo di Pomigliano è stata una rivoluzione vera, senza la quale non avremmo salvato la presenza industriale della Fiat in Italia» ricordava due anni fa Paolo Rebaudengo, sino al 2015 responsabile delle relazioni industriali del Lingotto. «Molti lo hanno dipinto addirittura come un disegno criminale, ma al contrario quel contratto ha responsabilizzato il sindacato e permesso all’azienda di gestire in modo radicalmente diverso la dissaturazione delle fabbriche: è un’intesa che ha segnato un cambiamento culturale vero, forse non percepito dal sistema Paese». Anche lo storico Beppe Berta sostiene che «molti, soprattutto nella società meridionale, hanno capito in ritardo il valore di questa operazione, che tra l’altro ha consentito il riaccentramento della produzione di auto nel Mezzogiorno e importanti investimenti mentre in parallelo si consumava il declino dell’Ilva».

Pomigliano non solo «era una fabbrica nata vecchia, progettata a fine Anni Sessanta in base ai vecchi principi fordisti quando il fordismo stava già declinando, ma soprattutto era uno stabilimento segnato da fenomeni di clientelismo e di malaffare organizzato che agivano utilizzando come comodo scudo la conflittualità sindacale», spiega ancora Berta. Ed era pure la fabbrica dove tantissimi si davano malati quando giocava la Nazionale.

Dopo l’accordo del 2010 la musica è cambiata, le assenze si sono assestate su livelli fisiologici, il conflitto perenne ha ceduto il passo alla stagione della collaborazione tra azienda e lavoratori, e grazie al nuovo clima sono arrivati nuovi investimenti (oltre 700 milioni) ed un nuovo modello, la Panda. Le vecchie procedure ereditate dalla stagione delle Partecipazioni statali, sotto cui l’Alfa è rimasta sino al 1986, sono state archiviate per sempre e si è passati al Wcm, il World class manifacturing, un nuovo modello organizzativo incentrato su flessibilità, efficienza e qualità assoluta grazie al coinvolgimento degli operai in ogni fase della produzione. Molto forte anche l’investimento in formazione, che nel 2009 ha preceduto quello sugli impianti e segnato anche in questo campo un vero e proprio cambio d‘epoca.

Medaglia d’oro Wcm

Al suo debutto nel 2011 la «nuova Pomigliano» si merita subito da parte di Marchionne il titolo di «migliore fabbrica del mondo», insomma un modello da replicare a Melfi, Mirafiori e Cassino. Lo stabilimento raggiunge rapidamente l’eccellenza: nel 2012 riceve l’«Automotive Lean production awards» come miglior stabilimento d’Europa, l’anno seguente conquista la prima medaglia d’oro del programma Wcm al pari solo di Tychy in Polonia e Bursa in Turchia. «Questo non è uno stabilimento qualsiasi spiega il segretario generale dei meccanici Cisl, Marco Bentivogli – è dove è partito il rilancio di Fca. Pomigliano ha centrato tutti gli obiettivi e anche se la politica spesso lo dimentica, questo lo si deve al sindacato e ai lavoratori che si sono rimboccati le maniche con tutti contro».

Quella che inizierà di qui a breve rappresenta per la fabbrica napoletana una nuova sfida. Vista con gli occhi del sindacato questo si traduce in una parola sola: piena occupazione. Obiettivo che Marchionne condivide. «Occorre pensare subito alle nuove produzioni per fare in modo che anche i 1200 che oggi sono in solidarietà vengano riassorbiti», sostiene Ferdinando Uliano che per la Fim segue il settore auto. Si tratta, in sostanza, di chiudere il cerchio rispetto a 2011 e dare alla Pomigliano versione 3.0 i modelli che si merita, vetture premium che assicurano margini più alti e richiedono più cura e lavoro per essere prodotti. Magari un’ altro gioiello della nuova gamma Alfa Romeo, vincente come Giulia e Stelvio.

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lastampa/La fabbrica 3.0 fa un altro passo avanti. E adesso cerca la piena occupazione PAOLO BARONI

Mertens: “Abbiamo dato il massimo nel primo tempo, peccato per i gol subiti così”

Dries Mertens ha parlato ai microfoni di Premium Sport nel post della gara contro il Rea Madrid. Ecco quanto evidenziato:

 

Nel primo tempo abbiamo dato il massimo. Peccato per i gol subiti da calcio d’ angolo all’ inizio della ripresa. Dobbiamo imparare tanto da queste partite, siamo stati un po’ sfortunati ma eravamo consapevoli delle loro qualità. Ramos? Sapevamo che potesse risolvere la gara in qualsiasi momento.
Rammaricato per il palo, se facevamo il secondo gol non so cosa sarebbe potuto accadere. Grazie al mister stiamo giocando un grande calcio. Con questa disposizione tattica sono molto contento di giocare in questa posizione. Ora dobbiamo pensare alle prossime gare dove dovremo fare bene. Esultanza a Roma? Chiedo scusa se qualcuno ha pensato male, ma ho fatto quel gesto perché amo i cani”

Sarri: “Siamo fiduciosi, ci manca poco per diventare grandi”

Sarri: “Siamo fiduciosi, ci manca poco per diventare grandi

Sarri, al termine di Napoli-Real Madrid, ai microfoni di Premium, ha dichiarato: “Sergio Ramos è un fuoriclasse, è un giocatore che fa 7-8 gol di testa: è una situazione che può succedere sempre, sia marcando ad uomo che a zona. Noi concediamo spazi a squadre così, possiamo diventare vulnerabili. Abbiamo fatto 55 minuti ottimi, ma per mantenere quel ritmo c’era bisogno di mantenere una concentrazione elevata. Senza un obiettivo, rimanere concentrati era impossibile. Noi abbiamo la sensazione di non essere lontanissimi dal Real, abbiamo messo in difficoltà la squadra più forte del mondo. Se la squadra cresce e diventa più fisica, si può diventare competitivi a questi livelli. La squadra è giovane, può farcela. Abbiamo trovato contro una squadra fortissima, in queste situazioni ci vuole anche tanta fortuna. Un po’ di fortuna ci avrebbe dato tanta benzina, ma si sta parlando del Real Madrid: sarebbe stato difficile in ogni caso. Ramos? Non era l’unico problema. Sono situazioni difficili: l’impatto fisico tra le due squadre è diverso. In queste situazioni possiamo pagare. Nel primo tempo abbiamo avuto la capacità di tenere il Real lontano dall’area. A livello di fisicità la squadra deve fare un passo davanti. E’ mancata un pizzico di cattiveria nei confronti della palla messa in rete da Sergio Ramos. Questa partita è una botta di fiducia, possiamo stare a questi livelli.” 

Commento Ssc Napoli: “Finisce dopo un’ora, ma è stata un’ora meravigliosa”

Il Napoli esce dalla Champions League sconfitto dal Real Madrid al San Paolo. Questo il commento della società tramite il proprio sito ufficiale:

E’ stato bello e veramente molto emozionante. Il Napoli mette i brividi ad un intero popolo, orgoglioso e fiero di una squadra che ha giocato da assoluto Top Club contro i campioni del Mondo. Il Real siamo stati noi per tutto il primo tempo. Dominio a campo aperto ed un gol fantastico di Mertens che fa vibrare il ventre del San Paolo e scatena l’urlo di Fuorigrotta. Poi la fisicità e la forza madrilena si appalesa su due colpi di testa dello specialista Sergio Ramos, uno che usa la “cabeza” come una fionda ad orologeria. Finisce dopo un’ora, ma è stata un’ora meravigliosa. 

Dove c’è stata la proiezione di cosa sia diventato il Napoli e cosa potrà diventare da oggi in avanti. Alla luce della fisionomia tecnico tattica di questa falange di uomini che guarda all’orizzonte con entusiasmo, consapevolezza e ricchezza d’animo. Il domani è adesso, nelle semine di un giardino rigoglioso dove nascono i fiori che guarderanno l’alba del futuro. Grazie ragazzi. L’urlo della Champions riempirà per sempre il nostro cielo azzurro”

 

Da sscnapoli.it

De Laurentiis: “Oggi Sarri ha dato una lezione di calcio straordinaria, primo tempo esemplare”

De Laurentiis: “Oggi Sarri ha dato una lezione di calcio straordinaria, primo tempo esemplare”

Aurelio De Laurentiis, ai microfoni di Premium Sport, ha dichiarato: “La delusione di Madrid non c’è stata. I ragazzi hanno giocato un primo tempo esemplare. Il Real Madrid è una grandissima squadra, per noi è stato un grande successo giocare con loro. I tifosi hanno sostenuto la squadra, sono stati eccellenti. Noi abbiamo allestito lo stadio per quanto riguarda il cibo, mentre il pubblico ha fatto grande anche un impianto che soffre per la sua vetustà. “Cazzimma?” La Gazzetta ha perso il suo quotidiano proprio con questa parola. Maurizio Sarri? Non c’è stato mai un caso aperto. Se qualcuno vedesse l’intervista che Veltroni mi ha fatto, ho sempre parlato di Sarri come un esteta dl calcio e grande allenatore. Oggi ha dato una lezione di calcio straordinaria. Io non ho parlato male del tecnico, ma me la sono presa con la squadra all’andata. I giornalisti del Napoli mi odiano per questo si sono scatenati tutti contro di me. Basta creare disappunto in casa degli altri. Siamo in un regime silente, mentre io sono un democratico e dico quello che penso. La Gazzetta ha sempre odiato il nostro club, mentre il Corriere dello Sport è sempre stato un nostro paladino. Sono convinto che il Napoli farà un grande campionato.”  

Zidane: “Abbiamo sofferto nel primo tempo. Alla fine abbiamo vinto 3-1, nel calcio non esiste la fortuna”

Zinadine Zidane, tecnico del Real Madrid, è intervenuto ai microfoni di Premium Sport al termine della gara contro il Napoli. Ecco quanto evidenziato:

 

“Abbiamo sofferto nel primo tempo ma nel secondo tempo siamo usciti alla distanza. Siamo rimasti troppo schiacciati nella nostra metà campo all’ inizio. Nel calcio non si può fare sempre bene. Alla fine abbiamo vinto 3-1, nel calcio non esiste la fortuna.  La differenza l’ ha fatta la qualità”.

Hamsik: “Usciamo a testa alta, peccato per i gol subiti. Ora testa al campionato”

Marek Hamsik ha parlato ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro il Real Madrid:

 
“Usciamo a testa alta, nel primo tempo abbiamo dimostrato di potercelo giocare contro una delle migliori squadre al mondo. Peccato per i gol subiti, questo deve essere un punto di partenza. Possiamo stare tra le grandi. Ora testa al campionato e alla Coppa Italia, obbiettivi importanti per noi”.

Napoli-Real Madrid(1-3): Sergio Ramos mattatore, Mertens illude

Napoli-Real Madrid(1-3): Sergio Ramos mattatore, Mertens illude

Dopo una partita perfetta, il Napoli cade contro il cinico del Real Madrid, che ribalta il risultato di 1-0 del primo tempo con una doppietta di Sergio Ramos su calcio d’angolo.

IL TABELLINO DEL MATCH

Napoli (4-3-3): Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan(56′ Rog), Diawara, Hamšík(75′ Zieliński); Callejón, Mertens, Insigne(70′ Milik). A disp.: Rafael, Maksimović, Maggio, Jorginho, Zieliński, Rog, Milik. All.: Sarri.

Real Madrid (4-3-3): Navas; Carvajal, Pepe, Ramos, Marcelo; Modrić(80′ Isco), Casemiro, Kroos; Bale(67′ Vázquez), Benzema(77′ Morata), Ronaldo. A disp.: Casilla, Nacho, Danilo,  Rodríguez, Vázquez, Isco, Morata. All.: Zidane.

Arbitro: Cüneyt Çakır (Turchia).

Marcatori: Mertens(Na), Sergio Ramos, Sergio(R) Ramos(R)

Ammoniti: Allan(Na), Diawara(Na), Morata(R)

Espulsi: nessuno

Champions, Napoli-Real Madrid, i voti di ViViCentro: peccato!

Questi i voti di Vivicentro

Questi i voti di Vivicentro: Reina 6, Hysaj 6, Albiol 5, koulibaly 5, ghoulam 5.5, diawara 7, Allan 6,5, Hamsik 6, Callejon 5,5, Mertens 7, Insigne 7, Rog 5, Milik 6, Zielinski 6

dal nostro inviato al San Paolo, Ciro Novellino

FOTO- Napoli-Real Madrid, la coreografia d’eccezione della curva B

FOTO- Napoli-Real Madrid, la coreografia d’eccezione della curva B

Sarà una impresa titanica quella del Napoli che dovrà vincere almeno 2-0 contro il Real Madrid per superare il turno. A trionfare sarà sicuramente lo spettacolo e  i tifosi azzurri. La curva B ha accolto la squadra con una coreografia d’eccezione.

Dal nostro inviato al San Paolo, Ciro Novellino

LA FOTO

Napoli-Real Madrid, i convocati di Sarri: esclusi Pavoletti, Giaccherini, Chiriches e Strinic

Napoli-Real Madrid alle ore 20,45 al San Paolo per il ritorno dell’ottavo di finale di Champions League.

Dirige il match l’arbitro turco Cakir.

I convocati: Reina, Rafael, Sepe, Albiol, Maksimovic, Ghoulam, Hysaj, Koulibaly, Maggio, Allan, Diawara, Rog, Hamsik, Jorginho, Zielinski, Callejon, Insigne, Mertens, Milik.

Non convocati Pavoletti, Strinic, Chiriches e Giaccherini a causa delle norme Uefa riguardo il numero di uomini in panchina.

 

Da sscnapoli.it