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La Decima Flottiglia MAS della Regia Marina nella Seconda Guerra Mondiale

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Breve storia (quella autentica) del fulgido eroismo degli Incursori della Regia Marina all’attacco delle Basi inglesi con “siluri umani” e barchini  esplosivi.

Nel 1940 la Marina britannica è presente in forze nei punti strategici del Mediterraneo in Basi ben protette. La sua consistenza è fonte di preoccupazione per la nostra Marina che programma attacchi con incursori audaci dotati di mezzi d’assalto per superare il gap esistente fra le due Flotte. Occorre, quindi, conoscere questo Reparto, la sua nascita, i suoi mezzi, le sue azioni e, soprattutto, i suoi Uomini.

Bisogna risalire al settembre 1935 quando due giovani Tenenti del Genio Navale, colleghi di corso dell’Accademia di Livorno, Teseo Tesei  ed Elios Toschi , progettano un’arma insidiosa che, trasportata da due operatori, possa essere collocata sotto la chiglia di una nave nemica alla fonda. S’ispirano alla mignatta utilizzata, nel novembre 1918, dal magg. G.N. Raffaele Rossetti e dal ten. med. Raffaele Paolucci, per affondare la corazzata austriaca Viribus Unitis nel porto di Pola (Istria). Si tratta di un siluro con motore elettrico, testata staccabile contenente una torpedine con spoletta ad orologeria. L’idea matura in coincidenza con la tensione internazionale seguita all’aggressione italiana all’Etiopia che ha determinato un’intensificata presenza della Flotta britannica nel Mediterraneo. I due Ufficiali, quindi, elaborano la possibile strategia, per contrastare, con attacchi audaci, la minaccia navale in caso di guerra.

Considerata inizialmente un’idea stravagante, lo Stato Maggiore della R.M., nel luglio 1939, autorizza lo sviluppo del progetto articolato su due prototipi: un siluro a lenta corsa (SLC) con possibilità di navigazione anche subacquea e un barchino veloce (MTM: motoscafo da turismo modificato), con cariche esplosive nelle testate. L’SLC  con due operatori muniti di muta gommata e respiratore che utilizza ossigeno puro con riciclo interno dell’anidride carbonica. L’apparecchio è idoneo a passare sopra alle ostruzioni o sottacqua. In questo caso l’operatore può ricorrere alle cesoie o all’alzareti (verricello sistemato ad una certa altezza per creare un varco alla base) per superare le reti di protezione. L’MTM, monoposto, da lanciare contro l’obiettivo, il cui operatore si autoespelle prima dell’impatto.

La selezione del personale è attuata con rigidi protocolli e l’addestramento particolarmente accurato con esercitazioni subacquee, prevalentemente notturne, per gli SLC. Gli operatori indosseranno, sotto la muta, una tuta da lavoro con gradi e stellette per rivelare l’appartenenza ad una Forza armata regolare.

Il gruppo è inquadrato nella 1^ Flottiglia MAS (cap.f. Paolo Aloisi). Sede di addestramento degli SLC sarà la casina di caccia della “tenuta Salviati” a Bocca di Serchio (Migliarino Pisano), confinante con quella reale di San Rossore; per gli MTM  il Balipedio Cottrau (poligono sperimentale militare) sulla via La Spezia-Portovenere. La Sezione degli SLC  è formata da otto Ufficiali, tra i quali i progettisti Tesei e Toschi, e relativi “secondi” con specialità di palombaro.

Gli SLC saranno comunemente chiamati maiali. È Tesei, che, nel recuperare il siluro dal mare dopo un’esercitazione, forse percependo lo strano rumore di rigurgito (come quello del suino che grufola) causato evidentemente dalla risacca sotto l’apparecchio, una volta tirato a riva, dice al suo “secondo”: “Lega il maiale!”. Il nomignolo, subito adottato, sarà utile anche per praticità a tutela del segreto militare. Per il trasporto sarà utilizzato un sommergibile “avvicinatore”, disarmato, sul cui scafo sono collocati contenitori cilindrici (2), uno a prua e due a poppa affiancati, nei quali vengono inseriti i maiali.

L’attività degli Incursori è storia di fallimenti, successi, perdite umane,  prigionia, ma è, comunque, la sublimazione dell’audacia di elementi scelti della Marina che sfidano la morte con gesta temerarie. Per raccontarle sarebbe indispensabile un trattato: ci limiteremo a ricordare le azioni più significative.

Nel febbraio 1940 il comando della 1^ Flottiglia è assunto, per avvicendamento, dal cap.f. Mario Giorgini. Obiettivo della prima operazione è la Base della Mediterranean Fleet britannica di Alessandria. L’impresa, però, finisce prima di cominciare. Il sommergibile “avvicinatore” Iride, (ten.v. Brunetti), da La Spezia raggiunge, a tappe, il golfo di Bomba in Cirenaica il 21 agosto 1940. È preceduto dagli Incursori, col comandante della Flottiglia, giunti con la torp. Calipso che trasporta gli SLC. Alle ore 12 circa del 22 agosto l’Iride, nella fase di trasbordo degli apparecchi dalla Calipso, è affondato da un attacco aerosilurante britannico. Il battello si spezza in due e si adagia sul fondale a circa 20 metri. Gli Incursori, con ardite operazioni, riescono a salvare otto marinai rimasti intrappolati (due moriranno poco dopo per complicazioni polmonari). Le operazioni durano l’intera notte ed il mattino seguente. Il sten.v. Luigi Durand De la Penne sarà costretto ad entrare nel troncone del battello, trascinare con forza l’ultimo marinaio che non intende uscire (non sa nuotare!). Tesei, concluso il salvataggio dell’equipaggio, s’immerge per recuperare la Bandiera del battello che agita, entusiasta, una volta emerso. Poi, il mesto ritorno a La Spezia.

Analoga sorte subirà, il 29 settembre 1940, il sommergibile “avvicinatore” Gondar. Sono predisposti attacchi contemporanei alle Basi di Alessandria e Gibilterra. I sommergibili “avvicinatori” partono dalla Base di La Spezia già con gli Incursori a bordo e gli SLC sistemati nei cassoni. Il Gondar (ten.v. Brunetti, già comandante dell’Iride)  alla volta di Alessandria, lo Scirè (cap. c. Junio Valerio Borghese) alla volta di Gibilterra. La sera dell’attacco Supermarina annulla l’operazione perché le Squadre navali britanniche sono uscite dalle rispettive Basi per cui vengono meno gli obiettivi. La comunicazione è ricevuta dallo Scirè che inverte la rotta per il ritorno, non dal Gondar che emerge a circa 5 miglia dall’obiettivo per predisporsi all’azione. Avvistato dal ct. australiano Stuart s’immerge per sfuggire all’attacco. Sarà costretto però a riemergere a causa dei gravi danni subiti dopo circa 12 ore di attacco con bombe di profondità lanciate anche da altre navi accorse sul posto. Il Gondar, ormai condannato, emerge con difficoltà dopo che il comandante ha predisposto le cariche per l’autoaffondamento. L’equipaggio è salvo e sono catturati, fra gli altri, Toschi e il comandante Giorgini: un contingente di Incursori, altamente addestrato, è così fuori combattimento. Nella circostanza il marinaio Luigi Longobardi, originario di Lettere (NA), con alto senso del dovere, si attarda per accertarsi del perfetto funzionamento dell’azione di autodistruzione onde garantire il segreto militare data la presenza degli SLC. Coinvolto nell’esplosione, scompare col battello. Sarà insignito di Medaglia d’Oro alla memoria ed a Lui è intestata la Sezione Marinai d’Italia di Castellammare di Stabia. Il comandante Brunetti, secondo una vecchia tradizione marinara, s’inabissa col battello ma viene proiettato in superficie da una bolla d’aria e recuperato.

Il susseguirsi di avarie ai mezzi ed alle attrezzature, non ancora definitivamente a punto, sono la conseguenza di alcune fallite azioni contro la Base di Gibilterra. La più importante quella del 30 ottobre 1940. Lo Scirè, raggiunto lo Stretto la notte sul 29 ottobre, è costretto in immersione fra mille difficoltà per l’assidua vigilanza di navi britanniche e la forza delle correnti sottomarine che sballottolano il sommergibile. Nelle prime ore del 30 gli Incursori, con 3 SLC, fuoriescono e si dirigono verso gli obiettivi. La messa in mare degli apparecchi sarà problematica per cui gli equipaggi partono isolatamente con difficoltà per l’orientamento. L’equipaggio Tesei-Pedretti ha problemi con gli autorespiratori mentre il duo De la PenneBianchi è fermato dal malfunzionamento del maiale. Rocambolesca l’avventura del duo Birindelli-Paccagnini: partito con notevole ritardo, supera due sbarramenti e, dopo oltre 3 ore e 40 di navigazione complicata per problemi di assetto dell’apparecchio e avarie agli autorespiratori, giunge a circa 70 metri dalla corazzata Barham, suo obiettivo. Paccagnini, costretto a procedere sempre sottacqua, accusa malessere dovuto al continuo ricorso all’ossigeno puro della sacca per cui riemerge. L’apparecchio, portato a 14 metri sul fondo, è in avaria. Birindelli trascina il maiale a spinta per circa 30 metri ma, ormai esausto, è colpito da sintomi di svenimento. Innesta comunque la spoletta della carica ed emerge. Non rintraccia il suo “secondo”, si porta sotto la banchina per riprendere le forze. Riesce a nascondersi su un mercantile attraccato ma è scoperto e catturato. Mentre è interrogato da un Ufficiale di Marina britannico la carica esplode ma, data la lontananza dall’obiettivo, non arreca danni. Intanto sa che il suo “secondo”, catturato in mattinata, è salvo. Birindelli e Paccagnini saranno avviati in un campo di prigionia. Gli altri Incursori, dopo aver proceduto all’autodistruzione dei mezzi, raggiungono a nuoto la costa spagnola e rientrano in Italia. Si verifica comunque un grave inconveniente: il maiale di Tesei, a causa di difetto strutturale, continua la navigazione subacquea e si arena sulla spiaggia spagnola ad un centinaio di metri dalla linea di confine per cui viene individuato dall’Intelligence britannica che ne chiederà inutilmente la consegna. Avrà comunque la possibilità di fotografarlo cercandone di comprendere le funzioni.

Il 14 marzo 1941 (questa la data esatta: nota di Supermarina n. 229: “con la data di oggi … la Flottiglia Mas Speciale … assume la denominazione di Decima Flottiglia Mas”) nasce, ufficialmente, la Decima Flottiglia MAS. Resa autonoma dalla 1^ Flottiglia, è strutturata su due Sezioni operative: Subacquea (SLC) (cap. c. Borghese) e di Superficie (MTM) (cap. c. Giorgio Giobbe). Il Comando è affidato al cap.f. Vittorio Moccagatta (10), brillante Ufficiale che nel passato aveva comandato il Battaglione San Marco.

Il battesimo della Decima coincide col primo successo. La notte sul 26 marzo 1941, 6 barchini, al comando del ten.v. Luigi Faggioni, attaccano la Base navale britannica di Suda (5) (Creta). Raggiungono la zona con due ct. “avvicinatori”, il Crispi e il Sella. Una volta in mare, superate tre ostruzioni retali, i barchini del sten.v. Angelo Cabrini e del capo mecc. 3^ classe Tullio Tedeschi, lanciati i mezzi alla velocità massima, a 300 m. dal bersaglio, bloccati i timoni, si lasciano cadere in mare a circa 80 metri dall’obiettivo. Colpiscono l’incr. York, l’unico nel Mediterraneo armato con cannoni da 203, che non sarà più in grado di riprendere l’attività. Gli altri equipaggi (2°capo Lino Beccati, capo 2^ classe Alessio De Vito e serg. Emilio Barberi), con analoghe manovre, colpiscono gravemente una petroliera e un mercantile. Un MTM, integro, si arena sulla spiaggia. I sei Incursori, catturati, saranno poi decorati di Medaglia d’Oro al V.M.-

L’esigenza di portare un attacco alla Base di Malta si avverte sempre più per la funzione assunta dall’isola contro il traffico marittimo verso la Libia. Il 26 luglio 1941 si dà corso all’Operazione Malta 2,missione complessa con l’impiego di 2 SLC, uno dei quali guidato da Teseo Tesei, e 9 MTM. Il duo Tesei-Pedretti ha il compito di far saltare la prima ostruzione per l’accesso alla diga foranea e, una volta aperto il varco, l’altro SLC (ten.v. Francesco Costa-serg. palombaro Luigi Barla) si sarebbe portato a Marsa Muscetto, base dei sommergibili, mentre i barchini, nel Grand Harbour, avrebbero colpito il naviglio alla fonda.

La partenza, sera del 25 luglio 1941, dalla Base navale di Augusta in Sicilia: l’Avviso scorta Diana trasporta i barchini fino a 20 miglia da Malta rimorchiando l’MTL che trasporta i due SLC; il MAS 451 (sten.v. Giorgio Sciolette) ed il MAS 452 (sten.v. Giovan Battista Parodi) provvedono al traino dei mezzi d’assalto fino a 5 miglia dall’obiettivo. L’operazione è diretta dal comandante Moccagatta e l’attacco dal comandante in 2^ cap.c. Giobbe.

Uno scoppio percepito dal contingente in attesa è interpretato come il segnale d’attacco. L’MTM del sten.v. Carlo Bosio si lancia sotto il viadotto di Sant’Elmo: forse urta la base del pilone di sostegno o finisce sul maiale di Tesei che, forse, non ha ancora ultimato l’operazione: la dinamica non si conoscerà mai, neanche a guerra finita. I corpi di Tesei e del suo “gregario”, 2° capo palombaro Alcide Pedretti, non si troveranno mai. Un  maiale sarà rinvenuto nel 1966 sul fondo, dinanzi al Forte S. Elmo, all’imboccatura del porto. Gli MTM del sten. AA. NN. Aristide Carabelli e del sten.v. Roberto Frassetto, salteranno in aria coi mezzi trovando ostruito il passaggio del viadotto. Il solo Frassetto si salverà e sarà l’unica Med. d’Oro al V. M. a vivente dell’intera spedizione. Da ogni parte del porto si accendono i riflettori ed inizia un nutrito fuoco incrociato. Alcuni operatori riusciranno a mettersi in salvo a nuoto e saranno catturati. Il solo che riesce a ritornare ai MAS che attendono al largo è il cap.c. Giobbe. È il fallimento dell’azione in cui rifulge solo l’eroismo ed il senso del dovere degli Incursori.

Il viaggio di ritorno è un’altra tragedia: i MAS sono attaccati dagli aerei britannici. Il MAS 452 è centrato: trovano la morte, fra gli altri, il comandante Moccagatta, il cap.c. Giobbe e il cap. med. Falcomatà. Gli 11 superstiti raggiungeranno il Diana, in attesa al largo di Capo Passero. Il MAS 451 è colpito ed affonda: i dieci superstiti saranno salvati da unità inglesi. L’azione costa 15 Caduti e 18 prigionieri. Saranno conferite 9 Med. d’Oro al V.M. (8 alla memoria), 13 Med. d’Arg. al V.M. (di cui 2 alla memoria), e 7 Med. di Bronzo (di cui 2 alla memoria). Il fallimento dell’azione è dovuto principalmente a due fattori: a Malta il radar, fin dalle ore 23, ha dato l’allarme; il mancato intervento dell’Aeronautica per un bombardamento sull’aeroporto maltese sia per distrarre le difese sia per impedire poi il prevedibile intervento aereo.

Lo spirito della Decima MAS, però, non si abbatte, anzi, prende ulteriore vigore. Il comando della Decima è assunto interinalmente dal cap.c. Borghese, quello dei mezzi di superficie dal cap.c. Salvatore Todaro, mitica figura di sommergibilista, definito il cavaliere del mare (dopo l’affondamento di un piroscafo in Atlantico prende al traino la barca con i naufraghi e, data la difficoltà, li prende addirittura a bordo sbarcandoli nelle Azzorre). Intanto viene creata un’altra specializzazione (comandante il ten.v. Eugenio Wolk), i nuotatori d’assalto o uomini gamma (14), che portano a nuoto, sottacqua, un congegno esplosivo a tempo (cimice) da collocare alla carena della nave. Successivamente sarà costruito un altro congegno (bauletto) che, una volta innescato, esplode quando la nave raggiungerà i 5 nodi di velocità, quindi fuori dal porto, per ottenere maggiori possibilità di affondamento e di perdita del carico in acque profonde. Con queste nuove tecniche saranno affondati, in due successive azioni, alcuni mercantili alla fonda nella rada di Gibilterra senza che gli Inglesi si accorgano di nulla. Del gruppo fa parte anche l’ineguagliato campione di vela (oro olimpico ad Helsinki 1952 e argento a Melbourne 1956) il ten.v. Agostino Straulino, istriano, che tra il 1964 e il 1965 avrà il comando della nave scuola Amerigo Vespucci, vanto del cantiere navale di Castellammare di Stabia, conquistando il record di velocità a vela.

Nel settembre 1941 si presenta l’occasione per il riscatto del fallito attacco a Gibilterra dell’ottobre 1940. Lo Scirè parte da La Spezia con quattro maiali. Gli Incursori, tra i quali i reduci della precedente operazione, raggiungono la Spagna in aereo sotto la copertura di operai addetti alla manutenzione della pirocisterna italiana Fulgor, internata nel porto di Cadice dall’inizio della guerra. L’adiacenza a Gibilterra l’ha trasformata in base logistica per le incursioni. Siamo nella notte fra il 19 ed il 20 settembre 1941. Nel porto della roccaforte britannica, oltre ad importanti navi da guerra, mercantili destinati all’ approvvigionamento di Malta. Gli Incursori sono trasferiti, col favore del buio, sullo Scirè dove il comandante Borghese assegna gli obiettivi: SLC 140 (ten.v. Decio Catalano e s/capo palombaro Giuseppe Giannoni) e SLC 210 (sten.v. Amedeo Vesco e s/capo palombaro Antonio Zorzoli) la corazzata Nelson; SLC 240 (ten.v. Licio Visintini e s/capo palombaro Giovanni Magro) la portaerei Ark Royal. I mezzi partono alle ore 23,30 del giorno 19. Purtroppo la navigazione è resa difficoltosa a causa di motovedette britanniche che incrociano lo specchio di mare antistante il porto e dai soliti difetti degli autorespiratori per cui sono costretti a rallentare la navigazione. Il ritardo sugli orari previsti rende necessario mutare gli obiettivi prefissati data la loro posizione all’interno del porto. I tre equipaggi riescono, comunque, ad affondare tre mercantili pronti per la formazione del convoglio ed a raggiungere a nuoto la costa spagnola per poi rientrare in Italia.

Per il successo dell’azione il cap.c. Borghese è promosso, per meriti di guerra, al grado di capitano di fregata, tutti gli operatori decorati di Med. d’Arg. al V.M. e i sottocapi promossi al grado superiore.

L’apoteosi della Decima Mas sarà, però, l’azione nota come il più grave colpo inferto alla Marina britannica dalla Regia Marina. È messo a segno da tre equipaggi nel porto di Alessandria la notte sul 19 dicembre 1941. C’è un solo superstite del gruppo storico di Bocca di Serchio, il ten.v. Luigi Durand De la Penne. Lo Scirè mette in mare tre maiali. La coppia De la Penne-capo palombaro Emilio Bianchi si porta sotto la corazzata Valiant e, dopo varie difficoltà, colloca l’ordigno sotto il castello di prua. Una volta riemersi i due, esausti per la fatica immane a causa di avarie all’apparecchio in fase di collocazione, sono individuati e catturati. Interrogati e minacciati, vengono rinchiusi in una cala di prua sotto la linea di galleggiamento (in corrispondenza dell’ordigno). Poco prima della prevista esplosione, De la Penne, con spirito di umanità, avverte il comandante dell’imminenza dello scoppio per far porre in salvo l’equipaggio. Si ripete, a 23 anni di distanza, quanto fece il magg. G.N. Rossetti che avvertì il comandante della Viribus Unitis dell’imminenza dell’esplosione che avrebbe affondato la corazzata austriaca. L’esito sarà diverso: il comandante austriaco strinse la mano al magg. Rossetti pronunciando parole generose invitandolo anche a mettersi in salvo, il comandante britannico, invece, pur ordinando l’abbandono nave, rimanda De la Penne nella cala in quanto si ostina nel rifiuto di indicare la collocazione dell’ordigno.

Alle 6,15 la deflagrazione: la Valiant ha un forte sussulto e si poggia sulla sinistra. Lo scoppio fa aprire la porta del locale-prigione e De la Penne riesce a salire in coperta (al suo passaggio i marinai inglesi assumono, facendogli largo, una posizione di rispetto). Dalla tolda della Valiant, adagiata sul fondo, assiste così, qualche minuto dopo, all’esplosione della Queen Elizabeth, nave ammiraglia della Mediterranean Fleet, opera della coppia istriana cap. G.N. Antonio Marceglia-s/capo palombaro Spartaco Schergat. La coppia cap. AA.NN. Vincenzo Martellotta e capo palombaro Mario Marino affondano, in assenza della portaerei, una grossa petroliera la cui esplosione danneggia anche il ct. Jervis, attraccato di fianco. Saranno catturati dopo aver raggiunta, illesi, la riva. L’esito dell’operazione sarà conosciuto in Italia solo a gennaio inoltrato grazie all’esame di una fotografia aerea. Churchill la comunicherà alla Camera dei Comuni in seduta segreta, con parole di ammirazione per il coraggio degli Incursori, solo il 23 aprile 1942!

Avventurosa la vicenda del duo MarcegliaSchergat: svestita la muta gommata, restano in tuta da lavoro con gradi e stellette. Fermati da sentinelle egiziane, riescono a farsi passare per marinai francesi (nel porto ci sono navi francesi internate). Raggiungono, in treno, Rosetta, località all’estremo lembo di un ramo del Nilo, decisi a prendere una barca: nel piano è previsto il recupero di eventuali superstiti da parte del sommergibile Ambra. All’atto di pagare il biglietto del treno esibiscono sterline, di cui sono stati dotati, che, però, sono fuori corso in Egitto! Riescono comunque a cambiarle e pernottano anche in una pensione ma, la mattina successiva, vengono catturati in seguito a delazione.

Il 10 agosto 1942, in navigazione per una missione di uomini gamma contro la Base navale britannica di Haifa (ora, Israele), il sommergibile Scirè (cap.c. Bruno Zelik), protagonista di tante missioni, viene affondato dal tiro incrociato di batterie costiere e unità navali. È evidentemente atteso tale è la precisione di tiro sul punto previsto di emersione. Si griderà ancora al tradimento ma è sempre la solita macchina Ultra ad avere funzione preminente nella decrittazione dei messaggi del cifratore tedesco Enigma di cui si è servito Supermarina. Nel settembre 1948 la Marina Militare provvederà al recupero di parti significative dello scafo ora conservate nel Museo Navale di La Spezia. Saranno tentate operazioni di recupero del battello risultate però pericolose dato l’innesco del siluro e la difficoltà del disinnesco. Per tenere vivo il ricordo del battello, nel dicembre 2004 viene dato il nome Scirè ad un moderno sommergibile. Madrina, la figlia di un affondatore della Valiant, Emilio Bianchi, ormai novantaduenne, presente alla cerimonia.

Di particolare rilievo saranno le operazioni che, in particolare, gli uomini gamma porteranno a termine nella baia di Gibilterra fra il 1942 e il 1943. L’azione è condotta dalla base logistica ideata e creata in una casa (Villa Carmela) sulla baia di Algesiras da un tecnico, Antonio Ramognino, con moglie spagnola, “arruolato” nella Decima MAS. La base operativa (ten.v. Licio Visintini) è ricavata dalla trasformazione della petroliera Olterra, di un armatore genovese, internata, dall’inizio del conflitto, nello stesso porto. Un’apertura nella murata consentirà ai mezzi ed agli uomini di uscire direttamente in mare. Gli operatori costituiscono la Squadriglia dellOrsa Maggiore. Il comandante Visintini, istriano di Parenzo, ed il suo “secondo”, s/capo palombaro Giovanni Magro, cadranno in azione l’8 dicembre 1942 nel corso di un attacco alla Base navale di Gibilterra. Saranno insigniti di Medaglia d’Oro al V.M. alla memoria.

Una delle ultime azioni di quegli ardimentosi uomini rana, con la situazione militare ormai compromessa, viene condotta da 10 Incursori nella rada di Algeri la notte sul 12 dicembre 1942 con l’affondamento di 2 piroscafi. Il 14 dicembre, il comandante  Salvatore Todaro, impegnato in un’operazione nel porto di La Galite (Tunisia), sarà colpito a morte nel corso di attacco aereo. Già protagonista in Atlantico al comando del sommergibile Cappellini, si era distinto per  imprese condotte con mezzi d’assalto, nel giugno 1942, nelle acque di Sebastopoli (Crimea). Sarà decorato di Med. d’O. al V.M. alla memoria.

Una particolare menzione meritano le azioni solitarie del ten. art. cpl. Luigi Ferraro, genovese vissuto a Tripoli. Entra a far parte, con la moglie (caso unico), del Gruppo gamma e destinato ad Alessandretta (la turca Iskenderun) col falso incarico di impiegato consolare. Riesce, operando da solo nei porti turchi di Alessandretta e Mersina, a danneggiare, coi bauletti esplosivi, un incrociatore inglese e ad affondare tre navi mercantili che trasportano materiale strategico per gli Inglesi. Le 4 medaglie d’argento per azioni individuali saranno poi tramutate in Medaglia d’Oro al V.M.!

L’armistizio dell’8 settembre 1943, purtroppo, creerà una frattura nella Decima MAS: il cap.f. Borghese, che aveva assunto il comando della Decima il 1° maggio, deciderà di continuare la guerra a fianco dei Tedeschi firmando, il 12 settembre, un protocollo, in autonomia dalla repubblica sociale fascista. La Decima diventerà, di fatto, una Divisione di Fanteria leggera ed i suoi reparti saranno impiegati prevalentemente nella lotta antipartigiana e, solo da ultimo, sul confine orientale, tenterà, con alcuni Reparti, un’inutile, disperata difesa di quel lembo di terra italiana che sarà, poi, irrimediabilmente perduta.

Ma questa è altra storia, effetto di una scelta scellerata del suo comandante pro tempore, che inquinerà il ricordo dell’eroismo sublime di cui si coprì la genuina Decima MAS fino all’8 settembre ’43. Cioè di quella Decima MAS che aveva partecipato ad innumerevoli operazioni, tutte di ardimento estremo, con all’attivo, l’affondamento di 5 navi da guerra e 27 navi mercantili, pagando il tributo della perdita di 25 Incursori oltre a quella degli equipaggi dei sommergibili Iride, Gondar e Scirè e dei MAS 451 e 452.

Nel 1944 alcuni Incursori rientrano dalla prigionia partecipando ad azioni belliche contro i Tedeschi, nel troncone di Decima rimasto fedele allo Stato legittimo che, intanto, ha assunto la denominazione di Mariassalt,. Il ten.v. De la Penne parteciperà ad un’incursione, in giugno, contro la Base di La Spezia affondano l’incrociatore Bolzano colà ormeggiato, preda di guerra tedesca. Il cap. Marceglia, istriano di Pirano (all’epoca provincia di Pola), su incarico del Servizio Informazioni della R.M. d’intesa con l’Intelligence Service britannica, nel febbraio 1945 passa le linee per contattare il comandante Borghese allo scopo di predisporre misure per garantire l’intangibilità del confine orientale. Il 24 aprile a Venezia partecipa, coi Partigiani del CLN, a preservare dalla distruzione l’Arsenale della città lagunare.

Nel marzo 1945, a guerra ancora in corso, nella Base Navale di Taranto, il Luogotenente del Regno, Umberto di Savoia, consegnerà le Medaglie d’Oro al V.M. agli affondatori di Alessandria. Ad appuntarla sul petto di De la Penne sarà l’amm. Morgan, all’epoca dei fatti, comandante della Valiant!

La storia della Decima Flottiglia Mas, quella autentica, si ferma, quindi, all’8 settembre 1943!

Per l’eroismo dimostrato, gli Stendardi della Decima Flottiglia MAS della R.M. e del sommergibile Scirè saranno decorati di Medaglia d’Oro al V.M.- Gli Incursori della Decima Mas risulteranno insigniti con 26 Medaglie d’Oro (di cui 10 alla memoria), 96 d’Argento, 30 di Bronzo, 27 Croci di guerra, una Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia e 20 promossi al grado superiore “sul campo”.

Nel rispettoso ricordo di tutti gli Incursori, ci piace riportare il brano di una lettera di Teseo Tesei, elbano, personaggio unico di alta sensibilità, scritta alla vigilia della missione a Malta, summa di sentimenti propri di un eroe autentico: “… occorre che il mondo sappia che vi sono Italiani che si recano a Malta nel modo più temerario …  quel che importa è che noi si sia capaci di saltare in aria con il nostro apparecchio sotto l’occhio del nemico”. Questo era e resta lo spirito degli eroici Incursori della Decima Mas.

La Marina Militare, il 15 febbraio 1960, ha costituito il COMSUBIN (15), Reparto addestrato per operazioni speciali di subacquei ed incursori cui è stato dato il nome di Teseo Tesei. Ideatore quel ten.v. Gino Brindelli, Med. d’Oro al V.M., nel 1960 ammiraglio, uno degli otto del gruppo storico di Bocca di Serchio, con l’intento di tramandare lo spirito dell’attacco navale non necessariamente bellico.

dicembre 2016

Giuseppe Vollono

Nota personale:

Nel dicembre 2009 la stampa nazionale riportò una polemica sorta per dichiarazioni dell’allora Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in occasione di una visita alla Caserma Vannucci di Livorno, nel corso della quale, elogiando l’efficienza dei Reparti Speciali delle nostre Forze Armate, aveva ricordato: “La gloriosa Decima Mas, madre di tutte le specialità, orgoglio della nostra Marina e dell’intera Nazione”. Si scagliarono contro di lui alcuni politici della Sinistra accusandolo di rigurgito di nostalgia. In particolare si distinse, purtroppo, l’attuale Ministro della Difesa, On. Roberta Pinotti, che consigliò il Ministro “… di lasciare da parte le emozioni per un passato che l´Italia repubblicana ha combattuto e di concentrarsi sui messaggi da dare alle nostre Forze armate che rispondono alla Costituzione nata dalla lotta di Liberazione”. E, ancora: “l’Italia repubblicana deve … abiurare ciò che è stato il passato”.

Sono dichiarazioni, a mio parere, sconcertanti che offendono la memoria del coraggio e del senso del dovere di quegli ardimentosi, tutti autentici volontari per quelle missioni ad alto rischio, che obbedirono soltanto al loro dovere di soldati in guerra. L’evidente confusione fra la Decima Mas prima e dopo l’ armistizio non può giustificare le prese di posizione in quei termini anche perché di imprese eroiche la Decima al servizio dei Tedeschi certamente non ne realizzò. Ma v’è di più: l’On. Luciano Barca, esponente di spicco del partito comunista tra gli anni ‘60/’80, di cui l’On. Pinotti ha fatto attiva parte, durante la guerra, era Ufficiale nella Decima Mas e proprio in quella Sezione Subacquea che gli aveva consentito di stare a diretto contatto con quegli Incursori decorati al Valor Militare.

Quanto a me, per il profondo senso di rispetto ed ammirazione per quegli ardimentosi, lo scorso maggio, in occasione di un viaggio a Malta, ho gettato un fiore nello specchio di mare antistante Forte Sant’Elmo, laddove, in un’azione sfortunata quanto eroica, s’immolarono gli Incursori che intendevano violare la Base navale britannica. Ho voluto così onorare il sacrificio di tutti i Marinai che sacrificarono le loro vite ritenendo di farlo per la grandezza d’Italia.

 

Maradona: “Napoli nel mio cuore. La droga e la camorra, tutto sulla mia vita”

Le sue parole

FINE

00:40 – Sognare di entrare in campo? “Voglio continuare a giocare. Farlo nel calcio di oggi, mi renderebbe l’uomo più felice al mondo. Il tempo passa, mi diverto giocando con mio nipote, mio figlio e i miei amici”.

00:39 – Togliere un sassolino dalla scarpa? “Mi hanno sempre detto che non riconoscevo Diego Armando. La gente ha ragione, ho perso tanti anni ma adesso è con me”.

00:38 – “Ho ancora tre anni di contratto a Dubai, gioco a calcio e faccio l’amore con Rocio”

00:36 – Papa Bergoglio? “Siamo due argentini arrivati molto in alto. Io scenderò, lui deve continuare a restare in alto. Ho visitato l’altro parte, non trasmetteva niente. Bergoglio sta facendo cose nel Vaticano da fuoriclasse”.

00:34 – “Icardi è un traditore. Non puoi andare a casa, a cena e sposarti con la moglie dell’amico. Pelè? Non mi piace litigare con lui. Icardi è un traditore. Sarà un grandissimo calciatore ma quello che ha fatto a Maxi Lopez è brutto. Batistuta fa dieci Icardi”.

00:28 – Equitalia? “Mamma d’o Carmine! Quando venivo in Italia mi toglievano orologi, orecchini e anelli. Io non facevo i contratti. Il mio rappresentante e Ferlaino facevano i contratti. Ferlaino e Coppola possono camminare tranquillamente per strada e io devo avere problemi. Alemao e Careca hanno firmato lo stesso contratto, ma il fisco se la prende solo con me. Adesso ho risolto, stiamo parlando con Equitalia. Impossibile che io non possa lavorare in Italia, dopo che sul campo del Napoli ho lasciato l’anima. Oggi è quasi tutto cambiato, gli avvocati sono a lavoro”.

00:26 – Droga? “Avevo 24 anni quando a Barcellona presi per la prima volta la droga. E’ stato l’errore più grande della mia vita. Le miei figlie mi dicevano che dovevo vivere per loro”.

00:23 – Mala vita? “Il ricordo è delle notti che uscivo e mi incontravo con loro. Mi chiedevano le foto, le facevo. Poi veniva fuori sui giornali che erano camorristi. Non ho chiesto niente a loro ma loro mi hanno dato la sicurezza per i miei due figli. Quando ho parlato con Carmine, gli dissi che alla Gazzetta dello Sport qualcuno di loro aveva parlato. Mi dissero che dopo la coppa america dovevo tornare a Napoli altrimenti avrebbero fatto del male alle mie figlie. Ma Carmine mi tranquillizzò”.

00:19 – Padre bravo o assente? “Sono stato un padre assente perchè ho lavorato tutta la mia vita, anche da malato ho sempre lavorato. Oggi, però, i miei figli possono dire che sono un papà bravo. Nonno d’oro? Voglio prima avere il sesto figlio e poi penserò ad essere nonno. Mi piacciono i numeri pari”.

00:08 – Il problema più grande? “Quello della droga. La droga ammazza. Sono stato fortunato, oggi ne posso parlare. Se avessi continuato così, sarei morto. E’ da 13 anni che non mi drogo. Mi alzo al mattino e vedo mio figlio Diego, Diego Fernando: sono la mia gioia. Non mi hanno cambiato a 15 anni, non mi possono cambiare a 56 anni. Oggi sono tremendamente innamorato di Rocio, ma lei sa che così come amo lei, domani posso amare un’altra donna. Se lei la pensa come me? L’ammazzo. Stiamo bene insieme, ma non voglio un figlio con lei per l’età. Ho cinque figli che mi rendono felici. Prima litigavo con me stesso. Con Diego Jr, sempre ho voluto vederlo, ma sempre mi sono fermato. Quando l’ho conosciuto, mi sono innamorato subito. Adesso sta con me, lavora con me. Mi sta vicino. Quando faremo in Arabia e in Dubay l’Accademia Maradona, lavorerà con me”.

00:05 – Quante volte si è sposato? “Una sola volta con Claudia, poi ho avuto diversi figli. La mia prima moglie, una storia che ricordo sempre. Il mio primo amore. Ci sono giudici e giudizi, non vuole darmi le cose che ho vinto nel campo. Le mie figlie sono dalla parte della mamma. Oggi sono tremendamente innamorato di Rocio. Non ho figli, ha 26 anni: è ancora piccola. L’ho vista per strada, le ho fatto un occhiolino. Poi le ho offerto un gelato e lei mi ha detto di no. Poi attraverso un amico l’ho invitata a cena, poi qualche festa e alla fine è arrivato l’amore”.

00:02 – “Il sogno di tutti, i gol al mondiale. A letto, si pensa sempre di poter fare il gol più bello. Mi è capitato a 26 anni durante un Mondiale: ho aspettato 10 anni”.

00:01 – Argentina a 16 anni? “In Argenitna si arriva prima a giocare nelle prime squadre rispetto ad altri paesi. Il Mondiale per me è rapprensentare il mio paese. L’Argentina non stava bene, oggi neanche lo è: la gente fa i miracoli per mangiare e per questo mi allenavo di più per regalare una gioia a loro”.

23:58 – Banche per acquistarmi? “Se è così, è una cosa buona. Qualcuno ha anche detto che mi avevano pagato con la camorra. La camorra con i giocatori di calcio è diverso rispetto alla gente comune. Loro volevano che noi portassimo lo scudetto in città”.

23:56 – Napoli nel cuore? “Napoli continua ad essere nel mio cuore. Mi ha dato la possibilità di giocare a calcio a grandi livelli un’altra volta. Venivo da uno strepitoso Barcellona, ma in azzurro ho potuto giocare un campionato intero e lottare con le squadre del nord. Ho fatto delle cose che altri non potevano fare”.

23:53 – “E’ morta prima mia mamma: ero più legata a lei, le raccontavo tutto. Mio padre non aveva il tempo per essere mio amico. Mia madre è la mia prima tifosa. Speravo sempre che mio padre potesse prendere un pallone e giocare con me, ma non poteva, si alzava alle quattro del mattino per andare alla fabbrica e lavorare”.

23:51 – I genitori? “Mi mancano molto: ero il preferito di mia madre, quasi anche di mio padre che mi portava sempre ad allenarmi. Non ho avuto da lui giocattoli, ma amore. Non avevo ancora mio fratello, ma le mie sorelle si divertivano con me. Ero il quinto dei fratelli: eravamo in 10 per mangiare”.

23:49 – La mia casa? “Dormivamo tutti nella stessa stanza: non avevamo spazio per vivere liberi. Mangiavamo vicino al posto dove dormivamo. Mio padre ha fatto un miracolo nel farci mangiare tutti. Una cosa che voglio raccontare a tutti è che a 12 anni, una sera, a mia madre faceva male la pancia: voleva fare mangiare più a noi”

23:48 – “Non avevamo la televisione a casa, lavorava solo mio padre e noi eravamo in 7”.

23:46 – Caviglia? “Una palla che riconquisto a metà campo e Goikoetxea mi venne sulla caviglia. Il pallone è sempre stato per me il giocattolo più bello al mondo”.

23:45 – Quando sono diventato Maradona? “A 9 anni quando vinsi la coppa in Giappone”.

23:44 – Pibe de oro “Il nome nasce a Napoli per tutto quello che sono stato per la città. Arrivai dal Barcellona. Ricordo che litigavo con Nunez, presidente del Barcellona. Non c’erano squadre disposte a comprarmi. Il Napoli ha fatto il miracolo e mi ha portato in Italia”.

23:42 – “Ho due orologi che mi hanno regalato le mie due figlie e che sono in posti differenti, così le posso chiamare”.

23:41 – “Sto benissimo è un onore essere qui. Papa? Siamo due argentini dal passato particolare. Lui tifa San Lorenzo”.

23:39 – Comincia L’Intervista di Diego Armando Maradona con Maurizio Costanzo

Geremicca: dopo la sentenza della Consulta ”la strada verso il voto non è scontata”

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Federico Geremicca sostiene che, dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato l’Italicum,“la strada verso il voto non è scontata”. Carlo Bertini spiega cosa cambia ed intanto Renzi studia una strategia per il ritorno

Perché anche dopo la decisione della Corte le urne non sono scontate

Un coro. Apparentemente generale. Che sarà arrivato magari attutito nelle austere sale del Quirinale, ma non fino al punto da non esser comprensibile. Il coro dice «al voto, al voto». E preannuncia, dunque, altre giornate non facili per Sergio Mattarella.

È la reazione – largamente diffusa e largamente prevedibile – con la quale gran parte delle forze politiche ha accolto le decisioni della Corte Costituzionale sul cosiddetto Italicum. Da Grillo a Renzi, da Salvini alla Meloni, molti chiedono di stringere i tempi e tornare in fretta alle urne. Qualcuno lo vorrebbe davvero, sentendo il vento teso nelle vele; qualcun altro lo dice per far sapere, semplicemente, di non averne paura. Ma sottotraccia già si intravedono – al di là degli orientamenti del Quirinale, che vorrebbe una normale conclusione della legislatura – ostacoli oggettivi e volontà politiche capaci di rendere la strada verso le elezioni una difficile corsa a ostacoli.

Il perché è presto detto. Il giudizio della Corte Costituzionale, in realtà, consegna al Parlamento una legge solo teoricamente «di immediata applicazione». L’Italicum, infatti, non è stato «raso al suolo»: la Consulta ha sì cancellato il ballottaggio tra i due maggiori partiti (in caso nessuna forza politica raggiungesse il 40% al primo turno) ma ha dichiarato legittimo il premio di maggioranza.

Ciò rende la nuova legge del tutto disomogenea rispetto a quella del Senato (interamente proporzionale) imponendo al Parlamento la necessità di intervenire. Ed è appunto attorno a questa necessità che già si sente un sinistro tintinnar di sciabole.

A non volere elezioni entro la primavera sono Forza Italia, i gruppi centristi e mezzo Pd (la cosiddetta minoranza). Vorrebbero invece un voto in tempi brevi tutte le forze definite anti sistema (da Grillo a Salvini) e la parte di Pd fedele a Matteo Renzi: ma i fautori di un ritorno immediato alle urne sono divisi e in disaccordo tra loro circa la legge con la quale riandare al voto. La maggioranza del Pd intende infatti difendere quel che sopravvive dell’impianto maggioritario dell’Italicum e spinge per un ritorno al Mattarellum, mentre Grillo, Salvini e Meloni si dicono pronti a tornare alle urne anche con una legge del tutto proporzionale.

La partita, insomma, comincia ora: ed ha sbocchi imprevedibili. Si svolgerà in un clima tra i peggiori degli ultimi anni, nel quale le difficoltà e gli impegni che sono di fronte al Paese (dalla ricostruzione ai problemi economici, fino al G7 di fine maggio) sembrano contare poco o nulla rispetto alle fortune di questo o quel partito. Eppure, al di là dei tempi del voto, il bivio che è di fronte al Parlamento è di quelli storici: proseguire sulla via del maggioritario o tornare indietro (molto indietro…) rispolverando un sistema proporzionale?

La scelta da compiere non è semplice, ed è difficile fare previsioni. Una sola cosa può esser considerata certa: e cioè che non sarà facile per il Presidente della Repubblica portare a scadenza naturale una legislatura che già era boccheggiante e che ora, dopo la sentenza della Consulta, pare in piena e irreversibile agonia.

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Juve Stabia, il programma del fine settimana delle Vespette: segue le due dirette radio

Juve Stabia, il programma del fine settimana delle Vespette: segue le due dirette radio

Di seguito il programma gare del prossimo fine settimana del settore giovanile della Juve Stabia:

Berretti: Juve Stabia – Akragas sabato 28 ore 11 stadio Menti (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 10:45)

Under 17: Teramo – Juve Stabia rinviata

Under 15: Teramo – Juve Stabia rinviata

Under 16: Juve Stabia – Arci Scampia sabato 28 ore 14.30 stadio Menti (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 14:15)

2003: Promotion soccer – Juve Stabia Domenica 29 ore 10.30 o 11.30 campo la paratina

2004: Juve Stabia – Agrese Sabato 28 ore 16 stadio Menti

a cura di Ciro Novellino

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Sportitalia – Il Napoli ha deciso: non vuole privarsi di Giaccherini

Emanuele Giaccherini ha legittimamente voglia di giocare di più. Il Napoli lo vede soltanto come esterno e la concorrenza è enorme. Il suo agente Valcareggi lo vorrebbe liberare entro la fine del mercato di gennaio, ma la posizione del club azzurro è rigida. Al momento, un muro insormontabile, non esiste la minima intenzione di liberarlo. Vedremo nei prossimi giorni, ma oggi è così. Giaccherini è stato accostato al Milan, tuttavia oggi non ci sono margini e il discorso vale per Fiorentina e Toro. Il Milan ha in Ocampos il principale obiettivo per il dopo-Niang. Lo riferisce Alfredo Pedullà, esperto di calciomercato e giornalista di Sportitalia, tramite il proprio sito ufficiale.

 

Da alfredopedulla.com

Il Milan può trattare Insigne dopo il closing, Keita eventuale sostituto per il Napoli

Il Napoli resta vigile sulla situazione legata a Keita Baldé, in uscita dalla Lazio non avendo raggiunto l’ accordo per il rinnovo. Sull’ attaccante, però, è forte l’ interesse della Juventus. La situazione potrebbe evolversi nella prossima sessione di mercato. Il Milan sarebbe pronto,dopo il closing, a trattare con il Napoli l’ acquisto di Lorenzo Insigne. In tal caso l’attaccante senegalese sarebbe la prima alternativa. Lo ha riferito Ciro Venerato, esperto di calciomercato, nel corso del Tg di Rai Sport.

Pavoletti, l’ agente: “Contro la Fiorentina prima partita con i nuovi compagni, non ne farei un caso”

Carlo Pallavicino, agente di Leonardo Pavoletti, è intervenuo ai micfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:
“Contro la Fiorentina è stata la prima partita dopo tanto tempo e con i nuovi compagni .Non ha dato il meglio ma non ne farei un caso. Lui è un attaccante con un forte senso della posizione, può approffitare del gioco prodotto in attacco dal Napoli.
Gli azzurri riescono a mantenere una qualità di gioco superiore alla Roma. In più adessoriesce a vincere anche soffrendo, un passo avanti notevole”.

Gabbiadini, l’ intermediario: “Accordo con il Southampton? Non mi risulta. ADL non abbassa le pretese”

Vicenzo Morabito, intermediario di mercato, ha parlato della trattativa Gabbiadini-Southampton ai microfoni di Radio Crc nelcorso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

 
“A me non risulta che sia tutto fatto con il club inglese. Siamo di fronte a due correnti: una che lavora per il calciatore e che spinge per portare a casa un risultato. Dall’altra parte c’è il club con la sua posizione. Personalmente mi è stato detto che il presidente non scende al di sotto dei 25 milioni. Per Giuntoli non è facile lavorare perché difficilmente De Laurentiis è disposto a cambiare idea.
Se poi calerà il prezzo non lo so. Io non lo farei perchè a 16 milioni si può vendere anche in estate. Al Southampton piace ma le cifre sono molte elevate considerando anche che il record d’acquisto è stato pari a 14 milioni questa stagione.
Articolo 17? Parlarne ancora è da stupidi. Non viene mai utilizzato se non in paesi come il Kazakistan, non è da professionisti. Se dovesse andare in porto, l’ operazione dovrebbe concludersi nei prossimi giorni ma tutto dipende da De Laurentiis”.

Juve Stabia, tanti auguri al direttore Alberico Turi!

Juve Stabia, tanti auguri al direttore Alberico Turi!

Giornata di festa per il settore giovanile della Juve Stabia. Oggi è l’onomastico del direttore Alberico Turi. Il presidente Andrea De Lucia, il responsabile Saby Mainolfi, tutti gli staff e i ragazzi delle varie categoria a tinte gialloblù fanno i più sinceri auguri a chi è l’anima di questo settore.

Messina-Juve Stabia arbitra Lorenzo Maggioni di Lecco

Prima volta in assoluto per il fischietto lecchese con la Juve Stabia

Per la quarta giornata di ritorno del campionato di Lega Pro girone C che si disputerà sabato 28 gennaio alle ore 14 e 30 allo stadio “Franco Scoglio” di Messina è stato designato Lorenzo MAGGIONI della sezione di Lecco a dirigere la gara tra Messina e Juve Stabia.

MAGGIONI di Lecco

Maggioni, classe ottantaquattro è nato a Montevarchi in provincia di Arezzo, è al suo terzo campionato in Lega Pro, in passato non ha mai diretto gare della Juve Stabia, nemmeno in campionati di settore giovanile.

L’assistente numero uno sarà: Michele LOMBARDI della sezione di Brescia;

l’assistente numero due Gamal MOKHTAR della sezione di Lecco.

Giovanni MATRONE

Turi al Pungiglione: “Sentiremo parlare molto presto di Dan Berci. Il nostro è lo stile Juve Stabia!”

L’intervento del direttore Alberico Turi al Pungiglione Stabiese

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, programma radiofonico a cura della nostra redazione di ViviRadioWeb abbiamo avuto come nostro ospite telefonico il direttore del settore giovanile Alberico Turi: “Comincerei dai giovanissimi regionali. Il risultato è bugiardo, i ragazzi per 50 minuti hanno tenuto testa e hanno fatto la partita, mancando 6-7 occasioni da gol. Dopo c’è stato un rigore dubbio e i ragazzi hanno subito tre gol. L’ultimo veniva da una nostra occasione con la palla che ha superato la linea e con il capovolgimento di fronte è arrivato il loro gol. I ragazzi devono crescere, inutile fare polemiche. Sono cose queste che danno alibi, è giusto credere nella buona fede del giovane arbitro venuto al Menti. Se crediamo alla malafede, è inutile stare su un terreno di gioco”.

Procediamo per ordine, la Berretti batte la Paganese in trasferta

“I ragazzi avevano avuto un incidente di percorso a Vibo. Il calcio insegna che si può scivolare sulla buccia di banana, ma bisogna essere bravi a riprendersi. C’era stato un lasso di tempo lungo tra l’ultima gara e la ripresa del torneo. Positivo il risultato contro una squadra importante, a maggior ragione perchè rimaneggiati viste le assenze di Strianese, Elefante e Procida. Non puoi regalare agli avversari le assenze di calciatori di spessore. La nota lieta è Dan Berci: la prima partita del ragazzo rumeno, un calciatore molto importante, ne sentiremo parlare presto”.

Dan Berci, il man of the match

“Pronto per altre situazioni? Lo dirà soltanto il campo. Un ragazzo dalle grandi prospettive che nel settore giovanile ha un passo diverso, un approccio gara differente. Questa era la prima gara ufficiale per lui, con l’andare delle partite si metterà in mostra agli occhi degli addetti ai lavori”.

Under 17, vittoria per 1-0 contro il Racing Club Roma: si è svegliata questa squadra

“Lo dicevo in passato, lo ripeto adesso: è una squadra importante che deve riprendere consapevolezza dei propri mezzi. Lo sta facendo e sta trovando continuità di risultati e di gioco. Mi dispiace solo che ci sia una nuova interruzione: le condizioni che si stanno verificando in terra marchigiana hanno fatto si che le gare di Under 17 e Under 15 fossero rinviate a data da destinarsi. Anche questo bisogna accettare, bisogna andare avanti verso il percorso di crescita”.

Under 15, anche per loro una vittoria per 1-0 contro il Racing Club Roma

“Contavo con Saby Mainolfi 17-18 occasioni da gol non concretizzate. Ottima prestazione dei ragazzi”.

Costanzo in Nazionale: orgoglio gialloblè

“Un bel vedere che da tempo riusciamo ad avere davanti ai nostri occhi. Già diversi ragazzi hanno vestito la casacca della Nazionale. Inorgoglisce tutto il settore. Fa piacere che ci sia Costanzo, così come ha fatto piacere vedere Fibiano, Casella, Ceparano, Esposito, Guarracino. Motivo di grossa soddisfazione”.

Allievi regionali, mister Macone vince 4-0 contro la Promotion

“Questa squadra gioca sotto età e si è confrontata con la Promotion di Tascone. Motivo di soddisfazione: siamo grati al lavoro di mister Macone”.

Attività di base, vittoria contro il San Vincenzo Scafati: lavoro e attaccamento alla maglia

“Voi di Vivicentro seguite molto da vicino, non basta ringraziarvi per il lavoro che svolgete sui campi: è bello far sentire importanti questi giovani calciatori. Le riprese televisive, una piccola intervista, andare sul vostro portale e sentir parlare di loro. L’intero settore ne trae beneficio. Non finiremo mai di ringraziarvi per l’opera che prestate, va evidenziato, opera che prestate gratuitamente. Non siamo noi del settore ad avere un sito, voi non accetatte neanche rimborsi spese da noi. Questo dimostra quanto lavorate con passione per questi ragazzi. Va fatto un grosso elogio a Mario Vollono, Ciro Novellino, al fotografo Antonio Gargiulo, al papà di Ciro, Gennaro Novellino. Siete tutte persone splendite che dedicano gran parte delle loro ore, anche di domenica, allo stare vicino a questi ragazzi con un lavoro molto certosino e gratuito. Ci sono ragazzi che fanno km su km, magari poi vedi che altri addetti ai lavori portano ragazzini su in alta Italia e le cose non vanno bene, prendendosi anche il lusso di apostrofare il nostro operato. A noi interessa sapere che intorno a noi ci sono persone perbene che apprezzano il nostro lavoro. Sabato Ciro Novellino, con il fotografo a bordocampo, era presente a Volla e si è anche dovuto prendere qualche parolina dai tifosi presenti o dagli stessi addetti ai lavori. Non sono stati ospitati come meritano persone che sono lì per dare immagine non solo alla Juve Stabia, ma alla Paganese stessa: una visibilità gratuita. Non c’è stata un’ospitalità buona da parte loro. Sono rimasto allibito nel dover assistere alle gare del settore contro la Racing Roma con ben 4 volanti della Polizia presenti. A Roma siamo stati trattati male, magari pensavano che noi eravamo come loro. O forse ci sono stati altri eventi in settimana che non conoscevamo. C’era preoccupazione in loro, ma crediamo nei valori del settore giovanile e nella crescita di questi ragazzi. Abbiamo visto l’allenatore squalificato che in tribuna faceva il pazzo andando avanti e indietro per tutto il campo e nessuno gli ha detto nulla. Questa è una crescita esponenziale anche per i genitori. Tutti mentalizzati nel comportarsi con stile, lo stile Juve Stabia”.

In bocca al lupo per il prosieguo del lavoro

“Questa è la mia passione e lo faccio con spirito di sacrificio. Non ho mai preso un euro per questa attività che svolgo. Ho sempre pensato a far investire le somme per la crescita di questi ragazzi. Per me non è lavoro”.

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Patrizia Esposito

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Il Napoli sbarca in Cina, Reina ed Hamsik pronti ad avviare profili orientali

Il Napoli sbarca in Cina, Reina ed Hamsik pronti ad avviare profili orientali

Il Napoli ormai vuole sfondare il mercato cinese. De Laurentiis lo ha ammesso e ribadito anche nel comunicato emesso ieri. La società vuole arrivare in quei mercati che possono rappresentare nuove risorse e ampliare l’immagine del proprio brand in Oriente. Ci sarà anche l’esordio per Reina ed Hamsik, due bandiere, per quanto riguarda i nuovi social cinesi. Entrambi infatti avranno una sezione dedicata sui loro profili per poter interagire con i tifosi dell’est. Lo riporta Il Corriere dello Sport.

Sotto la Lente – Juve Stabia, alla scoperta di Francesco Lisi

Sotto la Lente: alla scoperta di Francesco Lisi

Il protagonista del nostro consueto approfondimento è Francesco Lisi, forse il più in forma tra i calciatori della Juve Stabia. Il forte esterno offensivo è nato a Roma nel 1989 e prima di vestire la maglia delle Vespe ha vissuto esperienze importanti al Piacenza, al Como ed al Rimini. Lisi è arrivato alla Juve Stabia giusto un anno fa, nel gennaio del 2016, su espressa richiesta dell’allora tecnico gialloblù Zavettieri. Proprio l’arrivo di Lisi e di Diop ha dato alla squadra lo sprint necessario per agguantare la salvezza.

Nei suoi 12 mesi alla Juve Stabia Francesco ha scoperto di avere un senso del gol da grande attaccante; sono infatti già 10 le reti segnate dall’esterno con la maglia gialloblù, 4 lo scorso campionato e 6 in quello in corso. Lisi ci conferma che punto di forza della squadra è il gruppo: i ragazzi di Fontana sono davvero uniti, sia in campo che fuori, e questa armonia incide non poco sui grandi risultati della squadra.

Tra i compagni con cui ha legato di più c’è il suo concittadino Paolo Capodaglio (con lui in foto), che fa tappa fissa a casa Lisi dopo ogni allenamento. Proprio con il Capitano, Lisi festeggia spesso i gol mimando la messa in moto di una Vespa. L’esterno ci spiega che questa simpatica esultanza è nata perche Capodaglio dice spesso di essere “un motorino”, che Lisi quindi non esita a mettere in moto per festeggiare i suoi gol. Tra i gol a cui Francesco è più legato ci sono la rete del pareggio in extremis a Fondi, e quella del 4 – 0 sul Catania al Menti.

Tra le caratteristiche che più spiccano di Francesco c’è senza dubbio la duttilità: il calciatore è stato infatti schierato da Fontana praticamente in qualsiasi posizione, fornendo sempre prestazioni all’altezza. Parlando di sé, il protagonista di oggi indica quale suo punto di forza la velocità, mentre, nonostante i tanti gol realizzati, sente di dover migliorare in freddezza sotto porta.

Francesco non è un tipo scaramantico ma prima di entrare in campo bacia i tatuaggi sui polsi dedicati alla figlia, la piccola Camilla. Anche la scelta del numero 23 non è stata certo casuale: Francesco ci spiega che è il numero suo e della sua compagna e che in estate, non appena è stato comunicato che in questa stagione sarebbe entrata in vigore la numerazione fissa, non ha esitato un attimo a sceglierlo.

Raffaele Izzo

Si ringraziano Francesco Lisi e l’Ufficio Stampa della Juve Stabia per la dispoibilità

Col Palermo torna Milik tra i convocati

Col Palermo torna Milik tra i convocati

Come riporta La Repubblica, al gruppo azzurro col Palermo si riaggregherà il terzino sinistro algerino Faouzi Ghoulam, eliminato in Coppa d’Africa già nella fase a gironi. Ma l’attesa è da focalizzare soprattutto sull’attaccante polacco Arkadiusz Milik, vicino alla prima convocazione dopo l’infortunio.

Gabbiadini, offerta di 20 milioni totali dal Southampton

Gabbiadini, offerta di 20 milioni totali dal Southampton

Secondo Il Corriere della Sera, il Southampton avrebbe formulato una nuova proposta al Napoli per Manolo Gabbiadini da 16 milioni più 4 di bonus, per un totale di 20: Schiacciato dall’arrivo di Pavoletti e dall’esplosione di Mertens, è pronto al trasloco Manolo Gabbiadini. Il Southampton ha formulato una ulteriore proposta da 16 milioni come base fissa e 4 di bonus. L’attaccante è lusingato ed è pronto ad accettare. Cosa dirà Aurelio De Laurentiis?

 

Caos Giaccherini, è rottura con il Napoli

Caos Giaccherini, è rottura con il Napoli

L’ultima scintilla del mercato del Napoli l’ha accesa nella mattinata di ieri l’agente dell’attacccante Emanuele Giaccherini, che ai microfoni della Rai ha dichiarato che ha capito “che Emanuele non giocherà mai. Insieme al mio socio troveremo una soluzione, cioè andare via, parlerò anche con Giuntoli. Giaccherini non può più giocare nel Napoli”. Sul calciatore Valcareggi ha ammesso l’interessamento di Roma e Fiorentina, ma non è da escludere anche il Milan, come riportaTuttosport: “Toni pacati, ma una rottura in piena regola. Di certo non sarà semplice per Valcareggi trovare una soluzione per un giocatore di qualità, ma appesantito da un ingaggio netto di 2 milioni di euro”.

 

Italicum bocciato: Renzi studia una strategia per il ritorno

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La Corte Costituzionale ha bocciato l’Italicum, Lega Nord e Cinque Stelle chiedono di andare subito alle elezioni e anche Renzi studia una strategia per il ritorno: nei suoi piani c’è un listone con Pisapia e Alfano. Ma come sostiene Federico Geremicca “la strada verso il voto non è scontata”.

Renzi e il piano per il voto: “Niente ostacoli alle urne, ma Gentiloni va coinvolto”

Il segretario Pd pensa a un listone con Pisapia e Alfano

ROMA – È euforico, di nuovo su di giri. Come nei giorni in cui era il padrone della politica italiana. Certo, una volta Matteo Renzi sarebbe apparso in tv a raccontare a tutti la sua versione dei fatti, ma per ora la «cura» del silenzio continua. Il segretario del Pd ovviamente ha parlato a lungo con i suoi amici e nel pomeriggio, una volta letto il comunicato della Corte Costituzionale, Renzi ha esclamato: «Ragazzi, ma questo è un trionfo!». Nella sua lettura, la Consulta non ha toccato il cuore dell’Italicum e ha «soltanto» cancellato il ballottaggio: «Ma quale Legalicum!», commentava ieri sera un Renzi talmente affezionato al suo «Italicum», che l’ex premier ora accarezza la tentazione di utilizzarlo per andare ad elezioni anticipate. Quando? «Calma e gesso», confidava ieri sera l’ex premier, perché non si può cavalcare la questione elettorale con le tragedie ancora in corso. Dunque, escluso il voto subito, in primavera, ma da ieri al Nazareno l’11 giugno è considerato più vicino. Quella che Renzi ha messo in cantiere è una «escalation soft».

LEGGI ANCHE: La Corte Costituzionale boccia l’Italicum: Carlo Bertini spiega cosa cambia

aIl suo disegno, tracciato a caldo dopo la sentenza della Consulta, si dipana in tre mosse. Primo: mettere la sordina alla corsa al voto. «Non facciamoci prendere dalla fretta», dice Renzi, perché a suo avviso sarebbe un errore madornale dare l’impressione al Paese di guardare a questioni di bottega, mentre è ancora forte l’emozione collettiva per i morti d’Abruzzo. E infatti, ieri pomeriggio, un renziano doc come Francesco Bonifazi è stato costretto proprio da Renzi a cancellare in un baleno un tweet considerato troppo «oltranzista». Poco dopo la diffusione del comunicato della Consulta. Bonifazi aveva scritto: «E adesso non ci sono più alibi. Votiamo e vediamo chi ha i numeri nel Paese». Fuori mood: bocciato.

La seconda mossa del piano Renzi prevede l’approdo in Parlamento, nel giro di qualche settimana, dei progetti di riforma elettorale, col Pd che spingerà per il ripristino del Mattarellum, la legge maggioritaria con i collegi. In quel frangente il Pd prenderà atto quel che è noto da settimane: una maggioranza per far passare una riedizione del Mattarellum non esiste. E a quel punto scatterebbe il terzo tempo del piano: il Pd proverà ad armonizzare il Consultellum-1 (la legge per il Senato, ricavata da una vecchia sentenza della Consulta) e il Consultellum-2, la legge elettorale per la Camera ricavata dalla pronuncia di ieri della Corte Costituzionale. Se anche questo tentativo fallisse per le divisioni tra i partiti, a quel punto si aprirebbero le porte ad una scenario del quale Renzi ragionava ad alta voce: «L’attuale normativa per il Senato, che prevede una soglia all’8% per le coalizioni, ha un forte effetto maggioritario». E dunque, ma questo Renzi non lo dice neppure in «casa», non resterebbe che votare con i due «Consutelli». E aggiunge: «Una soluzione che piace a Forza Italia…».

A quel punto bisognerebbe preparare le truppe «ritagliate» su due leggi di impianto proporzionale. Ragionava ieri Renzi: «Poiché si va verso una legge con quell’impianto lì e poiché alla Camera bisognerà presentare una lista coalizionale», già nelle prossime ore si intensificheranno i contatti con la «lista Pisapia» e con i centristi raccolti attorno ad Angelino Alfano. Con loro Renzi si misurerà anche in Primarie di coalizione? Questione ancora non decisa, ma intanto nelle segrete stanze già si discetta su quanti capolista bloccati (salvati dalla Consulta) si possano assegnare alle tre forze nel futuro «Listone». Mentre Lorenzo Guerini sta già preparando le liste del Pd ieri sera circolava la prima stima della lista coalizionale il 75% dei bloccati al Pd e il restante 25% diviso tra le due ali.

Certo, per uno show down, restano molti problemi che Renzi conosce bene: l’ostilità dentro al Pd di una area – più larga della minoranza – alle elezioni anticipate. Ma anche la difficoltà a «sfiduciare» un governo guidato da un esponente del Pd, Paolo Gentiloni che ha approvato provvedimenti importanti, che sta operando senza intoppi e che sta dimostrando la massima lealtà verso Renzi. L’ex premier, pur restando diffidente per natura verso tutto e tutti, ieri sera confidava che in vista di uno scioglimento anticipato delle Camere serve un’operazione corale, «dal presidente del Consiglio fino a tutti gli esponenti della maggioranza del partito».

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lastampa/Renzi e il piano per il voto: “Niente ostacoli alle urne, ma Gentiloni va coinvolto” FABIO MARTINI

La Corte Costituzionale boccia l’Italicum: Carlo Bertini spiega cosa cambia

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La Corte Costituzionale boccia l’Italicum, cancella il ballottaggio ma salva il premio di maggioranza con il 40%. Per i giudici la nuova legge “è subito applicabile” e questo apre alla possibilità di tornare a votare in tempi brevi. Carlo Bertini spiega cosa cambia dopo la sentenza e quali sono gli scenari possibili. Lega Nord e Cinque Stelle chiedono di andare subito alle elezioni e anche Renzi studia una strategia per il ritorno: nei suoi piani c’è un listone con Pisapia e Alfano. Ma come sostiene Federico Geremicca “la strada verso il voto non è scontata”.

La Consulta boccia il ballottaggio dell’Italicum, e adesso che succede?

Cosa ha fatto la Consulta con questa sentenza?  

Ha dichiarato incostituzionale il meccanismo del ballottaggio previsto dalla legge elettorale. Con l’Italicum, se nessun partito avesse raggiunto il 40% dei voti si sarebbe andati al ballottaggio tra le due liste di testa, quindici giorni dopo, e si sarebbe determinato così il vincitore delle elezioni. Ora è rimasto in piedi il premio di maggioranza con l’assegnazione di 340 seggi (pari al 54% degli eletti) solo per il partito che dovesse superare il 40% dei voti.

Che legge resta in piedi?  

Una legge di impianto proporzionale ma con un premio di maggioranza. Restano i 100 capilista bloccati e resta la possibilità di pluri-candidature (fino a un massimo di 10), ma non sarà più il capolista eletto a scegliere il collegio, bensì si procederà al sorteggio.

La sera del voto si conoscerà il vincitore?  

Senza il ballottaggio non c’è questa certezza. Ora si avrebbe un modello proporzionale, ma corretto alla Camera con cento collegi e una soglia di sbarramento del 3%, mentre al Senato un sistema proporzionale senza premio di maggioranza, il cosiddetto Consultellum, con una soglia di sbarramento dell’8% per i partiti che non si coalizzano. Due leggi elettorali che difficilmente consentirebbero di avere un unico vincitore certo la sera delle elezioni. Al Senato il Consultellum favorisce le coalizioni, mentre alla Camera l’Italicum rivisto e corretto premia il singolo partito, purché arrivi al 40%.

Ed è possibile ora che una coalizione o un partito ottenga la maggioranza?

L’ipotesi di un partito che superi il 40% dei voti è obiettivamente molto difficile da realizzarsi nello scenario politico italiano a base tripolare. Quindi quella che esce dalla Consulta resta una legge proporzionale, anche se spinge ad aggregare sotto la stessa lista diverse formazioni affini per provare a raggiungere il 40%. Per fare un esempio: è possibile che al Senato gli elettori trovino sulla scheda i simboli di Ncd, Pd e Pisapia collegati tra loro in coalizione. E che alla Camera questi tre partiti siano rappresentati sotto un solo simbolo: in entrambi i casi resterebbe l’alleanza tra più forze.

Esiste il rischio di due maggioranze diverse alla Camera e al Senato?

Sì, come sottolineano i sostenitori del bisogno di uniformare i due sistemi usciti dalle sentenze della Consulta. I tecnici del Pd di fede renziana notano invece che con due corpi elettorali diversi il rischio c’è con qualunque sistema elettorale, come dimostrano i casi avvenuti col Mattarellum e col Porcellum, perché alla Camera votano pure i diciottenni mentre per il Senato invece si può votare dai 25 anni in su.

Ora il Parlamento dovrà uniformare i due sistemi ?  

Per Pd, Lega e 5stelle, questa è una opportunità, ma non una necessità, perché le due leggi già così sarebbero omogenee, anche se non uguali. Viceversa, Forza Italia, Ncd e Sinistra italiana chiedono interventi per renderle omogenee. Quella di rendere le due leggi elettorali «omogenee e non inconciliabili» tra di loro ed immediatamente applicabili era l’esigenza espressa da Sergio Mattarella anche nel messaggio di fine anno. Ora tutti attendono le motivazioni della sentenza: in quella sede i giudici potrebbero esprimere loro stessi un giudizio sulla omogeneità tra le due leggi, come oggi hanno indicato che la legge elettorale uscita di fatto dalla sentenza è immediatamente applicabile.

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lastampa/La Consulta boccia il ballottaggio dell’Italicum, e adesso che succede? CARLO BERTINI

UFFICIALE: Stefano Del Sante è un nuovo calciatore dell’Ancona

Ne avevamo dato notizia nella mattinata di ieri (CLICCA QUI), ora è ufficiale: Stefano Del Sante non è più un calciatore della Juve Stabia. Dopo precisamente un anno le strade del bomber umbro e quella delle Vespe si dividono.

Arrivato nel mercato di Gennaio dello scorso anno per salvare un campionato disastroso, sembrava che questo fosse stato l’anno della consacrazione in gialloblè. Dopo un avvio di stagione strepitoso, complice un infortunio e l’esplosione di Ripa, Stefano ha perso pian piano la possibilità di rivedere con continuità il campo di gioco durante un match.

L’acquisto di Cutolo e Paponi hanno ridotto ancora di più lo spazio a disposizione per lui, per cui la Juve Stabia d’accordo con il procuratore ha deciso di interrompere il rapporto cedendolo all’Ancona alla ricerca di un bomber e pronto ad accoglierlo a braccia aperte.

Questo è il comunicato ufficiale della società stabiese:

S.S. Juve Stabia rende noto che è stato raggiunto l’accordo con l’U.S. Ancona per la cessione dei diritti a ricevere le prestazioni sportive dell’attaccante Stefano Del Sante, classe ’87.

A Stefano Del Sante vanno i ringraziamenti per l’apporto dato indossando la nostra maglia e l’augurio di un futuro sempre più ricco di soddisfazioni personali e professionali.

Consulta: illegittimi ballottaggio e pluricandidature

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La Consulta si è espressa sulla legittimità dell’Italicum, la legge elettorale approvata nel 2015 dal governo guidato da Matteo Renzi

Relatore della causa è stato il giudice Nicolò Zanon, docente di diritto costituzionale alla Statale di Milano, in passato assistente di Valerio Onida ed ex laico di centrodestra al Csm nominato alla Corte da Giorgio Napolitano nel novembre 2014. Dall’altra parte, i promotori dei ricorsi contro l’Italicum – gli avvocati Felice Besostri, Vincenzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, tra gli altri – e l’Avvocatura generale dello Stato, costituita in giudizio per conto della Presidenza del Consiglio.

I giudici si sono pronunciati sui dubbi di costituzionalità sollevati da 5 tribunali (Trieste, Messina, Genova, Perugia e Torino) sui punti chiave della legge relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono, nonché quella relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in piu’ collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione.

“A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità – si legge nella nota diramata dalla Consulta – sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’articolo 85 del dpr 361 del 1957”.

“All’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione”, spiega la Corte costituzionale nella nota diffusa sulla sentenza sull’Italicum.