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Cesari sicuro: “E’ solare il fallo di Pjanic su Albiol”

Le sue parole

Graziano Cesari è il decano dei moviolisti di Mediaset, commenta la gara più importante al Corriere dello Sport: «Per me è rigore netto, non ci sono dubbi. Pjanic tocca Albiol sulle gambe, anzi, sulla gamba sinistra, proprio mentre il giocatore azzurro sta saltando. Questo ovviamente espone chi compie l’intervento ad un rischio, mentre chi lo subisce, proprio perché non è in equilibrio, è più vulnerabile. Pjanic si è preso un rischio, avrebbe dovuto usare maggiore attenzione per limitare i danni, il suo è un intervento scomposto. Ripeto, secondo me è rigore e anche solare». 

Gazzetta ironica su Rog: “Avrà imparato a mangiare italiano”

Gazzetta ironica su Rog: “Avrà imparato a mangiare italiano”

Come riporta la Gazzetta dello Sport, è stato proprio il centrocampista della nazionale croata, Marko Rog, ad entusiasmare, in una notte di grandi polemiche, per le sue qualità. Forse il ragazzo avrà imparato ad apprezzare la cucina e la lingua italiana, oltre ad aver appreso perbene gli schemi voluti dall’allenatore: sono stati questi i motivi che hanno indotto il tecnico a rimandarne l’impiego, come da lui stesso spiegato più volte. Attenuanti che non hanno mai convinto, tanto da scatenare Aurelio e Laurentiis dopo la sconfitta di Madrid.

Rocchi: “Per fortuna non sono io l’arbitro…”, la premonizione dell’arbitro

Le sue parole

Gianluca Rocchi, il quarto uomo di Juventus-Napoli, era a bordo del Frecciarossa che da Firenze lo ha portato a Torino, quando un tifoso del Napoli Francesco Caputo, funzionario aziendale, di Pozzuoli, si e’ avvicinato per salutarlo e scattare una foto. Queste le dichiarazioni riportate dall’edizione odierna de Il Mattino: “Per fortuna stasera non sono io l’arbitro…” ha detto. Caputo si avvicina nuovamente: “Mi sono avvicinato dopo la foto fatta con lui e gli ho detto: “sa, ne le ho mandate a due amici, uno juventino e l’altro napoletano… lo immagina cosa mi hanno detto?”. E lui si e’ messo a ridere”.

Il dirigente racconta anche la sua risposta. “Lo so che a Napoli ce l’hanno con me, ma si puo’ sbagliare. Ma non c’e’ mai dolo, non c’e’ mai la volonta’ di voler danneggiare qualcuno. Quando succede, i primi a star male siamo proprio noi. Un arbitro da’ sempre il massimo, sempre. Solo che qualche volta sbaglia lo stesso”.

Ma gli errori favoriscono sempre le big come la Juventus: “Non e’ vero. Succede questo perche’ le grandi sono quelle che giocano a mille all’ora e quindi puo’ succedere di non intepretare al meglio certe situazioni. Ma sempre senza dolo. Sempre in buonafede. E nessuno deve mai mettere in dubbio questo aspetto”.

Rai Sport, il direttore: “Reazione Napoli esagerata! Al San Paolo ci sarà Cerqueti!”

Le sue parole

Juventus-Napoli atto secondo. Sull’argomento polemiche Rai, la Gazzetta dello Sport ha sentito il direttore di Rai Sport Gabriele Romagnoli.

Come giudica la reazione del Napoli?

«Assolutamente esagerata. Una reazione a sangue caldo. Spero che a sangue freddo ci si renda conto che non c’era squilibrio nella telecronaca. Le partite le decidono i giocatori, gli allenatori e, qualche volta, gli arbitri. Mai i telecronisti».

E’ la prima volta, da quando lei è direttore (marzo 2016), che un club entra così a gamba tesa?

«Sì, anche perché la Rai fa poche telecronache in diretta, a parte le partite della Nazionale. Non la considero un’ingerenza, ma una reazione impropria. E’ come quando un tennista piazza un colpo, l’arbitro lo giudica fuori e, giusta o sbagliata che sia la decisione, il tennista si arrabbia e spacca la racchetta. Mi chiedo: che cosa c’entra la racchetta?».

Il ritorno al San Paolo, dopo questo velenoso 3-1 dell’andata, sarà surriscaldato.

«Per fortuna c’è tempo, la partita sarà fra un mese. Mi auguro che si capisca che ognuno fa il proprio mestiere. La Rai svolge il proprio compito in maniera serena ed equilibrata. Non vorrei che, a causa di questi episodi, si creasse un clima di tensione, magari con rischi per l’ordine pubblico. Le cose vanno messe nella giusta misura. Ripeto: Cerqueti ha fatto bene il suo lavoro e altrettanto farà nella gara di ritorno».

Foggia-Juve Stabia arbitra Francesco Fourneau di Roma 1

Due i precedenti in lega Pro di Fourneau con le vespe, entrambi al Menti contro il Cosenza

Per la nona giornata di ritorno del campionato di Lega Pro girone C che si disputerà domenica 5 marzo alle ore 18 e 30 allo stadio “Pino Zaccheria” di Foggia è stato designato Francesco FOURNEAU della sezione di Roma 1 a dirigere la gara tra Foggia e Juve Stabia.

Francesco FOURNEAU
Francesco FOURNEAU di Roma 1

Fourneau, nato a Roma l’11 luglio 1984, è al suo quarto campionato in Lega Pro, tre i precedenti con i gialloblù, uno con la formazione allievi nazionali e due nel campionato di lega pro, queste le gare:

2015 / 2016 – Campionato Nazionale Allievi girone ‘ C ‘

– 8 dicembre 2013 – 13° giornata d’andata: LAZIO – JUVE STABIA 2 – 1 al vantaggio delle vespette di Giuseppe VISCUSI, seguì prima il pari degli aquilotti con Pasquoloni e poi il sorpasso su calcio di rigore di Capuano.

2015 / 2016 – Campionato Nazionale Lega Pro girone ‘ C ‘

– 17 ottobre 2015 – 7° giornata d’andata: JUVE STABIA COSENZA 1 – 1 nel primo tempo vantaggio silano di Criaco e pari dopo cinque minuti per i gialloblù con Sergio CONTESSA.

2015 / 2016 – Campionato Nazionale Lega Pro girone ‘ C ‘

– 30 ottobre 2016 – 11° giornata d’andata: JUVE STABIA COSENZA 2 – 0 vespe in rete con un gol per tempo con Francesco RIPA e Salvatore SANDOMENICO.

L’assistente numero uno sarà: Matteo BENEDETTINO della sezione di Bologna;

l’assistente numero due Andrea FUSCO della sezione di Torino.

Giovanni MATRONE

Valeri “No, non ho nulla di cui scusarmi. Non ho sbagliato niente”

Il suo pensiero

“No, non ho nulla di cui scusarmi. Non ho sbagliato niente”, sono le parole di Paolo Valeri riportate da Il Mattino. L’arbitro è  andato dritto per la sua strada anche del dopo-partita quando mezzo Napoli era lì a urlare il proprio sdegno e a pretendere lo straccio di una spiegazione. E ora si attende di leggere il suo referto arbitrale, perché oltre al danno si teme la beffa: è atteso il verdetto del giudice sportivo. Magari qualche parola di troppo può essere saltata nel ventre dello Juventus Stadium e non è difficile capire, anche alla lucedelle parole ufficiali pronunciate dal ds Giuntoli e dal portiere Reina che la parola «vergogna» è stata quella più ricorrente.

Le accuse di Giuntoli e Reina creeranno problemi per Napoli-Juve

Le accuse di Giuntoli e Reina creeranno problemi per Napoli-Juve

Come scrive La Gazzetta dello Sport, il fuoco di Napoli cova ancora. La notte di coppa Italia ha generato un clima di forti tensioni. Per la sconfitta, certo. Ma, soprattutto per come è maturata. È su questi argomenti che un’intera città non ha saputo trattenere la propria rabbia. Il giorno dopo la sconfitta dello Stadium nulla s’è placato. Anzi, dopo le pesanti accuse lanciate nel dopo partita di mercoledì da Giuntoli e Reina, l’ambiente è diventato ancora più agitato. E tutto questo sicuramente creerà problemi seri per la partita di ritorno, che seguirà di tre giorni la sfida di campionato, ad inizio aprile, tra Napoli e Juventus. «Vergognoso», è stato l’aggettivo usato dal direttore sportivo napoletano e dal portiere spagnolo nel commentare l’arbitraggio di Valeri di Roma. Accuse forti, dettate da Aurelio De Laurentiis, che ha guardato la partita in tv da Los Angeles (venerdì notte rientrerà in Italia). Un attacco inadeguato, che va a colpire la classe arbitrale. Probabilmente, sarebbe stato meglio se Sarri, o chi per lui, avesse spiegato il motivo per cui il Napoli ha perso tre delle ultime quattro partite. Non c’è volontà, da parte del Napoli, di mettere un freno alla questione. L’atteggiamento dei propri dirigenti non è stato responsabile, anche l’attacco alla Rai è parso fuori luogo, oltre che illogico. Ci si sarebbe aspettato, a distanza di 24 ore, un abbassamento dei toni da parte dei dirigenti napoletani, senza alimentare ancor di più la rabbia della gente. Ma, non è stato così. A fare da capo popolo è stato Nicola Lombardo, il funzionario della comunicazione, che non ha avuto alcun momento di pentimento dopo il tweet contro la tv di Stato e i suoi giornalisti.

Indagato Tiziano Renzi, papà dell’ex premier: al setaccio i contatti con Alfredo Romeo

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Arrestato l’imprenditore Alfredo Romeo accusato di corruzione. Nelle carte spunta il nome di Renzi. Il padre dell’ex premier indagato: al setaccio i contatti. I pm: «Tiziano Renzi si faceva promettere soldi». Lui replica: falso.

Nelle intercettazioni spuntano i 60 mila euro alla fondazione di Renzi

I pm: “Il padre Tiziano si faceva promettere soldi”. Lui: falso

ROMA – Padre e figlio finiscono nelle carte della stessa inchiesta. Uno come indagato, l’altro come «richiedente» di un finanziamento per la propria fondazione Open. Almeno in base alle dichiarazioni fornite da altri protagonisti delle indagini sulla Consip. Tiziano Renzi è perseguito dalla procura di Roma per traffico di influenze illecite: avrebbe fatto da mediatore per ottenere aiuti in favore dell’imprenditore Alfredo Romeo arrestato ieri. Respinge ogni accusa, ma intanto le indagini vanno avanti.

Investigatori e inquirenti sono a caccia di prove del fatto che Tiziano Renzi si facesse pagare per la sua mediazione. Nel decreto di perquisizione a casa del suo amico Carlo Russo (anch’egli indagato per traffico di influenze illecite, sospettato di essere il tramite tra Romeo e Tiziano Renzi) il pm Mario Palazzi dispone il sequestro di «computer, chiavette usb, cellulari, documenti, appunti, scritti di ogni genere». Si vuole scoprire se davvero Tiziano Renzi corrisponde a quella T. scritta da Romeo con accanto la cifra di 30 mila euro.

Mentre il nome del figlio, l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, spunta – nonostante l’omissis – a pagina 31 dell’ordinanza firmata dal gip Gaspare Sturzo. Il fidato collaboratore di Romeo, l’ex deputato An Italo Bocchino, inconsapevole d’essere intercettato, un anno fa spiega all’imprenditore che ci sarebbe una volontà politica per sostenere le cooperative nell’assegnazione degli appalti per favorire il voto di scambio.

E nel constatare che una società grande come quella di Romeo ha più difficoltà a gestire i dipendenti per il voto di scambio, osserva che i politici hanno meno interesse a chiedergli soldi. Nello specifico afferma: «Perché un politico può venire da te a chiederti sessantamila euro che ti ha chiesto Renzi (si tratta di una regolare donazione elargita da Romeo alla fondazione riconducibile a Renzi, ndr), ma i mille pulitori sul territorio sono mille persone che danno cinquemila euro ciascuno… sono mille persone che fanno un’assunzione ciascuno… sono mille persone che quando voti si chiamano i dipendenti… tu, invece, i tuoi dipendenti neanche sai chi sono..».

Parole in libertà, che non hanno comunque alcuna ripercussione giudiziaria: l’ex premier è totalmente estraneo all’inchiesta. Diversa la posizione del padre, sospettato di essere stato a libro paga di Romeo. Nel decreto di perquisizione si legge come l’imprenditore Alfredo Romeo, in concerto con il suo consigliere personale Italo Bocchino, «lautamente retribuito», «si sia accordato con Carlo Russo (a fronte di ingenti somme di denaro promesse) … affinché questi», utilizzando le sue personali relazioni e quelle di Tiziano Renzi, «interferisca indebitamente sui pubblici ufficiali presso la Consip al fine di agevolare la società di cui Romeo è dominus».

Russo, in particolare, si legge nel decreto, avrebbe agito «utilizzando le proprie relazioni (di cui vi è prova diretta) e le relazioni di Tiziano Renzi (con il quale lo stesso Russo afferma di aver agito di concerto e al quale parimenti, da un appunto vergato dallo stesso Romeo, appare essere destinata parte della somma promessa)».

Ferma la smentita di Tiziano Renzi: «Alla luce delle notizie di stampa di oggi avverto la necessità di precisare quanto segue oltre alle considerazioni tecniche già esposte dal mio legale. Nessuno mi ha mai promesso soldi, né io ho chiesto alcunché. Ho 65 anni e non ho mai avuto un problema con la giustizia per una vita intera fino a due anni fa, quando sono stato indagato e poi archiviato dalla procura di Genova. Confermo la mia fiducia nei confronti del sistema giudiziario italiano e della magistratura».

Dalle carte emerge inoltre il legame di Bocchino «con i servizi segreti» per ottenere aiuti e informazioni. L’ex parlamentare tra l’altro risulta indagato per corruzione, nel filone napoletano, insieme all’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro.

Mentre nell’inchiesta romana c’è anche un riferimento all’attuale governatore campano Vincenzo De Luca. In un documento di Romeo recuperato dai carabinieri si legge di un «voucher, nell’ottobre 2015, per offerte al presidente De Luca».

Semifinale di Coppa Italia: Lazio Roma 2-0. Milinkovic e Immobile puniscono la Roma nel derby della Capitale

Lazio Roma 2-0. Ko dei giallorossi in semifinale di Coppa Italia, il muro di Inzaghi si aggiudica il derby della capitale.

Roma- Il Derby della Capitale stasera si eleva a semifinale di Coppa Italia. Dopo aver archiviato il successo in campionato con la vittoria sull’Inter, la Roma si concentra sulla Coppa Italia: Inzaghi contro Spalletti per il doppio derby che deciderà la finalista di questa competizione. La gara di andata viene sapientemente vinta da Inzaghi che indovina la formazione perfetta in grado di bloccare il gioco dei giallorossi. Un raddoppio bruciante per igli uomini di Spalletti che dovranno rimboccarsi le maniche nella gara di ritorno  in programma per la prima settimana di aprile.

Primo tempo

I primi 15 minuti sfilano su ritmi piuttosto contenuti, degna di nota l’azione di Dzeko che al 10’ prova la conclusione di destro ma viene respinta.

Al 20’ Alisson viene chiamato in causa da Milinkovic, una gran parata del portiere mette in salvo il risultato. Ma è solo il preludio di quanto sta per accadere.

La Lazio alza i ritmi e diventa più aggressiva, alla mezz’ora trova la rete del vantaggio con Milinkovic che su cross di Felipe Anderson, anticipa tutti in area e batte in rete!

LAZIO 1 ROMA 0

Risposta immediata della Roma con Dzeko che sfiora il pareggio con una zuccata a giro ma non centra per poco l’obbiettivo. E non è certo l’unico mancato dal bosniaco che si divora il gol in almeno altre due occasioni.

Al 40’ ammonito Parolo (già diffidato, salterà la finale)per fallo su Nainggolan che per tutto l’half time è rimasto bloccato a centrocampo per la difesa a muro innalzata dalla Lazio. La Roma ha giocato solo su palle lunghe impossibilitata di fatto a fare il suo gioco fatto di palleggi. Buona prestazione dei biancocelesti che hanno preparato bene la gara chiudendosi ed impedendo all’avversaria di allungarsi sulla trequarti.

Intanto arriva l’annuncio dello speaker dello stadio Olimpico che sottolinea il rischio di interruzione dell’incontro nel caso si protraggano i fischi e i cori razzisti dei tifosi biancocelesti al’indirizzo di Rudiger.

Secondo tempo

Nessun cambio nella ripresa, la Roma appare più determinata ma è la Lazio a creare il primo pericolo in questo avvio: al 54’ Biglia dal corner impegna Alisson che difende con i pugni.

Al 60’ Salah regala l’illusione del gol: entra in area e con il sinistro colpisce il palo esterno!!!

Al 63’ prima sostituzione per Spalletti: entra Perotti al posto di Paredes, così Nainggolan arretra ed ha così più possibilità di inserimento.  Al 69’ tocca a Salah lasciare il campo dopo una sufficiente prestazione, al suo posto entra El Shaarawy.

Invece Inzaghi si affida a Keita che fa la differenza in velocità. Al 78’ arriva il raddoppio della Lazio! Un’indecisione di Manolas lascia campo libero a Ciro Immobile che arriva con facilità in area di rigore e con un tiro di precisione batte Alisson.

LAZIO 2 ROMA 0

All’80’ Strakoska salva il risultato con una gran parata su tiro di

Spalletti si gioca l’ultima carta a 5 minuti dalla fine buttando dentro Totti, fuori Bruno Peres.

Finale vivace in cui la Roma non riesce a trovare il colpo vincente, la Lazio alza un muro impenetrabile in difesa.

Vengono concessi 6 minuti di recupero, Roma disperatamente in attacco con Totti e Perotti, Lazio in sofferenza ma il risultato non cambia. La gara si chiude con la vittoria dei biancocelesti e l’immagine del volto colmo di delusione di De Rossi. La Lazio torna a vincere all’Olimpico dal 2013.

FORMAZIONI:
LAZIO: 
Strakosha; Bastos, de Vrij, Wallace; Basta, Parolo, Biglia, Milinkovic-Savic, Lukaku; Felipe Anderson; Immobile.

Allenatore: Inzaghi

ROMA: Alisson; Ruediger, Fazio, Manolas; Peres, Paredes, Strootman, Emerson; Nainnggolan, Salah; Dzeko

Allenatore: Spalletti

Arbitro: Irrati

Maria D’Auriacopyright-vivicentro

L’Angolo di Samuelmania – Basta Juve, fatti un campionato a parte!

L’Angolo di Samuelmania – Basta Juve, fatti un campionato a parte!

Juventus-Napoli, coppa Italia! Il Napoli ha fatto una bella partita, nel primo tempo, tenendo testa alla Juventus e segnando con Callejon su assist di Lorenzo Insigne, ma nel secondo tempo le cose non sono andate per il verso giusto e con i cambi di Allegri, soprattutto con Cuadrado, la partita è cambiata. Finisce 3-1 per i bianconeri, tra le polemiche per i rigori concessi e non e il caso Albiol che è l’esempio di un qualcosa che di positivo non è. Da tifoso del Napoli, ma anche da sportivo dico: è vero che la Juventus è una grande squadra ma deve giocare alla pari come tutte le altre. Riceve molti favori arbitrali e questo non va bene. Si facesse un campionato a parte.

a cura di Samuele Esposito

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CARNEVALE ACIREALE 2017, vince il carro allegorico: ”La speranza è l’ultima a morire”

Il carro allegorico “La speranza è l’ultima a morire” vince l’edizione 2017

AD ACIREALE «IL PIÙ BEL CARNEVALE DEGLI ULTIMI 20 ANNI»
Fondazione e Amministrazione già al lavoro per la Festa dei Fiori, dal 29 aprile all’1 maggio

ACIREALE – «La speranza è l’ultima a morire» e la prima a vincere al “Più Bel Carnevale di Sicilia”. L’evento che sempre più proietta Acireale nel panorama culturale italiano, si è concluso ieri sera (28 febbraio) con l’applauso contagioso del pubblico ai maestri artigiani e alle loro meraviglie di cartapesta.

«Nel mito di Esiodo – spiegano gli autori del carro vincitore – l’apertura del vaso da parte di Pandora riversa sul mondo mali inimmaginabili, ma anche quando tutto si crede perduto sopravvive la speranza, raffigurata da una fenice. È proprio la speranza a dare la forza all’essere umano per andare avanti e progettare un futuro migliore».

Ed è proprio questo “futuro migliore” l’obiettivo proclamato dalla Fondazione del Carnevale di Acireale: «Abbiamo intrapreso un nuovo percorso – ha dichiarato il suo presidente Antonio Belcuore, commentando il visibile successo di tutte le giornate di festa – quello di rendere la manifestazione sempre più grande e sempre più attrattiva agli occhi del pubblico italiano e internazionale. È un nuovo posizionamento, una nuova concezione condivisa e partecipata da tutte le associazioni dei carristi, e questo ci consente di valorizzare il loro lavoro e l’evento nella sua totalità. L’edizione di quest’anno è stato il primo passo giusto verso questa direzione, a mia memoria è stato il Carnevale più bello e partecipato degli ultimi vent’anni anni. E un Martedì Grasso così vivo non si era mai visto. Com’è d’obbligo in un Concorso c’è stato un vincitore, ma anche gli altri avrebbero meritato il primo premio». L’eccezionale qualità artistica dei carri ha richiamato infatti anche l’ultimo giorno migliaia di persone nelle strade e nelle piazze del circuito acese, ma anche di fronte agli schermi tv durante la diretta e ai monitor degli smartphone per seguire il “live” social.

Al termine della parata il momento clou della proclamazione dei vari concorsi. Il direttore artistico Giulio Vasta ha così annunciato la classifica dei carri di prima categoria:

  1. “La speranza è l’ultima a morire” (Cantiere Ardizzone);
  2. “Furores” (Cantiere Messina);
  3. “A terra mia” (Cantiere Cavallaro/Principato);
  4. “OGM Il frutto del denaro” (Cantiere Principato Mario);
  5. “Imperfetta meraviglia” (Cantiere Scalia Fichera).

Questa invece la graduatoria della seconda categoria:

  1. “Acque bollenti” (Cantiere Gapass);
  2. Buon appetito (Cantiere Mario Scan);
  3. “Il pranzo è servito” (Cantiere Scalia Fichera). Premiati anche le maschere isolate e i testoni.

In giuria: l’architetto fotografo Massimo Calcagno, la scenografa Francesca Cannavò, lo scrittore Ottavio Cappellani, lo scultore Marcello Maffei e l’ingegnere Andrea Musumeci, che hanno espresso i propri giudizi e stilato la classifica secondo i criteri di: allegoria, innovazione, movimento, effetti luminosi, rifiniture e particolari e infine esibizione lungo il circuito.

«I giurati sono stati in giro lungo il circuito fino all’ultima esibizione ed è stato difficilissimo incoronare un vincitore – ha affermato il sindaco di Acireale Roberto Barbagallo – la prima vittoria di questa edizione è innanzitutto la qualità eccezionale raggiunta dai nostri maestri della cartapesta. Un altro successo è il pullulare di giovani artigiani più che promettenti. Sono stati molto apprezzati dal pubblico i carri di categoria B, le maschere isolate, i testoni e i carri in miniatura. I numeri stratosferici, il fiume di gente in piazza, sono la conferma che il nostro Carnevale è sicuramente tra i primissimi in Italia, tra i primi in Europa ed evento unico per la cultura e il turismo siciliano. Carichi dopo questa meravigliosa avventura da domani Amministrazione e Fondazione ricominceranno a lavorare per quella che sarà una meravigliosa edizione della Festa dei Fiori».

Anche l’assessore comunale al Turismo Antonio Coniglio conferma il bilancio positivo: «Questo Carnevale è la testimonianza del coraggio delle scelte intraprese: la chiusura della Cittadella per dare dignità al lavoro dei carristi, la programmazione lungimirante di un anno, il dialogo con i tour operator e la comunicazione a livello nazionale. Tutto questo ha dato risultati soddisfacenti».

La Festa dei Fiori – in programma dal 29 aprile all’1 maggio 2017 – segnerà dunque la nuova tappa di questo percorso di evoluzione: «La trasparenza e la dedizione che hanno caratterizzato l’operato di tutti – ha concluso il presidente Belcuore – sono gli strumenti per oltrepassare i confini dell’Isola».

ESCLUSIVA – Juve Stabia, Nicola Ciotola: 19 giugno vittoria da brividi. Che azione con Tarantino e Corona..

Alla vigilia della gara con la Reggina abbiamo intervistato Nicola Ciotola, ex punta della Juve Stabia targata Braglia ed ora in forza alla Casertana. Pubblichiamo anche sul nostro sito la chiacchierata con Ciotola, presente sulle pagine del match program distribuito sabato al Menti.

Ciao Nicola! Come stai e come valuti la stagione tua e della Casertana? Ciao! A Caserta mi trovo veramente bene e sono contento della buona stagione che stiamo disputando. Siamo un gruppo solido e stiamo ottenendo degli ottimi risultati. Il fatto di essere in zona play off ci fa ovviamente piacere ma non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo primario che è la salvezza. Non dobbiamo accontentarci ma pensare solo a fare più punti possibili; dopo aver fatto i punti necessari per la matematica salvezza penseremo a qualcosa di diverso.

Che ricordo hai della tua esperienza alla Juve Stabia? Di Castellammare ho un bellissimo ricordo. Si tratta di una piazza che vive di calcio e che trasmette passione anche ai suoi calciatori; in più si ha sempre un ricordo particolare delle piazze dove si è vinto. Per tutte queste ragioni non posso che essere legato a Castellammare ed alla Juve Stabia.

Ci sono due istantanee del 19 giugno in cui sei protagonista: la splendida azione finalizzata da Corona per lo 0 – 2 e la successiva esultanza in cui ti arrampichi sulla rete quasi per abbracciare i tifosi. Esatto, forse però mia istantanea è il triplice fischio dell’arbitro. In quel momento ci rendemmo conto di essere entrati nella storia e di aver fatto qualcosa di inimmaginabile. Nessuno avrebbe pronosticato quel risultato e la fine della partita fu una liberazione.

Arrivasti alla Juve Stabia come botto di quel mercato invernale. C’è un po’ di rammarico in te per non aver potuto essere più incisivo? Un pizzico di rammarico c’è perchè mi feci male appena arrivai alla Juve Stabia. Ai primi di febbraio, dopo tre partite, mi infortunai al ginocchio e questo compromise tutta l’esperienza alle Vespe. Fortunatamente scelsi di operarmi subito dopo la fine della stagione, così da essere disponibile per i play off. Se non sbaglio mi operai proprio uno o due giorni dopo la fine dei play off. Essere stato parte di quella impresa mi riempie ancora di gioia e sinceramente..Tarantino avrebbe potuto ridarla a me quella palla e non a Corona!! (ride n.d.r.)

Il tuo approdo alle Vespe è legato a Piero Braglia, con cui hai vinto il campionato, ma da protagonista, anche a Pisa. Fu determinante nella tua scelta? Ti senti ancora con lui? Con Mister Braglia ho un bellissimo rapporto ed ovviamente la sua presenza fu determinante per la mia scelta. Ricordo che mi chiamò quando ero al Taranto ed in un attimo mi convinse a venire alla Juve Stabia. Con lui c’è un legame che va oltre il calcio. Ci sentiamo spesso e ancora oggi gli ricordo che in tutti i campionati che ha vinto c’ero io in campo..sono il suo portafortuna! Forse quest’anno all’Alessandria riuscirà a vincere senza avermi come talismano! (ride n.d.r)

Molti tuoi ex compagni che abbiamo intervistato hanno parlato di uno spogliatoio molto unito, eravate amici, non colleghi. E’ rimasto con qualcuno un legame forte? Eravamo uno spogliatoio bello ed unito, e questo ha inciso sui risultati. Alla Casertana sono con Gigi Pezzella, altro ex di quell’impresa e con lui mi trovo benissimo. Anche con altri ragazzi dello spogliatoio della mia Juve Stabia mi sento spesso tramite sms e chiamate.

Nella tua Juve Stabia militavano Cazzola, Mbakogu, Colombi, giovani arrivati poi in Serie A. Ti aspettavi potessero fare tanta strada? Sinceramente sì, già all’epoca si vedevano qualità diverse dalle altre. In più stiamo parlando di tre bravissimi ragazzi che hanno anche lavorato tanto per affinarsi e migliorarsi in tanti aspetti. Dispiace un po’ per gli infortuni che hanno colpito Cazzola e Mbakogu condizionandone la crescita.

Tornando all’attuale Juve Stabia, pensi che gli ultimi due mesi di calo abbiano un po’ tagliato fuori i gialloblè dalla corsa alla promozione diretta o ci sono ancora possibilità di recuperare le prime della classe? Credo che manchino ancora troppe partite per dare verdetti definitivi. Ci sono ancora tanti punti disponibili ed è ancora tutto aperto; in più il girone C è particolarmente difficile quindi anche le altre big possono perdere punti. Penso che le Vespe se la possano giocare ancora fino in fondo con Lecce, Foggia e Matera.

Un saluto ai tifosi stabiesi. Saluto con tanto affetto la Juve Stabia ed i tifosi stabiesi; Castellammare è una piazza stupenda e faccio a tutti un in bocca al lupo di cuore, sperando che possiate raggiunge tutti i vostri obiettivi.

Raffaele Izzo

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Credit Foto: Tuttomecatoweb.com

Comunicato Rai: “Operato dei telecronisti ineccepibile, critiche Napoli strumentali”

Non si spengono le polemiche dopo le discutibili decisioni arbitrali di Juventus-Napoli e le critiche mosse dall’ ambiente Napoli nei confronti della telecronaca di Rai Sport. Ecco il comunicato Rai:

 

“Riguardo alle polemiche sulla telecronaca della partita Juventus-Napoli, la direzione di Rai Sport ritiene ineccepibile l’operato di Gianni Cerqueti e Roberto Rambaudi. Telecronista e commentatore tecnico hanno dimostrato competenza ed equilibrio. Ogni critica è strumentale”.

Ssc Napoli, Lombardo: “La Rai non ha mostrato tutto. Siamo stati noi a chiedere nel post il repley dell’ episodio di Albiol”

Nicola Lombardo, direttore della comunicazione della Ssc Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio 24. Ecco quanto evidenziato:

Il Napoli è in assoluto la società che interviene meno per parlare di  decisioni arbitrali. In cinque anni  è avvenuto solo quatro volte. Noi pensiamo che gli arbitri siano un anello importante e debole della catena calcio. Siamo intervenuti perchè nella telecronaca della Rai non si è visto tutto mentre Sky e Mediaset fanno vedere tutti gli episodi . L’ episodio del rigore non concessso ad Albiol non si è praticamente mai visto.
Io non metto in dubbio che il regista svolga il proprio lavoro, ma l’ immagine del fallo su Albiol se fosse stata richiesta da qualcuno sarebbe stata isolata e mandata. Quando parlano Giuntoli e Reina non c’era il replay su Albiol, siamo stati noi a chiederla. Allora perché non è stato mandato in onda prima su richiesta del telecronista? La Rai non l’avrebbe neanche mostrato e non se ne sarebbe proprio parlato.

Tweet dopo la gara? Abbiamo avuto segnalazioni d’intervenire da una quantità di persone e non solo semplici tifosi. Se non vengono mostrato certi episodi, un tweet di protesta contro una televisione di stato che siamo noi a pagare ci può stare. Al di là tutto abbiamo un enorme rispetto per la classe arbitrale. Preferiamo continuare il silenzio stampa che è una decisione aziendale, è chiaro che prima o poi finirà”.

Cittadini e diritti

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Cittadini e diritti“L’impressione – scrive Francesca Sforza – è che sulle questioni riguardanti le difficoltà dei cittadini si possa sempre prendere tempo. Ma in questo modo le sofferenze continuano e i tribunali si incaricano sempre di più di riempire i vuoti lasciati dalla politica”.

La vita riempie i vuoti della politica

Ogni volta che nel nostro Paese si solleva la questione di un’emergenza sui diritti c’è sempre qualcuno pronto ad alzarsi in piedi: «E il lavoro?», «E l’economia che non riparte?», «E il costo della vita?».

Come se parlare di diritti fosse un lusso che solo Paesi che superano un determinato grado di benessere potessero permettersi, quasi ci fosse un che di ozioso o salottiero nei dibattiti e nelle questioni relative ai diritti delle minoranze, delle donne, dei disabili, degli anziani o dei poveri. A parte che se così fosse allora di diritti si finirebbe per non parlare mai – quando saremo abbastanza ricchi tutti quanti per potercelo finalmente permettere? – ma piuttosto è vero il contrario: un Paese che si occupa dei diritti dei propri cittadini è già per questo un Paese più ricco.

Le cronache di questi giorni ci portano una serie di esempi che sembrano fatti apposta per dare una sveglia al nostro Parlamento: il caso del dj Fabo, costretto ad andare a morire in Svizzera (Paese per cui gli economisti hanno previsto un aumento dell’1,7% di Pil nel 2017, tanto per dire) ha squarciato il velo sui tanti concittadini meno famosi e sulle loro famiglie, a cui viene negato il diritto a porre fine a una vita che non può più definirsi tale. Sono passati dieci anni dal caso Englaro, e l’anno scorso, di questi tempi, si parlava di una legge sul fine vita praticamente pronta. Quanto dolore deve ancora scorrere nelle famiglie italiane perché i tempi di una decisione siano maturi?

È di ieri l’ennesimo pronunciamento di un tribunale su una questione etica piuttosto delicata, quella riguardante la maternità surrogata. Secondo la Corte del tribunale di Trento, due padri possono essere legittimi genitori di due gemelli ottenuti con la surrogata all’estero, in nome del principio che la genitorialità non si fonda sul legame biologico. Ora, non è una questione da nulla espellere una madre biologica dalla partita, ancorché consenziente (e poi bisogna vedere), ma soprattutto non va bene che siano i tribunali a dettare le linee guida sulla maternità surrogata. Il nostro Paese è un laboratorio a cielo aperto di idee e proposte sulle questioni di bioetica: basta vedere il livello di ricerca nelle nostre università, il numero di convegni incontri e seminari che ogni giorno si organizzano in tutta Italia, persino il livello del dibattito nei nostri livorosissimi social si mantiene alto, malgrado i toni. Come mai la politica interagisce così poco con i ricercatori, con le femministe (sì, diciamolo, sono tante, diverse, attive e intelligenti), con le tante organizzazioni civiche che si interrogano sulle cose, più che sventolare bandiere?

Fra poco sarà l’8 marzo, più che una festa (che c’è da festeggiare?) sarà l’occasione per fare il punto sulla condizione delle donne nel nostro Paese. Oggi la «Stampa» comincia il suo racconto con l’inchiesta di Linda Laura Sabbadini, da cui emerge un quadro difficile per le donne italiane: pagate meno, sovra-istruite rispetto alle occupazioni, sempre più sole nella gestione del welfare familiare. Non è anche questo un segno di povertà profonda?

Il presidente del Consiglio ha assicurato che il Parlamento è al lavoro, ma l’impressione è che sulle questioni riguardanti le difficoltà dei cittadini – e i cittadini in difficoltà – si possa sempre prendere tempo. Ecco, in questo tempo però le cose non smettono di accadere: le sofferenze continuano, i tribunali si incaricano sempre di più di riempire i vuoti lasciati dalla politica e alle quotidiane difficoltà di ognuno si aggiunge un senso di solitudine, non quella di chi non è accudito – i liberalisti non temano – ma quella di chi non è ascoltato. Pare sia una cosa comune, nei Paesi poveri.

FOTO – L’ultimo saluto al presidente Roberto Fiore: tutta la rosa della Juve Stabia presente ai funerali

L’ultimo saluto al presidente Roberto Fiore: tutta la rosa della Juve Stabia presente ai funerali

Questa mattina, alle ore 12, alla chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, c’è stato l’ultimo saluto all’ex amato presidente della Juve Stabia, Roberto Fiore. Tutta la rosa, guidata dal tecnico Gaetano Fontana, suo ex calciatore negli anni della sua gestione, sono corsi per rendere omaggio. Ringraziamo la redazione di CalcioNapoli24 che ci ha gentilmente concesso la foto in questione.

a cura di Ciro Novellino

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Donne e lavoro, la parità resta un miraggio

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La percentuale delle occupate aumenta, ma rimane sotto il 50 per cento. Su precarietà, retribuzione e tutele il divario con gli uomini resta alto. “L’impressione – scrive Francesca Sforza – è che sulle questioni riguardanti le difficoltà dei cittadini si possa sempre prendere tempo. Ma in questo modo le sofferenze continuano e i tribunali si incaricano sempre di più di riempire i vuoti lasciati dalla politica”.

Più lavoro a condizioni peggiori. Così la parità resta un miraggio

Si avvicina l’8 marzo, ma niente retorica. Siamo ancora in tempi difficili e la crisi non ha aiutato. Le donne hanno retto più degli uomini, hanno perso meno occupazione e recuperato prima. Soprattutto perché erano meno numerose nell’industria e nelle costruzioni, i settori più colpiti. È per questo che le differenze di genere nel mercato del lavoro si sono ridotte. Può sembrare positivo, ma a ben vedere si tratta di una diminuzione delle disuguaglianze al ribasso: non per la crescita dell’occupazione femminile, come avvenuto negli Anni 90, dopo la precedente crisi, ma perché gli uomini hanno visto peggiorare la loro situazione occupazionale. Certo, ci sono stati miglioramenti, con l’aumento della percentuale di occupate e delle stabilizzazioni, ma non sono bastati per raggiungere il 50% di tasso di occupazione femminile. La situazione è particolarmente critica per le giovani, che non solo hanno difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro, ma che più facilmente lo perdono, per la più frequente precarietà, e per i rischi che corrono all’indomani della nascita dei figli. In generale, in questi anni, la qualità del lavoro femminile è peggiorata.
 È cresciuto il part time involontario, non lo strumento di conciliazione dei tempi di vita, ma quello «più utile» alle imprese, come strumento di flessibilità. E così si evidenzia il paradosso che chi vorrebbe fare il part time per conciliare i tempi di vita non riesce ad ottenerlo e chi invece, non lo vorrebbe, è costretto ad accettarlo, non trovando altro. Abbiamo una quota di part time involontario doppia rispetto all’Europa (60%): con la crisi è cresciuto anche negli altri Paesi, ma non fino a questo punto. La crescita è avvenuta in tutte le zone del Paese, di più tra le donne e in professioni non qualificate, nel commercio, soprattutto alberghi e ristorazione. Le donne, più degli uomini, sperimentano la precarietà con la conseguenza di più basse retribuzioni e instabilità economica.

Sono più le donne che sono in stato di precarietà da almeno cinque anni e la percentuale di lavoratori a bassa paga è più alta tra le donne, raggiunge il 12,5% e il 37% per le giovani fino a 24 anni. Negli anni della crisi è aumentata anche la quota di occupate sovra-istruite, di donne che lavorano in professioni non adeguate al titolo di studio conseguito; ciò è avvenuto anche per gli uomini, ma è evidente lo svantaggio femminile (25,2% contro 22,4%), in particolare tra le giovani, quasi il 40%, tra le 25-34enni. Sono diminuite le professioni tecniche e aumentate quelle non qualificate. Basta pensare che l’unico settore che ha visto un segno di crescita occupazionale durante la crisi è stato quello dei servizi alle famiglie.

A fronte di bisogni di assistenza di anziani non autosufficienti, diventati sempre più incomprimibili con il progressivo processo di invecchiamento demografico, le famiglie, anche quando sono in difficoltà, preferiscono tagliare su altre spese piuttosto che privarsi di un supporto fondamentale. Inoltre, le donne continuano ad interrompere il lavoro in seguito alla nascita dei figli, ed hanno sempre maggiori problemi di conciliazione dei tempi di vita. D’altro canto, non sono stati fatti passi in avanti, né sul piano dei servizi per la prima infanzia, né su quello della rigidità delle organizzazioni del lavoro. E ciò pesa anche sui percorsi di carriera delle donne. Con fatica, conquistano posti rilevanti mentre la segregazione verticale di genere del nostro mercato del lavoro continua ad essere accentuata. Il lavoro ha rappresentato un cambiamento fondamentale dell’identità femminile.

Da una fase transitoria della vita delle donne, e fortemente condizionato dalle fasi del ciclo di vita, diventa un aspetto fondamentale di realizzazione di sé. Le donne vogliono realizzarsi su tutti i piani, essere valorizzate per quello che valgono, e tradurre il loro maggiore investimento in istruzione e cultura in migliore lavoro. Ci tengono al loro lavoro, ne sono soddisfatte, anche se si lamentano di più degli uomini della retribuzione. Le aspettative si scontrano con una dura realtà e spesso il lavoro non lo trovano o lo trovano precario. E così rinviano i progetti di vita. Poi dai rinvii si passa alle rinunce, piccole o grandi, fino a quella di continuare a cercarlo un lavoro.

Cronache di vita quotidiana, che le donne conoscono bene. E questo è un grande problema, perché se poche donne lavorano non ci perdono solo le donne, ma ci perde socialmente ed economicamente il Paese, che non valorizza le sue risorse, che espone di più le famiglie al rischio di povertà, che non scommette su una crescita inclusiva e sostenibile.

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vivicentro/Donne e lavoro, la parità resta un miraggio
lastampa/Più lavoro a condizioni peggiori. Così la parità resta un miraggio LINDA LAURA SABBADINI

Sì dei giudici ai papà gay: i primi bimbi italiani con due papà

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Bambini con due papà. Per la prima volta in Italia viene riconosciuta a due uomini la possibilità di essere considerati padri di due gemelli nati grazie alla maternità surrogata.

La storica sentenza è della Corte d’Appello di Trento: «Il legame biologico con i figli non è tutto». Ma sulla decisione è già scontro.

I primi bimbi italiani con due papà. I giudici: sono entrambi genitori

Trento, la Corte d’Appello: il legame biologico con i figli non è tutto

MILANO – «La incontroversa insussistenza di legame genetico fra i due minori» e il padre non biologico «non rappresenta un ostacolo al riconoscimento del rapporto di filiazione accertato dal giudice, dovendosi escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato».

E’ il punto centrale della sentenza della Corte d’Appello di Trento che, con una decisione storica, recependo un analogo provvedimento emesso dalla Superior Court of Justice di Ottawa, ha riconosciuto per una coppia di gemelli, nati in Canada con la maternità surrogata, l’esistenza di ben due papà, omosessuali e regolarmente sposati oltreoceano 8 anni fa.

In altre parole: non esiste in Italia una legge che definisca il rapporto tra genitori e figli basato esclusivamente sul legame biologico. Dunque, la genitorialità si esprime anche attraverso altri canali, rivoli di un’affettività dirompente che – per garantire i minori, prima ancora che i genitori – deve essere riconosciuta anche dal nostro ordinamento, sebbene non esistano leggi in proposito. E’ questo che scrivono i giudici di Trento in 20 pagine che non hanno precedenti e che spostano ancora più in là l’asticella alzata con la legge 76/2016 sulle unioni civili (meglio conosciuta come legge Cirinnà) che prevede la possibilità per una coppia omosessuale di un’adozione «in casi particolari», definita in sentenza la «soluzione di equilibrio più avanzato nell’attuale momento storico raggiunto dall’ordinamento tra i vari orientamenti sociali e culturali».

I giudici di Trento in realtà vanno verso il semplice diritto di due minori a vedersi riconosciuti come figli legittimi di due genitori omosessuali, entrambi “papà”, per il mantenimento dello “status filiationis” conseguito legittimamente in Canada, dove invece la legislazione prevede esplicitamente coppie di questo genere. Scrivono i giudici: «Non può non considerarsi che “le conseguenze della violazione delle prescrizioni dei divieti imposti dalla legge n.40 del 2014 (che vieta la fecondazione surrogata, ndr) imputabili agli adulti che hanno fatto ricorso a una pratica fecondativa illegale in Italia – non possono ricadere su chi è nato, il quale ha il diritto fondamentale, che deve essere tutelato, alla conservazione dello status filiationis legittimamente acquisito all’estero».

 

Ed è l’altra faccia della medaglia della sentenza che, come qualcuno potrebbe obiettare, non scardina affatto l’ordinamentale vigente visto che riconosce esplicitamente la disciplina sulla procreazione assistita come «il punto di equilibrio attualmente raggiunto a livello legislativo a tutela di interessi fondamentali». Ciò nonostante: «L’importanza assunta a livello normativo del concetto di responsabilità genitoriale – scrivono- si manifesta nella consapevole decisione di allevare e accudire il nato». Il che vale per genitori, biologici, adottivi, surrogati.

Ciò che conta, insomma, è l’amore per il figlio che è, riconosce la sentenza, il bene primario da tutelare. E se l’amore vince su tutto, vince quindi anche sulle pretese del ministero degli Interni che si era costituito in giudizio sostenendo che il riconoscimento all’anagrafe della doppia paternità avrebbe creato “problemi di ordine pubblico”. Inoltre, notano i giudici, a favore dei due papà gioca anche «la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento giuridico al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza dei figli, anche indipendentemente dal dato genetico…». Del resto, stabilisce una sentenza del 24 gennaio scorso della Corte dei diritti dell’Uomo «la vita familiare costituisce una questione di fatto che dipende da stretti legami personali…o quando altri fattori dimostrino che una relazione è sufficientemente costante…»

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lastampa/I primi bimbi italiani con due papà. I giudici: sono entrambi genitori PAOLO COLONNELLO

Tuttosport attacca Giuntoli: “Romperlo così, forse era meglio il silenzio stampa!”

Tuttosport attacca Giuntoli: “Romperlo così, forse era meglio il silenzio stampa!”

Il post-partita di JuventusNapoli è stato abbastanza infuocato, visto che le decisioni arbitrali di Valeri hanno dato luogo ad una serie di polemiche infinite. Il direttore sportivo Cristiano Giuntoli si è presentato ai microfoni. Tuttosport scrive: “Per romperlo così, forse era meglio il silenzio stampa. Il ds del Napoli decide di parlare dopo il match senza però accettare un contraddittorio né voler rivedere le immagini dubbie che contestava. Così come anche sull’account Twitter ufficiale del Napoli appare un tweet al vetriolo e anche un po’ fuori luogo”.

De Laurentiis arrabbiato, chiama Giuntoli: “Al ritorno gioca la Primavera”

De Laurentiis arrabbiato, chiama Giuntoli: “Al ritorno gioca la Primavera”

Silenzio, si parla: perché la rabbia implode anche oltre Oceano e quando Valeri fischia la fine, Aurelio De Laurentiis risponde alla propria coscienza, chiama Cristiano Giuntoli, lo spinge a parlare in tv con Reina, non prima d’aver provato faticosamente a metabolizzare quelle scene che restano e che lo spingono a pensare che forse è il caso, nella gara di ritorno, di «far giocare la Primavera», come rivela Il Corriere dello Sport.

C’è la tensione e la voglia del Napoli di ribellarsi anche platealmente, rinunciando alla sfida del 5 aprile, lasciando che a giocarsela siano i ragazzi: sul red carpet di Los Angeles scorre una decisione clamorosa, di rottura con il Palazzo ed il sistema.