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CidneON, Festival Internazionale delle luci, dall’11 al 15 febbraio 2017 a Brescia, in Castello (VIDEO)

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Dall’11 al 15 febbraio 2017 a Brescia, in Castello si terrà CidneON, il Festival Internazionale delle luci promosso dal Comitato Amici del Cidneo Onlus, con accesso gratuito dalle 18.30 alle 24.00 (ultimo ingresso alle 22.30).

Il Festival si chiama CIDNEON perchè “accenderà” il Cidneo, colle sul quale sorge la nostra amata fortezza.

Il Festival, che ha la Direzione artistica dell’Associazione Cieli Vibranti, nasce dalla consapevolezza storica dell’unicità del Castello di Brescia – la cui origine risale al periodo celtico e il cui splendore è stato raggiunto con le fortificazioni quattrocentesche della Repubblica di Venezia che lo circondano – e si fonde con la concezione della luce quale veicolo di rinnovamento. Il Festival vuole essere un evento trasversale tra spettacolo, arte e storia per far divertire lo spettatore e allo stesso tempo fargli riscoprire l’importante patrimonio nel quale si troverà ad essere e che non nota, pur avendolo sempre “sotto al naso”.

Un Festival moderno che parla la lingua della storia del Castello e della città, dalle origine celtiche, fino ad oggi: un itinerario tra installazioni luminose, proiezioni e performance live che condurrà il pubblico attraverso la storia del Castello e della città.

Il percorso infatti muoverà dalle origini celtiche – il primo edificio nato sulla collina del Cidneo era un tempio del dio della natura Bergimus – per proseguire con il periodo romano, medievale e giungere al Risorgimento e al presente.

Simbolo del percorso sarà il fuoco: il fuoco dei falò delle tribù celtiche, il fuoco dello Spirito che anima i santi Patroni Faustino e Giovita che apparvero sulle mura per salvare il Castello e la città nel 1438, il fuoco del Sacco di Brescia del 1512, quello delle armi nell’eroica resistenza delle Dieci Giornate del 1849, il fuoco della rivoluzione industriale.

L’itinerario si concluderà con i fiori luminosi piantati dai bambini nel prato del Castello, aprendo così una finestra sul futuro della città.

Sullo spunto delle grandi esperienze europee, CIDNEON permetterà all’Italia di essere inserita nel circolo Europeo dei Festival Internazionali della Luce che raggruppa molte città importanti (Lione, Praga, Montreal, Eidhoven ed altre ancora)

Matteo Renzi, leader del partito del voto, dice la sua sui vitalizi

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A Roma è battaglia sul voto anticipato, tra i leader del partito del voto c’è Matteo Renzi, protagonista con una sua dichiarazione sui vitalizi del Buongiorno di Mattia Feltri.

Un Grillo per la testa

La marmorea denuncia dell’altra sera di Matteo Renzi («Per me votare nel 2017 o nel 2018 è lo stesso. L’unica cosa è evitare che scattino i vitalizi perché sarebbe molto ingiusto verso i cittadini») ci ha colti di sorpresa. Siamo un po’ confusi, dal momento che un mese e mezzo fa (18 dicembre) Renzi aveva allertato i compagni del Pd dal pericolo di «farsi fregare dal dibattito autoreferenziale su quando scatta il problema dei vitalizi: in questa trappola non dobbiamo cascare».

Ecco, se non dovevano cascare nella trappola allora, perché Renzi ci casca proprio adesso? Ma, soprattutto, perché ci era cascato da solo appena sei giorni prima, il 12 dicembre («I parlamentari faranno melina nella speranza di arrivare a settembre in modo da incassare i vitalizi. Una vergogna, lo so, ma non mi aspetto niente di diverso»)? Dunque: cascare nella trappola o non cascare nelle trappola? E ancora, in che senso cascare nella trappola del dibattito sui vitalizi se, meno di un anno fa, Renzi aveva comunicato con orgoglio che «grazie a noi non ci sono più i vitalizi dei parlamentari»? E anche «i vitalizi li abbiamo già aboliti». Ma se sono aboliti grazie a Renzi, che significa evitare che scattino? E se non sono aboliti, perché Renzi non li abolisce adesso, con la sua bella maggioranza?

Infine: poiché i vitalizi in realtà non ci sono più, sono stati aboliti nella scorsa legislatura quando Renzi era sindaco di Firenze, che è questo Grillo per la testa?

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lastampa/Un Grillo per la testa MATTEO FELTRI

Strane alleanze sul voto anticipato

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A Roma è battaglia sul voto anticipato. Come spiega Marcello Sorgi, «sul palcoscenico della politica si è venuta a creare una strana alleanza per il voto subito che mette nuova pressione sulle decisioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella».

La strana alleanza per le urne

Le elezioni anticipate rappresentano sempre un trauma nella vita politico-istituzionale, ed è comprensibile che il presidente Mattarella, a cui spetta costituzionalmente firmare o no lo scioglimento delle Camere, si accosti a questa decisione con la serietà e la preoccupazione che si richiedono in questi casi. Sotto i suoi occhi, infatti, nel giro di due giorni, sono venuti allo scoperto i due partiti trasversali pro e contro il voto, che da settimane si fronteggiavano in un lungo braccio di ferro.

Il primo è il partito Renzi-Grillo-Salvini-Meloni, che ha ottenuto di cominciare al più presto, già il 27, la discussione parlamentare sulle modifiche da apportare alle leggi elettorali uscite dalle due sentenze della Corte costituzionale che hanno cassato il Porcellum e l’Italicum, per concluderla in tempi brevissimi, e in caso di accordo anche a colpi di fiducia, e andare alle urne a giugno. L’ipotesi su cui questa strana alleanza tra l’ex premier battuto nel referendum e tre dei maggiori responsabili della sua sconfitta potrebbe stringere un patto temporaneo sarebbe di esportare anche al Senato l’ex Italicum, che la Consulta ha trasformato in legge a un solo turno, con il premio di maggioranza molto eventuale riservato alla lista che riesce a superare il 40%.

E con i cento capilista bloccati ma privati del potere (sostituito con il sorteggio) di scegliere il collegio dove essere eletti, per determinare con la propria rinuncia l’ascesa dei numeri due. Reggerà o no l’intesa? Nel Parlamento esausto, sopravvissuto a una legislatura fallimentare, che ha visto un’intera stagione riformatrice cancellata dai risultati referendari, qualsiasi previsione è azzardata: limitiamoci a dire che per il momento il partito del voto a giugno può contare su due terzi dei deputati e senatori, ma è consapevole della fragilità degli accordi tra avversari che restano tali e di qui a poco si contenderanno la guida del Paese con opposti argomenti e senza esclusione di colpi.

Il secondo partito, che punta alla conclusione naturale della legislatura nel febbraio 2018, ha trovato ieri a sorpresa un autorevole portavoce nell’ex capo dello Stato Napolitano: il quale, alleato fino a ieri con Renzi nella partita delle riforme, adesso è diventato, non suo nemico, ma avversario del modo in cui il leader del Pd sta cercando di andare al voto a rotta di collo. Accanto al Presidente emerito della Repubblica sono schierati i due presidenti delle Camere Grasso e Boldrini, il leader della minoranza Pd Bersani – che in un’intervista all’Huffington Post ha rotto gli indugi, minacciando anche lui di uscire dal Pd per formare «un nuovo Ulivo» e chiedendo che il governo sia lasciato governare e la legislatura durare fino a scadenza -, Sinistra italiana, il ministro degli Esteri Alfano, il leader centrista Casini, e un Berlusconi voglioso, sì, di allungare i tempi, ma renitente a stare in questa compagnia. Inoltre, dietro la facciata ufficiale del partito del 2018, si muovono quelli che di tanto in tanto ci si ostina ancora a definire «poteri forti»: una parte del Vaticano, le ambasciate di importanti partners europei, Bankitalia e i vertici dei principali istituti di credito italiani inquieti per la risalita dello spread, gli osservatori delle banche d’affari straniere, la Confindustria. I dubbi di questo largo fronte sono emersi la sera del 4 dicembre, di fronte alla clamorosa vittoria del «No» e al rischio, per l’Italia, di andare indietro tutta rispetto al percorso virtuoso delle riforme degli ultimi anni. Un timore che la piega che stanno prendendo le cose non contribuirà certo a fugare.

È difficile dire a questo punto cosa farà Mattarella. Stretto tra questi due partiti trasversali, il Presidente ascolterà tutti e alla fine deciderà in solitudine: com’è suo dovere in una circostanza così delicata.

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lastampa/La strana alleanza per le urne MARCELLO SORGI

Bruxelles a Padoan: ”Ci aspettavamo ben altro”

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La lettera del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan viene ricevuta con freddezza a Bruxelles: «Ci aspettavamo ben altro».

Bruxelles: “Non è quello che ci aspettavamo, avevamo chiesto dettagli precisi”

La mossa italiana percepita come un tentativo di allungare i tempi

BRUXELLES – Non è esattamente quello che ci aspettavamo». Le prime impressioni raccolte a Bruxelles alle nove di sera («Ben tre ore prima della scadenza-limite», ironizzava un funzionario puntando il dito sul «solito, ma prevedibilissimo, ritardo all’italiana») non sono certo di piena soddisfazione. A prima vista, la lettera inviata da Padoan al commissario Pierre Moscovici e al vicepresidente Valdis Dombrovskis non contiene quello che i due avevano richiesto con la loro missiva del 17 gennaio scorso.

La lettera di Bruxelles sollecitava l’invio di «un elenco sufficientemente dettagliato di impegni specifici e un chiaro calendario per la loro adozione». Più volte, nei giorni scorsi, diverse fonti avevano avvertito: «Non ci accontenteremo di impegni generici». E le due pagine e mezza scritte dal Tesoro sembrano invece rientrare in questa categoria. Le fonti assicurano che il documento dedicato ai “Fattori rilevanti” «verrà analizzato nei dettagli», ma le aspettative erano altre.

È ancora presto per prevedere l’esito finale di questa partita. Il mantra che risuonava negli uffici in questi giorni è che «arrivati a questo punto i numeri non lasciano molti spazi per orientamenti alternativi». Ma è anche vero che Jean-Claude Juncker rimarca sempre con orgoglio di guidare una “Commissione politica”. Per questo c’è la possibilità che, alla fine, il giudizio non sia frutto di un mero calcolo contabile. Quindi cosa potrebbe succedere ora?

Non è prevista una lettera di risposta da parte della Commissione, ma un segnale arriverà sicuramente il 13 febbraio. Quel giorno l’esecutivo Ue pubblicherà le sue previsioni economiche invernali per la zona euro. Dalle cifre che indicherà nella tabella per l’Italia, in particolar modo nelle righe riservate al debito pubblico e al deficit strutturale, si capirà se le promesse contenute nella lettera inviata ieri dal Tesoro saranno ritenute credibili o meno. Dopodiché ci sarà l’atteso report sul debito e il rapporto-Paese, atteso verso la fine di febbraio. Se la Commissione non dovesse essere soddisfatta, e dunque ritenesse il bilancio italiano “non conforme” alle regole di finanza pubblica, l’apertura di una procedura sarebbe inevitabile.

La mossa italiana è percepita come un tentativo di allungare i tempi della trattativa, alla quale però Bruxelles aveva fissato una data di scadenza ben definita: ieri. Dalla Commissione non perdono l’occasione per ricordare che la richiesta di «uno sforzo strutturale dello 0,2% del Pil per evitare una procedura», come scritto nella lettera inviata da Bruxelles il 17 febbraio scorso, è già frutto di un compromesso. Al ribasso, secondo l’ala più intransigente della Commissione. Lo scarto rilevato a novembre era maggiore, pari a uno 0,3% del Pil che equivale a oltre 5,1 miliardi ed erano state accolte tutte le richieste sulle spese eccezionali per migranti e terremoto. Poi c’è stato il referendum, le dimissioni di Renzi, le vacanze natalizie e per un po’ la questione e finita sottotraccia, almeno mediaticamente.

Nel frattempo sono continuati i contatti tra Pier Carlo Padoan e la Commissione, in particolare con Pierre Moscovici. La distanza sembrava quasi azzerata. La settimana scorsa, però, il ministro del Tesoro è arrivato a Bruxelles per la riunione dell’Eurogruppo e ha lasciato capire che gli effetti della sentenza della Consulta sulla legge elettorale avrebbero potuto riversarsi anche sulla trattativa per la manovra. In caso di ritorno alle urne prima dell’estate, nel Pd si era fatta largo l’ipotesi di ribaltare il tavolo e sfidare una procedura di infrazione. Strategia a cui Padoan si era detto nettamente contrario, definendola “una inversione a U”. Alla fine si è scelta una via intermedia. Chissà se anche questa volta l’Europa chiuderà entrambi gli occhi.

vivicentro.it/economia
vivicentro/Bruxelles a Padoan: ”Ci aspettavamo ben altro”
lastampa/Bruxelles: “Non è quello che ci aspettavamo, avevamo chiesto dettagli precisi” MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

La risposta italiana a Bruxelles sui conti

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Il governo risponde alle osservazioni della Commissione europea sulla manovra spiegando le mosse per correggere i conti senza però ricorrere a una misura correttiva e aumentare le tasse.

L’Italia manda il suo piano all’Ue: “Lotta all’evasione e meno spesa”

Padoan insiste sulla crescita: il Pil quest’anno salirà più dello 0,8% previsto

ROMA – Un cordiale «Dear Valdis, dear Pierre» scritto a penna, un lungo perché l’Italia non riesce mai a rispettare fino in fondo le regole, infine gli impegni per il futuro. Ormai gli scambi di lettere fra Tesoro italiano e Commissione europea sono un genere letterario. Un rituale forse inevitabile perché le forme sono forme, di certo un po’ stanco. L’oggetto del contendere fra Roma e Bruxelles è anche questa volta una cifra piuttosto contenuta: 3,4 miliardi. Uno spillo nell’enorme fienile del bilancio italiano (oltre 850 miliardi), abbastanza per costringere il ministro Padoan ad una lunga trattativa con i commissari europei.

Nonostante i numeri, questa volta la faccenda si è rivelata più complicata del solito. Vuoi perché l’esito del referendum ha trascinato con sé il governo Renzi, vuoi perché non è ancora chiaro quando e come si voterà. Nel frattempo i problemi del Monte dei Paschi e di alcune altre banche hanno costretto il governo a caricare sul debito pubblico venti miliardi di euro. Nonostante Trump, la Brexit, i messaggi ripetuti di Renzi contro il doppio standard verso i tedeschi (ieri sul suo blog ha ricordato il surplus commerciale di Berlino) e il tentativo di Jean Claude Juncker di cambiare ricetta, dentro la Commissione europea le ragioni dell’austerità hanno ripreso fiato.

Il governo Gentiloni cerca di resistere: in due capoversi si impegna a rispettare le richieste dell’Europa, spiega anche nel dettaglio come lo farebbe, ma non prende ancora impegni precisi sui tempi. L’entità della correzione chiesta dall’Ue (3,4 miliardi) non viene mai citata, perché il governo spera di trovare la strada per minimizzare i costi. Non c’è solo il problema del cosiddetto «ouput gap» (una complicata diatriba tecnica per la quale all’Italia verrebbe imposto un aggiustamento superiore al dovuto) ma il 15 febbraio arriva la prima stima definitiva dell’Istat sulla crescita del 2016. Ebbene, al Tesoro scommettono in un ritocco all’insù dello 0,8 fin qui indicato.

La lettera lo scrive esplicitamente: «Il Pil sarà probabilmente superiore». Padoan insiste poi sulla necessità di tenere nuovamente conto delle spese per la gestione del sisma nel centro-Italia: «Non possiamo stimare con esattezza l’impatto sulle finanze pubbliche, ma sarà probabilmente molto superiore a un miliardo già nel 2017. Per mobilitare risorse a questo fine sarà creato un apposito Fondo».

In ogni caso: se si trattasse di 3,4 miliardi, i tagli di spesa varranno fino a 850 milioni. Di questi solo un decimo (appena 85 milioni) verrebbero reperiti da un taglio delle agevolazioni fiscali. Gli altri due miliardi e mezzo saranno garantiti da nuove entrate. Qui la lettera si fa ancora più generica: si promette un aumento della «tassazione indiretta», delle «accise» e un rafforzamento delle politiche antievasione fin qui adottate. Quando il governo deciderà tutto questo? La lettera scrive che «le misure sono parte di una strategia che verrà dettagliata nel Programma di stabilità ed entro l’approvazione del Documento di economia e finanza». In teoria ciò dovrebbe avvenire fra il 10 aprile (data entro la quale va presentato il Def) e l’approvazione delle due Camere in maggio. Ma che accadrebbe se nel frattempo il presidente della Repubblica indicesse nuove elezioni? In quel caso l’approvazione del documento passerebbe al nuovo Parlamento e addio scadenze. L’Italia si può permettere di traccheggiare? Le cifre in ballo non sono enormi. E la sensazione è che a Bruxelles abbia compreso le condizioni politiche in cui Padoan ha dovuto scrivere il documento. Il problema sono semmai i mercati, sui quali il rischio Italia è percepito come non accadeva da anni: lo testimoniamo i rendimenti sui titoli di Stato risaliti oltre il 2 per cento.

Twitter @alexbarbera

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vivicentro/La risposta italiana a Bruxelles sui conti
lastampa/L’Italia manda il suo piano all’Ue: “Lotta all’evasione e meno spesa” ALESSANDRO BARBERA

Roma-Cesena 2-1 (67′ Dzeko, 72′ Garritano, 95′ rig. Totti) – I giallorossi accedono alle semifinali di Coppa Italia, ma che fatica!

CRONACA SECONDO TEMPO:

96′ Termina il match con il risultato di 2-1

95′ CALCIO DI RIGORE PER LA ROMA! Fallo di Agliardi su Strootman, che lo aveva anticipato. Sul dischetto si presenta Totti che non sbaglia e regala alla Roma la semifinale di Coppa Italia contro la Lazio.

92′ Corner per il Cesena, battuto da Vitale, viene fischiao fuorigioco

91′ Cartellino giallo per Manolas, che stende irregolarmente un avversario

90′ Assegnati 5 minuti di recupero

84′ Ammonito Rodriguez per fallo su Ruediger. Al suo posto, un minuto dopo, entra Panico

81′ Ultimo cambio per la Roma: El Shaarawy passa il testimone ad Emerson Palmieri

75′ Dzeko rimedia una punizione al limite dell’area di rigore. Sul pallone va Totti, che tira una sassata. Agliardi si distende alla grande e compie un miracolo

72′ GOL DEL CESENA! Errore pazzesco di Alisson che si scontra con Manolas, perdendo il pallone. Arriva il neoentrato Garritano che butta la palla in rete. Il pallone era passato tra le gambe del greco

72′ Sostituzione per il Cesena: Cocco rileva Ciano

68’ Garritano ammonito per simulazione nell’area di rigore giallorossa

67’ GOL DELLA ROMA! Totti per Strootman che passa ad El Shaarawy, che confeziona l’assist perfetto per Dzeko. Il bosniaco segna la sua ventuduesima rete stagionale

60′ Totti prova una conclusione diretta verso la porta difesa da Agliardi su punizione, ma il portiere si fa trovare pronto

59′ Grandissima occasione per Dzeko, che confeziona un tiro a giro perfetto sul secondo palo. La palla esce di un soffio

57′ Prima sostituzione tra le fila del Cesena: entra Garritano

54′ Nainggolan tira una sassata dalla lunga distanza ma sulla respinta di Agliardi non c’è nessun compagno pronto ad approfittarne

52′ Punizione dai 25 metri, batte Totti che prova la botta di potenza. Il tiro si infrange sulla barriera

50′ La Roma palleggia a centrocampo ma per il momento la manovra è sterile

Sostituzione per la Roma durante l’intervallo: entra Nainggolan, esce Jesus. Spalletti cerca dunque di rinforzare il centrocampo che ha versato in grosse difficoltà nel primo tempo

CRONACA PRIMO TEMPO:

47′ Termina il primo tempo con il risultato di 0-0

45′ Maresca assegna due minuti di recupero

44′ Gran palla di Totti che con il tacco cerca di servire Dzeko. Il bosniaco, però, non se l’aspettava e ad arrivare per primo è il portiere avversario

44′ Brutta entrata di Laribi su Ruediger, rimedia il giallo

43′ Punizione magnificamente battuta da Totti sul versante sinistro offensivo, il lancio è magnifico, ma nessuno si fa trovare pronto per approfittarne

38′ Altra grande occasione per il Cesena con Rodriguez, che nell’uno contro uno con Manolas, riesce ad avere la meglio sul difensore greco e a far compiere un altro miracolo ad Alisson

30′ Tiro ben indirizzato di Balzano, che viene murato di schiena da Jesus. Giallorossi in difficoltà

28′ Fischiato fuorigioco ad El Shaarawy che si era involato verso la porta

27′ Miracolo di Alisson su un colpo di testa di Rodriguez, lasciato troppo solo al centro dell’area di rigore

26′ Tentativo di Dzeko: Strootman passa al capitano che poi imbecca il bosniaco. La palla si alza leggermente, stava per insaccarsi.

22′ La Roma soffre la pressione degli ospiti, che si affacciano in avanti con un paio di spunti. Alisson è estremamente reattivo su un tentativo di tiro verso la porta

20′ Gioco fermo per un problema al flessore destro di Perotti. Prima sostituzione (obbligata) per la Roma, entra Dzeko. Trentunesima presenza per il calciatore bosniaco

15′ Roma che aziona una ripartenza veloce sull’asse Perotti-Totti, ma non riesce a pungere

13′ Primo tiro verso la porta da parte della Roma, con Manolas che tenta di sorprendere l’estremo difensore avversario sugli sviluppi di un corner

12′ Totti regala spettacolo con un colpo di tacco che avvia una buona manovra offensiva: la palla finisce ad El Shaarawy che tenta un ponte per Bruno Peres ma l’azione non ha sviluppi

9′ Manolas si perde Rodriguez che si smarca e si invola verso la porta. Poi il greco rimedia in corner, non aiutato da Alisson che non esce dai pali. Occasione per il Cesena

7′ La Roma tenta di stanare gli ospiti: uno-due prolungato di Mario Rui con Totti, ma il terzino vanifica l’azione offensiva tentando un passaggio difficile per El Shaarawy

6′ Manolas si prende un rischio con un retropassaggio azzardato ad Alisson. Il greco non si era acccorto che l’estremo difensore si trovava fuori dai pali

2′ Il Cesena è propositivo, gli unici spunti della Roma provengono dalla manovra di Totti, che prova a distribuire palloni ad El Shaarawy e Perotti

FORMAZIONI UFFICIALI:

ROMA (3-4-2-1): Alisson; Rüdiger, Manolas, Jesus; Peres, Paredes, Strootman, Mario Rui; Perotti, El Shaarawy; Totti.
A disp.: Szczesny, Lobont, Fazio, Vermaelen, Emerson Palmieri, De Rossi, Gerson, Nainggolan, Dzeko.​
All. Luciano Spalletti

CESENA (3-5-2): Agliardi; Rigione, Perticone, Ligi; Balzano, Koné, Laribi, Vitale, Renzetti; Ciano, Rodriguez.
A disp.: ​Bardini, Pompei, Setola, Schiavone, Panico, Cinelli, Gasperi, Rodriguez, Garritano, Di Roberto.​
All. Andrea Camplone

Arbitro: Fabio Maresca della sezione di Napoli
Assistenti: Fiorito – Longo
IV uomo: Calvarese

Pompei, Marrone: stop a guerriglia su Scavi, danno enorme per l’Italia

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Il presidente Confapi jr, Marrone: «Sì a diritti dei lavoratori, ma sindacati si calmino»

NAPOLI – «Gli Scavi di Pompei, i turisti, Napoli e l’Italia non possono pagare il prezzo dello scontro tra i sindacati e la Sopritendenza. C’è bisogno di una presa di coscienza collettiva».

A dirlo è Raffaele Marrone, presidente del gruppo Giovani Confapi di Napoli.

«Le denunce e i cancelli chiusi non aiutano il dialogo – aggiunge Marrone –. I sindacati hanno il diritto di tutelare i lavoratori ma hanno anche il dovere di non cadere nel facile errore di confondere la rivendicazione con la contrapposizione».

«Gli Scavi di Pompei sono uno degli asset turistico-culturali più importanti al mondo e portatori di benessere e occupazione per un intero comprensorio: migliaia di persone vivono, direttamente o grazie all’indotto, per il tramite del sito archeologico. I sindacati – sostiene Marrone – non possono considerarlo una “proprietà” di cui disporre liberamente».

«La Sopritendenza, i lavoratori e le stesse sigle sindacali depongano le armi e trovino un punto d’intesa – conclude il numero uno della Confapi jr – perché lo spettacolo offerto, in questi giorni, è assai poco commendevole».

Il piano del Viminale per i migranti

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Il Viminale ragiona su un piano per redistribuire l’accoglienza dei migranti sul territorio e arrivare a 2,5 richiedenti asilo ogni mille residenti. C’è però un ostacolo: la politica. Laddove c’è un’amministrazione di destra, a livello comunale o regionale, i prefetti incassano solo rifiuti.

“Due profughi per 1000 abitanti”. Ma i sindaci di destra frenano il piano del Viminale

E la Lega insorge contro gli incentivi a chi accoglie

Il piano del Viminale per redistribuire l’accoglienza risponde a una logica semplice: dato che le migrazioni sono in corso, e bisogna attrezzarsi, non è meglio sforzarsi un po’ tutti piuttosto che creare concentrazioni indigeste e pericolose? È stata prevista pure una formula aritmetica: 2,5 richiedenti asilo ogni mille residenti, con una correzione per le grandi città, e l’impegno del ministero a non mandare nuovi profughi in quei Comuni che finora sono stati disponibili e rischiano di restare da soli. Il piano, però, ha trovato un formidabile ostacolo: la politica. Non è un caso, infatti, che laddove ci sia una amministrazione di destra, sia a livello comunale, sia regionale, i prefetti incassino solo rifiuti. E dicono al ministero dell’Interno: «Se presto matureranno le elezioni, è scontato che ci saranno ulteriori irrigidimenti».

Questo è lo scenario, dunque. La redistribuzione dei migranti al momento non decolla perché nessuno ha voluto forzare la mano e quindi si procede con la “moral suasion”. I prefetti sono stati incaricati di incontrare tutti i sindaci della loro area e tentare opera di convincimento. Possono mostrare la buona volontà del Viminale che ha appena distribuito 100 milioni di euro (era una sorta di premio: 500 euro per ogni migrante ospitato) come incentivo eccezionale a favore dei Comuni che finora hanno collaborato. Ma è presto per dire se l’offensiva del sorriso funzionerà.

Al Viminale stanno con il fiato sospeso. Il momento della verità sarà quando, entro il 31 marzo, i Comuni dovranno presentare la loro adesione alla rete Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che è il punto di congiunzione tra enti locali e governo centrale. «Finché i sindaci non vengono allo scoperto, non possiamo dire nulla», si ragiona ai piani alti del palazzo dove è Marco Minniti.

Oltre i prefetti, la speranza segreta del ministero è l’Anci, associazione nazionale dei Comuni. In questi giorni è in viaggio una lettera indirizzata a ciascuno degli 8000 sindaci per invitarli ad aderire al Piano di Ripartizione Nazionale. Li si invita a seguire dei corsi via web per conoscere i vantaggi che possono derivare a un Comune se aderisce alla rete Sprar.

Siccome la lettera è arrivata anche ai sindaci leghisti, l’altro giorno è insorto Paolo Grimoldi, Segretario Nazionale della Lega Lombarda, deputato leghista. «L’Anci – dice – di fatto è diventato il braccio operativo del Pd e quindi del suo governo. I seminari via web servono a indottrinarli…». La Lega ha capito che molti potrebbero essere tentati dal sistema degli incentivi. E quindi è partita la controffensiva: «È imbarazzante – sostiene ancora Grimoldi – che l’Anci si spinga al punto da chiedere carattere strutturale alla misura dei bonus».

La partita, insomma, è squisitamente politica. E la prospettiva di elezioni, come sanno bene al Viminale, non aiuta i ragionamenti a mente fredda. C’è un cartello di Governatori di centrodestra – Toti, Maroni e Zaia – che promettevano di mettersi di traverso a ogni piano di Angelino Alfano. Ora al suo posto c’è Marco Minniti, che convince anche a destra in quanto cerca di coniugare espulsione per gli illegali ed accoglienza per i regolari; e a questi Governatori, per dire, è piaciuto l’annunciata riapertura dei Cie. Ad un incontro con Minniti sul piano migranti, la settimana scorsa, i tre non hanno sollevato obiezioni. Ma la questione elettorale è sempre dietro l’angolo…

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lastampa/“Due profughi per 1000 abitanti”. Ma i sindaci di destra frenano il piano del Viminale FRANCESCO GRIGNETTI

La Casa Bianca attacca la Merkel: “Sfrutta l’euro contro Ue e Usa”

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Sul fronte europeo, il numero uno del Consiglio per gli scambi commerciali della Casa Bianca attacca le politiche di Angela Merkel, dicendo che con l’euro debole Berlino approfitta degli Stati Uniti e dei partner europei. La risposta di Merkel è immediata, a difesa dell’indipendenza della Bce. La polemica apre un’inedita fase di tensioni Usa-Ue.

Trump all’attacco della Germania: “Sfrutta l’euro contro Ue e Usa”

Navarro: “Merkel usa a suo vantaggio una moneta sottovalutata. Il Ttip è morto”. Licenziato il segretario alla Giustizia che si è opposto al decreto sugli immigrati

L’amministrazione Trump colpisce diritto al cuore dell’Europa con un attacco alla Germania di Angela Merkel e alle sue strategie commerciali «egemoniche». L’affondo arriva per voce di Peter Navarro, numero uno del Consiglio nazionale per il commercio, la nuova cabina di regia sulla politica degli scambi voluta da Donald Trump.

La Germania sta usando un euro «esageratamente sottovalutato» per «approfittarsi» degli Stati Uniti e dei suoi partner europei, dice il «trader-in-chief» in un’intervista al «Financial Times». Lo zar del commercio Usa va oltre definendo Berlino «tra i maggiori ostacoli a considerare il Ttip un accordo bilaterale, perché la Germania sfrutta gli altri Paesi Ue e gli Usa con un implicito Deutsche Mark» sottostimato. La conclusione è lapidaria: «Il Ttip è morto». La cancelliera Merkel liquida da parte sua le accuse di Navarro in appena tre frasi. La Germania ha sempre chiesto che la Banca centrale europea seguisse una politica indipendente, «così come ha fatto la Bundesbank quando non c’era ancora l’euro», ha chiarito la cancelliera da Stoccolma. «Pertanto non eserciteremo nessuna influenza sul comportamento della Bce e per questo non posso, né voglio cambiare nulla della situazione così com’è». Per il resto ci impegniamo per stare sul mercato mondiale «con prodotti competitivi e nell’ambito di una concorrenza equa».

Gli attacchi di Navarro arrivano però neanche 24 ore dopo la diffusione, da parte dell’istituto economico Ifo, di nuovi dati secondo cui nel 2016 la Germania è tornata ad essere il Paese col più alto avanzo delle partite correnti al mondo, scavalcando la Cina. Il surplus di Berlino ammonta a 297 miliardi di dollari, quello di Pechino a 245. Gli Stati Uniti mostrano invece il più alto deficit delle partite correnti al mondo, con 478 miliardi di dollari. Il governo tedesco, aveva spiegato lunedì una portavoce del ministero federale dell’Economia, condivide la posizione della Commissione europea secondo cui l’avanzo delle partite correnti è da considerarsi «elevato», tuttavia ritiene che ciò «non rappresenti uno squilibrio eccessivo». Elementi questi che tuttavia sembrano suffragare le accuse di Navarro e conferiscono forza agli attacchi da Ovest nei confronti della Germania.

Trump nel frattempo è impegnato sul fronte interno a contrastare l’azione di protesta contro i suoi decreti in materia di migranti e rifugiati. Proteste che sono costate la poltrona al segretario alla Giustizia Sally Yates dopo il suo rifiuto di attuare le disposizioni contenute nei decreti esecutivi su rifugiati e immigrati. Yates, ministro superstite di Obama designata a guidare il dicastero sino alla conferma da parte del Senato del designato Jeff Session, aveva annunciato lunedì sera il boicottaggio: «Fino a quando sarò alla guida di questo dipartimento, il decreto non sarà difeso», avverte Yates. I legali del dipartimento così non avrebbero difeso nelle aule di tribunale il decreto di Trump.

Per il Presidente si è trattato di un tradimento in piena regola, meritevole di licenziamento. «Yates ha tradito il dipartimento di Giustizia rifiutando di attuare un ordine messo a punto per difendere i cittadini americani», ha replicato la Casa Bianca. E dopo il licenziamento (in stile «The Apprentice» afferma qualcuno), Trump ha nominato ministro ad interim Dana Boente, procuratore della Virginia, che ha subito affermato di essere pronto a «fare il proprio dovere» e a difendere l’ordine esecutivo del presidente. Il quale sembra godere di un sostegno interno (almeno sulla questione dei decreti) maggiore di quello che lo ha trascinato alla Casa Bianca. A suggerirlo è un sondaggio Rasmussen Reports secondo cui il 57% degli aventi diritto al voto sostiene le misure adottate da Trump in materia di rifugiati e migranti, a fronte di un 33% di contrari e il 10% di indecisi.

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vivicentro/La Casa Bianca attacca la Merkel: “Sfrutta l’euro contro Ue e Usa”
lastampa/Trump all’attacco della Germania: “Sfrutta l’euro contro Ue e Usa” ALESSANDRO ALVIANI, FRANCESCO SEMPRINI

Trump, per favorire la distensione con il Cremlino, gioca la carta di Kissinger

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Il presidente americano Donald Trump, per favorire la distensione con la russia, “sponsorizza” il ritorno di Henry Kissinger che ipotizza anche un compromesso sull’Ucraina.

Il ritorno di Kissinger per favorire la distensione con il Cremlino

Pronti a un compromesso sull’Ucraina e sul futuro della Siria,ma nell’amministrazione Usa in molti non si fidano di Putin

NEW YORK – Anche Henry Kissinger sta aiutando Donald Trump a mediare con Vladimir Putin, per riaprire il dialogo con il Cremlino, ma nella cerchia dei collaboratori più stretti del capo della Casa Bianca resta molto scetticismo sulle vere intenzioni di Mosca. Lo rivelano fonti vicine all’amministrazione, che hanno lavorato nel Transition team e continuano a consigliare il governo. Gli ostacoli infatti restano evidenti, come ad esempio ha confermato l’arresto di quattro membri dei servizi segreti russi accusati di spiare per la Cia.

Durante la campagna elettorale Trump aveva detto di favorire un riavvicinamento a Putin, perché tornare alla Guerra fredda non conveniva a nessuno. Queste intenzioni si erano poi scontrare con i rapporti dell’intelligence, che avevano denunciato l’ingerenza degli hacker russi nelle presidenziali, confermando il sospetto che il Cremlino aveva interesse a favorire la vittoria del candidato repubblicano perché lo considerava più vicino e malleabile di Hillary Clinton. Durante la conferenza stampa tenuta con la premier britannica May, il nuovo capo della Casa Bianca ha confermato di voler tentare il dialogo con Putin, senza però scommettere sui risultati.

Un consigliere che lo sta aiutando a trovare l’intesa è Kissinger, che dopo aver costruito l’apertura alla Cina durante l’amministrazione Nixon, sarebbe felice di passare alla storia come la persona che ha anche evitato la nuova guerra fredda. Il punto di partenza è che l’ex segretario di Stato e il nuovo presidente sono uniti da una vecchia amicizia. Chi li conosce li ha visti frequentarsi anche fuori dal lavoro, in situazioni sociali, dove hanno un rapporto molto confidenziale. Dopo le elezioni Kissinger ha visitato in varie occasioni la Trump Tower, proponendosi come mediatore, e poi ha viaggiato anche in Europa. La sua idea è che il capo della Casa Bianca dovrebbe accettare la sovranità russa sulla Crimea, in cambio di un accordo complessivo per favorire la stabilità globale. La linea rossa invalicabile da parte di Mosca sarebbero i confini dei Paesi baltici e la Polonia. Russia e Usa potrebbero collaborare anche per fermare la guerra in Siria, con un compromesso che divida il Paese in sfere di influenza, e consenta di eliminare l’Isis. Mosca vuole conservare le basi navali nel Paese, cosa che otterrebbe, e, in un primo momento, anche la permanenza di Assad, ma sarebbe disposta a sacrificare il dittatore sull’altare di un’intesa di più ampio respiro. Anche in Libia si potrebbe garantire un ruolo ad Haftar, sostenuto dai russi, senza però lasciarlo marciare su Tripoli, in cambio della lotta comune al terrorismo nel sud del Paese.

Il segretario di Stato Tillerson viene percepito come una persona vicina a Kissinger, e quindi potrebbe aiutare questo processo, ma il consigliere per la sicurezza nazionale Flynn è ancora scettico. È vero che aveva visitato in varie occasioni Mosca, e aveva dato rassicurazioni all’ambasciatore russo a Washington quando Obama aveva espulso i 35 diplomatici, ma nel libro «Field of Fight» scritto con Michael Ledeen aveva detto di considerare il Cremlino un membro dell’alleanza globale determinata ad abbattere gli Stati Uniti, insieme all’Iran e al jihadismo che Teheran controlla. Nei giorni scorsi le autorità russe hanno confermato le difficoltà arrestando quattro persone, tra cui i membri del servizio segreto Fsb Sergei Mikhailov e Dmitry Dokuchaev, accusandole di tradimento perché passavano informazioni alla Cia. Flynn non è certo che si possa ristabilire il rapporto con Mosca, e togliere le sanzioni per l’Ucraina, ma Trump e Kissinger vogliono almeno andare a vedere le carte di Putin.

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lastampa/Il ritorno di Kissinger per favorire la distensione con il Cremlino PAOLO MASTROLILLI – INVIATO A NEW YORK

Così non va…

Così non va…

Se si trattava di un esame di maturità, dispiace dirlo, ma il Napoli è stato quantomeno rimandato. Aggancio alla Roma fallito, nella giornata casalinga che sembrava perfetta. Quello che distingue le squadre di vertice dalle altre, è la capacità di comprendere appieno l’importanza di certe sfide, ìnfide sotto il profilo psicologico, più che dal punto di vista del gioco o dei valori in campo. Il Palermo, con il neo allenatore Lopez, è venuto al San Paolo con l’aura di vittima sacrificale. L’antipasto pomeridiano poi, aveva regalato un insperato quanto rocambolesco stop della Roma, vittima di una Sampdoria mai doma, che ha creduto fino in fondo al bottino pieno. All’opposto l’atteggiamento del Napoli, che dopo pochi minuti è già ad inseguire, colpa della gran zuccata di Ilija Nestorovski. Il colosso macedone non si fa pregare sul preciso cross dalla destra e infila Reina. Inutile dire che chi vuole aspirare al vertice non può pensare di prendere gol su distrazione, eppure sta capitando sistematicamente. Sta mancando molto la duttilità e la sicurezza dello statuario Koulibaly, ma questo non basta a giustificare certi atteggiamenti di sufficienza. A certi livelli gli errori si pagano caro. Infatti la squadra di Sarri si getta in avanti con rabbia, ma la sfortuna fa sì che il pallone si calamiti due volte sui sostegni della porta di Posavec, e più volte lo stesso estremo difensore rosanero compie autentici miracoli sulle sortite offensive dei partenopei. Le trame, solitamente fluide e veloci, soffrono stavolta delle imprecisioni ormai croniche di Jorginho, che sembra aver lasciato nello spogliatoio il piedino vellutato.

Il primo tempo si chiude in un batter d’occhio, con tanti tentativi e pochi risultati. La consueta sfuriata del Komandante Sarri non sortisce grandi effetti nei primi minuti della ripresa, eppure il Palermo cala vistosamente nei ritmi. Ci pensa il solito Mertens, con ottima collaborazione della dea bendata: stavolta il portiere avversario paga tutto in una volta la fortuna che lo aveva assistito fino a quel momento, e il pallone passa sotto i suoi piedi nella più disastrosa delle papere.  Ecco che lo stadio si infiamma, si crede possibile una rimonta che porterebbe tutto nello stato naturale delle cose. Il bello del calcio però, talvolta ha un retrogusto amaro; a nulla servono i cambi nei ruoli chiave, né la palese arrendevolezza dei rosanero, ormai allo stremo. L’ultima occasione la brucia Insigne, a due passi dalla porta mette a lato, quando tutto lo stadio aveva già gridato al gol. Questione di centimetri, ma anche di testa: sarebbe il momento di smettere di pensare alla pur affascinante sfida di Champions, che si avvicina a grandi falcate. Qui c’è un campionato da portare a termine, una posizione da consolidare, un secondo posto da agguantare. E’ tempo di diventare grandi.

a cura di Fabiano Malacario

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Troppo smog in Italia e il governo rischia la multa

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Lo smog non dà tregua alle nostre città e ora l’Italia rischia una maxi multa dall’Unione europea: Bruxelles sta preparando una sanzione da un miliardo di euro, come anticipa Marco Zatterin.

Troppo smog, l’Italia rischia una multa da un miliardo di euro

Il Nord è soffocato e scatta l’emergenza in molte città, Bruxelles procede con le infrazioni sulle polveri sottili

Ha già un nome in codice, la chiamano «madre di tutte le sanzioni», stimata in diverse centinaia di milioni, «potenzialmente sino a un miliardo». L’Italia rischia per la continua violazione delle norme sulla qualità dell’aria, ora che l’Ue rilancia le due procedure aperte da tempo contro Roma.

Quando arriverà – alla fine del lungo iter che hanno le procedure di infrazione europee e salvo colpi di scena non previsti – dover pagare la multa sembrerà però la migliore delle peggiori notizie, potrà parere quasi un’inezia rispetto al pedaggio di vite umane imposto dalla polveri sottili, alle 66 mila morti premature attribuite allo smog ogni anno, ai 695 mila anni di vita bruciati dall’ossigeno avariato e logorato dalla vita moderna.

La Commissione Ue, garante del rispetto delle norme che gli Stati si sono attribuite, sta per muoversi. Fonti concordanti rivelano che, per metà febbraio, è atteso il parere motivato (secondo stadio della procedura avviata nel 2015) che inviterà Roma a correggere lo sforamento dei limiti minimi di biossido di azoto contenuti nell’atmosfera, inquinante che scaturisce per il 40 per cento dal traffico stradale. Per marzo, secondo la tabella di marcia dell’esecutivo, c’è in canna un secondo parere per una seconda variazione sul tema dell’irregolarità, stavolta per le «Pm10», le polveri sottili, killer invisibile che uccide anzitempo da noi come in nessun altro Paese dell’Unione.

 

Qui l’Italia è in mora da anni. L’allarme di questi giorni, l’attesa spasmodica della pioggia che dovrebbe tornare domani nel Nord, rivela che il livello di allerta è alto. Siamo già stati condannati dalla Corte di Giustizia europea per la violazione dei limiti «Pm10» in 55 aree geografiche della penisola nel 2006 e 2007. Dall’anno successivo, ci siamo mantenuti regolarmente sopra i tetti di sicurezza. Il risultato di questa performance è che l’Italia è il terzo Paese per violazioni quanto a giorni vissuti oltre la soglia massima, ci superano solo Polonia e Bulgaria.

Nel 2015, nove zone hanno scardinato sistematicamente sia i limiti quotidiani che quelli annuali. Fra queste, eccellono nella disgrazia Piemonte e Lombardia. Dopo un lieve miglioramento nel 2013 e 2014, dovuto per lo più alle vicende climatiche, a Milano e Torino un giorno su tre è stato nel 2015 a rischio intossicazione.

Polveri e biossido di azoto, riferisce l’Agenzia europea dell’Ambiente, hanno provocato nel 2013 la morte prematura per 87.670 esseri umani che, sempre a leggere i numeri, avrebbero potuto vivere una decina di anni in più. Il legame di causa-effetto fra l’alta concentrazione d polveri sottili e le morti premature è riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità. C’è chi lo contesta, ma a Bruxelles non sono d’accordo.

«La verità è che ci sono oltre 400 mila morti premature in Europa per colpa della pessima qualità dell’aria – ha ammesso Karmenu Vella, commissario Ue all’Ambiente -. Sono milioni quelli che soffrono di malattie cardiovascolari e in Italia i morti anzitempo per il diossido di carbonio sono stimati a quota ventimila». «Bisognerebbe innalzare un monumento alle vittime ignote dell’inquinamento – suggerisce Monica Frassoni, copresidente dei Verdi europei -. Servirebbe a far capire che è una guerra».

Il maltese Vella giura che «abbiamo la normativa che occorre» e che «esistono le leggi per migliorare la qualità dell’aria», però «ventitré Paesi su ventotto non le rispettano». L’Italia ad esempio. Certo il governo Renzi ha compiuto un grande sforzo nel ridurre il numero di contenziosi sul cattivo o mancato recepimento delle norme Ue che ha contribuito a scrivere. Il taglio è stato netto. I dossier aperti sono tuttavia difficili. I depuratori, le discariche, i rifiuti. «Serve uno sforzo corale che investa capitale politico», suggerisce un tecnico della squadra del premier Gentiloni. Mica facile.

La difficoltà di ottenere un risultato virtuoso dipende anche dalla suddivisione di competenze fra Stato e Regioni. Dire che non funzionano come dovrebbero è un eufemismo. «Oltretutto l’Italia ha accettato oltre dieci anni fa limiti che non potevano essere davvero centrati», aggiunge una voce governativa.

Ora arrivano le conseguenze. Le due procedure di infrazione – biossido di azoto e Pm10 – passano dallo stadio di messa in mora a quello di parere motivato. L’Italia avrà due mesi per rispondere. In genere sono estesi, quindi si scivolerà all’autunno. Se non convinceremo la Commissione della capacità di ridurre le emissioni nocive finiremo alla Corte Ue entro l’anno. Per mondarci dovremmo rinnovare il parco macchine e applicare come si deve le norme antinquinamento per abitazioni (quasi metà del totale emissioni sottili) e industrie: è una questione normativa, amministrativa e di cultura. Una volta al tribunale di Lussemburgo, la condanna (la seconda nel caso delle polveri) porterebbe alla multa, da calcolare in “tot” migliaia di euro per ogni giorno di sforamento dal 2008 a oggi. Si farebbe presto ad arrivare a cifre con molti zero. Nel solo 2016 abbiamo pagato 300 milioni di sanzioni per il mancato rispetto del diritto comunitario. Con il pacchetto Ambiente potrebbe essere facile volare a un miliardo di euro, argomentano gli esperti. Destino inquinato davvero.

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lastampa/Troppo smog, l’Italia rischia una multa da un miliardo di euro MARCO ZATTERIN

Castel Volturno, doppia seduta per gli azzurri: ancora differenziato per Tonelli

Doppia seduta oggi per il Napoli a Castelvolturno. Gli azzurri preparano il match contro il Bologna al Dall’Ara di sabato 4 febbraio alle ore 20,45 per il posticipo della 23esima giornata di Serie A.

Al mattino la squadra ha svolto una prima fase atletica con circuito di forza.

Successivamente ha proseguito l’allenamento sul campo 2 solo il gruppo dei difensori. Che è stato impegnato in un lavoro tecnico tattico specifico.

Alessio Zerbin, neo acquisto azzurro, ha svolto test fisici.
Nel pomeriggio il gruppo dopo l’attivazione ha disputato una serie di partitine a calcetto con quattro squadre da 5 che si sono affrontate prima con le porte grandi e poi con le porte piccoline.

Di seguito fase di lavoro finalizzato al possesso palla.

In chiusura il gruppo di centrocampisti ed attaccanti hanno completato la seduta con allenamento tecnico tattico specifico.

Differenziato per Tonelli. Domani allenamento pomeridiano.

Da sscnapoli.it

Comunicato Trabzonspor su El Kaddouri: “Trattativa abbandonata perché cambiate le condizioni”

Uno dei tanti intrighi dell’ultimo giorno di mercato, di quelli che fanno aumentare le pulsazioni e che creano quell’atmosfera davvero unica. Omar El Kaddouri, grande protagonista delle ultime ore di trattative. Il suo futuro, ormai è ufficiale, è l’Empoli, che ha pagato al Napoli 1.5 milioni di euro più 500 mila euro di bonus e il 30% sulla futura rivendita. Un affare che ha soddisfatto entrambe le parti. Il Napoli, che per un giocatore in scadenza ha incassato una buona cifra, oltre alla possibilità di ricevere un’ulteriore somma eventualmente in futuro nel caso in cui El Kaddouri dovesse poi trasferirsi in un’altra squadra. L’ Empoli che ha aggiunto alla rosa di Martusciello un giocatore di grandi qualità tecniche e in grado di fornire nuove soluzioni all’allenatore.

El Kaddouri era stato trattato con insistenza anche dal Trabzonspor. A un certo punto sembrava quasi che il giocatore stesse per partire per la Turchia e iniziare una nuova avventura lontano dall’Italia. Un accordo che sembrava a un passo, e invece poi l’ha spuntata l’Empoli. Addirittura, il club turco ha diramato un comunicato pubblicato sul proprio sito ufficiale in cui è specificato come la società abbia deciso di abbandonare la trattativa dato che “il suo club (il Napoli, ndr) aveva cambiato più volte le condizioni del trasferimento“. Possibile anche, a questo punto, una risposta dell’Empoli. Staremo a vedere. Intanto, Martusciello si gode il suo nuovo rinforzo. El Kaddouri, il regalo dell’ultimo giorno di mercato.

 

Da gianlucadimarzio.com

El Kaddouri, l’ agente: “Sarri unico colpevole del suo addio. Mai stato chiaro con lui, un bene essercene liberati”

Mino Raiola, agente tra gli altri di Omar El Kaddouri, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

 
“Non siamo riusciti a metterci d’accordo col Napoli. Era in scadenza e la soluzione Empoli ci ha convinti con un progetto interessante. Se Omar ha giocato poco non è certo per le sue qualità. L’ unico colpevole è Sarri che non è stato proprio un signore nei suoi riguardi. Non è mai stato chiaro con lui, poi lo ha escluso dalla lista Champions ed il rapporto si era rotto. Siamo contenti di esserci liberati da Sarri, non dal Napoli.

Rinnovo? Diverse volte abbiamo provato a raggiungere un’ intesa, ma tecnicamente non ci hanno dato quello che dovevano darci. Omar è stato uomo: ha preferito giocare a Empoli rinunciando ai soldi. Se Sarri si fosse comportato così con Ibrahimovic, è meglio che prendeva una barca e andava a pesca!”.

Gabbiadini, l’ agente: “Porterà sempre nel cuore la città. ADL non voleva cederlo, alla fine si è fatto il bene di tutti”

Silvio Pagliari, agente di Manolo Gabbiadini, ha rilasciato alcune dichiarazioni a ‘Radio Gol’, in onda su Radio Kiss Kiss Napoli. Ecco quanto evidenziato:

 
“Manolo porterà sempre nel cuore questa città in cui è stato benissimo. I napoletani sanno apprezzare le persone vere e i buoni calciatori. I primi sei mesi lasciavano presagire una grande avventura, a questi sono seguiti 18 di chiaro-scuro.
De Laurentiis non avrebbe mai voluto cederlo. Alla fine si è dimostrato un signore accettando cifre più basse rispetto al reale valore del ragazzo. Si è fatto il bene di tutti, Manolo avrebbe avuto poco spazio da qui a giugno. Abbiamo lavorato giorno e notte con Giuntoli per far andare in porto questo trasferimento. Hanno parlato a vanvera tanti mediatori che non ci sono mai stati, è stata una trattativa lunga ma portata avanti con la società. Cosa è successo domenica sera? Mi aspettavo che dopo il pari con il Palermo il presidente avrebbe bloccato tutto e così è stato per un paio di ore”.

Empoli, il pres. Corsi su El Kaddouri: “Accordo con De Laurentiis trovato domenica”

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Le sue parole

Fabrizio Corsi, presidente dell’Empoli che ha appena acquistato Omar El Kaddouri, è intervenuto ai microfoni di Si Gonfia la Rete, sulle frequenze di Radio Crc: “Negli ultimi giorni era venuta un po’ meno la convinzione. Di fatto ho raggiunto l’accordo con De Laurentiis domenica sera, siamo entrambi uomini d’onore. Eravamo forti dell’accordo anche su altre situazioni straniere che volevano speculare e giocare sul giocatore. Noi abbiamo preso la strada più corretta contattando il Napoli di persona e nona girando la società come altri hanno fatto. E’ uno stipendio importante per Omar, spero ci dia una grossa mano. Va ricoprire il ruolo di Saponara, ci era venuto anche l’idea di cambiare modulo. Ma adesso abbiamo lui, diventerà un leader tecnico. Con la sua personalità potrà dare un apporto importante alla squadra.

Pensavo di utilizzare El Kaddouri come attaccante, poi però Saponara è andato via. Abbiamo dovuto cederlo. Ma non erano esattamente questi i piani. Saponara ci ha chiesto ad essere ceduto perchè aveva difficoltà e pressioni in questo club. 

Su Dioussé e l’interesse del Napoli: è un giocatore importante, sta crescendo di domenica in domenica. Ha 19 anni e 35 partite in serie A. Se questo club a cui è destinato sarà il Napoli allora saremmo felici. Maurizio Sarri era innamorato già due anni fa dicome recepiva il lavoro tattico. 

Turi al Pungiglione: “Ringrazio Pavarese per le sue parole. Sul Viareggio ci possono essere novità”

In esclusiva le dichiarazioni di Alberico Turi

Nel corso della trasmissione di ViViRadioWeb, Il Pungiglione Stabiese, abbiamo ascoltato il Direttore Responsabile del settore giovanile della Juve Stabia, Alberico Turi.

Parliamo subito delle parole importanti che ha speso il direttore Pavarese nei tuoi riguardi. Grande stima e grande affetto dopo un periodo di incomprensione iniziale, ma alla fine dice che il tuo segreto è avere l’occhio lungo, cioè scovare il calciatore già dalla tenera età: Ringrazio Gigi per le parole che ha espresso nei miei confronti. Sono molto molto lusingato perché le parole dette da un direttore come Gigi Pavarese, che ha un curriculum di certo non lo scopro io, ti può solo riempire di orgoglio e di soddisfazioni personali proprio da un punto di vista umano. Vi dico che mi sono commosso in merito alle parole di Gigi perché ha fatto un passaggio molto importante: dire che c’è stato uno scontro tra me e lui a Castellammare che ha portato a conoscere l’essere persone per bene sia da parte mia che da parte sua. È nata poi un’amicizia così forte e importante, e adesso con Gigi mi sento quasi tutti i giorni.

Voglio fare una puntualizzazione su quanto si diceva prima in trasmissione: penso e credo che non si sia mancato di rispetto a nessuno perchè gli accordi del settore giovanile Juve Stabia sono stati rispettati, non c’era nessuna mancanza di rispetto nei confronti di nessuno. Ma ci tengo a precisare che dopo la nota dei consiglieri comunali, riguardo il Viareggio, il presidente Manniello postò sui social alcune frasi e poco dopo fu chiamato da Andrea De Lucia. Questo dire mancanza di rispetto, non mi sta bene. Io e gli altri, siamo delle persone perbene e sappiamo cosa vuol dire rispettare. Non voglio fare polemica, penso che ci sia stato solo un malinteso. Forse il presidente Manniello la pensa al mio stesso modo. Poi se le persone intorno vogliono un capo espiatorio, allora credo che sia un grosso errore. La polemica non fa bene alla città di Castellammare. Per me è un argomento chiuso. Non abbiamo destabilizzato nessuno, abbiamo fatto tutto in buona fede. Anzi aggiungo una cosa, teniamo le dita incrociate, il girone a Castellammare era per poter partecipare al torneo di Viareggio. Sembra che forse qualche società possa non partecipare e noi potremmo dare una vetrina importante a questi ragazzi.

La Berretti vince contro l’Akragas per 3-1 si continua ancora in questa striscia di risultati positivi: Come dicevo la settimana scorsa questo è un gruppo forte, fatto da ragazzi che hanno delle qualità. Purtroppo in Italia si arriva ad un’eta’ di contratto troppo presto e questo fa sì che le finanze delle società non possano far crescere negli ultimi step questi ragazzi. Se pensiamo che un ’98 l’anno prossimo deve avere un pre-contratto e noi ne abbiamo in Berretti 5/6 importanti, parliamo di un investimento per la società che si aggira intorno ai 100000/ €150000. Per una società professionistica che parla annualmente di un bilancio che si gira intorno ad un milione di €, si capisce l’effettiva incidenza è tanta, poi se lasci in rosa 6/7 ragazzi significa che c’è bisogno di un organico molto più ampio rispetto a quello che si va ad allestire.

Mister Panico dopo la vittoria ha evidenziato i tre punti importanti e soprattutto anche i problemi derivanti dall’orario. Ecco questa difficoltà del settore giovanile di cambiare sempre orari, è davvero una difficoltà? Sì, indubbiamente è una difficoltà perché la squadra comunque abituata a determinati orari di allenamento, di colazione e un pasto pre-gara, cambi tutto nell’ultimo giorno pre gara e questo incide su tutti i ragazzi. Mister Panico è un tecnico meticoloso che va a curare i particolari e quindi lui ne risente più degli altri.

Mario Elefante ritorna dopo la squalifica e subito diventa l’uomo della partita, pur giocando in ruolo non suo fa vedere tutte le sue qualità: Mario è un ragazzo di qualità che viene da quel ruolo, noi con il tempo gli abbiamo inculcato un attimino il senso del lavoro di copertura, di marcatura e spostato a sinistra. Se sta caratterialmente calmo, secondo me è un ragazzo che fa la differenza.

Il mister dell’Akragas ha dichiarato a fine gara che loro sono venuti a Castellammare a giocare contro una grande squadra. Tu cosa ne pensi?: Ne sono enormemente fiero e rallegrato, penso che non siano frasi di circostanza ma dette da un tecnico preparato che nel settore giovanile è da tanto e viene da una preparazione importante. Sabato prossimo andremo a Siracusa in concomitanza con la prima squadra, ci hanno chiesto l’anticipo di mattina in quel di Palazzolo perché poi gli addetti ai lavori del Siracusa vogliono raggiungere il campo per poter assistere a questa festa di fratellanza. Noi dal canto nostro abbiamo accettato senza battere ciglio che si giocasse a quell’ora pur venendo da un viaggio preparato per bene, ma un conto è giocare di pomeriggio e un conto è giocare alle 11:00 di mattina.

I giovanissimi regionali purtroppo perdono contro la Promotion, stiamo parlando comunque di una realtà importante del calcio qui in Campania: Una grossa realtà importante guidata da Carmine Cascone. Non lo scopro di certo io, con i suoi 80 anni dimostra ancora di essere un ragazzino in mezzo al campo, con un entusiasmo che sprigiona da tutti i pori, lui è un conoscitore di talenti.

Continuando con i Regionali, gli Allievi purtroppo perdono per 2-0: Purtroppo il calcio è fatto anche di questo, i ragazzi hanno perso con due tiri in porta subiti. Fa niente, servirà ai ragazzi da un punto di vista della crescita. La vittoria sicuramente da morale e ti fa fare passi da giganti, ma il gioco e la convinzione dei propri mezzi, è fondamentale per la crescita.

Abbiamo detto della Berretti, gli Under 15 e Under 17 cosa faranno?: Domenica gli Under 15 e gli Under 17 affronteranno la Sambenedettese. Domenica scorsa per le avverse condizioni che hanno colpito le Marche, non abbiamo raggiunto Teramo ma la gara era stata già rinviata come tra comune accordo delle due società. Quindi ci sarà questo impegno importante dopo una domenica di sosta contro la Sambenedettese che ci può proiettare nella parte alta classifica.

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Giaccherini, l’agente: “Juve e Roma l’hanno cercato. Giuntoli mi ha trattato male”

Le sue parole

Furio Valcareggi, agente di Emanuele Giaccherini, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio Marte: “Emanuele resta a Napoli. Juve e Roma ci hanno fatto delle lusinghe ed ho allertato Giuntoli che mi ha trattato male dicendomi che non cedeva Emanuele. Il tutto poi è rientrato anche perchè io e Giuntoli siamo due toscanacci, ma non potevo non ascoltare queste due richieste che ho avuto. Io ho fatto il mio lavoro e di fronte ad offerte di Juve e Roma mi ha fatto piaciere, ma la cosa che mi ha reso orgoglioso è che il Napoli non l’ha voluto dare via. Questo vuol dire che il Napoli crede nel ragazzo, Emanuele resta senza problemi in azzurro. La storia continua e siamo tutti contenti, con il Napoli ci siamo chiariti. Le parole di Sarri non mi hanno offeso, tra l’altro ci siamo sentiti. Il procuratore fa un lavoro simpatico da un lato e antipatico dall’altro. Quando portai Emanuele a Napoli mi abbracciò a Dimaro ringraziandomi per la disponibilità Tra me e Sarri non c’è nessun problema”.

Giaccherini resta a malincuore fino a giugno

Giaccherini resta a malincuore fino a giugno

La Gazzetta dello Sport scrive su Emanuele Giaccherini che alla fine è restato a Napoli nonostante le avances della Roma: “Giaccherini resterà a Napoli almeno fino al termine della stagione. Il d.s. Cristiano Giuntoli ha respinto le offerte della Roma che l’avrebbe ingaggiato volentieri. «Allora, datemi El Shaarawy», è stata la risposta del direttore sportivo napoletano al club giallorosso. Il Napoli non ha voluto cedere un proprio giocatore ad una diretta concorrente per la zona Champions League. Tra l’altro l’ex pupillo di Antonio Conte non rientra nei programmi tecnici di Maurizio Sarri che, dopo averlo voluto a luglio, gli ha concesso soltanto manciate di minuti: troppo pochi per non indurre il procuratore del giocatore a chiederne la cessione. Ma l’opposizione del Napoli è stata decisa. Dunque, seppur a malincuore, Giaccherini sarà costretto ad aspettare la fine della stagione per definire la propria posizione. Molto dipenderà dalla considerazione dell’allenatore: se da qui al termine del campionato avrà le stesse opportunità avute finora, allora sarà scontata la sua partenza. A quel punto, avendo più tempo di sostituirlo, il Napoli lo lascerà andare”.