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FOTO ViViCentro – Juve Stabia, le cinque ‘Vespette Nazionali’: gol per Guarracino e Costanzo!

FOTO ViViCentro – Juve Stabia, le cinque ‘Vespette Nazionali’

Gli Under 15 della Juve Stabia: Matteo Esposito, Giuseppe Annibale, Stefano Selvaggio, Domenico Costanzo e Mariano Guarracino si sono resi protagonisti dello stage della Nazionale di categoria. Le cinque Vespette, che hanno giocato tutti in manglia bianca, hanno disputato un buon match e per Costanzo e Guarracino è arrivato anche il gol. Vi proponiamo alcuni scatti esclusiva.

a cura di Ciro Novellino

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Spal, Semplici: “Essere accostato al Napoli è un grande piacere ma non c’è nulla”

Leonardo Semplici, allenatore della Spal accostato di recente al Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete‘. Ecco quanto evidenziato:

Contatto con De Laurentiis? Tranquilli, mi ha già fatto il contratto. Scherzi a parte, essere accostato a grandi squadre come Napoli e Fiorentina fa veramente molto piacere. Ho fatto tanta gavetta e questa è una piccola riconoscenza del tanto lavoro svolto. E’ un piacere ma non c’è niente con il Napoli. A Ferrara mi hanno dato l’ opportunità di esprimere le mie idee, spero di arrivare in Serie A un giorno.
Sarri sta portando la squadra ad un ottimo livello. Perdere col Real ci può stare, ma non credo che il presidente debba scaricare le colpe sul tecnico”.

Radio Crc – Rapporto Ghoulam-Moggi ufficialmente chiuso, non esclusi contatti con Mendes

Quello di Fouzi Ghoulam è un profilo che fa gola a molti clubs. Intanto la famiglia dell’ esterno algerino, stando a quanto riferito da Radio Crc, ha confermato ufficialmente la chiusura del rapporto con Alessandro Moggi. Sarà proprio la famiglia a lavorare personalmente per definire il futuro del difensore azzurro. Non arrivano conferme ma neanche smentite riguardo contatti con Jorge Mendes, noto agente vicino a Manchester United e Atletico Madrid.

Maggio: “Diamo tempo a Pavoletti, può darci tanto. Roma? Vogliamo il secondo posto”

Le sue parole

Christian Maggio ha rilasciato alcune dichiarazioni durante Radio Gol su Kiss Kiss Napoli: “Pavoletti? Diamo tempo al tempo, diamogli tempo. A parte gli scherzi, ce ne vuole un po’ per farlo entrare negli schemi del mister. Ha il gol nel sangue. L’abbiamo visto a Genoa. E’ una persona solare, simpatica e può dare tanto. Empoli? Siamo pronti, arriveremo ad Empoli con la testa giusta. Vogliamo rigiocare la Champions, è un nostro obiettivo, sarebbe brutto non giocarci. Cercheremo di dare il massimo fino alla fine per portare a casa l’obiettivo”.

Pavoletti: “Mi chiamano Pavolè, Napoli mi ha conquistato. Non vedo l’ora di giocare con la Juve”

Le sue parole

Leonardo Pavoletti ha rilasciato alcune dichiarazioni durante Radio Gol su Kiss Kiss Napoli:

125mila tifosi al San Paolo? “Non vedo l’ora, speriamo di vincerle tutte. Chiedo ai tifosi di starci vicino fino alla fine. Sono felice di stare qui, ci proveremo fino alla fine, vogliamo il secondo posto”.

Toni? “Ho voglia di migliorarmi. Ha fatto mille gol, io devo ancora dimostrare tutto”.

Cristiano Lucarelli riferimento? “Si è trovato benissimo qui, mi ha fatto arrivare voci, dovevo venire qui”.

Sarri? “E’ stato uno dei motivi per i quali ho scelto Napoli”.

La città di Napoli? “Fantastica, svegliarsi qui è unico”.

Esultanza? “Non ci ho pensato, sarà spontanea”.

Pesto o genovese napoletana? “Non l’ho ancora mangiata, non me l’hanno proposta”.

Differenze 4-3-3? Metodi diversi di uscita per poi verticalizzare sugli attaccanti. Questa la cosa migliore che impone Sarri alle sue squadre”.

Nazionale?E’ il sogno, ma tutto passa dal campo. Devo dimostrare di poter essere da Napoli”.

Juve? “La gara più importante è quello con l’Empoli, poi ci sarà la sosta e potremmo cominciare a pensarci”.

Perin? “Sta lavorando, sarà pronto per il prossimo ritiro. Sta lavorando bene e sarà a disposizione per il prossimo ritiro”

Città? “Napoli mi ha conquistato, mi sveglio con la voglia di vivere che c’è solo a Napoli”.

Roma? “Vogliamo il secondo posto, dovremo essere il più uniti possibile”.

Pavoloso? “Mi chiamano Pavolè!”

Gol? “Non posso non godere di queste esultanze, non vedo l’ora di fare gol e sentire il mio nome. Magari alla Juventus”.

Ambientamento? “Nei primi mesi è stata dura, le strategie prestabilite mi hanno creato problemi. Ora sono entrato negli schemi”.

Champions? “Stiamo preparando al meglio la gara di Empoli, vogliamo tornare subito in Champions. Siamo arrabbiati nel modo giusto, dobbiamo lottare fino all’ultimo minuto”.

“I ragazzi mi hanno accolto benissimo in questo gruppo. Non potevo essere accolto meglio”.

Cosenza vs Juve Stabia, inizia la prevendita dei tagliandi di ingresso

Martedì è iniziato il nuovo “corso” per le vespe che ora vedono sedere in panchina il nuovo tecnico Guido Carboni, subentrato all’esonerato Gaetano Fontana, che avrà un compito molto difficile già dalla prossima gara che sarà Cosenza vs Juve Stabia.

Domenica le vespe in piena emergenza infortuni sono attese dal Cosenza di Mister De Angelis.

Non saranno della partita con molta probabilità: Kanoutè, Ripa, Paponi e Atanasov

Per i silani sara una gara da non fallire per dare continuità alla vittoria, avvenuta tra le mura amiche, nell’ultima gara con la Fidelis Andria.

Anche per le Vespe sarà una gara fondamentale per continuare a sperare nella risalita in classifica ed un migliore piazzamento play off, considerato che nel 2017 le Vespe hanno totalizzato solo 6 punti in 8 gare e sono per rendimento in questo inizio d’anno le ultime della classe.

Per la gara con il Cosenza, la Juve Stabia comunica le modalità e le info per l’acquisto dei tagliandi di ingresso al San Vito – Marulla di Cosenza:

S.S. Juve Stabia rende noto che, sono disponibili, come da vigente normativa, ESCLUSIVAMENTE per i possessori della Tessera del Tifoso, i tagliandi di ingresso del Settore Ospiti dello Stadio “San Vito-Gigi Marulla” di Cosenza per assistere all’incontro di calcio Cosenza-Juve Stabia, in programma domenica 19 marzo, alle ore 14,30 e valevole per la 30a giornata del Girone C della Lega Pro Divisione Unica 2016/17.

Il Cosenza Calcio, nel rispetto delle direttive ministeriali, NON HA ADERITO al progetto “Porta un amico allo stadio”.

I biglietti saranno in vendita al prezzo di € 10, inclusi diritti di prevendita, fino alle ore 19,00 di sabato 18 marzo, tramite il circuito Bookingshow, online o presso le ricevitorie abilitate.

Si elencano di seguito i punti vendita autorizzati presenti a Castellammare di Stabia:

Euro Systems, Corso Alcide de Gasperi 141

Dolci Momenti, Via Giuseppe Cosenza 186

S.S. Juve Stabia

VIDEO ViViCentro – Il settore giovanile della Juve Stabia si raduna: una festa, per un gruppo sempre più unito

La festa del settore giovanile della Juve Stabia

Le stagioni volgono al termine, ci sono alcune squadre che lottano ancora per il raggiungimento dei playoff e altre che sono già dentro matematicamente. Il settore giovanile della JUve Stabia prosegue nei grandi traguardi, continua la sua corsa incessante e importante verso grandi traguardi. Una serata di festa, quella che c’è stata ieri, per cementare sempre più l’unione del gruppo. Il presidente Andrea De Lucia ha voluto fortemente questa festa e al suo fianco il direttore Alberico Turi, il responsabile Saby Mainolfi e tutti gli staff delle categorie Berretti, Under 17, Under 16 e Under 15.

dai nostri inviati, Ciro Novellino e Mario Vollono

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Cannavaro: “Per il Napoli vincere una Europa League sarebbe un passo avanti”

Le sue parole

Fabio Cannavaro ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport: “Sergio Ramos non può essere una sorpresa visto che ha segnato oltre 70 gol in carriera. Il Napoli non è ancora a quel livello. Ha fatto delle discrete prestazioni, ma il Madrid è superiore. La Champions ormai non sfugge ai grandi club con fatturati più alti e giocatori migliori. Per assurdo io dico che, per la crescita della società, forse è meglio puntare a vincere una Europa League: sarebbe un bel passo avanti, non una diminutio per gli azzurri. So cosa pensano i tifosi, anche a me piacerebbe vedere sempre il Napoli in Champions ma ci si arriva per gradi. Ora il Napoli non può vincerla”.

Milik candidato a partire con la Polonia per gli Europei Under 21, ma Sarri dice ‘no’

Milik candidato a partire con la Polonia per gli Europei Under 21, ma Sarri dice ‘no’

Testa bassa e pedalare, scrive La Repubblica. La metafora ciclistica è forse la migliore per fotografare la situazione di Arek Milik che col Crotone è rimasto in panchina. Pavoletti e Mertens si sono dati il cambio, il polacco, invece, è rimasto a guardare. Ma chi mastica calcio non è certo sorpreso: il bomber ha bruciato le tappe per recuperare dalla rottura del crociato anteriore del ginocchio sinistro e adesso gli manca quella brillantezza per fare la differenza. Maurizio Sarri gli ha tolto un po’ di pressione. «Deve pensare a lavorare tranquillamente». Milik non ha ancora la condizione straripante con cui si è messo in evidenza ad inizio stagione. L’infortunio ha cambiato il canovaccio di una storia avvincente e così Milik ha sostituito le prodezze in campo con gli sforzi in palestra per tornare a disposizione. Ce l’ha fatta in quattro mesi e adesso il suo impiego va centellinato: finora ha collezionato 149 minuti con una sola maglia da titolare (contro la Juventus in Coppa Italia). Il rodaggio proseguirà. Milik proverà a ritagliarsi un ruolo da protagonista senza però affrettare i tempi. L’esplosione di Mertens, tra l’altro, li ha rallentati. Il belga si è preso il centro del tridente con 19 prodezze in 16 gare nel nuovo ruolo. Una media così importante non può essere di certo ignorata e così le gerarchie sono chiare. Mertens è diventato il titolare, Milik e Pavoletti si metteranno in mostra soprattutto in corso d’opera. Non ci saranno stravolgimenti neanche ad Empoli, l’ultima fatica prima della sosta che però Milik non potrà sfruttare. Risponderà alla convocazione della Polonia in vista del match, valido per le qualificazioni mondiali, contro il Montenegro. Il ct Adam Nawalka lo ha rivoluto in gruppo a distanza di 5 mesi dalla sfida con la Danimarca che ha cambiato l’annata di Milik, sempre molto considerato in patria tanto che resta aperta la sua candidatura per gli Europei Under 21, in programma proprio in Polonia dal 16 al 30 giugno. Milik e Zielinski rappresenterebbero due innesti di lusso per provare a vincere il trofeo. Una decisione, però, non è stata ancora presa. Il Napoli deve preservare il suo campione. La strategia è abbastanza chiara. «Lo rivoglio al 101 per 100 per l’inizio della prossima stagione », ha detto Sarri. Quindi testa bassa e pedalare. Perché l’ultima parte della salita è quella più dura da affrontare.

Ciciretti-Napoli, a gennaio offerti 2mln

Ciciretti-Napoli, a gennaio offerti 2mln

Come riporta Tuttosport, il Napoli contunua a seguire Amato Ciciretti del Benevento che tanto sta facendo bene quest’anno in B con i sanniti. A gennaio, secondo il quotidiano torinese, Giuntoli avrebbe offerto 2 milioni al Benevento che però ha risposto che il ragazzo non sarebbe andato via per una cifra al di sotto dei 5. Una richiesta, quella dei Vigorito, davvero fuori ogni logica perchè Ciciretti ha solo un altro anno di contratto con igiallorossi e da febbraio 2018 potrebbe accasarsi a parametro zero in qualsiasi altro club.

Problemi familiari e la preoccupazione di Sarri, entro un mese il rinnovo di Mertens

Problemi familiari e la preoccupazione di Sarri, entro un mese il rinnovo di Mertens

La Gazzetta dello Sport presta molta attenzione al rinnovo contrattuale di Dries Mertens che tarda ad arrivare. Entro un mese la scelta definitiva: “Le tentazioni sono diverse. Potrebbero convincere Dries Mertens a ripensare all’ipotesi di rinnovare con il Napoli. Rispetto alle media delle squadre top della Serie A, gli introiti del nazionale belga rientrano in una fascia medio-bassa e lui, dopo l’affermazione di quest’anno, ha avanzato una richiesta chiara: 3 milioni a stagione fino al 2021. Di contro, il Napoli gli ha proposto 2,5 per lo stesso periodo. Le parti, al momento, sono ferme sulle rispettive posizioni, mentre intorno a Mertens si potrebbe aprire una vera e propria asta. Mertens potrebbe decidere di partire anche per i problemi familiari che potrebbero portarlo via da Napoli. La questione dovrà essere affrontata da De Laurentiis quanto prima, per rasserenare innanzitutto Sarri, che ha espresso al presidente le preoccupazioni sul futuro del giocatore. Resta da capire se Mertens vorrà andare via, a prescindere dalla questione contrattuale. In questo caso, anche se il club venisse incontro alle sue pretese economiche, l’accordo non ci sarebbe”.

Tra Sarri e De Laurentiis resta qualche crepa: referenze su mister di B

Tra Sarri e De Laurentiis resta qualche crepa: referenze su mister di B

La Repubblica scrive sui rapporti tra Aurelio De Laurentiis e Maurizio Sarri: “Ma la mancanza d’armonia delle scorse settimane ha aperto inevitabilmente qualche crepa, in cui si sono infiltrate voci fantasiose e disparate. L’ultima è di ieri: ADL avrebbe chiesto referenze su Leonardo Semplici, il pilota della Spal dei miracoli in serie B. Don Maurizio, invece, sarebbe corteggiatissimo da Roma e Fiorentina”.

Ibrahimovic-Napoli: “Io al San Paolo? Ho firmato per un anno, non si sa mai…”

Il suo pensiero

«Io al Napoli? Non si sa mai…Però sto bene qua». Sono le parole di Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Manchester United, in un’intervista rilasciata a Fox Sport per lo speciale Capello. Benvenuti nel mondo dei sogni, che qualche volta, stropicciandosi gli occhi, finiscono per avversarsi: «Il prossimo anno? Ho firmato per una stagione, con opzione sulla seconda. Non ho troppi campionati davanti a me, voglio divertirmi e fare la differenza. Non so cosa succederà, perché sono concreto». Pure nelle favole che regala…

Cosenza-Juve Stabia arbitra Daniele Viotti di Tivoli

L’unico precedente  di Viotti con le vespe risale allo scorso anno a Cosenza

Per l’undicesima giornata di ritorno del campionato di Lega Pro girone C che si disputerà domenica alle ore 14 e 30 allo stadio “San Vito – Gigi Marulla” di Cosenza, è stato designato Daniele VIOTTI della sezione di Tivoli per la direzione di gara tra Cosenza e Juve Stabia.

Viotti, nato a Roma il 12 settembre 1986, è al suo terzo campionato in Lega Pro, l’unico precedente con la Juve Stabia è quello risalente alla scorsa stagione calcistica disputatosi proprio a Cosenza.

In quell’occasione l’arbitro romano fu designato in sostituzione del suo collega Rossi infortunato.

Era il 28 febbraio 2016 alla settima giornata di ritorno, la gara si disputò ai limiti della praticabilità per forse vento, vide i lupi silani prevalere sulle vespe per due reti ad uno con le due reti dei rossoblù messi a segno nel primo tempo con Arrighini e La Mantia; ad inizio ripresa accorciò per i gialloblù Abou DIOP.

L’assistente numero uno sarà: Domenico LACALAMITA della sezione di Bari;

l’assistente numero due Giuseppe ANTONACCI della sezione di Barletta.

Giovanni MATRONE

Oscar Narciso Gatelli: il 12enne bresciano che pilota gli elicotteri

Si chiama Oscar, vive a Brescia, ha 12 anni ed è già un pilota di elicottero. Ha iniziato a volare quando faceva le elementari ereditando la passione dal papà. Oggi ha 100 ore di esperienza alla spalle e sogna di continuare: “Paura? No, è la cosa più divertente del mondo”.

A 12 anni pilota un elicottero: “Altro che la playstation”

Oscar vola, con l’istruttore, dalle elementari: “Paura? No, è la cosa più divertente del mondo”

 «Come funziona il ciclico? Mmm, è come il joystick della Playstation, solo che manovrarlo è molto più divertente». Difficile non credere (sulla parola) a Oscar, 12 anni e già 100 ore di volo in elicottero sulle spalle. D’altronde, con il ciclico si oscilla in cielo a bordo di un aeromobile, con il joystick al massimo si mima il movimento sul divano di casa.

La licenza  

Da oltre 3 anni, nel fine settimana, Oscar Gatelli, che vive a Concesio (Brescia) e studia alle medie delle Canossiane di Mompiano, si infila cuffie, occhiali da sole e tuta da volo verde militare, con la bandierina italiana cucita sul braccio, e sale a bordo del «suo» Robinson R22.

Può farlo, a soli 12 anni? «Sembrerà strano – spiega Iro Rovedatti, responsabile della scuola di volo Helispin di Valbrembo (Bergamo) e suo istruttore – ma in Italia si può guidare prima un elicottero che un’automobile». Prima ma, da soli, non certo a 12 anni. «Ovviamente no. A 16 si possono iniziare le lezioni teoriche e a 17 fare l’esame per la licenza da pilota – prosegue -. Oscar è il più giovane di tutti i nostri allievi. Saprebbe guidare da solo ma per l’età che ha non può: può farlo solo con l’istruttore a fianco, che ha i doppi comandi e interviene». Li chiamano voli promozionali – diversi da quelli turistici, in cui si sale a bordo come passeggeri – e servono a far conoscere l’elicottero con i suoi comandi a chi vuole imparare a volteggiare in cielo.

Le emozioni  

Oscar, figlio di un ex elicotterista militare, ha iniziato a 8 anni e mezzo. «Ci siamo alzati in volo e all’inizio stavamo bassi, 4-5 metri da terra – ricorda -. Poi l’istruttore mi ha chiesto se volevo salire o avevo paura. Paura? No, era bellissimo. Una sensazione che non so spiegare». Non la sa spiegare, ma la esprime con l’emozione della voce, né sente il bisogno di condividerla con gli amici. I compagni di classe l’hanno scoperto da un articolo sul «Giorno» che lo celebrava come il più giovane pilota di elicotteri. «Perché non lo sapevano? Non so, non ho pensato di raccontarlo».

Fiero di lui è il padre Giorgio – che ha lasciato l’esercito per stare più vicino alla famiglia e oggi fa l’avvocato – e probabilmente anche la madre, «che però ha un po’ paura quando volo». «Non è pericoloso – assicura il suo istruttore – è molto più rischioso andare in macchina da Bergamo a Milano». Durante i voli promozionali, Oscar ha anche partecipato alle operazioni di controllo del territorio che la scuola fa come protezione civile: «Segnaliamo alle forze dell’ordine eventuali incidenti o incendi, boschivi e nelle fabbriche, e controlliamo i corsi d’acqua».

I consigli  

Ma a che età iniziano a volare i bambini? «Si può dagli 8-10 anni – spiegano dalla scuola – anche se giovani come Oscar non ne abbiamo mai avuti. Ha una passione mai vista e vorrebbe sempre volare, ma gli spieghiamo che a volte non si può, perché magari c’è nebbia o vento, e la sicurezza viene prima di tutto. È meglio essere a terra e sognare di essere in volo che viceversa».

«Paura? Non ne ho mai avuta» sorride Oscar spiegando le differenze fra gli strumenti a bordo: il ciclico (per i movimenti avanti/indietro e destra/sinistra), il collettivo (su e giù) e la pedaliera per il rotore di coda, tutti comandi che manovra insieme all’istruttore. Gli elicotteri ama guidarli solo nella realtà, non nei videogiochi: «Non mi piace la Play, meglio le cose vere». E un giorno spera di poterlo fare per lavoro, seguendo i consigli di papà: «La prima cosa che gli ho insegnato? Che il bravo pilota non è quello che fa evoluzioni ma quello che arriva alla pensione ».

Luca Lotti: ”salvataggio costoso”

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Il Senato boccia la mozione di sfiducia contro il ministro dello Sport Luca Lotti, ma secondo Marcello Sorgi si tratta di “un salvataggio che costa molto caro”.

Una vittoria che costa molto cara

È stato un salvataggio a caro prezzo quello di Luca Lotti ieri pomeriggio al Senato.  

Senza l’aiuto dei senatori di Forza Italia, usciti dall’aula, e il voto a favore dei verdiniani, nonché della pattuglia di centristi e scappati di casa che da sempre a Palazzo Madama si schierano con qualsiasi governo per evitare il rischio di scioglimento anticipato, la mozione di sfiducia contro il ministro dello Sport e stretto collaboratore dell’ex premier Matteo Renzi non sarebbe stata respinta.
E il fatto che il partito trasversale anti-crisi – coadiuvato in modo decisivo da Denis Verdini, toccato dall’inchiesta Consip – si sia manifestato anche stavolta non autorizza a tirare un sospiro di sollievo.

Perché un governo, per governare, ha bisogno di un sostegno parlamentare solido e non occasionale, mentre la votazione dell’Aula di Palazzo Madama che ha consentito al ministro dello Sport di restare al suo posto e il dibattito che l’ha preceduta dicono esattamente il contrario.

A dispetto dei 161 che hanno salvato Lotti, infatti, Gentiloni non è nelle stesse condizioni in cui prima di lui al Senato si sono trovati più o meno tutti i premier della Seconda Repubblica, i quali sfioravano la maggioranza e con un aiutino trovato al momento riuscivano a portare a casa i provvedimenti sottoposti al vaglio dell’aula. No, al governo attuale, per via della spaccatura precongressuale intervenuta nel Pd e della scissione dei dalemian-bersaniani, mancano decine di voti. E rimediarli con il sistema con cui sono stati messi insieme ieri, diciamo la verità, non è un gran che. La dignità personale, l’impegno, la serietà e la pazienza del presidente del Consiglio ovviamente non sono in discussione. Ma per fare le cose che il governo deve fare, nell’anno, più o meno, che ci separa dalle elezioni politiche, ci vuol altro.

Non è qui il caso di fare l’elenco dei compiti che attendono l’esecutivo nei prossimi mesi: basterà riflettere sugli strascichi che il voto di ieri si porterà dietro, a cominciare dalla mozione-bis che gli scissionisti del Movimento Democratici e Progressisti hanno proposto per chiedere al premier di privare Lotti delle sue deleghe di ministro, e di quella ter presentata dal senatore Quagliariello per ottenere che, dopo il salvataggio del ministro, sia licenziato l’amministratore delegato della Consip Luigi Marroni, che accusa Lotti di aver rivelato un segreto istruttorio, avvertendolo dell’inchiesta giudiziaria nei suoi confronti. Nelle eventuali votazioni su queste iniziative che potrebbero svolgersi di qui a poco al Senato i numeri di ieri potrebbero rimescolarsi, mettendo alla prova la strenua volontà dei senatori di non perdere il posto, e costituendo un’incognita che il governo non può permettersi, e per evitare la quale sarà costretto a venire a patti. Forse è anche per questo che si sente già dire che Marroni, diversamente da Lotti, lascerà il suo incarico prima che la magistratura si pronunci su di lui.

Analogamente, in questi stessi giorni, il governo ha deciso di comportarsi sulla questione dei voucher. La riforma, si sa, era scritta male e, pur sottraendoli al lavoro nero, ha provocato un grave abuso di impieghi precari. Il referendum per abrogarla è stato fissato al 28 maggio. Ma il governo non può rischiare un’altra sconfitta referendaria come quella del 4 dicembre. E quindi, invece di revisionarla, magari salvandone la parte buona, cancellerà la riforma, per far sì che la Cassazione tolga di mezzo il referendum a causa del venir meno dell’oggetto su cui si sarebbe dovuto votare. Immaginarsi, allora, cosa accadrà quando si dovrà discutere e votare sulla prossima manovra di aggiustamento dei conti pubblici, o in autunno sulla legge di stabilità. Un passo avanti e due indietro: questo sembra il ritmo di marcia a cui l’Italia è condannata fino al prossimo anno.

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vivicentro/Luca Lotti: ”salvataggio costoso”
lastampa/Una vittoria che costa molto cara MARCELLO SORGI

Respinta la sfiducia a Lotti: ma il voto di Ala imbarazza il Pd

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Il Senato boccia la mozione di sfiducia contro il ministro dello Sport Luca Lotti che parlando in aula contrattacca, dice di “non accettare lezioni di moralità” dai Cinque Stelle e accusa i suoi avversari di voler “colpire una stagione politica”. Tra i 161 voti a favore del ministro ci sono anche quelli dei parlamentari fuoriusciti da Forza Italia e vicini a Verdini. Per questo motivo secondo Marcello Sorgi si tratta di “un salvataggio che costa molto caro”.

Lotti si salva grazie anche a Verdini

Bocciata la mozione presentata dai Cinque Stelle. Ma il voto di Ala imbarazza il Pd. Il ministro interviene in aula e contrattacca: “Si vuole colpire una stagione politica”

ROMA – La mozione grillina contro Luca Lotti non ha travolto il ministro, come era facile scommettere. Il braccio destro di Renzi ha raccolto al Senato perfino più fiducia di quanta ne potesse desiderare: 161 voti, oltre la maggioranza assoluta, solo 52 sì. Se fossero stati 14 sostenitori in meno non gli sarebbe dispiaciuto. Il Pd infatti ha tentato di convincere i verdiniani che del loro apporto non ci sarebbe stato bisogno, dunque meglio avrebbero fatto a scomparire per ragioni estetiche (Verdini si è ritagliato un ruolo pure nella vicenda Consip). Ma è stato tutto inutile: invece di uscire dall’aula, come ha fatto Forza Italia nel nome del garantismo, il gruppo di Ala ha manifestato aperto sostegno al titolare dello Sport, che si è difeso nel suo discorso con passione, respingendo l’accusa di avere messo sul chi vive gli indagati. Porterà in Tribunale chi lo ha calunniato, promette. Proprio ieri suo figlio ha compiuto 4 anni, e difendersi in Senato (ha voluto far intendere) non è stato il modo migliore per festeggiare.
Lo scontro con Gotor

Chi s’immagina un duello vibrante, gonfio di pathos e dai toni elevati, sbaglia di grosso. Gentiloni non c’era perché impegnato a Pistoia «Capitale della cultura». Idem la Boschi. Padoan si è affacciato all’inizio ma poi, evidentemente, aveva altro da fare. Emiciclo pieno, molti sguardi per la ministra Lorenzin con spolverino giallo, per la Cirinnà tutta in rossa, per la Pelino borchiata d’oro. Proteste e ironie dai banchi Pd quando la grillina Taverna ha tirato in ballo le indennità che i senatori perderebbero se cadesse il governo. I Cinquestelle hanno messo a segno alcuni colpi facili, ma pure loro ne hanno incassati per via della Raggi, del loro codice etico e delle disgrazie penali di Grillo, che Lotti si è spinto a bollare come «un pregiudicato» (sui banchi M5S qualcuno faceva gestacci del tipo «dopo vengo e ti sistemo io»). Si è celebrato il trionfo dell’ipocrisia, Pd e M5S impegnati a rinfacciarsi la doppia morale del giustizialismo nei confronti degli avversari, e del garantismo peloso quando i pm indagano gli amici. Per cui a conti fatti non è semplice stabilire chi le abbia buscate di più. Idem per quanto riguarda l’altro duello pieno di rancore tra il Pd e quelli che se ne sono appena andati.

Tra Pacciani e Cutugno

Come se mai fossero stati insieme nello stesso partito, il bersaniano Gotor ha consigliato a Lotti di dimettersi, o perlomeno di restituire le deleghe in campo economico. L’attacco è stato condito con velenosi riferimenti al «familismo amorale» renziano, al «groviglio di potere» cresciuto a Rignano sull’Arno, al «giro tosco-fiorentino degli “amici miei” in salsa governativa» (i leghisti, meno raffinati, hanno evocato addirittura il Mostro di Firenze). Mentre Gotor parlava, dai banchi del governo partivano sguardi carichi di odio verso l’esponente di Mdp. Ha provveduto più tardi Marcucci a bastonarlo, denunciandone «lo spirito vendicativo, provocatorio, insoddisfatto e minaccioso». Ma tanto è bastato per scatenare l’ironia di Gasparri, berlusconiano. «Eravate venuti da Firenze a miracol mostrare», si è rivolto ai renziani, «ma non avete innovato un bel tubo. Bervenuti nell’Italia di Toto Cutugno».

vivicentro.it/politica
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lastampa/Lotti si salva grazie anche a Verdini UGO MAGRI

I Paesi Bassi mostrano di essere ”alti”: vince Rutte, sconfitto Wilders

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Marco Zatterin commenta il risultato parlando di “assedio sventato” e sottolinea come gli olandesi siano rimasti “fedeli al loro pragmatico calvinismo, aperti agli altri e al commercio”.

L’Europa batte un colpo

Il voto Orange sventa l’assedio dell’antislamico Geert Wilders all’Europa e proietta l’Unione verso la difficile semifinale del campionato continentale contro populisti e scettici. «Noi siamo i quarti di finale», aveva annunciato alla vigilia delle elezioni il premier dei Paesi Bassi, Mark Rutte. Era una metafora calcio-politica che immaginava un altro turno intenso alle presidenziali francesi e una finalissima autunnale in Germania. I primi risultati suggeriscono che gli olandesi hanno votato per restare olandesi e al contempo europei, fedeli al loro pragmatismo, aperti agli altri e ai commerci, perché questo è il Dna dell’ex Regno di Batavia.

LEGGI ANCHE: Rutte e la sua notte da salvatore dell’Europa

Una vittoria di Wilders, che comunque non sarebbe mai andato al governo, avrebbe segnalato il prevalere del desiderio di chiudersi in casa con le proprie incertezze e senza l’euro, magari favorendo un domino distruttivo per Bruxelles. L’affermazione dei partiti più tradizionali de L’Aja consente invece di non costruire muri, dunque di continuare a fare affari e prosperare come ai tempi della Compagnia delle Indie. La voglia di un benessere relativamente certo e di stabilità ha superato la paura dell’altro, e tanto basta per dare ossigeno all’Europa che sta per concedersi alla festa romana dei suoi sessant’anni di pace e benessere.

I Paesi Bassi sono una terra ricca, molto popolata, laboriosa e organizzata, che vive di export e di servizi, nonché della capacità di essere fiscalmente attraenti per le multinazionali. La campagna elettorale del 2012 si era combattuta sugli effetti della crisi, ora le cose sono cambiate: la disoccupazione è sotto il 6%, la crescita è oltre il 2%, il debito punta diritto al 60 per cento del pil. Lo choc seguito alla tempesta finanziaria del 2007 ha però aumentato le diseguaglianze fra ricchi e poveri, ed è qui che Geert Wilders e gli altri xenofobi hanno cercato di seminare la loro rivoluzione populista e antieuropea. E’ qui che hanno perso, perché gli elettori hanno preferito fidarsi di un establishment certo non travolgente invece che di politici dal linguaggio violento e dai programmi inattuabili di poche frasi.

Rutte e i suoi hanno rimesso in carreggiata l’economia e riaffermato i prodigi della diversità. Poi hanno tirato fuori gli attributi sfidando il turco Erdogan, evento cruciale a sentir tutti. Hanno ribadito e difeso l’identità nazionale. Si sono dimostrati olandesi sino in fondo per poter restare europei, prospettiva che ritengono offra loro la forza di essere piccoli e contare nel mondo globale. Tutto lascia pensare che ci vorranno settimane per formare il governo, tuttavia la strada è segnata. Il voto Orange dice che essere differenti non è necessariamente un problema, che la comunità fra le genti è una scelta che arricchisce, e che se si fanno le riforme giuste alla fine gli elettori lo capiscano e ti votano.

S’impone concretezza in questa stagione ancora gravida di insidie potenzialmente devastanti. Se c’è una lezione che arriva dalle urne olandesi è che i fatti hanno la straordinaria tendenza ad avere la meglio sulle parole. Non è una gran novità, però è stata lungamente trascurata dai governi nella gestione quotidiana della cosa europea. L’Ue che celebra i suoi Trattati il 25 marzo deve essere pratica e decisa. Rispondere alle paure dei cittadini, alla crisi sociale, alle minacce sul fronte economico e della sicurezza. Restare fedele a se stessa, agire con solidarietà e determinazione nel rispetto di tutti.

Così facendo, potrebbe andare bene anche in Francia, dove l’amore per La Patrie impone un collegamento col resto del mondo, se non altro per tentare di influenzarlo. Allo stesso modo potrebbe passare il turno la Germania di Merkel e/o Schulz, sempre forte quando il caso lo richiede. Il gioco è più difficile per l’Italia, che è uno Stato, ma non una nazione, diviso e ammaliato dagli uomini forti, anche se non hanno un vero programma o se non lo attuano. Per essere fino in fondo italiani può rivelarsi obbligatorio essere europei. Perché ognuno sia se stesso, l’Europa deve funzionare. E’ necessario perché, una volta che si saranno messi a lavorare insieme sul serio, gli europei possano affermare la loro identità e diventare qualcosa di più per affrontare le sfide globali e non essere travolti. Proprio come ci suggeriscono il voto olandese, la vittoria meritata di Rutte, la fresca volata dei verdi e la solita mezza affermazione di Geert Wilders.

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vivicentro/I Paesi Bassi mostrano di essere ”alti”: vince Rutte, sconfitto Wilders
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Rutte e la sua notte da salvatore dell’Europa

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Marco Bresolin, inviato de La Stampa, racconta il personaggio Rutte e la sua notte da salvatore dell’Europa.

La notte da salvatore dell’Europa del premier che piace alla Merkel

Rutte ha sfidato il rivale anti immigrati sottraendogli voti proprio sul suo terreno

AMSTERDAM – «Dopo la Brexit e il voto americano, l’Olanda ha detto no al populismo. È una serata importante per tutta l’Europa». Da due ore gli exit poll mandano tutti lo stesso messaggio: l’anti-Wilders è Mark Rutte. Solo a quel punto, dopo tre rilevazioni e tanti messaggi di congratulazioni che arrivano dalle cancellerie europee, il premier salta sul palco davanti ai suoi sostenitori sulle note di «Uptown funk». Quella di Mark Rutte contro Geert Wilders era diventata una sfida sì personale, ma giocata su un terreno illuminato dai riflettori europei.

Una sfida al «cattivo populismo», per usare l’espressione del premier, da cui il Partito della Libertà esce sconfitto. Da domani Rutte potrà tornare in Europa e vantarsi di aver frenato l’ondata populista che minaccia di disintegrare l’Ue. E di aver riportato tanta gente alle urne in un’epoca di disaffezione verso la politica: ha votato l’82% degli aventi diritto, cinque anni fa solo il 74,6%. «Una festa per la democrazia – ha alzato le braccia al cielo il capo del governo – non accadeva da anni».

Esulta Berlino, esulta Bruxelles con Jean-Claude Juncker: «Un voto per l’Europa contro gli estremismi». Un ruolo determinante nell’arrestare Wilders lo hanno giocato anche i cristiano-democratici, ma soprattutto i liberali di sinistra (D66) e i Verdi. Tutte forze marcatamente pro-europeiste. «È vero, gli altri partiti hanno guadagnato seggi rispetto a cinque anni fa – ammette Klaas Dijkhoff, segretario di Stato per l’immigrazione -, ma siamo felici di essere ancora il primo partito».

La mossa contro Ankara  

Il colpo di reni di Rutte è arrivato negli ultimi giorni. La sfida alla Turchia ha permesso al leader dei liberal-conservatori di scavare il terreno sotto i piedi dell’estrema destra. Wilders ci aveva provato a dire che l’idea di fermare i comizi dei ministri di Ankara era stata sua, ma il volto di questa battaglia non ha la chioma bionda bensì gli occhialini da Herry Potter di Rutte. Pur senza mostrare pubblicamente entusiasmo, nessun altro partito si è azzardato a criticare la mossa del premier. Nemmeno da sinistra. Con un elettorato così sensibile al tema, sarebbe stato troppo rischioso. Rutte l’ha capito e così ha guadagnato credibilità, mostrandosi un capo di governo sicuro di sé e protettivo nei confronti del Paese.

Il tentativo di sedurre gli elettori con le stesse armi di Wilders, però, era iniziato da tempo. L’immagine-simbolo è quella lettera inviata ai giornali a gennaio, in cui invitava «chi non rispetta le regole ad andarsene». Un cambio di atteggiamento totale rispetto al passato, ma dal suo punto di vista necessario per dare tranquillità ai cittadini e frenare la valanga del Pvv. Giocando sullo stesso terreno. I risultati dicono che c’è riuscito, nonostante i cinque anni di governo abbiano lasciato parecchie cicatrici. I numeri dicono che i deputati persi sono almeno dieci. Ma poteva andare molto peggio.

L’uomo di Stato  

Cinquant’anni, single, il premier Rutte è riuscito a presentarsi come un uomo di Stato. Estimatore di Reagan e della Thatcher, ha proposto rigide misure economiche per uscire dalla crisi. Il suo governo ha saputo trovare la ricetta per la ripresa, che ha portato la disoccupazione ai minimi (meno del 6%) e il tasso di crescita attorno al 2%. Certo le misure di austerità hanno lasciato sul campo parecchi feriti, soprattutto nelle classi più povere. Ma Rutte è stato molto abile nel far pagare il conto politico agli alleati laburisti. Il partito del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e del vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans è crollato al 6% e gli exit poll dicono che non dovrebbe portare in Parlamento più di 9 deputati (erano 38 nella scorsa legislatura). «Un colpo durissimo, un graffio sulla nostra anima» ha detto un Dijsselbloem affranto ieri sera dal quartier generale del Pvda. «Ci dispiace molto che l’elettorato vi abbia puniti per il lavoro fatto insieme» ha provato a consolarlo Halbe Zijlstra, leader dei liberal-conservatori in Parlamento.

La terza volta  

Ora Rutte proverà a formare il suo terzo governo. Sette anni fa, appena nominato primo ministro, aveva cercato il patto con il diavolo. L’alleanza con i cristiano-democratici non poteva garantirgli la maggioranza, per questo era riuscito a ottenere un appoggio esterno da parte di Wilders. Il patto è durato due anni, dopodiché il Paese è tornato alle elezioni. Nel 2012 la maggioranza si è allargata e Wilders è stato messo nell’angolino. Rutte gli ha promesso di non volere più i suoi voti. Solo i suoi slogan.

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lastampa/La notte da salvatore dell’Europa del premier che piace alla Merkel MARCO BRESOLIN – INVIATO AD AMSTERDAM

L’Olanda frena i populisti, vincono i liberali. Mark Rutte esulta

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I liberali vincono le elezioni in Olanda e il premier Mark Rutte esulta: “La gente ci ha dato fiducia”. Il partito xenofobo, populista e anti-europeista di Geert Wilders avanza nei seggi ma non sfonda. Decisivo il successo dei Verdi che hanno intercettato la protesta, togliendo voti ai populisti.

Olanda, i populisti non sfondano. Rutte sbarra la strada a Wilders

Vittoria dei liberali, delusione per gli xenofobi . Bene i Verdi, intercettano la protesta. Il leader: “La gente ci ha dato fiducia”. Il rivale: “Non ti sei ancora liberato di me”

Il temuto tsunami populista non c’è stato e l’Europa può tirare un sospiro di sollievo. I liberali di Rutte (Vvd) si avviano a vincere le elezioni olandesi con un largo vantaggio e allontanano l’incubo Wilders. «Gli elettori ci hanno dato ancora fiducia», hanno esultato dallo staff del premier che cercava il terzo mandato di fila.

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Gli ultimi exit poll di ieri sera davano il Vvd in testa con un largo margine (31 seggi). Il Partito della Libertà (Pvv) del leader xenofobo e anti Ue si è invece fermato al secondo posto insieme ai cristiano democratici (Cda) e ai progressisti di Democraten 66, tutti e tre a 19 seggi. Wilders ha comunque provato a mostrare il bicchiere mezzo pieno: «Abbiamo guadagnato quattro seggi, il primo obiettivo è raggiunto. E Rutte non mi ha fatto fuori».

Boom dei verdi di GroenLinks, che ottengono 16 seggi (12 in più rispetto a cinque anni fa) mentre il vero sconfitto è il Labour (PvdA), che governava in coalizione con Rutte forte di 38 seggi: il partito del presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem è crollato a 9. In tutto la compagine di governo ha lasciato sul terreno 38 deputati, la stragrande maggioranza proprio laburisti. Il sistema proporzionale puro olandese senza sbarramento – basta lo 0,67% per ottenere un seggio – impone ora un governo di coalizione di quattro o cinque partiti. Ma tutti, alla vigilia, avevano già escluso alleanze con Wilders.

Altissima l’affluenza (82%), di sette punti più alta del 2012 e vicina al record assoluto del 1977 (88%). In tutto il Paese c’erano novemila seggi, alcuni ospitati in location singolari: come il drive-in di Zuidplas (nord di Rotterdam) o l’isola disabitata sul lago Markermeer. Fin dalla mattinata di ieri i seggi sono stati presi d’assalto, con centinaia di persone in coda nelle principali città: donne con il velo, giovani studenti e sostenitori di Wilders con la scritta «Nexit» sulla maglietta arancione, a evocare il divorzio dall’Ue, che ora è scongiurato. Ma ieri il leader anti Islam aveva comunque avvisato Olanda ed Europa davanti a taccuini e cameramen di mezzo mondo: «Qualunque sarà il risultato, il genio non tornerà nella lampada. Questa rivoluzione patriottica non si fermerà».

Per esprimere il voto sulla «scheda-lenzuolo» – 28 partiti in corsa per un totale di 1116 candidati – è stata usata una matita rossa. Le schede elettroniche e il conteggio digitale sono state accantonate per dribblare il rischio hacker. Si è andati avanti con la conta manuale fino a tarda serata, ma già il primo exit poll aveva indicato una tendenza netta ribadita poi dalla rilevazioni delle 22.

Il primo round sulla tenuta dell’Europa mette insomma un argine ai populisti che puntano a picconare l’Ue. Il premier Rutte aveva paragonato il voto olandese a un quarto di finale degli Europei, un mese prima delle semifinali in Francia (si vota il 23 aprile) e della finale in Germania (elezioni il 24 settembre). Ora bisogna attendere le altre «partite».

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