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Hamsik: “Partita dominata, ma non mi aspettavo potesse finire con questo risultato”

Le sue parole

Marek Hamsik ha commentato il successo del Napoli a Torino sul suo sito ufficiale: “Nel primo tempo abbiamo letteralmente dominato, ma siamo andati al riposo solo con un gol di vantaggio. Nella ripresa il copione non è cambiato e siamo riusciti a finalizzare di più facendo poi tanti gol. Non mi aspettavo un risultato così ampio, il Torino è una squadra di qualità e l’ha dimostrato nel derby pareggiato contro la Juve una settimana fa. Siamo stati grandi, chi è venuto allo stadio si sarà divertito”

Mertens e il gesto a fine partita, la firma è imminente

Mertens e il gesto a fine partita, la firma è imminente

Spettacolo puro, numeri da sballo. 54 reti per soli tre nomi: José Maria Callejon, Dries Mertens e Lorenzo Insigne. 16 per lo spagnolo, 25 per il falso 9 e 11 per lo scugnizzo partenopeo. Numeri da paura, che rilanciano e rendono accattivante il paragone con la Magica. Nel post partita poi è stata grande la festa per l’ennesimo show, con in particolare il talento belga scatenato felice anche per la corsa al titolo da capocannoniere. Ha festeggiato a lungo con i tifosi, saltando, ballando e battendosi la mano sul cuore. Altri segnali di amore e fedeltà: la firma del rinnovo è sempre più imminente. Lo riporta Il Mattino.

Zielinski nel mirino di Real Madrid e Liverpool

Zielinski nel mirino di Real Madrid e Liverpool

C’è stata anche la sua firma nella cinquina a Torino, per una nuova prestazione di spessore malgrado la panchina iniziale. Piotr Zielinski, il dodicesimo uomo destinato presto a diventare un titolre a tutti gli effetti. 45 presenze e 6 gol quest’anno tra le varie competizioni, un vero valore aggiunto con un futuro da top player. Un vero affare, tra l’altro, se si considerando i ‘soli’ 15 milioni di euro utilizzati dal Ds Giuntoli per strapparlo alla concorrenza per una cifra nel frattempo già esponenzialmente cresciuta. Sulle sue tracce, riferisce l’edizione odierna de Il Mattino, ci sono Real Madrid e Liverpool ma è uno di quelli su cui la società intende costruire il progetto vincente dei prossimi anni.

Il volontariato non può essere ordinato e dire che non è ‘naja’. Traslando, sarebbe come dire: è stato ‘suicidato’!

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L’eventuale ridenominazione della ‘naja’ in ‘Servizio Civile’ nulla cambia sul sentore di ritorno al passato perché, mutatis mutandis, di fatto tale è dal momento che, obbligare al ‘volontariato’ appare come il dire ‘è stato suicidato’. E la cosa non piace nemmeno all’editorialista della stampa Alberto Mingardi che scrive: “Chi ha a disposizione opportunità migliori sarebbe condannato a rimandare l’appuntamento, sperando che lo aspettino. La leva civile assomiglia a una imposta: ti obbligo a lavorare, prelevo il tuo salario e lo trasferisco al tuo datore di lavoro. Difficile sostenere che sia un aiuto per il lavoratore obbligato, anche se il datore di lavoro è non profit”.

Il volontariato non può essere un ordine
Un «momento unificante» per i giovani. Questo sarebbe, secondo il ministro della Difesa Pinotti, il servizio civile obbligatorio.

La naja serviva anche per «fare gli italiani», o perlomeno per costringerli a conoscersi gli uni con gli altri.

Ora si vorrebbe far svolgere lo stesso compito al volontariato. Le 300 mila associazioni non profit del nostro Paese provano la vivacità della società italiana nell’organizzarsi da sé, in vista di scopi avvertiti come importanti.

Il servizio civile obbligatorio garantirebbe a queste realtà un’ampia disponibilità di manodopera a titolo gratuito.

E’ un po’ curioso che in un Paese nel quale si è fatto fuoco e fiamme per abolire i tirocini non retribuiti ora si pensi di reintrodurli, per il solo mondo del non profit. Chi faceva uno stage senza averne in cambio un compenso sperava in realtà di trarne benefici di carattere diverso: di imparare cose che avrebbero potuto essere utili nel prosieguo della vita lavorativa, di arricchire il proprio curriculum. A torto o a ragione, si è pensato che quella prassi generasse continui abusi.

Ora vorremmo imporre stage nel terzo settore, gratuiti e obbligatori. Chi ha a disposizione opportunità migliori sarebbe condannato a rimandare l’appuntamento di qualche mese, sperando che lo aspettino: eventualità rara, quando ancora non si ha, in senso proprio, una professionalità. Riducendo la libertà di scelta, diminuirebbe anche la probabilità di trovare un’occasione non di guadagno ma almeno di crescita nelle proprie competenze.

Il volontariato acuisce il senso di responsabilità, aiuta a simpatizzare con chi sta peggio di noi. Ma ciò avviene in larga misura perché è «volontariato»: perché le persone ci mettono per propria autonoma decisione tempo e fatica.

Il terzo settore vive grazie ai volontari, e a un più modesto nucleo di persone che invece ne ha fatto una professione. Per costoro la prospettiva di avere più collaboratori senza doverli pagare è allettante. E tuttavia non è detto che faccia bene alle loro associazioni. Potere usufruire di «lavoro regalato» è un po’ come avere a disposizione un flusso regolare di fondi assicurato dalle tasse. L’una cosa e l’altra ridurranno la pressione a cercare nuove risorse, quattrini o lavoro donato volontariamente.

Attraverso questo processo – la ricerca di fondi e volontari – una associazione non profit ottiene conferma della bontà delle proprie scelte e del fatto di essere al servizio di uno scopo condiviso da altre persone. Ridurre questo stimolo non può far bene al terzo settore. I sussidi possono produrre aziende autoreferenziali, che esistono solo per percepirli. Lo stesso può fare il ricorso alla manodopera gratuita: tenere in vita associazioni che servono solo per impiegarla.

E’ sorprendente la leggerezza con cui si parla di tornare alla coscrizione, per quanto de-militarizzata.

In Italia l’abolizione della leva obbligatoria è stata una riforma davvero bipartisan, nata durante il secondo governo Amato (ministro della difesa Carlo Scognamiglio) e accelerata nei tempi dal governo Berlusconi (ministro della Difesa Antonio Martino). Si riconosceva alle persone giovani il diritto di fare quel che desiderano della propria vita.

La leva civile assomiglia a una imposta: ti obbligo a lavorare, prelevo il tuo salario e lo trasferisco al tuo datore di lavoro. Difficile sostenere che sia un aiuto per il lavoratore obbligato, anche se il datore di lavoro è non profit.

Twitter @amingardi

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lastampa/Il volontariato non può essere un ordine ALBERTO MINGARDI

Sarri vuole Napoli, ma spunta la richiesta sui diritti d’immagine

Sarri vuole Napoli, ma spunta la richiesta sui diritti d’immagine

De Laurentiis-Sarri, ora sono due le vie percorribili dopo anche le ultime frecciatine a distanza. Da una parte la possibilità di chiamare il tecnico e proporgli un nuovo contratto per riavvicinare le parti, dall’altra la tentazione di lasciare tutto com’è per poi riparlarne eventualmente tra 12 mesi. Secondo Il Mattino, in caso di chiamata del patron, oltre a un ingaggio maggiore il tecnico parlebbe anche di diritti di immagine e dei tanti che l’hanno avvicinato per offrirgli dei contratti di sponsorizzazione. Il mister, infatti, punta a una gestione diretta. Considerando l’età avanzata, sa fin troppo bene che certi treni passano una sola volta e che non ha ancora tantissime stagioni di altissimo livello davanti a sé. Tuttavia, è solo un discorso economico da chiarire. Perché è questa la città che sente sua ed è qui che vuole per provare a vincere qualcosa.

De Laurentiis-Sarri, il rapporto non è per niente idilliaco, diversi gli aspetti sui quali non convergono

De Laurentiis-Sarri, il rapporto non è per niente idilliaco, diversi gli aspetti sui quali non convergono

La Gazzetta dello Sport scrive sulla polemica a distanza tra Maurizio Sarri e Aurelio De Laurentiis: “Avranno capito male in tanti considerato che tutti i media hanno titolato sulla presunta diatriba Sarri-De Laurentiis, alla vigilia della trasferta di Torino. Il confronto a distanza tra lui e il presidente è continuato perché, al di là di quelli che sono gli argomenti di facciata, tra i due il rapporto non è per niente idilliaco, sono diversi gli aspetti sui quali non convergono. E, probabilmente, quello di voler guadagnare più soldi è soltanto la punta di un iceberg”.

Sarno, si lascia divorare dalle fiamme dopo una lite in famiglia. Morto il 42enne

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Non è riuscito a superare la notte Domenico Cordella, il pizzaiolo 42enne di Sarno che nella serata di ieri ha deciso di togliersi la vita dandosi fuoco.

Erano intorno le 17:00 quando, in seguito ad un litigio in famiglia, si è allontanato con la sua auto, ha raggiunto la zona periferica dei “Tre Valloni” e in via Bracigliano ha deciso di compiere l’irragionevole gesto: ha preso una tanica di benzina, ha cosparso di carburante il suo corpo e, con un fiammifero, si è dato fuoco.

A chiamare i soccorsi è stato un passante impressionato dalla scena: Domenico correva lungo la strada mentre le fiamme lo consumavano.

È giunta sul posto un’ambulanza del 118; i medici del Villa Malta di Sarno, constatata la gravità delle bruciature, hanno deciso il trasferimento dell’uomo al centro grandi ustioni dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

Domenico, però, aveva il 90% del corpo ustionato e non è riuscito a superare la notte.

La ”Naja” cambia nome. Mutatis mutandis diventa ”Servizio civile” e torna obbligatorio per tutti?

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Mutatis Mutandis. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti studia l’introduzione di una nuova forma di servizio civile obbligatorio. Non è il ritorno della “naja”, il vecchio servizio militare, ma è una forma di coinvolgimento dei giovani.

Il ministro Pinotti: valutiamo di rendere obbligatorio il servizio civile

Qualche forma di leva obbligatoria in ambiti di sicurezza sociale «non è un dibattito obsoleto», dice a Treviso all’adunata degli alpini

La 90ª adunata nazionale degli Alpini ha fatto da tribuna a Treviso al dibattito sulle funzionalità di nuovi servizi di leva civili obbligatori. Impossibile riproporre in Italia la “naja”, il vecchio servizio militare obbligatorio, archiviata il primo gennaio 2005 ma lo stesso ministro della Difesa Roberta Pinotti, presente alla manifestazione dell’Associazione Nazionale Alpini (Ana), ha sottolineato che «la riproposizione di una qualche forma di leva civile declinata in termini di utilizzo dei giovani in ambiti di sicurezza sociale non è un dibattito obsoleto», tanto che in Europa «si è riaperto non solo in Svezia ma anche in Francia, dove, alle ultime presidenziali, l’argomento è stato toccato da molti candidati, compreso Macron».

LEGGI ANCHE: Il volontariato non può essere ordinato e dire che non è ‘naja’. Traslando, sarebbe come dire: è stato ‘suicidato’!

Una leva, ha specificato, «non più solo nelle forze armate ma con un servizio civile che divenga allargato a tutti». E mentre circa centomila penne nere camminavano davanti ad autorità e altri circa trecentomila cittadini assiepati lungo i 2,2 km del percorso per la sfilata che rappresenta l’evento centrale di ogni appuntamento nazionale Ana, a cogliere per primo l’invito del rappresentate del governo è stato il generale Claudio Graziano, capo di stato maggiore della Difesa. Per l’alto ufficiale il progetto «potrà essere molto utile» sia come «momento di formazione a servizi come la Protezione Civile» sia come «possibilità in futuro di allargare alle forze armate in caso di bisogno».

«In molti anni le forze italiane, diventate professioniste – ha aggiunto Graziano – si sono rivelate fra le migliori del mondo. La possibilità di integrare con un sistema diverso, nell’ambito del Terzo Settore, delle forze a disposizione per la pubblica utilità, per la protezione civile – ha rilevato Graziano – è un argomento che molti paesi stanno studiando e che può servire allo sviluppo del Paese».

Sul vecchio servizio militare, arrivato in Italia con Napoleone, non pochi i nostalgici tra quelli che sfilavano, ma entusiasti del modo di intendere il `nuovo impiego´ anche le migliaia di alpini oggi impegnati come volontari della protezione civile sempre pronti ad intervenire nei guai naturalistici italiani. Non per niente lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri aveva definito gli Alpini «campioni di solidarietà».

E tra loro e i ragazzi in armi c’è sempre meno differenza come ha spiegato il generale Claudio Morata comandante delle truppe alpine. «Condividiamo molto con l’Ana sempre vicina alle truppe alpine – ha osservato Morata – e vicini ai reggimenti che operano dove c’è bisogno». Gli Alpini restano in attesa di novità e intanto quelli del Nordest si tengono stretto l’appuntamento del raduno nazionale. Il prossimo anno tocca a Trento.

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Mixed Zone, El Shaarawy: “Siamo andati sotto ma non abbiamo mollato ” (VIDEO)

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Tre domande per El Shaarawy in mixed zone dopo la vittoria sulla Juventus all’Olimpico per 3 a 1

Roma– La Roma sorprende all’Olimpico. Dopo lo svantaggio iniziale contro la capolista, ribalta il risultato addormentando la Juventus nella ripresa. Tre gol che valgono molto: riportano i capitolini al secondo posto in classifica, fermano la protagonista di questo campionato obbligandola a rinviare gli annunciati festeggiamenti per lo scudetto. Matematicamente la Juventus non ha ancora vinto il campionato.

In zona mista raccogliamo le dichiarazioni di El Shaarawy, autore del gol del vantaggio giallorosso.

VIDEO Intervista El Shaarawy

TRE DOMANDE A STEPHAN EL SHAARAWY….

Questi 81 punti sono più un orgoglio o un rimpianto?

Dobbiamo guardarli in maniera positiva perché ora siamo secondi e dobbiamo cercare di tenere stretti questa posizione, sarebbe fondamentale per il campionato che abbiamo fatto.

Cosa ha rappresentato per te questa vittoria contro la Juventus?

Dal punto di vista personale tanto, sia il gol che ho fatto anche contro il Milan, sono sicuramente dei gol che mi danno molta fiducia per cui sono contento.

Dal punto di vista della squadra, era importante dopo la sconfitta con la Lazio riuscire a reagire in maniera così decisa. È stata una bella serata, con tantissima gente e ringraziamo i tifosi per il loro supporto perché sono stati importantissimi.

 Pensavate di vincere?

Sì, anche se sapevamo che era dura. Siamo andati  sotto ma non abbiamo mollato, siamo riusciti a ribaltarla e ottenere il risultato per cui siamo davvero molto contenti.

Un pensierino sullo scudetto?

Adesso dobbiamo pensare al secondo posto. Se la Juve farà passi falsi saremo pronti a sfruttarli ma dobbiamo cercare di vincere queste due partite per tenerci la seconda posizione.

Vedi anche Intervista mixed Zone Leandro PAREDES

 Maria D’Auria

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Mixed Zone, Leandro Paredes: “Abbiamo lasciato troppi punti per strada, questo il rimpianto” (VIDEO)

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Tre domande per Leandro Paredes in mixed zone dopo la vittoria sulla Juventus all’Olimpico per 3 a 1

Roma– La Roma sorprende all’Olimpico. Dopo lo svantaggio iniziale contro la capolista, ribalta il risultato addormentando la Juventus nella ripresa. Tre gol che valgono molto: riportano i capitolini al secondo posto in classifica, fermano la protagonista di questo campionato obbligandola a rinviare gli annunciati festeggiamenti per lo scudetto. Matematicamente la Juventus non ha ancora vinto il campionato.

In zona mista intervistiamo Leandro Paredes, il centrocampista giallorosso in campo dal primo minuto, ha disputato una buona prestazione nel match serale tra Roma Juventus. 

VIDEO Intervista Leandro Paredes

 

TRE DOMANDE A LEANDRO PAREDES….

 Ti senti veramente un fattore in più per la Roma adesso?

“Sì, mi hanno fatto sentire importante la squadra, i miei compagni, l’allenatore… quindi sono contento e spero di fare ancora di più per la squadra”.

Che cosa ha rappresentato per te questa sera la vittoria contro la Juventus?

“Abbiamo vinto una partita importantissima dove abbiamo giocato contro una delle migliori squadre al mondo che abbiamo in Italia, speriamo di fare ancora meglio”.

Avete qualche rimpianto per com’è andata la stagione?

“Sì, purtroppo abbiamo lasciato tanti punti per la strada e questo è il rimpianto che abbiamo”.

Vedi anche articolo-intervista Mixed Zone di Stephan EL SHAARAWY

  D’Auria Maria

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Banca Etruria, nuove rivelazioni: lo stop a Bper-Etruria

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Nel 2014 furono i consiglieri prodiani della Banca Popolare dell’Emilia Romagna a bloccare l’acquisizione di Banca Etruria. A svelare cosa avvenne allora è Gianluca Paolucci, descrivendo la spaccatura che si venne a creare nel consiglio di amministrazione.

Così in cda fu stoppata Bper-Etruria

Due consiglieri vicini a Prodi della Popolare dell’Emilia Romagna si opposero alla fusione. Renzi: «De Bortoli ha fatto una bellissima operazione di marketing per lanciare il suo libro»

Furono due consiglieri della Popolare dell’Emilia Romagna vicini all’ex premier Romano Prodi ad opporsi alla fusione tra Bper e Etruria. Una ricostruzione che dimostra come Etruria fosse diventata un terreno di scontro ben prima della sua risoluzione. Scontro politico, istituzionale e finanziario. Esacerbato dalla presenza in consiglio di Pierluigi Boschi e da quella al governo della figlia Maria Elena. Questo era la piccola Banca Etruria, i cui attivi valevano circa lo 0,4% del sistema bancario nazionale, fin dalle convulse settimane che precedettero il suo commissariamento a febbraio del 2015. Uno scontro ancora sottotraccia, che deflagrerà poi dopo la risoluzione delle quattro banche. Ma che già allora, nelle settimane a cavallo tra il 2014 e il 2015, coinvolgeva vari attori di primo piano, uno contro l’altro. Uno scenario sul quale dovrà fare chiarezza la commissione d’inchiesta sul sistema bancario, come auspicato ieri dal segretario del Pd Matteo Renzi.

A riferire l’episodio è un testimone diretto delle vicende. Siamo alla fine del 2014 e Ettore Caselli, allora presidente di Bper, capeggiava il fronte che nel suo istituto avrebbe visto con favore un’integrazione con Etruria. Deve fronteggiare la freddezza delle strutture e lo scetticismo di una parte del consiglio. Ma soprattutto la ferma opposizione di due consiglieri: Angelo Tantazzi e Giuseppe Lusignani. Entrambi vicini a Romano Prodi e influenti, per competenza e storia personale, nel consiglio della Popolare dell’Emilia. Caselli contatta allora i suoi interlocutori nel consiglio di Etruria e chiede di attivare “il Boschi”, allora vicepresidente dell’istituto, per far muovere il governo e trovare per questa via una mediazione con i prodiani.

La fonte de La Stampa, uno dei consiglieri che agì da messaggero tra Caselli e Boschi, non è in grado di dire se la sollecitazione ebbe un qualche effetto, né se lo stesso Boschi ne abbia effettivamente informato la figlia allora ministro del governo Renzi.

Qualche settimana dopo, a inizio anno, sarà l’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, a chiamare lo stesso Caselli per chiedere informazioni sullo stato di avanzamento della prospettata fusione. Ma a quel punto è troppo tardi: Caselli stesso informa Delrio che l’operazione non è praticabile. Di lì a poco Etruria sarà commissariata dal ministero dell’Economia su proposta di Banca d’Italia.

Fatti lontani, tornati alla ribalta dopo le rivelazioni di Ferruccio de Bortoli sull’interessamento di Maria Elena Boschi per sollecitare il dossier Etruria presso Unicredit. Ieri l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni, rompendo un tenace silenzio che durava da giorni, ha detto al Corsera che ritiene «normale parlarsi tra politici e banchieri», per poi tornare al «no comment» che ha marcato nei giorni scorsi la sua posizione.

Ma le polemiche sorte dalle rivelazioni di de Bortoli continuano a tenere banco. «De Bortoli ha fatto una bellissima operazione di marketing per lanciare il suo libro», ha detto ieri i Renzi ieri tornando sul caso all’Arena di Massimo Giletti. Secondo Renzi, «Boschi come tutti i membri del governo hanno dimostrato che non c’è nessun favoritismo». «Facciamo la commissione d’inchiesta – ha aggiunto Renzi – così non fondiamo la Repubblica su pettegolezzo e sentito dire: andiamo a vedere le carte”.

Di tutt’altro tenore le repliche delle opposizioni. «Aspettiamo la querela della Boschi a De Bortoli: no querela no party. Se non arriva si deve dimettere», ha detto Beppe Grillo intervistato dal Corriere della Sera.

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lastampa/Così in cda fu stoppata Bper-Etruria GIANLUCA PAOLUCCI

L’agenda di Gentiloni per il G7 italiano: migranti e lotta al protezionismo

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Il premier Paolo Gentiloni è a Pechino per il Forum che Xi Jinping ha voluto per lanciare la “Nuova Via della Seta”, ma è al lavoro sugli obiettivi da centrare con il G7 di Taormina. Due sono i temi in cima all’agenda dell’Italia: una linea d’azione condivisa dai sette grandi del mondo sulle migrazioni e la lotta al protezionismo economico.

Migranti e lotta al protezionismo così Gentiloni prepara il G7

Da Pechino il premier lima l’agenda per il summit di Taormina

PECHINO – Il presidente cinese Xi Jinping, uomo proverbialmente serioso e di poche espressioni, ha buone ragioni per dispensare sorrisi prolungati ai capi di governo, accompagnati da consorti, che sono venuti sin qui, negli enormi e algidi palazzi del Potere cinese, per omaggiare la moderna Via della Seta: il piano finanziato con centinaia di miliardi di dollari con il quale la Cina cerca nell’Europa un contraltare agli Stati Uniti. E dopo aver accolto con solennità i suoi 29 ospiti stranieri, da Putin a Erdogan fino a Gentiloni, il presidente cinese pronuncia un discorso di benvenuto che ruota tutto attorno ad un concetto: l’inno al «libero commercio» internazionale.

Principio caro oramai da anni ai comunisti cinesi convertitissimi al mercato, ma che è diventato improvvisamente un concetto inviso agli Stati Uniti da quando alla Casa Bianca è arrivato Donald Trump. Domani, anche della svolta protezionista degli Stati Uniti, parleranno in un incontro a due il presidente cinese e Paolo Gentiloni, arrivato a Pechino per far valere le ragioni dell’Italia e dei suoi porti nella speranza di far parte della moderna Via della Seta. Ma anche per preparare l’ormai imminente G7 di Taormina, in programma il 26 e 27 maggio. Certo i cinesi sono fuori dai «Sette» ma sono interessatissimi a orientare e condizionare tutto quel che si muove in un summit così importante.

Interesse condiviso da Gentiloni, che per il G7 sta preparando un’agenda silenziosamente ambiziosa: anzitutto migranti, con l’obiettivo di affiancare ad un comune «grido di dolore», una linea d’azione che chiami in causa i Paesi leader del mondo occidentale. E che individui solennemente la Libia come «fattore di instabilità globale».

Ma Gentiloni, attento ad evitare proclami preventivi, punta anche su due dossier nel passato sempre strategici – commercio internazionale e cambiamenti climatici – diventati attualissimi e di nuovo controversi dopo le svolte di Trump in materia. Due dossier che la presidenza italiana spera di poter «sminare», confidando che il G7 avvii una sorta di moratoria rispetto all’escalation dei mesi scorsi. Per ora l’Italia si è mossa in modo molto felpato, in coerenza con lo stile e il metodo di lavoro di Gentiloni: nessun annuncio preventivo e invece lavoro sotto traccia per provare ad incassare risultati concreti e non soltanto di immagine. A Palazzo Chigi lo sanno bene: nel passato, quasi sempre, i summit dei «Grandi» hanno portato riflettori, blasone e «lustrini» ai leader, quasi mai risultati tangibili.

Sui migranti gli sherpa stanno ancora lavorando ma l’obiettivo italiano, sul quale Gentiloni ha lavorato anche nel suo incontro con Trump alla Casa Bianca, resta quello di trasformare la percezione internazionale sulla Libia: da crisi locale a «fonte» di instabilità globale, con tutto quel che ne consegue in termini di coinvolgimento, diretto e indiretto, degli altri Paesi del G7. Mentre sulla questione Mediterraneo-Libia, l’Italia punta ad incassare risultati che siano immediatamente spendibili davanti all’opinione pubblica domestica, sul commercio internazionale lo spauracchio è spalmato sul futuro. Ma dai contatti con i cinesi, ovviamente preoccupati, gli italiani hanno tratto propensioni moderatamente ottimistiche: le imprese manifatturiere americane, dominate da società multinazionali con stabilimenti in vari Paesi tra cui la Cina, sanno che finirebbero per essere danneggiate da una politica protezionistica verso i prodotti cinesi: a Pechino stimano che se attuata la promessa elettorale di Trump di imporre dazi al 45% su prodotti cinesi, finirebbe per colpire duramente le multinazionali americane.

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vivicentro/L’agenda di Gentiloni per il G7 italiano: migranti e lotta al protezionismo
lastampa/Migranti e lotta al protezionismo così Gentiloni prepara il G7 FABIO MARTINI INVIATO A PECHINO

Germania e Macron: tra entusiasmo e timori

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Dopo l’entusiasmo iniziale per Macron in Germania si sono diffuse alcune ombre: cosa fare se il francese proponesse gli eurobond e più debito per la crescita? “Da parte tedesca – ricorda Mario Nordio – prevale la consapevolezza della necessità di perseguire compromessi credibili. Fermo restando l’imperativo ineludibile per il nuovo governo francese di attuare le riforme strutturali per troppo tempo rinviate”.

Ma a Berlino c’è chi teme una trappola

A sole 24 ore dal suo insediamento all’Eliseo, Macron si reca oggi a Berlino per la sua prima visita all’estero. Non è una novità: ma, al di là del valore simbolico, il nuovo presidente francese ha ripetutamente sottolineato la sua volontà di rilanciare l’integrazione europea ed il suo storico motore franco-tedesco. A riceverlo c’è una Angela Merkel rafforzata dal successo in tre elezioni regionali e proiettata verso un’affermazione nel voto federale del settembre prossimo.

La cancelliera beneficia di un’inattesa rimonta nel consenso popolare, in quanto garante della stabilità sul piano interno, economico ed internazionale. In un contesto europeo e mondiale pieno di incognite, ella appare come una protagonista affidabile della diplomazia planetaria e raccoglie inoltre i frutti di una serie di graduali correzioni di rotta, con cui ha saputo far passare in secondo piano anche la questione esplosiva dell’immigrazione. La campagna elettorale di Macron è stata accompagnata a Berlino con aperta simpatia e la sua vittoria è stata salutata con toni addirittura euforici.

L’ascesa di un candidato così fortemente europeista è sembrata un autentico miracolo in una Ue scossa da tante crisi e minacciata dai movimenti populisti.

La settimana scorsa, alcune ombre hanno peraltro oscurato la promessa di un rinnovato idillio franco-tedesco. Le proposte di Macron in merito alla creazione di un ministro delle Finanze, di un bilancio e di un’assemblea parlamentare comuni per la zona euro hanno destato in Germania riserve e sospetti. Si sono da più parti ravvisate insidie per la politica di rigore favorita da Berlino e sono stati evocati gli spettri degli eurobonds, dell’espansione dei debiti e del trasferimento di risorse a vantaggio dei Paesi in crisi dell’Europa meridionale e della Francia stessa. «Der Spiegel» ha riassunto in questi termini la preoccupazione diffusa: «Macron il seduttore vuole salvare l’Europa facendo pagare i tedeschi». L`inquietudine è amplificata dal fatto che il candidato cancelliere della Spd, Martin Schulz, si è precipitato a montare sul cavallo di Macron, appoggiando le idee a lui attribuite in nome della «solidarietà europea»: una linea consona alle posizioni eurosocialiste, ma più adatta alla sua passata funzione di presidente del Parlamento europeo che non allo sfidante della Merkel, chiamato a contenderle il primato della governabilità.

Da parte tedesca prevale comunque la consapevolezza della necessità di andare incontro a Macron e di perseguire compromessi credibili per non perdere questa occasione di rilancio dell’asse Parigi-Berlino. Fermo restando l’imperativo ineludibile per il nuovo governo francese di attuare le riforme strutturali per troppo tempo rinviate.

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lastampa/Ma a Berlino c’è chi teme una trappola MARIO NORDIO

Oggi il vertice Macron-Merkel

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Nel suo primo giorno di lavoro il neopresidente della Francia Emmanuel Macron vola a Berlino per incontrare Angela Merkel, rinnovando una tradizione nata con De Gaulle e Adenauer. I due leader parleranno di rilancio del progetto europeo. Merkel arriva all’appuntamento rafforzata dalla vittoria della Cdu nel voto regionale del Nord-Reno Westfalia.

Macron e Merkel, oggi l’incontro per rilanciare l’alleanza che guida l’Europa

Tradizione nata con De Gaulle e Adenauer in piena Guerra fredda

C’è molto di simbolico e ci sarà subito molto di sostanziale nel primo faccia a faccia tra Emmanuel Macron e Angela Merkel. E non è detto che sia l’idillio. Mai la cancelliera si era spesa così tanto per un candidato di un altro Paese. Ma passata la paura che all’Eliseo potesse arrivare Marine Le Pen, i nodi verranno presto al pettine. «Teurer freund», titola Der Spiegel, «caro» amico, nel senso di costoso, rivelando un retropensiero su cosa potrà chiedere il leader che agli occhi dei tedeschi ha salvato l’Europa dall’abisso del populismo. E Jean-Pisani Ferry, direttore d’orchestra dell’équipe del nuovo presidente francese, ha subito replicato: non vogliamo assegni.

Si ricomincia dall’asse franco-tedesco, storico e inevitabile motore dell’Unione europea. Macron è atteso alla prova del suo programma elettorale: «rilanciare e rifondare l’Europa». Da Merkel si aspetta qualche prova di flessibilità. La cancelliera ha incassato ieri una confortante vittoria elettorale in Nord Reno Westfalia, roccaforte socialdemocratica che suona come un buon annuncio per le elezioni politiche di settembre. Il rilancio dell’Spd con Martin Schulz, è già sfumato.

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È dunque una Merkel in gran forma quella che Macron, celebrato ieri con i fasti e la solennità della République, incontrerà a Berlino. È una tradizione che il primo incontro internazionale del presidente francese sia con il (la) cancelliere. Fu così anche per François Hollande e Nicolas Sarkozy.

Il cosiddetto «asse» ha una data di nascita: gennaio 1963, trattato dell’Eliseo tra Charles De Gaulle e Conrad Adenauer. Era il mondo bipolare della Guerra fredda, Parigi si voleva costruire un ruolo da protagonista; la Germania non era ancora in grado di affrancarsi a tal punto dagli Stati Uniti e il significato simbolico di quell’accordo venne subito attenuato, come dovette poi riconoscere De Gaulle nella sue memorie. Tuttavia l’incontro tra i due Paesi era diventato formalmente una necessità, soprattutto nella costruzione del processo europeo. La Germania cresceva economicamente, mentre la Francia rimaneva l’incontestabile leader politico. François Mitterrand temeva la riunificazione della Germania e, come raccontò poi il suo fedelissimo Gilles Martinet (che fu anche ambasciatore a Roma) si risolse ad accettare l’idea della moneta unica a Maastricht per evitare che, dopo il 1989, la vera divisa europea potesse diventare il marco a spese del franco. Ciononostante la storica fotografia di Mitterrand che prende per mano il cancelliere Helmut Kohl il 22 settembre 1984 al sacrario di Verdun dove si consumò un’infinita battaglia tra francesi e tedeschi con almeno mezzo milione di morti, era diventata e rimane una delle icone più simboliche e significative della costruzione europea.

Negli anni 2000 il gollista Jacques Chirac e il pragmatico socialdemocratico Gerard Schröder rilanciarono l’asse, con un’alleanza che li portò a sfidare l’America di Bush sulla guerra a Saddam, e l’Europa di Maastricht con la rottura del patto di stabilità e la regola del 3 per cento per il deficit. Era l’epoca in cui periodicamente i consigli dei ministri dei due paesi si riunivano in seduta comune.

La Germania ha sempre sofferto del complesso di apparire, come diceva Henry Kissinger, un «gigante economico e un nano politico». Di qui la sua ricerca costante della spalla francese, come hanno fatto anche, recentemente, i diversi governi di Angela Merkel. E Wolfgang Schaeuble, da sempre considerato il custode del rigore economico, è stato un convinto sostenitore del socialista francese Pierre Moscovici a commissario europeo economico, nonostante che da ministro non fosse stato certo esemplare sul governo dei conti pubblici. Lo stesso Schaeuble, in un’intervista a «Repubblica» nei giorni scorsi sull’avvento di Macron, ha parlato di un necessario «pragmatismo intergovernativo» che detto in altre parole significa rilancio dell’asse tra i due Paesi nella riforma dell’Europa. La presidenza di Macron comincia oggi a Berlino e la domanda che tutti si fanno è questa: il nuovo presidente riuscirà a cambiare la Germania o sarà la Germania a cambiare lui?

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vivicentro/Oggi il vertice Macron-Merkel
lastampa/Macron e Merkel, oggi l’incontro per rilanciare l’alleanza che guida l’Europa CESARE MARTINETTI

A 44 anni Brinta Sani muore per difendere l’amica dall’aggressione del suo ex

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Castel Volturno  – Dopo 3 giorni di coma Brinta Sani non ce l’ha fatta

È morta a 44 anni Brinta Sani per difendere l’amica dall’aggressione del suo ex. Accoltellata dall’uomo l’11 maggio scorso, dopo tre giorni di agonia all’ospedale di Castel Volturno, ieri mattina si è spenta nella stanza in cui ha combattuto tra la vita e la morte.

Il fatto è accaduto nel casertano, a Villa Literno. Giovedì scorso Chukwudi Mgbemena, nigeriano 39enne, accecato da una furiosa gelosia, aggredisce armato di coltello la sua ex compagna, che da poco aveva deciso di chiudere definitivamente la storia con lui.

Con lei c’erano due suoi amici, Brinta Sani e un uomo. Prima su di loro si è riversata la rabbia omicida dell’aggressore, ferendoli mortalmente, per poi passare alla vera destinataria del colpo, la sua ex donna.

I carabinieri della compagnia di Casal di Principe, alleratati da una segnalazione che denunciava una violenta lite tra cittadini nigeriani, sono intervenuti in via delle Dune constatando quanto è avvenuto.

L’aggressore prima di ieri mattina rispondeva dell’accusa di tentato omicidio, ma dopo la morte di Brinta Sani con molta probabilità dovrà rispondere di omicidio volontario.

L’altro uomo ferito si trova in prognosi riservata con gravi tagli al torace, all’ospedale Giuseppe Moscati di Aversa.

 

 

Siracusa Vs Casertana: 0-2. I Leoni si destano dal sogno

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Siracusa Vs Casertana: 2-0.

Al Nicola De Simone, la Casertana fa la voce grossa e porta a casa il pass per il turno successivo. I Falchetti della Campania, troveranno l’Alessandria di Pillon nel prossimo turno.

Gli Ospiti partono con il piede giusto e Giorno dopo dieci minuti porta gli uomini di Esposito in vantaggio.

Il Siracusa prova a reagire e costruisce tante palle goal, in particolare con Catania.

Sembra che la storia possa cambiare ma Corrado a pochi minuti dalla fine piazza il colpo del ko con un goal meraviglioso.

I leoni escono a testa alta ed il De Simone rende omaggio ai propri eroi che hanno offerto una stagione fantastica a questo popolo mai domo.

IL TABELLINO:
SIRACUSA (4-2-3-1): Santurro; Diakitè (77’ Azzi), Turati, Pirrello, Malerba (46’ Dentice); Giordano, Spinelli; De Silvestro (69’ Longoni), Catania, Valente; Scardina.
A disposizione: Gagliardini, Brumat, Cossentino, Palermo, Toscano, Russo, Dezai, Persano. All. Cristaldi (Sottil squalificato).
CASERTANA (4-3-2-1): Ginestra; Magnino, D’Alterio, Rainone, Ramos; De Marco, Rajcic, Giorno; Orlando (80’ Colli), Ciotola (66’ Lorenzini); Corado (94’ De Filippo).
A disposizone: Fontanelli, Minale, Pezzella, Finizio, Petricciuolo, Taurino, Cisotti. All. Esposito.
ARBITRO: Dionisi de L’Aquila (Mokhtar-Cipressa).
MARCATORI: 10’ Giorno, 81’ Corado.
NOTE: ammoniti De Silvestro, Magnino, Rajcic, Rainone, Giordano. Spettatori oltre 3.500 (una ventina da Caserta).

Roma Juventus 3-1| La Roma castiga la capolista, nessuna festa anticipata all’Olimpico per i bianconeri

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Roma Juventus: 3-1 . Sfida tra le prime della classe, la Roma batte la capolista rovinando la festa agli avversari.

Roma- Spalletti schiera un 4-2-3-1 puntando, in questo posticipo di campionato orfano di Dzeko, su Perotti mentre Allegri si affida al collaudato modulo 4-3-3 con  il tridente Cuadrato-Higuain-Mandzukic in attacco.

Primo tempo                

La Roma gestisce bene l’avvio di gara conquistando la metà campo per i primi 5 minuti di gioco.

Al 6’ è la Juve a mettere i brividi con Lichtsteiner che crossa per Higuain in area ma Rudiger, in anticipo su Mandzukic, è lesto ad allontanare il pericolo.

Al 7’ clamoroso palo di Asamoah, il suo mancino sfiora di poco il vantaggio!

Al 17’ sugli sviluppi dik un calcio di punizione, De Rossi prova a mettere ko Il numero uno bianconero, l’intervento provvidenziale di Bonucci lascia tutto allo status quo.

Quando i ritmi sembrano affievolirsi, arriva il vantaggio della Juventus con Lemina!

Al 21’ su lancio di Sturaro, Higuain tocca morbido per Lemina appostato in area, per il centrocampista gabonese è un gioco da ragazzi insaccare la porta vuota.

Roma 0- Juventus 1

L’orgoglio giallorosso non viene sepolto con una rete in passivo e al 25’ arriva il pareggio della Roma con De Rossi! Prima il tentativo di Manolas, di testa, respinto da Buffon. Poi sulla palla arriva De Rossi che dopo un primo tentativo, ribadisce in rete la palla del pareggio.

Roma 1- Juventus 1.

Ristabilito l’equilibrio, la Roma riprende in mano le redini della gara e spinge alla ricerca del secondo gol.

Il pericolo si rivede dalle parti di Szczesny al 40’, sempre con Lemina che, servito da Cuadrato, tenta l’imbucata ma viene murato da De Rossi.

Al 41’ ci prova Pjanic con una palla interessante ma controllata malissimo.

Al 42’ la Roma vicina al vantaggio con Salah che su cross di Nainggolan, scarta due avversari e tenta di sorprendere Buffon con un colpo di testa, ma il portiere blocca con decisione.

Un minuto di recupero e poi le squadre vanno negli spogliatoi nell’attesa di un avvincente secondo tempo.

Secondo tempo

Pressing della Roma in avvio di ripresa. Qualche scintilla in campo segnala l’intensità e la portata della gara.

Al 5’ De Rossi ammonito per fallo su Pjanic.

All’11’ Vantaggio dei giallorossi con El Shaarawy!!!

El Shaarawy, palla al piede, entra in area e prova la conclusione deviata da Lichtsteiner, ma la palla dopo aver sfiorato il palo si impernia in rete!

Roma 2- Juventus 1

Al 14’ ci prova Sturaro sapientemente servito da Cuadrado, ma Szczesny non si fa sorprendere e lo anticipa.

Juventus un po’ intontita dopo aver subìto il secondo gol.

Al 19’ prima sostituzione per Allegri: fuori Lichtsteiner, dentro Dani Alves.

Al 20’ arriva il terzo gol giallorosso a firma del Ninja!

Nainggolan scambia con Salah in area e quando la palla torna sui suoi piedi, parte il siluro che fulmina Buffon sul primo palo!

Roma 3- Juventus 1.

Al 24’ fuori Sturaro, dentro Dybala mentre Spalletti fa entrare Grenier al posto di Perotti.

Al 29’ occasione Juve: Dybala in tuffo tenta la zuccata vincente, ma la palla finisce sopra la traversa.

Al 32’ ancora una sostituzione per i due tecnici: per la Juventus entra Marchisio, fuori Cuadrado, mentre per la Roma entra Juan Jesus al posto di un osannato Nainngolan.

Dopo la mezz’ora di gioco la Juventus si risveglia nel tentativo di accorciare le distanze ma la gara s’infiamma nel finale.

Al 40’ Juventus sfiora il secondo gol con Bonucci che su cross di Mandzukic, anticipa agli avversari e colpisce di testa ma il pallone finisce di poco a lato.

Sanciti 5 minuti di recupero. C’è tempo per il Capitano giallorosso che entra in campo accompagnato dai cori del pubblico.

La gara si chiude con una cospicua vittoria dei giallorossi che fa sfumare il sogno degli avversari di festeggiare in anticipo qui, all’Olimpico, la vittoria di questo campionato.

Secondo posto ristabilito e capolista battuta. Per Spalletti i due obiettivi della serata sono stati raggiunti.

Cronaca diretta dall’inviata Maria D’Auria

Marchese: “Meritavamo di più” (VIDEO)

Al termine del match pareggiato 0-0 tra Juve Stabia e Catania, che ha regalato il passaggio al secondo turno play off alla Juve Stabia, si è presentato in sala stampa il difensore del Catania Giovanni Marchese.

Ecco le sue parole:

“Fa male uscire dopo uno 0 a 0, tuttavia abbiamo dimostrato di essere un’ottima squadra, se avessimo giocato così per tutto il campionato probabilmente ci saremmo trovati in una posizione diversa. Abbiamo avuto un calo mentale nell’ultimo periodo del campionato dovuto soprattutto alla penalizzazione di inizio anno. Abbiamo messo in difficoltà una squadra molto forte e molto preparata, dimostrando di essere una squadra quadrata. Spero che i tifosi siano sempre vicini alla squadra, purtroppo questa annata non è stata delle migliori, però sono molto fiducioso e sono convinto che la società per la prossima stagione costruirà una squadra che permetterà al Catania di lottare per la promozione.”

Salvatore SORRENTINO

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LE Pagelle

JUVE STABIA – APPROFONDIMENTIJUVESTABIA – NEWS

Juve Stabia vs Catania, le pagelle di Salvatore SORRENTINO

Le pagelle – Termina 0-0 al Menti la battaglia dell’incontro Juve Stabia vs Catania per il primo turno play off. Alla luce del pareggio odierno…

 

Roma Juventus- Formazioni ufficiali

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All’Olimpico tutto pronto per Roma Juventus. Formazioni Ufficiali

Roma- Tutto pronto allo Stadio Olimpico per la 36esima giornata di campionato dove la Roma affronta la capolista nello scontro diretto che, in caso di vittoria dei bianconeri, verrebbero anticipati i festeggiamenti per la conquista del sesto scudetto di fila.

Gli obiettivi della serata per la squadra di Spalletti sono: riposizionarsi al secondo posto (dopo la dilagante vittoria pomeridiana del Napoli sul Torino per 5 a 0) e rimandare i festeggiamenti dell’avversaria.

Riportiamo di seguito le formazioni ufficiali.

FORMAZIONI

ROMA (4-2-3-1): ​Szczesny; Rüdiger, Manolas, Fazio, Emerson; De Rossi, Paredes; Salah, Nainggolan, El Shaarawy; Perotti.​
A disp.: Alisson, Lobont, Mario Rui, Vermaelen, Bruno Peres, Juan Jesus, Frattesi, Gerson, Grenier, Totti, Tumminello.​
All. Luciano Spalletti

JUVENTUS (4-3-3):​Buffon; Lichtsteiner, Benatia, Bonucci, Asamoah; Lemina, Pjanic, Sturaro; Cuadrado, Higuain, Mandzukic.​
A disp.: Neto, Audero, Barzagli, Chiellini, Dani Alves, Alex Sandro, Marchisio, Rincon, Mattiello, Mandragora, Dybala.
All. Massimiliano Allegri

Arbitro: Luca Banti della sezione di Livorno
Assistenti: Tonolini – Manganelli
Quarto Ufficiale: Paganessi
Arbitri Addizionali d’Area: Mazzoleni – Giacomelli

Mazzarani : ”C’era un rigore netto su di me. Su questo campo sarà dura per tutti” (VIDEO)

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Al termine del match valido per il primo turno play off, pareggiato 0-0 al Menti tra Juve Stabia e Catania, grazie al quale la Juve Stabia accede al secondo turno dei play off, si è presentato in sala stampa il centrocampista del Catania Francesco Mazzarani.

Ecco le sue parole raccolte dalla nostra redazione:

“Sapevamo di affrontare una gara difficile e che dovevamo vincere a tutti i costi, purtroppo la partita è andata così e c’è il rammarico perché abbiamo disputato una buona prova. L’espulsione ha pesato tanto e il pareggio non ci basta. Torniamo a casa con tanta amarezza. C’era un rigore netto su di me e questo lascia ancora di più l’amaro in bocca, poteva cambiare la partita. La Juve Stabia è una squadra molto dura e su questo campo, con questo pubblico, sarà dura per tutti. Secondo me le vespe hanno le carte in regola per andare avanti nei play off, soprattutto sfruttando il fattore campo. Personalmente sono soddisfatto della mia stagione, sono felice della scelta di venire a Catania e voglio restare a lungo.”

Salvatore SORRENTINO

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