Serie A, Bologna-Napoli 0-3: il tabellino del match
Il Napoli ha battuto 3-0 il Bologna al Dall’Ara nel 3° turno del campionato di serie A. Reti di Callejon al 22° s.t., Mertens al 38° s.t., Zielinski al 42° s.t.
Il Napoli ha battuto 3-0 il Bologna al Dall’Ara nel 3° turno del campionato di serie A. Reti di Callejon al 22° s.t., Mertens al 38° s.t., Zielinski al 42° s.t.
Per il posticipo della terza giornata di Serie A delle ore 20:45 al Dall’Ara Sarri schiera in campo: tra i pali Reina; in difesa Chiriches, Ghoulam, Hysaj, Koulibaly, mentre al centrocampo ci saranno Jorginho, Allan, Hamsik; in attacco ci sarà il tridente Callejon, Mertes e Insigne.
Gli azzurri arrivano allo stadio Dall’Ara di Bologna alle 19:15 acclamati da una folla di tifosi….guarda il Video.
Dal nostro inviato Antonio Toscano
“Squadra che vince non si cambia”. Nel calcio si sente spesso questa frase e proprio oggi ne è stata la dimostrazione. Gli stessi undici che hanno trionfato in Supercoppa contro la Juventus, sfoderano una grandissima prestazione e travolgono il Milan; dando un chiaro segnale alle altre big per un posto in Champions.
Formazioni:
Lazio(3-4-2-1): Strakosha, Wallace, De Vrij, Radu, Basta, Parolo, Lucas Leiva, Lulic, Milinkovic, Luis Alberto, Immobile.
Milan(4-3-3): Donnarumma, Calabria, Bonucci, Musacchio, Rodriguez, Montolivo, Biglia, Kessiè, Suso, Cutrone, Borini.
Primo tempo- Nei primi minuti è il Milan a condurre il gioco gestendo bene a centrocampo, la Lazio, invece, si fa schiacciare nella propria metà campo, con Luis Alberto e Milinkovic che spesso si abbassano sulla linea dei centrocampisti.
All’8′ arriva la prima occasione per il Milan: lancio di Montolivo, ottimo inserimento di Kessiè senza palla ma il tiro dell’ex centrocampista dell’Atalanta è troppo centrale. Dopo pochi minuti è Borini a rendersi pericoloso calciando da posizione defilata un pallone velenoso che rimbalza sul terreno, ma Strakosha si fa trovare pronto.
Al 14′ Wallace è costretto a lasciare il campo per un problema muscolare, al suo posto Bastos.
Dopo due minuti, la prima vera occasione della partita è della Lazio: calcio d’angolo, il pallone carambola su Bastos che però manca l’appoggio a pochi centimetri dalla linea di porta
Da qualche minuto il Milan non trova più spazio e non riesce ad avvicinarsi all’area di rigore della Lazio che inizia a tenere il campo con più autorità, recriminando anche un calcio di rigore dopo un intervento in area di Musacchio ai danni di Luis Alberto, ma l’arbitro Rocchi lascia proseguire.
Due gol nel giro di pochi minuti- Al 36′ la Lazio passa in vantaggio: Kessiè tocca ingenuamente Luis Alberto in area, per Rocchi non ci sono dubbi, è calcio di rigore. Sul dischetto Ciro Immobile che con un tiro forte e angolato batte Donnarumma che intuisce il lato ma non ci arriva. Passano pochi minuti e la Lazio raddoppia: cross dalla destra di Lulic, Bonucci decide di accorciare su Luis Alberto, lasciando Immobile da solo che sul secondo palo aspetta la palla, si coordina e con un grande destro infila il pallone al lato opposto.
Secondo tempo- Dopo solo due minuti, arriva il terzo gol per la Lazio: Lulic fa fuori Calabria, mette il pallone in area, Parolo vede Immobile smarcarsi che controlla di destro e di sinistro appoggia in rete alla destra di Donnarumma. Presa dall’entusiasmo la squadra di Inzaghi non si ferma e cala il poker con un contropiede di Immobile accompagnato da Luis Alberto, lo spagnolo servito dall’attaccante non deve fare altro che mettere in rete, è il 4-0.
Al 55′ Montella cambia e inserisce Calhanoglu e Kalinic al posto di Cutrone e Borini. Passano pochi secondi dall’ingresso dei due ed è proprio da un calcio di punizione di Calhanoglu che nasce il gol del Milan: il pallone carambola in area e Montolivo tenuto in gioco da Bastos, a pochi passi dalla porta batte Strakosha ed accorcia le distanze. Dopo il gol è un assedio dei rossoneri che mettono in campo tutte le energie e schiacciano la Lazio nella propria tre quarti; a mettersi in evidenza è soprattutto Suso che spesso serve Kalinic in area, ma il croato è ben tenuto da De Vrij.
Al 69′ la Lazio sfiora il il quinto gol con il solito Immobile che in contropiede dribbla Bonucci, ma il tiro dell’attaccante però finisce al lato.
Passano i minuti ed il Milan man mano si spegne, l’ultima occasione della partita è di Calabria che impegna Strakosha con un tiro però troppo centrale.
Al 47′ ingenuità di Parolo che commette un fallo a centrocampo, prendendo la seconda ammonizione.
Non accade più nulla, la Lazio piega il Milan, superandolo in classifica a quota 7; per Montella c’è ancora tanto da lavorare e rivedere soprattutto una difesa che spesso ha fatto solo da cornice.
Marcatori:
LAZIO: Immobile(3), Luis Alberto; Milan: Montolivo
Ammoniti: Lulic, Bonaventura
Espulsi: Parolo
Giovanni De Falco
La prima gara stagionale del Real Forio non va nei migliori dei modi. Il roboante 4 a 0 della Maddalonese 1919 rispecchia il poco gioco e la tanta differenza di mordente, sottolineata anche dal Mister Leo. La squadra foriana ha sofferto per la gran parte della gara, sembrando quasi di non essere mai scesa in campo; Mister Leo si assume tutte le responsabilità, sottolineando che non è riuscito a dare la giusta mentalità ma allo stesso tempo ha avuto i giusti spunti per la settimana.
Passando alla narrazione della gara, il Real Forio è sceso in campo oggi alle 16:00, allo stadio comunale “Cappuccini” di Maddoloni contro la Maddolonese 1919. Mister Leo sceglie un approccio offensivo con un 3-4-3, il tridente scelto è Cantelli, Savio e Trofa; un tridente di tutto rispetto ma che al fine dei conti risulterà sterile. Una Maddalonese scesa in campo più ordinata e con molta più fame infatti il vantaggio non ci mette molto ad arrivare, al decimo Bonavolontà sblocca. Il Forio non riesce ad organizzarsi, il duo Leo Salemme prova un cambio tattico passando dal 3-4-3 al 3-5-2 ma subito subisce il secondo gol con Izzo; a chiudere il primo tempo e virtualmente anche la gara alla mezzora è Monaco Di Monaco che trova la rete. Il primo tempo si chiude con tanta Maddoloni e poco Forio. Il secondo tempo inizia con la rete della Maddolonese 1919, che cala il poker con Monaco Di Monaco; il resto della gara è solo amministrazione per la squadra di casa e un Real Forio che prova d’orgoglio ripassando nuovamente al 3-4-3 ma con nulla di fatto.
Real Forio
Naldi; Di Dato (Calise N 35° st) ; Iacono C; Calise C (Castagna 1° st); Iacono F; Aiello (Onorato 46° st) ; Trofa; Conte; Savio (Boria 29° st), Sannino; Cantelli
A disposizione Impagliazzo, Grannillo, RealeMister: Leo/Salemme
Maddalonese 1919
Merola, Blandolino, Piccirillo, Bonavolontà, Pucino, Gargiulo, Izzo (Pasquariello 22° st), Celio (Franchini 1° st), Monaco Di Monaco (Capo Bianco 38° st), Cerrato (Farina 6° st), Cristiano (Basilicata 31° st)
A disposizioneDe Lucia, Sivo Mister Sannanzaro
Reti: 10’ pt Bonavolontà (Mad), 20’ pt Izzo (Mad), 30’pt 5 st Monaco Di Monaco
Ammoniti: Di Dato, Iacono C, Calise C
Terna arbitrale: Lucio Felice Angelillo Nola Gianluca Guerra Nola Dario Maione Nola
NOTIZIE AS ROMA – L’esordio stagionale nella competizione europea più prestigiosa si avvicina inesorabilmente per la Roma di Eusebio Di Francesco: martedì alle 20.45 appuntamento allo Stadio Olimpico per la partita che aprirà il girone contro l’Atletico Madrid del Cholo Simeone.
Come si apprende dal sito internet della UEFA, a dirigere il match sarà l’arbitro serbo Milors Mazic. Milovan Ristic e Dalibor Djurdjevic sono gli assistenti designati e come quarto ufficiale è stato scelto Nemanja Petrovic.
Soltanto in un’altra occasione la Roma aveva incontrato sulla propria via questo direttore di gara e si tratta di una circostanza sfortunata per i colori giallorossi: Roma-Manchester City dell’edizione Champions targata 2014. In quell’occasione la Roma perse per 2-0.
Claudia Demenica
Il Siracusa, con una partita in meno, porta i primi tre punti nella tana aretusea.
Il gioco si apre con un tentativo immediato di Scardina che cerca di scalfire la porta degli avversari.
Il tiro però non va a segno e da quel momento in poi sembra che il gioco sia stato trasportato in Era Uroniana, infatti in campo si registra un congelamento delle azioni.
Poche emozioni da parte dei leoni, ma anche degli avversari, che faticano ad attaccare la porta rendese. Pochi tiri sul “portale” avversario, lenti e troppo lunghi.
Sembra una squadra ben diversa da quella apparsa contro il Trapani, con meno grinta e capacità tattica soprattutto a centro campo. Come se il Leone avesse dimenticato la propria natura.
Il primo tempo non regala molte emozioni, né da parte del Rende, che fanno un po’ meglio degli aretusei, né da parte dei leoni.
L’arrivo del secondo tempo porta tante novità, la squadra si sveglia e diventa padrone del terreno da gioco.
Forse aiutati da un uomo in meno del Rende o forse la carica di Mister Bianco è stata sufficiente, il Siracusa inizia a scendere in campo come un unico corpo tattico.
Qui la frase di Oscar Wilde è la più azzeccata:
“Uno dovrebbe giocare sempre lentamente – quando si hanno le carte vincenti.”
Anche se con un avvio lento, il Siracusa, con un sorprendente tiro mancino del Re Mancino porta il Siracusa in vantaggio.
Il Rende ha più volte cercato di conquistare la roccaforte siracusana, ma la difesa ha ben tappato ogni punto debole.
La vittoria è per i leoni: 0-1
Guarda le foto di Rende vs Siracusa realizzata dalla nostra fotografa Martina Visicale che ci racconta così la vittoria dei Leoni allenati da Mister Bianco contro una neopromossa allenata da Bruno Trocini.
Seconda partita di campionato per il Siracusa calcio, dopo la partita rimandata con l’Andria al 26 settembre 2017.
Già prima del primo minuto di inizio della partita il Siracusa cerca di conquistare la rete avversaria con un tiro di Scardina che non riesce a centrare la porta.
Il gol vittoria per il Siracusa porta la firma di Mancino, che al 47′, trafigge il portiere di casa per la gioia dei tifosi aretusei accorsi a Rende per seguire la propria squadra del cuore.
Il Siracusa conquista tre punti fondamentali nella corsa alla salvezza.
Guarda le foto di Catanzaro vs Juve Stabia realizzate dal nostro fotografo che ci racconta così il pareggio, il secondo consecutivo in trasferta, delle Vespe allenate dal duo Caserta – Ferrara con i ragazzi di Mister Alessandro Erra allo stadio Ceravolo di Catanzaro.
Catanzaro (4-3- 3): Nordi; Riggio, Gambaretti (13’ p.t. Spighi), Sirri, Imperiale; Onescu, Maita,
Benedetti; Puntoriere (10’ s.t. Cunzi), Letizia, Falcone (26’ s.t. Anastasi).
A dispozione: Marcantognini, Nicoletti, Cunzi, Marin, Spighi, Kanis, Pellegrino, Likanovic, Anastasi.
All. Alessandro Erra.
Juve Stabia (4-3- 3): Branduani; Dentice, Morero, Redolfi, Crialese; Matute, Capece (29’ s.t. Calò), Mastalli; Berardi (18’ s.t. Canotto), Simeri, Lisi.
A disposizione: Bacci, Polverino, Awua, Allievi, Nava, Paponi, Gaye, Canotto, Bachini, Strefezza, Calò, D’Auria.
All. Fabio Caserta – Ciro Ferrara.
Seconda partita e secondo pari, sempre in trasferta, per le vespe allenate dal duo Caserta-Ferrara che dopo il roboante e spettacolare 3-3 di Andria, pareggia a Catanzaro 0-0 in una gara noiosa e senza un tiro in porta degno di nota. Un pari che fa morale e muove la classifica di capitan Morero e compagni. Due punti in due trasferte sono comunque un buon punto di partenza per una squadra completamente nuova e da assimilare.
Le squadre si presentano in campo con tante novità in distinta per i due trainer. Assenti in casa catanzarese Infantino, Di Nunzio, Icardi, Van Rasbeeck oltre a Zanini e Marchetti squalificati mentre Cunzi parte dalla panchina per scelta tecnica viste le ottime prestazioni nelle prime due giornate di Punturiere. In casa Juve Stabia assente per squalifica Viola (deve scontare 3 turni dopo l’espulsione di Andria), mentre per infortunio non è stato convocato Costantini, Esordio per Branduani in porta, con Zanotti ormai relegato fuori sqaudra, mentre rispetto all’esordio del Degli Ulivi di Andria, il duo Caserta-Ferrara cambia quattro atleti, Branduani per Zanotti tra i pali, Dentice per il deludente Nava sulla corsia di destra difensiva, Matute per Viola come mezzala destra di contenimento e Simeri, all’esordio, per l’acciaccato Paponi in avanti.
Portieri inoperosi per tutta la gara con un solo intervento, di controllo, di Branduani nei minuti della gara.
La prossima partita segnerà l’esordio casalingo per le Vespe contro il quotato Trapani neo retrocesso dalla serie B.
Marek Hamsik, come riferisce Il Resto del Carlino, quando vede il Bologna sogna, ma soprattutto segna: il capitano azzurro calò addirittura il tris, lo scorso 4 febbraio, sul prato del Dall’Ara. Ecco uno dei buoni motivi perché Sarri questa notte decida di gettarlo subito nella mischia e non lo risparmi in vista della sfida di Champions League di mercoledì in Ucraina, con lo Shakhtar Donetsk. In realtà il dubbio alberga nella testa dell’allenatore. Nella macchina perfetta che è stato in questo inizio di stagione il Napoli, salta agli occhi la latitanza dal gol del suo capitano. Tra campionato e preliminari di Champions fin qui Hamsik è rimasto sempre a secco. Dei 113 gol segnati in maglia azzurra dallo slovacco 9 sono stati dispiaceri inflitti ai rossoblù.
Uno dei calciatori seguiti con più attenzione dal Napoli è certamente Domenico Berardi, attaccante del Sassuolo. La Gazzetta dello Sport scrive: “E’ rimasto fuori 4 mesi per un infortunio all’inizio giudicato inspiegabilmente non grave, ha faticato a ritrovare gol e morale, con un bilancio deludente per un talento come lui: solo 5 gol in 21 presenze. Poi sono arrivate le voci di mercato che l’hanno probabilmente disturbato: un anno fa la Juve, quest’anno Napoli. Lui è rimasto sperando di compiere il salto di qualità atteso da tempo”.
Sarri e il dubbio Milik o Mertens contro il Bologna? Se uno gioca stasera al Dall’Ara, l’altro avra’ qualche possibilita’ in piu’ di giocare nello stadio di Charkiv, in Champions, tra tre giorni. Anche se non e’ detto che questa sia la regola, anche perche’ magari il turnover scattera’ nel derby col Benevento. D’altronde, quella di Bologna e’ solo la prima tappa di un tour de force dove sia l’uno che l’altro ne avranno di chance: perche’ poi, quasi senza respiro, ci sono le gare con il Benevento, la Lazio, la Spal, il Feyenoord e il Cagliari. Milik sta bene dopo l’infortunio al crociato e il tecnico sa bene che questa opzione da’ della variante importanti in termini di asfissia da ripetitivita’ e prevedibilita’. Fino ad adesso Sarri ha dato a Mertens i gradi del capitano e a Milik quello del sergente. Dries ha giocato titolare tre volte su 4, ha segnato due gol e firmato due assist. L’ex Ajax ha giocato dal primo minuto solo a Verona. E ha segnato. Ecco, il dilemma di Sarri e’ tutto qui. Resta l’opzione piu’ suggestiva, quella di vederli in campo assieme. Lo riporta Il Mattino.
Sarà una vera e propria invasione di tifosi del Napoli, allo stadio Dall’Ara di Bologna dove stasera alle 20.45 avrà inizio il match. Il Corriere dello Sport scrive che saranno settemila: “E’ una tendenza, è un’abitudine, è il richiamo delle origini, è il senso di appartenenza che aspetta questo appuntamento a Bologna per convergere nella curva san Luca oppure ove sia possibile, creando un piccolo San Paolo da trasferta nel quale «debutterà» anche De Laurentiis, che a Premium ha «infranto» il silenzio stampa”
L’allenatore del Napoli Maurizio Sarri ha raggiunto Bologna con il treno e non con l’aereo, ma perchè? Il retroscena lo rivela la Gazzetta dello Sport che scrive: “Quando gli è stato comunicato che l’aereo che l’avrebbe dovuto portare a Bologna era di piccole dimensioni, Sarri non ha esitato a raggiungere la stazione centrale e a salire sul Frecciarossa per arrivare a Bologna. Stavolta, il timore di volare ha avuto il sopravvento sul coraggio che altre volte Sarri aveva dimostrato. L’aereo non è per niente il suo mezzo di viaggio preferito”.
S’è portato dietro un dubbio l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri, in viaggio verso Bologna dove stasera, alle ore 20.45, ci sarà la terza giornata del campionato di Serie A contro i felsinei: riproporre o meno Marek Hamsik? Il centrocampista e capitano slovacco del Napoli non è nella migliore condizione fisica e per non affaticarlo, come riporta la Gazzetta dello Sport, Sarri potrebbe tenerlo in panchina e schierare al suo posto il polacco Piotr Zielinski.
Secondo pareggio esterno della Juve Stabia, che si proietta alla gara interna con il Trapani raccogliendo un punto importante al Ceravolo di Catanzaro
PODIO
Medaglia d’oro: a Paolo Branduani, subito padrone della porta stabiese. Per il neo portiere della Juve Stabia gara essenziale, attenta ed in cui la sostanza viene ben prima dell’apparenza. Branduani dà subito ai compagni quel senso di sicurezza che nelle uscite precedenti, con in campo i colleghi più giovani, era mancato. Match in cui non c’è molto da fare per Branduani, ma in cui stare sul pezzo sui pochi squilli del Catanzaro, così il portiere gialloblù è reattivo nel finale sul tentativo di Anastasi.
Medaglia d’argento: a Pietro Dentice, soldatino instancabile sull’out destro. L’ex terzino del Siracusa è forse il più positivo del pacchetto arretrato e si fa trovare pronto sia in fase di spinta che di copertura. Nel primo tempo sono almeno due le ripartenze del Catanzaro che Dentice è bravo a stoppare prima che la situazione diventi difficile. Analogo discorso per la ripresa, dove il numero 3 della Juve Stabia non cala alla distanza continuando a spingere ed offrire cross ai compagni d’attacco.
Medaglia di bronzo: a Simone SImeri, numero 9 arrivato nelle ore finali del mercato. Complice un Paponi non al top della forma, esordio con la maglia della Juve Stabia per l’ariete di proprietà del Novara, che non sfigura ed anzi è protagonista di buone giocate. Difesa della palla e fondamentali di prim’ordine per Simeri, bravo anche a fare reparto da solo quando le Vespe devono rinculare per tamponare i tentativi del Catanzaro. Proprio Simeri ha sul destro la palla della vittoria ma la sua conclusione, non semplice, di prima intenzione termina alta.
CONTROPODIO
Medaglia d’oro: a Giorgio Capece, ancora impacciato in fase di costruzione. La mediana stabiese soffre molto l’assenza di Viola e Capece ne è la dimostrazione; senza il dinamismo dell’ex Vibonese diventa tutto più complesso, anche in fase di impostazione. Troppo lento e timido il biondo centrocampista ex Cosenza , le cui geometrie non si incastrano con i movimenti dei compagni.
Medaglia d’argento: a Filippo Berardi, meno pimpante del solito. Gara non semplice per il gioiellino scuola Toro, che parte bene mostrando guizzi promettenti, ma che alla distanza si estranea sempre più dal match. Comprensibile la flessione di Berardi nella seconda parte di gara anche alla luce della settimana di impegno con la Nazionale di San Marino per gli impegni delle qualificazione ai Mondiali.
Medaglia di bronzo: ai centrali difensivi Morero e Redolfi. Gara solida dei due difensori macchiata, però, da qualche errore in fase di passaggio che poteva costare caro. Così nel primo tempo l’occasionissima per i padroni di casa nasce da un errore di misura di Morero per Branduani e nella ripresa Redolfi è costretto alle cattive maniere per arginare un’azione dei calabresi innescata da un suo disimpegno errato nella zona calda del campo. Escludendo queste imperfezioni, però, la prestazione dei due difensori è sufficiente.
Raffaele Izzo
PAPA Francesco è arrivato quattro giorni fa in Colombia, paese liberato dalla tirannide e da una sorta di guerra civile. Ha percorso il paese in lungo e in largo, in ogni luogo dove si è fermato a dir messa e a parlare al popolo, il suo discorso arrivava a un milione di persone. Parlava e ripartiva. Ha percorso a dir poco ottomila chilometri per esortare chi lo ascoltava – cioè alla fine l’intero Stato. Ha messo a confronto la realtà della Colombia e il racconto del Vangelo, quando Gesù predica sulle sponde del mare di Galilea a “moltitudini ammaliate da una parola di vita davanti alle acque che racchiudono la speranza dei pescatori e dei suoi seguaci ma anche le tenebre che minacciano l’esistenza umana”.
Vedete? Nelle parole di Francesco è lo stesso Gesù, ormai diventato veramente un uomo, che vede al tempo stesso le speranze e le tenebre. Francesco sa qual è il comportamento che il suo Dio diventato uomo vede come rimedio per dissipare le tenebre e conquistare la luce: “Costruire ponti, abbattere i muri, integrare le diversità, promuovere la cultura dell’incontrarsi, del dialogo e dell’ascolto, educare al perdono e alla misericordia, al senso di giustizia, al rifiuto della violenza e al coraggio della pace”. Ha chiuso il suo discorso citando il grande scrittore Gabriel García Márquez, che non era cattolico, ma una grande anima: “Di fronte all’aggressione, all’indifferenza e all’abbandono, la nostra risposta è la vita”.
“Si può anche pensare a una travolgente utopia della vita, dove sia certo l’amore e sia possibile la felicità”. Francesco dà ormai per intesa la sua preghiera del Dio unico e dell’incontro della Chiesa con la modernità e non poteva dimostrarlo meglio che chiudendo il suo discorso con la notizia della felicità dopo cent’anni di guerra, di vessazioni e di solitudine.
***
García Márquez è stato uno dei grandi moderni, parlando soprattutto di quell’area del mondo che chiamiamo sudamericana, dove in larga misura il “meticciato” auspicato da papa Francesco è di fatto avvenuto: in Argentina, in Uruguay, in Ecuador, in Brasile, in Venezuela, in Cile, in Bolivia, in Brasile, nel Messico, nei Caraibi a cominciare da Cuba. I popoli si sono mescolati, si sono ribellati alla povertà, al populismo, al sovranismo. Della democrazia tuttavia non si può ancora proclamare una piena realizzazione. Esistono però le basi d’un progresso. Ma verso dove?
Questa domanda non vale soltanto per l’America del Centro-Sud, ma per il mondo intero. Ci sono crisi diplomatiche, crisi quasi militari, crisi quasi atomiche, crisi climatiche, crisi economiche. E i grandi Paesi in una società globale modernizzata da tecnologie di prim’ordine offrono possibilità di cultura a miliardi di persone, ma non riescono a realizzare progresso e pace. Ci riesce l’America di Trump? La Russia di Putin? La Turchia di Erdogan? Ci riescono la Cina e le due Coree? La Siria? L’Iraq? Gli Emirati? Ci riescono i 27 Paesi di un’Europa diversa, sovranista, populista? L’Iran? L’Egitto? La Cirenaica? La Libia tripolitana? Il Sudan? L’India? Il Pakistan? L’Oceania?
Ho nominato quasi il mondo intero e non credo di aver torto. Può sembrare un’insulsa lezione di geografia, ma non è così. Dietro quella geografia ci sono problemi, una moltitudine di problemi, uno diverso dall’altro, ma in qualche modo combinati l’uno con l’altro, contrapposti ma al tempo stesso collegati. La loro soluzione, almeno parziale, dipende dalla politica? Oppure dall’economia? Dalla volontà dei potenti o dalla resistenza e dalla ribellione dei poveri?
Spesso mi domando: ma i poveri ci saranno sempre? Sembrerebbe di sì, sembrerebbe anzi che siano aumentati, in sintonia con l’aumento della popolazione. Nel corso dei millenni stiamo arrivando a otto miliardi di persone nel pianeta in cui viviamo e i poveri crescono anch’essi, forse in proporzioni leggermente minore rispetto alla popolazione generale, della quale tuttavia rappresentano la maggioranza se per poveri consideriamo non solo i mendicanti e i derelitti ma anche il ceto medio di basso livello, quello che in un paese come il nostro arriva a un reddito di 25 mila euro l’anno. Al di là di questo livello il ceto medio oltrepassa la soglia dell’indigenza.
Quelli sotto la soglia sono numericamente più numerosi? Dipende da paese a paese ma comunque il ceto povero è assai numeroso e quello appena più alto spesso deve contribuire ad un’intera famiglia che ha soltanto bisogni da appagare. Questa è la situazione in molti paesi. In altri è peggiore o migliore. Ma in un punto tutto il pianeta è uniforme: non sono i poveri che comandano. Il potere non va d’accordo con la povertà. I poveri (l’ho già scritto altre volte) hanno il potere di ribellarsi e di ottenere una sorta di potere provvisorio, ma non di eliminare la propria classe. A meno che… A meno che l’intera società cresca, il reddito collettivo aumenti stabilmente e vada a vantaggio sia dei ceti poveri sia di quelli ricchi. Cioè diminuiscano le diseguaglianze senza però che questo mutamento positivo debba esser pagato con una diminuzione della libertà. Piccoli mutamenti in tal senso possono anche essere accettabili, ma al di là di certi limiti diventano intollerabili.
Queste domande nel corso del tempo se le sono poste in molti, a cominciare da epoche assai antiche fino ad oggi. Sono domande che, pur utilizzando concrete esperienze, sconfinano inevitabilmente nella filosofia. Oggi ne voglio citare due, entrambi assai significativi. Il primo è Giambattista Vico, che visse quasi tre secoli fa (nacque nel 1668 e morì nel 1744). L’altro è Zygmunt Bauman morto pochi mesi fa. In questi giorni è uscito un ultimo suo libro in edizione italiana (Laterza) intitolato Retrotopia. Laterza, suo amico ed editore italiano, lo ha commentato così: “Bauman si interessava alla condizione umana. Dopo l’età delle utopie del futuro e poi quella che ha negato ogni utopia, oggi viviamo l’epoca dell’utopia del passato”.
Ma avviciniamoci a questi due personaggi, di epoche e pensieri profondamente diversi e tuttavia con una visione profonda e abbastanza simile della vita che si profila e si svolge in ciascuno di noi.
***
Giambattista Vico scrisse molti libri e diresse anche, nei modi in uso nel Settecento, alcuni giovani studenti che si dedicarono a loro volta all’insegnamento. Qualche cosa di simile un secolo fa fece il nostro Francesco De Sanctis, che fu a sua volta studente, insegnante, storico della letteratura, filosofo. Infatti amò molto la filosofia letteraria del Vico, che spesso citava. Citerò anch’io un brano della Scienza Nuova che si presta ad alcune attuali considerazioni.
“La filosofia, per giovare al genere umano, deve salvare e reggere l’uomo caduto e debole, né abbandonarlo nella sua corruzione. La filosofia considera l’uomo quale dev’essere e se questa posizione non spetta che a pochissimi sarebbe meglio vivere nella repubblica di Platone e non rovesciarsi nell’immondizia di Romolo. L’uomo fu formato da Prometeo che impastò le passioni degli altri animali. Nell’essere umano coesistono dunque l’ira del leone, la ferocia della tigre, l’astuzia della volpe, la libidine del cane e del caprone, la prudenza dell’elefante. Da questa favola molti dicono che non c’è più brutta bestia dell’uomo, al quale però Dio dette tutte queste nature facendone il re degli animali e la più perfetta delle sue creature. Senonché, quando con la prudenza che è la natura principale di cui è stato dotato, l’uomo non domina tutte queste passioni, allora si può dire non soltanto che egli è la più brutta e feroce delle bestie, ma il diavolo “.
La prudenza per gestire le passioni: questa è la visione del Vico. Per avere una consistente e vera natura, l’uomo (o donna che sia) non può e non deve essere una creatura quasi angelica. I suoi impulsi personali fanno parte della sua (nostra) natura, altrimenti saremmo un contenitore vuoto, senz’anima, senza sentimenti, senza volontà. L’uomo deve invece poter gestire se stesso, adattando una visione che considera anche e soprattutto l’esistenza degli altri.
Vico disse esplicitamente quale fosse quella sua visione. Detestava Cesare, troppo volitivo; amava Alessandro e anche Ottaviano Augusto: tutti e due animati da intense passioni ma consapevoli anche del pensiero degli altri e del futuro. È una versione pregevole, ma si pensa al futuro avendo in mente il passato oppure queste due diverse temporalità non si combinano e l’uomo resta privo dell’una o dell’altra o di tutte e due, affidandosi soltanto al presente? Ci poniamo spesso questa domanda e se la pone con molta sapienza anche Bauman. Vediamo come.
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Il tema che affascina questo che è stato uno dei più importanti pensatori dell’epoca nostra, del quale Ezio Mauro è stato uno dei più validi amici, condividendo anche molte riflessioni filosofiche, sociali e politiche, è stato un’analisi del tempo. Molti hanno pensato il tempo come l’elemento principale della nostra vita, o meglio: della nostra visione della vita e quindi delle concrete azioni che ciascuno di noi compie nella misura in cui quella volta vuole attuarla.
Bauman parla ad un certo punto della nostalgia come uno dei sentimenti essenziali: il rimpianto della nostalgia. Ma, scrive Bauman nel suo nuovo e purtroppo ultimo libro: “La nostalgia è soltanto una della vasta famiglia delle relazioni affettive con un “altrove”. Relazioni di questo tipo sono indispensabili per la condizione umana. Il mondo qui e ora non è che uno del numero indefinibile di mondi pensabili”. E quali sono questi mondi pensabili? Essenzialmente sono tre ma con diverse combinazioni tra loro. C’è chi è dominato dal ricordo del passato. Un certo passato, dovuto ai testi da lui conosciuti o per studio o anche per personale esperienza (in tal caso un passato prossimo).
Quel passato dominante ispira anche un certo tipo di futuro da costruire. Quando? Subito. Quindi operando nel presente. Questa è la principale e più armoniosa combinazione: il passato ti guida a vagheggiare e costruire un futuro del quale cominci nel presente a porre le basi.
Ma c’è invece chi è dominato da una visione del futuro e quindi da un’ideologia che lo disegna e lo propone. In questo caso il passato è ignorato, anche se si possono cercare in esso le radici dell’ideologia.
Infine c’è chi vive il presente e quello soltanto. Non conosce il passato e pensa ad un “futuro prossimo”, quello che di fatto è un presente leggermente esteso. Direi che la maggioranza delle persone vive il tempo in questo modo. Soprattutto i poveri e poco abbienti. Nessuna forma di temporalità: pensano all’oggi, e a un domani di pochi giorni o addirittura di poche ore. E questo è tutto: la grandissima maggioranza delle persone vive in questo modo
Le passioni umane nell’eterna lotta alla povertà di EUGENIO SCALFARI /larepubblica
Al termine del match del Ceravolo tra Catanzaro e Juve Stabia, terminato 0-0, si è presentato in sala stampa il tecnico del Catanzaro Alessandro Erra.
Ecco le sue parole raccolte dalla nostra redazione in quel di Catanzaro: “Oggi ci è mancato solo il gol. Nel primo tempo siamo stati quasi perfetti, nella ripresa sono venuti fuori gli avversari. Meritavamo il gol nella prima frazione, nella seconda ci siamo spenti e abbiamo rischiato. Ho schierato i tre brevilinei in attacco ma abbiamo trovato difficoltà, inserendo Anastasi abbiamo avuto qualche occasione in più. Arbitraggio? Non sono molto contento dell’arbitraggio, poteva esserci il rigore su Cunzi. Credo sia stato molto morbido in tante scelte.”
Salvatore Sorrentino
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