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Oggi Avvenne – Napoli-Ascoli del 1974 con Vinicio allenatore

Lo riporta il sito del Napoli: sscnapoli.it

Il giorno 6 ottobre il Napoli ha giocato quindici partite, undici in serie A, una in serie B, una in serie C1, una in coppa Italia ed una in coppa Uefa, ottenendo cinque vittorie e cinque pareggi con cinque sconfitte.

Ricordiamo il 3-1 all’Ascoli nella prima giornata della serie A-1974/75

Questa è la formazione schierata da Luis Vinicio:

Carmignani; Bruscolotti, Pogliana; Burgnich, La Palma, Orlandini; Rampanti, Juliano, Clerici, Esposito, Braglia

I gol: 6′, 68′ e 89′ Braglia, 80′ Campanini

Al Napoli di Vinicio sfuggì lo scudetto per il ko alla sestultima giornata sul terreno della Juventus per quell’ormai famoso gol di Josè Altafini “core ‘ngrato”. La stagione era partita davvero alla grande con Giorgio Braglia autore della tripletta che stese l’Ascoli dell’esordiente Mazzone. Il Napoli chiuse quel torneo al secondo posto a due punti dai bianconeri e davanti alla Roma ed alla Lazio.

All’Ascoli l’unica tripletta in campionato firmata da Giorgio Braglia. La punta ha segnato 35 gol nelle sue 110 presenze in maglia azzurra: 24 in 80 partite di serie A, 9 nelle 22 di coppa Italia e 2 nelle sue 8 presenze in Europa.

Hysaj: “Siamo rimasti tutti a Napoli per vincere! Bello ricevere i complimenti per il gioco”

Hysaj: “Siamo rimasti tutti a Napoli per vincere! Bello ricevere i complimenti per il gioco”

Elseid Hysaj ha dichiarato a Premium Sport: “Si sa che con la Spagna sarà una gara difficile. Con Callejon abbiamo scherzato un po’ su questa sfida, mi ha anche chiamato. C’è anche Pepe Reina. Spero possa giocare Josè così avremo un po’ di concorrenza (ride ndr). Insigne? Secondo me è il giocatore italiano più forte, ha grandi qualità ed è un grande ragazzo. Giocare nel Napoli è bellissimo, soprattutto quando ti dicono che fai il calcio più bello in Italia ed Europa. E’ bello sentire questi complimenti ma è ancora più bello giocare in campo perchè quando hai la palla tra i piedi ti diverti. Manchester City? Non vedo l’ora di giocare per vedere a che livello siamo. Scudetto? Ci crediamo tutti, tutti lo vogliono perchè è da tantissimi anni che manca. Napoli merita questo, noi faremo il massimo e faremo il possibile. Patto scudetto? Siamo rimasti tutti per vincere così come è rimasto il mister”.

Croazia, Rog: “Vogliamo vincere queste due gare e qualificarci”

Croazia, Rog: “Vogliamo vincere queste due gare e qualificarci”

Dal ritiro della nazionale croata Marko Rog ha dichiarato: “Vogliamo qualificarci per il Mondiale, non possiamo sottovalutare queste due partite perchè è un obiettivo troppo importante. Gli infortuni? E’ vero, sono tanti ma questa nazionale ha dimostrato già in passato il suo valore nonostante tante assenze pesanti. Speriamo di vincere”.

Del Piero: “Questa Juve è battibile, il Napoli ne deve approfittare. Sarri? Lo volevo come allenatore”

Le sue parole

Alessandro Del Piero ha parlato alla Gazzetta dello Sport:

L’estate 2017 ha segnato anche la fine della BBC originale.

“Per questo vedo una Juve più vulnerabile rispetto agli altri anni. Io la vedo sempre come la favorita numero uno, ma con meno margine. E questo Napoli è assolutamente da scudetto”.

Tutto perché è andato via Bonucci?

“Il calcio a volte è fatto di meccanismi complessi. Ricordo Leo quando arrivò a Torino, in questi anni ha fatto dei progressi giganteschi. Inoltre parliamo di un leader e un professionista scrupoloso. Giocare nella Juve lo ha reso migliore, e lui ha reso migliore la Juve. La società in questi anni ha sempre fatto dei cambiamenti, ma una fortezza come la BBC non era stata toccata e non c’è dubbio che ci sia stata una grave perdita. Anche perché cambiare giocatori dietro non è come farlo in attacco, ci sono dei movimenti e delle situazioni che necessitano di tempo per essere perfezionate. Il Napoli dovrà essere bravo ad approfittare del periodo necessario a oliare nuovamente certi meccanismi”.

Il Napoli secondo tutti gioca il miglior calcio per merito del suo allenatore.

“Sarri è una persona molto interessante, ma soprattutto è un grandissimo conoscitore di calcio. Basta vedere certi gol per capire che c’è dietro un percorso di anni. In questa stagione i suoi giocatori hanno anche maggiore consapevolezza. La struttura societaria è cresciuta di pari passo con quella sul campo. In questo De Laurentiis è stato bravissimo, non dimentichiamoci che il Napoli era in Serie B con noi”.

Durerà fino alla fine?

“Non è mai semplice correre su tre fronti facendo giocare quasi sempre gli stessi giocatori. Alla lunga rischi di perdere in brillantezza. L’infortunio di Milik non ci voleva, limita ancora di più le rotazioni. Sarri ha creato una macchina quasi perfetta, ma qualche volta dovrà anche improvvisare e fidarsi di tutta la sua rosa. E c’è l’eventuale Champions che in Primavera si mangia tante energie”.

Di sicuro un attaccante si diverte con lui.

“Oh sì. Sarebbe piaciuto anche a me averlo come allenatore. Magari con la conoscenza del calcio che ho adesso, molto più profonda e matura di quando avevo 20 anni”.

Presentato a Roma il Campionato del Mondo di Pallavolo maschile 2018

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Roma. Nella suggestiva cornice della sala Dante di Palazzo Poli, si è svolta nel pomeriggio di ieri la conferenza stampa di presentazione dei Campionato del Mondo maschile di Pallavolo 2018, organizzato congiuntamente da Italia e Bulgaria dal 10 al 30 settembre.

Di fronte ai vertici dello sport italiano e internazionale si è quindi alzato il sipario sulla grande manifestazione in programma il prossimo anno e che vedrà ancora una volta l’Italia diventare il centro della pallavolo mondiale, sia a livello tecnico che organizzativo.

Ad aprire la conferenza è stato il Consigliere del Ministero dei beni e delle attività culturali Paolo Masini che ha sottolineato come sia stato un grande piacere il fatto che l’evento odierno si sia tenuto presso l’Istituto Centrale della Grafica.

Il testimone è passato poi al Ministro per lo Sport, l’onorevole Luca Lotti: “Siamo davvero orgogliosi di poter ospitare un evento così importante come il Mondiale di pallavolo e se ce l’abbiamo fatta è stato solo grazie ad un gran gioco di squadra. L’Italia è un paese bellissimo e manifestazioni di questo livello permettono di farla apprezzare ancora di più anche ai tanti appassionati provenienti da tutto il mondo. Oggi siamo in una bellissima sede e così sarà anche il 30 novembre quando a Palazzo Vecchio di Firenze si svolgerà il sorteggio del Mondiale, ovviamente siete tutti invitati.”

Dello stesso tenore le parole del Ministro dello Sport bulgaro Krasen Kralev: “Sono molto lieto di rappresentare oggi il mio paese perché il Mondiale 2018 sarà l’evento internazionale più importante che organizzeremo in Bulgaria. La pallavolo nel nostro paese è sempre molto seguita e quindi ci impegneremo al massimo per allestire una grande rassegna iridata.”

A intervenire è stato poi il Presidente del Coni Giovanni Malagò: “Tutti sanno che da sempre sono molto legato al mondo della Pallavolo, nel 2005 infatti ho avuto la fortuna di vivere in prima persona lo straordinario successo del Campionato Europeo organizzato in Italia e Serbia-Montenegro. Voglio fare i complimenti al presidente Bruno Cattaneo, a Carlo Magri e a tutto il Consiglio Federale che con grande coraggio si sono buttati in questa nuova avventura. Ancora una volta sono convinto che il mondo del volley saprà mostrare tutte le sue eccellenti doti organizzative, così come accadrà per i tornei di Beach Volley che organizzeremo insieme nei prossimi anni. Al Mondiale 2014 le azzurre, seppur non andarono a medaglia, seppero uscire a testa altissima e questo è una cosa che va oltre ogni risultato sportivo.

A rappresentare i vertici internazionali pallavolistici è stato il numero uno della Cev e vicepresidente Fivb, Aleksandar Boricic: “Questo Mondiale sarà una grandissima occasione per tutto il movimento europeo. Sono molto felice che Bulgaria e Italia abbiano unito le proprie forze per organizzare una rassegna iridata nel migliore dei modi e coinvolgere un numero sempre maggiore di spettatori sia nei palazzetti che in tv. Il nostro obiettivo è ampliare ancor di più il nostro bacino e aumentare anche l’interesse sia dei media che a livello social.

Per i temi più specifici sulla rassegna continentale a prendere la parola è stato Carlo Salvatori, Presidente del Comitato Organizzatore dei Mondiali: “Non si può limitare il Mondiale a un semplice evento sportivo, perché le ricadute positive interessano tutto il paese. Dietro all’organizzazione di un Mondiale c’è un grande lavoro che coinvolge soprattutto le amministrazioni locali. In questo tipo di manifestazioni emergono sempre tre elementi: storico, culturale e sociale. Ci impegneremo al massimo in questi mesi per realizzare una rassegna continentale che sappia garantire il miglior spettacolo a tutti i nostri appassionati.

Dopo il discorso di Carlo Salvatori il microfono è passato al Presidente della federazione bulgara Dancho Lazarov: “L’organizzazione di questo Mondiale ha come base l’Europeo 2015 quando Italia e Bulgaria seppero allestire una fantastica rassegna continentale. Sono estremamente felice di aver aderito a questo progetto; per convincere la Fivb e le nostre amministrazioni locali abbiamo lavorato molto duramente.

L’ultimo degli interventi è toccato al Presidente federale Pietro Bruno Cattaneo: “Giornate come questa mi rendono ancora più orgoglioso di essere il Presidente del nostro splendido movimento. Nel corso degli anni la pallavolo è uscita dal suo piccolo bacino e ormai sempre più persone si riconoscono nella nostra disciplina. Per questo motivo non posso accettare l’etichetta di “Sport Minore” noi non lo siamo affatto e meritiamo la giusta attenzione per gli ottimi risultati raggiunti negli ultimi anni. Da sempre la nazionale è il miglior strumento di marketing per tutta la pallavolo, attraverso le imprese degli azzurri l’intero movimento italiano può crescere. La nostra vera forza è quella di riuscire ad aggregare il vertice alla base, ovvero le migliaia di società sparse in tutto il paese. Gli ultimi dati di ascolto degli Europei, nonostante non siano andati molto bene, testimoniano il grande attaccamento che le persone provano verso le nostre nazionali. Il prossimo Mondiale di pallavolo sarà il primo organizzato da due nazioni differenti e anche in questo campo, come successo per l’Europeo 2005, possiamo dire di aver aperto una nuova strada.

Sempre il numero uno della pallavolo italiana ha aperto ufficialmente il sipario sul Mondiale 2018, svelando i nomi delle città che verranno toccate dalla rassegna iridata: Roma (gara inaugurale), Firenze, Bari, Bologna, Milano e Torino dove si svolgeranno le semifinali e finali che assegneranno le medaglie.

Le città bulgare coinvolte, invece, saranno: Sofia, Varna e Ruse.

[Leggi qui per i dettagli sulle sedi scelte]

Oltre alle sedi di gioco è stata poi svelata la formula della rassegna iridata, illustrata da Renato Arena, vicepresidente Cev e Direttore Esecutivo del torneo.

QUESTO IL FORMAT DELLA COMPETIZIONE – Il Campionato del Mondo maschile si disputerà in Italia ed in Bulgaria e si articolerà in quattro fasi distinte. La terza e la quarta fase si giocheranno in Italia.

Prima fase

Le 24 squadre classificate verranno suddivise in quattro pool da 6 squadre (due si giocheranno in Italia e due in Bulgaria), che si disputeranno con il round robin (60 match complessivi).

Al termine della prima fase la 5 e la 6 classificata di ogni raggruppamento verranno eliminate.

Le prime quattro di ogni girone accederanno alla seconda fase conservando i punti conquistati in tutti e cinque gli incontri disputati.

Seconda Fase

Le sedici squadre rimaste in gara verranno suddivise in quattro pool (2 si giocheranno in Italia e 2 in Bulgaria) da quattro squadre, che si disputeranno con il round robin (24 match complessivi).

Alla conclusione degli incontri verranno stilate delle classifiche delle quattro pool, che terranno conto dei punti conquistati da ogni singola squadra nella prima e nella seconda fase.

Le quattro vincitrici delle pool della seconda fase accederanno alla terza fase, insieme alla migliore delle seconde dei raggruppamenti italiani ed alla migliore delle seconde dei raggruppamenti bulgari.

Terza fase

Le sei squadre rimaste in lizza verranno suddivise tramite sorteggio in due pool da 3 squadre che si disputeranno con il round robin (6 match complessivi).

Le prime due di ciascuna pool accederanno alla quarta fase.

Quarta fase

Le quattro squadre rimaste gara si affronteranno nelle classiche semifinali incrociate e nelle finali per la medaglia di bronzo e per il titolo Mondiale.

Al termine della spiegazione è intervenuto il Commissario Tecnico della Nazionale italiana maschile Gianlorenzo Blengini: “Poter disputare un Mondiale in casa sarà un grande emozione e soprattutto un onore. Ce la metteremo tutta, sia io che i ragazzi, per dare il massimo e rendere orgoglioso il nostro paese. In una competizione internazionale di solito non si dice mai speriamo di andare a casa, ma in questo caso invece possiamo proprio dirlo” ha scherzato il ct torinese, visto che proprio nel capoluogo piemontese si svolgerà la fase finale del torneo.

All’evento hanno preso parte i Sindaci di Torino Chiara Appendino, di Sofia la signora Fandakova, e diversi rappresentanti delle amministrazioni locali di tutte le città interessate.

In sala tra gli spettatori c’erano il vicepresidente federale Adriano Bilato, il direttore generale della Fivb Fabio Azevedo, il segretario generale Alberto Rabiti, Carlo Magri membro del Comitato Organizzatore e molti esponenti del Coni e del Consiglio federale, così come diversi dirigenti delle organizzazioni territoriali Fipav.

Torino, il bivio di Appendino

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Cosa sta succedendo a Torino? Luigi La Spina analizza lo stato di salute della città che era riuscita ad aprirsi al turismo e alla cultura ma che oggi sembra aver perso lo smalto degli ultimi anni. Tra il calo di popolarità della sindaca Appendino, i problemi del bilancio e i progetti per le periferie in stallo, la sensazione è quella di un “tradimento collettivo che accomuna ceti molto diversi”. Ora la Appendino si trova davanti ad un difficile bivio: rilanciare lo sviluppo cittadino o rimanere imprigionata fra i grillini.

Il declino silenzioso di Torino, ora la città si sente tradita

Politica senza visione, società civile abbandonata. Appendino al bivio

TORINO – Ma che cosa sta succedendo a Torino? Dove è finita quella retorica di una città che aveva saputo allargare la sua vocazione manifatturiera al turismo e alla cultura, scoperta da turisti sorpresi e affascinati dalla sua bellezza, lanciata verso un futuro da protagonista nella competizione tra le metropoli del nuovo secolo?

Una narrazione, pubblica e privata, che, ripetuta ossessivamente dai leader di un centrosinistra che aveva governato 25 anni, aveva finito per suonare persino troppo propagandistica e rituale per soddisfare i suoi abitanti, ma che aveva indubbiamente cambiato l’immagine di Torino agli occhi degli italiani. Perché la sindaca dei «5 Stelle», Chiara Appendino, accolta con indici di gradimento altissimi nei sondaggi di inizio mandato, sta scendendo vertiginosamente nelle classifiche del consenso?

Perché sulla città, delle cui sorti si discuteva appassionatamente, dentro e fuori dai suoi confini, sembra calata una cappa di silenzio e di indifferenza, rotta soltanto dalle cronache di fatti tragici e dolorosi come quelli della notte di piazza San Carlo o degli incidenti di chi contestava il G7?

Per avanzare qualche risposta a questi interrogativi, basta partire da un elenco dei fatti avvenuti in questi mesi, a partire dal più recente, l’annuncio, da parte della sindaca, di un taglio di 80 milioni al bilancio comunale, accusando i suoi predecessori di aver detto il falso sulla realtà finanziaria dei conti pubblici e attribuendo a loro la colpa di dover operare sanguinosi risparmi di servizi ai cittadini.

Un annuncio che, ricevendo la sferzante replica di Chiamparino, il primo imputato di questa grave denuncia, sanziona la fine di quella intesa istituzionale tra Comune e Regione, bollata dai critici dell’uomo ancora più popolare della sinistra torinese, come «un governo Chiappendino» sulle sorti delle due più importanti poltrone del Piemonte, che potrebbe avere conseguenze imprevedibili sul futuro della politica cittadina.

Ultimi mesi, poi, costellati dagli allarmi, ripetuti e insistenti, dei leader delle categorie più importanti del mondo produttivo, professionale, commerciale, culturale torinese, dai presidenti degli industriali a quello dei costruttori, dagli albergatori a chi, con finanziamenti ridotti al lumicino, deve mantenere le attività di importanti musei, gallerie, teatri. Tutti sostanzialmente lamentando la mancanza di una chiara visione sul futuro della città, dovuta a una irrisolvibile contraddizione tra le due «anime» della maggioranza di governo «5 stelle», quella «movimentista» che fa capo al vicesindaco Montanari e quella «governativa», rappresentata da Appendino. Un carosello di preoccupazioni e di critiche che domani, con la presentazione del rapporto Rota, annuale autorevole bollettino dello stato della città, dovrebbe aggiungere dati inquietanti sulle prospettive di una Torino che ha perso definitivamente la rincorsa a Milano, ma che, addirittura, è sconfitta dal confronto con Firenze e Bologna, fino a potersi paradossalmente definire, dal punto socioeconomico, come la capitale del Sud d’Italia.

In attesa, dopo 4 mesi, che i parenti della vittima, i tantissimi feriti, l’opinione pubblica conoscano i primi risultati dell’inchiesta sui fatti di piazza San Carlo, risultati che potrebbero creare pure qualche difficoltà alle principali cariche delle istituzioni torinesi, la politica della città pare preda di un languore propositivo imbarazzante. La sindaca, come detto, cerca di destreggiarsi tra consiglieri che sfilano accanto ai movimenti radicali di contestazione «al sistema» e propensioni personali e familiari molto più istituzionali, ben lontane dalle tentazioni della cosiddetta «decrescita felice», ma senza concepire, o riuscire a comunicare, visioni convincenti di come ritenga possa delinearsi il futuro di Torino. Il centrosinistra sembra non aver ancor «elaborato il lutto» di una sconfitta clamorosa e imprevista, più ripiegato in se stesso che capace di offrire alla città una proposta chiara e realistica, tale da rianimare un elettorato diviso, incerto e deluso da polemiche quotidiane con gli avversari, sterili e noiose, tali da perdersi nel disinteresse generale. La destra, ininfluente da decenni sulla vita pubblica della città e priva di personalità dotate del necessario carisma, si adegua al mediocre clima generale.

La società cittadina, infine, quel ceto di classe dirigente che, nella svolta impressa dal sindaco Castellani a cavallo del secolo, aveva contribuito grandemente, prima ad elaborare la strategia e, poi, a collaborare alla realizzazione di quella importante e inedita esperienza di sviluppo cittadino, si sente abbandonata da una politica che non sa più né individuare un traguardo, né avere la credibilità e l’autorevolezza per suscitare attenzione e attivare l’impegno civile.

Si salda così, in modo curioso e sconcertante, la sensazione di un «tradimento» collettivo che accomuna ceti molto diversi. La borghesia, che in parte aveva votato Appendino al ballottaggio con Fassino, pur di scacciare il dominio «comunista» sulla città, è irritata da iniziative che colpiscono i suoi interessi, a partire dalla quadruplicata tariffa delle strisce blu per i residenti, ma e, soprattutto, dallo spettro di una città in declino, che non offre più opportunità di lavoro nel settore dell’edilizia pubblica e privata, ad esempio. Gli abitanti delle periferie, speranzosi per gli impegni elettorali della sindaca, non avvertono neppure i primi passi della promessa riqualificazione dei loro quartieri. I commercianti, vera base elettorale di Appendino, continuano a soffrire l’arrivo di nuovi supermercati e vedono inascoltati i loro allarmi sui piccoli, ma magari storici negozi, costretti a chiudere.

In una situazione che ricorda il vuoto dei partiti che favorì, appunto, l’avvento di Castellani nel 1993, forse toccherebbe proprio a quella società civile che si mobilitò, guidata da Salza, per supplire alla mancanza di leadership politica, prendere l’iniziativa di coordinare le tante e valide forze, produttive, professionali, le tante risorse intellettuali, tecnologiche, lavorative presenti in città per superare un momento così delicato per il futuro dei figli e dei nipoti di Torino.

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lastampa/Il declino silenzioso di Torino, ora la città si sente tradita LUIGI LA SPINA

Givova Scafati, esordio casalingo in campionato con Pasta Cellino Cagliari

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Givova Scafati, esordio casalingo in campionato con Pasta Cellino Cagliari

Ancora poche ore ed il PalaMangano potrà nuovamente ospitare tifosi ed appassionati, tutti ansiosi di vedere all’opera la Givova Scafati 2017/2018. L’esordio stagionale in serie A2, in trasferta contro la N. P. C. Rieti, ha lasciato l’amaro in bocca per la maniera in cui è terminata una sfida, che capitan Crow e compagni hanno tenuto in pugno per oltre tre quarti, prima di capitolare nel rocambolesco finale.

Aleggia una gran voglia di riscatto negli spogliatoi della struttura di viale Della Gloria, dove la squadra si è allenata sodo in questi giorni per sistemare ciò che in terra laziale non ha funzionato e per preparare al meglio la sfida contro la Pasta Cellino Cagliari, trovatasi quest’anno nel secondo campionato italiano, grazie all’acquisto del titolo sportivo che era stato di Ferentino fino alla scorsa estate.

La squadra che domenica sera, alle ore 18:00, calcherà il parquet scafatese è reduce da una buona vittoria interna ai danni dell’Eurotrend Biella (82-79), nonostante l’assenza dello statunitense Stephens, che si è completamente ripreso dall’infortunio ed è pronto ad aiutare i suoi compagni in questa trasferta, mettendo a disposizione i suoi centimetri, la sua prestanza fisica e i suoi rimbalzi. Come da pronostico, nella gara d’esordio, i principali terminali offensivi rossoblù sono stati i tre esterni Keene (23), Rullo (25) e Bucarelli (13), che hanno trovato manforte nelle ali Ebeling (7) ed Allegretti (6) e nella guardia ex Agropoli Turel (6). Il navigato coach Riccardo Paolini potrà poi contare anche sull’apporto dell’ala piccola Rovatti, sull’esperienza del playmaker di scorta Bonfiglio e sulla voglia di far bene contro i suoi ex compagni del centro Matrone, prodotto del vivaio scafatese.

Dichiarazione di coach Giovanni Perdichizzi: «L’idea è quella di trasformare in rabbia quei 38’ di buona pallacanestro sciorinata a Rieti, dove abbiamo sciupato una ghiotta occasione di andare a punti su un campo tanto caldo, quanto corretto. La rabbia, a sua volta, deve trasformarsi in energia positiva contro il nostro prossimo avversario, Cagliari, che è reduce da una vittoria importante contro Biella, nella quale ha dimostrato tutto il proprio valore. Tanto a Rieti quanto nel precampionato, noi invece abbiamo dimostrato di avere una buonissima identità difensiva, ma dobbiamo ancora crescere tanto in attacco, soprattutto nei minuti finali. Stiamo lavorando su questo, siamo smaniosi di giocare dinanzi ai nostri sostenitori e mettere questi due punti in classifica, che ci permetterebbero di continuare a lavorare in maniera positiva».
Dichiarazione dell’ala piccola Alex Ranuzzi: «Giochiamo in casa per la prima volta domenica sera ed arriviamo a questa partita molto concentrati e carichi a mille per riscattare la sconfitta di Rieti. Affrontiamo una squadra insidiosa, che viene da una vittoria all’ultimo tiro, che sicuramente ha portato fiducia e positività nell’ambiente. Dobbiamo ripartire dalle cose buone che abbiamo fatto a Rieti, ma dobbiamo avere maggiore cattiveria per far nostra la partita. Faremo di tutto per incamerare i primi due punti stagionali».

Dichiarazione del centro Vincenzo Pipitone: «Non vediamo l’ora di riscattarci per come è terminata la prima di campionato. Ci attende una partita importante, la prima in casa dinanzi ai nostri sostenitori, ai quali vogliamo regalare un successo. Ci stiamo allenando duramente e non vediamo l’ora di affrontare Cagliari, reduce da una vittoria che sicuramente l’ha motivata e che vorrà provare a bissare anche sul nostro campo, ma noi lo impediremo con ogni mezzo».

Arbitreranno l’incontro i signori Pepponi Giulio di Spello (Pg), Tallon Umberto di Bologna e Azami Aydin di Bologna.

La partita sarà trasmessa in diretta video streaming dal sito internet della Lega Nazionale Pallacanestro (tramite il servizio in abbonamento prepagato “LNP TV Pass”). Inoltre, sarà possibile assistere alla visione della gara in differita su TV Oggi (tasto 71 del digitale terrestre) nei giorni di lunedì (ore 15:00) e, in replica, martedì (ore 21:00).

Il Pd torna sullo Ius soli con un piano preciso

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Il Pd torna alla carica con la legge sullo Ius soli e studia un piano per sbloccare uno stallo che dura da due anni. L’idea è quella di convincere Alfano (e i suoi senatori) a uscire dall’Aula di Palazzo Madama al momento del voto. In questo modo il quorum si abbasserebbe e la legge potrebbe passare.

Il piano del Pd per lo Ius soli. Convincere gli alfaniani a uscire dall’aula del Senato

Quorum abbassato e la legge potrebbe passare con chi ci sta

ROMA – «Io voglio farcela, voglio portare a casa lo ius soli». Nel tardo pomeriggio, in un Senato ormai quasi deserto dopo le votazioni del Def, il capogruppo del Pd Luigi Zanda lascia ancora una possibilità alla legge sulla cittadinanza. Riservatamente, sottotraccia, lì a Palazzo Madama dove il provvedimento è spiaggiato da due anni, si continua a lavorare: e chi, nei piani dei dem, potrebbe aiutare a raggiungere l’obiettivo, sono proprio gli alfaniani che hanno imposto uno stop al testo.

Una bocciatura arrivata una decina di giorni fa: «Una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata», la spiegazione del leader di Ap, il ministro Alfano. Tanto netta da far sbilanciare la sottosegretaria Boschi – «non ci sono i numeri» – e convincere molti che le speranze di far passare la legge sono ridotte al lumicino. Sono cominciate le critiche e le iniziative di protesta: l’ultima in ordine di tempo, lo sciopero della fame a staffetta a cui aderiscono il ministro Graziano Delrio («il parlamentare risponde alla nazione, non alla disciplina di partito: sui diritti civili non ci si astiene») e altri membri del governo (il viceministro Mario Giro, i sottosegretari Della Vedova, Olivero e Rughetti), oltre a una settantina di parlamentari e, in forse, la presidente della Camera Boldrini. Eppure, senza troppo darne notizia, c’è chi tra i dem del Senato non ha desistito, lavorando dietro le quinte per convincere gli alleati e permettere al premier Gentiloni di mantenere la promessa: «La approviamo entro l’autunno».

Il piano messo a punto dal Pd prevede il coinvolgimento di Alfano e la sua truppa (in Senato sono 24), ma senza pretendere che votino la legge. La proposta che stanno avanzando al ministro degli Esteri e ai suoi è una sorta di compromesso: lasciate che portiamo il testo in Aula, che lo votiamo con chi ci sta (Sinistra italiana, dall’opposizione, ha dato la disponibilità addirittura a una “fiducia di scopo”), e voi dateci una mano uscendo dall’Aula, abbassando i numeri per ottenere una maggioranza. Tranne chi di loro – e qualcuno ci sarebbe – se la dovesse sentire di dare il suo sì a titolo personale. In questo modo, è il ragionamento dei dem, i centristi andrebbero incontro al mondo cattolico più vicino a papa Francesco – quello che col segretario della Cei monsignor Nunzio Galantino ha biasimato il fatto che si sia accelerato sui diritti gay e non su quelli di cittadinanza – ma senza intestarsi la legge. Una via di mezzo non scontata, visto che i voti sono faticosamente da cercare uno a uno, ma che se realizzata faciliterebbe anche la discussione in corso tra Pd e Ap su una possibile alleanza futura.

E che ci sia qualche spiraglio di apertura, lo si capisce dalle parole della senatrice Simona Vicari: «Ho parlato col ministro Finocchiaro: se ci daranno la possibilità di andare un minimo avanti e non fare tristi battaglie elettorali ce la possiamo fare». Al momento, ufficialmente, la richiesta di Ap è di qualche modifica al testo. Il problema sono i tempi stretti: «L’ideale sarebbe chiudere in Aula prima delle Regionali siciliane di novembre, perché, dopo, può succedere di tutto», rivela chi è al corrente della trattativa, alludendo al rischio di fibrillazioni se il Pd, come previsto dai sondaggi, dovesse andare male nell’isola.

Il segretario dem, Matteo Renzi, di ius soli non parla più. È una legge che, giura, avrebbe voluto portare a casa, ma ha lasciato che sia Gentiloni a decidere come affrontare la questione «e per noi andrà bene», il suo ritornello. Non a caso, ieri, né dal giornale online Democratica né dalla sua enews ha espresso una parola sullo sciopero della fame. Lascia che tra governo e Palazzo Madama si lavori per cercare i numeri necessari e convincere Alfano e i suoi a una “collaborazione passiva”. «Non so se ci sarà la maggioranza o meno», commenta Delrio, ormai volto di questa battaglia: «Se non ce la facciamo, amen: ma mi interessa fare un dibattito tranquillo e ragionevole».

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lastampa/Il piano del Pd per lo Ius soli. Convincere gli alfaniani a uscire dall’aula del Senato FRANCESCA SCHIANCHI

De Laurentiis : “Ghoulam vorrei restasse qui. Roma-Napoli, non è sicuro che si giochi di sera”

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La lunga intervista di Repubblica al presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

Come riporta l’edizione odierma di La Repubblica, De Laurentiis sarebbe tornato dagli Stati Uniti più carico che mai. «Gli impegni con il cinema hanno quasi azzerato il mio tempo libero, ma Los Angeles è comunque uno dei pochi posti al mondo dove riesco a rilassarmi, insieme al nostro impareggiabile lungomare. Un giorno ho ospitato a pranzo Del Piero e gli ho cucinato gli spaghetti al tonno. Gran bella persona, Alex». È stata soltanto una parentesi, però, che non ha impedito ad Aurelio De Laurentiis di seguire passo dopo passo l’eccellente avvio del suo Napoli. «Non sono sorpreso nè esaltato. La nostra non è stata una partenza sparata: la definirei coerente con il livello raggiunto nel finale della passata stagione. Mi fa piacere soprattutto per i tifosi, che ora hanno la possibilità di restituire un po’ degli sfottò di cui sono bersaglio solitamente. I conti per lo scudetto si faranno da marzo in poi, però: non adesso. Rispetto a un anno fa abbiamo più certezze, questo sì. Dopo l’infortunio di Milik perdemmo del tempo per capire come sostituirlo e fu quello l’handicap che forse ci fece perdere il primo posto. Stavolta il problema si è riproposto, con il vantaggio tuttavia che il polacco si è fatto male più presto e dunque dovrebbe rientrare prima. E poi nell’ultimo giorno del mercato abbiamo preso Inglese, dicendo al Chievo che in caso di necessità lo avremmo portato da noi già a gennaio». Tutto sotto controllo, insomma: anche se De Laurentiis avrebbe ovviamente fatto a meno volentieri della nuova emergenza. «Il primato rafforza la bontà del nostro progetto. Abbiamo tenuto tutti e aggiunto un bell’apriscatole come Ounas e Mario Rui, che conosce già a memoria Sarri. L’idea di partenza è stata di consolidare l’organico. Non è stato facile. Con Mertens la trattativa è durata più di un anno, con Insigne abbiamo trovato l’accordo dopo sei mesi. Per quanto riguarda Ghoulam la situazione è in fieri, vediamo se troveremo un’intesa. Io vorrei che rimanesse altre cinque anni, perché è una persona adorabile e un calciatore che amo. Ma la clausola rescissoria la decidiamo noi, non lui: questo è sicuro. Come è sicuro che nessuno è insostituibile. Quanto a Reina, ci siamo arenati dopo la richiesta del suo manager di un contratto triennale, un lusso che per il fatturato attuale del Napoli non ci potevamo permettere. Szczesny non sarebbe venuto a fare il secondo, invece: a differenza di quanto ha poi fatto nella Juventus».

La vera questione sul tappeto è però quella del futuro di Sarri, su cui De Laurentiis ha fatto il punto con molta chiarezza e senza escludere alcuna possibilità. «Sarri l’ho scelto io e all’epoca mi sono preso anche qualche striscione contro, quando ebbi il coraggio di ingaggiarlo al posto di Rafa Benitez. Poi le cose sono andate bene, ma nessuno ha tappezzato la città di manifesti per ringraziarmi. Io invece non ho mai cambiato idea: ero innamorato del nostro tecnico prima e oggi lo sono anche di più. Sarri ha un grande dono: non è un rompiscatole e con lui si può parlare di tutto, non solo di calcio. Spero che resti con noi almeno per dieci anni e sono convinto che in futuro si divertirà sempre di più sulla nostra panchina: grazie alla duttilità tattica che sta acquistando. Se invece deciderà di andarsene altrove, ce ne faremo una ragione e troveremo un altro allenatore all’altezza della situazione. Il Napoli in questi anni è cresciuto sempre, anche quando è cambiato qualche protagonista. La clausola nel contratto non mi preoccupa, se la salute mi assiste vedremo dei gloriosi anni azzurri».

De Laurentiis ha grandi progetti. «Il Napoli non deve porsi limiti. Una ricerca ci ha detto che abbiamo nel mondo 35 milioni di tifosi e 120 di simpatizzanti. Formerò anche una squadra femminile e la porterò a giocare al San Paolo. Scudetto o Champions? Il problema non si pone nemmeno: Sarri ha un gruppo di giocatori di alto livello e se si accorgerà che qualcuno di loro è più motivato in campionato che in Europa non avrà alcun problema ad alternarli». Il presidente seguirà gli sviluppi della stagione azzurra con discrezione. «Non so se tornerò allo stadio, è pure una questione di scaramanzia. Alla ripresa ci aspetta la Roma, la vera sorpresa di questo avvio di stagione. Non sono certo che si possa giocare di sera: i problemi d’ordine pubblico non sono stati risolti».

Le sedi di gioco del Campionato del Mondo di Pallavolo maschile 2018

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Le sedi di gioco del Campionato del Mondo di Pallavolo maschile 2018

Roma – FORO ITALICO (Gara inaugurale)

CAPIENZA 11.000
Viale dei Gladiatori, 31- ROMA

Il Foro Italico, simbolo storico dello sport di Roma e punto nevralgico delle più importanti manifestazioni internazionali (Internazionali BNL d’Italia, Finale UEFA Champions League, Mondiali di Nuoto, Mondiali di BeachVolley e gare della Fivb World League).

Ispirato all’architettura della Roma imperiale, il Foro Italico è stato costruito tra il 1928 e il 1938 come area dedicata alle discipline sportive.

Milano – FORUM DI ASSAGO

CAPIENZA 12.657
Via Giuseppe di Vittorio 6 – Assago (MI)

Costruito nel 1990 con un design particolarmente innovativo, il Mediolanum Forum è la principale struttura polivalente indoor del nord Italia, esso può ospitare eventi dei maggiori sport ed eventi non sportivi. L’arena, con la capacità di 10.196 persone, è una delle più grandi e più impressionanti strutture per gli sport indoor in Europa, è stata insignita del Premio Europeo per l’Architettura delle Strutture Sportive.

Bari – PALAFLORIO

CAPIENZA 5.080
Viale Archimede, BARI

La struttura del Palaflorio è concepita come uno spazio polifunzionale per molteplici eventi. Questo lo rende il luogo ideale per organizzare grandi appuntamenti come concerti, competizioni sportive, congressi e convention fino a circa 5.100 persone, quanto incontri per gruppi meno numerosi in occasione di meeting, workshop, ricevimenti o cene di gala. Il Palaflorio è il più grande palasport della Puglia e tra i più importanti del centro-sud Italia.

Casalecchio di Reno (Bologna) – UNIPOL ARENA

CAPIENZA 11.000
Via Gino Cervi,2 –Casalecchio di Reno

L’Unipol Arena è uno dei più grandi e prestigiosi centri culturali e sportivi europei. L’Arena offre spazi per ospitare convention, concerti, set televisivi, mostre e fiere, serate di gala, convention politiche, spettacoli teatrali, eventi culturali, concorsi ed eventi sportivi. L’impianto già in passato ha ospitato gare degli azzurri (World League).

Firenze – NELSON MANDELA FORUM

CAPIENZA 7.500
Viale Paoli, 3 – FIRENZE

Il Mandela Forum ha una superficie coperta di circa 10.000 mq. Per le sue caratteristiche, il Mandela Forum si presta molto bene ad un uso differenziato e polifunzionale, potendo ospitare manifestazioni sportive, concerti, mostre, convegni e meeting, spettacoli, incontri e feste. L’impianto del capoluogo toscano ha ospitato, nel 2014, la Final Six di World League.

Torino – PALA ALPITOUR (Fase Finale)

CAPIENZA 15.657
Corso Sebastopoli 123 – Torino

Pala Alpitour si caratterizza per l’estrema flessibilità di spazi, per l’eccezionale acustica e soprattutto per l’estetica ad alto impatto. Una sorta di scatola magica, realmente progettata per una pressoché infinita potenzialità d’uso postolimpica: ghiaccio, sport indoor vari, atletica indoor, concerti, spettacoli, convention, congressi, manifestazioni, grandi eventi, parate, show, raduni religiosi, eccetera.

Ruse – BULSTRAD ARENA

CAPIENZA 5.100

Varna – PALACE CULTURE & SPORT

CAPIENZA 5.000

Sofia – ARENA ARMEEC

CAPIENZA 12.500

A Galatone una straordinaria serata di testimonianze sulla pace

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Un successo l’evento conclusivo del Premio “Città del Galateo”, realizzato da VerbumlandiArt

LECCE – Non poteva concludersi meglio la grande kermesse artistica e letteraria promossa e organizzata dall’associazione culturale VerbumlandiArt: due Premi internazionali, l’uno artistico, l’International Art Gallipoli 2017, l’altro letterario di Poesia e Prosa “Città del Galateo”, entrambi nel segno del progetto “La Catena della Pace”, con il quale l’associazione guidata con sensibilità e straordinario impegno da Regina Resta da alcuni anni va rivolgendo grande attenzione ai temi della mondialità, sui valori della Pace e del dialogo tra Culture, sia in Italia e che all’estero, grazie a partenariati di assoluto rilievo.

Due giornate fittissime, il 29 e 30 settembre, la prima a Gallipoli e la seconda a Galatone, che hanno visto la consegna dei riconoscimenti ai vincitori del Premio d’arte e del Premio letterario. Ma l’evento conclusivo, un vero successo, è stata la Serata “Tutti insieme per la Pace”, svoltasi nel Teatro comunale di Galatone, pieno in ogni ordine di posti. Una serata ricca di spunti e di testimonianze sul tema della Pace e sul dialogo tra culture, dove il messaggio profondo dell’Associazione VerbumlandiArt, fondato sui valori universali della cultura e dell’amicizia tra i popoli, ha trovato magnifiche vestali nella comunicazione dello spirito della serata in Regina Resta, presidente dell’associazione, e Rosa Alò, presidente dei Probiviri e Console onoraria della Croazia in Puglia e Basilicata.

Molte le autorità e gli ospiti presenti alla serata, numerosi gli insigniti de riconoscimenti, motivati per la loro opera in vari campi di attività. Tante e profonde le testimonianze sul valore della Pace, portate con sensibilità e senza alcuno scadimento nella retorica, piuttosto affermate nel valore autentico nell’impegno di tutti i giorni, ciascuno nel proprio campo di attività. Ottima la conduzione della serata, affidata al garbo della scrittrice Giovanna Politi e alla professionalità del giornalista Giovanni Sparviero. Con giusta misura la lunga serata d’onore è stata contrappuntata da sprazzi di buona musica e belle performance di danza, intermezzando la serie delle testimonianze succedutesi sul palcoscenico, mantenendo un gradevole aspetto colloquiale lontano dai rigorosi formalismi che talvolta accompagnano tali eventi.

Ma veniamo alla prima testimonianza dell’On. Cosimo Maria Ferri, Sottosegretario alla Giustizia, affidata ad un messaggio nel quale, comunicando impegni che non hanno consentito la presenza, l’uomo di governo, tra l’altro, dice: “…  E’ un grande onore per me ricevere la “Targa alla Carriera VerbumlandiArt – Città del Galateo” al pari di tante grandi personalità del mondo delle istituzioni, dell’università, della cultura, dell’arte, della finanza e della medicina in quanto è espressione del riconoscimento di un costante impegno sociale e culturale al servizio del bene comune. L’importante iniziativa è una preziosa occasione di confronto sui temi del dialogo tra i Popoli e la promozione di quell’ideale di pace perpetua nel senso kantiano del termine. La cultura del dialogo tra le civiltà, fa parte della nostra storia e cultura sociale e consente di creare ponti di solidarietà per rafforzare i processi d’integrazione sociale e la convivenza pacifica secondo i principi fondamentali contenuti nella nostra Carta costituzionale, nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e nella missione della Chiesa cattolica. Sono convinto che dall’incontro scaturiranno importanti spunti di riflessione sul cammino dell’uomo del terzo millennio attraverso l’impegno costruttivo dei singoli cittadini e di tutti gli Stati a creare nuovi equilibri tra gli ordini religiosi e le comunità e a svolgere un’azione educativa, pacificatrice e di confronto interculturale volta a promuovere una nuova fraternità universale, riconciliata”.

Messaggi di saluto, impossibilitati alla presenza, sono pervenuti dal Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e dalll’on. Massimo D’Alema. Ha portato il saluto della Municipalità di Galatone, assente in sindaco in viaggio di nozze, il vicesindaco Daniela Colazzo, cui è seguito il saluto del Sen. Rocco Palese, con un puntuale intervento sul valore della Pace, attualizzato alla difficile congiuntura che il mondo vive, e di Adriana Poli Bortone – già ministro e sindaco di Lecce e ora assessore alla Cultura nel Comune di Matera, con un intervento molto intenso. Toccante la testimonianza del prof. Hafez Haidar, insigne scrittore e poeta, candidato al Premio Nobel per la Pace. Si sono quindi succedute sul palcoscenico, ciascuno con la sua riflessione, le Personalità insignite del riconoscimento, costituito da una targa d’argento con la motivazione del Premio.

Presenti alla serata altri importanti Ospiti e autorita’: Amedeo Postiglione, Presidente Emerito aggiunto della Suprema Corte di Cassazione e presidente Fondazione ICEF, Livio Nisi, consigliere comunale ed ex sindaco di Galatone, Carlo Alberto Augieri, docente Universita’ del Salento, Wojtek Pankiewicz, docente Universita’ del Salento e presidente Associazione culturale Valori e Rinnovamento, Vito Montanaro, direttore Generale ASL 5 Bari, Luca Filipponi, presidente Spoleto Festival Art, Angelo Sagnelli, direttore artistico Spoleto Festival Art, Carlo Roberto Sciascia, critico d’arte, presidente Pro Loco Caserta, Antonio Fiore, Consigliere regionale Ass. Finanzieri d’Italia, Francesco Battaglia, comandante Compagnia Carabinieri di Gallipoli, Agostino Terragno, Comandante Polizia Municipale Galatone. Presente, inoltre, una delegazione di scrittori e poeti dalla Serbia, con rapporti di collaborazione culturale con Verbumlandiart, costituita da Slavica Pejovic, Boris Blagojevic, Lidija Malovic e Недељко Терзић, e dall’Albania, con il pittore Mehmet Baci. Alla serata hanno presenziato numerosi artisti e poeti, che hanno preso parte ai due Premi internazionali, d’arte e letterario. La serata e’ stata davvero un evento significativo, degna cornice per due iniziative culturali che hanno illuminato Gallipoli e Galatone con l’arte e la letteratura.

Fonte: Goffredo Palmerini

De Laurentiis: “Cercheremo di portare Inglese a gennaio. Reina chiedeva un triennale, impossibile per noi. La clausola di Sarri non preoccupa”

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Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Corriere dello Sport:

De Laurentiis torna da Los Angeles e ritrova il suo Napoli primo in classifica: cos’è, un kolossal?

«Non sono sorpreso ma neanche esaltato: so bene che i conti si fanno alla fine e che certe posizioni assumono un valore assai significativo a marzo».

Qualcosa è cambiata rispetto ad un anno fa?

«Direi che nella stagione passata siamo stati sorpresi dall’infortunio di Milik, che ha costretto Sarri a sacrificare alcune settimane prima di individuare la soluzione giusta. E’ stato probabilmente quel periodo che ci è costato l’handicap rivelatosi poi determinante nella corsa per lo scudetto. La fortuna non ci è amica e il problema si è riproposto, rimandando di nuovo il povero Arek sotto ai ferri: ma ora è successo tutto con un mesetto d’anticipo rispetto all’incidente precedente e a gennaio ci sarà una sosta lunga che potrebbe agevolare il recupero del ragazzo».

Intanto, vi eravate cautelati acquistando Inglese.
«E mi verrebbe da dire: non so se siamo stati lungimiranti o ce la siamo tirati. Con il Chievo abbiamo trovato l’accordo in chiusura di calciomercato, proprio nella malaugurata ipotesi che potesse accadere un imprevisto e sottolineando che, in caso di necessità, avremmo portato Inglese da noi. Ma vedremo…Parleremo. I rapporti sono ottimi».

Chi l’ha colpita in questa fase d’avvio della stagione?

«Mi ha sorpreso – e positivamente – la capacità di Di Francesco di essere immediatamente competitivo, pur con una squadra che ha perso tasselli potenzialmente importanti. E tra l’altro di esserlo in una città complicata, esigente, in cui c’è un senso critico più sviluppato rispetto a Napoli, dove c’è una forma di innamoramento marcato. Io ho amici carissimi, tifosi giallorossi, che alle prime avversità si lasciano andare, si abbandonano alle analisi più disparate: pure quello è legame forte, ci mancherebbe, ma crea ansia».

E’ lecito sostenere che, negli anni più recenti, avete compiuto una autentica rivoluzione culturale: una volta, al San Paolo andava di moda il «noi vogliamo vincere»; adesso sembra che la gente non sappia fare a meno dello spettacolo, a cui il Napoli di Sarri l’ha abituata.
«Devo dire che sono sensazioni che colgo anche io. Io lavoro per il mio pubblico e questo ruolo da capolista so che li rende felici, perché permette di concedersi qualche piccolo sfottò. Ma io so bene che il tifoso ragiona diversamente, ne ha facoltà ed è giusto, accetto le critiche; però, forse, è stato colto il senso del nostro Progetto. Quando volli Sarri, per fare un esempio, ci furono
striscioni di contestazione; e pure alla fine di questa ultima sessione del mercato, s’è detto che avevamo investito – diciamo – con prudenza. Il campo ha premiato la scelta di Sarri, anche se nessuno ha mai esposto uno striscione per ringraziarmi; e quanto alla politica societaria, mi sembra che la conferma di tutti e l’adeguamento dei contratti, che ha portato il monte ingaggi su cifre che ormai si conoscono, rientri tra le felici intuizioni».

Sette rinnovi in serie: conceda qualche curiosità.

«Con Mertens è stato complicato, anche perché intanto erano cambiati i manager e dunque fu necessario rivedersi più volte: ci è voluto un anno, circa. E con Insigne sono bastati sei-otto mesi. Ma la nostra intenzione è stata sempre quella: consolidare un organico che ritenevamo competitivo. Sono rimasti tutti, ci abbiamo aggiunto Ounas e Mario Rui, che sa tutto di Sarri e non ha bisogno di dover imparare. Questo inizio di stagione è la naturale conseguenza del grande finale di quella passata».

Sarri è un capitolo a parte…
«Sta crescendo, meravigliando ed arricchendo ulteriormente la sua enorme cultura calcistica con un gruppo che, rispetto alle esperienze che ha vissuto, è più numeroso e pure di qualità indiscutibilmente superiore. Qui può divertirsi a lungo, fin quando vuole, persino cambiando modulo, se lo riterrà opportuno».

E quella clausola da otto milioni di euro diventa un pericolo…
«Io di Sarri ero innamorato prima e lo sono ancor di più oggi. Ha un gran dono: non è un rompiscatole e con lui si può parlare di tutto. Spero che resti con noi almeno dieci anni, altrimenti ce ne faremo una ragione e ne dovremmo trovare un altro. La clausola non mi preoccupa e se la salute mi assiste vedremo dei gloriosi anni azzurri».

Qual è lo stato di salute del calcio?
«C’è una evidente sproporzione tra i club e il campionato a 20 squadre non è veritiero. Apprezzo moltissimo Campedelli, che gestisce nel modo giusto un club che ha origini in un quartiere di Verona, ma c’è chi viene in serie A per prendere il paracadute della retrocessione, una invenzione di Lotito – che ambiva alla poltrona di presidente della B – per guadagnar consensi».

Ha soluzioni?

«Vanno migliorati i risultati economici. Penso alla vendita dei diritti televisivi all’estero: il ministro Lotti avrebbe dovuto fare in modo che ci fosse assoluta libertà, invece ci siamo trovati con Infront che è andata ad offrirli, che so?, a Londra, senza che ci fossero rappresentanti di club. Io sono critico perché vorrei veder migliorare questo calcio nel quale è difficile essere ascoltati. In Italia, e vale per qualsiasi livello, non si è mai in grado di valorizzare i risultati».

All’Eca l’hanno nominata Chairman del Marketing e della Comunicazione.
«E’ un incarico con il quale spero di poter imprimere una svolta, organizzando riunioni mensili, perché qui il mondo cambia di continuo. Ho avuto modo di dialogare con Ceferin e l’impressione è stata notevole: ho fiducia in lui, viene dalla Slovenia, una terra libera».

Torniamo al suo Napoli e andiamo per ordine e ruoli: Reina.

«Ci siamo arenati sul rinnovo dopo la richiesta del suo agente, che avrebbe voluto un triennale, un lusso che il fatturato del Napoli non si può permettere. Ma la stagione è lunga».

Volevate però Szczesny…
«Che non sarebbe venuto a fare il secondo. La sua è stata una scelta e per chiudere certe trattative, lo ricordo, bisogna essere sempre in due».

Rimane ancora un interrogativo Ghoulam.
«Una persona adorabile, un professionista eccezionale, un atleta straordinario che terrei con me per sempre. Però stiamo discutendo e vedremo se sarà possibile far conciliare le diverse posizioni. Nel caso in cui non fosse possibile, dovremmo pensare ad altri. Ma, ad esempio, Mario Rui è arrivato anche per fronteggiare, eventualmente, un addio per noi inaspettato. E comunque Ghoulam non andrà via a gennaio. Sul valore della clausola, mi sembra poi indiscutibile, la decisione è nostra, cioè mia».

La Juve pare dia segnali di nervosismo.

«Può darsi che dopo aver vinto sei scudetti consecutivamente ci possa essere un piccolo stato d’ansia. Aver perso, nel tempo, una serie di calciatori importanti – adesso Bonucci, ma prima Pogba ed anche Pirlo – ha tolto parecchio tra difesa e centrocampo ma anche in chiave realizzativa. Pirlo con le punizioni, all’epoca, risolveva le partite; e Pogba, considerati vari fattori, io lo avrei tenuto tutta la vita. A proposito, ho cenato a Los Angeles con Del Piero, che sta per aprire un ristorante: persona deliziosa».

Sull’inibizione del presidente Agnelli, quale idea s’è fatto.

«Non conoscendo gli atti, non mi posso pronunciare».

Il Var ha fatto irruzione prepotentemente.

«E che sia benedetto. Sono piccole soste che dànno aria, come se fossero dei time out. Si è elevata la figura degli arbitri, c’è più onestà in campo».

Per voi, pochi tifosi in Champions.

«Avevamo prezzi coerenti per una partita del genere che andava in diretta tv».

Ma quando torna al San Paolo?

«Sono scaramantico…».

Giochino finale: dovesse scegliere, scudetto o Champions?

«Mai mettere limiti alla divina provvidenza».

De Laurentiis: “Spero che Sarri rimanga a lungo con noi. La VAR? Va benenetta.”

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Le parole di Aurelio De Laurentiis rilasciate al quotidiano sportivo la Gazzetta dello Sport

La lunga intervista che Aurelio De Laurentiis  ha rilasciato nell’edizione di oggi della Gazzetta dello Sport dove ha parlato di vari argomenti. Ecco i passaggi evidenziati dalla nostra redazione ViViCentro.it: “Il primato? Non mi sorprende, ma neppure mi esalta. Continuo a credere che la verità la conosceremo soltanto alla fine di marzo“.

Adesso si ritrova nuovamente senza Milik.

“Solo a gennaio capiremo se Inglese dovrà anticipare il suo arrivo a Napoli a inizio del nuovo anno”.

Che idea si è fatto sulle antagoniste del Napoli?
“La Roma mi piace molto, mi ha sorpreso la capacità di Di Francesco di essere già pronto per una squadra a cui sono venuti a mancare giocatori importanti, tipo Salah, per esempio. Sta sopportando il peso di una piazza parecchio complicata”.

Che effetto le fa stare davanti alla Juventus? Le ultime polemiche ne evidenziano un certo nervosismo.
“Più che nervosa, direi preoccupata. Dopo sei scudetti, non sempre puoi avere la certezza di vincere ancora. Loro hanno perso giocatori importanti negli ultimi anni. E poi, se qualcuno sta segnando di meno, questo può rappresentare un problema. C’è Chiellini, ma Bonucci è andato al Milan: lui era fondamentale. Pirlo non è stato sostituito e Pogba l’avrei tenuto per tutta la vita”.

A proposito di polemiche, la Juve ha contestato la Var: lei è favorevole o contrario a quest’innovazione?
“Fin qui ha risolto parecchi problemi. Ho sentito dire da alcuni che rallenta troppo la partite. Ma non è così, perché le pause sono al massimo di 90 secondi. Con la Var il gioco si velocizza, non viene spezzettato. Anche la figura del direttore di gara è stata rivalutata, non è più antipatica e il giocatore è più onesto, perché sa che l’eventuale furbata non sfuggirà. La Var va benedetta”.

Parliamo di Sarri, presidente, e della clausola rescissoria ( 8 milioni di euro) che gli permetterà di liberarsi a fine stagione. Non è preoccupato di perderlo?
“L’ho voluto io, prendendomi le critiche delle curve. Ne ero innamorato prima o lo sono di più adesso. Lui ha un grande vantaggio e grande dono: non è un rompipalle, è un uomo arguto, poliedrico, preparato, con lui puoi parlare di tante cose”.

D’accordo, ma è consapevole che potrebbero soffiarglielo?
“Io spero che resti con noi almeno altri 10 anni. Diversamente, ce ne faremo una ragione, troveremo un altro Sarri. Non sono preoccupato della clausola ma solo della mia salute, perché ho bisogno di energie per far crescere ancor di più questo Napoli”.

All’orizzonte le si prospetteranno due casi: i rinnovi di Reina e Ghoulam. Previsioni?
“Con Reina mi sono bloccato quando il suo agente mi ha chiesto un triennale, e per me non esiste. Ma c’è sempre la possibilità di rivedere le cose. Avrei potuto prendere Neto e Szczesny, ma nessuno dei due è voluto venire a fare il dodicesimo. Ghoulam invece lo terrei per tutta la vita, però se vuole la clausola l’importo dovrò deciderlo io. Se dovesse pretendere una cifra spropositata, allora vuol dire che vorrà prendermi in giro. A quel punto, arrivederci e grazie”

In una delle sue ultime conferenze Sarri si è detto preoccupato del fatto che, psicologicamente, i giocatori potrebbero pensare più al campionato che alla Champions League: che ne pensa?

“Che non bisogna mettere limiti alla provvidenza. L’allenatore ha un organico di 25 giocatori, se dovesse accorgersi che qualcuno molla la presa, allora lo daremo via e prenderemo qualcun altro”.

Catalogna, l’Ue: “Rischio di guerra civile”. Banche in fuga

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L’indipendenza della Catalogna fa paura alle banche che iniziano a spostare le sedi mentre il governo spagnolo approva un decreto per favorire il trasferimento delle aziende. La Corte Costituzionale stoppa il Parlamento regionale che però annuncia una nuova convocazione per dichiarare la secessione. Intanto Bruxelles avverte sul “rischio di una guerra civile” e spiega che “un eventuale nuovo Stato non entrerà nell’Ue”.

Banche in fuga dalla Catalogna. L’Ue: “Rischio di guerra civile”

Pronto un decreto di Madrid: diventerà più facile il trasferimento delle imprese. E il Tribunale costituzionale sospende la seduta del parlamento di Barcellona

BARCELLONA – Se tribunali e polizia non scalfiscono l’onda indipendentista, le banche in fuga fanno davvero paura. I grandi istituti scappano letteralmente dalla Catalogna, spostando la sede altrove, alla vigilia dalla dichiarazione di indipendenza. Il commissario Ue all’Economia, Pierre Moscovici d’altronde era stato chiaro: «Una nuova repubblica sarebbe fuori dall’Unione europea. Conosciamo un solo membro: la Spagna». Parole chiare, molto apprezzate a Madrid, che aprono scenari spaventosi per l’economia dell’ipotetica nuova nazione, fuori dall’euro e alle prese con un debito pubblico da negoziare con uno Stato, la Spagna, che non farà sconti. Mentre il commissario europeo al Bilancio, il tedesco Oettinger non usa mezzi termini: «C’è il rischio di una guerra civile».

I titoli del Banco Sabadell e della Caixa avevano perso quota nei giorni scorsi, l’aria che tirava era pesante. Così hanno annunciato, con una certa fretta, il cambio di sede. Il Sabadell si sposta ad Alicante, nella Comunità valenciana, mentra la Caixa deciderà oggi la nuova sede, con tutta probabilità nelle isole Baleari. Il motivo: evitare la fuga di capitali, che già si intravedeva e rassicurare gli azionisti. I due grandi istituti avevano già espresso dubbi sull’avventura secessionista, anche durante la campagna elettorale di due anni fa. Una «strategia della paura», secondo gli indipendentisti che non aveva impedito di conquistare la maggioranza in parlamento. La fuga di Sabadell e Caixa è pane per i denti del governo spagnolo che, non a caso, prepara un decreto che facilita l’esodo dalla Catalogna delle aziende in caso di secessione. Ponti d’oro per togliere consenso all’indipendenza. A Barcellona e dintorni sono tantissime le aziende straniere, le quali cominciano ad agitarsi. Secondo il «der Spiegel», le imprese tedesche, Seat, Bayer, Siemens e Basf, starebbero pensando di andarsene in caso di secessione.

Altro fronte in bilico in questi giorni instabili è il turismo. Barcellona, dopo aver battuto tutti i primati di visitatori stranieri, comincia a soffrire un calo improvviso. L’allarme l’hanno dato le associazioni degli albergatori che parlano di perdite del 10% di turisti, pari a 72.000 persone al giorno. Molto risalto, sulle televisioni spagnole, anche a un annuncio della compagnia American Airlines: «Cambiate destinazione senza costi aggiuntivi». Sono solo dei segnali: la città resta strapiena di visitatori, le manifestazioni non sono mai state violente e il clima di preoccupazione non contagia le comitive che affollano il centro.

Il governo catalano prova a calmare le acque: «Sono soltanto ipotesi che peraltro si rincorrono da anni», dice il vicepresidente e responsabile dell’economia, Oriol Junqueras «in questi anni c’è stato il record storico di investimenti stranieri». L’ala sinistra della coalizione ne approfitta per dichiarare: «Le banche ci boicottano, è ora di creare un istituto pubblico catalano».

Ma i guai in casa indipendentista arrivano anche dal fronte legale. Il Tribunale costituzionale, grazie a un ricorso del Partito socialista catalano, ha sospeso la seduta di lunedì nella quale sarebbe stata approvata la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Una mossa a sorpresa che costringe la presidente della Camera Forcadell all’ennesima forzatura del regolamento. Ma tra i deputati della maggioranza si ritiene che alla fine l’ostacolo verrà superato. Più difficile sarà trattenere le banche.

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De Laurentiis: “Se Sarri vuole andare via ce ne faremo una ragione. Milik? E’ pronto Inglese!”

Le sue parole

Aurelio De Laurentiis ha parlato a Il Corriere della Sera. Questi alcuni passaggi dell’intervista che verrà pubblicata domani: «Rispetto allo scorso anno abbiamo più certezze, ma i conti li faremo a marzo. Abbiamo perso Milik, vero. Ma stavolta potrebbe rientrare già a inizio anno, altrimenti c’è Inglese che in caso di necessità arriverà a gennaio. Con Mertens avevamo avviato le trattative già a settembre dello scorso anno, poi ci eravamo fermati e alla fine ci siamo stretti la mano. In sei mesi abbiamo risolto anche la questione Insigne».

Il nodo Reina resta, il portiere non ha accettato il rinnovo annuale. «Il suo agente mi ha chiesto tre anni, ma sinceramente per il fatturato del Napoli sarebbe stato un lusso. Preferisco valutarlo ancora stagione per stagione e si può sempre cambiare idea. Volevamo Szczesny, ma non voleva stare dietro Pepe».

Resta la clausola di otto milioni su Sarri: «Resto innamorato del mio tecnico, lo terrei con me altri dieci anni. Se però vorrà andar via, ce ne faremo una ragione. E troveremo un altro come lui».

Sarri teme l’effetto psicologico della scelta, De Laurentiis non si pone il problema: «L’allenatore ha a disposizione una rosa di 25 ottimi giocatori, se si accorge che qualcuno è demotivato, può farlo ruotare. Siamo competitivi. Juventus? Sono legittimamente preoccupati, un po’ nervosi. Lo sarei anche io al posto loro. Dopo aver vinto sei scudetti, oggi possono porsi il problema della continuità ulteriore. Non avrei venduto calciatori come Pogba e, ultimo, Bonucci. Anni fa avevano Del Piero, Pirlo. Insostituibili. A Los Angeles ho pranzato con Alex, persona stupenda. Sta per aprire lì un ristorante».

Sulla rivoluzione tecnologica della Var: «Sento e leggo che secondo alcuni rallenterebbe le partite, invece sono piccole soste che danno aria al cervello di tutti. Arbitri compresi».

Juve Stabia, Branduani “Handanovic il mio idolo. Voglio giocare al Menti, i tifosi saranno la nostra forza”

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Le sue parole

Paolo Branduani ha parlato ai microfoni del club durante l’incontro settimanale con i tifosi stabiesi via web. Tante domande e tante curiosità per l’estremo difensore: “L’impatto al sud me lo aspettavo abbastanza forte, non conoscendo il campionato però avendo amici che giocavano qua, mi hanno detto che era un girone tosto, molto difficile e cosi si sta dimostrando. L’impatto con Castellammare è stato buono e spero di dare ancora molte soddisfazioni ai nostri tifosi, insieme alla squadra. Il rapporto con gli altri portieri è ottimo, siamo colleghi massimo rispetto fra di noi, in campo c’è la competizione e finchè c’è le cose andranno sempre bene. Quando un giocatore sbaglia il rigore per il 60% è colpa dell’attaccante, per il 40% è stato bravo il portiere. Parlando di ottimi portieri italiani mi viene in mente Donnarumma. Come idolo ti direi sicuramente Handanovic, mi piace come tipologia di portiere. Il ricordo più bello dell’Inter, mi viene da dire la vittoria del Viareggio. Un torneo vinto con una squadra di cui il 50% gioca tra Serie A e Serie B, è stata una grandissima esperienza. Puntiamo ad un campionato tranquillo e puntiamo a centrare l’obiettivo play-off. Il calore del tifo lo posso immaginare. Penso che i tifosi stessi vogliano farci sentire il loro calore al Menti. Arrivando da una squadra vincente come la Spal, sicuramente qua c’è molto materiale da lavorare per far bene. C’è un buon mix tra giovani e meno giovani. Diciamo che spero di essere pronto per il calore dei tifosi che riempiranno il Menti. C’è sempre da migliorarsi, e ogni settimana lavoriamo per limare ogni singolo dettaglio. Quando ho pari un rigore senti quell’adrenalina e parando quel rigole li [rigore parato durante il match contro il Racing Fondi ndr] qualcosa in più ti viene e spero di passarlo anche ai miei compagni, come poi è successo.  Come inizio non potevo chiedere di meglio, arrivavo da sei mesi complicati e avevo una voglia di rivalsa altissima. Per vincere partite difficili sicuramente bisogna compattarsi e cercare di dare il massimo tutti. Per dare il massimo la domenica, bisogna dare il massimo durante la tutta settimana. Partite cosi si preparano durante la settimana e speriamo e cerchiamo di dare il massimo. Sabato ci sarà una Juve Stabia con il coltello tra i denti. A livello mentale sfide così si preparano da sole. Stimoli per giocare contro squadre come il Lecce, cerchiamo di recuperare le energie perchè veniamo da un dispendio di energie delle partite di sabato e di martedi, e per sabato saremo pronti per dare battaglia. La partita di martedì [la trasferta contro il Bisceglie ndr] è difficile da commentare perchè abbiamo creato davvero poco rispetto alle altre partite. Se si tolgono quei 45 minuti contro il Trapani, in tutte le partite abbiamo avuto sempre diverse occasioni. Sicuramente dobbiamo migliorare nelle ripartenze, nei passaggi. Martedì abbiamo spesso sbagliato l’ultimo passaggio, sia per imprecisione, sia per le condizioni del campo, del vento, che non erano le condizioni migliori, abbiamo fatto questi errori. In questa settimana li abbiamo rivisti, studiati e migliorati. Sabato faremo vedere questi miglioramenti. A Castellammare mi sono ambientato bene, il calore subito si è sentito. Per la promizione se ne parla a maggio. Quando si scende dal pullman sono l’ultimo o uno degli ultimi e devo ascoltare la musica fino a che non devo uscire a fare riscaldamento.  Nella mia carriera ho parato 4 o 5 rigori, il rigore parato più importate oltre quello contro il Racing Fondi, è stato contro la Lupa Roma quando ero alla Spal perchè dopo quel rigore parato la partia è cambiata, proprio come contro il Fondi.  Non ci sono squadre scarse, perchè la Paganese che ha perso contro di noi, ha pareggiato contro il Trapani che è una tra le favorite alla promozione, quindi è un campionato aperto. Il mio sogno, come quello di tutti i bambini, è quello di giocare in Serie A. Sicuremente l’obiettivo minimo è la salvezza, ma non è merito solo mio ma anche del gruppo, e avendo un gruppo cosi affiatato potremmo toglierci molte soddisfazioni. Appena arrivato ho avuto la fortuna di incontrare Strefezza e Costantini con cui avevo già giocato e Allievi. Poi subito mi hanno fatto entrare nel gruppo senza difficoltà. Tra i compagni di reparto c’è rispetto reciproco, competizione in allenamento e questo ci aiuta a tenere alti i livelli e a migliorci. Con i mister ho ottimi rapporti. Il livello di questo campionato è alto, e si sta livellando, non c’è uno squadrone ammazzacampionato. Basta pensare alla Paganese che ha battuto una candidata alla promozione. L’impatto è stato buono, Manniello mi ha fatto un in bocca al lupo. Tra le favorite alla promozioni penso Lecce, Trapani Catania perchè hanno speso su giocaotori imporanti, è un campionato aperto. Contro il Bisceglie è stata una partita difficile però sabato qualchè in tiro in porta lo faremi. Un grosso saluto ai tifosi. Fateci sentire il vostro calore”.

Juve Stabia, anche le Vespe stregate dall’Amerigo Vespucci

Come vi abbiamo raccontato per tutta la giornata di oggi, la Nave Scuola Amerigo Vespucci è rientrata al porto di Castellammare, dove è stata visitabile oggi e lo sarà anche domani dalle 10 alle 12.

Anche la Juve Stabia non si è lasciata sfuggire l’occasione di visitare il veliero più bello del mondo.

La squadra gialloblù proprio in questi minuti è in visita sul Vespucci. A salire sull’Amerigo Vespucci insieme a Mister Caserta, al D.G. Filippi ed all’Addetto Stampa Umberto Naclerio, Morero, Allievi, Crialese, Nava, Mastalli e Bacci.

Foto: Pagina Fcebook SSJuveStabia

Foto ViViCentro – L’Amerigo Vespucci ritorna a “casa”

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Castellammare di Stabia – 05/10/2017 – Allo Stabia Main Port questa mattina è attraccata alle ore 11 circa la nave scuola Amerigo Vespucci.

Il veliero era visitabile a partire dalle ore 15.00 di questo pomeriggio.

I visitatori sono accorsi già a partire dalle ore 13.30 circa, creando così una fila molto lunga.

L’intera città è rimasta paralizzata data la numerosa affluenza sia di cittadini stabiesi, che di visitatori dalle zone limitrofe.

Di seguito riportiamo alcuni scatti dell’Amerigo Vespucci, a cura di Antonio Gargiulo, che permetteranno ai nostri lettori di poter addentrarsi nel meraviglioso spettacolo che è questo veliero della Marina Militare Italiana.

A cura di Andrea Alfano.

Juventus, Elkann: “Avere un campionato con protagonisti forti come il Napoli è ottimo”

John Elkann, presidente di Exor, ha risposto a chi gli chiedeva se da tifoso tema il Napoli in campionato. Ecco le sue dichiarazioni riportate dal Messagero.it:

“Avere un campionato con protagonisti forti come il Napoli è ottimo, la Juventus ha sempre dimostrato di saper competere. Ben venga il rafforzamento di altre squadre perché rende più interessante il campionato”.

Domani la presentazione alle imprese della CHINA-ITALY SCIENCE, TECHNOLOGY & INNOVATION WEEK

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Domani venerdì 6 ottobre, alle ore 10.30, si svolgerà, presso l’Unione Industriali Napoli, la presentazione alle imprese della CHINA-ITALY SCIENCE, TECHNOLOGY & INNOVATION WEEK 2017, evento di networking e matchmaking annuale promosso in Italia dal MIUR in collaborazione con il MAECI e Regione Campania e coordinato da Città dalla Scienza in collaborazione con il CNR e Confindustria.
Si tratta di un’importante opportunità per imprese, università, centri di ricerca e startup per presentare tecnologie, costruire partenariati scientifici, produttivi o commerciali, e promuovere l’internazionalizzazione dei sistemi ricerca-innovazione tra i due Paesi.
Quest’anno l’evento si svolgerà dal 13 al 17 Novembre in Cina – Pechino, Chengdu e Guiyang – alla presenza della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e del Ministro della Scienza e della Tecnologia Wan Gang, con sessioni istituzionali, seminari tematici, incontri one-to-one e visite a centri di eccellenza in aree strategiche per lo sviluppo della Cina.