La Juve Stabia di mister Fabio Caserta, vista finora, è una squadra che ha mostrato sia grande qualità e talento in alcuni dei suoi componenti, sia alcuni limiti evidenti che vanno limitati al fine di disputare una stagione dignitosa. Fino a questo momento, Caserta, non hanno mai utilizzato sempre lo stesso modulo con gli stessi interpreti. E’ capitato, in alcune circostanze, di veder ruotare gli uomini a propria disposizione mutando anche l’assetto tattico. Le cinque sostituzioni a disposizione aiutano certamente ad avere più assi nella manica da utilizzare a partita in corso. Analizzando le ultime uscite possiamo evidenziare la capacità dei gialloblu di cambiare assetto tattico nel corso del match, passando da un modulo, il 4-3-3, ad un altro, il 3-5-2 e viceversa. Il 4-3-3 utilizzato all’inizio è un modulo che, nel corso della gara, è diventato spesso un 3-5-2 o un 4-4-2 a seconda dell’avversario e delle necessità nell’arco della contesa. Questi cambiamenti del modulo in corsa si sono registrati perlopiù nelle ultime uscite, nelle quali non è stato disponibile Filippo Berardi, causa convocazione in Nazionale. L’estro del numero 20 sammarinese è stato spesso sfruttato nel 4-3-3 targato Caserta. L’assenza del classe ’97 può aver certamente influito sulle scelte recenti, creando però un precedente che probabilmente si ripeterà: una Juve Stabia senza schemi fissi e capace di variare di modulo in modulo a seconda delle partite e delle fasi stesse del match.
Operazione End of Waste: traffico internazionale di rifiuti pericolosi (VIDEO)
Due anni di intensa attività investigativa, coordinata dalla DDA di Roma, hanno portato la Guardia Costiera a sgominare un cartello di imprese dedite al traffico internazionale di rifiuti metallici contaminati che spediti via mare su container da vari porti italiani (Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna), raggiungevano le destinazioni di Cina, Indonesia, Pakistan e Korea. Le operazioni sono in corso dall’alba di oggi con l’esecuzione di numerosi arresti e sequestri di aziende in varie regioni d’Italia tra Lazio, Toscana e Umbria.
Il G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha infatti emesso 7 Ordinanze di custodia cautelare personale e disposto il sequestro preventivo di diversi stabilimenti situati in Orvieto e nel viterbese, oltre a svariati milioni di €uro da sequestrarsi per destinare a confisca, quale recupero sui proventi illeciti.
L’indagine, partita da alcuni container sospetti ispezionati dalla Capitaneria di porto di Civitavecchia, coadiuvata dall’Agenzia delle Dogane, ha da subito mostrato profili di rilievo nazionale relativamente alla provenienza dei rifiuti ed internazionale per quanto attiene alle destinazioni. I soggetti arrestati e le loro aziende, mediante vari giri di false attestazioni e certificati, acquistavano rifiuti industriali complessi e contaminati, su tutti da PCB (policlorobifenili – di tossicità equiparata alla diossina), e, dopo aver simulato lo svolgimento di procedure di bonifica in Italia, lo rivendevano tal quale come materiale recuperato e “pronto forno” per un nuovo ciclo produttivo. In realtà i rifiuti, in Italia, subivano solamente una mera macinatura e, fortemente inquinati, venivano spediti via mare nelle destinazioni internazionali, senza nessuno scrupolo per la salute degli operatori in contatto con gli inquinanti.
La trattazione e la bonifica dei rifiuti è disciplinata da un articolato quadro normativo nazionale, europeo ed internazionale che discendono dalla Convenzione di Basilea. Ogni operatore, in ogni fase della filiera, deve poter dimostrare la provenienza e la destinazione dei prodotti, nonché i trattamenti a cui sono stati sottoposti o a cui saranno sottoposti.
46.000.000 € l’anno è la media del giro d’affari derivante dal traffico illecito che emerge dalle indagini, a cui si deve sommare l’effetto negativo indiretto su tutti gli operatori rispettosi delle regole del settore, in particolare le aziende sane che offrono sul mercato i servizi di bonifica, limitando per esse i margini di guadagno; senza contare i maggiori costi per le imprese che conferiscono lecitamente i rifiuti.
[PP. 23737/16 Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Roma – D.D.A.]
[P.G. operante: Guardia Costiera Civitavecchia e Nucleo Speciale d’Intervento del Comando Generale]
APPROFONDIMENTI
Nello specifico, i soggetti hanno conseguito ingiusto profitto vendendo rifiuti non bonificati e quindi di valore economico notevolmente inferiore e comunque non avviabili a recupero (o utilizzo in fonderia), come rifiuti destinati al recupero, gestendo abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e non, anche mediante spedizioni marittime transfrontaliere.
In particolare, effettuavano molteplici spedizioni marittime illegali verso paesi extra UE, quali Cina, Pakistan, Indonesia e Korea. Gli accertamenti tecnici hanno consentito di rilevare un livello di contaminazione di PCB, solventi ed idrocarburi ben oltre i limiti consentiti dalla legge L’attività criminosa è stata svolta in concorso tra gli indagati attraverso attività organizzate, ripetute nel tempo, consistenti nel gestire abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e non, diversificando ed ampliando il proprio network illegale mediante la pratica di nuove modalità di scambio e smercio di rifiuti, anche tramite la ricerca di potenziali investimenti all’estero per l’apertura di nuovi impianti e di aziende “ponte” in prossimità dei porti del Nord Europa (Germania e Polonia).
“L’attività e la contestualizzazione del fenomeno”
Il pregio dell’indagine è quello di aver saputo ricostruire un fenomeno complesso, multimodale e multifattoriale, fortemente pericoloso per l’ambiente e la salute dei lavoratori, partendo dall’analisi di fatti singoli accertati dopo aver effettuato l’analisi dei dati che comunemente sono nella disponibilità dell’Autorità marittima (Capitanerie di porto- Guardia Costiera).
Le misure di censura adottate sono state calibrate per censurare le attività dei Soggetti e delle aziende che hanno operato illegalmente, interrompendo in via preventiva le condotte e cessando i traffici illeciti. Ma ancora più rilevante è il recupero dei proventi del traffico illecito.
Le disposizioni nazionali ed europee dettano norme stringenti in tema di trattamento dei rifiuti, fornendo un articolato quadro ordinativo sui livelli di pericolosità dei materiali e le successive fasi di bonifica obbligatoria ed eventuali criteri di trasporto. Inoltre stabiliscono criteri severi in tema di assegnazione delle “potestà di azione” di bonifica alle aziende dedicate. In sintesi il sistema di “tracciamento della filiera” è regolato dal principio che in ogni fase il rifiuto deve essere accompagnato da un documento che certifichi chi lo ha generato e a chi esso è destinato. Ogni soggetto intermedio in tale catena deve avere precisi requisiti, anche per il suo possesso e trasporto, oltreché per la sua lavorazione.
Studi di settore dimostrano che, ahimè, in Italia il volume dei rifiuti industriali complessi prodotti è fortemente superiore alle materie depurate dalle aziende a ciò dedicate e successivamente ufficialmente esportate o reimpiegate in circuiti produttivi interni. Ciò dimostra che vi è un’emorragia illecita di prodotti non depurati. Tale fenomeno ha due concause, la spregiudicatezza di molte aziende produttrici di rifiuti industriali e la forte domanda da parte di Paesi emergenti di “rifiuti sporchi”. Essi, pagati poco nei Paesi ricchi (ove la loro bonifica obbligatoria è un costo), nei Paesi poveri diventano nuove “materie prime a basso costo”, dopo lavorazioni pericolose e senza tutele per ambiente e lavoratori.
Nel dettaglio, per le imprese italiane ed europee ciò significa: rischio di “non reggere” il mercato per le aziende rispettose delle regole che operano nel settore delle bonifiche; pregiudizio della finanza pubblica: le materie esportate illegalmente, non figurando come rifiuti, viaggiano con una procedura semplificata senza che si applichi il sistema notificatorio e fideiussorio previsto dalla Convenzione di Basilea. Inoltre, dichiarando l’esportazione delle cd. “materie prime seconde” (insomma depurate e pronte per il nuovo ciclo produttivo) le Aziende ricevono dallo Sato un “credito d’IVA” per incentivarne le esportazioni quali prodotti “lavorati” nel proprio territorio (nel nostro caso falsamente); insomma, un doppio guadagno illecito.
Riferimenti normativi generali:
1. il Regolamento (CE) n. 1013/2006 e s.m.i., in materia di spedizione internazionale di rifiuti, il cui precipuo obbiettivo è la protezione dell’ambiente;
2. la Convenzione di Basilea, sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione.
3. il Regolamento (CE) n. 333/2011 recante “i criteri che determinano quando alcuni tipi di rottami metallici cessano di essere considerati rifiuti ai sensi della Direttiva 2008/98/CE;
4. il D.lgs. 152/2006 “Norme in materia ambientale”;
5. il D.M. 5/2/1998 e s.m.i., per l’individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero con le relative disposizioni da osservare;
Le ipotesi di reato:
1) delitto p. e p. dagli artt. 56-110 c.p., 260 D. lgs. 152/2006 (attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti)
2) reato. e p. dagli artt. 56-110 c.p., 259 D. lgs. 152/2006 (traffico illecito di rifiuti)
3) reato p.p. dall’art. 81cpv., art. 110 c.p. e art. 256, comma 1 del D.lgs. 152/2006 (gestione illecita di rifiuti)
4) reato p.p. dagli artt. 81cpv., 110 e 452-septies c.p. (impedimento del controllo)
5) reato p.p. dall’art. 81cpv., art. 110 c.p. e art. 256, comma 5 del D.lgs. 152/2006 (miscelazione illecita di rifiuti),
6) reato p.p. dall’art. 81cpv., art. 110 c.p. e art. 256, comma 1 e 4 del D.lgs. 152/2006 (gestione illecita di rifiuti ed inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione);
7) delitto p.p. dall’art. 648-ter.1 c.p., 81 cpv c.p (Autoriciclaggio);
8) delitto di cui all’art. 81cpv., art. 110 c.p., art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico).
Focus sulla definizione di END OF WASTE per materiali metallici
In riferimento al tema di “cessazione della qualifica di rifiuto”, definita con l’acronimo di EOW (End of Waste), l’impianto normativo principale nel caso in esame è composto da:
1) il Regolamento (CE) n. 333/2011 recante “i criteri che determinano quando alcuni tipi di rottami metallici cessano di essere considerati rifiuti ai sensi della Direttiva 2008/98/CE;
2) il D.lgs. 152/2006 “Norme in materia ambientale”
3) il D.M. 5/2/1998 e s.m.i., per l’individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero con le relative disposizioni da osservare.
Per quanto attiene il Dlgs 152/2006 (Testo Unico Ambientale, o TUA) l’art. 184-ter comma 1 prevede la cessazione della qualifica di rifiuto all’esito di un’attività di recupero ed in corrispondenza del rispetto delle seguenti condizioni:
a) la sostanza o l’oggetto è comunemente usato per scopi specifici;
b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
c) la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
d) l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana; lo stesso art. 184-ter al comma 2 stabilisce che i criteri di riferimento per la cessazione di qualifica di rifiuto “sono adottati in conformità a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria, ovvero in mancanza di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi dell’art. 17 comma 3 legge 23 agosto 1988 n.400”
Nelle more dell’applicazione di uno o più decreti continuano ad essere applicate le precedenti disposizioni tra le quali, appunto, il DM 5/2/1998.
Tra le normative Comunitarie attualmente emanante in relazione alla cessazione della qualifica di rifiuto si evidenzia il Regolamento UE n. 333/2011, la cui osservanza è appunto richiamata nel citato art. 184 ter comma 2 del D.lgs. 152/2006.
Nel predetto Regolamento vengono riportati i criteri secondo i quali alcuni tipi di rottami metallici (alluminio, ferro e acciaio) cessano di esser considerati rifiuti.
I principali criteri riportati nell’All.1 (ferro e acciaio) e nell’allegato II (alluminio) della cennata norma comunitaria nell’ambito dei quali prevedono che:
– la quantità totale presente di materiali estranei sterili è inferiore uguale al 2% in peso;
– i rottami non presentano, ad occhio nudo, oli, emulsioni oleose, lubrificanti o grassi, tranne quantità trascurabili che non danno luogo a gocciolamento;
– i rottami sono stati separati alla fonte o durante la raccolta e sono stati tenuti divisi, oppure i rifiuti in entrata sono stati sottoposti a un trattamento per separare i rottami dagli elementi non metallici;
– sono stati portati a termine tutti i trattamenti meccanici (quali taglio, cesoiatura, frantumazione o granulazione, selezione, separazione, pulizia, disinquinamento, svuotamento) necessari per preparare i rottami metallici al loro utilizzo finale direttamente nelle acciaierie e nelle fonderie.
Di particolare importanza, ai fini della cessazione di qualifica di rifiuto, ossia End Of Waste, risulta essere l’esecuzione di tutte le operazioni previste con particolare riguardo alla pulizia ed al disinquinamento.
Si tratta, in particolare, di trattamenti propedeutici a consentire l’uso diretto del materiale in fonderia, senza impatti negativi per l’ambiente e senza nessun ulteriore processo di selezione, separazione e/o eventuale bonifica che in tal caso comporterebbe, di fatto, l’ulteriore gestione di un rifiuto e non di un prodotto finale quale dovrebbe essere l’End of Waste.
1 rifiuto che cessa di essere tale al termine di un idoneo ciclo di trattamento e bonifica; ritorna ad essere materia “prima” da impiegarsi in un nuovo ciclo produttivo. Gli indagati, mediante un articolato sistema di falsi documenti prodotti da false aziende, esportavano rifiuti dichiarandoli “end of waste” appunto.
Roma, accordo vicino per il prolungamento contrattuale di Manolas
NOTIZIE AS ROMA – Una telenovela che sembra stare per concludersi positivamente quella tra la Roma ed il difensore greco Kostas Manolas. Dopo un’estate in cui si è stati a un passo dal divorzio, con Manolas praticamente diretto a San Pietroburgo (ricorderete il trasferimento allo Zenit di Mancini saltato all’ultimo momento uffiacialmente per un problema legato al cambio di valuta rublo-euro), il figliol prodigo è tornato alla base e Di Francesco ne ha fatto il perno della difesa giallorossa. Nelle prime due giornate di campionato un rendimento deficitario per il difensore, complici le tossine nelle gambe accumulate nel periodo estivo ma forse soprattutto i mal di pancia legati ad un rinnovo contrattuale (con adeguamento) che sembrava distante. Poi un clima più disteso attorno a lui, che torna progressivamente a rendere in campo come sa fare e ad oggi la notizia che il greco attendeva da tempo: il ds Monchi è al lavoro assieme ad Evangelopoulos (procuratore del calciatore) per risolvere la questione contrattuale una volta per tutte. A renderlo noto Gianluca Piacentini su Il Corriere della Sera oggi in edicola. Le parti sono intenzionate a raggiungere un accordo che soddisfi tutti, con la Roma che ha messo sul piatto 3 milioni bonus compresi a patto di inserire una clausola rescissoria da 40 milioni sul nuovo contratto. L’agente, invece, insiste affinché ci siano 500 mila euro in più di stipendio bonus esclusi ed una clausola rescissoria meno esosa. Seguiranno sviluppi, le negoziazioni sono appena incominciate, ma le sensazioni sono positive.
Claudia Demenica
Il sogno diventa realtà: prima volta al Mondiale per Panama!
Il 10 ottobre 2017 resterà per sempre nella storia del Panama. La nazionale di calcio del paese, che conta poco più di 3 milioni di abitanti, si è qualificata per la prima volta nella sua storia ai Mondiali di calcio. Risultato storico per una compagine che non ha mai raccolto grandissimi risultati. I centroamericani, inseriti nel girone con Honduras, Messico, USA, Trinidad e Tobago e Costa Rica, hanno raccolto 13 punti in dieci gare, frutto delle tre vittorie con Trinidad e Tobago, Costa Rica e Honduras e dei quattro pareggi con Honduras, Costa Rica, USA e Messico. I rossobiancoblu, sono arrivati alla fase finale dei Mondiali piazzandosi al terzo posto, alle spalle di Messico e Costa Rica. Flop per gli USA che sono stati eliminati. Decisiva per i panamensi è stata la vittoria, in rimonta, in casa contro il Costa Rica per 2-1. Decisive le reti di Gabriel Torres, che gioca in Svizzera con il Losanna e di Roma Torres, che gioca negli USA con il Seattle. Al fischio finale è partita la festa per le strade della capitale (Città di Panama). Il sogno diventa realtà: Panama ai Mondiali!
Il derby della Sicilia Orientale che cos’è?
Cos’è un derby?
Il derby è come un gatto. Il derby è come il gatto della strega. S’annida e guarda lì lontano, entra nei pensieri e non sai come fare a scacciarlo. Ogni tanto ti blandisce e ti struscia, ogni tanto invece graffia. Si muove di scatto, oppure sta immobile, fisso, lascia che non succeda nulla. Non ti puoi mai fidare del gatto della strega. Non ti puoi mai fidare del derby. (Fabio Caressa)
La parola derby a volte viene fuorviata perché non se ne conosce origine e significato.
Era il 1779 quando il XII conte di Derby, Edward Smith Stanley, si sposò e decise di celebrare l’evento con una festa campestre presso la residenza di famiglia a The Oaks.
Si organizzò una corsa dedicata alle puledre di 3 anni, e fu denominata con il nome della tenuta. In seguito il Conte, decise di dare vita ad una analoga corsa, ma dedicata esclusivamente ai puledri maschi di 3 anni, prendendo il nome di Derby proprio in onore del Conte.
Nel ‘900 la parola Derby si è allargato al calcio designando una partita che si disputa tra squadre della stessa città o regione. Oggi il termine può essere utilizzato per riferirsi ad un incontro molto sentito fra squadre con accese rivalità agonistiche o che appartengono ad una stessa entità geografica.
In Italia i derby più importanti, senza contare quelli minori sono ben 58, tra cui quello che si disputerà sabato 14 ottobre alle ore 20:30. Questo viene denominato Derby della Sicilia Sud-orientale dove si contendono il match Siracusa e Catania.
Il derby è molto di più di una semplice partita giocano 11 giocatori contro altri 11, ma anche tifosi contro tifosi.
L’aria da derby è differente da quella che si respira in una semplice partita, è più tesa e lo stato d’animo dei tifosi e in continuo mutamento.
Non mancano gli sfottò fra le tifoserie già la settimana precedente, tutti vorrebbero la vittoria per affermare la propria supremazia.
Perdere un derby non è mai facile da accettare, spesso chiude i tifosi in uno stato di delusione aspettando il momento della rivincita in campo.
Lo stadio si riempie, i giocatori sentono una forte pressione, perché quella non è la partita che porta alla vittoria, ma la partita che da la vittoria.
Tutti allo stadio quindi sabato e anche se alcuni non ammettono che non sia un derby la parola stessa e la sua storia ne da il significato.
Svaligiarono il botteghino degli Scavi di Pompei, bloccata banda con collegamenti in Germania
Sono stati arrestati 9 componenti della banda specializzata in assalti e rapine a furgoni e portavalori che sarebbe responsabile anche dell’assalto al botteghino degli Scavi di Pompei. Il bottino dei vari colpi effettuati sarebbe servito alla banda per organizzare una rapina in Germania dal valore di 10 milioni di euro.
Ad effettuare le indagini la Procura di Nocera Inferiore in sinergia con le autorità tedesche ed Eurojust. I componenti della banda erano originari del foggiano, di Cerignola, dell’Agro nocerino sarnese e del napoletano.
L’inchiesta è partita nel febbario scorso dopo una rapina ad un blindato della ditta Cosmopol, sul raccordo Salerno-Avellino; gli inquirenti hanno scoperto il ruolo attivo di un basista all’interno della Cosmopol per quel colpo.
Fonte: Il Roma
Napoli – rapina a mano armata ai danni del famoso pizzaiolo Giuseppe Vesi
Giuseppe Vesi è certamente uno degli artisti pizzaioli più emergenti e famosi del panorama nazionale. La sua pizzeria, Pizza Gourmet, a Via Caracciolo è ormai un’istituzione a Napoli, tanto da essere premiata anche dallo Chef Alessandro Borghese durante una puntata della trasmissione “4 ristoranti”. La sua fama è arrivata fino a Milano, dove Vesi ha aperto una seconda pizzeria.
Ieri il pizzaiolo è stato però vittima di una rapina a mano armata mentre si recava in banca a versare gli incassi della giornata. Nulla da fare per Vesi, che ha dovuto consegnare il denaro ai ladri ed ha sporto denuncia dopo il fatto.
Le sue parole sono colme di rabbia: Sono stanco di questa Napoli violenta; da decenni io e i miei fratelli investiamo su questo territorio, ma le istituzioni non ci garantiscono serenità. Il sindaco e le forze dell’ordine devono garantire più controllo, essere rapinati di giorno in una zona turistica è veramente assurdo.
Fonte: Repubblica
Il Salerno Basket ’92 festeggia i suoi primi 25 anni di attività sportiva, ecco il racconto della festa
Il Salerno Basket ’92 ha festeggiato ieri sera i 25 anni di attività sportiva, iniziata nel lontano 1992 a Battipaglia e dal 2011 portata nel capoluogo. Al Lido Eureka di via Generale Clark la società di patron Angela Somma ha celebrato la ricorrenza e colto l’occasione per festeggiare l’inizio dell’anno sportivo che vedrà le granatine ai nastri di partenza del campionato di Serie B femminile, dopo la bruciante retrocessione dall’A2.
C’erano proprio tutti. Società, squadra, tecnici, familiari delle atlete, rappresentanti dell’amministrazione comunale come Paola De Roberto (consigliere e vicepresidente commissione sport), sponsor, vecchie glorie come Lella Guadagno e Simona Chierchia, vere e proprie istituzioni della pallacanestro cittadina come Alfonso Siano. E ancora, la folta delegazione della Virtus Arechi, compagine maschile che ha già iniziato col botto il suo campionato, stampa, semplici appassionati. Tutti gli ingredienti per una piacevole serata.
“Di ricordi belli ce ne sono tanti, quello più recente è relativo alla promozione in A2 di sette anni fa. Quell’anno abbiamo vinto tutto, allora la Serie B era a livello altissimo. Vincemmo tutto, anche la Coppa Italia. Da allora portammo la società a Salerno per dedicare alla città questi successi e abbiamo avuto tante altre soddisfazioni, come la qualificazione ai playoff per l’A1 nel 2013 e l’approdo alle final eight nazionali Under 20 dello scorso torneo – dice il presidente factotum, Angela Somma – A Salerno non c’era mai riuscito nessuno, è stato un momento bellissimo. Purtroppo siamo retrocessi con la prima squadra, abbiamo avuto delle vicissitudini particolari ma ciò non significa che non siamo pronti a ripartire con slancio, puntando a tornare a livelli alti, sotto tutti i punti di vista. Dobbiamo costruire qualcosa intorno a questa squadra, cercare di far appassionare tanta gente, farla venire al palazzetto e cercare di risalire in A2 con una struttura ancora più forte”.
Il 22 ottobre con l’open day di Cercola partirà il campionato: Salerno contro Sorrento alla prima giornata. “Ci stiamo preparando bene, speriamo di riscattare l’ultima annata. Il gruppo è molto unito e anche la serata di festa lo dimostra. Certo, siamo giovani ma abbiamo già una discreta esperienza”, commenta il pivot Alice Ceccardi. “Festeggiare i 25 anni di attività non è un traguardo da poco. Angela Somma ha passione e l’ha sempre messa in campo per questo sport e per la società. Dopo qualche anno di lavoro esclusivamente con le giovanili, sono tornata a mettermi in gioco con una prima squadra. La strada è certamente difficile perché in B quest’anno ci sono molte squadre competitive e noi abbiamo un roster quasi tutto di under 20. L’abnegazione delle ragazze però c’è, dobbiamo lavorare ma potremo dire la nostra”, afferma in conclusione coach Romilda Palumbo. Con lei lavoreranno il vice allenatore, Marcello Capuano, il preparatore atletico, Antonio Pierri, e il fisioterapista Vincenzo Luongo. Tanti auguri, Salerno Basket ’92!
Sarri, tanti top team su di lui, ma il tecnico toscano in questo momento è concentrato sul Napoli
Il futuro di Maurizio Sarri è ancora incerto. La volontà dell’allenatore sarebbe quella di sedersi al tavolo delle trattative a Marzo, ma secondo quanto fa sapere l’edizione odierna del quotidiano, Il Mattino, ci sarebbero tanti top team interessati a portare alla propria corte, il trainer toscano, forte della clausola da 8 milioni di euro sul proprio contratto. Il procuratore di Sarri, Pellegrini ha ricevuto diverse chiamate, e non è da escludere per nessun motivo, che potrebbe vacillare alle avances di questi club. Per ora una cosa è certa, Maurizio Sarri è pienamente concentrato sul Napoli, la voglia di fare bene è tanta, come è quella di poter conquistare qualche trofeo importante.
La fiducia sulla legge elettorale
La legge elettorale arriva alla Camera e il governo decide di usare lo strumento della fiducia per superare le insidie dei voti segreti. M5S e Mdp gridano all’”atto eversivo”. “La decisione di Gentiloni (e soprattutto di Renzi) di porre la fiducia sul Rosatellum è una forzatura – scrive Marcello Sorgi -, la legge elettorale è la più politica delle leggi, la principale delle regole del gioco ed è sempre meglio che sia il Parlamento a decidere in materia”.
Ed è un modo – legittimo, beninteso, ancorché non ordinario – di coartare la volontà del Parlamento, ponendogli l’alternativa secca tra approvare un testo o provocare la crisi di governo. Era stato lo stesso Gentiloni, del resto, a dichiarare che non sarebbe intervenuto sulla legge elettorale, lasciando che fossero le Camere a occuparsene. Di qui appunto la doppia forzatura: la fiducia posta su una materia delicata, di stretta competenza parlamentare come la legge elettorale, e per di più al di fuori del programma concordato con la propria maggioranza.
Premesso questo, forse bisognerebbe chiedersi cosa ha spinto a forzare il governo, e sottinteso il Quirinale, la cui condivisione era necessaria per avviare il percorso stabilito. E prima ancora, farsi un’altra domanda: sarebbe stato meglio abbandonare anche il Rosatellum, dopo l’affondamento del Tedeschellum a giugno, in balia dei franchi tiratori, che già si preparavano alle loro scorribande, o adoperare tutti i mezzi possibili per ottenere che la legislatura non si concluda senza aver varato una nuova legge elettorale? In mancanza della quale, ricordiamolo, si sarebbe andati a eleggere le nuove Camere con i due differenti moncherini del Porcellum e dell’Italicum, lasciati in vita dalla Corte costituzionale nel timore di un’emergenza. Oltre a produrre risultati diversi per Camera e Senato, eventualità purtroppo già verificatasi in precedenti elezioni politiche, non solo nel 2013, la combinazione dei due sistemi elettorali avrebbe determinato con assoluta certezza l’assenza di maggioranze, sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama. I lodatori del ritorno al proporzionale e ai «bei tempi» dei governi che nascevano in Parlamento, questo avrebbero dovuto considerarlo: nella Prima Repubblica, infatti, le maggioranze e le coalizioni parlamentari erano in qualche modo obbligate dalla massiccia presenza del Partito comunista, escluso per ragioni di quadro internazionale dalla prospettiva del governo. Oggi invece un Parlamento non in grado di dar vita a un governo e a una maggioranza, o capace di esprimerne di incerti, navigherebbe sul filo dello scioglimento e di molteplici richiami alle urne, com’è accaduto di recente in Spagna, con conseguenze (vedi la secessione della Catalogna) determinate dalla debolezza di un esecutivo di minoranza.
Nel merito, il Rosatellum è tutto fuorché un toccasana, e non è sicuro (anche se è possibile) che sia in condizione di condurre i cittadini a esprimere un chiaro indirizzo che porti a un esecutivo stabile. Aver rinunciato al sistema maggioritario – che in tutta Europa consente agli elettori di scegliersi i governi, e in Italia, grazie al doppio turno contenuto nell’Italicum e purtroppo dichiarato incostituzionale, avrebbe messo anche gli italiani in condizione di decidere -, ha portato Gentiloni a un bivio complicato: rassegnarsi al proporzionale, con la confusione che ne sarebbe seguita, o acconciarsi al compromesso del Rosatellum, un mix assai edulcorato di maggioritario e proporzionale (solo un terzo dei parlamentari saranno eletti in collegi uninominali), aggravato dall’imposizione finale della fiducia per approvarlo. Una forzatura innegabile e forse incancellabile, dopo quella analoga e assai contestata di Renzi sull’Italicum; ma resa necessaria, come s’è visto, dal corso delle cose. Che porterà infine, c’è da scommetterci, il testo della nuova legge, se approvata, per la terza volta all’esame della Corte costituzionale; ed esporrà anche il prossimo Parlamento, se eletto con il Rosatellum, al rischio di veder messa in dubbio la propria legittimità. Dopo quasi cinque anni, dal punto di vista politico-istituzionale e delle regole del gioco, l’Italia si avvia così a uscire da questa legislatura peggio di come ci era entrata. Avremo, sì, una legge elettorale: almeno questa. Ma a che prezzo.
vivicentro.it/commento
vivicentro/La fiducia sulla legge elettorale
lastampa/Una riforma pagata a caro prezzo MARCELLO SORGI
Sarri ha scelto la formazione anti – Roma: all’ Olimpico ci saranno tutti i titolarissimi
Il tecnico del Napoli, Maurizio Sarri ha già scelto la formazione per la partita contro la Roma. A riportarlo è l’edizione odierna del quotidiano Il Roma: “Voglia matta di non fermarsi. Sabato sera il Napoli proverà a rimanere in vetta alla classifica cercando di battere anche la Roma. Ha chiuso con en plein lo scorso ciclo la squadra azzurra. Sette vittorie su sette in campionato per Sarri e i suoi uomini. Ben ventuno punti incassati, due in più della Juve che nell’ultimo turno si è “bloccata” in casa dell’Atalanta. La prossima giornata, però, potrebbe cambiare nuovamente le carte in tavola. I bianconeri ospitano la Lazio mentre i partenopei, come detto, saranno di scena nella Capitale contro i giallorossi. È questo il primo impegno di un trittico di match che darà l’esatta concretezza del Napoli di quest’anno. I dieci successi incassati su undici gare (l’unica sconfitta con lo Shakhtar) hanno visto in campo i cosiddetti intoccabili di Sarri. I soliti noti hanno garantito vittorie e gioco ad un allenatore che oggi è diventato anche più famoso di Allegri. Al toscano, però, interessa poco la notorietà. Il suo unico obiettivo è lavorare sodo per poter raggiungere i risultati che il gruppo si è prefissato ad inizio stagione. Il “sarrismo” gli interessa poco, le chiacchiere da bar le lascia agli altri. Contano solo i fatti. Ieri pomeriggio a Castelvolturno sono rientrati molti nazionali. Sarri ha potuto finalmente lavorare con un gruppo più cospicuo. Oggi, invece, è atteso Mertens. Praticamente si riforma la formazione che sabato sera dovrà affrontare la Roma all’Olimpico. Sì perché non si cambia assolutamente per questa partita. E anche per le gare con Manchester City ed Inter. Si comincerebbe a fare un po’ di turn over dal Genoa in poi. D’altronde è risaputo che i soliti noti hanno sempre dato garanzie all’allenatore partenopeo. Da Reina a Mertens, passando per Albiol, Koulibaly, Jorginho, Allan, Callejon ed Insigne, i risultati sono arrivati senza alcun problema. L’unico intoppo c’è stato in Ucraina e neanche a farlo a posta in formazione c’erano Diawara e Zielinski. Che sono due top anche loro ma purtroppo non riescono a rendere come i loro colleghi di reparto. La rosa azzurra resta all’altezza della situazione, ci sono valide alternative ma in alcune sfide non se la sente di cambiare Sarri. Sabato comincia un mese di ottobre ricco di impegni e quindi si deve partire con il piede giusto. Poi magari in corso d’opera si può anche cambiare qualcosa. Tutto sta a capire in questi allenamenti che mancano al match dell’Olimpico come stanno i titolarissimi. Al massimo potrebbe esserci un elemento nuovo ma niente rivoluzioni. Non è il caso. Si riparte per un ciclo terribile dove si capirà la vera forza del Napoli di questa stagione. Tutti lo danno per favorito alla conquista del titolo finale ma si è solo all’inizio di un percorso dove la Juve è quella da battere. A proposito, si andrà in campo conoscendo già il risultato tra bianconeri e la Lazio”.
Mondiali, clamorosamente fuori Cile e Stati Uniti. Ecco il punto delle qualificazioni
E’ successo di tutto nelle qualificazioni sudamericane ai mondiali di Russia 2018. Alla fine l’Argentina sarà al mondiale. L’albiceleste ha battuto l’Ecuador dopo essere passata in svantaggio nei primi minuti, ma dopo il talento di Lionel Messi ha trascinato la squadra verso il traguardo. E’ clamoroso quello che nelle ultime ore sta accadendo in Cile, la squadra che per due volte di fila ha vinto la Copa America non andrà a giocarsi la massima competizione per le nazionali. La Roja è stata sconfitta dal Brasile, già qualificato per 3-0. Sorpresa di queste qualificazioni è il Perù. Los Incas hanno pareggiato con la Colombia, aggiudicandosi gli spareggi contro la Nuova Zelanda. I colombiani invece sono qualificati direttamente. Avanti anche l’Uruguay. La Celeste ha battuto la Bolivia e accede al prossimo turno. Resta fuori dal mondiale anche il Paraguay, che perde clamorosamente 1-0 con il Venezuela.
Nelle qualificazioni nord- americane, per la prima volta dal 1986 non vedono gli Stati Uniti trionfare. Gli americani non andranno in Russia. Al loro posto c’è la sorpresa Panama, che per la prima volta nella storia, insieme all’ Islanda, parteciperanno al mondiale. Insieme al Messico e al Costa Rica, l’Honduras andrà a giocarsi i playoff contro l’Australia.
Il pensiero atletico di Di Battista e le sue piazzate
Ho un debole per il pensiero atletico di Di Battista. Il funambolo pentastellato mi ricorda Nino Castelnuovo nella pubblicità dell’olio di semi quando scavalcava le staccionate. Dibba, appena può, scavalca le transenne. Poi, arraffato il primo megafono di passaggio, parla. A chiunque e contro chiunque, avendo egli un’indole generosa.
La piazzata di Dibba
Ieri era uscito da Montecitorio per prendere una boccata d’aria rivoluzionaria, ma si è imbattuto in un nugolo di esagitati che gridavano Ladri e Onestà. Deducendo dall’originalità del frasario che fossero suoi fan, li ha concionati sul tema, popolarissimo tra le masse, della legge elettorale denominata Rosatellum, in omaggio al vino di cui i proponenti pare abbiano fatto ampiamente uso. Dibba è partito col botto, affiancando De Gasperi a Mussolini tra i nemici della democrazia, un po’ come accostare Galileo all’Inquisizione. Finché la reazione infastidita dell’uditorio lo ha posto di fronte alla drammatica realtà. Qualcuno – i servizi segreti? – gli aveva cambiato la piazza sotto il naso.
Succede anche ai migliori. Una volta Berlusconi arringò la platea di Torino sui problemi del porto, credendo di essere a Genova. I manifestanti urlavano sì come grillini, però erano seguaci di un altro incantatore di folle biliose, il generale Pappalardo, ex parlamentare con vitalizio incorporato che ha fondato un movimento per dichiarare abusivi i parlamentari, Dibba compreso. E al nostro eroe, sommerso da fischi immeritati, non è rimasto che rifugiarsi dentro l’odiato Palazzo come un renziano qualsiasi.
ESCLUSIVA – Redolfi: “Vicino alle Vespe da tre anni. Bisceglie da cancellare, col Trapani meritavamo di più. Castellammare? L’adoro!”
Queste le sue parole in esclusiva a ViViCentro.it
Alex Redolfi, difensore centrale della Juve Stabia, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni di ViViCentro.it:
“Di difensori forti in Italia ce ne sono pochi e Redolfi può diventarlo. Ha tutte le carte in regola”. Chi ha detto queste cose è l’ex Ds della Juve Stabia Logiudice. Che effetto ti fanno?
“Ricevere attestati di stima da un qualsiasi addetto ai lavori fa sempre molto piacere. Sono contento che Logiudice abbia una buona opinione di me. Continuerò a lavorare sodo per confermare la sua tesi”.
Hai questa aspirazione, ti senti pronto per ‘sfondare’?
“L’aspirazione credo che ce l’abbiano tutti i giovani che amano questo lavoro. Io l’ho sempre avuta e cercherò di aumentarla per arrivare a sfondare”.
Facciamo però un piccolo passo indietro, alla trasferta di Bisceglie. Autogol, espulsione e sconfitta, è una pagina da cancellare…
“Assolutamente sì. In quella partita non ero in me, non so perché l’ho fatto e sono profondamente pentito. Un capitolo che voglio subito cancellare”.
Poi il Lecce, non eri in campo ma le Vespe sono cadute nuovamente. Un vero peccato, il match avrebbe meritato un altro risultato
“Sì, è stato un risultato bugiardo. Vedendola da fuori, la squadra non ha nulla da rimproverarsi. I ragazzi in campo erano uniti e compatti, lottavano su ogni pallone proprio come vuole il mister. Niente da invidiare al Lecce, potevano benissimo avere la meglio sulla capolista. I miei compagni meritavano il pareggio se non addirittura la vittoria”.
Ora la trasferta a Catania, contro la Sicula Leonzio. Un match da vincere per ripartire.
“Siamo già proiettati a sabato. Una gara da vincere a tutti i costi. Al mondo di sicuro c’è solo la morte, ma noi entreremo in campo come se fosse la partita della vita, da affrontare con la voglia e con lo spirito di chi ha un solo obiettivo, i tre punti”.
Mister Caserta ha rivelato che i punti ottenuti sono in linea con quanto ci si aspettava. A parte Bisceglie, quale la gara dove avreste meritato di più?
“Quello che dice il mister è verissimo. Sono d’accordo con lui. La gara dove avremmo meritato di più è quella con il Trapani. Novanta minuti atipici, dove eravamo in vantaggio per 1-0 per poi ritrovarci sotto di due gol. Stesso copione nell’ultimo match contro i pugliesi. Due match simili dove potevamo portare a casa punti preziosi”.
Sei cresciuto nell’Atalanta, sei di proprietà dell’Atalanta ma hai fatto anche un’esperienza in Portogallo. Che tipo di calcio è quello?
“Sì, dopo la partentesi in serie D, sono stato in Portogallo. Lì il calcio è completamente diverso; si basa più sull’aspetto fisico che su quello tattico. Tanta corsa e meno schemi rispetto al nostro modo di vivere questo sport. A paragone quello italiano è decisamente migliore”.
Poi Como, Pontedera, Pro Vercelli, Cremonese, questa alla Juve Stabia è la tua prima esperienza al Sud. Come ti stai trovando in città?
“A Castellammare mi trovo da Dio. E’ una grande piazza, per un calciatore giovane come me che ha voglia di mettersi in mostra, è davvero l’ideale. A pensare che questo matrimonio poteva concretizzarsi anche prima; per tre anni sono stato vicino a vestire la maglia gialloblù. Per varie vicissitudini è sempre saltato, purtroppo il calcio è strano. Quest’anno, però, ci sono riuscito e sono davvero entusiasta”.
Cosa ti piace di più?
“Mi piace tutto, ma principalmente l’idea di stare in una città sul mare. Per un ragazzo di Bergamo è una sensazione indescrivibile. Strana ma bella”.
Meglio i casoncelli oppure lo spaghetto alle vongole?
“E’ una scelta ardua, ma non posso tradire la mia patria. Meglio i casoncelli”.
Polenta o pizza?
“Un’altra bella lotta. Uno dei piccoli motivi per cui sono approdato a Castellammare è proprio la pizza seguita dalla mozzarella. In questo caso prevale il segno X”.
Sbottonati un po’, cos’è per te il calcio?
“In questo momento per me il calcio è la mia priorità lavorativa. E’ il mio sogno; ho avuto la fortuna di poterci provare e ci starò dentro fino a quando avrò forza nelle gambe”.
Attendiamo tutti l’ok definitivo e la possibilità di tornare al Menti. Quanto vi manca poter giocare sul vostro terreno di gioco visto che in pratica avete giocato 7 gare in esterna?
“A noi il Menti manca tantissimo. La percezione di sentirci a casa, protetti e incitati, nel corso del campionato è fondamentale. Il calore del nostro stadio e della nostra curva sarà l’arma vincente. A Caserta sono accorsi tantissimi tifosi ma non è la stessa cosa, sia per noi che per loro. Per tutti noi sono state davvero sette partite in trasferta ed è per questo che non vediamo l’ora di ritornare finalmente a casa”.
a cura di Ciro Novellino
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Avellino, Taccone: “Mi piacerebbe tirare uno scherzetto all’amico Claudio Lotito”
Il presidente dell’ Avellino, Walter Taccone è già entrato in clima derby. Infatti sabato andrà in scena la sfida tra Avellino e Salernitana allo Stadio Partenio – Lombardi. Il numero 1 della società irpina ha rilasciato un’intervista all’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni in vista del derby: “Quella con la Salernitana è una partita cui teniamo tutti e dove mi piacerebbe tirare uno scherzetto all’amico Claudio Lotito, il quale si sta prendendo belle e meritate soddisfazioni con la sua Lazio, ma che non dovrà pretendere di ottenere le stesse contro di noi domenica prossima”.
Catalogna: l’ennesimo epifenomeno del movimento populista che attraversa il mondo
“Il sommovimento in atto in Catalogna è l’ennesimo epifenomeno del movimento populista che attraversa il mondo occidentale”, commenta Alessandro De Nicola, secondo il quale sono “le forze liberali” la novità più interessante in Europa.
L’antidoto liberale al populismo
Se osserviamo le dinamiche elettorali dell’ultimo anno o poco più, a partire proprio dalle elezioni spagnole di fine giugno del 2016, con la parziale eccezione della Gran Bretagna, legata alla situazione creatasi con la Brexit, notiamo due declini paralleli, quello dei partiti socialisti e socialdemocratici e quello, meno accentuato, ma visibile, dei partiti che si rifanno al Ppe.
In Germania la Spd ha avuto il peggior risultato del secolo, in Francia e Olanda i socialisti sono diventati partiti a una cifra, in Spagna i socialisti sono scesi al minimo post-franchista, e simile débâcle si è registrata in Norvegia. Pur vincendo, i democristiani tedeschi hanno perso 8 punti. I popolari di Rajoy sono andati sotto la media storica, Les Republicains francesi (che appartengono al Ppe) hanno sbagliato candidato delle presidenziali (Fillon) e hanno pagato pegno in parlamento. Meglio è andata ai cristiano-democratici olandesi, ma rimangono tuttora sotto il 15%, e ai conservatori norvegesi i quali, però, somigliano più a un partito liberale moderato che ad uno popolare-conservatore.
Chi ha invece ottenuto risultati decisamente positivi sono stati i liberali, sia nella loro coloritura più progressista che in quella più moderata. Benissimo in Olanda D66 e i liberali del Vvd, primo partito che, pur avendo perso seggi, rispetto ai sondaggi dei mesi precedenti ha fatto un grande recupero. Ottimo il risultato dei neo costituiti Ciudadonos spagnoli (13%), di En Marche! di Macron (creatura un po’ ibrida) e soprattutto della Fdp tedesca che, con quasi l’11% dei voti e 5 milioni di elettori, ha più che raddoppiato il risultato precedente.
Quali sono le caratteristiche di questi raggruppamenti? Il primo è il loro liberismo economico, naturalmente rapportato al Paese (in Francia, ad esempio, l’asse ideologico è spostato a sinistra e quindi si passa facilmente per liberali). Questa posizione è popolare in vari segmenti della popolazione compreso i giovani, perché non si tratta solo del mantra «meno tasse» (che pure non guasta) ma di quello «più opportunità», che si traduce in merito, mobilità, apertura. I liberali tedeschi hanno cavalcato la digitalizzazione del Paese e il rafforzamento delle università: sembravano temi di nicchia, trasmettevano invece il messaggio di chi pensasse al futuro e chi no.
Il secondo caposaldo è l’ancoraggio all’Occidente e all’Europa (con accenti diversi: liberali tedeschi e olandesi sono europeisti ma assai rigoristi e poco tolleranti verso chi, secondo loro, fa il furbo). Vero totem è il libero commercio. L’apertura delle frontiere per beni e servizi assume lo stesso valore che aveva per l’economista francese liberale del XIX secolo, Bastiat: «Dove passano le merci non passano le armi». I francesi, comme d’habitude, interpretano il dogma in modo un po’ originale : dove passano le loro merci va tutto bene. Questo tema ha fatto sì che siano stati i liberali ad apparire spesso come i più coriacei e combattivi avversari dei populisti di vario colore e ciò ha sicuramente giovato elettoralmente.
Sui diritti civili tutti questi partiti sono per ridurre l’intrusione dello Stato nella vita dei cittadini, ponendo dei limiti, ad esempio, alla sorveglianza diffusa; sono a favore dei matrimoni gay ed in alcuni casi dell’eutanasia; propongono libertà di scelta scolastica e sanitaria. Infine, non lasciano il fianco scoperto su ordine pubblico e immigrazione. Il nuovo governo olandese introdurrà restrizioni all’accoglimento di immigrati, così come fa Macron e pretenderà la Fdp se diventerà partner della Merkel.
In altre parole, i liberali dell’Europa continentale, sono stati capaci in questa fase politica di unire la loro tradizionale difesa dei diritti civili con quella delle libertà economiche presentandola non come una difesa di privilegi ma come il loro scardinamento. E l’unico spazio in cui questo è possibile provare a farlo è l’Europa e l’Occidente, nella consapevolezza dei loro valori e facendo rispettare la legge anche quando si tratta di immigrazione. Una formula non maggioritaria, ma che sia tra i ceti più evoluti che tra gli esclusi ha trovato una certa risonanza e, non a caso, i liberal-democratici britannici, apparsi anemici su molti temi (le tasse volevano aumentarle, bella mossa) e aggrappati solo al loro europeismo, sono stati i più deludenti.
La domanda che dobbiamo porci alla fine del ragionamento è piuttosto semplice: perché in Italia, patria di Luigi Einaudi e Ugo La Malfa e con una solida tradizione di cultura liberaldemocratica non succede nulla? Da cosa deriva questo vuoto pneumatico nell’area liberale? Incapacità, pavidità, mancanza di chiarezza di idee? Quesito interessante che aspetta solo qualcuno che questo vuoto si decida a riempirlo.
Presidente Adam Smith Society
adenicola@adamsmith.it
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lastampa/L’antidoto liberale al populismo ALESSANDRO DE NICOLA
Salernitana, Sprocati: “Sono felice del mio rendimento. Il derby? Non vedo l’ora”
L’ attaccante della Salernitana, Mattia Sprocati ha parlato durante la trasmissione Goal su Goal in onda su Lira TV, sottoponendosi alle domande dei tifosi della Salernitana, arrivate tramite i social network. Ecco un estratto delle dichiarazioni che Sprocati ha rilasciato: “Sono soddisfatto del mio rendimento ma devo migliorare ancora molte cose. Fin qui abbiamo raccolto meno di quanto meritassimo, creiamo tanto e portiamo a casa poco. Ci andiamo sempre vicino ma non riusciamo a metterla dentro. Il mio ruolo? Mi sto adattando alle necessità della squadra, cerco di dare la mia disponibilità al mister ma il mio ruolo naturale è quello di esterno. Ho la fortuna di saper giocare con entrambi i piedi, quindi so giocare su entrambi i lati. Sto bene fisicamente, quindi anche le cose più difficili ora sembrano facili. Il modulo? Preferirei il 4-3-3, è il modulo migliore ed è più adatto a questa squadra che ha un sacco di esterni. Io beniamino dei tifosi? Penso sia la cosa più bella che ci sia, chiunque che viene a Salerno vorrebbe diventarlo”. Sul rendimento della squadra, Sprocati ha poi aggiunto: “Secondo me dovremmo avere almeno 13-14 punti, da primo posto, perché non abbiamo niente da invidiare a nessuno. Dovremmo fare 2-3 gol a partita per ciò che creiamo. Serve più carattere? Ci vuole più di tutto, anche di fortuna”. “Sin dall’anno scorso quando sono arrivato ho capito che è la partita dell’anno, spero di far gol”.
Credit foto: U.S. Salernitana
Napoli – Violentarono 15enne a Marechiaro: ora chiedono perdono
Alcuni giorni fa vi avevamo raccontato dell’orribile vicenda della 15enne violentata da tre coetanei a Marechiaro. I tre hanno confessato, assumendosi le proprie responsabilità e dicendosi pronti ad iniziare un percorso che possa far capire loro la gravità di quanto fatto; hanno chiesto scusa alla vittima, alla sua famiglia ed anche ai loro stessi cari. Hanno chiesto perdono per quanto fatto.
Dinanzi al Gip del Tribunale di Napoli sono inoltre cominciati a venire fuori i dettagli della vicenda. Il branco era composto da cinque persone, ma soltanto tre di esse hanno partecipato alla violenza.
A far conoscere la ragazza al branco, proprio il ragazzo che la giovane stava frequentando immaginando una bella e romantica storia d’amore. Al momento dell’avvicinamento sulla spiaggia di Marechiaro, la vittima era con il ragazzo che stava conoscendo.
Attualmente i membri del branco sono stati condotti al Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.
Fonte: Napoli Today
Torre Annunziata – 16enne vittima di hacker: sim copiata e dati rubati
Nuova categoria di crimini si affaccia sul terriorio: si tratta di quelli “digitali”, effettuati cioè tramite il furto di vere e proprie identità digitali. L’ultimo caso accertato è quello ai danni di una 16enne di Torre Annunziata.
La minorenne sarebbe stata vittima di una duplicazione della propria scheda sim e del conseguenze furto di tutti i suoi dati: foto, video, archivi, contatti, subendo una enorme violazione della propria privacy.
A far scattare l’allarme la denuncia di genitori della 16enne ai Carabinieri di Torre Annunziata; secondo gli inquirenti, però, sebbene si sia per ora a consocenza solo di questo caso, non si tratterebbe di un episodio isolato.
Fonte: Metropolis
Sarri e Spalletti su Chiesa: la Fiorentina deve accontentarlo
Sarri e Spalletti su Chiesa: la Fiorentina deve accontentarlo
Novità sul rinnovo di Federico Chiesa ancora non ci sono. “Lontani, forse lontanissimi ma non è da escludere che, come in tutte le trattative, la fumata bianca possa arrivare all’improvviso”, lo rivela La Nazione. Nella Fiorentina filtra ottimismo, ma Zenit e Napoli fanno sul serio. I russi offrirono più di 40 milioni di euro e la società viola rifiutò. Oggi la corte del Napoli di Sarri è spietata, così come i tentativi dell’Inter di Spalletti. Clausola rescissoria? No, perchè fissarla intorno ai 50-60 milioni di euro spingerebbe Chiesa a chiedere ancor di più sotto il profilo dell’ingaggio.




