La sfida tra Manchester City e Napoli, vedrà affrontarsi anche due grandi amici. Dries Mertens e Kevin De Bruyne sono legati da un forte sentimento di amicizia e infatti si vedono spesso per passare del tempo insieme. L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, regala un retroscena: “I due in nazionale sono inseparabili. De Bruyne ha trascorso a casa dell’attaccante di Sarri le prime giornate dello scorso gennaio: dalle brume di Manchester al sole di Napoli il passaggio non fu indifferente. Qualcuno scrisse: “Mertens, convincilo a venire a Napoli”. Nulla è impossibile nella vita, ma con il contratto che vuole concedergli il City per evitare sogni di fuga, non sarà facile. L’accordo attuale è valido fino al 30 giugno 2021, ma lo sceicco Mansour vuole allungarlo, con un consistente aumento di stipendio”.
Animali: cavalli maltrattati, due denunce nel Palermitano
I carabinieri hanno denunciato due titolari di un’azienda agricola di 48 anni e 49 anni a Blufi per maltrattamenti di animali. Nel corso di un controllo su richiesta del Nucleo Guardie Eco-Zoofile di Palermo, hanno trovato due cavalli in un appezzamento di terreno in contrada “Cognolungo” con profonde abrasioni agli arti anteriori. La cavalla e il puledro sono stati sequestrati e affidati in custodia giudiziale ad una azienda agricola nelle Madonie. (ANSA).
Ucciso un italiano ad Amsterdam, catturato il killer
Un italiano, Saverio Tucci, di 44 anni, di Manfredonia, in provincia di Foggia, è stato ucciso ieri sera in Olanda, ad Amsterdam, in circostanze non ancora chiare. Lo si è appreso dai carabinieri di Foggia.
Tre persone sono state arrestate e dovranno comparire in tribunale questa settimana. Tucci era un pregiudicato ed era sfuggito ad altri attentati. Il 12 agosto del 2012, in via Galilei, a Manfredonia, Tucci – chiamato ‘Faccia d’Angelo’ – scampò ad un agguato: mentre era impegnato come operaio a svolgere lavori di tinteggiatura e ristrutturazione di uno stabile, una persona a bordo di una vettura gli sparò contro colpi di fucile, probabilmente calibro 12.
Tucci, scampato in passato ad altri attentati, riuscì a trovare rifugio in un portone. Tucci era stato già condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti nell’ambito dell’operazione chiamata Iscaro-Saburo nel giugno del 2004, indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che smantellò la mafia garganica. Il 44/enne, a quanto si è appreso, era vicino al clan Libergolis, contrapposto a quello dei Romito, famiglia coinvolta nella strage avvenuta a San Marco in Lamis il 9 agosto scorso: furono ammazzate con una pioggia di colpi di arma da fuoco quattro persone. Le vittime furono il boss Mario Luciano Romito, di 50 anni, di Manfredonia, suo cognato e due contadini, eliminati dai sicari perchè testimoni scomodi dell’agguato.
/Ansa
Napoli-Inter, in vendita i biglietti per il settore ospiti dello Stadio San Paolo
Sono in vendita i biglietti per il “Settore Ospiti” di Napoli-Inter, nona giornata di Serie A in programma sabato 21 ottobre al San Paolo (ore 20,45). La SSC Napoli rende noti prezzi e modalità d’acquisto: “I tagliandi sono acquistabili, al prezzo di 30 Euro, su Circuito Listicket.com – “Rete di vendita Biglietteria Calcio Ospiti”.
La vendita terminerà venerdì 20 ottobre alle ore 19 e sarà consentita esclusivamente ai Residenti della Regione Lombardia in possesso della Tessera del Tifoso dell’Inter.
Il “Settore Ospiti Inferiore” dello stadio San Paolo è situato al Gate 26 ed ha la capienza di 1.100 posti”.
fonte: sscnapoli.it
Moratti:”Il Napoli è fortissimo, ma credo che l’ Inter sia più squadra e possa batterlo”
L’ ex presidente dell’ Inter, Massimo Moratti ha parlato ai microfoni di “Radio Anch’io lo sport” su Radio 1 Rai, parlando della prossima sfida che vedrà i nerazzurri affrontare il Napoli. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni : “Sognare lo Scudetto? Il Napoli è decisamente fortissimo, al di là di come gioca è una squadra concreta e piacevolissima: allo stesso tempo l’Inter, partita in sordina e che vinceva di misura, mi dà l’idea che sia più squadra e mi dà fiducia possa superare il Napoli, lasciateci questa impressione post derby”.
Torre Annunziata, torna il camper contro il cancro alla prostata
Torna la prevenzione nei centri commerciali: il Camper della Fondazione PRO, che si occupa di prevenzione del tumore della prostata, il 21 ottobre sarà al Parco Maximall Oplonti di Torre Annunziata , in Traversa Andolfi 75, per visite urologiche gratuite dalle 10 alle 17. Come al solito non occorre prenotare, basta dare il proprio nominativo alle hostess e attendere il turno.
La giornata nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Pro, presieduta dal Prof. Vincenzo Mirone, Ordinario di Urologia presso l’Università Federico II di Napoli, il Parco Commerciale Maximall Oplonti e il CMO Centro Polispecialistico di Torre Annunziata. Con questa partnership continuano le iniziative della Fondazione per portare la prevenzione gratuita non solo in piazza, ma anche nei centri commerciali, dove è possibile intercettare la popolazione maschile che puo’ approfittare dell’occasione dedicando un po’ di tempo a se stessa mentre mogli e fidanzate fanno shopping. Per saperne di piu’ sull’iniziativa, basta andare sul sito www.fondazionepro.it o scrivere a info@fondazionepro.it.
Campania, Confapi: rivedere legge Bassanini, frena spesa Ue
Il presidente Falco: «Dirigenti statali bloccano progetti per milioni di euro»
NAPOLI – «Le Zes, Zone economiche speciali, i fondi per le aree di crisi, i finanziamenti per Bagnoli: mai c’era stata, nel recente passato, tutta quest’attenzione per il Sud. Ed è un bene. Ma oltre ai soldi servono progettualità concrete e di pregio per rilanciare il Meridione. Gli Enti locali hanno davvero gli strumenti e le capacità per governare i grandi processi di trasformazione territoriale e per dedicarsi seriamente alla progettazione del territorio?».
Lo ha detto Gianpiero Falco, presidente Confapi Napoli.
«La risposta purtroppo è un secco “no”: i dirigenti apicali della Pubblica Amministrazione e soprattutto i titolari di firma, potere che consente a un singolo di bloccare o addirittura di far arenare un progetto che coinvolge l’intera collettività – aggiunge Falco –, sono ormai ridotti a dei veri e propri “passacarte” che godono del privilegio della irresponsabilità».
«Una irresponsabilità al contrario: perché, proprio per evitare problemi, costoro non avallano alcun progetto e si preoccupano solo di incassare i lauti stipendi che le tasse di tutti noi contribuiscono a pagare – sottolinea Falco –. Una riforma della legge Bassanini, a questo punto, non è più rinviabile. Non è possibile che interventi da decine di milioni di euro siano per anni sotto il ricatto di un tratto di penna che tarda ad arrivare. Il potere di firma è diventato potere di ferma».
«Così come non è più rinviabile l’istituzione dell’Agenzia di sviluppo per il Mezzogiorno. La cui mission sia, appunto, la spesa efficiente delle risorse comunitarie. La sua assenza – conclude Falco – non fa altro che ripetere un film già visto, un film con una sola inquadratura: un rivolo di milioni di euro spesi in tempi non adeguati alle esigenze degli investimenti».
Il Napoli continua a stupire, la sua difesa è meglio di quella della Juventus. Ecco perchè!
Il Napoli continua a stupire non solo per la fase offensiva, ma anche per quella difensiva:”In fase offensiva, con i 26 gol segnati in campionato, i campani confermano di possedere il reparto più prolifico d’Italia. Ma il dato che sorprende è quello difensivo”. Scrive così l’edizione odierna di Tuttosport, che analizza la crescita della fase difensiva: “Sono solo 5 le reti incassate fin qui, la difesa azzurra è seconda soltanto a quella dell’Inter ma si fa preferire alla Juventus che, nello stesso numero di partite ne ha incassati sette, e che sulla solidità difensiva ha costruito i propri trionfi. Nessun nuovo top player ha reso più forte la difesa azzurra, quasi impenetrabile. Solo una maggiore conoscenza unita alla voglia di imporsi sta rendendo il Napoli superiore al valore reale della rosa. La molla è scattata nella scorsa stagione quando, nella doppia sfida con la Juventus, gli azzurri hanno capito di non dover invidiare nulla ai bianconeri: basti pensare che da 20 partite di campionato il Napoli non perde più, totalizzando 18 vittorie e 2 pareggi. Un cammino pazzesco, che mette i brividi solo a leggerlo”.
Napoli, perquisizioni ed arresti nelle zone dei clan Di Lauro e degli Scissionisti
Perquisizioni ed arresti, a Napoli, nel ‘Rione dei Fiori’ e nelle ‘Case celesti’, zone dei clan Di Lauro e degli Scissionisti.
I carabinieri della compagnia Stella hanno effettuato controlli nel quartiere di Secondigliano: diversi i sequestri di droga. A finire in manette, per spaccio, Giovanni Porzio, 30enne già noto alle forze dell’ordine, e Mario Frezza, 35 anni, incensurato, entrambi sorpresi mentre cedevano droga a tossicodipendenti.
Le loro perquisizioni personali e l’ispezione dei luoghi dove si aggiravano hanno portato al recupero e al sequestro di 44 cilindretti contenenti cocaina, 34 di eroina e 9 di “crack”. Recuperate e sequestrate anche 301 dosi di eroina, 25 di cocaina e un caricatore per pistola bifilare. Nel corso dell’operazione eseguiti anche diversi provvedimenti restrittivi.
/(ANSA).
Lo sfogo di Mihajlovic: “Se mi chiamano zingaro serbo non offendono solo me, ma tutto un popolo”
Sinisa Mihajlovic, allenatore del Torino, è stato vittima degli ennesimi cori vergognosi a Crotone: “Io porto sempre rispetto a
tutti ma chiedo anche rispetto. Se mi chiamano zingaro serbo non offendono solo me, ma tutto un popolo. Questa è la cultura
che c’è in Italia. Preferisco chi me lo dice in faccia, ma pochi hanno le palle per farlo“. A riportarlo è l’edizione online del quotidiano Corriere dello Sport.
Palermo, donna aggredita dal suocero: ricoverata in gravi condizioni all’ospedale
Una donna di 39 anni è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Ingrassia di Palermo dopo essere stata aggredita dal padre del convivente. La vittima è ricoverata in prognosi riservata. Sembra che l’anziano abbia colpito la compagna del figlio alla testa con a con un oggetto contundente. Ad avvertire le forze dell’ordine è stato lo stesso figlio dell’aggressore. Sull’episodio indagano i carabinieri.
Di Livio: “Una trappola l’euforia dei tifosi azzurri? Ma no! Il Napoli è cresciuto”
Le sue parole
L’ex calciatore della Juventus Angelo Di Livio ha parlato del momento del Napoli su Premium Sport: “Trappola emotiva l’euforia dei tifosi? Ma perchè? L’euforia porta carica, deve essere la squadra a non commettere gli errori degli altri anni, ma vedo ormai una squadra diversa, in grado anche di soffrire, di difendersi. Gli azzurri sono cresciuti”.
Coppa Del Mondo fioretto Femminile – Secondo posto per l’Italia sconfitte in finale dalla Russia
CANCUN – L’Italia di fioretto femminile parte dal secondo gradino del podio nel percorso stagionale di Coppa del Mondo.
Sulle pedane di Cancun la squadra azzurra del Commissario tecnico, Andrea Cipressa, subisce la sconfitta in finale ad opera della Russia che vendica così quanto inflittole dall’Italia nel corso dell’intera stagione scorsa culminata col titolo europeo e mondiale.
Il quartetto italiano composto da Arianna Errigo, Alice Volpi, Martina Batini e Camilla Mancini aveva iniziato superando per 45-33 il Giappone. Poi in semifinale è giunto il successo netto contro il Canada col punteggio di 45-25.
La finale ha visto le azzurre dominare il match, sino all’ultima frazione che ha visto salira in pedana la frazionista di “chiusura”, Arianna Errigo col punteggio di 40-31.
L’azzurra è stata colta di sorpreso dall’impeto dell’avversaria russa che è riuscita a siglare un parziale di 14-2 che ha “dirottato” sul secondo gradino del podio le italiane ed ha permesso all’inno russo di risuonare al cielo di Cancun.
COPPA DEL MONDO – FIORETTO FEMMINILE – GARA A SQUADRE – Cancun, 15 ottobre 2017
Finale
Russia b. ITALIA 45-42
Finale 3°-4° posto
Usa b. Canada 33-26
Semifinali
ITALIA b. Canada 45-25
Russia b. Usa 45-44
Quarti
ITALIA b. Giappone 45-33
Canada b. Francia 45-37
Russia b. Germania 45-25
Usa b. Ungheria 45-44
Classifica (13): 1. Russia, 2. ITALIA, 3. Usa, 4. Canada, 5. Germania, 6. Francia, 7. Ungheria, 8. Giappone.
ITALIA: Arianna Errigo, Alice Volpi, Martina Batini, Camilla Mancini.
Zeman, il figlio: “Col City la gara più divertente del mondo. Scudetto? La favorita è la Juve”
Le sue parole
L’allenatore Karel Zeman, figlio di Zdenek, ha parlatoai microfoni di TMW Radio: “Il Napoli ormai gioca a memoria con interpreti di tutto rispetto ma ripeto: la principale candidata è un’altra, ovvero la Juve. Ha una società forte alle spalle e nei valori è al primo posto. La sfida tra Napoli e City? Viene da pensare che sarà la più divertente del mondo. Spesso però, quando si sfidano due squadre che fanno bel gioco, ci si annoia: la miglior partita è tra chi attacca molto e chi difende altrettanto. Juve, Inter, Roma e Napoli sono le squadre che si giocano il titolo. Anche la Lazio può meritare ma va verificata sulla continuità. Mio padre Zdenek? Lui fa il suo lavoro, a volte gli viene bene, altre meno. Da una parte il Pescara è giovane ma ci sono giovani e giovani: quelli che hanno bisogno di 2-3 anni per maturare e altri di 2-3 mesi”.
Il Napoli va a memoria, ma l’Inter ha un Icardi in più
Il Napoli va a memoria, ma l’Inter ha un Icardi in più
La Gazzetta dello Sport si proietta sulla sfida Napoli-Inter: “Il Napoli vola, ma l’Inter è lì a due passi e sabato è già scontro diretto. Prima contro seconda, splendido scherzo del calendario: ancora presto per decidere il campionato, ma intanto sono loro le migliori per punti, gioco e personalità, naturalmente con la Lazio. Il resto del gruppo insegue. Il Napoli va a memoria, ma l’Inter ha un Icardi meraviglioso al quale riesce quello che faceva Higuain proprio con Sarri un paio di anni fa”
L’EPOPEA DEGLI ALPINI A NIKOLAJEWKA
Stremati da una lunga marcia nella neve gli Alpini della Tridentina concludono, con una vittoria in ritirata, la campagna di Russia.
Nel novembre 1942 l’Armata italo-tedesca in Africa Settentrionale, dopo una difesa ad oltranza, cede alle truppe del Commonwealth ad El Alamein. Si consuma così, nel deserto egiziano, la prima grande sconfitta degli eserciti dell’Asse, la prima grande svolta per le sorti della guerra.
Mentre in dicembre l’Armata dell’Africa continua il ripiegamento verso la Tripolitania, inizia un’altra pagina dolorosa, ma non meno gloriosa, per il nostro Esercito nello scacchiere più a nord, in terra di Russia. Se El Alamein richiama alla mente la Divisione Folgore, Nikolajewka, nella steppa russa, richiama l’epopea della Divisione Tridentina e del Corpo d’Armata Alpino. In Africa si combatte a 40-45 gradi sotto un sole cocente, in Russia a 40-45 gradi sotto zero nelle tormente di neve. Su entrambi i fronti viene esaltato il coraggio e l’ardimento del soldato italiano suscitando l’ammirazione di nemici ed alleati.
Nikolajewka, pur rappresentando l’epopea degli Alpini, è, comunque, la conclusione amara della sconfitta in Russia. La vittoria del Commonwealth in Africa porterà gli Alleati a Roma, la svolta in Russia porterà i Sovietici a Berlino ed alla conclusione del conflitto.
In Russia il contingente italiano è in linea dal luglio 1941. Il XXXV Corpo d’Armata (CSIR: Corpo di spedizione italiano in Russia) con le Divisioni di Fanteria Pasubio e Torino, la Divisione motorizzata Celere e la Legione Camicie Nere Tagliamento, nel settembre ‘42 sarà assorbito dall’8^ Armata (ARMIR: Armata italiana in Russia) formata dal II Corpo d’Armata (Divisioni di Fanteria Sforzesca, Ravenna e Cosseria) e il Corpo d’Armata Alpino (Divisioni Julia, Cuneense e Tridentina). Per i compiti territoriali la Divisione Vicenza, costituita da reclute e personale molto anziano.
Dimostrando un acume tattico oltre ogni immaginazione, il Corpo Alpino viene impiegato, come Fanteria di linea, nella sconfinata pianura russa, sulla riva del Don. A nulla vale la diversità dell’addestramento della guerra in montagna da quella campale.
L’attacco in forze da parte sovietica inizia l’11 dicembre ‘42 e la prima delle truppe alpine ad entrare in linea è la solita Julia chiamata d’urgenza a tamponare, il 17, una falla apertasi nel settore della Cosseria.
Infatti, mancano riserve perché il genio militare di Hitler, ex caporale dell’esercito bavarese, ha inviato tutte le forze disponibili per lo sforzo, che risulterà vano, di sfondare a Stalingrado (l’attuale Volgograd).
Inizia un ripiegamento di molte grandi Unità dal fronte: i Sovietici sfondano nel settore dell’Armata romena a sud dello schieramento alpino e, successivamente, in quello dell’Armata ungherese a nord. Il Corpo Alpino resta sulle sue posizioni nonostante il concreto pericolo di accerchiamento. La sola, mitica Julia, coinvolta ormai nel pieno della battaglia, non arretra. I suoi Battaglioni L’Aquila, Vicenza, Val Cismon, Tolmezzo, Gemona e Cividale (costituiti in prevalenza da Friulani e Abruzzesi) ripetono le gesta già note di Albania e Grecia: è un susseguirsi di attacchi e contrattacchi, di quote perse e riconquistate.
Inizia così l’epopea degli Alpini in terra di Russia. I Tedeschi, sempre avari di riconoscimenti per gli alleati, chiameranno la Julia “Divisione miracolo” e la citeranno nel bollettino di guerra del 29 dicembre.
Solo quando il 15 gennaio ‘43, a circa 100 km a sud, una colonna di carri sovietici entra a Rossosch, sede del Comando del Corpo Alpino, attaccando a cannonate la sede del Comando, si capisce finalmente l’esigenza strategica di arretrare: i Tedeschi, che hanno la direzione operativa del Settore, non si sono preoccupati del pericolo che corrono i nostri Reparti. La Julia, la solita Julia, resta a contrastare l’avanzata sovietica per consentire anche la ritirata tedesca dal Caucaso. Alcuni reparti minori restano, sacrificandosi, sulle posizioni per mascherare la ritirata. Epica la tenuta del quadrivio di Seleny Jar da parte del Battaglione Tolmezzo che scrive una delle più belle pagine della storia militare italiana.
Ormai la ritirata, a piedi e con una temperatura fra i 30 e i 40 sotto zero, per tutti gli altri reparti è una rotta: militari sbandati di varie nazionalità, provenienti da più parti e settori del fronte, si riversano sulle strade dopo aver abbandonato, in alcuni casi, anche le armi: unico obiettivo è la salvezza e così una massa disorganica si mette sotto la protezione del Corpo Alpino, rimasto compatto, intralciandone anche i movimenti. Spesso i reparti combattenti, per aprirsi la strada, dovranno ricorrere alle maniere forti.
Intanto, dopo la perdita anche dell’intero autoparco, le truppe alpine devono rinunziare anche al trasporto di artiglieria pesante. Le slitte, trainate da muli e cavalli, servono per i feriti, per i molti congelati e le munizioni. I collegamenti radio sono carenti per cui le colonne formatesi non si sa dove sono e dove vanno. Le direttrici di marcia sono due: su una si avvia la Tridentina alla quale si è aggregata metà della Divisione Vicenza, sull’altra la Cuneense, con l’altra metà. La Julia è sempre in retroguardia con compiti di copertura. L’ordine di ripiegamento prevede di raggiungere Valujiki, importante sede logistica tedesca.
Il problema è se all’arrivo non sarà già stata occupata dai Sovietici come in effetti sarà.
Per i Reparti Alpini combattenti, sempre organicamente inquadrati, disciplinati ed efficienti, la ritirata assume le caratteristiche di quella che sarà definita “avanzata all’indietro”. Ritirata, infatti, è sganciamento ed arretramento su altre posizioni col nemico alle spalle. Qui invece si presenta frequente la necessità di sfondare linee nemiche che si frappongono sul percorso di marcia: è quindi una vera e propria avanzata. Per ragioni di mimetizzazione le colonne muovono prevalentemente di notte e, quando possono, si adattano nelle isbe, casette russe fatte di legno e paglia che, al loro apparire, determinano la corsa sfrenata della massa di sbandati privi di ogni disciplina. Solo raramente una “cicogna” tedesca, sfidando i caccia sovietici, dà indicazioni e lancia qualche messaggio e talvolta vengono paracadutati rifornimenti. C’è anche qualche caso si depistaggio attuato evidentemente da qualche fuoruscito italiano rifugiato in Russia: un falso tenente parlerà in perfetto dialetto milanese per portare in un agguato il battaglione alpino Dronero, della Divisione Cuneense, a Novo Postojalovka. Solo approfittando della notte il battaglione riuscirà a superare l’ostacolo e continuare la marcia verso la salvezza.
Ogni giorno è caratterizzato da combattimenti per superare le linee nemiche che operano con manovra a tenaglia. I più cruenti ad Opyt, Postojalyi, Skororyb, Seljakino, Novo Postojalowka, Novo Charkovka, Nova Dimitrovka, Lessnitschanski, Ljmarevka, Varvarovka, Ossatschij. Degno di menzione un episodio presso Popovka il 19 gennaio: il serg. magg. Candeago, della Julia, sfuggito ad un attacco nemico, torna indietro per recuperare dall’auto del Comando, immobilizzata, la bandiera del 3° reggimento artiglieria alpina perché non cada come trofeo in mano nemica. Tanti sono comunque gli episodi di eroismo, solidarietà e sacrificio per salvare gli altri, per consentire l’uscita dalla grande sacca.
La battaglia finale si combatte il 26 gennaio 1944 a Nikolajewka: sarà la pagina più sublime dell’intera campagna di Russia. La colonna principale, costituita dalla Tridentina, deviando dall’itinerario prestabilito, punta su Nikolajewka. L’altra colonna, con la Cuneense ed un reggimento della Vicenza, proseguirà invece sull’itinerario prestabilito, entrando nella trappola di Valujki.
A Nikolajewka si combatte per l’intera giornata. La Tridentina è pressoché compatta. Si trascina, come le altre colonne, una massa di sbandati di varie nazionalità oltre a gruppi disorganici anche delle altre Divisioni Alpine. La sera del 25 si ferma fra i villaggi di Arnautowo, Nikitowka e Terinkina. Giungono anche i resti del Battaglione Morbegno (Tridentina) che il 23 ha sostenuto un sanguinoso scontro a Varvarovka riuscendo a sottrarsi al completo annientamento. Per il mattino successivo è predisposto l’attacco ma durante la notte i reparti di Arnautowo sono attaccati da forze sovietiche. Sono circa 600 Alpini (la 253^, 254^ e 112^ del Val Chiese, la 33^ batteria del Gruppo Bergamo ed un plotone del XXX Battaglione Genio Alpino): sanno che Arnautowo è un caposaldo fondamentale per la salvaguardia del grosso della colonna. Non ci sarebbe stata la meravigliosa pagina di Nikolajewka senza il sacrificio di quelli di Arnautowo. Eppure nessuno porterà loro aiuto: se la dovranno sbrigare da soli e parteciperanno successivamente anche allo stesso sfondamento a Nikolajewka.
Il paese è in fondo ad un costone e bisognerà percorrere allo scoperto almeno due chilometri per scendere fino al terrapieno della ferrovia, alle porte del paese. Le macchie scure dei cappotti grioverdi sulla neve rappresentano un facile bersaglio per i difensori. Gli Alpini sono circa 800 ed appartengono ai Battaglioni Verona, Val Chiese e Vestone ed a pochi genieri. L’appoggio di armi pesanti è rappresentato da due semoventi e dalle batterie lanciarazzi tedesche e da sei cannoncini di calibro modesto.
Sono sette ore di battaglia intensa e più volte gli Alpini stanno per cedere alla preponderante massa di fuoco nemico. Gli episodi di valore sono tanti e per lo più rimasti sconosciuti. Più volte i miti Alpini devono ricorrere all’assalto con bombe a mano o a feroci corpo a corpo con ricorso alla baionetta. Nel momento in cui tutto sta per crollare, i reduci di Arnautowo, si presentano per dare una mano a coloro che sono alla periferia del paese e non riescono a compiere il salto finale. Si riorganizzano i superstiti e giunge anche l’Edolo, rimasto bloccato dalla colonna degli sbandati. L’Edolo parte di slancio e prendono a sparare anche i pezzi dei corazzati tedeschi tenutisi in disparte. Confuso con gli altri, il Capo di Stato Maggiore della Tridentina, il gen. Giulio Martinat che, alpino fra gli alpini, va all’assalto sparando con un fucile raccolto a terra gridando: “Oltre il sottopassaggio c’è l’Italia”. Ha iniziato la carriera nell’Edolo e col battaglione della sua gioventù ritrova lo slancio dei vent’anni. Cadrà, colpito mortalmente, nel Reparto che lo aveva visto “nascere” Alpino. Sarà decorato di M.O. al V.M.
Intorno alle 15,30 la situazione conti nua ad essere incerta e il gen. Reverberi, comandante della Tridentina, è preoccupato perché col buio della sera non sarebbe più possibile prendere la città. Ha uno scatto d’impeto: sale su un blindato tedesco e, sporgendosi dalla torretta, indicando la direzione col braccio alzato, grida “avanti Tridentina” alla maniera degli antichi condottieri. Al seguito del generale un’enorme massa di soldati di ogni grado e appartenenza si catapulta verso il vivo della battaglia. È la scintilla che accende gli animi anche di quanti assistono dall’alto del costone alla carneficina che si sta compiendo alle porte di Nikolajewka. Superstiti della Cuneense, della Julia, del battaglione sciatori Monte Cervino, Fanti della Vicenza, Cavalleggeri del Savoia e Lancieri del Novara, ormai appiedati, gli Artiglieri del reggimento ippotrainato Voloire, Genieri, Carabinieri, tutti ormai non più appartenenti a reparti organici, partono lungo il costone e chi non ha le armi si ferma a raccogliere quelle dei caduti. Si vedrà persino un ufficiale alpino del Gemona montato su un cavallo gridare “avanti Gemona” infilarsi nel vivo della battaglia. I Sovietici sono messi in fuga. La battaglia di Nikolajewka è vinta, prima dal sacrificio dei reparti organici, e poi dall’impeto tumultuoso di gente che ha capito che sfondare significa aprire l’ultima porta alla via della speranza, della salvezza. Non è certo una battaglia da studiare nelle tecniche di strategia perché è la battaglia della disperazione, dell’impeto “garibaldino” ma è, certamente, una grande vittoria. È la vittoria della Tridentina e di tutto il Corpo d’Armata Alpino perché Nikolajewka è la conclusione di quell’ avanzata all’indietro che non può prescindere, però, dai sacrifici compiuti dalla Julia e dalla Cuneense sia nei compiti di copertura sia nel corso della lunga marcia. Senza le altre due Divisioni Alpine, la Tridentina non sarebbe arrivata a Nikolajewka pressoché compatta ed integra.
La colonna, dopo una marcia di 400 km circa, aprendosi la strada tra mille insidie e continui combattimenti, è salva. I resti dell’Armata saranno rimpatriati fra il 6 e il 15 marzo formando 17 convogli mentre otto mesi prima ce n’erano voluti 200! I morti, dall’estate del ’41 all’inverno del ’43, saranno oltre 104mila, nel solo mese e mezzo di ritirata 29mila. Le perdite dei 57mila del Corpo Alpino sono particolarmente gravose: 13.500 della Cuneense, 9.800 della Julia, 7.750 della Tridentina oltre a 3.200 dei Comandi e servizi del Quartier Generale. La Divisione Vicenza, destinata a compiti territoriali ed equipaggiata in modo approssimativo, chiamata ironicamente la Divisione Brambilla, pagherà un tributo di sangue di 9.000 uomini ma, alla bisogna, seppe combattere e sacrificarsi. Con gli Alpini vanno ricordati i circa 500 Granatieri tedeschi che con 4 semoventi e 3 batterie lanciarazzi hanno consentito una massa di fuoco che, se pur limitata, si rivelerà risolutiva in molti casi, unica contrapposizione ai carri armati e all’artiglieria pesante sovietica.
Gravi le carenze organizzative e logistiche: l’equipaggiamento assolutamente inefficiente, i collegamenti radio difficoltosi se non inesistenti, armamento inadeguato alle basse temperature che blocca i congegni.
Gli Alpini costretti a trasformarsi in cacciatori di carri con mine e bottiglie “Molotov” per l’inadeguatezza delle munizioni controcarro che rimbalzano sulle spesse corazze dei carri sovietici: l’effetto penetrazione dei proiettili “E/P” verrà definito, ferme restando le iniziali, “effetto pernacchia”. Il nostro vecchio fucile ’91 (6 colpi al minuto) contro i parabellum russi (75 colpi al minuto); i nostri carri da 3 tonnellate contro quelli sovietici da 38 e 50!
Certo Mussolini sbagliò i conti e di molto sul numero dei morti da gettare sul tavolo della pace, e non comprese che la guerra moderna era ben altra cosa che affrontarla con le otto milioni di baionette da lui propagandate, con i fucili modello ‘91 e con soldati equipaggiati ancora con le fasce mollettiere nella neve. Eppure si affrettò a dichiarare guerra e non certo per difendere il Paese! Da qui la responsabilità morale, politica e militare di chi, pur conoscendo le forti carenze delle nostre Forze Armate, l’impreparazione e le difficoltà logistiche, volle un’avventura senza ritorno gettando il Paese nella disperazione e nella tragedia. Si accorse tardi che l’esercito sovietico era ben altra cosa dell’esercito etiopico!
Gli Alpini in Russia, unico Corpo rimasto imbattuto, dimostreranno forte resistenza ai disagi ed alto senso del dovere. Meritano riconoscenza, rispetto, ammirazione e gratitudine. Con loro vanno ricordate tutte le Unità dell’8^ Armata, anch’esse votate al sacrificio, operando con disciplina ed abnegazione.
Il modo migliore per ricordare quegli Alpini, quanti caddero nell’adempimento del dovere, nei campi di prigionia, negli ospedali, e quanti, baciati dalla fortuna, ritornarono, è ripensarli coi nomi dei loro Battaglioni: Tolmezzo, Gemona, Cividale, Vicenza, L’Aquila e Val Cismon e Gruppi Artiglieria Conegliano, Udine e Val Piave (Julia); Ceva, Pieve di Teco, Mondovì, Borgo San Dalmazzo, Dronero e Saluzzo e Gruppi Artiglieria Pinerolo, Val Po e Mondovì (Cuneense); Morbegno, Tirano, Edolo, Vestone, Val Chiese e Verona e Gruppi Artiglieria Bergamo, Vicenza e Val Camonica (Tridentina) e Battaglione sciatori Monte Cervino. Per la battaglia risolutiva di Nikolajewka una citazione particolare va però all’Edolo che dimostrò un coraggio ed un’efficienza operativa non comuni.
A fine gennaio 1944, con la resa della 6^ Armata tedesca a Stalingrado, c’è la definitiva svolta della guerra anche nello scacchiere orientale.
Ai raduni nazionali degli Alpini in congedo, svolti sempre all’insegna dell’allegria e dell’amicizia, il corteo è preceduto da uno striscione sul quale è scritto “Ci precedono … penne mozze” (con l’indicazione della cifra): è l’ideale presenza degli Alpini caduti per la Patria. È un atto di alta sensibilità e di rispetto, di solidarietà per il commilitone caduto, disperso, che forse non è stato possibile salvare o che ha consentito agli altri di salvarsi. E in terra di Russia gli episodi sono tanti così come già in Albania, in Grecia, e ancor prima sull’Adamello, sul Grappa, ovunque. Le penne mozze sono presenti, davanti a tutti, e dopo aver idealmente partecipato ritornano, sereni ed orgogliosi, a riposare nel Paradiso degli Eroi, sempre presenti nel cuore di tutti.
Giuseppe Vollono
Sconcerti: “Il Napoli gioca bene, ma non è la più forte: c’è l’Inter che sorprende!”
Il suo pensiero
Mario Sconcerti nel suo editoriale per il Corriere della Sera: “Può succedere che l’Inter vinca il campionato. Non ha una struttura esatta, ma è guidata bene e ha grandi giocatori. Stavolta ha trovato anche un ottimo avversario, un po’ confuso, un buon Milan atletico e deciso, come quando i più deboli giocano contro avversari più forti ma dal nome seccante. L’aria del derby è stata la cosa che ha tenuto in equilibrio la partita. Non credo che normalmente l’Inter si faccia recuperare due volte. Ma stavolta ha giocato di pancia come raramente le accade, ha rispettato non l’avversario ma l’evento, si è fatta trascinare nel disordine. Alla fine è arrivato un successo formidabile per le conseguenze sulla stagione. L’Inter è l’unica a rimanere nella scia del Napoli, è seconda in classifica quasi senza aver ancora cominciato a giocare. Non c’è stata ancora una sola grande partita dell’Inter, ma la sua presenza nel campionato è stata continua, fastidiosa, insistente, e oggi è diventata potente. Il Napoli gioca meglio, ma nessuno può seriamente dire che sia più forte, perché non conosciamo l’Inter, naviga a mezzi bocconi, quasi con egoismo. Diverso il Milan. La sconfitta pesa troppo ma è arrivata quasi naturale. In otto partite Montella ha già bruciato le idee di una stagione intera, non ha più sorprese. E se non trovi idee, contro le squadre più forti perdi sempre. Quattro partite perse su otto sono un limite molto chiaro. Le squadre si costituiscono in meno di due mesi. Nel tempo si migliorano, ma il centro del lavoro deve già essere evidente. Il Milan del derby è stato insistente e generoso, classico come spesso lo diventano i perdenti. Temo ci sia un equivoco tecnico, sopravvalutazioni importanti. Sono sicuro che il Milan diventerà una squadra forte, ma non oggi, non con questo tipo di giocatori. Il tipo di partita tenderebbe a salvare Montella, ma non sono più sicuro di niente. La caduta è grande e rumorosa, solo una società in grado di gestire già il proprio pubblico può essere in grado di decidere da sola. Ma Montella deve smettere di giocare col Milan alla Playstation. È tempo di trovare uno schema e una squadra, fare da adesso una lista di arrivi e partenze. Deve esserci una fiducia totale tra lui e Fassone. Se manca qualcosa, è meglio che manchi subito tutto”.
Fiorentina, Mencucci attacca De Laurentiis: “Pensi ai problemi suoi invece di venir a far lezioni qui”
Il presidente della Fiorentina Woman’s, Sandro Mencucci, secondo quanto riporta il sito FirenzeViola, ha parlato anche della squadra maschile attaccando, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni contro il patron azzurro: “I viola sono una squadra giovane che deve crescere, da tifoso sarei più contento di una situazione così rispetto a leggere il grande nome e strapagarlo. De Laurentiis? Pensi ai suoi problemi, invece che venire a far lezioni a Firenze. Chiesa? Mandi pure una raccomandata con ricevuta di ritorno, qualcuno gli risponderà (ride, ndr)”.
Torre Annunziata, dopo 48 ore di agonia muore il 26enne vittima di un incidente stradale
Non ce l’ha fatta Giulio Coppola, il ragazzo di 26 anni originario di Torre Annunziata, che nella notte tra venerdì e sabato è stato coinvolto in un incidente stradale avvenuto a Torre del Greco.
Troppo gravi le ferite riportate dopo la perdita di controllo dell’automobile in via Campanariello, che sarebbe poi uscita fuori strada.
I sanitari dell’ospedale di Caserta, dove poi il giovane è stato trasferito, hanno fatto più del possibile per salvargli la vita ma le sue condizioni erano apparse subito critiche.
Altri due amici di Giulio sono ricoverati in ospedale. Ancora si indaga per ricostruire la dinamica esatta dell’incidente e le sue cause.



