Home Blog Pagina 5569

Sos malattie sessualmente trasmesse, +400% casi sifilide

0

Sifilide: dermatologi ospedalieri, allargare uso preservativo tra giovani

Sos malattie sessualmente trasmesse, +400% casi sifilide

Sesso e infezioni vanno, purtroppo, sempre più a braccetto ed aumentano le malattie sessualmente trasmesse (Mst): la sifilide, ad esempio, in Italia è cresciuta del 400% dal 2000 e se i casi da virus hiv sono stabili tra i giovani, un picco di nuove infezioni si registra tra gli over 50. La gonorrea, invece, ha visto quasi raddoppiare i casi in Europa tra il 2008 al 2013. L’allarme arriva dal 56mo congresso dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri (Adoi).
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno l’impatto di quattro Mst, tra le più diffuse, corrisponde a 498,9 milioni di nuovi casi. Questo vuol dire che nel mondo oltre un milione e mezzo di persone ogni giorno si ammala per una Mst. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, negli ultimi anni i casi di Mst sono sempre aumentati, passando dai circa 3500 del 2006 ai circa 6500 del 2013.

“In Europa, dalla metà degli anni ’90 alcune Mst hanno trovato ‘terreno fertile’ per espandersi dopo un decennio di declino dei trend epidemiologici, soprattutto nelle grandi metropoli e in alcuni gruppi di popolazione maggiormente a rischio, ad esempio i maschi omosessuali – spiega Antonio Cristaudo, Presidente del 56mo Congresso Adoi -. Negli ultimi anni poi questa crescita è stata amplificata dalla facilità degli incontri sessuali occasionali dovuta all’utilizzo di Internet e delle App”. Fondamentale è dunque “allargare tra i giovani l’uso routinario del preservativo – avverte Massimo Giuliani, dell’Istituto Dermatologico San Gallicano – ma anche migliorare l’accesso alle strutture cliniche delle persone che sospettano un’infezione o un rischio e andare loro incontro mediante tecniche rapide di diagnosi facilmente eseguibili anche fuori dagli ospedali”. Oggi infatti, conclude l’esperto, “si può diagnosticare una sifilide su una goccia di sangue da un dito o fare nello stesso modo un test HIV a casa. Oppure in ospedale si può ricevere un risultato per un’infezione da Clamydia o di gonorrea in 2 ore su una piccola quantità di urine”.

vivicentro.it/salute
ansa/Sos malattie sessualmente trasmesse, +400% casi sifilide

1.Cat. Rinascita Ischia Isolaverde primo ko. Il Qualiano cala il poker

Brutta sconfitta per la Rinascita Ischia Isolaverde. I gialloblu tornano dalla trasferta di Qualiano con una sconfitta, e la prima in campionato. Non è stata un’Ischia delle migliori quella di ieri pomeriggio al Comunale di Qualiano dove i padroni di casa si impongono con un 4-2. Gli isolani di mister Fontanella hanno dovuto rinunciare a Restituto e Ciccarone fermi ai box per problemi muscolari con Piro fermato in settimana da un attacco febbrile. Pronti e via e gialloblu si trovano subito in svantaggio: cross dalla destra e Pellecchia deposita in rete. Gli ospiti hanno trovato il gol del pareggio grazie a un gol di Gigio Trani che sfrutta un cross di Muscariello. Il pareggio dura pochi minuti,perchè lo stesso Pellecchia riporta in vantaggio i suoi trovando un doppietta personale. Il terzo gol dei padroni di casa lo segna Sequino che sfrutta una disattenzione della retroguardia gialloblu. A chiudere definitivamente la gara è De Tommaso che sfrutta una ripartenza,nonostante l’inferiorità numerica della sua squadra,per via dell’espulsione di De Rosa. Sul finire del match è arrivato anche il timbro di Ciro Impagliazzo che rende meno amara la sconfitta,fissando il punteggio finale sul 4-2.

A fine gara arriva anche il commento-sfogo del copresidente Ciro Curci: “Coloro i quali indossano questa maglia ne devono capire l’importanza a prescindere dalla categorie anzi soprattutto in queste categorie non ci possiamo permettere le figure come quelle di oggi,nel calcio come nella vita si può perdere ma va fatto sempre con onore e dopo aver dato tutto. Abbiamo tutto il tempo per rialzarci e non far accadere più quanto visto oggi.
FORZA ISCHIA SEMPRE”.

CITTA’ DI QUALIANO      4

RINASCITA ISCHIA I.V.    2

CITTA’ DI QUALIANO: Rippa, Sequino, Matarozzi, De Rosa, Silvestre, Bergamo (30’ Esposito), De Tommaso, Cardone, Amato, Pellecchia (Iammuno), Paglionico.

RINASCITA ISCHIA: Tufano, Napoleone, Pilato (46’ Di Meglio), Ferrandino (70’ Di Maio), Trani A., Del Deo, Trani L., Buono (75’ Borrelli), Impagliazzo, Fondicelli (65’ Grifo), Muscariello. All. Fontanella

Arbitro: Arcangelo Paciolla di Frattamaggiore

Reti: Pellecchia 2, Sequino e De Tommaso (CdQ), Trani L., Impagliazzo (RI)

Ammoniti: Bergamo (CdQ)

Espulso De Rosa (CdQ)

Di Simone Vicidomini

Proseguono i lavori di riqualificazione dell’ex Birreria Peroni di Miano: lavoro per 2 anni a circa 300 lavoratori

0

Proseguono i lavori di riqualificazione dell’ex «Birreria Peroni», a Miano, dove sorgerà un complesso polifunzionale in cui la residenza, il commercio, l’intrattenimento, i servizi e gli spazi verdi si integreranno e convivranno in maniera sostenibile con l’impiego delle più moderne tecnologie.

In questi giorni, è stato completato il rifacimento della rotatoria all’incrocio di Via Cupa della Vedova con l’installazione contestuale degli impianti di illuminazione pubblica e la manutenzione dei muretti prospicienti i marciapiedi. Ma si tratta solo di una piccola porzione del più vasto programma di rigenerazione del quartiere attorno al complesso. Oltre all’edificazione del centro polifunzionale il piano porterà infatti al miglioramento anche dell’assetto viabilistico di contorno con allargamento delle sedi stradali e riqualificazione delle stesse, in uno con il collegamento alla nuova stazione «Margherita» della metropolitana, i cui lavori saranno presto ripresi e conclusi nell’arco di due anni, consentendo il collegamento rapido con il centro di Napoli.

In particolare, nei 10 ettari dell’ex fabbrica «Peroni», sarà costruito un centro commerciale urbano con oltre 70 tra negozi e medie strutture e un supermercato di 2500 mq, oltre 300 appartamenti di piccolo e medio taglio, un centro servizi, un sistema di parcheggi interrati e multipiano, aree relax e benessere, un parco urbano pubblico ma gestito direttamente dall’attuale proprietà, un centro per la sorveglianza e manutenzione del luogo.
Il gruppo imprenditoriale «Cualbu», che realizza l’intervento, cofinanziato da un importante gruppo bancario (Intesa San Paolo), opererà coordinando gli appalti, affidati al consorzio «Cosap» e alla impresa «Principe Spa», nella massima trasparenza lavorando fianco a fianco all’Amministrazione comunale che ha colto con grande sensibilità l’importanza e l’impegno di un così vasto piano di investimenti.

Le opere in corso garantiranno lavoro per 2 anni a circa 300 lavoratori, ad opera finita lavoreranno nel complesso, tra servizi e commercio, non meno di 200-250 giovani adeguatamente formati. Le opere avranno termine a partire dalla primavera del 2018 fino alla primavera del 2019 per lotti funzionali.

A cura di Giovanni Donnarumma

Sesta giornata Serie A2, Club Italia Crai-Monini Spoleto 0-3

Nella sesta giornata della Serie A2 UnipolSai il Club Italia Crai è stato superato a Vigna di Valle dalla Monini Spoleto 0-3 (18-25, 20-25, 18-25).
Di fronte ad oltre duecento spettatori, tra cui le atlete del Club Italia di basket, i ragazzi di Monica Cresta nei primi due set per lunghi tratti sono riusciti a tener testa agli avversari, mentre nel terzo Spoleto è sempre stata al comando.
Rispetto alla partita contro Taviano Recine e compagni hanno mostrato segnali di crescita, ma la squadra umbra, una tra le maggiori favorite per la promozione in Superlega, come da pronostico si è dimostrata superiore. In classifica Il Club Italia resta quindi fermo a quota 2 punti, mente la Monini è salita a 14 punti.
Nella formazione iniziale il tecnico federale ha schierato Salsi in palleggio, opposto Cantagalli, schiacciatori Recine e Gardini, centrali Russo e Cortesia, libero Federici. Per il capitano Roberto Russo si è trattato dell’esordio stagionale dopo che nelle prime giornate non era stato disponibile.
Convincente l’avvio degli azzurrini che non hanno permesso agli avversari di scappare, esprimendo una buona pallavolo. Recine e compagni si sono anche portati al comando sul 16-14, ma da quel momento in poi a prendere il sopravvento è stata la Monini Spoleto. Con un lungo parziale la formazione umbra, infatti, ha preso il largo e si è imposta (18-25).
Al rientro in campo il Club Italia si è prontamente riscattato e con autorità ha guadagnato un buon margine sugli ospiti. Nella fase centrale del set le due squadre hanno dato vita ad un lungo botta e risposta, contrassegnato da diverse azioni spettacolari. A prevalere sono stati ancora gli umbri che, grazie ad un ottimo Galliani, hanno piegato le resistenze degli azzurrini (20-25).
Nella terza frazione la Monini Spoleto ha subito forzato il ritmo, mettendo in grossa difficoltà i ragazzi di Monica Cresta che sono scivolati indietro. Con il passare del gioco il divario è aumentato sempre di più, sino al definitivo (18-25) in favore degli umbri.
Domenica prossima Russo e compagni saranno impegnati in trasferta contro la Geosat Geovertical Lagonegro (ore 16).

CLUB ITALIA CRAI – MONINI SPOLETO (18-25, 20-25, 18-25)

CLUB ITALIA CRAI: Recine 11, Cortesia 11, Cantagalli 4, Gardini 4, Russo 9, Salsi. Libero: Federici. Rondoni (L). Panciocco 1. N.e: Stefani, Motzo, Sperotto, Baciocco, Mosca. All. Cresta

MONINI SPOLETO: Galliani 12, Zamagni 6, Corvetta 1, Bertoli 9, Van Berkel 10, Giannotti 14. Libero: Bari. Cubito. N.e: Katalan, Mariano, Costanzi, Agostini, Di Renzo (L), Segoni. All. Provvedi.

Arbitri: Vecchioni e Autuori.
Spettatori: 250. Durata Set: 23’, 27’, 24’.
Club Italia: 1 a, 14 bs, 6 m, 23 et.
Spoleto: 4 a, 8 bs, 11 m, 16 et.

 

Fonte: federvolley

Rajoy tira dritto. Puigdemont pure e chiede un dibattito in parlamento

0

Cosa sta succedendo in Spagna. Madrid commissaria la Catalogna. Il leader indipendentista, Puigdemont, dice che l’articolo 155 è un attacco di Madrid, evoca Franco e dà la parola al ‘Parlament’. In 450 mila in piazza a Barcellona.

Tre settimane dopo il referendum sull’indipendenza della Catalogna, arriva il commissariamento della regione ribelle: il premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha annunciato che assumerà le competenze del presidente catalano, Carles Puigdemont, e convocherà nuove elezioni entro sei mesi. Il leader indipendentista, alla testa di una manifestazione indipendentista che ha visto 450 mila persone sfilare per le strade di Barcellona, ha rievocato la dittatura, definendo la decisione di Madrid “la peggiore dai tempi di Franco” e ha alzato il livello della sfida, chiedendo al ‘Parlament’ locale di esprimersi.

Madrid: “Non sospendiamo l’autonomia”
Dopo la scontata ratifica del Senato, il governo iberico attiverà quindi l’articolo 155 della Costituzione, quello che prevede la revoca dell’autonomia. “Abbiamo dovuto farlo anche se non era questa la nostra intenzione”, ha dichiarato Rajoy, “non si sospende l’autonomia, né l’autogoverno della Catalogna ma si sospendono le persone che hanno messo la Catalogna fuori dalla legge”, cercando “lo scontro” con Madrid.
Immediata la reazione catalana. Di “colpo di Stato” e “nuovi decreti di Nueva Planta” (le misure repressive contro i catalani adottate a inizio ‘700 dal re Felipe V, ndr) ha parlato il PDeCAT, il partito indipendentista di Puigdemont e del suo predecessore Artur Mas. Ma anche una forza politica contraria all’indipendenza come Podemos si è detta sconvolta per la “sospensione della democrazia non solo in Catalogna ma anche in Spagna”. È “un colpo di stato contro il popolo della Catalogna”, ha denunciato il numero due del partito ‘viola’, Pablo Echenique.

Gli effetti dell’articolo 155
L’annuncio di Rajoy è arrivato al termine di un Consiglio dei ministri straordinario, convocato dopo che Barcellona ha lasciato passare due ultimatum senza chiarire se abbia davvero proclamato la secessione dalla Spagna ma insistendo per l’avvio di un dialogo diretto con Madrid.
Il governo ha chiesto la destituzione di Puigdemont, del vicepresidente Oriol Junqueras e di 12 membri del Govern, accusati di “disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole”. Una volta attivato l’articolo 155, il Parlament catalano eserciterà solo una “funzione rappresentativa”, quindi non potrà eleggere un sostituto di Puigdemont, né potrà adottare “iniziative contrarie alla Costituzione”: entro 30 giorni, Madrid potrà porre il veto sulle sue decisioni. Il governo centrale assumerà anche il controllo della polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, e di radio e tv.
Il premier del Partito popolare ha però rassicurato che con il tempo le cose “si aggiusteranno” e “nessuno sarà danneggiato”. Rajoy ha anche invitato le imprese a rimanere in Catalogna: “Gli ultimi dati dell’economia catalana sono preoccupanti”, ha osservato, “più di mille aziende, le aziende più grandi che danno lavoro, hanno lasciato. C’e’ stata una disincentivazione degli investimenti e un crollo del turismo”.

“Rajoy come Franco”
Puidgemont si è posto alla testa delle 450 mila persone che hanno marciato a Barcellona per chiedere la liberazione dei due esponenti secessionisti arrestati nei giorni scorsi con l’accusa di sedizione, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. “Il governo spagnolo”, ha tuonato Puigdemont, “ha preso la peggiore decisione dai tempi di Franco malgrado la volontà dei catalani, il governo si è illegittimamente proclamato titolare del potere politico in Catalogna”.
La decisione del governo spagnolo di commissariare, di fatto, la Catalogna, dopo il referendum illegale del primo ottobresulla secessione da Madrid, “rappresenta un attacco alla democrazia”, ha proseguito, “per questo chiedo che si convochi il ‘Parlament’ (catalano) per combattere gli abusi di Madrid. In base a cosa deciderà la plenaria del ‘Parlament’ decideremo di conseguenza”.

La tattica di Puigdemont
Puigdemont conferma così la sua tattica di dare risposte nebulose, prima alle richieste ora alle decisioni di Madrid, anche a tempo ormai scaduto. E continua a giocare la carta delle emozioni per il ricordo delle repressioni subite da Barcellona durante la dittatura di Francisco Franco, accostato al premier spagnolo (“non è la prima volta che le istituzioni catalane subiscono un golpe dallo Stato spagnolo)”. Puigedmont si è poi rivolto per l’ennesima volta all’Europa – che non vuole sentir parlare di indipendenza della Catalogna o di mediazione con Madrid – sostenendo che la regione autonoma spagnola è uno Stato dell’Eruopa.

vivicentro.it/attualità
vivicentro/Rajoy tira dritto. Puigdemont pure e chiede un dibattito in parlamento
agi/Rajoy tira dritto. Puigdemont pure. Cosa sta succedendo in Spagna

Sconcerti: “Brillantezza contro solidità: Spalletti è in corsa per lo scudetto”

Sconcerti: “Brillantezza contro solidità: Spalletti è in corsa per lo scudetto”

Mario Sconcerti su Il Corriere della Sera: “È stata una grande partita un po’ tradita. Il Napoli non ha saputo vincerla, l’Inter ci ha provato poco. Se nel calcio conta chi attacca, il Napoli ha fatto molto di più, ma tenere il pallone con eleganza gli ha fruttato alla fine solo due tiri in porta, più un mezzo autogol di Miranda. L’Inter ha crossato molto con Candreva senza mai avere una traiettoria giusta. Ha rischiato il gol Borja Valero che nel primo tempo aveva trovato una giusta posizione da pendolare, poi si è esaurito. Il risultato fa male a tutti e nessuno. Non si può vincere sempre. Semmai conferma che l’Inter è ormai una squadra e che sa fare le partite che vuole. Il Napoli negli ultimi quindici mesi, cioè nelle ultime 47 partite, solo altre tre volte era rimasto senza segnare. Stavolta una squadra ha fermato l’altra, con il Napoli più brillante e l’Inter più solida. Direi che la partita è stata tutta nel primo tempo, il lungo momento più spavaldo, quando entrambi hanno provato a vincere. Il secondo tempo è stato più farraginoso, più lento, con pochi spazi per tirare davvero in porta. La poca durata del gioco conferma il momento più complesso del Napoli, che gioca ancora di corsa ma scatta meno. La partita conferma tutta la forza del Napoli e fa comodo all’Inter per fare curriculum da scudetto. È stata la migliore partita dell’Inter. Non la migliore del Napoli. Il suo è stato un dominio elastico, con qualche pausa profonda e una strana routine che di tanto in tanto si allungava sul campo. Mi sembrano i classici problemi di chi ha vinto molto e in fretta. Ora tocca alla Juventus e a tutti gli altri riprendersi un po’ di spazio. Ma la risposta di Napoli è che nella corsa c’è ufficialmente anche l’Inter”.

Hysaj ricorderà a lungo Napoli-Inter…

Hysaj ricorderà a lungo Napoli-Inter…

NapoliInter è una partita che Elseid Hysaj ricorderà a lungo perchè è la numero cento con la maglia del Napoli. Il Corriere dello Sport scrive: “Ci ha creduto eccome, s’è messo a sfidare il mondo ed il destino partendo da lontano, dai disagi di un’infanzia che ormai è lontana ma resta. Cento volte di Hysaj ed è un bigliettino di visita per i ragazzi che si inerpicano lungo le fasce e sperano di potersi regalare un sogno”.

Corbo: “Due grandi sfide in cinque giorni sono troppe per tutti…”

Antonio Corbo su La Repubblica

Antonio Corbo su La Repubblica: “Impossibile sostenere due grandi sfide in cinque giorni. Neanche il Napoli vi riesce, prima scommette tutto se stesso per sfondare la muraglia interista, poi deve arrendersi alla bravura di Handanovic e accetta il pareggio. Sarri ha rimandato in campo la stessa squadra con quel suo gioco che ripete come una cantilena, Spalletti aveva invece ha mandato a memoria il secondo tempo della squadra a Manchester, ed ha provato a bloccarne gli ingranaggi, senza trascurare Jorginho, affidato al migliore interista, l’illuminato Borja Valero, che ha perso il conto delle sue partite con il Napoli, ed ieri si è dovuto raddoppiare: ostruire il rivale, primo costruttore di gioco del sistema Sarri, per poi creare quello dell’Inter, trovando anche forza e tempo per disturbare Reina. Forse troppo gli chiede Spalletti, che a un certo punto prova anche a vincere. […] Un controllo a uomo, uno contro uno, stile vecchio calcio. L’ingresso di Joao Mario insospettisce Sarri, che replica con le annose sostituzioni: Hamsik cede il posto a Zielinski, quindi il tenace Allan a Rog. Il retropensiero di Sarri è chiaro: vede ampliare il volume di gioco intorno a Vecino, uno che Sarri conosce bene e fa ancora meglio a temere, perché con Joao Mario eleva il ritmo spostando in avanti il baricentro dell’Interal centro spostando in avanti il baricentro dell’Inter, al resto pensa Handanovic”.

Mura: “Alla faccia dello 0-0, che partita!”

Mura: “Alla faccia dello 0-0, che partita!”

Gianni Mura nel suo editoriale per La Repubblica: “Alla faccia dello 0-0, bella partita tra le prime della classe. Che restano tali. È il primo pareggio per il Napoli, il secondo per l’Inter, che però esce dal San Paolo con due medagliette. Una sta nell’aver bloccato il Napoli, e non era facile. L’altra è nell’autostima che questo risultato può portare. Squadra fortunata, si diceva, ed era vero. Non ieri sera, però. Poteva finire 1-1 come 2-2, ma il pareggio è il risultato più giusto tra due squadre forti, che hanno fatto tutto quel che potevano per vincere, ma andando a sbattere contro due portieri in vena. Il Napoli, fra l’altro, veniva da una partita massacrante a Manchester, l’Inter ha cercato di sfruttare un accenno di stanchezza nel finale, ma la parata determinante, nel recupero, è di Handanovic su Mertens. Spalletti imposta una gara di attenzione, sofferenza e contenimento. Sarri fa giocare i suoi come al solito. Il Napoli attacca di più, un paio di volte con la bellezza ormai stranota. Se c’è qualcuno un po’ al disotto delle attese sono le punte. Mertens, fino al recupero, non riesce a superare il massiccio Skriniar, che non abbocca alle finte. Insigne, recuperato, non dev’essere al massimo. Prova e riprova il colpo migliore del suo repertorio, il destro a giro dalla sinistra dell’area, ma non inquadra mai la porta. Attacchi più frequenti sulla sinistra, Callejon poco cercato. In attacco nemmeno l’Inter luccica. I due che fin qui l’avevano sorretta , Perisic e Icardi, sono ai margini del gioco. A Icardi viene concesso soltanto un tiro da posizione defilata. L’Inter dimostra di essere una squadra vera con le incursioni dei centrocampisti: prima Borja Valero chiama Reina alla paratona, su tiro da pochi passi, poi Vecino (una signora partita) galoppa per mezzo campo e Albiol respinge davanti alla linea, a portiere battuto. In cartellone era prevista la sfida del gol tra Icardi e Mertens. Rinviata. Oltre alla sfida tra due toscanacci dell’interno, due tecnici che lasciano il segno. Qui Spalletti, a Milano da pochi mesi, era sfavorito nei confronti di Sarri. Ma sul campo la sua Inter ha giocato con rispetto del Napoli (normale, parlano i numeri) ma senza nessun timore, senza perdere la testa né le distanze tra i reparti, pronta a rispondere colpo colpo. Sarà il morale post-derby, sarà che non ha altri impegni oltre al campionato, ma l’Inter adesso assume un’altra dimensione. Serviranno altre partite, certamente, ma la mentalità è quella giusta. Il pubblico di Napoli ha capito che i suoi hanno dato tutto e ha avuto solo applausi. Giusto sottolinearlo”.

Non il solito Mertens quello visto ieri contro l’Inter: è stato un po’ sprecone

Contro l’Inter non è stato il solito Napoli e soprattutto non è stato il solito Dries Mertens. Prestazione, a tratti, opaca per l’attaccante belga che si è fatto trovare poco lucido in alcune occasioni. La Gazzetta dello Sport gli assegna un 5 in pagella:

“Soffre parecchio le chiusure di Skriniar che, nell’uno contro uno, si dimostra insuperabile. Ha sul destro due buone opportunità, ma le spreca. Gli è mancata la solita brillantezza, d’altra parte è tra i giocatori più utilizzati da Sarri”.

Inter solida al San Paolo ma deve ringraziare Handanovic in svariate occasioni

Prova di solidità da parte dell’Inter al San Paolo. I nerazzurri, però, devono ringraziare particolarmente Samir Handanovic, la Gazzetta dello Sport elogia la sua prestazione con un 8 in pagella:

“Esce su Callejon: tempismo! Due volte enorme su Callejon e subito dopo sulla botta ravvicinatissima di Mertens. Controlla il colpo di testa di Insigne, poi disinnesca Zielinski ed il potenziale autogol di Miranda”.

FOTO ViViCentro – Napoli-Inter, il racconto in scatti del match

FOTO ViViCentro – Napoli-Inter, il racconto in scatti del match

Un pareggio che può bastare ma che sta anche stretto al Napoli per quanto visto in campo. La squadra di Sarri avrebbe meritato decisamente di più contro l’Inter di Spalletti. Resta in testa alla classifica la squadra partenopea, in attesa della gara di mercoledì col Genoa. Questo il racconto in scatti di Giovanni Somma.

Non è stato il solito Napoli, Sarri non ha saputo reagire a una mossa studiata di Spalletti

Napoli fermato dall’Inter al San Paolo, gli azzurri non hanno centrato la nona vittoria di fila e soprattutto non hanno trovato il gol. Sull’edizione odierna del Corriere dello Sport si legge:

“Non è stato il solito Napoli, è andato a sbattere di continuo sul muro nerazzurro, palleggiando troppo piano con una produzione offensiva inferiore alla media. La partita l’ha fatta il Napoli ma non col passo imperioso di sempre, non con quel piacere di attaccare, di arrembare. Non ha saputo reagire alla sottrazione degli spazi studiata da Spalletti: a Sarri è mancata la contromossa”.

VIDEO ViViCentro – Albiol: “Peccato non aver vinto, non era facile! Non dobbiamo perdere punti con le piccole”

Le sue parole ai nostri microfoni

Nel post-partita di Napoli-Inter 0-0, in mixed zone Raul Albiol ha dichiarato: “Partita dura, abbiamo avuto qualche occasione in più ma alla fine credo che la squadra abbia fatto un buon lavoro dopo queste tre partite. Il campionato è lungo, sarebbe stato bello vincere però non era facile.

Calendario da oggi in poi? Noi dobbiamo pensare a fare quanti più punti possibili, l’Inter era seconda e non era facile giocare contro di loro. Bene otto vittorie ed un pareggio, pensiamo avanti.

Cala il livello nelle prossime partite? No, perchè si rischia di perdere punti contro le squadre più piccole. Se vogliamo stare in alto, dobbiamo continuare a vincere.

Inter? Sappiamo la sua qualità, era molto compatta ed ha sempre avuto grandi individualità con un buon allenatore. Loro giocano una partita a settimana, è normale che siano in alto”.

dal nostro inviato, Ciro Novellino

 

Scorciatoie populiste, gli errori più gravi di Matteo Renzi

0

Sulla questione Bankitalia Matteo Renzi punta sui numerosi cittadini che maledicono le banche. Ma la sua scelta causa una serie di contraccolpi

Scorciatoie populiste, gli errori più gravi del leader

Dobbiamo tornare sulla questione Renzi-Banca d’Italia non perché ci siano novità ma per esaminare le conseguenze e le varie interpretazioni. In favore di Renzi c’è un certo tipo di populismo: quei numerosi cittadini con patrimoni e redditi alquanto limitati, che – a torto o a ragione secondo i casi – maledicono le banche che per loro rappresentano gli interessi di un capitalismo ladro. È assai probabile che Renzi, conoscendo questo fenomeno che tutti conosciamo, abbia puntato su di loro per allargare la platea dei suoi ascoltatori e sperabilmente degli elettori per il Pd. Questa motivazione è tuttavia molto esile, rispetto alla mole dei contraccolpi che ha suscitato e susciterà.

Il primo è la contrarietà di una buona parte della classe dirigente del Pd, di quasi tutta la classe dirigente del Paese e della pubblica opinione. Il secondo è un errore vero e proprio: gli italiani che se la prendono con le banche hanno di mira quelle operanti sul loro territorio, qualcuna grande e molte piccole e locali, ma non la Banca d’Italia della quale molti ignorano le funzioni. L’attacco di Renzi invece è stato soltanto nei confronti dell’Istituto di emissione e non alle banche e banchette che egli anzi difende. È curiosa questa dicotomia: lui spera di ottenere voti da chi odia le banche, ma parlando contro la Banca d’Italia dimentica che questa ha come compito di difendere le banche in difficoltà e di solito lo esplica.

Il terzo errore riguarda il suo rapporto con le personalità più autorevoli del Pd. Nella celebrazione effettuata sabato della scorsa settimana al teatro Eliseo gremito nella platea e nelle tribune dalla parte migliore e più attiva del partito, Renzi ha riconosciuto la necessità che il partito non fosse chiuso ma aperto: un partito che aveva il compito di ringiovanire e ricostruire la sua struttura e la sinistra che è in crisi in tutti in Paesi d’Europa salvo finora in Italia. Prima di lui aveva parlato Walter Veltroni e poi Paolo Gentiloni. Veltroni in qualche modo aveva fatto la storia del partito, le origini, la sua cultura politica, e le sue caratteristiche strutturali. Quando Renzi ha preso per ultimo la parola ed ha concluso la celebrazione, ha riconosciuto a Gentiloni un’efficiente condotta del governo di cui il Pd ha la maggioranza, e a Veltroni addirittura una qualità di padre del partito e in qualche modo padre della patria. Sostenendo che queste persone facevano parte insieme a lui della dirigenza del Pd e che altre ancora ne avrebbe accolte accanto a sé per formare una vera e propria classe dirigente con la quale avrebbe discusso e concordato tutte le azioni importanti da svolgere. Insomma una sorta di super direzione con la quale il partito avrebbe avuto una guida collettiva, di cui naturalmente il segretario era il capo riconosciuto.

Sono passati pochi giorni da quella riunione ed è scoppiato il caso Banca d’Italia. Discuteremo a parte la sostanza di quel caso, ma voglio ora far notare ai lettori che del resto ne sono certamente al corrente, che Veltroni non è stato informato minimamente dell’attacco all’Istituto di emissione e nessuna delle personalità ne era stata informata a cominciare ovviamente da Romano Prodi. Nessuno sapeva nulla, neanche Gentiloni che ricevette però la mozione per sottoscriverla con l’accordo del governo.

Per fortuna del Paese a Gentiloni quella mozione non piacque affatto così come era stata redatta dal Renzi e dal suo “Cerchio magico”. Perciò mise al lavoro Anna Finocchiaro per modificarla non solo nella forma ma anche nella sostanza. Finocchiaro è molto brava in questo genere di questioni delicatissime e riuscì a modificarla in gran parte ma non totalmente. Tuttavia diventò accettabile per un governo come quello che abbiamo anche se però Renzi aveva già diffuso pubblicamente il testo originario. Quindi quello ufficiale contiene le correzioni notevoli di Finocchiaro ma quello del partito nella sua originaria integralità è comunque stato reso noto con tutti i mezzi di comunicazione. La reazione di Veltroni si compendia in due parole: “Documento incomprensibile e inaccettabile”. Oltre a lui e con analoghe motivazioni si è schierato il presidente del gruppo Pd al Senato Luigi Zanda e molte altre personalità del partito. Il sigillo a queste posizioni è la dichiarazione fatta da Giorgio Napolitano che in qualche modo rappresenta e sostiene in ogni occasione con le appropriate motivazioni il bene del Paese.

L’altro errore compiuto da Renzi con la sua mozione è il più complicato e il più devastante di tutti ed è la coincidenza della posizione renziana con quella di Grillo, di Salvini e di Meloni. Questi movimenti sono sostanzialmente populisti in una fase dove appunto populismo e antipopulismo sono i due grandi fronti che si combattono in tutta Europa. L’errore, di cui secondo me Renzi non si è minimamente reso conto, è per l’appunto una sorta di populismo ancora iniziale; se questo tipo di politica continuerà, diventerà la vera caratteristica d’un partito nato su tutte altre basi e tutt’altre finalità. Definisco populista l’attacco alla Banca d’Italia perché appunto Renzi cerca nuovi elettori in fasce sociali che praticano inconsapevolmente un populismo di notevole marca: attaccare le banche e le banchette in genere non è una posizione seria e motivata: è un modo di pensare che cerca il male dove non c’è o dove ci può essere ma non come categorie (banche e banchette) ma su singoli istituti di credito e in alcune specifiche occasioni.

Di tutto questo credo che Renzi non si sia reso conto e proprio per questo ha compiuto un ulteriore errore dal suo punto di vista: vuol ingraziarsi chi vede il proprio male economico nelle banche e attacca non quelle banche ma la Banca d’Italia accusandola di far del male al sistema mentre la funzione che la Banca d’Italia esercita e che in larga misura effettua è proprio quella di proteggere il sistema bancario. Si vedrà ora se Ignazio Visco, governatore dell’Istituto di emissione sia incline a ritirarsi dalla carica o viceversa desidera essere riconfermato per i prossimi sei anni.

Ho avuto occasione tre giorni fa di parlare telefonicamente col governatore e posso riferire che lui non pensa affatto di ritirarsi anche se, qualora le autorità competenti lo pregassero di dimettersi per dar luogo a un mutamento, lui certamente darebbe le dimissioni per comportarsi come richiesto. Ma se questo non avverrà (e sicuramente non avverrà) il governatore attenderà le decisioni del presidente della Repubblica, lieto se saranno una riconferma. Spiegherà poi tutte le sue azioni con opportune documentazioni quando sarà interrogato dalla commissione incaricata di approfondire il funzionamento del sistema bancario italiano.

***

Ho già scritto prima che in tutta Europa è in corso uno scontro tra democratici e populisti. Inizialmente i movimenti populisti europei erano di piccola taglia elettorale e rappresentavano appunto quei piccoli gruppi di elettori i quali detestano la democrazia, che secondo loro, è un regime che fa l’interesse di pochi e danneggia quello del popolo sovrano. Negli ultimi tempi però questi piccoli movimenti che spesso non arrivavano neppure ad oltrepassare la soglia di voti che bisogna avere per entrar nei vari Parlamenti, hanno avuto una crescita di rapidità impressionante e quantitativamente di notevole rilievo. In tutti i Paesi d’Europa a cominciare dalla Germania, dall’Olanda, dalla Spagna, dalla Grecia, dall’Italia. In Francia no, questa crescita non c’è stata. Non c’è stata neppure negli otto Paesi che non hanno la moneta comune. Essere fuori dall’Eurozona è già di per sé un motivo di populismo monetario che consente ad essi di non conformarsi alla politica europea ma di averne una propria che spesso è più aperta verso Mosca che verso Bruxelles.

***

Il fatto della massima importanza che da un paio di anni sta avvenendo in tutta Europa è la trasformazione profonda della politica. Fino a un paio d’anni fa la politica era alla ricerca di quali fossero i provvedimenti da adottare per conseguire il bene del popolo. Il bene in tutti i sensi: maggior benessere economico, sociale, culturale. E poi di rapporti possibilmente amichevoli con le altre nazioni e in particolare con quelle politicamente più importanti nel proprio continente e nel mondo intero specie in tempi di società globale.

Infine la politica doveva perseguire e tutelare i grandi valori della libertà e dell’eguaglianza, senza mai abbandonare la tutela di uno di quei due valori che in quel momento non aveva dalla sua la maggioranza del popolo, ma che non poteva e non doveva in nessun caso scomparire. Un paese che gode della massima libertà ma con notevole distacco dall’eguaglianza sociale deve tuttavia tutelarne quel valore e viceversa. Una libertà senza eguaglianza affida il bene comune ai gruppi più forti, specie economicamente, di quel Paese se invece è l’eguaglianza a trionfare e la libertà a scomparire siamo a un passo dalla dittatura come del resto è accaduto in Russia.

Quei due valori sono dunque fondamentali entrambi e per mantenerli come tali occorre realizzare il mandato che ci viene dal pensiero di Montesquieu: una struttura politica di poteri separati l’uno dall’altro anche se al vertice debbono condividere lo stesso obiettivo e cioè la realizzazione del bene sociale attraverso la separazione dei poteri: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. Quei poteri separati debbono tuttavia perseguire il medesimo fine che è appunto il bene comune e questo è assicurato da un vertice che alla tutela di quel fine è dedicato. Di solito si tratta del presidente della Repubblica e di una Corte non giudiziaria ma costituzionale che giudica infatti la costituzionalità degli atti compiuti dai singoli poteri.

Per restaurare e rinnovare la democrazia occorre un partito che col populismo non abbia nulla a che vedere e che pensi alla politica che abbia una P maiuscola come usava Aristotele. Quella maiuscola significa appunto una politica che persegua il bene comune in tutti i suoi aspetti, che non sono soltanto quelli economici e sociali, ma si compendiano appunto nella libertà e nell’eguaglianza, entrambe tutelate da appositi organi istituzionali. Avevamo sperato che il Pd fosse lo strumento politico per la realizzazione o il mantenimento o la maggiore efficienza e comunque l’atmosfera politica del Paese e del continente cui apparteniamo e questo era infatti la finalità del Partito democratico quando è nato dieci anni fa. E non voglio dire che sia scomparsa questa finalità, ma dico che è in pericolo e che il Partito democratico oscilla molto da questo punto di vista. Purtroppo Renzi ha il carattere che ormai conosciamo. Speravo che l’avesse cambiato e ne ero felice. Vedo che non è avvenuto ed anzi ha rifatto un passo indietro dalla strada appena imboccata.

Ora deve scegliere tra ritorno all’idea del partito aperto e un organo di consultazione e di attuazione di quanto deciso, oppure populismo fino in fondo all’insegna del “comando io” e allora, come Grillo e Salvini, diventeremo il peggio del peggio.

vivicentro.it/editoriale
vivicentro/Scorciatoie populiste, gli errori più gravi di Matteo Renzi
repubblica/Scorciatoie populiste, gli errori più gravi del leader di EUGENIO SCALFARI

Al San Paolo c’era anche Ciro, il bambino-eroe di Ischia: per lui una sorpresa speciale

Pubblico delle grandi occasioni quello presente ieri al San Paolo. In tribuna d’onore era presente anche il piccolo Ciro, il bambino salvato dalle macerie del terremoto di Casamicciola. Nel pre-partita il Napoli lo ha ospitato all’interno degli spogliatoi e Christian Maggio gli ha regalato una maglia autografata e un gagliardetto. Lo riporta l’edizione odierna de Il Mattino.

Non è stato un pareggio di contrabbando: l’Inter si è andata a cercare il punto

L’inter è riuscita a bloccare sullo 0-0 il Napoli al San Paolo. L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport esalta la prestazione dei nerazzurri:

“Pensavano fosse fortuna, invece era bravura. A Napoli un’Inter solida, ben messa, autorevole. Grande prestazione e pareggio che vale quanto una vittoria. Luciano Spalletti è autorizzato a entrare nel ristretto club di chi ambisce allo scudetto. Il Napoli resta capolista con due punti di vantaggio, ma per la prima volta non vince e non segna, particolare quest’ultimo di certo rilievo. L’Inter ha smorzato l’alta velocità sarriana, di frequente l’ha deviata su binari morti. Samir Handanovic è stato strepitoso in tre-quattro occasioni, ma affidarsi a un grande portiere non è una colpa. E per par condicio va detto che Reina non è rimasto a guardare, un paio di volte – specie in un’occasione su Borja Valero – il portiere azzurro ha salvato la porta. Senza dimenticare che Albiol ha sventato sulla linea un quasi gol di Vecino. No, non è stato un pareggio di contrabbando. L’Inter è andata a cercarsi il punto e se l’è meritato”.

“La vostra Lega è incapace o impazzita?” Sarri svela le parole di un dirigente del City

“La vostra Lega è incapace o impazzita?” Sarri svela le parole di un dirigente del City

Attraverso il suo profilo Twitter, il giornalista Tancredi Palmeri anticipa una battuta di Sarri in un’intervista a Radio Rai che sarà trasmessa oggi: “Un dirigente City,cui non rivelerò nome,vedendo calendario del Napoli mi ha chiesto se la Lega fosse incapace o di fuori”. Il Napoli ha giocato in sei giorni con Roma, City e Inter.

Bombe carta sul settore ospiti del San Paolo: ci saranno sicuramente sanzioni

Come riporta l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, in occasione del match tra Napoli e Inter sono state lanciate ben sei bombe carta all’indirizzo del settore ospiti. sei forti boati che hanno speventato il pubblico presente al San Paolo e che per fortuna sono finiti sulla rete metallica che protegge l’anello inferiore dove c’erano 800 tifosi dell’Inter. Di sicuro ci saranno delle sanzioni alla società di De Laurentiis da parte del giudice sportivo.

Sembrava che l’Inter sapesse tutto del Napoli

Sembrava che l’Inter sapesse tutto del Napoli

La Gazzetta dello Sport scrive: “La formazione di Spalletti è stata esemplare per fase difensiva. C’era quasi sempre una maglia nerazzurra a intorbidire l’ultimo passaggio napoletano. Più di una volta il Napoli è stato costretto a forzare l’ultima giocata, specie con Insigne. Sembrava che gli interisti sapessero tutto dei meccanismi sarriani, ogni tentativo del Napoli trovava una risposta. Spalletti ha preparato la gara come meglio non avrebbe potuto con altri mezzi rispetto a Guardiola in Champions è riuscito lo stesso a frenare la corsa del Napoli”.