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I contatti Mosca-M5S: una foto che conferma un incontro alla fine del 2016

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Per la prima volta parla un testimone diretto dei contatti tra il Movimento Cinque Stelle e gli uomini della cerchia stretta di Vladimir Putin. Si tratta di Robert Shlegel, neanche trentacinquenne, fino al 2016 deputato della Duma: “Di Battista e Di Stefano? Ci sono piaciuti” spiega a Jacopo Iacoboni. E spunta anche una foto che conferma un incontro alla fine del 2016.

L’uomo di Putin per il web: “Perché ci interessa il M5S”

Parla Robert Shlegel, ex leader dei giovani putiniani di Nashi: “Di Battista e Di Stefano? Ci sono piaciuti. Loro il primo partito-Internet”

«Alessandro Di Battista e Manlio Di Stefano? Ci hanno fatto in generale un’impressione positiva, quando ci siamo incontrati. Se l’accordo poi è stato formalizzato? Se c’è stata una forma di aiuto, politico o finanziario? Questo deve chiederlo a Zheleznyak». Il quale, per ora, non ci ha ancora risposto.

Robert ShlegelPer la prima volta in Italia parla un testimone diretto di alcuni dei contatti russi tra il Movimento cinque stelle e uomini della cerchia stretta di Vladimir Putin. Si tratta di Robert Shlegel, neanche trentacinquenne, fino al 2016 deputato della Duma, dov’è stato capo dell’Expert Council della Commissione parlamentare per le politiche sull’informazione, l’information technology e le comunicazioni, e ex membro influente del gruppo della Duma per la creazione di un parlamento elettronico. Per la prima volta siamo in grado poi di pubblicare anche una foto di uno degli incontri dei grillini con gli uomini di Putin, incontri sempre o negati o estremamente minimizzati, e comunque mai adeguatamente pubblicizzati in Italia (l’incontro qui è con Di Battista e Di Stefano, avvenuto a fine marzo 2016 a Mosca, assieme al potentissimo e discusso Sergej Zheleznyak, uomo nella lista di politici e finanzieri russi sottoposti a sanzioni dall’amministrazione Obama).

Se i contatti dei grillini con Zheleznyak hanno cominciato ad emergere perché rivelati un anno fa dalla Stampa, la presenza e la testimonianza che ci rende Shlegel sono del tutto nuove. Anche Shlegel, sebbene non svolga più ruolo ufficiale, è un uomo assai influente, nel suo ramo. Benché ancora molto giovane, in Russia ha fatto parlare molto di sé perché fu a lungo il capo di Nashi, la gioventù putiniana, impegnata con tecniche sperimentali anche nel costruire eserciti di attivisti online pro Putin. Nel 2006 costruì uno studio di produzioni video dal basso, che faceva agit prop su Internet per Putin, con il meccanismo di video non sempre riconducibili direttamente a qualcuno, ma potentemente virali.

Fu lui a suggerire alla Commissione centrale del partito di formare un elenco di blog e siti per condurre operazioni di agitazione su Internet. Sempre lui a creare, in tandem con i vertici di VKontakte – il più grande social network in cirillico – gli account di tutti i deputati del partito di Putin. Il Guardian scrisse che, nell’agosto 2015, Anonymous International pubblicò un carteggio di mail hackerate ai danni di vari politici russi vicini a Putin, tra cui Shlegel, riguardanti «un attacco troll coordinato ai siti web di importanti organizzazioni giornalistiche americane e inglesi, tra cui New York Times, Cnn, Bbc, Usa Today, Huffington Post». Shlegel ha sempre negato questo tipo di critiche; e ha tra le altre cose tenuto contatti per i russi con Afd, il partito di estrema destra tedesco, e lo Jobbik. «In questo momento non faccio più politica in quanto tale, non sono più al partito», ci dice Shlegel. «Gli incontri col Movimento fanno parte di una serie di meeting internazionali. Non pianificammo un lavoro specifico. Noi eravamo interessati molto al loro lavoro perché sono diventati il primo di questi Internet-party, partiti nati con Internet».

Ci viene in aiuto, paradossalmente, un comunicato ufficiale reperito nelle pieghe del web in cirillico. Lo pubblica il sito di Russia Unita, il partito di Putin. In un incontro coi grillini si è parlato, si legge, di «format per una ulteriore cooperazione tra M5S e Russia Unita, esperienza nelle campagne elettorali e agenda internazionale». Il terzo punto riguarda, chiaramente, il no alle sanzioni a Mosca, noto caposaldo geopolitico grillino. Il primo spiega che – nel marzo 2016 – la cooperazione era così avviata da poter mettere a scopo di un meeting un «ulteriore» rafforzamento. Il secondo punto – esperienze, ossia (traduciamo noi) know how, di campagne elettorali – è ciò di cui la Russia di Putin è stata a modo suo maestra, la propaganda in questi anni dark.

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Gallerie chiuse, code chilometriche tra Castellammare e Vico Equense

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Gallerie chiuse, code chilometriche tra Castellammare e Vico Equense. Ancora disagi per la circolazione dovuti ai postumi del maltempo. Via Acton resta bloccata per via di detriti e fango

Gallerie di Varano e Privati ancora chiuse, lunghe code tra Vico Equense e il casello autostradale di Castellammare di Stabia, porta d’ingresso (e uscita) dalla rete autostradale per tutta la costiera sorrentina e grandi disagi dopo le precipitazioni intense di domenica, lunedì e martedì. Una bomba d’acqua che ha amplificato il rischio idrogeologico di un territorio dagli equilibri delicati, messi a repentaglio dalla lunga estate degli incendi.

E nonostante la tregua di ieri, i disagi persistono. In particolare per chi da Napoli è diretto in penisola sorrentina: resta infatti chiuso al traffico, in entrambe le direzioni, il tratto di strada statale 145, la cosiddetta “Sorrentina”, compreso tra gli svincoli di Castellammare centro e Castellammare Villa Cimmino. Ieri l’Anas ha comunicato che si procede ancora al ripristino della funzionalità degli impianti (danneggiata l’area della cabina di alimentazione delle gallerie Varano e Privati) e alla pulizia della carreggiata, sulla quale si è riversata, nei pressi dello svincolo di Gragnano, una consistente mole di fango, detriti e rami.

Ed è dunque dalla tarda serata di lunedì che il transito è deviato verso soluzioni alternative (l’ex statale 145 e l’ex statale 336 Agerolina): code chilometriche nelle prime ore, anche ieri traffico particolarmente intenso. Si lotta contro il tempo, con l’utilizzo di speciali pompe idrovore, anche perché un nuovo peggioramento è previsto per la giornata di oggi. I danni agli impianti vengono considerati particolarmente ingenti.

A Castellammare di Stabia resta chiusa al traffico anche via Acton, interessata da una frana e letteralmente invasa da melma e detriti: una ditta incaricata dal Comune ha lavorato ieri alla rimozione di fango, terriccio e arbusti. Anche qui il ripristino della viabilità è rinviato: automobilisti costretti a ripiegare sulla strada Panoramica per proseguire verso la penisola sorrentina.

Prova a tornare alla normalità anche Positano, il paese più colpita dal nubifragio, disagi alla fornitura idrica segnalati a Massa Lubrense, Sant’Agnello, Piano di Sorrento, Sorrento e Vico Equense.

E una frana ha interessato, lunedì, anche le pendici del monte Faito, invadendo la strada che collega la montagna a Vico Equense all’altezza della curva della Madonnina e isolando 70 residenti (tra cui 15 bambini), alcuni turisti e diversi commercianti. Rocce e detriti, una vera e propria valanga: due escavatori di una ditta già sul posto (impegnata nella realizzazione di muretti a secco per la Città metropolitana) lavorano per liberare l’unica via d’accesso per il Faito.

Nel frattempo, l’emergenza ha indotto a rinviare lo stop della Funivia, previsto dal 5 novembre a marzo: assicurerà la continuità territoriale con la montagna. All’Eav era arrivata la richiesta del presidente del Parco dei Monti Lattari, Tristano Dello Joio, volta a scongiurare “che qualcuno imprudentemente si avventuri in alternativa sulla strada del versante stabiese, comunque pericolosa e chiusa alla viabilità”. La funivia resta in servizio per residenti e operatori “per il tempo necessario al ripristino della viabilità della provinciale 269 che collega Vico Equense con il Faito”.

Problemi anche a Napoli, dove il plesso scolastico di via Madonnelle, nel quartiere Ponticelli, è stato chiuso in seguito alla caduta di calcinacci e di pannelli di controsoffittatura delle aule, causata dalle infiltrazioni d’acqua provocate dai violenti temporali dei giorni scorsi. Una relazione tecnica del Comune parla della necessità di “interventi consistenti che richiederanno qualche mese”. Secondo Legambiente, i danni del maltempo costano ogni anno alla Campania un miliardo di euro, con 505 Comuni esposti a rischio frana.

/la Repubblica

Sacchi contro Ventura: “Insigne deve giocare!”

Le sue parole

Insigne giocherà titolare contro la Svezia? Ci sono dubbi. Arrigo Sacchi sulla Gazzetta dello Sport la vede diversamente da Ventura: “Forse il sistema più gettonato è il 4-3-3. Oggi il più in forma e di maggiore classe è Insigne, un grande esterno che ha giocato per molto tempo (Pescara e nazionali giovanili) con Immobile, altro ragazzo generoso e in ottima condizione. Candreva nell’Inter è in un buon momento di forma e gioca all’ala destra, così come Insigne a sinistra e Immobile al centro. Mi permetto di dire che Ventura conosce tutti i sistemi di gioco e in questo caso avrebbe poche difficoltà a realizzare le proprie idee. Inoltre ci sono grandi alternative in avanti, con El Shaarawy e Bernardeschi. Al centro dell’attacco pure Zaza è in grande forma, ma ha giocato molto poco con Immobile. Il fortissimo Belotti, invece, è reduce da un infortunio, quindi ancora in una condizione non ottimale. A centrocampo Verratti, De Rossi e Parolo giocano da sempre a tre anche nei propri club, come Jorginho e Gagliardini. La difesa a tre, che poi in realtà diventa sempre a cinque, è sinonimo di una visione pessimistica, in contrasto con la storia e le convinzioni del c.t., che spesso ha schierato due difensori centrali, con i due esterni bassi pronti a marcare, come sono abituati a fare nei propri club i vari Florenzi, Darmian, Spinazzola, Zappacosta e D’Ambrosio”

Ranieri: “Il gioco del Napoli ruba gli occhi, hanno tenuto testa al City”

Le sue parole

Claudio Ranieri ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport:

Analisi del campionato partendo dalla prima della classe: il Napoli?

“Sta facendo grandi cose. Ha tenuto testa al City che è uno dei club più ricchi al mondo, in grado di compiere spese importanti. Il gioco del Napoli ruba gli occhi. Sarri è bravissimo”.

La Juventus?

“La solita. Può partire al rilento, ma poi te la ritrovi in testa, o a un passo dalla vetta. È la squadra che per cultura è più abituata a vincere e ciò le dà sempre un vantaggio in più”.

L’Inter.

“Spalletti ha preso subito in mano la situazione. Si vede la sua mano”.

La Lazio.

“Mi piace tantissimo. Simone Inzaghi sta compiendo un lavoro straordinario ed è ancora più eclatante che sia lì perché l’arrivo di Bielsa è saltato all’ultimo momento. Inzaghi è bravo anche nelle dichiarazioni e nel modo di gestire l’Europa League. È un torneo che va rispettato, per la fatica che comporta arrivarci, per il prestigio e per il ranking Uefa”.

La Roma.

“Alcuni erano scettici su Di Francesco perché non viene mai pesato il lavoro svolto in precedenza. Eusebio aveva fatto grandi cose a Sassuolo. È riuscito a coinvolgere i calciatori. Lo seguono e lo rispettano”.

La Samp al sesto posto è una sorpresa.

“Sono contento per Giampaolo. Lui, come Sarri, è un altro allenatore che sta arrivando tardi, ma è davvero bravo. Aggiungo al discorso l’Atalanta. È normale che paghi qualcosa in campionato perché l’Europa toglie energie fisiche e mentali, ma è giusto che in questa fase si sia puntato sulla dimensione internazionale. L’Atalanta tornava in Europa dopo un quarto di secolo ed è corretto cercare di arrivare il più lontano possibile”.

Roma, Di Francesco: “Mi ispiro anche a Sarri. Scudetto? C’è il Napoli in testa…”

Le sue parole

L’allenatore della Roma, Eusebio Di Francesco, ha parlato al Corriere dello Sport:

E per vincere lo scudetto come si fa? 
«Noi dobbiamo lavorare tanto per essere da scudetto. E ci stiamo attrezzando, conoscendo le nostre rivali. C’è il Napoli davanti che C’è il Napoli che gioca un gran bel calcio. Ma io sono convinto che resti la Juve la squadra da battere: la novità di questo campionato magari è che ci siamo tutti avvicinati di più a loro. E conta che noi siamo lì, pronti». 

Qual è la differenza della Juve? 
«L’abitudine a giocare grandi partite una dopo l’altra: campionato, Champions, campionato. Comprano giocatori adatti a questo tipo di stress, di mentalità. E poi ragazzi, hanno lo stadio di proprietà. Quello porta 10 punti in più in classifica». 

Una volta per tutte: a chi si ispira Eusebio Di Francesco? 
«Un po’ a tutti. Mi colpiscono Guardiola, Sarri. In generale amo gli allenatori che trasmettono il loro pensiero senza specchiarsi negli avversari. Ma mi piace anche imparare da me stesso, perché l’intuito è decisivo nelle scelte di un allenatore. Tra gli allenatori che ho avuto ho imparato molto da Capello per quanto riguarda la gestione del gruppo e da Zeman per la fase offensiva e per la cultura del lavoro: adesso tutti diciamo che la ripetitività degli esercizi in allenamento migliora i calciatori ma Zeman lo diceva trent’anni fa». 

Si può dire che Roma-Atletico e Roma-Napoli siano stati i suoi momenti di svolta? 
«Esattamente. Con l’Atletico non stavamo bene fisicamente ma abbiamo resistito, prendendo fiducia. Con il Napoli abbiamo perso perché abbiamo difeso troppo bassi. Io da mesi cercavo di spiegare il contrario e con quell’esempio, la squadra ha capito che doveva osare. Difendere avanzando, non arretrando». 

CTB Brescia: ERA D’OTTOBRE. Giovedì 9 novembre, 20:30; 22:30

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Era d’ottobre, la nuova lezione-spettacolo di Paolo Mieli, si apre con alcune immagini iconiche: la folla in tumulto immortalata nei fotogrammi di Ottobre, il film commissionato ad Ėjzenštejn dal governo sovietico per commemorare la rivoluzione bolscevica, e I funerali di Togliatti, il magnifico ed ambiguo quadro di Renato Guttuso che raffigura il feretro del “Migliore” circondato dai volti più importanti della storia del marxismo. Ma guardando bene sembra mancare qualcuno all’appello…
È proprio dalle omissioni di quel celebre dipinto che Paolo Mieli prende spunto per raccontare i cento anni che ci separano dalla Rivoluzione russa, provando a spiegare perché alcuni dei grandi protagonisti della storia – lunga un secolo – del comunismo (Lenin, Stalin, Togliatti, Dolores Ibarruri, Ho Chi Minh) sono rappresentati ed invece altri, come Lev Trockij, Krusciov, Mao, Fidel Castro, Che Guevara, Solženicyn, Pasternak, Dubcek, sono del tutto assenti…
A ognuno di questi personaggi è dedicato un ritratto nitido e non convenzionale, nel corso di un racconto che incrocia la guerra civile spagnola, il secondo conflitto mondiale, la destalinizzazione, i gulag, il dissenso sovietico, le lotte di liberazione, la rivoluzione cinese, quella cubana, la rivolta d’Ungheria, la primavera di Praga, la guerra di Corea e quella del Vietnam, per giungere alla stagione di Gorbaciov e al crollo del muro di Berlino.
Un viaggio affascinante che attraversa le luci e le ombre di una avventura politica straordinariamente complessa.
Una ricostruzione puntuale, senza eccessi, rigorosa, come si conviene ad uno storico di grande caratura. Un racconto avvincente di una pagina drammatica ed emozionante della storia del Novecento.
Con un omaggio finale inaspettato a questi cento anni di storia sempre in bilico tra utopia e tragedia.

Vendita biglietti: https://www.vivaticket.it/ita/event/era-d-ottobre/103405

Dettagli

Data:
giovedì 9 novembre
Ora:
20:30 – 22:30
Prezzo:
A partire da 16.80

Faito, oltre cento persone bloccate in casa. La rabbia e le richieste d’aiuto dei residenti

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Faito, oltre cento persone bloccate in casa. La rabbia e le richieste d’aiuto dei residenti

VICO EQUENSE – «Siamo isolati. Cominciano a scarseggiare i generi alimentari, i bambini non stanno andando a scuola, manca ormai anche la benzina nelle auto. Ci sentiamo abbandonati. Chiediamo aiuto alle istituzioni». È il grido disperato di Maria Toti, residente a monte Faito. Circa cento persone, come lei, da giorni sono bloccate nelle loro case sulla montagna, senza la possibilità di raggiungere il centro di Vico Equense.

A seguito del maltempo via Nuova Faito è stata completamente ricoperta di detriti, terreno e massi. Il costone danneggiato dagli incendi della scorsa estate ha ceduto. E adesso gli abitanti di Faito sono in trappola. Il servizio funivia attivato in via straordinaria per far fronte all’emergenza, nei giorni di maltempo viene sospeso perché anche i tecnici non riescono a raggiungere il centro di Faito per mettere in funzione l’impianto.

«Noi residenti abbiamo creato un gruppo il cui referente è in contatto con il presidente dell’ ente Parco dei monti Lattari Tristano dello Joio. Gli stiamo scrivendo i generi di prima necessità di cui abbiamo bisogno e lui si attiverà per farceli recapitare. Ma serve che le istituzioni intervengano presto per risolvere il problema».

/il Mattino

L’incognita delle urne si fa sentire sulla ripresa economica

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L’Ue migliora le stime sulla crescita del Pil italiano ma restano i dubbi sulla manovra e pesa l’incognita delle urne.

La ripresa e l’incognita delle urne

Chi osserva l’evoluzione della situazione politica italiana può legittimamente concludere che in Italia tutto stia andando piuttosto male. E convincersi, dopo i risultati della prova elettorale siciliana, che, con le prossime elezioni politiche, si vada verso una confusa situazione di difficile governabilità, nella quale per Parlamento e governo sarà estremamente arduo prendere una qualsiasi decisione importante.

Chi, invece, osserva i dati della congiuntura economica italiana può ragionevolmente pensare di essere in un altro Paese e deve darsi un pizzicotto per rassicurarsi di essere sveglio. Nell’ottobre di un anno fa, il Fondo Monetario Internazionale stimava che, nel 2017, il nostro prodotto interno lordo sarebbe aumentato dello 0,9 per cento; nell’ottobre di quest’anno ha dovuto rivedere sensibilmente al rialzo questo dato, portandolo all’1,5 per cento. Siamo quindi usciti dal territorio infido della crescita allo «zero virgola».

L’Istat, inoltre, ha registrato per settembre, oltre 150 mila disoccupati in meno e oltre 300 mila occupati in più rispetto al settembre 2016.

Certo, il livello pre-crisi è ancora lontano 3-4 anni, ma questo indica soltanto quanto siamo caduti in basso e quasi tutti gli indicatori economici oggi hanno un segno positivo. Per esprimerci in termini calcistici, non siamo più in zona retrocessione e possiamo ragionevolmente mirare, nei prossimi 2-3 anni, a raggiungere in maniera stabile la metà della classifica della (non certo altissima ma probabilmente sostenibile) velocità di crescita dei Paesi europei.

Oggi Bruxelles renderà pubbliche le sue valutazioni sull’economia italiana e evidenzierà il pericolo di un rallentamento della crescita, un deficit strutturale che si riduce di pochissimo. Ci inviterà a fare di più, non abbassare la guardia, come una maestra fa con un allievo che ha con fatica raggiunto la sufficienza. Abbiamo sfruttato abbastanza bene il vento favorevole della Bce grazie alle riforme, realizzate tra molti contrasti e usufruito di un sensibile abbassamento degli interessi pagati sul debito pubblico. Se il mondo avrà fiducia in noi, questi interessi non saliranno di molto.

In quest’ orizzonte di cauto miglioramento, la politica è, se non l’unica, certo la principale nota stonata: gli stessi italiani che stanno acquistando di più nei negozi (e su Internet) stanno andando a votare in numero sensibilmente minore. E per quelli che ci vanno, la situazione economica non figura certo tra gli elementi essenziali in base ai quali decidere quale lista sostenere. Del resto, guardando alle recenti polemiche politiche, si direbbe che, per i politici stessi, l’economia quasi non esista o che non abbia problemi. Nelle loro dichiarazioni ci sono promesse, non ci sono programmi, ci sono slogan, non analisi serie, ci sono orizzonti limitati, non ampi panorami.

Alle elezioni politiche mancano all’incirca 150 giorni, un tempo sufficiente, anche se non certo abbondante, per preparare e presentare programmi coerenti, per abbozzare proposte di futuro, per dialogare con i giovani che vorrebbero vedere in questi programmi le basi dei propri piani di vita, non la promessa, di incerta realizzazione, di qualche «mancetta» in più. Sarebbe importante che i leader politici, invece di pensare a sfide televisive relativamente vuote di contenuto, ci raccontassero quali sono i loro obiettivi per un’Italia migliore e come intendono realizzarli. Forse così diminuirebbe il numero dei giovani italiani che il futuro migliore lo vanno a cercare all’estero. Almeno sui grandi temi (crescita e struttura della produzione, occupazione, pareggio dei bilanci pubblici, attenuazione dei divari tra il Mezzogiorno e il resto del Paese) il cittadino dovrebbe esigere che gli venga presentato un disegno di fondo con i piani per realizzarlo.

Quest’«operazione futuro» non dovrebbe fermarsi alla politica. Agli imprenditori, e alle organizzazioni che li rappresentano, corre l’obbligo di non limitarsi a chiedere una riduzione del carico fiscale ma di svolgere anche una funzione propositiva su progetti di lungo periodo, sul loro finanziamento e sul loro controllo, un impegno di massima a realizzare determinati investimenti, magari di concerto con il settore pubblico: oltre a continuare a operare al meglio nell’immediato è loro dovere di guardare più lontano. Le organizzazioni dei lavoratori, dal canto loro, dovrebbero iniziare un processo mirante a valutare le necessità del lavoro «nuovo» e non a insistere soltanto nella, pur necessaria, difesa delle prerogative del lavoro «vecchio».

Ce la faremo? Ne abbiamo la possibilità. Altrimenti di qui a un anno rischiamo di sentire da Bruxelles e dai mercati finanziari toni ben più severi e di veder dissolversi i piccoli ma importanti miglioramenti sin qui realizzati.

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lastampa/La ripresa e l’incognita delle urne MARIO DEAGLIO

Piano di Sorrento, teppisti in azione nella stazione Eav

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Piano di Sorrento, teppisti in azione nella stazione Eav. La denuncia del presidente Umberto De Gregorio

Vandali in azione nella stazione Eav di Piano di Sorrento. Lo denuncia il presidente dell’Eav Umberto De Gregorio. “Il 15 maggio dello scorso anno – riferisce – avevamo inaugurato una bellissima opera di street art a Piano di Sorrento. La popolazione e gli utenti avevano gradito. Costo zero per Eav. Grande soddisfazione da parte dell’amministrazione comunale. Stanotte hanno annullato tutto. Non vandalizzato ma cancellato, ricoperto tutto con estrema precisione con una pittura grigia”.

“Un segnale: vogliamo annullare, riportare allo stato di partenza lo stato dei luoghi. Qualcuno – osserva De Gregorio – non gradisce quello che stiamo facendo, è evidente. Vogliono bloccare, annullare. Un vero peccato, una vera provocazione. Alla quale reagiamo nell’unico modo possibile: andiamo avanti con maggiore determinazione”.

/Ansa

Trent’anni di reclusione per Cosimo Pagnani: uccise la moglie con 12 coltellate

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Postiglione (Sa) – Uccise la moglie con 12 coltellate e, subito dopo, lo comunicò agli amici su Facebook con un post ingiurioso.
Cosimo Pagnani è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per aver assassinato Maria D’Antonio, sua consorte. Ieri pomeriggio la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza.

Era il 2014 quando l’uomo, a seguito di un litigio, colpì mortalmente la donna nella sua abitazione in presenza della figlia minorenne. La discussione era nata perchè Pagnani chiedeva di vedere più spesso la figlia, cosa che secondo l’uomo accadeva sempre più di rado da quando si era separato dalla moglie.

Così la uccise e lo comunicò subito su Facebook. Ora Cosimo dovrà scontare la sua pena e pagare 50mila euro a favore della figlia e di due fratelli di Maria D’Antonio.

 

Si ferma anche Maksimovic, ecco quali sono le condizioni del centrale serbo

Il difensore del Napoli, Nikola Maksimovic non partirà per il ritiro con la Nazionale Serba. L’ex Torino, secondo quanto riporta l’edizione odierna del quotidiano Il Corriere dello Sport, ha lamentato dei problemi al ginocchio, che gli impediranno di prendere parte al doppio impegno con Cina e Corea del Sud. Il centrale partenopeo però non tornerà a Castel Volturno, bensì resterà in patria per svolgere le terapie di riabilitazione e tornare quanto prima a disposizione del tecnico degli azzurri, Maurizio Sarri.

Bloccati i fondi per la ristrutturazione del San Paolo, ecco perchè

I lavori di ristrutturazione dello Stadio San Paolo rischiano di non poter partire per i conosciuti motivi di dissesto finanziario del comune di Napoli. A dare la notizia è stata l’edizione odierna del quotidiano Il Mattino, il quale scrive che la Corte dei Conti ha bloccato tutte le spese come quello della ristrutturazione dell’impianto napoletano. Nel frattempo il sindaco Luigi De Magistris ha presentato ricorso presso Palazzo Madama ed attende risposte positive da Roma. Seguiranno aggiornamenti.

Pompei: ambulanze non a norma e falsificazione di documenti. Denunciato il presidente di una nota associazione di volontariato

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Pompei – G.B, il presidente dell’associazione di volontariato sita in Via Nolana, è stato denunciato per i reati di falsificazione, contraffazione di documentazione sanitaria e truffa ed abuso edilizio.

I poliziotti hanno scoperto, infatti, che l’uomo aveva falsificato l’autorizzazione sanitaria di una delle ambulanze utilizzate dall’associazione, mentre le restanti avevano l’assicurazione scaduta da diversi mesi ma comunque prestavano servizio per il 118.

Il 70enne aveva anche edificato un deposito per le ambulanze senza alcuna autorizzazione, e un altro locale, per uso abitativo, in un’area in cui vige il divieto di costruzione.

Vrsaljko è l’obiettivo numero 1 per la fascia sinistra, ecco la situazione attuale

L’obiettivo numero 1 per la fascia sinistra del Napoli è Sime Vrsaljko, il quale sta trovando poco spazio all’Atletico Madrid. A riportarlo è l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport: “Cristiano Giuntoli ha individuato il difensore da ingaggiare a gennaio. Nella lista ristretta di nomi, il ds azzurro avrebbe deciso di puntare su Vrsaljko”. Ma lui dopo l’infortunio dello scorso maggio vorrebbe essere protagonista e non essere relegato in panchina: “Una condizione che potrebbe vivere anche a Napoli nel momento in cui Ghoulam ritornerà tra i disponibili. E questo potrebbe essere l’unico ostacolo per la riuscita della trattativa. Se l’esterno croato chiederà garanzie in questo senso, allora la questione potrebbe raffreddarsi. Nei prossimi giorni si avranno maggiori indicazioni sullo stato dell’operazione”.

Allan, si lavora al suo rinnovo. Ecco quando potrebbero esserci le firme

Dopo aver superato quota 100 presenze con la maglia del Napoli, il centrocampista azzurro Allan è pronto al rinnovo di contratto. A riportarlo è l’edizione odierna del quotidiano La Gazzetta dello Sport. Ecco uno stralcio dell’articolo della rosea:  “Allan nello spogliatoio come in città si trova benissimo e sia Sarri che Giuntoli stravedono per lui. Dunque, le possibilità che il matrimonio continui anche oltre il 2019 sono elevate e si è cominciato a parlarne per tempo onde evitare situazioni «modello Ghoulam». L’ottimismo delle parti in causa lascia immaginare che per la prossima primavera ci potrebbero essere le firme”.

Verso Cosenza – Juve Stabia. Valter Leone: I calabresi non attraversano un periodo facile. Occhio all’ex Baclet

E’ intervenuto ieri al Pungiglione Stabiese, programma di approfondimento sulla Juve Stabia in onda ogni lunedì sulla pagina Facebook di ViViCentro, il giornalista Valter Leone, che ci ha parlato del Cosenza, prossimo avversario delle Vespe.

Questa l’analisi di Leone:

Il Cosenza sta disputando una stagione a dir poco tribolata. Forse sono state sbagliate le previsioni e le programmazioni di inizio stagione, a prescindere dagli allenatori, prima Fontana ed ora Braglia. Chi ha costruito la squadra deve interrogarsi su cosa è stato fatto.

Personalmente già mesi fa ero molto scettico sul Cosenza, anche ai tempi di Fontana. Non parlo del carattere dell’ex allenatore rossoblu, quanto piuttosto di aspetti di campo. Quello che ha fatto vedere Fontana nel primo periodo qui, per gioco e schemi, era un qualcosa che a Cosenza non si vedeva da anni. Era però chiaro che i calciatori in rosa non fossero adatti al gioco voluto da Fontana; dal punto di vista tecnico alcuni calciatori sono stati sopravvalutati per questa categoria.

Stesse considerazioni per Braglia, attuale allenatore. E’ un tecnico differente, pragmatico e che bada al sodo. Nonostante le differenze rispetto a Fontana, non è cambiato nulla: la situazione resta difficilissima. Dunque è la qualità della rosa il punto dolente ed è un fattore che va imputato a chi ha costruito la rosa.

Va inoltre detto che quando una squadra, costruita sulla carta per altri obiettivi, si trova impantanata nelle zone basse della classifica, risulta ancora più difficile tirarsene fuori. A ciò si aggiunga un ambiente che ora mal sopporta i pochi risultati del Cosenza. La difficoltà mentale si è vista anche nella gara di Lecce; una partita ben giocata ma dove il Cosenza è crollato non appena ha subito la rete dei leccesi.

La gara di sabato contro la Juve Stabia? Faccio molta difficoltà ad individuare un calciatore del Cosenza che possa mettere in difficoltà le Vespe. C’è Baclet, che conoscete bene, il quale sta segnando poco ma che sta dando un grande contributo alla squadra; si è presentato tirato a lucido fin dal ritiro e sta recitando la parte del trascinatore. Faccio inoltre il nome di Mungo, che pure sta disputando partite importanti.

Provvedimenti della società? Interpretare le intenzioni della Presidenza è pura utopia. Ci sono calciatori ormai privi di stimoli, elementi che si aspettavano di fare una stagione diversa ed altri da cedere. Il problema è trovare qualcuno che si accolli i contratti comunque lunghi e rilevanti di questi calciatori. Terrei d’occhio anche la posizione di del D.S. Trinchera, non al sicuro da scossoni.

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L’Ue promuove la crescita italiana ma non il deficit

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L’Ue migliora le stime sulla crescita del Pil italiano ma restano i dubbi sulla manovra. Come scrive Marco Bresolin, nelle stime che Bruxelles pubblicherà oggi si passerà dal +0,9% del Pil indicato in primavera a un più incoraggiante +1,5%. Esattamente lo stesso valore indicato da Roma nella bozza di manovra spedita il mese scorso alla Commissione. Quanto alla finanziaria il “buco” indicato dall’Ue ammonta a 3,5 miliardi. Per Mario Deaglio “sulla ripresa pesa l’incognita delle urne”.

L’Ue: crescita più forte, ma nella manovra mancano 3,5 miliardi

Oggi le stime di Bruxelles, il 22 il giudizio sulla finanziaria

BRUXELLES – Un notevole balzo avanti della crescita e il debito pubblico che inizia effettivamente a scendere. Dopo le nubi dei mesi scorsi, sui conti pubblici italiani iniziano a splendere alcuni raggi di sole. Non lo dice il Tesoro, ma la Commissione Ue. Che solitamente è molto più prudente dei governi (in particolare del nostro). Oggi infatti Bruxelles rivedrà al rialzo le sue previsioni di crescita per il 2017: secondo quanto risulta a La Stampa, si passerà dal +0,9% del Pil indicato in primavera a un più incoraggiante +1,5%. Esattamente lo stesso valore indicato da Roma nella bozza di manovra spedita il mese scorso alla Commissione.

C’è però un neo, che rischia di rovinare i festeggiamenti. Perché i conti non tornano nella casellina dedicata al deficit strutturale, quello calcolato al netto del ciclo economico e delle misure una tantum. È da questo numero che dipende il giudizio sulla manovra. E le cifre sono ancora molto diverse. La differenza principale riguarda il miglioramento del saldo strutturale, condizione-chiave per il rispetto delle regole del Patto di Stabilità. A prima vista, l’Italia è ampiamente fuori. Ballano quasi tre miliardi e mezzo e si rischia una «deviazione significativa»: questo vuol dire che il giudizio positivo sulla manovra (atteso per il 22 novembre) è tutt’altro che scontato. Padoan dovrà trattare ancora con la sua controparte Ue, rappresentata dal vicepresidente Valdis Dombrovskis e dal commissario Pierre Moscovici. E certamente non potrà permettere al Parlamento di tirare la corda.

Stando ai parametri lordi, al netto della flessibilità, l’Italia dovrebbe migliorare il proprio deficit strutturale di uno 0,6% del Pil, oltre 10 miliardi di euro. Prima dell’estate, però, il governo e la Commissione avevano raggiunto un’intesa informale che prevedeva un dimezzamento dello «sforzo strutturale»: 0,3% anziché 0,6%. In pratica un maxi-sconto di cinque miliardi che a Bruxelles hanno deciso di chiamare «margine di discrezionalità». Uno spazio di manovra che la Commissione si è presa, in deroga alla matrice del Patto, per trovare il giusto equilibrio tra risanamento dei conti e sostegno alla crescita.

Si parte dunque dallo 0,3%, che il governo ha promesso di fare nella sua bozza di manovra: nel testo mandato a Bruxelles il deficit strutturale è fissato a quota 1,3% nel 2017 e a quota 1% per il 2018. Il miglioramento è dunque pari allo 0,3%. Ma secondo i calcoli fatti nelle scorse settimane dai tecnici della Commissione, lo sforzo reale sarebbe solo dello 0,2%. Motivo per cui era stata inviata una lettera con richiesta di spiegazioni. Metodologie di calcolo differenti, si era giustificata l’Italia. Dalla tabella che verrà resa nota oggi, però, lo scostamento è ancora più ampio. La Commissione vede un miglioramento del saldo strutturale minore: solo 0,1%. Per il 2017 indica infatti il 2,1%, che scende a quota 2% nel 2018. Molto potrebbe dipendere dagli arrotondamenti (si usa un solo decimale), ma lo scostamento con i dati italiani è comunque significativo. E c’è il rischio di una deviazione anche per l’anno in corso: in primavera la Commissione aveva indicato il 2% per il 2017 (oggi il 2,1%).

La consolazione arriva dalla crescita, che balza all’1,5% nel 2017. Le previsioni per i prossimi anni sono invece un po’ meno ottimistiche del governo: Bruxelles indica l’1,3% per il 2018 e l’1% per il 2019 (l’Italia aveva fissato l’1,5% per l’intero triennio). Buone notizie anche sul debito pubblico, che Bruxelles vede in discesa: 132,1% per l’anno in corso, 130,8% per il prossimo e 130% nel 2019. In calo anche il deficit nominale: 2,1% nel 2017 che scende a quota 1,8% nel 2018.

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vivicentro/L’Ue promuove la crescita italiana ma non il deficit
lastampa/L’Ue: crescita più forte, ma nella manovra mancano 3,5 miliardi MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

Giornalisti Rai aggrediti dal clan Spada

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Un troupe della Rai aggredita a Ostia dal fratello del boss Carmine Spada. Il motivo? Un’intervista sul contributo del clan al successo elettorale di CasaPound. Il giornalista Daniele Piervincenzi si prende una testata che gli frattura il naso e denuncia: “Mi ha colpito solo perché gli ho fatto delle domande”. Il picchiatore si difende: “Basta giornalisti, la pazienza è finita”. Ora indaga la Direzione distrettuale antimafia.

Ostia, troupe Rai aggredita dal clan Spada

Testata e frattura al naso per il giornalista: «Mi ha colpito solamente perché gli ho fatto delle domande». Il picchiatore è il fratello del capo mafioso: «La pazienza è finita». Aperto un fascicolo, indaga l’Antimafia

ROMA – Sono bastate un paio di domande sul contributo del clan Spada al successo elettorale di CasaPound per il X Municipio di Roma, quello di Ostia (un 9 per cento che pesa) a scatenare la pesante aggressione di Roberto Spada ai danni di Daniele Piervincenzi, inviato del programma Rai «Nemo-Nessuno Escluso».

Daniele Piervincenzi (dx) e Roberto SpadaIl giornalista era andato a trovare Spada, che è fratello del più noto Carmine, boss della malavita locale condannato a 10 anni per estorsione col metodo mafioso, davanti alla palestra di proprietà della famiglia, per chiedergli del suo endorsement per Luca Marsella, candidato di CasaPound con il quale era anche ritratto in una foto amichevole. Indispettito, Roberto Spada ha colpito al volto con una testata Piervincenzi procurandogli la frattura del setto nasale. Non contento, ha rincorso il giornalista con una sbarra di ferro e ha continuando a colpirlo sfogando la sua ira anche sull’operatore Edoardo Anselmi, che insieme a Piervincenzi stava cercando di completare il servizio giornalistico. Mentre Anselmi non ha riportato fortunatamente grossi danni, è andata molto peggio a Piervincenzi che a seguito dell’aggressione è stato prima controllato all’ospedale Sant’Eugenio e infine operato d’urgenza ieri mattina presso una clinica privata dalla quale è uscito con una prognosi di trenta giorni. «Mi ha picchiato perché facevo domande. Spada dovrebbe chiedere perdono a Ostia», ha dichiarato l’inviato Rai.

Sulla terribile aggressione indagano i carabinieri del Gruppo di Ostia, coordinati dal procuratore aggiunto di Roma con delega alla Dda, Michele Prestipino. Gli inquirenti – che hanno acquisito oltre alla denuncia del giornalista, anche i video dell’aggressione e il referto medico – hanno aperto nella giornata di ieri un fascicolo con ipotesi di reato lesioni gravissime. Non è escluso – visto il calibro criminale della famiglia Spada – che in caso di arresto i magistrati possano decidere di contestare a Roberto l’aggravante del metodo mafioso, anche in virtù dell’atteggiamento minaccioso tenuto dallo stesso Spada nella vicenda.

Spada Roberto, msg su suo FB

Il picchiatore si è difeso su Facebook. «Voleva entrare per forza nella palestra e ha spaventato mio figlio. Voi cosa avreste fatto?», ha scritto giustificando l’aggressione e raccogliendo numerosi consensi tra i suoi contatti. «Hai fatto bene», replicano alcuni. «Siamo tutti Spada». «Invece di descrivere le cose realmente avvenute, parlano di altro e mettono in mezzo gente che non c’è. Giornalista mestiere di m…». Unanime invece lo sdegno da parte del mondo politico. «Violenza clan Spada inaccettabile. Solidarietà a giornalista e film maker aggrediti a Ostia. Fermeremo criminalità e estremismi a Roma», dice la sindaca, Virginia Raggi. E il segretario del Pd, Matteo Renzi, parla di «un atto dal terribile valore simbolico». Il premier, Paolo Gentiloni, ha chiamato direttamente Piervincenzi per esprimere «la propria solidarietà per la brutale aggressione». «Un atto molto grave – ha detto il ministro dell’Interno Marco Minniti – anche perché è stato colpito un organo di stampa in campagna elettorale».

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lastampa/Ostia, troupe Rai aggredita dal clan Spada EDOARDO IZZO

Piaggio Cosa, la Vespa rinnovata e rinnegata

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Nel 1988, Piaggio decise di rendere più moderna la linea della Vespa PX, ridisegnandola e conferendole forme più spigolose, nacque così la Piaggio Cosa.

2 Piaggio Cosa ad un raduno
2 Piaggio Cosa ad un raduno

Si tratta del classico scooter piaggio a marce prodotto presentato nel 1987, al motor show di Milano, che mantiene l’impostazione classica a due tempi.

Inizialmente fu dato alla nuova motoretta il nome di Vespa R (“Rinnovata”), in classico stile Fiat che era solito rinominare con la lettera R molte delle ultime serie delle automobili prodotte.

Ma quando partì la produzione, il veicolo fu battezzato “Piaggio Cosa”.

Tra le principali innovazioni la Piaggio Cosa, che è di fatto uno degli scooter a marce con le migliori soluzioni meccaniche di tutte, poteva contare anche su uno spazio sotto la sella per contenere un casco jet. Tra l’altro la Piaggio Cosa poteva vantare un innovativo sistema frenante idraulico capace di azionare entrambi i freni a tamburo simultaneamente.

Piaggio Cosa di Michele Del Giudice
Piaggio Cosa di Michele Del Giudice

 

La strumentazione si presentava molto più completa rispetto alle altre vespa, con tachimetro, contagiri e diverse spie. Le frecce erano incassate nello scudo frontale mentre il faro posteriore era incassato sotto la targa. Anche la leva della frizione fu ridisegnata per consentire un utilizzo più confortevole ed efficace.

Il nome ‘Piaggio Cosa’, tuttavia, sembra che non sia stato ben accettato dai vespisti, al punto che lo scooter non ha riscosso il successo commerciale che avrebbe sicuramente meritato. Avere, in qualche modo, rifiutato la denominazione ‘storica’ di Vespa, ha influito negativamente sulla fama della motoretta, che non ha mai decollato come tutte le altre vespa lanciate nel corso degli anni dallo storico marchio italiano.

Ad oggi, il circolante della Piaggio Cosa è molto inferiore numericamente rispetto a qualsiasi altra Vespa, ma può contare su molti appassionatissimi che si divertano anche ad organizzare dei raduni in tutta Italia con anche un gruppo facebook dedicato.

Raduno Vespa a Napoli
Raduno Vespa a Napoli

 

Visita il sito del museo piaggio.

Piaggio Cosa
Piaggio Cosa

Dj Fabo, inizia il processo a Cappato con video choc

Marco Cappato rischia fino a 12 anni di carcere per aver aiutato Dj Fabo a morire. L’esponente dell’Associazione Luca Coscioni per cui la Procura aveva chiesto l’archiviazione poi impugnata, è pronto per il processo che lo vede accusato di istigazione al suicidio: «Mi sono autodenunciato perchè ci deve essere un’assunzione di responsabilità. Ho chiesto di andare a processo con rito immediato perchè è un’occasione per verificare quali sono i diritti di scelta di chi vuole interrompere la propria sofferenza ma anche di chi vuole continuare con le terapie».

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

Nella richiesta di archiviazione dello scorso luglio, i pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini parlavano di un vero e proprio “diritto a una morte dignitosa”. Il diritto alla dignità – secondo i pm – deve prevalere sul diritto alla vita. Dj Fabo era diventato cieco e tetraplegico a seguito di un incidente e aveva più volte chiesto aiuto per porre fine a quella vita divenuta insopportabile e non più degna di essere vissuta. Per il giudice Gargiulo, invece, questo diritto al suicidio o “a morire con dignità” non esiste perchè non è previsto dal’ordinamento italiano.

IL PROCESSO E IL VIDEO CHOC

I pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini hanno ottenuto il permesso di proiettare  il video choc dell’intervista rilasciata da dj Fabo a ‘Le Iene’. Nel giorno in cui si apre il processo, l’associazione Luca Coscioni ha dato vita a una “campagna sul web con l’hashtag #ConCappato, per quanti vorranno sostenere simbolicamente sui social o più concretamente con una donazione sul sito concappato.associazionelucacoscioni.it la coraggiosa azione legale”.
Il processo potrebbe arrivare a sentenza già tra gennaio e febbraio, dopo le due udienze fissate per il 4 e il 13 dicembre dedicate all’ascolto dei pochi testimoni, tra cui anche il medico-anestesista Mario Riccio che seguì il caso Welby, la madre e la fidanzata di Antoniani, e alla proiezione del video choc.