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E’ morto Jhonny Hallyday, aveva 74 anni

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E’ morto nella sua abitazione questa notte la star del rock francese Jhonny Hallyday

Questa mattina si è spento nella sua abitazione a 74 anni Johnny Hallyday, icona del rock francese. L’uomo soffriva da tempo di un tumore ai polmoni. A comunicare la sua scomparsa è stata la moglie, incredula ancora dell’accaduto. Un mese fa, scrive ‘Le Mondè, l’artista era stato ricoverato per problemi respiratori e dopo sei giorni passati nella clinica Bizet a Parigi, aveva deciso di tornare a casa, a Marnes-la-Coquette. Johnny Hallyday, pseudonimo di Jean-Philippe Smet, era nato il 15 giugno 1943 a Parigi da padre belga e madre francese. Iniziò la sua carriera negli anni ’60 e in patria è considerato uno dei più grandi artisti dell’industria discografica. In una nota pubblicata stanotte, il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso il suo cordoglio per la morte del cantante. «Tutti ci portiamo dentro qualcosa di Johnny Hollyday» ha detto Macron. In oltre 50 anni di carriera, Hallyday ha venduto oltre 100 milioni di dischi, sfornando successi come ‘Ma guelè, ‘Oh, ma jolie Sarah’ e ‘Que je t’aimè.

Juve Stabia – Corona a “Il Pungiglione Stabiese”: Fa male vedere Manniello solo, serve ritrovare la passione di un tempo

È intervenuto a “Il Pungiglione Stabiese”, programma sulla Juve Stabia in onda ogni lunedì sulla pagina Facebook di ViViCentro, Giorgio Corona, eroe della promozione in Serie B del 2011.

Questa l’analisi di Corona:

Seguo sempre la Juve Stabia e sono rimasto legatissimo al Presidente Manniello, grande intenditore di calcio, che sento spesso. Mi fa sempre piacere parlare di Juve Stabia; dispiace che però Manniello sia stato lasciato sempre più da solo. Come ho già detto, lo sento spesso e mi ha trasmesso questa sua amarezza.

La gente non capisce quanto sia difficile portare avanti in modo ambizioso una società senza l’aiuto delle componenti locali. Ci sono corazzate che spendono ogni anno tanti soldi ma senza avere i risultati sperati, come ad esempio il Lecce. È facile quindi capire come le cose siano ancora più difficili per una società piccola come la Juve Stabia. Posso solo sperare che la passione di tutto l’ambiente si riaccenda e torni a sentirsi quella sensazione di gruppo, di famiglia che coinvolgeva tifosi, città e squadra di quando ero anche io a Castellammare.

Le poche presenze allo stadio sono a mio avviso espressione delle aspettative troppo alte che ci sono sulla Juve Stabia. Ora si punta, nella mente degli appassionati, a vincere il campionato e non si comprende che i tempi sono difficili. È assurdo perché il Menti è sempre stato il dodicesimo uomo in campo: era uno stadio trascinante. Poi, secondo me, in tanti da quelle parti preferiscono tifare Napoli…questo è un fattore che incide.

La gara di Siracusa? Nella nostra stagione magica fu una tappa importante; vi svelo che prima della gara interna del Menti, in quella stagione, cambiai le scarpe e feci due gol dei cinque della Juve Stabia. È un retroscena che ricordo con piacere. Ovviamente quest’anno parte il Siracusa come favorito, però in Lega Pro non esistono partite scontate; penso che sarà una bella partita, dal risultato incerto.

Favorita per la vittoria finale? A me piacerebbe vedere risalire in Serie B il Trapani, ma anche Lecce e Catania sono organici importanti. Fino all’ultimo sarà tutto in bilico ma non credo che la rosa delle favorite possa allargarsi. Se la giocheranno queste tre.

Nella Juve Stabia manca una punta centrale? Forse sì, ma non può essere un attaccante di 43 anni come me! Scherzi a parte, lo penso anche io ma in questo caso ci si lega ad un discorso più ampio. Nel calcio di oggi l’attaccante di peso non ha più il ruolo centrale di un tempo, si preferiscono altri tipi di calciatore.

Per la Juve Stabia la cosa fondamentale è rimanere in categoria e, dopo, entrare tra le prime dieci. Le Vespe devono pensare solo alla squadra che c’è avanti, senza guardare più lontano. L’ideale sarebbe centrare i playoff in una posizione che consenta di giocarsela, come accadde a noi nel 2011.

Il divorzio con l’Atletico Catania? Mi conoscete: sono una persona di parola. Non è stata una questione di soldi, ma solo di parola data. Per me la priorità è la squadra e vedendo tanti ragazzi che non riescono ad avere i 200/300 euro al mese che gli sono stati promessi, ho preferito farmi da parte. Dopo che sono andato via io, si sono dimessi tutti. A me dispiace molto: lo scorso anno sono arrivato a stagione in corsa ed abbiamo vinto il campionato. Quest’anno si è partiti con l’ambizione di crescere ma solo a parole. Contano i fatti e di fatti ne sono stati fatti pochi a fronte di tante parole.

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La scelta di Trump su Gerusalemme. Oggi l’annuncio ufficiale

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Donald Trump riconosce Gerusalemme come capitale di Israele e sposta l’ambasciata da Tel Aviv. Oggi è atteso l’annuncio della Casa Bianca, anche se nessun trasferimento avverrà prima di sei mesi. Il mondo arabo insorge, la decisione rischia di innescare nuovi conflitti in Medio Oriente. I palestinesi annunciano tre giorni di collera. Ma, come scrive Giordano Stabile, il presidente americano “potrebbe tirare fuori dal cilindro il riconoscimento di Gerusalemme solo a Ovest”.

La scelta di Donald Trump: Gerusalemme capitale d’Israele

Il presidente americano telefona al leader dell’Anp e gli comunica la decisione. L’ambasciata via da Tel Aviv, ma non prima di sei mesi. Oggi l’annuncio ufficiale

NEW YORK – Il presidente Trump ha informato il leader dell’Autorità palestinese Abbas che riconoscerà Gerusalemme come capitale di Israele, e sposterà l’ambasciata da Tel Aviv. Tuttavia, lo spostamento non avverrà prima di sei mesi. Fonti di Washington hanno comunicato infatti che Trump firmerà una proroga che lascerà la rappresentanza diplomatica Usa per un altro semestre a Tel Aviv. L’annuncio formale – ha specificato la Casa Bianca – arriverà oggi, durante un discorso in programma alla National Defense University, ma l’impatto sul processo di pace e la stabilità della regione dipenderà dai dettagli.

Se il capo della Casa Bianca assegnerà l’intera città allo Stato ebraico, specificando i tempi del trasferimento della sede diplomatica, la nuova intifada minacciata da Hamas rischierà davvero di esplodere e ogni negoziato verrà bloccato. Se invece farà una dichiarazione generica, lascerà aperta la porta alla designazione della zona Est come capitale del futuro Stato palestinese, e rimanderà i lavori per l’ambasciata, gli effetti negativi potrebbero essere contenuti

Una legge approvata dal Congresso nel 1995 già riconosce Gerusalemme come capitale di Israele e impegna il governo americano a spostare la sua sede diplomatica. Finora, però, ogni sei mesi tutti i presidenti americani hanno firmato un «waiver», una rinuncia, per rimandare il trasferimento, proprio perché l’accordo di Oslo del 1993 prevede che il destino della città verrà deciso solo nell’ultima fase del negoziato di pace, e anticiparlo bloccherebbe il negoziato scatenando la violenza.

Durante la campagna elettorale Trump aveva promesso di spostare l’ambasciata, per il proprio sostegno a Israele, ma soprattutto per motivi di politica interna che riguardano la sua base di cristiani conservatori, più della stessa componente ebraica dell’elettorato americano. Gli evangelici Usa, infatti, sono convinti che il ritorno del Messia sulla Terra potrà avvenire solo quando tutta Israele sarà tornata nelle mani del popolo a cui Dio l’aveva assegnata. Poi ci sarà lo scontro finale con Satana, in cui morirà un grande numero di abitanti del Paese. Secondo un sondaggio condotto dal Pew Center nel 2014, l’82% degli evangelici americani crede che Israele sia stata data agli ebrei da Dio, contro il 40% degli ebrei degli Stati Uniti. Loro costituiscono la base fondamentale dell’elettorato di Trump, che ha promesso di riconoscere Gerusalemme per farli contenti, e infatti li ha informati della decisione prima del dipartimento di Stato.

Il problema ora è che questa esigenza di politica interna si scontra con l’ambizione di politica estera annunciata dal presidente, di concludere l’accordo di pace con i palestinesi. I dettagli di questa intesa, gestita dal genero Jared Kushner che conosce il premier Netanyahu fin da quando era bambino, sono ancora incerti. Le linee generali prevedono una forma di sovranità palestinese non necessariamente associata a quella di uno Stato, l’ampliamento della Striscia di Gaza con porzioni del Sinai, e Gerusalemme capitale di Israele. Trump pensa di poter concludere l’accordo grazie all’aiuto dei sunniti sauditi, che spingeranno Abbas ad accettarlo in cambio del sostegno ricevuto da Washington nella lotta contro gli sciiti iraniani. La questione di Gerusalemme però rischia di far saltare tutto. Ieri Trump ha chiamato Abbas, il re giordano Abdullah e il presidente egiziano al Sisi, e tutti lo hanno avvertito che la sua mossa bloccherà il negoziato e provocherà reazioni violente. Il premier turco Erdogan ha detto che così il presidente «valicherebbe una linea rossa», e ha minacciato di rompere le relazioni con Israele. La rottura con Ankara sarebbe dunque ancora più netta che con Riad.

Trump vuole procedere, ma la Casa Bianca è divisa. Come compromesso, oggi potrebbe riconoscere Gerusalemme capitale e annunciare lo spostamento dell’ambasciata, senza però un calendario preciso e firmando il «waiver» per altri sei mesi. Quindi potrebbe lasciare aperta la porta alla zona Est come futura capitale palestinese, ammesso che basti a evitare il disastro.

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lastampa/La scelta di Donald Trump: Gerusalemme capitale d’Israele

Champions League|Roma Qarabag 1-0. Giallorossi qualificati, decide Perotti

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Roma Qarabag1-0. Giallorossi qualificati, decide Perotti

 dallo Stadio Olimpico Maria D’Auria

Roma- Allo stadio Olimpico, la Roma affronta gli azeri del Qarabag per la qualificazione agli ottavi di Champions League. Grazie ad un gol di Perotti all’8′, la squadra di Di Francesco supera il turno.

Primo Tempo

Buon inizio per la Roma che scende in campo con determinazione e carattere.

Al 3’ primo guizzo per i giallorossi con De Rossi che crossa in area per El Shaarawy, ma l’attaccante viene anticipato dal portiere.

Al 10’ azione di Madatov che fa ripartire la squadra azera in contropiede, palla per Ndlovu che allunga troppo, i giallorossi rientrano nel possesso palla.

Al 14’ prima occasione per la Roma: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Manolas devia di tacco la palla servita da Perotti, Sehic riesce a bloccare.

Al 17’ ancora una buona palla per la Dzeko ben servito da Kolarov, ma l’attaccante spreca sparando la sfera alta sulla traversa.

La Roma continua ad insistere dominando la gara ma non riesce a sbloccare il risultto.

Al 25’ Florenzi per El Shaarawy sulla fascia, il portiere sbaglia l’uscita e il faraone si ritrova a calciare dalla distanza a porta scoperta, ma sbaglia il tiro, palla fuori!

Al 39’ punizione dal limite dell’area per fallo di Michel su Kolarov. Perotti stacca di testa in area, palla fuori di poco.

Al 41’ primo giallo della gara all’indirizzo di Guerrier che atterra El Shaarawy sulla fascia.

Vengono decretati tre minuti di recupero.

L’ultima grande occasione è della Roma, allo scadere del recupero: Nainggolan fa partire un bolide dalla sinistra che solo per poco non trafigge la rete, bravo Sehic nella parata.

L’arbitro fischia la fine dell’half time, termina a reti bianche questa prima frazione di gioco.

 Secondo Tempo

Nella ripresa nessun cambio, si riparte con le stesse formazioni.

La Roma continua a dominare in lungo e in largo, la metà campo avversaria è completamente presidiata.

All’8’ ROMA IN VANTAGGIO! Ci pensa Perotti a sbloccare il risultato: Dzeko a pochi passi dalla porta, servito da Strootman, spara la palla sul portiere, il rimpallo è favorevole per l’argentino che di testa piazza in rete la palla dell’ 1-0.

Roma Qarabag 1-0

Al 12’ ammonito Michel per fallo su Perotti.

Al 15’ Ancora Nainggolan al centro dell’area, riceve palla da Perotti e tenta la conclusione. Il suo potente sinistro viene deviato in angolo.

Al 16’ Spintoni tra Dzeko e Yunuszade, emtrambi ammoniti dal direttore di gara.

Dopo il vantaggio segnalato all’Olimpico dell’Atletico Madrid, sul display arriva la comunicazione del pareggio. La Roma è a un passo dalla qualificazione, anche con un pareggio passerebbe il turno.

Al 17’ ancora un potente mancino di Nainggolan alla ricerca del secondo gol che farebbe tranquillizzare la Roma, ma Sehic devia ancora in corner.

Al 27’ prima sostituzione tra le fila giallorosse, esce El Shaarawy, dentro Gerson a rinforzare la difesa.

Al 34’ Kolarov vicinissimo al raddoppio, tira un calcio di punizione da posizione centrale, il sinistro rasoterra esce fuori di un soffio.

Al  35’ seconda sostituzione per Di Francesco, fuori Perotti, dentro il giovane Pellegrini. L’autore del gol viene appludito a lungo dal pubblico giallorosso.

Roma sempre più agguerrita, suo è il possesso palla e tutte le azioni più velenose che però non trovano la conclusione in rete. Chiude lo spettacolo Kolarov che al 42′ riesce a smarcare 2 avversari e mira la primo palo, ma il portiere ci arriva salvando la porta.

La gara si conclude con il risultato di 1 a 0, giallorossi qualificati, volano agli ottavi grazie al gol di Diego Perotti.

FORMAZIONI

ROMA: Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; El Shaarawy, Dzeko, Perotti
A disp.:
 Skorupski, Juan Jesus, Moreno, Gonalons, Pellegrini, Gerson, Schick.
Allenatore: Di Francesco

QARABAG: Sehic; Medvedev, Rzezniczak, Yunuszade, Guerrier; Ismayilov, Michel, Garayev, Almeida, Madatov; Ndlovu.

A disp.: Kanibolotsky, A. Huseynov, Amirguliyev, Diniyev, Quintana, Ramazanov, Sheydaev.
Allenatore: Gurbanov.

Arbitro: Stieler (GER). Assistenti: Pickel e Seidel. IV uomo: Gittelmann. Assistenti di porta:Dankert e Osmers.

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#30minuticonlevespe, ecco chi sarà intervistato dai tifosi

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#30minuticonlevespe Per scoprire aneddoti e curiosità sulla vita calcistica e privata dei tuoi beniamini gialloblù, non puoi mancare all’appuntamento #30minuticonlevespe, previsto per giovedì 7 dicembre con inizio alle ore 19,00, nel corso del quale, in diretta facebook, avrete la possibilità di conoscere qualcosa in più sul difensore Matteo Bachini #AskBachini, che risponderà alle domande dei tifosi, attraverso la fan page ufficiale delle vespe www.facebook.com/juvestabiaofficial/.
Seguiteci su www.facebook.com/juvestabiaofficial/
S.S. Juve Stabia

Salerno: Concerto di Capodanno, confermata la presenza di Fiorella Mannoia

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Grandi notizie per il concerto di Capodanno 2018 della città di Salerno.

Il Sindaco ha confermato la presenza di Fiorella Mannoia, che terrà un concerto in Piazza Amendola. La Mannoia, dopo il Festival di Sanremo, con la sua canzone “Che sia benedetta” sta vivendo un momento d’oro della sua carriera. La notte di San Silvestro Salernitana, inoltre, sarà allietata dalla presenza di una presentatrice d’eccezione: Serena Autieri, già madrina della città durante l’accensione  dell’albero di Natale.

FOTO ViViCentro – Paura a Castellammare, in fiamme un appartamento nel centro città

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Paura a Castellammare, in fiamme un appartamento nel centro città

Attimi di paura a Castellammare di Stabia, una mansarda prende fuoco. Sul posto sono accorsi subito i Vigili del fuoco. Sul luogo anchealla Polizia Municipale per evitare che il traffico si congestionasse e favorire le operazioni dei pompieri.

L’operazione di spegnimento dell’incendio è duraca circa 20 minuti grazie all’utilizzo dell’automezzo dotato di scala che ha permesso ai pompieri di raggingere l’ultimo piano dell’edificio. Non sono stati registrati danni a persone in quanto l’appartamento era vuoto nel momento in cui è scoppiato l’incedio.

 

 

Avvelenati da tallio. Trovate tracce nella tisana campionata a casa dei coniugi ricoverati

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Nova Milanese (Monza), ritrovate tracce di tallio nella tisana campionata a casa dei  coniugi ultraottantenni, ricoverati da metà novembre proprio per avvelenamento da tallio.

Nella stessa famiglia si sono verificati già in precedenza casi simili, tre persone sono morte e cinque sono finite in ospedale.
Gli esiti dei test sulla tisana hanno evidenziato la positività al tallio di alcune “erbe da infuso” non di fabbricazione commerciale. Sono in corso verifiche per risalire a chi potrebbe averle preparate.

Sorrento: spunta la paura di una nuova infezione, pronta la reazione delle autorità

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Sorrento, spunta la paura di una nuova infezione

Lo scorso 29 novembre, l’unità operativa dell’dell’Unità Operativa Prevenzione Collettiva dell’ASL NA 5 distretto 87/88, in seguito ad una segnalazione di un caso di  un caso di legionellosi, ha rilevato presso una struttura turistico-recettiva di Sorrento, la presenza di Lagionella Pneumophila SG1 e SG8.

Poichè si tratta di una infezione diffusa dalla rete idrica, il primo cittadino, Giuseppe Cuomo, con un’ordinanza ha stabilito la chiusura delle stanze per permettere alla ditta incaricata di eseguire la bonifica dell’edificio, e di assicurare l’eliminarione del rischio “legionella”

Battipaglia: incidente inverosimile, auto si ribalta. Due feriti

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Un inverosimile incidente stradale si è verificato  questa sera a Battipaglia.

Un’auto, con due persone a bordo, si è ribaltata mentre percorreva Viale Della Libertà. Sul posto si sono precipitate le forze dell’ordine ed i soccorritori. I due feriti sono stati trasportati e ricoverati all’ospedale Santa Maria della Speranza.

Al momento sono in corso accertamenti per stabilire la dinamica dell’incidente, così come riporta “Il Mattino”.

Roma Qarabag| Formazioni ufficiali

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Formazioni ufficiali Roma Qarabag. Confermato il tridente El Shaarawy-Dzeko-Perotti

dallo Stadio Olimpico Maria D’Auria, Epifani Alessandro

Roma- Tutto pronto allo stadio Olimpico dove sta per iniziare la sfida tra Roma-Qarabag valida per la qualificazione agli ottavi di Champions League

Ecco le formazioni ufficiali

Roma (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; El Shaarawy, Dzeko, Perotti

Qarabag (4-5-1): Sehic; Medvedev, Rzezniczak, Yunuszadä, Guerrier; Qarayev; Ismayilov, Michel, Richard Almeida, Madatov; Ndlovu

 

Meteo: freddo, pioggia e neve anche in Campania per il ponte dell’Immacolata

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Cattive notizie meteo per il Ponte dell’Immacolata.

Sono infatti previste giornate con pioggia e vento freddo. Le temperature massime guadagneranno qualche grado e si porteranno nella media tipica del periodo. Da giovedì, invece, le nubi aumenteranno per l’arrivo di aria umida.

Proprio per la giornata dell’Immacolata, Venerdì 8 Dicembre è previsto l’arrivo di una perturbazione che arriverà a coinvolgere con piogge e rovesci anche il territorio della Campania. Previsto anche l’arrivo di neve.

Torre Annunziata: maxi-operazione della Polizia di Stato, arrestato pusher 67enne

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Operazione nel Rione Penniniello di Torre Annunziata.

La Polizia di Stato  ha setacciato il quartiere, effettuando arresti, perquisizioni e denunce.

Un 67enne è stato arrestato perché trovato in possesso di un quantitativo di cocaina tale da preparare circa 200 dosi. Sequestrati anche tre bilancini di precisione e la somma di 700 euro. Un uomo è stato, invece, denunciato in stato di libertà per aver installato  abusivamente un cancello in ferro a protezione della propria abitazione. Per sradicare il cancello è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco.

Infine, sono state effettuate circa sei perquisizioni domiciliari.Sessanta le persone controllate di cui quarantacinque con precedenti di Polizia.

 

Intervista di Alessandro Di Matteo al professor Arturo Parisi

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L’uomo di Prodi: “L’Ulivo invece cercava di guardare avanti”

Parisi. Con Pietro Grasso i postcomunisti fanno una scelta rivolta al passato

Professor Arturo Parisi, il centrosinistra diviso in campagna elettorale è ormai una certezza.
«Questa è almeno la risposta che la sinistra-sinistra ha dato a Fassino appena qualche giorno fa. Perché non augurarsi che Grasso, che da domenica ne è il nuovo leader, voglia e possa imprimere una svolta al riguardo?»

Non sarà contento lei che predicava “uniti per unire” quando Ds e Margherita non volevano la lista unica.
«La verità è che non più accomunati nella competizione elettorale dall’obiettivo di dare un governo al Paese, solo il sentimento di una comune responsabilità può trattenerci dalla tentazione di dividerci magari con la scusa di moltiplicare i voti».

La colpa è dell’«intruso» Renzi o dei titolari della «Ditta» che non accettano la sua leadership?
«Il problema di fondo è la difficoltà ad accettare l’idea che il Pd sia quel partito nuovo che aveva promesso di essere. Né la somma dei partiti passati, e neppure il nuovo nome del PcdI-Pci- Pds-Ds aperto a nuovi apporti. Renzi lo ha reso definitivamente evidente: con la sua storia, le sue proposte, e, purtroppo, diciamo pure, con i suoi toni. Capisco che chi aveva immaginato il partito in continuità col passato possa essersi d’improvviso sentito a disagio in una casa che aveva pensato come la sua, soltanto sua. È arrivato il momento di riconoscere finalmente che è nato un nuovo  partito. E allo stesso prendere atto che c’è gente che in esso non si riconosce».

Grasso è la persona giusta per guidare Liberi e Uguali come dice D’Alema?
«Dirsi “ragazzo rosso”, cioè dirsi rosso fin da ragazzo, per uno che di anni ne ha 72 di certo aiuta. Guidare è un’altra cosa. Lo dico con comprensione per la fatica che lo attende».

Peppino Caldarola, che dirige proprio la fondazione di D’Alema ha detto che Grasso serve ai «post-comunisti per rendersi presentabili» come già accadde con Prodi…
«Sostanzialmente Caldarola ha ragione, ma Prodi non si dichiarò a partire dal suo passato ma a partire da un progetto futuro. Costruire il polo di centrosinistra in competizione col fronte berlusconiano, dentro il sistema bipolare prodotto dalla riforma maggioritaria. Una riforma per la quale lui stesso si era battuto. Di Grasso – per ora – conosciamo invece soprattutto il passato e soltanto il colore. Caldarola ha comunque ragione. All’origine della scelta di Grasso sta il desiderio di relativizzare un passato del quale lui è invece da sempre dichiaratamente orgoglioso».

Il presidente del Senato è stato attento a evitare polemiche. Vede il rischio di un corto-circuito col Pd in questo scorcio di legislatura che rimane?
«Spero proprio di no. Così come ha lasciato il Pd solo dopo il compimento del processo di approvazione della legge elettorale nonostante gravi dissensi sul merito e il metodo, lui sa bene che i suoi doveri di terzietà non si sono esauriti domenica».

Lei è un analista attento, faccia un pronostico: come finirà questa sfida a sinistra?
«Di certo regalerebbe al centrodestra troppi seggi aggiuntivi. Quanto alla leadership di Renzi dentro il partito è più facile che la rafforzi che il contrario. A meno che il Pd registri sul piano dei voti una dura sconfitta e il loro partito consegua quel 10% che ancora ieri D’Alema ha indicato come un dato a portata di mano».

Sembra scettico sul 10%. Ma il presidente del Senato ha già aperto anche al mondo cattolico, guarda oltre la sinistra…
«Per quanto Grasso sia noto ci vuole ben altro che il volto di un uomo a far nuovo un partito. E per di più in poche settimane. Né basta evitare nel nome la parola sinistra, quando si legge che il dosaggio riconosce a Mdp il 50 per cento dei posti, a Si il 35 e a Civati il 15. Per potersi orientare la gente continuerà a cercare i volti dei leader passati anche se non sono più seduti vicini tra loro in prima fila».

A questo punto, come può il centrosinistra limitare i danni della divisione? C’è spazio per ricostruire?
«Lo si deve trovare. Pensando al Paese che ci chiede un governo e ricordando che la grandezza della politica sta appunto in questa faticosa e continua ricerca di una unità più grande. Lo si deve cercare riconoscendoci reciprocamente nonostante quello che ci fa diversi. E ricordando le cose che nonostante tutto continuano ad accomunarci. Come dimenticare che il centrosinistra guida tuttora assieme il Paese nel governo della maggior parte delle Regioni e dei Comuni? O vogliamo sfasciare veramente tutto?».

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vivicentro/Grasso, l’uomo di Prodi: “L’Ulivo invece cercava di guardare avanti”
lastampa/Parisi. Con Pietro Grasso i postcomunisti fanno una scelta rivolta al passato intervista a cura di Alessandro Di Matteo

Sarri: “Partita difficile contro il Feyenoord, ma possiamo fare la storia”

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Le parole di Maurizio Sarri in conferenza stampa in vista della sfida di Champions League contro il Feyenoord

Le parole di Maurizio Sarri in conferenza stampa in vista della sfida di Champions League contro il Feyenoord: “Per dare ragione a chi sostiene che non cambio mai, domani giocherei in 10. Abbiamo perso Milik e non ci siamo mai lamentati. Abbiamo perso Ghoulam quando era il miglior terzino sinistro d’Europa e nessuno ha battuto ciglio. Domani giocheremo senza Insigne e dovremo far bene lo stesso. Sarà una partita difficile, il Feyenoord è cresciuto in questo periodo. Il rischio è togliere energie per una partita per la quale non potremo decidere il futuro. Domani, con un pizzico di culo, potremmo essere l’unico Napoli della storia ad accedere due volte agli ottavi di Champions League. Cosa sono disposto a fare in caso di qualificazione? io ho già dato (ride ndr). Quest’anno abbiamo fatto quasi sempre bene. E’ chiaro che è un modulo che ha dei risultati se lo fai con due attaccanti che per caratteristiche sono prime punte rispetto a uno schieramento con giocatori adattati. Mi sono pentito di averlo fatto negli ultimi minuti con il City, perché abbiamo preso 2-3 contropiedi che hanno fatto venire fuori un risultato che ha fatto cambiare l’idea della partita stessa. Questo mi ha fatto sentire il colpa, come se avessi mandato i miei ragazzi verso un’umiliazione. Se ci fosse stato  Milik, magari sarebbe andata diversamente. Così come venerdì poteva esserci utile. Mi sono pentito e mi sono anche scusato con i miei. Con Guardiola mi scambio qualche messaggio, parliamo di calcio in generale Sarebbe un’offesa nei suoi confronti chiedergli di domani, perché chiedendo metterei in dubbio i suoi valori. Noi siamo certi che il City giocherà per vincere. Se poi lo Shakhtar farà punti dovremo riconoscere che saremo fuori perchè loro avranno fatto più punti di noi. La sconfitta di venerdì contro la Juventus ci ha fatto sicuramente male. Abbiamo concesso poco a loro, meritavamo appena un pareggio. Ieri ero preoccupato perché avevo visto ancora delle imperfezioni, ma oggi mi sono tranquillizzato dopo l’allenamento. La partita di domani ci dirà se siamo grandi: quest’ultimi cadono e si rialzano, gli altri no. Pensare a una gara dove non possiamo influire, ossia in Ucraina, piuttosto che pensare a noi. Non capisco di che crisi si parla, altrimenti io sono diventato un cretino e Mertens uno scemo. Questa squadra ha fatto 206 punti in 91 partite, ora siamo diventati scarsi perché non stiamo segnando? Abbiamo mosso la palla meno velocemente e in attacco siamo stati meno pericolosi del solito. Mettere in dubbio tanti mesi di lavoro, mi sembra un po’ troppo. Abbiamo solo avuto qualche acciacco di troppo e qualche sfortuna di troppo. Ma questo fa parte di una stagione: è normale che non ci siano sempre gli stessi risultati. Abbiamo recuperato lo scorso anno, ce la faremo anche questa volta. in caso di qualificazione Ci darebbe un bel premio dal punto di vista economico (ride, ndr), che è l’aspetto che
non mi interessa. ci sarebbe il gusto di essere il primo gruppo del Napoli ad accedere due volte agli ottavi di Champions league. Ma non è semplice entrare nell’elite europea, soprattutto poi per le italiane. Sarebbe quindi la conferma di poter
fare bene e ci darebbe la convinzione che nella prossima Champions possa fare di più. La mia sensazione è che la mia squadra si senta in prova finora. In caso di qualificazione, ci sarebbe la consapevolezza di essere tra le più forti d’Europa. E come si dice a Firenze, la prossima ce la giocheremmo a brutto muso. Non voglio essere un bravo psicologo, ma un allenatore forte. Io dico in faccia quel che penso e loro fanno lo stesso. Credo che la reazione ce l’hanno sicuramente, bisogna solamente evitare di perdere un briciolo di fiducia nei propri mezzi che ci siamo costruiti con 27-28 mesi di risultati per una partita in cui il risultato ci ha dato contro ma in cui tutto sommato bisogna uscire con la convinzione che siamo cresciuti. Fare 83 a 17 come predominio territoriale, non è roba di tutti i giorni. Ricordiamo che ha fatto due finali di Champions in questi anni. Che la partita sia andata così male come qualcuno dice, non mi torna. Loro piuttosto erano in difficoltà. Parlerei poco, perché ci sono dei momenti in cui loro devono andare forza a me. Mentre loro ritornano a casa dalle famiglie, io torno e bestemmiavo in 8 lingue. Chi ne esce peggio, sono io. Ma mi basta poco per caricare le pile: basta vedere 10 minuti giusti di allenamento e ci sono di nuovo”

Dipendenti Ikea in sciopero: reintegrate la mamma licenziata

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Manifestazione davanti allo stabilimento Ikea di Corsico.

I dipendenti Ikea si sono riuniti per sfogare la loro rabbia contro l’azienda colpevole di aver licenziato una donna, separata e con due figli a carico,  dopo 17 anni di lavoro.

Al presidio c’è anche lei in lacrime: “Vi ringrazio tutti. A questa azienda ho dato la vita. Ho avuto un problema. Non ho mai chiesto privilegi ma solo un aiuto. Tutti noi vogliamo lavorare ma al di là del lavoro abbiamo una vita che vogliamo tenere in considerazione”. 

Mertens: “Non sono stanco, sono pronto per domani. Le batterie sono cariche”

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Le parole di Mertens in conferenza in vista della sfida di Champions League contro il Feyenoord

Le parole di Dries Mertens in conferenza stampa in vista della sfida di Champions League contro il Feyenoord: “Insigne è un grande giocatore, ma abbiamo molti giocatori pronti a sostituirlo. Siamo un grande gruppo, è il momento di farlo vedere.  Sto bene, non sto segnando, ma ho fatto un assist. Stiamo bene, dobbiamo ritrovare il nostro gioco e fare goal. Se domani devo rilasciare altri due denti su questo campo, lo rifaccio. Pur di segnare e vincere, lo farei. Vogliamo fare bene, è sempre bello giocare qui. Domani sarà una bella partita. Sì, verrà tutta la mia mia famiglia. Qui non è lontano da casa mia, è sempre bello parlare la mia lingua. Sappiamo bene che la qualificazione non dipenderà solo da noi e sarà dura per questo, ma stiamo bene. Sono sicuro che il City vorrà fare il massimo dei punto. Sarebbe un record per loro. Noi vogliamo dopo venerdì vogliamo vincere. Vogliamo riscattarci: penseremo a vincere, poi vedremo l’altro risultato. Non sarà facile qui.  Sono felice per il rinnodo di Ghoulam. Per la squadra e per il futuro di Napoli, la società ha fatto molto bene. E’ un giocatore forte. Stava facendo molto bene, peccato per l’infortunio. Ma sono sicuro che questo ragazzo avrà una grande carriera.  Dopo la sconfitta contro la Juve siamo stati male, non eravamo più abituati a perdere. Ma si vedono i risultati dell’ultimo anno, stiamo facendo solo bene ma le critiche ci sono comunque. Anche quando giochiamo bene e vinciamo. Ora dobbiamo reagire, perché vogliamo continuare a vincere e riprendere la vecchia strada. Non sono stanco, sono pronto per domani. Le batterie sono cariche. E’ vero che qualche volta è più facile dopo un turno di stop, ma adesso voglio giocare e fare bene. Non mi sento un leader, perché giochiamo in 11. Anzi, nemmeno: siamo in 25 e questa è la cosa più importante. Il Feyenoord non ha sbagliato tanto in Champions, è stato sfortunato in alcune occasioni. La nostra filosofia a Napoli è basata sulla condizione fisica e sull’aspetto tattico, far girare palla“.

Incendio sul traghetto tra Ischia e Procida. Intervento della Guardia Costiera e passeggeri evacuati

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Nella sala motori  del traghetto tra Ischia e Procida è divampato un violento incendio.

La Guardia Costiera è sul posto per l’assistenza alla nave e per il trasbordo dei  passeggeri. L’incendio, fortunatamente, è  rimasto circoscritto alla sala motori. Il traghetto,però, non potrà muoversi, e per questo motivo si stanno trasferendo i passeggeri su altre imbarcazioni.

De Benedetti vs Scalfari: l’analisi di Stefano Feltri

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Non è una scaramuccia tra arzilli vecchietti, per usare un’espressione di Diego Della Valle: l’intervista di Carlo De Benedetti al Corriere della Sera rende esplicito come mai prima d’ora una crisi culturale nel centrosinistra che coincide con il crepuscolo del renzismo (e forse c’è un nesso di causa effetto tra la troppa fiducia riposta in Matteo Renzi e il caos identitario seguito alla sua caduta).

De Benedetti stronca la sua Repubblica. Contro Renzi e Scalfari. Separati in casa

Tra Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi, l’Ingegnere si rifiuta di scegliere: “Ovviamente mi asterrei”.

L’altro fondatore di Repubblica, cioè Eugenio Scalfari che del giornale fu il primo direttore nel 1976, ha invece ribadito più volte che il male minore è Berlusconi, perché “la politica è una cosa diversa dalla morale”.

De Benedetti dice ad Aldo Cazzullo del Corriere: “Penso che la risposta di Scalfari abbia gravemente nuociuto al giornale” e che “Scalfari è stato talmente un grande nell’inventare Repubblica e uno stile di giornale che farebbe meglio a preservare il suo passato”. Tradotto: Scalfari ha 93 anni, farebbe meglio a lasciar parlare il suo passato invece che comprometterlo con interventi dettati solo dalla “vanità”.

A 83 anni, De Benedetti è ormai un ex finanziere e anche un ex editore: prima ha passato ai figli Rodolfo e Marco l’impero economico controllato dalla holding Cir poi, completata la fusione con l’Itedi della famiglia Agnelli, si è ritirato anche dal ramo editoriale, lasciando a fine giugno la presidenza del Gruppo Espresso (che ora si chiama Gedi). Per il sito Dagospia, l’intervista al Corriere “è la prova che l’83enne De Benedetti non conta più nulla a Repubblica”.

In realtà il messaggio dell’intervista, che ha esplicitato quanto De Benedetti ha spesso detto in privato in questi mesi, sembra ben altro: la vera Repubblica non è quella in edicola, che vende solo 185.000 copie, reduce da un restyling che non ne ha cambiato la natura (“un giornale non è solo latte e miele; è carne, è sangue. Può avere curve; ma deve avere anche spigoli”), con una catena di comando che non può funzionare, tra un direttore molto moderato, Mario Calabresi, e un condirettore più pugnace, Tommaso Cerno (“Nessun grande giornale al mondo utilizza questa  formula”) e che deve schierare una delle sue firma di punta, Michele Serra, per chiedere ai lettori di accettare  qualche garbata critica al Pd renziano mentre invece, ricorda De Benedetti, “Renzi ha deluso non solo me, ma tantissimi italiani”, molto meglio Paolo Gentiloni, “un calmante nell’isteria della politica renziana”.

Ecco, quella non è la vera Repubblica e – è il sottinteso – quella non è la vera cultura del centrosinistra progressista di cui quel giornale è stato la voce ma anche il laboratorio. La vera Repubblica resta quella di De Benedetti ed Ezio Mauro (“un grandissimo direttore”), immolato sull’altare della fusione con La Stampa cementata dall’arrivo alla direzione di Mario Calabresi, oggi stimato da John Elkann ma non certo da De Benedetti (l’Ingegnere non lo nomina in tutta l’intervista) che preferisce Cerno, già direttore dell’Espresso.

Nel gruppo Gedi oggi l’approccio De Benedetti-Mauro è all’opposizione. Ma le cose cambiano in fretta. Calabresi, che nei mesi scorsi è stato a un passo dall’addio, potrebbe avere nuove opportunità dopo le elezioni 2018 (le condirezioni come quella con Cerno non sono fatte per essere permanenti).

C’è da anche da scegliere un nuovo direttore per il coordinamento dei quotidiani locali Finegil, dopo il passaggio di Roberto Bernabò al Sole 24 Ore. La Repubblica normalizzata e filogovernativa dell’era renziana sta seguendo la caduta di Renzi. Meglio cambiare prima che sia troppo tardi, è il monito di De Benedetti.

vivicentro.it/OPINIONE
Vivicentro/De Benedetti vs Scalfari: l’analisi di Stefano Feltri
ilfattoquotidiano/De Benedetti stronca la sua Repubblica, contro Renzi e Scalfari (Stefano Feltri)

Spara al ladro dalla finestra. Condannato ad una pena più alta di quella del malvivente

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Brescia: sparò dalla finestra al ladro che, con altri complici, aveva appena fatto saltare un bancomat .

L’uomo che, la sera del 29 Gennaio 2016, ferì con alcuni colpi di fucile il 20enne romeno che stava con altri connazionali caricando una cassaforte su un furgone, ha patteggiato una pena di quattro mesi più alta rispetto allo stesso malvivente.

“Purtroppo questa è l’Italia” ha commentato l’uomo, “ora rischio anche di dover risarcire quel ladro che ho ferito perché se dirà che non potrà più lavorare lo dovrò mantenere per tutta la vita”.