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IL CASO: Di Meo non riconosciuto dalla giustizia, anche Saviano firma per lui

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 Roberto Saviano firma la petizione a favore del riconoscimento di Augusto Di Meo come vittima della mafia.

Roberto Saviano aderisce alla protesta lanciata su internet, sul sito change.org, a favore di Augusto Di Meo, uno dei testimoni oculari dell’omicidio di Don Peppe Diana. Non molto tempo fa, in memoria delle vittime della camorra, ad Assisi venne allestito un presepe con una natività sotto a dei bossoli per ricordare le vittime: Don Peppe Diana è uno dei silenziosi martiri della guerra tra clan, il simbolo della trasgressione, intesa in senso stretto del termine: Diana è la trasgressione all’omertà, venduta a caro prezzo tra i prezzolati dei vicoli più bassi di Napoli.  Quel 19 marzo 1994 Di Meo guardò in faccia il killer che uccise il parroco: subito corse a denunciare ai carabinieri di Casal di Principe. Ha sempre condotto una vita tranquilla, un fotografo con un’attività che nell’94, all’età di 34 anni, era da pochissimo avviata. La condanna più grande che gli fu inferta, in una vita semplice, fu proprio quella di vedere: la sua vita cambiò totalmente e fu costretto dopo quella maledetta mattina a trasferirsi, a portare la sua famiglia in Umbria e chiudere con il passato. Il suo passato l’avrebbe potuto uccidere ma lo Stato non ha mai riconosciuto Di Meo come una vittima della criminalità organizzata. Rinunciare alla vita semplice è il prezzo di aver sentito dentro IL DOVERE MORALE di fidarsi della giustizia. Oggi però, quella giustizia non riconosce che Di Meo, come effetto della sua nobiltà d’animo, ha avuto nel tempo disagi di ogni tipo: salute, economico, sociale e psicologico. Si, psicologico perché l’onestà ti logora dentro quando nessuno ti riconosce di essere stato onesto. Il Procuratore Nazionale Antimafia, in occasione della presentazione del suo libro “Il Pacco alla Camorra”, ha voluto abbracciare Augusto e tenerlo accanto a sé. L’obbiettivo della petizione adesso aperta su internet è quella di raggiungere le cento firme che permetteranno di far arrivare il caso sulla scrivania del Ministro della giustizia Orlando per poter far riconoscere Augusto come vittima della criminalità organizzata secondo i sensi della legge 302 del 1990.

Fonte: La Repubblica

Napoli, Giuntoli gioca d’anticipo su Vrsaljko. Ecco l’indizio…

Sono due i motivi per cui il Napoli non molla il croato

Cristiano Giuntoli, ds del Napoli, avrebbe deciso di giocare d’anticipo per quanto riguarda l’acquisto di Sime Vrsaljko. Sul terzino dell’Atletico Madrid, infatti, ci sarebbero anche Liverpool e Monaco. Questo è ciò che sostiene l’edizione odierna del Corriere dello Sport.

Ecco quanto scritto:
“L’indizio, e anche la prova, è in Faouzi Ghoulam, nel suo contratto appena rinnovato, nella sua voglia matta di rientrare in fretta, nel tentativo di accorciare i tempi, nella sua statura calcistica (soprattutto) che ora induce Giuntoli a restare inchiodato su un profilo peraltro già scelto e individuato: Sime Vrsaljko ha sempre sbarazzato la concorrenza, ma adesso è quasi come se fosse un uomo solo al comando di queste operazioni da avviare e poi concludere. Vrsaljko più di chiunque altro, per svariati motivi: il primo è tecnico-tattico e viene sintetizzato dalla natura di un calciatore che sa esprimersi tanto a destra quanto a sinistra. Il secondo è ambientale: perchè un uomo che è vissuto in Italia, la conosce calcisticamente, climaticamente, socialmente, umanamente, non ha bisogno di doversi confrontare con una realtà nuova”.

Castellammare, rinviata la nomina del nuovo presidente dell’assise

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Rinviata la nomina al nuovo presidente dell’assise

Dopo le dimissioni di Eduardo Melisse dalla carica di presidente dell’assise, ieri mattina a Castellammare di Stabia si è tenuto un consiglio comunale lampo, per discutere proprio della nomina del nuovo presidente.

Alla fine si è deciso di rinviare al 2018 la discussione sulla nomina del nuovo presidente dell’assise, mentre tutte le attenzioni sono state concentrate sull’ingresso di Emanuele D’Apice. Il neoconsigliere è stato reintegrato dal Tar, dopo il riconteggio dei voti, a danno di Antonio Marino.

D’Apice ha aderito al gruppo di centrodestra Prima Stadia, di cui fanno parte anche Gaetano Cimmino e Vincenzo Ungaro. Rinviata al 2018 invece la questione relativa al presidente dell’assise. A guidare la seduta è stato ieri ancora Salvatore Ercolano (vice di Melisse e consigliere di Area Civica). Non sono giunte candidature ufficiali, considerata la spaccatura in maggioranza.

I 5 stelle ci riportano alla “politica dei due forni” della Prima Repubblica

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Marcello Sorgi commenta le mosse del leader dei 5 stelle rievocando “la politica dei due forni” che interessò la stagione politica della Prima Repubblica e che potrebbe tornare d’attualità con l’ipotesi di alleanze inedite sorvegliate da Mattarella.

Prove di alleanze all’ombra del Colle

Sarà per via dell’imprevedibile (almeno nelle dimensioni di questi giorni) successo di Berlusconi al suo ennesimo ritorno in campo, ma attorno ai 5 stelle si registrano strani movimenti. Il corteggiamento di Mdp e altri pezzi di sinistra, compresa la parte di Campo progressista di Pisapia non ancora rassegnata all’accordo con Renzi, punta a rendere più esplicita la disponibilità di Di Maio, al momento solo intuibile, a un’alleanza di governo post-elettorale, e a capire se e a quali condizioni potrebbe veramente realizzarsi. L’intervista che pubblichiamo oggi in cui il candidato-premier di M5s fa un’inattesa apertura all’Europa, oltre a essere una novità, sembra un altro passo in quella direzione.

LEGGI ANCHE – Di Maio spiega l’agenda del M5S sui temi europei: “Sarà l’Europa a salvarci”

Per tutto il largo fronte – dai cattolici tradizionali alla Scalfaro o democratici alla Rosi Bindi, al centro tecnocratico stile Monti, alla sinistra post-comunista di Bersani, alla sinistra-sinistra – che nel ventennio berlusconiano viveva di antiberlusconismo e in quell’ambito trovava le ragioni di una fragile unità, tendere un filo verso i 5 stelle, sempre che questi siano disposti a raccoglierlo, potrebbe rappresentare un’alternativa all’inevitabile – come ora viene descritto, nel caso dalle urne di primavera non esca una maggioranza – ritorno alle larghe intese tra Pd e Forza Italia.

Si tratterebbe, non di delineare subito un accordo, per il quale Grillo, Casaleggio e Di Maio non sarebbero pronti, ma di inaugurare un confronto, magari sorvegliato dal Quirinale, simile a quello che nella Prima Repubblica serviva ad ammorbidire la cortina di ferro stesa per ragioni interne e internazionali attorno al Pci; oppure, più di rado e sempre senza successo fino all’arrivo di Berlusconi, a tentare di scongelare a destra i voti parlamentari del Msi. Nel primo caso, grazie anche al comune lavoro e alle radici piantate all’epoca della Costituente, l’asse trasversale tra il partito di Togliatti e Berlinguer e parti consistenti di tutte le forze che stavano al governo divenne un’architrave dell’intero edificio repubblicano, fondato sul consociativismo, a dispetto di un anticomunismo più declamato che praticato. Tal che, dopo De Gasperi, e con pochissime e limitate eccezioni, per più di trent’anni quasi tutti i governi democristiani, fino a quelli di solidarietà nazionale 1976-’79 che lo ebbero come alleato, cercarono sempre di stabilire buoni rapporti con il Pci. Cosa che fece anche Spadolini, primo presidente laico del Consiglio, all’inizio degli Anni Ottanta, e subito dopo non volle fare Craxi, teorico, nel periodo della presidenza socialista, delle maggioranze delimitate di pentapartito e di una competizione dura con i comunisti, volta a farne emergere le ambiguità para-sindacali e le difficoltà ad accettare pienamente il rapporto con la modernità capitalistica e industriale dell’Italia. Ciò finì col destabilizzare l’assetto consolidato, ancorché instabile, della Prima Repubblica, malgrado la sorda opposizione di mezza Dc, e ne accelerò la crisi con conseguenze che poi portarono alla caduta del sistema nel fatale 1993.

Può bastare, questo, a immaginare che adesso, al tramonto della Seconda Repubblica – e alla vigilia di un passo verso l’ignoto, dato che tutti prevedono che la nuova legge elettorale non darà vita ad alcuna solida maggioranza – si apra (o si riapra, dato che fu Andreotti a inventarlo) un secondo forno a 5 stelle, per far fuori insieme i dioscuri del patto del Nazareno Renzi e Berlusconi? Si sa, ragionare su quel che è già accaduto, spesso è utile. Ma paragonare quel passato, che tanti oggi cominciano a rimpiangere, con l’incerto presente attuale, è impossibile: troppe cose sono cambiate. E tuttavia colpisce che già in vista del ritorno del proporzionale, e senza ancora averne misurato gli effetti nel voto, certi meccanismi politici si ripropongano, come se nulla fosse.

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vivicentro/Di Maio ci riporta alla “politica dei due forni” della Prima Repubblica
lastampa/Prove di alleanze all’ombra del Colle MARCELLO SORGI

Corbo: “Napoli squadra sofferente e contorta”

“La squadra va capita e incoraggiata”

Antonio Corbo analizza il momento attraversato dal Napoli e ciò che gli azzurri dovranno fare per scuotere la nuova situazione in cui si trova la società partenopea: “Manca solo il Napoli tra le italiane in Champions. Esce per precipitare nella noia dell’Europa League, circuito internazionale di sicuro prestigio ma inteso da chi ha per mesi annunciato lo scudetto come un pellegrinaggio di penitenza. Il verdetto amarissimo riflette la realtà: è la squadra più sofferente e contorta tra le prime della serie A, qualcosa non va; è rimessa dal Feyenoord a lottare in campionato con obiettivi confusi, una corsa che può essere eccitata solo da un possibile ritorno al vertice dopo il prossimo spareggio Juve-Inter, ma ora per i tifosi del Napoli compatti e avviliti non c’è più neanche voglia di sperare, si sono illusi e soffrono troppo, bisogna capirli. Invece no, questo Napoli va capito. Occorre il coraggio di un’analisi profonda cominciando dall’errore di ogni estate, quando società e squadra annunciano conquiste che il mercato, almeno stavolta, non giustifica”.

Poi continua cercando una soluzione: “Si prosegua alla ricerca della verità osservando due elementi: il Feyenoord arriva alla partita di ieri con zero punti, non si può pensare che sia una forza insuperabile. Pensate quanto valga il Napoli attuale. La seconda: puerile è stato fidarsi del Manchester City, tradito da goffi errori nella trasferta con lo Shakhtar. Delegare Guardiola a chiudere i conti è una tenera storia di calcio infantile. Lo stesso allenatore del City ha lasciato intuire qualcosa di molto diverso dalla partita giocata dal suo club ieri: come parla bene, Pep. Ricordate gli elogi a Sarri prima di sfilargli sei punti su sei? È solo la cornice per inquadrare una partita cominciata bene con il gol lampo di Zielinski. Una soluzione di aggressiva lucidità sotto rete, ma proprio Zielinski è stato tra i meno efficaci sul piano tattico. Giocava alto a sinistra al posto di Insigne. Cambio corretto, se però non si chiede a Zielinski di travestirsi da Insigne. Se Zielinski è un centrocampista con vocazione all’inserimento bisogna chiamarlo in copertura per creare la superiorità numerica a centrocampo, per poi fiondarlo in area dove qualche palla bastarda sa mandarla dentro. Questa posizione potrebbe così lasciare più spazio a sinistra per un Mertens che in linea con Callejon è uno scooter in avaria. Per concedere il riposo a Callejon si poteva pensare a Rog dall’inizio registrando i meccanismi, ma si rivede nella ripresa Ounas appena bollato come un ‘ragazzo tatticamente anarchico’. Chi conosce Sarri dice che è un metodo per farlo reagire. Vogliamo fidarci”.

Ponte Persica, interrotti i lavori di demolizione della stazione Circum

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Ponte Persica, interrotti i lavori di demolizione della stazione Circum

Importantissime novità riguardano i lavori di demolizione della stazione della Circum di Ponte Persica, programmati da ben 10 anni. Infatti, dopo vari giorni di trattative e un incontro tra i sindaci di Castellammare e Pompei, Antonio Pannullo e Pietro Amirano, si è deciso di interrompere tutto.

Questa decisione è però soltanto momentanea e in un comunicato stampa del comune di Pompei si evince inoltre che, grazie all’insistenza dei due sindaci dei comuni limitrofi, si proverà ad elaborare un piano alternativo che possa permettere ai residenti della zona di arrivare nelle Stazioni di Pioppaino e di Moregine senza rischi.

Di Maio spiega l’agenda del M5S sui temi europei: “Sarà l’Europa a salvarci”

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Di Maio spiega: “C’è una guerra sociale in corso, solo l’Europa può salvarci”.

In una lunga intervista con Marco Zatterin e Ilario Lombardo, il candidato premier del M5S Luigi Di Maio spiega l’agenda del Movimento sui temi europei. “Bisogna mettere il Parlamento al centro dell’Unione”. E sull’ipotesi di un referendum sull’euro: “E’ una pistola che resta sul tavolo”

Di Maio: “C’è una guerra sociale in corso, solo l’Europa può salvarci”

Il candidato premier M5S: «Mettiamo il Parlamento al centro dell’Ue. Il referendum sull’euro? Una pistola che resta sul tavolo»

ROMA – Si dice che l’Europa sia il motivo per cui non scoppiano guerre, ma io una guerra in corso la vedo, è una guerra sociale alimentata da disparità e povertà». Il tono della voce di Luigi Di Maio si fa serio e preoccupato, almeno sino a che cala la soluzione che non ti aspetti. «Non dico che l’Ue ne sia la causa principale – spiega il leader M5S -, ma sono certo che possa essere lo strumento per risolverla». Niente paura, è il messaggio: la situazione è seria, ma l’Europa ci può salvare.

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Montecitorio, secondo piano. Di Maio siede al tavolo di lavoro del suo studio di vicepresidente della Camera. Ambiente sobrio, il giusto disordine. Una scatola di mentine quasi vuota. Quadri d’epoca, un Financial Times incorniciato. L’aspirante premier parla di Europa. Quella che nel 2014 i grillini «volevano aprire come una scatola di tonno» e che oggi gli pare una via di uscita, per quanto da ridisegnare e non poco.

Onorevole, ma la «sua» Europa è un veicolo o un fine?

«Certamente un veicolo. Serve per portare i popoli europei verso una qualità di vita e di benessere maggiore».

In che modo?

«La priorità è la creazione di un Welfare fondato su una maggiore solidarietà e una lotta alle diseguaglianze. Non significa criminalizzare chi si arricchisce, ma consentire a milioni di poveri di reinserirsi nella società».

Una soluzione «europea»?

«Sì, perché negli ultimi anni molte cose sono cambiate. Guardiamo la Germania che non riesce a formare un governo, la Francia di Macron che ha disintegrato i vecchi partiti. Il panorama mutato suggerisce una grande opportunità per l’Italia. E non solo perché siamo abituati a non avere governi super-stabili e siamo più bravi a gestire le crisi».

Come spiega questa debolezza generalizzata?

«Sono state rimandate alcune grandi questioni europee. Così si è arrivati alla Brexit. La parola d’ordine di un governo M5S deve essere “dialogo con gli altri Paesi in una condizione favorevole per l’Italia” che, di nuovo, può rivendicare la posizione di seconda potenza manifatturiera, Paese fondatore e alla pari con gli altri. Mi spiego? Chi ci incitava ad assicurare la stabilità oggi è più instabile di noi».

M5S è dunque un partito per l’Europa?

«Noi vogliamo restare e senza ultimatum. Ma occorre intervenire su alcune questioni, a partire dal governo dell’Ue».

Come si cambia?

«Una proposta centrale è l’eliminazione dello sbilanciamento istituzionale. Oggi il Consiglio Ue è gestito dai governi che decidono all’unanimità sulle materie di maggior interesse per i cittadini, come il fisco. La nostra proposta trasferisce i maggiori poteri al parlamento europeo, che rappresenta i cittadini e va più legittimato di governi che sono sempre più di minoranza. Parlamento e Commissione devono avere potere di iniziativa legislativa. Bisogna rendere più efficace l’azione».

E interventi pratici a vantaggio dell’Italia?

«Comincerei dai parametri per le banche e l’accesso al credito, che vanno scritti pensando che il nostro è un sistema al 95% di piccole imprese. Non possiamo accettare che si agisca come dicono i tedeschi e i francesi che hanno un sistema imprenditoriale differente. E questo vale anche per agroalimentare e pesca: basta con accordi che ci penalizzano e creano concorrenza sleale. Il mercato unico è una grande occasione se protetto e controllato negli accessi».

Tedeschi e francesi si fanno ascoltare più di noi.

«Il Bundenstag ha quasi 80 rappresentati a Bruxelles. La Camera italiana ne ha uno. Vorrei uno Stato che con tutte le sue istituzioni faccia il lobbista dei cittadini italiani».

Come pensate di cavarvela con l’asse franco-tedesco?

«La riforma del governo dell’Ue con i maggiori poteri al parlamento farà sì che l’asse sarà fra le forze politiche e non fra i paesi. È la grande occasione per far valere la forza dell’Italia».

Fate spesso riferimento al «nuovo» Macron. Potreste creare un qualcosa in Europa assieme a lui dopo l’alleanza con Farage? 

«Ci siamo confrontati sull’immigrazione, gli abbiamo detto che non si può essere europeisti con le frontiere degli altri. Ci sono invece punti di contatto sulla riforma francese del Welfare. Noi vogliamo portare in Italia le buone pratiche degli altri, qualunque sia il governo che le origina».

Da Tsipras a Farage a Trump e ora anche a Macron, siete una forza «on demand»?

«Mi piace. Questo è proprio il punto. Le soluzioni efficaci non hanno nazionalità o colore politico. Non si parla più di destra o sinistra, di capitalismo o socialismo».

Però l’idea di una intesa a sinistra dopo il voto di primavera piace ai parlamentari M5S più dell’asse con la Lega.

«Per ora non parliamo con nessuno. A noi interessa precisare il metodo. Ma se riceveremo l’incarico, i parlamentari di tutti i partiti saranno messi davanti a una scelta: darci la fiducia, o andarsene a casa e si rivota».

Potreste allearvi con Macron dopo le europee del 2019?

«Dovremmo trovarci un gruppo. Ma non ci sono contatti con Macron né guardiamo a populisti, estremisti xenofobi o movimenti che ricordano la vecchia sinistra europea».

Ammetterà che la vostra posizione sull’Europa si è evoluta.

«Non è cambiata la nostra linea, ma le condizioni in seno all’Ue. Non ci sono più governi monolitici che ci schiacciavano, i grandi sono ridimensionati. L’Italia può farsi valere».

Minacciando il referendum sull’euro, per quanto consultivo?

«La consideriamo una extrema ratio. Mentre vedo ampi margini di contrattazione su deficit per favorire la crescita».

M5S ha detto che vorrebbe politiche espansive alla Trump. Coi nostri numeri, è difficile senza violare le regole Ue.

«Non voglio violarle. Voglio ricontrattarle, come di fatto hanno fatto Francia e Spagna. Investono nella famiglia perché hanno sforato il tetto del 3% per il deficit. Noi non metteremo tasse sulla casa o patrimoniali».

Torniamo al referendum. La vostra credibilità a Bruxelles sarà sempre limitata se tenete questa pistola sul tavolo.

«Questo è chiaro. Ma l’obiettivo non è rendere felici gli altri. E’ fare in modo che nell’ambito dell’Ue gli interessi dei diversi Paesi si ritrovino allo stesso tavolo. E’ un peso contrattuale».

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lastampa/Di Maio: “C’è una guerra sociale in corso, solo l’Europa può salvarci”

La Gazzetta contro Guardiola: “Non ha mantenuto la sua promessa”

“Il City è sceso in campo quasi senza voglia”

Aveva promesso che sarebbe andato in Ucraina a giocarsela, per vincere e per onorare la competizione, ma così non è stato. Guardiola, infatti non ha scelto i migliori per affrontare una squadra che lottava per la qualificazione e col coltello tra i denti.

La Gazzetta dello Sport lo ha notato e infatti bacchetta l’allenatore spagnolo: “Pep Guardiola non ha mantenuto la promessa di giocarsela a tutta contro lo Shakhtar per cercare di tenere in gioco il Napoli. Il suo City affonda presto in Ucraina, togliendo senso anche alla partita di Rotterdam. Il City ha il torto di presentarsi a Kharkhiv in formazione quantomeno sperimentale: David Silva è rimasto a casa, Aguero va in panchina, De Bruyne è squalificato. Guardiola, c’è da capirlo pensando al derby di Manchester che lo aspetta domenica, getta nella mischia il diciassettenne Foden, il più giovane inglese a giocare titolare nella storia della Champions, come esterno sinistro e il ventenne Adarabioyo, al debutto assoluto nella coppa più importante, come centrale di destra. Il City, dal canto suo, non sembra aver troppa voglia di alzare l’intensità della partita, né i mezzi. Sané non si accende quasi mai a sinistra, Bernardo Silva sull’altro lato si incarta da sé, Gabriel Jesus non viene rifornito. E quando si presenta davanti alla porta su una verticalizzazione di Foden, va a sbattere su Pyatov. Una deviazione al volo (con il destro) di Sané su cross di Bernardo Silva a inizio ripresa è il primo tiro in porta del City, che poco dopo il quarto d’ora fa debuttare in Champions (e in assoluto in prima squadra) anche il diciottenne spagnolo Brahim Diaz. Segnali che di rimettere in piedi la partita Guardiola ha poca voglia”.

Colpo Givova Scafati, preso il play-guardia Lawrence

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Colpo Givova Scafati, preso il play-guardia Lawrence

Importante colpo della Givova Scafati che annuncia l’ingaggio del play-guardia britannico Andrew Renaldo Lawrence. Nato a Woking il 04.06.1990, alto 188cm, figlio del cestista Renaldo Lawrence (scelto dai San Diego Clippers al 1979 NBA Draft), cresciuto cestisticamente presso il Charleston College, il neo gialloblù è un atleta della nazionale del Regno Unito e proviene dal club kosovaro del Pristina. Ai recenti campionati Europei, svoltisi tra il 31 agosto ed il 17 settembre, ha concretizzato una media di 8.8 punti, 1.5 rimbalzi e 4.3 assist a partita. La sua miglior prestazione agli Europei si è apprezzata contro la Turchia con 15 punti segnati in 28 minuti e con il 66.7% nel tiro da due (2/3) ed il 75% da 3 (3/4).

Entusiasta il patron Nello Longobardi che ha dichiarato: “Abbiamo compiuto l’ennesimo sforzo, in considerazione della tegola Miles e lo abbiamo fatto anche per far capire la nostra volontà di avere un ruolo da protagonisti nel campionato di Serie A2. Abbiamo ingaggiato il top presente sul mercato”.

Afro Napoli, riscattati a titolo definitivo due giovani talenti!

Afro Napoli, riscattati a titolo definitivo due giovani talenti!

L’Afro Napoli United, protagonista e capolista del campionato di Promozione, comunica di aver riscattato a titolo definitivo i due piccoli gioiellini napoletani entrambi classe 2000. Stiamo parlando dei difensori Mario Gargiulo e Vincenzo Gentile, rilevati in prestito all’inizio di questa stagione dal Monteruscello Calcio.

A tal proposito il presidente dell’Afro Napoli United, Antonio Gargiulo, ha rilasciato alcune piccole battute: “Ringrazio la società flegrea che dimostra sempre grande professionalità e correttezza, oltre a rivolgere un grosso in bocca al lupo ai due nuovi leoncini”.

La speranza per i due giovani talenti è sicuramente quella di approdare un giorno nel campionato professionistico e magari ripercorrere la strada di Omar Gaye, che proprio dall’Afro Napoli è stato acquistato per affrontare il suo primo campionato di terza serie con la Juve Stabia.

Napoli, manifestazione in ricordo del giovane Mario Prisco

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Napoli, manifestazione in ricordo del giovane Mario Prisco

“Sangue e stragi sulle nostre strade”, è questo il nome della manifestazione che si terrà nella giornata di domenica 10 dicembre, a partire dalle ore 09:30, in ricordo della giovane vittima della strada Mario Prisco. Era il 16 giugno del 2011 quando il 17enne fu protagonista di un terribile incidente che gli strappò la vita in  via Pietro Castellino a Napoli. Il sit-in di sensibilizzazione alla sicurezza stradale avrà inizio proprio nel punto in cui avvenne l’impatto con il SUV “Nissan X trail”, ovvero all’angolo con via Perosi, in spazio adiacente al marciapiede. Durante l’evento verranno posizionati striscioni, distribuiti volantini e materiale informativo e saranno effettuate riprese video/audio.

In occasione dell’evento la famiglia del ragazzo ha dichiarato: “Ci auguriamo di riuscire con questo piccolo gesto –  affermano i componenti della famiglia Prisco -, di cui siamo promotori proprio nel giorno di ricorrenza della nascita di Mario, a rendere, alla cittadinanza, il senso più profondo della forza remota che anima una famiglia come la nostra afflitta dal dolore.E’ con questo presupposto nel cuore che affrontiamo le battaglie della nostra quotidianità ed è con questa spinta che ci muoviamo a favore della sicurezza stradale, a favore della quale organizzeremo altre manifestazioni di questo tipo. Il senso di questa giornata vuole significare il preciso impegno di messa in sicurezza delle strade di Napoli, a cominciare dal Vomero, affinché finisca questa strage. Mario vive nei ricordi di chi l’ha conosciuto. Insieme alle associazioni – concludono -, continuiamo a chiedere che venga fatta luce sulla verità che ha posto fine a questa giovane vita. Non lo dimenticheremo mai”.  

Trump, Gerusalemme e l’ira degli arabi: una scommessa in tre mosse

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La scommessa di Trump sulle sue capacità nel riconoscere Gerusalemme scatena l’ira degli arabi

La difficile scommessa di Trump si può riassumere in tre punti: “Il riconoscimento di Gerusalemme, la soluzione del conflitto israelo-palestinese con due Stati divisi da confini concordati, il ruolo prioritario dell’Arabia Saudita nel superamento delle crisi secolare 

Una difficile scommessa in tre mosse

Con il discorso della Casa Bianca il presidente Donald Trump ha illustrato per la prima volta il suo approccio al Medio Oriente, articolandolo in tre punti: il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico, la soluzione del conflitto israelo-palestinese con due Stati divisi da confini concordati, il ruolo prioritario dell’Arabia Saudita nel superamento della crisi secolare arabo-israeliana.

Si tratta di tre tasselli che hanno genesi diverse ma descrivono la scommessa dell’inquilino dello Studio Ovale. Il riconoscimento di Gerusalemme capitale è una scelta bilaterale, compiuta dagli Stati Uniti che in questa maniera assicurano a Israele quanto più considera vitale: la propria identità ebraica. Il legame fra gli ebrei e Gerusalemme risale a tremila anni fa e se Israele dal 1949 ne ha fatto la propria capitale è perché è il luogo che più rappresenta il ritorno alle radici dopo venti secoli di Diaspora. Così come Harry Truman 70 anni fa fu il presidente americano che riconobbe la nascita di Israele, oggi Trump ne riconosce l’identità ebraica, ovvero la legittimità storica.

Non si tratta solo del rispetto di un impegno preso da Trump con i propri elettori durante la campagna elettorale, e neanche solo della pragmatica presa d’atto della presenza delle istituzioni israeliane a Gerusalemme, c’è qualcosa in più: l’America fa sapere ad Israele, ed ai suoi cittadini, di comprendere e condividere il legame storico fra lo Stato ebraico, il popolo ebraico e la terra d’Israele. E’ una scelta che ha a che vedere con valori bipartisan, largamente condivisi nella società americana, ma ha anche un risvolto politico-negoziale assai evidente: nel momento in cui Trump assicura a Benjamin Netanyahu ciò che per lui più conta, pone le condizioni per avanzare delle richieste inerenti alla soluzione del conflitto.

Per questo nella seconda parte del discorso della «Diplomatic Reception Room», Trump afferma di condividere la soluzione dei due Stati e sottolinea che i confini fra loro dovranno essere decisi «consensualmente fra le parti», anche per quanto riguarda Gerusalemme. Ovvero, nulla preclude che i quartieri orientali della città sacra alle tre fedi monoteistiche potranno diventare la capitale del futuro Stato di Palestina. Per questo Trump ha scelto di non fare alcun cenno alla riunificazione della città, portata a termine da Israele dopo la guerra del 1967. Affermare che la capitale di Israele è a Gerusalemme non esclude che la stessa città potrà ospitare, a seguito di un accordo di pace, anche quella palestinese.

Trump auspica che ciò avvenga grazie ad un processo fra le parti, senza imposizioni dall’esterno, ed è per questo che, nelle ultime frasi fa riferimento all’Arabia Saudita ovvero al Paese arabo custode dei luoghi santi dell’Islam che ha visitato quest’anno e dove il vicepresidente Mike Pence farà tappa nei prossimi giorni – durante una visita nella regione – nella convinzione che re Salman e soprattutto il figlio, e principe ereditario, Mohammed Bin Salman, possano rivelarsi decisivi per creare una cornice regionale di riconciliazione arabo-israeliana capace di facilitare la risoluzione del conflitto israelo-palestinese. Le insistenti indiscrezioni sulla diplomazia segreta condotta dal regno saudita sono lo sfondo di tale scenario.

Se la formula dei due Stati è l’elemento di continuità fra Trump ed i suoi predecessori – da quando nel 1993 Bill Clinton ospitò alla Casa Bianca la firma degli accordi di Oslo – le novità riguardano l’approccio a Gerusalemme e il ruolo dei sauditi. Si tratta di una scommessa che tradisce la convinzione della Casa Bianca sulla possibilità di ottenere risultati imprevedibili in Medio Oriente grazie ai grandi sconvolgimenti in corso nella regione segnata dal duello strategico fra sunniti e sciiti, ovvero fra Arabia Saudita ed Iran. Se Teheran è l’avversario strategico comune di sauditi e israeliani, la Casa Bianca crede che ciò possa portare anche alla soluzione dei due Stati.

Saranno i prossimi mesi a dire quante possibilità ha la scommessa di Trump di farsi strada in una delle più instabili regioni del Pianeta ma la netta condanna da parte dell’Autorità palestinese, le minacce di guerra di Hamas, le parole di fuoco di Erdogan e Khamenei, l’irritazione di molte capitali arabe e il dichiarato dissenso di numerosi alleati europei suggeriscono l’entità delle difficoltà a cui va incontro.

vivicentro.it/editoriale
vivicentro/Trump, Gerusalemme e l’ira degli arabi: una scommessa in tre mosse
lastampa/Una difficile scommessa in tre mosse MAURIZIO MOLINARI

Napoli, notte amara. Ma Sarri è recidivo…

Il tecnico azzurro commette ancora lo stesso errore

La prova offerta dal Napoli, ieri, contro il Feyenoord ricorda per certi versi quelle contro il Real Madrid dello scorso anno. Nella scorsa edizione della Champions League, gli azzurri si fecero beffare da un difensore da quel Sergio Ramos che fa del colpo di testa, su calcio piazzato, una delle sue armi migliori. Quest’anno il “giustiziere” dei partenopei si chiama Jorgensen (non l’ex calciatore di Fiorentina e Udinese, intendiamoci!). Non poteva e non doveva segnare in quel modo, non poteva e non doveva sbucare alle spalle di Albiol e segnare così facilmente. Ma la gara del Napoli, in realtà, era finita già pochi minuti prima quando da Kharkiv era arrivata la notizia del vantaggio dello Shakhtar sul City.

A proposito della gara di ieri, Il Corriere del Mezzogiorno scrive: “Nonostante il vantaggio pronti-via di Zielinski, il Napoli non si è certo presentato come una squadra in condizione, piuttosto ha denunciato ancora una volta le difficoltà delle ultime settimane nella velocità e nella fluidità della manovra. E ancora: non chiedete a Sarri, ormai a risultato sfavorevole acquisito, di gestire le energie. Di far respirare i titolari e, perchè no, di dar minuti nelle gambe a chi invece avrebbe voglia e necessità di partite vere. Non lo fa, anzi, cambia Rog per Allan provando a dare una sterzata a una partita che sul risultato di parità comunque vuole provare a vincere, inserisce Mario Rui per Maggio quando manca meno di mezz’ora al termine. Ounas per Callejon solo alla fine. Che Europa League sia, si è consolato Maurizio Sarri. Ma è evidente che non gli faccia granchè piacere. Il destino non era solo nelle mani del Napoli e non ci si poteva di certo affidare allo scambio di sms tra Sarri e l’ ‘amico’ Guardiola. ‘Parliamo spesso di calcio’, aveva detto l’allenatore azzurro alla vigilia dell’ultima sfida. Ma poi i risultati del campo sono ben altra cosa e sempre più o meno alla mezz’ora lo Shakhtar era già in vantaggio sul Manchester City per due reti a zero”.

Sorrento, ponte dell’Immacolata all’insegna dello spettacolo

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Sorrento, ponte dell’Immacolata all’insegna dello spettacolo

Sarà un ponte dell’Immacolata all’insegna dello spettacolo quello che attende la città di Sorrento. Un ricco programma, infatti, è pronto a catturare turisti e non in una delle perle della Regione Campana. Si parte domani alle ore 17:00 in piazza Tasso con “Squilibri: Danza Aerea, Verticalismo, Contorsionismo“; uno spettacolo, realizzato da Irene Croce, che è un continuo alternarsi di equilibri e virtuosismi acrobatici e funambolici. Sabato, invece, in Cattedrale, alle ore 19, vi sarà il concerto del World Spirit Ensemble: un’orchestra di voci gospel dalle tinte soul, jazz, world e pop. Dulcis in fundo domenica, dalle ore 17, le strade di Sorrento si animeranno con The Fantomatik Orchestra: sonorità funk, rock, etno, jazz e prog cattureranno i presenti in un vortice irresistibile.

Gli appuntamenti, organizzati da Arealive, rientrano nella rassegna “Sorrento Incontra – M’Illumino d’inverno“, che si avvale della direzione artistica di Mvula Sungani e che rappresenta il contenitore degli eventi sostenuti dal Comune di Sorrento. Dunque un week end dedicato all’arte circense e alla musica allieterà il popolo della Costiera.

L’ira degli arabi contro Trump. Ma il leader Usa apre ai palestinesi

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Dalla Turchia all’Iran si moltiplicano le iniziative contro Trump. Per Hamas “ha aperto le porte dell’inferno”, per Abu Mazen “ci porterà in guerra”. Ma il leader Usa apre ai palestinesi: “Nessuna decisione su sovranità e confini della città”. 

La difficile scommessa di Trump si può riassumere in tre punti: “Il riconoscimento di Gerusalemme, la soluzione del conflitto israelo-palestinese con due Stati divisi da confini concordati, il ruolo prioritario dell’Arabia Saudita nel superamento delle crisi secolare arabo-israeliana”.

La rabbia dei musulmani: “Aperte le porte dell’Inferno”

Hamas: taglieremo le mani a chi tocca la Città santa. Abu Mazen: rischio guerra. Dalla Turchia all’Iran si moltiplicano le condanne contro la scelta americana

GERUSALEMME – Dopo una giornata di acquazzoni e scrosci che facevano presagire una tempesta tremenda, la luna ha fatto capolino nella tarda serata dietro le colline di Gerusalemme. Una visione surreale, perché le mura antiche, costruite da Solimano il Magnifico, erano colorate di bianco, rosso, e blu, in omaggio alla bandiera americana e alla decisione del presidente Donald Trump. Un gesto che alla popolazione araba è sembrato un nuovo schiaffo: la prima giornata «della rabbia» è trascorsa senza vittime, ma neppure le sfumature nel discorso del leader della Casa Bianca, che qualcuno ha interpretato come timide aperture al fronte arabo, hanno calmato gli animi. Il riconoscimento della Città Santa come capitale di Israele ha aperto una diga di rancore che ora è difficile contenere. Per tutto il giorno i dimostranti hanno marciato per le strade nelle città della Cisgiordania e soprattutto a Gaza, al grido di «Gerusalemme capitale eterna», sì, ma della Palestina. Concetto ripetuto da Abu Mazen che ha ritirato il team palestinese da Washington perché «gli Usa hanno rinunciato al loro ruolo di mediatori per la pace» e ha aggiunto che questo «aiuterà le organizzazioni estremistiche a intraprendere una guerra di religione che danneggerà l’intera regione».

Come già dopo la chiusura della Spianata delle Moschee, lo scorso luglio, il richiamo di «Al-Quds», della moschea di Al-Aqsa, ha radunato attorno ai palestinesi il mondo musulmano, pronto a difendere «con il sangue» la «linea rossa» da non oltrepassare, tracciata martedì dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e subito rafforzata dall’intero fronte «della resistenza». Sono le situazioni predilette da Hamas, che infatti ieri è stata la più attiva nell’organizzare le proteste. Uno dei portavoce, Salah Bardawil, ha rispolverato il meglio della retorica bellica: «Questa decisione porterà a una travolgente rivolta popolare e alla resistenza che scotterà la terra e taglierà la mano di chiunque toccherà Gerusalemme e i suoi luoghi sacri» e che gli Usa «hanno aperto le porte dell’inferno».

Gerusalemme, ieri, è rimasta abbastanza tranquilla ma prepara una gigantesca manifestazione per domani, proprio attorno alla Spianata delle Moschee subito dopo la preghiera del venerdì. Le scuole rimarranno chiuse, per rafforzare i ranghi con gli studenti, mentre migliaia di agenti e militari della polizia di frontiera sono arrivati a completare il dispositivo di sicurezza israeliano. La Porta di Damasco, come quella dei Leoni, sono blindate. «Siamo pronti a reagire in maniera immediata ad ogni genere di sviluppi che potrebbero verificarsi», ha precisato la polizia.

Ma Al-Fatah e l’Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen si stanno coordinando con i principali leader islamici. Il più attivo è Erdogan che ha chiamato una dozzina di colleghi, oltre al leader palestinese, e ha invitato i 57 Paesi membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a riunirsi mercoledì 13 dicembre a Istanbul per un summit straordinario. Il presidente turco vuole indossare in quella occasione i panni del «difensore di Gerusalemme». «Il riconoscimento di Gerusalemme – ha detto – farà saltare le fondamenta della pace e scatenerà nuove tensioni e scontri». Dopodomani, al Cairo, si riuniranno invece i ministri degli Esteri della Lega araba, che ha definito la mossa di Trump «una provocazione ingiustificata».

Sarà però a Istanbul la vera prova di forza islamica, anche perché c’è da aspettarsi uno show dell’Iran. Ieri ha subito calcato la mano la Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei: «La Palestina sarà liberata. La comunità palestinese e quella musulmana vinceranno». L’Iran «non tollererà la profanazione dei luoghi santi islamici», ha aggiunto il presidente Hassan Rohani. Più sfumata la posizione della Siria di Bashar al-Assad. Per Damasco «il presidente Usa e i suoi alleati nella regione sono responsabili» di un «passo pericoloso».

Damasco non sottolinea il carattere «musulmano» della Città Santa alle tre religioni monoteiste, perché guarda anche alla sua minoranza cristiana, in gran parte schierata con il raiss. Lo stesso Abu Mazen usa l’accortezza, sa di avere come supporto internazionale più prestigioso il Vaticano. Ieri Papa Francesco ha chiesto che «lo status quo» di Gerusalemme «non venga modificato» così come il segretario generale della Lega araba Aboul Gheit, in quanto la città è «nel cuore di tutti gli arabi, musulmani e cristiani». E oggi a Betlemme la «Palestina cristiana» organizzerà una protesta di massa, nella piazza davanti alla Chiesa della Natività, che con il suo grande albero ricorda quanto sia vicino il Natale.

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lastampa/La rabbia dei musulmani: “Aperte le porte dell’Inferno” GIORDANO STABILE – INVIATO A GERUSALEMME

Napoli, corsa contro il tempo per non lasciare la città al buio in vista delle feste!

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Napoli, corsa contro il tempo per non lasciare la città al buio in vista delle feste!

E’ una vera e propria corsa contro il tempo quella che si sta effettuando a Napoli per non lasciare la città al buio in vista del ponte dell’Immacolata. Migliaia di turisti sono attesi all’ombra del Vesuvio e una Napoli senza luminarie potrebbe rappresentare un duro colpo all’immagine della Regione. Per ora, però, solamente poche zone avranno l’onore di illuminarsi: “Stiamo facendo i salti mortali e la città non sarà al buio. Per l’Immacolata illumineremo due zone simbolo della tradizione del Natale» spiega l’assessore all’Illuminazione pubblica Ciro Borriello. Per l’esattezza i Decumani dovrebbero essere illuminati già stasera, stando al programma del Comune, e domani toccherà alla Sanità. «Pian piano – assicura l’assessore – passeremo a tutte le altre strade di Napoli».

Se è pur vero che il Municipio non ha fondi nelle casse e deve fare i conti con un blocco della spesa imposto dalla Corte dei Conti, c’è da sottolineare però che i ritardi accumulati sono imperdonabili e potrebbero costare tanto dal punto di vista turistico. A riportarlo è Il Mattino. 

Il piccolo Carmine, che pesava 360 grammi, non ce l’ha fatta

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Carmine dopo una lotta di 8 giorni non ce l’ha fatta

Il piccolo Carmine non ce l’ha fatta. Il suo corpicino di 360 grammi non è riuscito a sopravvivere dopo una lotta di 8 giorni, dopo essere nato prematuro, nella clinica Malzoni di Avellino. L’amore dei suoi familiari non è riuscito a tenere in vita il neonato, il cui cuore ieri notte ha smesso di battere. “Un nuovo Angelo si unisce al Coro degli Angeli. Cantate con me la Gloria di Dio”. Questo è il post della madre Anna, messo sui suoi profili social. Quest’oggi ci saranno i funerali del piccolo neonato.

Napoli, senti Higuain: “Sarri mi disse che ero pigro. La scelta della Juve…”

“Dopo una vittoria Buffon mi diede i brividi”

In una lunga intervista rilasciata a So Foot, Gonzalo Higuain, come si legge sulla Gazzetta dello Sport, ha parlato dei suoi anni a Napoli sotto la guida di Maurizio Sarri e della scelta di abbandonare la città partenopea.

Ecco le sue parole: Buffon? Dopo una vittoria a Udine in cui rimasi a secco, mi diede i brividi: disse che incarnavo lo spirito Juve e che avrebbe chiesto ad Allegri di mostrare la mia partita per una settimana alla squadra. Complimenti di uno come lui mi rendono doppiamente felice. Critiche ed elogi li ascolto se provengono da chi conosce il calcio. Sarri mi disse che ero pigro perché voleva segnassi come Messi e Ronaldo. Aveva un po’ ragione. Dopo infatti ho fatto 36 gol. La scelta della Juve non è stata una decisione facile, ma ne sono fiero e felice visto che poi ho disputato una finale di Champions. Un fischio lo senti anche tra dieci che applaudono. Meglio essere preparati mentalmente, altrimenti puoi cadere da molto in alto. I fischi però sono una sorta di elogio del tifoso che in fondo non chiede che applaudirti per un gol”.

Benevento, a festeggiare il Capodanno arriverà la cantante Arisa

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La musica di Arisa festeggerà l’arrivo del 2018 nel capoluogo sannita

A Benevento per il Capodanno arriverà Arisa. L’ex giudice di X Factor, cantante di successi come “Sincerità” ha accettato l’invito del comune sannita e festeggerà con la popolazione beneventana l’arrivo del 2018. La manifestazione natalizia promossa dal Comune in collaborazione con l’Ente per il Turismo si chiama “InCanto di Natale” e propone trenta giorni di spettacolo nel capoluogo sannita. La kermesse inizierà quest’oggi alle ore 17:30 in corso Garibaldi, con l’esibizione della Modern Dance Academy con balli a tema natalizio. Dopo di che arriverà per i più piccini Babbo Natale, a cui i bambini potranno consegnare la loro letterine e scattare delle foto ricordo.

Eliminazione Napoli, il danno è anche economico

Aumentano gli introiti per Juventus e Roma

Un danno, un vero e proprio danno. Il Napoli è fuori dalla Champions, e questo è un dato di fatto, ma la mazzata arriva anche dal punto di vista economico. Gli introiti infatti caleranno. Il Mattino, in questo senso, scrive: “Che iattura questa Europa League. Perchè tanto pure se la vinci, non entrano in cassa i soldi che il Napoli avrebbe conquistato col passaggio agli ottavi di Champions”.

A beneficiare di questo saranno RomaJuventus dal punto di vista economico. L’impatto economico immediato costa circa 15 milioni di  euro. Il Mattino poi prosegue nella sua analisi: “Se lo scorso anno il club ha incassato, per il suo cammino europeo, circa 66 milioni, quest’anno è probabile che si fermi intorno ai 35. La partecipazione all’Europa League porta appena 500mila euro. I conti sono semplici  da fare. E poi tutti i premi legati al cammino in Champions dove più si vince e più si fanno soldi. La squadra vincitrice della finale di Europa League si aggiudica 6,5 milioni di premio. Più o meno lo stesso valore del passaggio agli ottavo”.

La serata di Rotterdam ha riservato al Napoli il danno oltre la beffa. Infatti, il gol subito nei minuti finali, con la conseguente sconfitta, costringerà gli azzurri a partire dalla seconda fascia durante il sorteggio che si terrà s Nyon alle 13 di lunedì prossimo. Dalla prima fascia partiranno le vincitrici dei gironi di Europa League (con le gare in programma questa sera) con l’aggiunta di CSKA Mosca, Atletico Madrid, Lipsia e Sporting Lisbona.