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Torre Annunziata, il ricordo del maresciallo D’Alessio, vittima della camorra

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Torre Annunziata ricorda il Maresciallo D’Alessio e la 16enne Rosa Visone, morti durante uno scontro a fuoco contro la camorra

Torre Annunziata, trentasei anni fa morivano il maresciallo Luigi D’Alessio e la sedicenne Rosa Visone a causa di uno scontro a fuoco. Oggi in piazza De Nicola, il Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata, guidato dal colonnello Filippo Melchiorre, il sindaco Vincenzo Ascione e la vedova D’Alessio, hanno ricordato la triste vicenda datata 8 gennaio 1982:  quel giorno il maresciallo D’Alessio, in servizio presso la caserma oplontina, si imbattè in due camorristi che furono fermati ad un posto di blocco. I due malviventi tentarono di sfuggire al posto di controllo e ne scaturì un conflitto a fuoco nel quale persero la vita lo stesso carabiniere e la giovane Rosa Visone, colpita da proiettili vaganti. Alla cerimonia erano presenti autorità, l’associazione Libera e alcuni membri dell’Amministrazione comunale.

Il Sindaco ha tenuto un discorso di apertura in cui ha affermato cheTorre Annunziata negli anno 80 era terra di morte, e che oggi dobbiamo celebrare la vita, la nostra città deve tornare a vivere ed eliminare il più possibile la delinquenza. Parole di speranza quelle del Sindaco, dato anche quello che sta succedendo nella periferia della città. La cerimonia continua con una breve lettura del giuramento dei Carabinieri, accompagnato dalla tromba del “Silenzio militare”.

Il Maresciallo D’Alessio morì facendo il suo dovere: riconobbe su una vettura di grossa cilindrata due pericolosi camorristi, legati al clan Cutolo, latitanti da tempo. Dopo un inseguimento, D’Alessio scese e chiese i documenti, ma fu sorpreso dalla estrema rapidità con cui furono sparati numerosi colpi di pistola. Il Maresciallo aveva solo 41 anni, vittima della camorra e del dovere.

 

Napoli, trovato amianto nelle abitazioni: famiglie sgomberate

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Napoli, trovato amianto nelle baraccopoli di Ponticelli e Pozzuoli: si avvia lo sgombero delle famiglie

Il quattro gennaio il sindaco Vincenzo Figliolia ha firmato un’ordinanza di sgombero: dopo le indagini ordinate un anno fa dalla procura di Napoli, gli oltre duecento occupanti dei 48 container di via Dalla Chiesa a Pozzuoli, costruiti come dimora di fortuna durante il terremoto degli anni ’80 e il bradisismo dell ’84, devono andare via entro gennaio. È confermato che in quelle baraccopoli ci sono, oltre alle muffe, anche particelle velenose che si liberano dalle lamiere lesionate. Lo stesso accade nella zona est di Napoli, a Ponticelli, campo bipiani, dove i cassoni costruiti per il terremoto degli anni 80 sono diventate delle vere e proprie dimore. Qui sono presenti dodici blocchi di prefabbricati  ammuffiti dove i bambini giocano tra centinaia di fili elettrici aggrovigliati e vicoli attraversati da scoli di ogni genere. Umidità e topi si si intrufolano nelle casette, promiscuità e soprattutto rischio amianto. Parecchi sostengono di aver perso i loro familiari per cancro ai polmoni. Alcuni dopo il terremoto sono riusciti a rialzarsi e a provvedere al fabbisogno della propria famiglia, altri sono rimasti lì, anche se attualmente le baracche sono abitate da persone che non hanno mai avuto una casa, da senza tetto, extracomunitari ed altri. Apparentemente queste sembrerebbero essere le ultime due zone ad essere a rischio amianto, anche se, come sappiamo, a causa delle diverse gare di appalto truccate che si sono susseguite a Napoli, con il tempo, non meraviglierebbe se se ne trovasse traccia anche in qualche scuola.

Milan, Gattuso sugli azzurri: “Mi piace vedere giocare il Napoli e come prepara le gare Sarri”

Le sue parole

Intervistato da Premium Sport, Gennaro Gattuso, allenatore del Milan, ha dichiarato: “Mi piace tanto vedere come gioca il Napoli di Sarri e, per come prepara la partita e vede il calcio, mi rivedo un po’ in Conte anche se a me ovviamente manca ancora tanto per raggiungere certi livelli”.

Dagli stadi alla politica, il nostro razzismo quotidiano

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Più di un italiano su due giustifica il razzismo ma in gran parte esclude di essere razzista: Mattia Feltri indaga tra i numeri di un odio che non tende a scemare, e che ha nel mirino migranti e rom e alimenta anche antisemitismo e omofobia.

Razzisti della porta accanto, un italiano su due giustifica violenze e aggressioni sui social

Migranti e rom nel mirino, dilagano antisemitismo e omofobia

Dei 55 italiani su cento che, rispondendo a un sondaggio di Swg (15 novembre 2017), hanno giustificato il razzismo, la gran parte probabilmente escluderebbe di essere razzista. La domanda era diretta: «Determinate forme di razzismo e discriminazione possono essere giustificate?». Per il 45 per cento è «no mai». Per il 29 «dipende dalle situazioni». Per il 16 «solo in pochi specifici casi». Per il 7 «nella maggior parte dei casi». Per il 3 «sempre». Se la domanda fosse stata «lei è razzista?» è presumibile che avrebbe risposto sì il 3 per cento per cui il razzismo è giustificabile sempre, e forse alcuni del 7 per cento per cui è accettabile nella maggior parte dei casi. Il razzismo è una malattia insidiosa, dà sintomi vaghi, talvolta deboli o indecifrabili: non si prende il razzismo come un’influenza, dall’oggi al domani.

Matteo Salvini esclude di essere razzista (in buonissima fede, si deve presumere) eppure il primo gennaio ha scritto un tweet che, nella sua apparente innocuità (fra centinaia ben più aggressivi scritti dal capo leghista), spiega bene la noncuranza del pensiero e del linguaggio: «Vado a Messa a Bormio, e sento dire dal prete che bisogna “accogliere tutti i migranti”. Penso ai milioni di italiani senza casa e senza lavoro, al milione di bambini che in Italia vivono in povertà, e prego per loro». Naturalmente è legittimo e per niente illogico ritenere che non si possano accogliere tutti i migranti, ma pregare per i poveri italiani sembra una trasposizione un po’ temeraria del sovranismo nella fede: è complicato pensare a un Dio che accolga preghiere in base al passaporto o al colore della pelle, ed è stupefacente intuire tanti cristiani disinvoltamente immemori della vocazione universalistica ed ecumenica del cristianesimo, costituzionalmente antirazzista.

Il linguaggio della politica  

Anche Massimo Corsaro, deputato di centrodestra, ogni volta trasecola. Dopo il derby della settimana scorsa, ha dato dello zingaro all’ex allenatore del Torino, Sinisa Mihajlovic. Così come si era rivolto al collega ebreo, Emanuele Fiano, dicendo che portava le sopracciglia folte per nascondere i segni della circoncisione. In entrambi i casi, Corsaro ha ammesso una certa intemperanza linguistica, dovuta alla foga, ma nessun cedimento al razzismo. La novità evidente è che certe cose, fino a pochi anni fa, un uomo delle istituzioni non si sarebbe nemmeno sognato di dirle e tantomeno l’avrebbe fatta franca.

La violenza quotidiana

Un’inchiesta dell’associazione Lunaria, presentata a Montecitorio lo scorso ottobre, ha registrato 1483 casi «di violenza razzista e discriminazione» tra il primo gennaio 2015 e il 31 maggio 2017. Da gennaio 2007 ad aprile 2009, la stessa Lunaria ne aveva registrati 319. Di questi 1483 casi, 1197 vanno alla voce violenza verbale, e non bisogna per questo pensare che siano meno gravi: un anno fa Pateh Sabally, ventiduenne gambiano, decise di suicidarsi buttandosi nel Canal Grande a Venezia; da un vaporetto lo videro dimenarsi, nessuno si lanciò per salvarlo, alcuni gli fecero un video mentre affogava, qualcuno rideva e diceva «ueh Africa», qualcuno gli diceva «scemo», «negro». Lo scorso giugno, in un centro estivo del riminese, una bambina cadde mentre giocava e due coetanei le dissero «ti sta bene che sei caduta, a terra devono stare i negri» e «io vicino a una negra non ci sto». Lo scorso novembre, in provincia di Padova, in una partita fra quattordicenni un ragazzo nigeriano si sentì dire due volte «stai zitto negro» da un avversario che poi gli rifilò un pugno, e quando il nigeriano reagì fu espulso dall’arbitro. Sono episodi pescati alla rinfusa fra centinaia. Se ne sono citati due consumati fra bambini o ragazzini per rendere l’idea dell’aria che tira.

Le istituzioni contagiate  

L’aspetto più stupefacente del lavoro di Lunaria è che il maggior numero dei casi (615) ha per protagonisti «attori istituzionali». Hanno spesso a che fare coi sindaci e le loro ordinanze teoricamente a tutela dell’ordine pubblico. Nell’agosto 2016 il sindaco dem di Ventimiglia vietò la distribuzione di cibo ai migranti in attesa alla frontiera; nello stesso periodo la sindaca di Codigoro, Ferrara, (sempre Pd) propose tasse più alte per chi affittava appartamenti ai richiedenti asilo; nel settembre 2017 il sindaco leghista di Pontida, Bergamo, decise di riservare i parcheggi soltanto a donne comunitarie ed etero. Sindaci di sinistra e di destra, tutti accomunati dallo stupore del giorno dopo, e dalla spiegazione che no, mica si trattava di razzismo. Poi, naturalmente, ci sono anche le violenze fisiche: 84. Un solo esempio, notissimo: nel luglio 2016 Emmanuel Chidi Namdi, trentaseienne nigeriano, fuggito dalle persecuzioni d’estremismo islamico di Boko Haram, passeggiava per Fermo con Chinyery, la fidanzata ventiseienne, quando due del posto hanno preso a chiamarla «scimmia»; Emmanuel provò a difenderla e fu aggredito con una spranga e, caduto a terra, massacrato a calci e a pugni.

L’intolleranza via social  

Fin qui si tratta di fatti di cronaca, ma poi c’è una frenetica attività di razzismo quotidiano. L’associazione Vox, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e La Sapienza di Roma, ha monitorato il social Twitter nel periodo che va dall’agosto 2015 al febbraio 2016, e ha trovato 412 mila tweet misogini, razzisti o omofobi. Circa 42 mila tweet erano contro i migranti in quanto tali, soprattutto se musulmani. Secondo il Pew Research Center (Think Tank di Washington) il 68 per cento degli italiani è ostile ai musulmani, e del resto un’indagine di Ipsos evidenzia che in Italia la maggioranza è convinta che gli immigrati di religione musulmana siano oltre il 20 per cento della popolazione, quando invece la percentuale balla fra il 2,5 e il 3,5 per cento (secondo varie fonti, che tengono più o meno conto dell’immigrazione clandestina). Così, per tornare all’inizio, al sondaggio di Swg, si scopre che tendenzialmente gli italiani preferiscono per vicino di casa un ebreo piuttosto che un musulmano, ma preferiscono un altro italiano piuttosto che un ebreo, qualsiasi cosa voglia dire, visto che gli ebrei in Italia sono quasi tutti italiani.

Cresce l’antisemitismo 

E qui arriviamo all’ultimo studio, proposto dalla Anti Defamation League – Osservatorio antisemitismo Italia. Nel 2016 i casi di antisemitismo in Italia sono stati 130, almeno quelli di cui si è venuti a conoscenza; dieci anni prima, nel 2006, erano stati 45. «Dalla Palestina alla Patagonia… Gli avvoltoi giudei alla conquista del pianeta», «sionisti cancro dell’umanità», «semiti assassini rituali» si legge su vari profili Facebook dedicati alla riemergente lotta all’ebreo; nei dintorni dell’antico ghetto di Ferrara, poche settimane fa, via Voltapaletto è stata trasformata a vernice in via Hitler; all’ingresso del liceo Seneca di Roma, a ottobre è apparsa la scritta «ingresso ebrei».

Anche qui si potrebbe andare avanti per pagine, resta giusto lo spazio per dire che – sempre secondo l’Anti Defamation League – nel 2014 il 20 per cento degli italiani aveva sentimenti o pregiudizi antiebraici (come, per esempio, «gli ebrei muovono l’economia mondiale contro gli altri popoli»), e nel 2015 erano saliti al 29. E per ricordare la manifestazione filopalestinese del 29 dicembre a Milano, piazza Cavour, dove immigrati musulmani hanno scandito un coro tradizionale: «Ebrei tremate, l’armata di Maometto ritornerà». Per sottolineare l’ovvio: nelle società dove il razzismo cresce, chi lo subisce spesso poi lo alimenta, in un clima facilone, crudele ed epidemico in cui tutti hanno conquistato il diritto alla spudoratezza.

Napoli, ascensori invasi dai liquami: i residenti chiedono aiuto

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Napoli, San Pietro a Patierno, ascensori invasi dai liquami: “Non c’è manutenzione da anni”

Napoli, a San Pietro a Patierno, quartiere della periferia nordorientale di Napoli, la puzza ha invaso l’intero palazzo, tanto che non basta chiudere porte, balconi e finestre.Questa è la situazione dei poveri residenti di via della Bussola, dove gli ascensori sono invasi da giorni dai liquami delle fogne.n Qui vivono oltre 600 nuclei familiari. Quasi 3.000 persone che abitano in veri e propri tuguri dove i guasti all’impianto idrico hanno portato all’allagamento di tutti gli scantinati. Gravissima la situazione in due palazzi, quello del blocco 3 del blocco 4, ovvero ai civici 83 e 115 . Nella fattispecie, nel primo edificio i residenti sono costretti a scendere nelle cantinole passando su tavole di legno, mentre al secondo il quadro è anche peggiore, in quanto il vano ascensore è stracolmo di acqua e liquami provenienti dalla rete fognaria, tanto che i vigili del fuoco hanno diffidato i residenti dal praticarlo. Da qui la denuncia dei cittadini, che si sono rivolti al consigliere della VII Municipalità Giuseppe Grazioso. Il problema principale  è che all’interno degli edifici ci sono numerose abitazioni con infiltrazioni, dovute alla scarsa manutenzione. Ci si chiede perché il Sindaco e il Comune di Napoli abbandonino la periferia, preferendo prestare più attenzione al centro città. Queste persone sono costrette a vivere in condizioni disastrose per la disattenzione e menefreghismo di altri. Si spera che il Comune a breve sistemi la cosa e dia la possibilità a queste famiglie di vivere una vita dignitosa.

FOTO ViViCentro – Castelvetro-Sansepolcro 1-1: gli scatti del match e il tabellino

FOTO ViViCentro – Castelvetro-Sansepolcro 1-1: gli scatti del match e il tabellino
La prima del 2018 per il Castelvetro finisce con l’amaro in bocca. Nonostante abbia dominato quasi tutta la partita si fa raggiungere da un calcio di rigore su una disattenzione della difesa. Partono subito forte i padroni di casa passando in vantaggio già al sesto minuto di gioco grazie ad un tiro da fuori di Falanelli. La partita sembra andare a senso unico grazie a d un pressing forsennato del Castelvetro che creano occasioni a raffica ma sprecano tanto. Al 25’ su un disimpegno errato in area di rigore della Difesa BiancoBlu, porta al fallo di Rossini su Pasquini che Mortaro trasforma dagli undici metri, portando la contesa sul 1 a 1. La partita diventa cattiva e i colpi non si rispiarmiano e l’arbitro è costretto, più di una volta a fermare il gioco e richiamando i giocatori alla calma. Nella ripresa il copione non cambia con il Castelvetro a controllare la partita ed esser pericoloso. Al minuto 60 è sempre Falanelli, miglior in campo, ad impensierire David con un bel diagonale.  Il Sansepolcro aspetta e riparte e al minuto 69 è Mattia che prova ad impensierire la retroguardia BiancoBlu ma Rossini è attento e para. La partita prosegue nelle lotte a centrocampo e con qualche cartellino in più ma senza regalare altre emozioni. A fine partita si fanno espellere per proteste l’allenatore Mezzetti e il suo secondo.


Reti: 6′ Falanelli, 25′ rig. Mortaro

CASTELVETRO: Rossini, Davighi, Calanca, Tos, Magliozzi, Ghizzardi, Covili, Zagari (61′ Ubaldi), Cozzolino, Falanelli, Lessa Locko (16′ Rondinelli – 85′ Ristori); A disposizione: Tabaglio, Ristori, Bartorelli, Pacilli, Saccani, Rondinelli, Zouhri, Ubaldi, Cheli; Allenatore: Mezzetti

SANSEPOLCRO: David, Piccinelli, Pasqualini, Mattia, Sgambato, Bonfini, Massai (86′ Smacchi), Fabbri, Alagia (62′ Malentacchi), Mortaro, Mencagli; A disposizione: Giorni, Adreani, Beers, Dini, Selvaggi, Boriosi, Smacchi, Malentacchi; Allenatore: Tardioli

Arbitro: Sig. Porcheddu di Oristano

Ammoniti: Calanca, Bonfini, Fabbri, Cozzolino, Mattia, Tos

Espulsi: Mezzetti (allenatore Castelvetro), Rossi (vice allenatore Castelvetro)

dal nostro inviato, Christian Mastalli

 

Torre Annunziata, nasce l’app: la città a portata di smartphone

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Torre Annunziata, nasce l’app. della città: tutto a portata di smartphon

Torre Annunziata, è stata lanciata oggi la piattaforma digitale di pubblica utilità con cui, in modo facile e veloce, si può scoprire e viaggiare sul territorio, essere sempre aggiornati su eventi ed attività commerciali, ed interfacciarsi con l’Ente municipale in caso di eventuali segnalazioni. Questa è TorreApp, un’applicazione liberamente scaricabile da Google Play o Apple Store, il cui scopo è quello  poter aggiornare i cittadini attraverso un click, aprendo così la città vesuviana al mondo intero. L’applicazione, ricca e aggiornabile, presenta varie sezioni in cui poter navigare e trovare, a secondo delle necessità, le informazioni che riguardano il territorio. L’idea di questa applicazione è di Salvatore Graziano, che grazie al supporto di Carmela Salvatore e all’esperienza comunicativa di Ciro Servillo, della DSAssociati, società di comunicazione e grafica che ha sviluppato tecnicamente l’App, ha realizzato il supporto informativo cittadino più innovativo mai creato fino ad adesso. Questa sembra essere una nuova opportunità per Torre Annunziata, che proprio in queste settimane ha dovuto fronteggiare episodi non proprio piacevoli nella periferia della città. La speranza è che questa cosa possa risolversi presto.

 

In Italia le badanti superano gli infermieri: sono 830 mila contro 650mila

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In Italia c’è un esercito di 830 mila badanti: sono più degli infermieri, che in tutto sono 650 mila. Il Collegio degli infermieri denuncia che ormai vengono utilizzate anche per le cure agli anziani al posto degli assistenti sanitari. Ma se non ci fossero il sistema andrebbe in tilt.

L’esercito delle badanti tuttofare. Ora sono più degli infermieri

La denuncia: utilizzate per le cure agli anziani al posto degli assistenti sanitari

Incassare il «bonus badanti» della manovra di fine anno sarà un po’ come vincere la lotteria. Sì, perché i 20 milioni per ciascuno dei prossimi tre anni stanziati dal governo sono briciole rispetto ai 7 miliardi l’anno che le famiglie italiane sostengono per assistere in casa i propri cari. Somma che in larga parte va alla sempre più numerosa schiera delle badanti. Quasi 380 mila ne conta il censimento ancora inedito di Domina, l’Associazione delle famiglie datori di lavoro domestico.

Ma poiché oltre la metà lavora in nero ecco che l’esercito diventa di 830 mila. Più degli infermieri, che in tutto sono 650 mila. E spesso queste donne provenienti soprattutto da Romania e Ucraina finiscono per ricoprire anche quel ruolo, anche se pochissime hanno in tasca una laurea in scienze infermieristiche. Così, come denuncia il Collegio degli infermieri, armeggiando con cateteri e siringhe finiscono senza volerlo per spedire al pronto soccorso sempre più anziani alle prese con infezioni ed emorragie.

Sia chiaro, se non ci fossero le badanti il nostro sistema di welfare andrebbe in tilt. I conti li ha fatti nel 2016 la Ragioneria generale dello Stato: se i circa 910 mila anziani anziché da familiari e badanti fossero assistiti in strutture assistenziali se ne andrebbero oltre 17 miliardi di euro. E un grazie lo Stato deve dirlo anche al milione di italiani che dedicano un pezzo importante delle loro giornate (e notti) per assistere i propri cari. Non di rado mettendo a rischio il posto di lavoro. Un sistema di assistenza fai da te spesso obbligatorio, perché da un lato l’offerta di strutture assistenziali pubbliche tocca solo l’1,6% dei nostri nonni contro una media europea del 5. Dall’altro i costi delle badanti, soprattutto se regolari, non sono per tutte le tasche. Senza festivi e giorni di riposo già si superano i mille euro al mese, ma se c’è bisogno di assistenza 7 giorni su 7 ecco che si arriva ai 1.800 euro di busta paga. Però c’è da dire che gli si chiede di tutto. Anche di fare la colf, visto che secondo il Censis l’83% si dedica alla pulizia di casa e il 42% si carica le buste della spesa per tutta la famiglia.

E gli italiani come si comportano? «Da finti buonisti, che fanno il regalo di Natale e pensano che sia la tredicesima», sintetizza un’indagine di Api-colf, l’associazione dove ogni anno arrivano diecimila richieste di aiuto e consulenza per maltrattamenti e violazione di diritti. Anche se nella maggior parte dei casi si instaurano legami affettivi forti, che vanno al di là del rapporto di lavoro. Però quello della badante per i più resta un lusso. Una ricerca della Fondazione Moressa rivela che la metà degli anziani con la loro pensione al massimo può permettersi 5 ore di assistenza settimanali e solo uno su dieci può concedersi una persona sempre al suo fianco. E non è che il bonus badanti risolva il problema, visto che a dividerlo per i 900 mila che come minimo ne avrebbero diritto quei 20 milioni l’anno si ridurrebbero a una mancetta da 22 euro.

La questione è poi capire quanto sia utile continuare sulla strada degli assegni anziché dei servizi. Il nostro Paese, pur essendo uno dei più anziani, investe per l’assistenza a lungo termine appena lo 0,6% del Pil, contro una media Ocse dell’1,4, per non parlare di Olanda e Paesi scandinavi che stanziano tra il 3 e il 4% della loro ricchezza. Di conseguenza solo il 7% delle persone fragili beneficia in Italia di assistenza, contro il 15-20% dei Paesi più avanzati. Però poi l’Inps versa 30 miliardi in assegni assistenziali vari, che magari molti sfruttano per andare avanti, più che per pagare accompagno, infermieri o badanti. E anche la maggior parte dei piani assistenziali delle Regioni si basa sull’assegno più che sull’offerta di servizi. A quelli poi ci pensano i familiari volenterosi e le badanti. Magari pagate in nero. Controsensi di un welfare che avrebbe bisogno di un buon tagliando di revisione.

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Milik e Ghoulam rientreranno prima, visita decisiva a Villa Stuart

Milik e Ghoulam rientreranno prima, visita decisiva a Villa Stuart

Appena sei giorni di relax per gli uomini di Maurizio Sarri in questa sosta. Come riporta La Repubblica, il Napoli si è “tagliato” le vacanze in vista del match con l’Atalanta della ripresa. E Arkadiusz Milik e Faouzi Ghoulam saranno a disposizione anche prima, poiché a metà settimana sono attesi a Villa Stuart dal professor Mariani per una visita di controllo che dirà molto sui tempi di recupero di entrambi. La speranza è che i riscontri siano positivi, così da poter rappresentare i primi rinforzi di un organico che aspetta una novità in attacco. Simone Verdi del Bologna rappresenta il grande obiettivo, l’offerta sul tavolo da 20 milioni è pronta e il Bologna sembrerebbe disposto ad accettarla. Ora tocca al giocatore sciogliere gli ultimi dubbi: un contatto con Giuntoli è previsto nei prossimi giorni. L’alternativa forte, più di Politano e Younes, resta sempre Deulofeu che lascerà il Barcellona dopo l’acquisto di Coutinho.

Deulofeu non dispiacerebbe a Sarri, ma serve superare due ostacoli

Deulofeu non dispiacerebbe a Sarri, ma serve superare due ostacoli

Come riporta La Gazzetta dello Sport il nome di Deulofeu non dispiacerebbe a Maurizio Sarri, ma c’è da trattare con il Barcellona oltre al dover battere una folta concorrenza. L’altro nome per l’attacco si chiama Matteo Politano, ma il Sassuolo è intenzionato a chiedere una cifra molto alta che il Napoli non ha nessuna intenzione di tirare fuori al momento.

Napoli, agguato nella notte: ferito un 17enne

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Napoli, agguato durante la notte al Circolo ricreativo: ferito un 17enne

Napoli, questa notte un 17enne è stato ferito a colpi di arma da fuoco davanti ad un circolo ricreativo a Porta San Gennaro sul lato dei Decumani. Il giovane è stato avvicinato da uomini armati a bordo di tre scooter. La vittima ha riferito alla polizia che su ognuno dei tre motorini c’erano due ragazzi, uno solo col volto coperto da uno scalda-collo. Il 17enne è stato colpito da una pallottola a un arto, mentre un’altra pallottola ha colpito la gamba. Il ragazzo è stato portato all’ospedale Loreto Mare di Napoli, dove ha subito un delicato intervento chirurgico. Le indagini affidate alla polizia intervenuta ieri sono in corso e anche il racconto riferito dal giovane è al vaglio delle autorità. Ogni ipotesi è stata presa in considerazione e sarà studiata bene la versione del ragazzo e in che tipo di amicizie è immischiato. Potrebbe trattarsi di una parità di conto da gang rivali, o solo un “dispetto alla napoletana” tra ragazzi, sta di fatto che da un paio di mesi a questa parte, Napoli è diventata molto violenta.

Nocera Inferiore, uomo picchia la moglie in strada: denunciato

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Nocera Inferiore, uomo picchia l’ex moglie in strada e le strappa suo figlio dalle braccia

Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, un 30enne picchia la sua ex compagna in strada e le strappa il figlio dalle braccia. Già conosciuto dalle forze dell’ordine per denunce passate, risalenti allo scorso 5 ottobre, l’uomo finirà nuovamente a processo per lesioni personali e minacce. La denuncia quindi finirà per integrare quella precedente che riferiva di maltrattamenti e persecuzioni iniziati dopo la rottura del rapporto della coppia. L’episodio incriminato, costato all’uomo un nuovo processo, risale a diversi mesi fa. La vittima era tornata in Italia dalla Francia, dove si era trasferita. Mentre passeggiava con il figlio piccolo dentro il passeggino, vide l’ex compagno avvicinarsi a lei. Prima afferrò il bambino, poi si allontanò in fretta e furia. Ma non poteva farlo in quanto il tribunale aveva deciso che l’affidamento del piccolo spettava nella sua totalità alla madre. La donna lo rincorse ma il 30enne la aggredì verbalmente, minacciandola di morte e sferrandole un pugno. La ragazza riportò lesioni guaribili in almeno 15 giorni di prognosi. Durante l’aggressione, inoltre, le prese il telefono cellulare da borsa e lo lanciò in un fiume, affinchè non chiamasse le forze dell’ordine. L’uomo è atteso da un processo imminente dinanzi al tribunale monocratico di Nocera Inferiore.

Il «romanzo» di Arcore: uniti per vincere, divisi per governare. Maroni rinuncia

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Il meno sorpreso della decisione di Maroni, il governatore lombardo, è stato il leader di Forza Italia. L’irritazione del capo leghista

Maroni rinuncia, e ora? Berlusconi più forte nella «sfida» con Salvini

Che strano: il meno sorpreso della «scelta di vita» di Maroni era Berlusconi, decisamente compassato rispetto a Salvini, che non tratteneva la propria irritazione verso il compagno di partito. Eppure la mossa del governatore di non ricandidarsi per il Pirellone, quando mancano ormai poche settimane all’ inizio della campagna elettorale, crea un problema al centro-destra. E se davvero Maroni coltivava da tempo l’ idea di mollare per «ragioni personali», avrebbe potuto anticiparlo ai leader della coalizione, invece di rivelarsi incerto fino all’ altro ieri, mostrandosi turbato e offrendo argomentazioni a dir poco contraddittorie, che andavano dal «basta con la politica» al «resto comunque a disposizione».

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Il «romanzo» di Arcore

Insomma anche il Cavaliere avrebbe avuto validi motivi per aggiungersi alle manifestazioni di sconcerto del segretario leghista. Invece no. Così il vertice di Arcore – incentrato quasi del tutto sul «caso Lombardia» – assume i contorni di un romanzo, il cui finale è tutto da scrivere. L’ ipotesi che le vicissitudine giudiziarie e l’ onta minacciosa della legge Severino abbiano spinto Maroni a passare subito la mano ha forte credito. Poi c’ è la pista politica. Raccontano che Salvini scrutasse con particolare attenzione Berlusconi, mentre il padrone di casa parlava del convitato di pietra. E per un valido motivo: l’ acerrimo amico di partito – che non ha mai mancato di opporsi alla sua linea – uscendo oggi dalla porta potrebbe rientrare domani dalla finestra. Sia chiaro, è impensabile che Maroni diventi premier nel caso in cui il centrodestra vinca le elezioni. Tutt’ al più potrebbe aspirare a un dicastero. Ma se il centrodestra non riuscisse a conquistare la maggioranza in Parlamento? Ecco l’ insidia per Salvini, che ricorda la stagione del ‘94, quando Bossi ruppe al governo con Berlusconi e «Bobo» fu sul punto di schierarsi con il Cavaliere. Da allora i rapporti tra i due sono stati sempre molto stretti. Stretti fino al punto che Maroni potrebbe trasformarsi nel capofila dei «dialoganti» all’ interno del Carroccio, e appoggiare il disegno di Berlusconi per sostenere un governo chiamato a gestire «nell’ interesse del Paese» una fase di transizione. Pensierini andreottiani che l’atteggiamento del padrone di casa hanno reso quasi palpabili, e che il capo della Lega ha voluto scacciare assegnando intanto al proprio partito il prossimo candidato al Pirellone. Ma se sul nome di Giorgetti (vice segretario della Lega) Berlusconi non ha manifestato dubbi, su quello di Fontana (ex sindaco di Varese) ha chiesto «una pausa riflessione»: «Per figure minori è bene prima fare dei sondaggi». In effetti, cambiare in corsa potrebbe mettere a rischio il risultato, non a caso ieri Renzi ha lanciato il tweet «Forza Gori». Se il candidato democrat è dieci punti dietro il governatore uscente, contro una «figura minore» potrebbe avere qualche chance.

L’effetto Election Day

Su questo tema però Giorgia Meloni ha preso le parti di Matteo Salvini: con l’ election day il centrodestra avrebbe comunque partita vinta, grazie all’ effetto «trascinamento» del voto politico nazionale. In ogni caso il leader del Carroccio è pronto a fare oggi il blitz per chiudere questa vertenza e prepararsi a sistemare i conti con Maroni. Sarà un modo per non dare a Berlusconi un ulteriore spazio negoziale, anche perché – nel caso in cui Forza Italia puntasse davvero sulla Gelmini – la Lega chiederebbe una maggiore percentuale di collegi per l’ uninominale. E la sfida tra il Cavaliere e Salvini in Parlamento si gioca proprio su quei numeri, che potrebbero essere determinanti per un eventuale governo di larghe intese. Sarà pure stato un vertice unitario, e non c’ è dubbio che un clima di coesione è rimbalzato ieri da Arcore, ma la sfida interna resta. E il leader leghista ha già dovuto concedere terreno a Berlusconi, con il riconoscimento politico della quarta gamba della coalizione, che diventa di fatto l’ altra lunga mano del capo forzista: «Noi con l’ Italia» siederà al tavolo del programma e a quello delle candidature, ma sarà il Cavaliere il loro garante per i collegi che verranno concessi, si vedrà quanto limitati nel numero e nelle scelte sui nomi. È ovvio che Salvini punti a perimetrare anche quel confine, sapendo di dover fare i conti con la strategia di accerchiamento di Berlusconi, che in un’ intervista al Foglio si propone (di nuovo) come il federatore del centro-destra e come argine contro «ogni tentazione demagogica». Compresa la foto sotto l’ albero di Natale, tutto appariva lietamente scontato ieri. Non fosse stato per il colpo di scena di Maroni. Anche se il Cavaliere non sembrava così sorpreso…

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corrieredellasera/Maroni rinuncia, e ora? Berlusconi più forte nella «sfida» con Salvini (Francesco Verderami)

Scafati, donna accusata di usura: minacciava le sue vittime

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Scafati, in provincia di Salerno, Lady Usura minacciava le sue vittime: “Ti sciolgo il cane contro”

Scafati, le due famiglie che guadagnavano con il lavoro di strozzini, riscuotendo gli interessi da chi versava in serie difficoltà economiche, andranno tutti a processo. Otto, per la precisione, le persone indagate per usura in concorso e raggiunte dalla richiesta di rito immediato della Procura di Nocera Inferiore. Sono E. D. M., F. R. C., M. N. P., G. N., A. D. L., A. D. e R. P. Al centro delle indagini e capo di tutta la squadra di usurai è la 58enne E.D.M nota come “Lady Usura”, la quale, secondo le accuse, gestiva i suoi affari con il figlio R. P., il cui padre fu ucciso nella guerra di camorra negli anni 80, e da F. C. Non solo, la donna era anche supportata nella sua attività dalla madre, G.N. che riscuoteva gli interessi mensili che le vittime dovevano versare agli usurai. A processo va anche una dipendente dell’Asl, D. L., addetta all’ufficio esenzioni dell’ospedale di Scafati e accusata di aver fiancheggiato Lady Usura.

Tutto questo ha avuto inizio da una denuncia di una sua vittima che a giugno scorso si accorse di non poter pagare gli interessi pattuiti. Per lui l’unica soluzione fu di denunciare tutto alla polizia giudiziaria. Pochi mesi di indagine condussero poi ai primi arresti.

Machach è un giocatore del Napoli, giovedì sarà a Castel Volturno

Machach è un giocatore del Napoli, giovedì sarà a Castel Volturno

Il primo acquisto del Napoli sarà Zinedine Machach, centrocampista svincolatosi dal Tolosa. Secondo Il Corriere dello Sport il ragazzo sarà già a Castel Volturno nella giornata di giovedì. E non è assolutamente scontato che possa partire in prestito. Nelle scorse settimane si era parlato di club già interessati a Machach tra serie A e B. Machach è un centrocampista fisico, ma dotato di una discreta tecnica e può ricoprire vari ruoli nello scacchiere tattico offensivo di Maurizio Sarri.

Verdi ad un passo dal Napoli: c’è l’intesa col Bologna, ecco cosa si attende

Verdi ad un passo dal Napoli: c’è l’intesa col Bologna, ecco cosa si attende

Il Napoli e’ lanciatissimo su Simone Verdi, attaccante del Bologna. E’ praticamente vicinissimo l’accordo con il club emiliano sulla base di 25 milioni di euro, bonus compresi. Restano da limare solo gli ultimi dettagli contrattuali. Si attende pero’ il sì dell’esterno che deve prendere una decisione in merito al proprio futuro in sette giorni. Il Mattino su Verdi: “Una parziale contropartita tecnica potrebbe essere rappresentata da Ciciretti, l’esterno del Benevento che il Napoli ha gia’ bloccato per giugno. Ma l’operazione e’ piu’ difficile da portare a termine nell’immediato perche’ ci sarebbe da raggiungere anche l’accordo con il club sannita. Verdi sarebbe il rinforzo ideale per il reparto offensivo perche’ puo’ giocare sia a destra che a sinistra del tridente e che con Sarri a Empoli venne impiegato da trequartista: l’allenatore lo conosce bene ed e’ partito forte in quest’avvio di stagione con il Bologna. I tempi d’inserimento in gruppo sarebbero decisamente ridotti, un elemento importante tenendo presente che il tecnico ha bisogno subito di un rinforzo tra gli esterni di attacco”.

Napoli, Asìa : multe per chi non fa la differenziata

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Napoli,sono previste multe, da parte di Asìa, per chi non rispetta la raccolta differenziata

Napoli, l’Asìa, lente che si occupa della gestione dei rifiuti partenopei, nel 2017 ha effettuato 900 verbali, tre al giorno se si considerano i festivi.  Ai verbali degli istruttori di Asìa si aggiungono quelli della polizia municipale e della polizia ambientale. Effettivamente sono un po’ pochi , se si considera il flop della raccolta differenziata in numerose zone della città. Non tutti i napoletani, infatti, sono riusciti ad abituarsi alle campane in strada, al netto delle zone dove è attivo il porta a porta. Parte da questa premessa la campagna, che fa subito discutere, lanciata da Asìa, contro i «bastardi della differenziata».

L’Asìa ha anche rilasciato alcune dichiarazioni, anche sul suo profilo facebook, in cui ha scritto: ” Stiamo riscontrando, su ampie zone della città, l’intensificarsi di comportamenti scorretti di raccolta differenziata. Nelle campane bianche adibite alla raccolta della carta riscontriamo, quotidianamente, la presenza di altre frazioni che impediscono per diniego il conferimento agli impianti di smaltimento. Ciò comporta danni ingenti, economici e d’immagine, all’intera città. A nostro avviso, assumendoci la piena responsabilità di ciò che scriviamo, definire incivili i cittadini che praticano maleducatamente tali conferimenti è davvero riduttivo». La terminologia utilizzata dall’amministratore di Asìa Francesco Iacotucci è stata considerata da qualcuno «eccessivamente forte». Basta scorrere la home page di pagine Facebook come «Cittadinanza attiva», ma non solo: per la consigliera comunale e deputata del Pd, Valeria Valente, «Asìa scarica sui cittadini le proprie responsabilità». In effetti, una campagna pro raccolta differenziata sarebbe stata più efficace se il Comune e l’ente avessero fatto propaganda quartiere per quartiere, in modo tale da avvicinare i cittadini alla questione.

Napoli, aggressione al Vomero: ragazzi accoltellati

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Napoli, due ragazzi sono stati aggrediti nel quartiere Vomero: entrambi accoltellati

Napoli,quartiere Vomero, due ragazzi di 18 e 19 anni sono stati accoltellati la sera del 17 dicembre, poco dopo l’una di notte, in una nota piazza del quartiere, Piazza Vanvitelli. Entrambi sono stati accoltellati alla coscia; il motivo riguarda un’occhiata in di più rivolta ad un gruppo di ragazzi arrivati li da poco, dopo una serata in discoteca. “Ma state guardando ancora?” così è iniziato tutto: i ragazzi invertirono la marcia lungo una strada a senso unico e uno di loro si avvicino ai due giovani fermi, poi dal gruppo si staccò un altro ragazzo che gli puntò un coltello alla gola. L’amico lo aiutò tentando di frapporsi ma il gesto gli costò un colpo al capo con un casco. Ovviamente scattò la rissa ed è in questa che i due ragazzi vennero accoltellati alla gamba. La rissa terminò grazie ad un cameriere di un bar vicino, che non era riuscito a rimanere indifferente alla cosa, e quindi portò il gruppo a dileguarsi.

I ragazzi furono soccorsi da altri giovani e portati in ospedale i medici medicarono le ferite che potevano essere fatali per l’uso delle articolazioni. Le indagini hanno avuto una svolta quando i Carabinieri hanno passato ore a controllare filmati di sorveglianza. Tutti sono stati denunciati alla Procura per rissa, e il responsabile del ferimento è stato denunciato per porto illegale di arma bianca e lesioni gravissime.

Napoli, tunnel troppo stretti: i treni della Linea 6 non passano

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Napoli, i tunnel sono troppo stretti e i treni “nuovi” della linea 6 non passano

Napoli, la Linea chiusa dal 2013 per i lavori di estensione della tratta, la metropolitana leggera, che collega Fuorigrotta a Mergellina, dovrebbe riprendere a funzionare entro la fine di quest’anno. A dicembre, è prevista, infatti, l’apertura delle stazioni San Pasquale e Arco Mirelli, costruite da Ansaldo su appalto del Comune di Napoli, mentre nel 2019 dovrebbe essere la volta di Chiaia. Ma il problema fondamentale è che manca il personale: infatti servirebbero 62 dipendenti, tra macchinisti, operai e agenti di stazione, al costo di 2,5 milioni l’anno, ma Anm non ha bandito nessun concorso, mentre per riqualificare quelli già in forza occorrono 6-8 mesi di formazione.

I treni, poi, sono pochi e vecchi. Al momento sono disponibili solo 6 moduli a due casse da 25 metri, cioè si tratta dei vecchi tram comprati per i mondiali di Italia del 1990, riadattati a metropolitana, di cui non si riescono a trovare nemmeno i pezzi di ricambio. I moduli nuovi a tre casse, previsti dal contratto, stesso modello del metrò di Genova, invece, non possono essere utilizzati, perché sono lunghi 39 metri, e non è possibile al momento farli scendere all’interno dei tunnel. L’unica apertura si trova a piazzale Tecchio, nei pressi della stazione Mostra, dove nel sottosuolo è stato realizzato un deposito-officina temporaneo e dove attualmente sono stoccati i 6 treni-tram. L’unico modo per far entrare le carrozze è calarle dal buco con una gru. Il problema è che il foro misura 27 metri: è più piccolo dei nuovi moduli. Insomma a Napoli anche se si tenta di fare qualcosa di buono, c’è sempre qualche tassello che va storto, colpa sicuramente della disorganizzazione e disattenzione delle istituzioni.

Salerno, bimbo ricoverato per aver assunto droghe: la situazione

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Salerno, bimbo ricoverato dopo aver assunto droghe che erano in casa: la madre rincuora i familiari

Battipaglia, sono ore difficili per i familiari del piccolo che ha assunto hashish lo scorso venerdì sera. Ora il bambino è ricoverato all’ospedale Santa Maria della Speranza, sembrerebbe esserci un miglioramento e tutto fa sperare per il meglio. La madre del bambino è in sala d’attesa in compagnia di alcuni familiari, e fa avanti e indietro per il reparto sperando che i medici, gli infermieri o qualcuno del personale medico, possa dare più informazioni possibili sulla salute del piccolo.  Le condizioni di salute del bambino sono migliorate ma la situazione resta delicata e per i prossimi giorni il piccolo rimarrà nel reparto di rianimazione sperando che tutto proceda senza intoppi.  Nel frattempo, il padre del bambino è alla caserma dei carabinieri di Battipaglia dove ha trascorso la mattina di ieri per raccontare cosa è accaduto e fornire all’autorità tutte le informazioni necessarie per proseguire le indagini. La madre del piccolo cerca di rincuorare i familiari che chiedono del figlio; tutti sperano che questo incubo possa finire il più presto possibile.