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‘Maradona’, l’omaggio al Pibe in oltre cento foto inedite

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‘Maradona’, l’omaggio al campione argentino che regalò al Napoli gli scudetti e la Coppa Uefa dal 1987 al 1990

 Se c’è un campione che non si identifica in una squadra, ma bensì in una città è Diego Armando Maradona. E la celebrazione del Pibe, che un anno fa fu nominato cittadino onorario di Napoli in piazza del Plebiscito, resiste anche per questo motivo al tempo.

«Maradona» è il libro dedicato da Sergio Siano, fotoreporter del Mattino, al campione argentino che regalò al Napoli gli scudetti e la Coppa Uefa dal 1987 al 1990. Un’emozionante carrellata di oltre cento foto che appartengono alla famiglia Siano: a Mario, Riccardo, Sergio. I primi scatti sono risalgono al 5 luglio dell’84, quando Diego – neo acquisto dell’allora presidente del club Corrado Ferlaino per 14 miliardi di lire – quando fu accolto al San Paolo da sessantamila tifosi in estasi: quelli che già immaginavano i futuri successi. A quel primo scudetto, al primo trionfo di quella era irripetibile, Siano dedica un’ampia parte di «Maradona», con gli scatti della festa tricolore. Lo riporta l’edizione di oggi del quotidiano Il Mattino.

 

Napoli, macchina travolge in pieno due operai: panico a Corso Umberto

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Napoli, macchina travolge in pieno due operai: panico a Corso Umberto

Napoli, momenti di panico questa mattina  in via eletto Starace, strada che collega il Corso Umberto con la stazione d’arte Piazza Nicola Amore di prossima apertura, dove una macchina ha travolto per almeno una decina di metri due operai della Napolipark.

Come riportato dal giornale “il Mattino”, sembrerebbe che all’auto che ha travolto i due operai, si sia inceppata la retromarcia. Un operaio sta bene, ma l’altro è stato per qualche minuto sotto l’auto. I passanti subito hanno tentato di aiutare l’uomo, cercando di alzare di peso l’auto per permettere all’uomo di essere estratto.

Sul luogo subito è giunta la polizia e due ambulanze che hanno trasportato i lavoratori all’Ospedale Loreto Mare. Probabili fratture per entrambi. Tutti coloro che hanno assistito alla scena, hanno pensato al peggio. Alcuni residenti, che non avevano subito assistito alla scena, credevano che fosse caduto un pezzo di intonaco dal palazzo, ma nel momento in cui hanno visto  lo scooter accartocciato, hanno capito che si trattava di un incidente,  in quanto il boato è stato assordante.

Reina sarà ascoltato dai pm: ecco cosa potrebbero chiedergli

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Il portiere spagnolo Pepe Reina sarà ascoltato dai pm come persona informata sui fatti

L’ormai ex portiere del Napoli Pepe Reina sarà ascoltato dai pm che stanno indagano sui fratelli Esposito, imprenditori napoletani proprietari del locale Club Partenopeo, arrestati lo scorso mercoledì con l’accusa di intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan Contini. A riportare la notizia è l’edizione di oggi del quotidiano sportivo la Gazzetta dello Sport. Ecco quanto scrive la Rosea

“Il portiere ha salutato la scorsa settimana amici e compagni di squadra con un party in una delle strutture gestite proprio dagli Esposito, il Club Partenopeo. I magistrati gli chiederanno, tra le altre cose, perché abbia scelto quella location”

 

Castellammare, la città piange per la morte di Luciano: poliziotto del R.O.S spentosi per una malattia

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Castellammare, la città piange per la morte di Luciano: poliziotto del R.O.S spentosi per una malattia

Castellammare di Stabia, la città piange per la morte di Luciano, un poliziotto del R.O.S morto a soli 36 anni, a causa di una malattia. L’annuncio è arrivato questa mattina, su i vari gruppi social stabiesi, dove in numerosi sono giunti i messaggi di cordoglio, indirizzati alla famiglia per la morte di Luciano, avvenuta proprio poche ore fa.

Luciano, era stabiese, ma a causa del suo lavoro, prestava servizio a Roma già da diversi anni. Tutti lo ricordano come un uomo buono, amato da tutti, una bellissima persona, un ragazzo tranquillo, sempre disponibile ad aiutare il prossimo, e sempre sorridente.  Purtroppo Luciano da tempo combatteva contro una grave malattia che alla fine, l’ha portato via all’affetto dei suoi cari. Ma Luciano  “ha combattuto fino all’ultimo come un leone” così come riportato in uno dei commenti lasciati sul social facebook

Gli Esposito volevano lanciare gli orologi ‘Napoli’: i dettagli

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I fratelli Esposito volevano lanciare orologi con il brand “Napoli Calcio”, e come testimonial avevano scelto Paolo Cannavaro

Anche L’ex azzurro Salvatore Aronica è stato convocato in Procura federale e presto, l’ormai portiere del Milan, Pepe Reina sarà ascoltato in Procura, quella ordinaria, dai pm che indagano sui fratelli Esposito e sulle loro amicizie. Nulla a carico dei calciatori. Solo verifiche per comprendere al meglio il quadro di frequentazioni, conoscenze e rapporti di affari. L’indagine sportiva si incrocia con quella penale nella quale Reina sarà sentito dai pm come persona informata sui fatti, a partire dalla festa al Club Partenopeo per il suo addio alla squadra.

Club Partenopeo è la discoteca sottoposta a sequestro lo scorso mercoledì e il suo proprietario, Gabriele Esposito, è tra gli arrestati per intestazione fittizia di beni con l’aggravante della finalità camorristica. È pertanto facile immaginare che tra le domande che i pm Francesco De Falco, Enrica Parascandolo e Ida Teresi porranno allo spagnolo del Napoli ci saranno quelle sui dettagli della festa, organizzazione e modalità di pagamento, o sul pomeriggio di relax in un centro massaggi di Chiaia di cui si ha traccia in una intercettazione e che risulta organizzato da Gabriele Esposito che con i fratelli è sotto inchiesta, amico di camorristi e vip.

Come riportato dal quotidiano Il Mattino nell’edizione di oggi:

“In un’informativa della Dia è descritto il mondo di questo imprenditore. Si scopre che a marzo 2013 è volato a Parigi con l’amico di sempre Paolo Cannavaro per far visita al famoso Ezequiel Lavezzi, loro comune amico. E che a giugno 2013 i fratelli Esposito, sempre con Cannavaro e Aronica, le rispettive famiglie e altri amici, trascorsero una breve vacanza a Ibiza dove incontrarono i calciatori Marco e Fabio Borriello. Non solo viaggi, ma anche business. Nell’informativa si fa riferimento al progetto di Francesco Esposito di produrre e commercializzare orologi con il brand «Napoli Calcio» pensando di coinvolgere anche lo stesso Cannavaro che avrebbe garantito un grande ritorno pubblicitario. E si fa cenno a una serie di affari, solo ideati o anche andati in porto, sempre con partner famosi.

Nel settore della ristorazione gli Esposito puntavano ad avere come soci Paolo Cannavaro e suo fratello Fabio (anch’egli estraneo alle indagini). Ci sono agli atti conversazioni intercettate che lo confermano: i calciatori volevano diversificare i loro interessi e gli Esposito allargare i loro affari, puntando ai ristoranti di Marechiaro e del centro più in della città.

 

Fiat Cinquecento: in città la musica è cambiata

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La Cinquecento è stata prodotta da Fiat dal 1991 al 1998 nel segmento delle super-utilitarie nata per sostituire la fortunatissima 126.

Fiat Cinquecento
Fiat Cinquecento

Dal profilo tecnico molto avanzato con carrozzeria squadrata e compatta a 3 porte, è la prima Fiat che ha adottato il nuovo logo rettangolare a sfondo blu. La piccola vettura venne progettata da Ermanno Cressoni e Antonio Piovano. È stata la prima auto Fiat ad essere prodotta esclusivamente nella fabbrica di Tychy, in Polonia.

Fiat Cinquecento in catena di montaggio
Fiat Cinquecento in catena di montaggio

Gli interni, semplici razionali, spaziosi e confortevoli, vennero disegnati da Claudio Mottino e Giuseppe Bertolusso.

Fiat Cinquecento interni
Fiat Cinquecento interni

La Cinquecento nacque concettualmente nei primi anni ’80 come veicolo super-economico per i progetti finalizzati ai trasporti (PFT) del CNR. Anche la FSM, all’epoca non completamente controllata da Fiat, stava lavorando con BOSMAL un progetto di auto piccola e all’avanguardia che culminò nel concept Beskid 106. Il lancio pubblicitario e la campagna di advertising fu particolarmente creativa e impegnativa. Belli anche gli spot tv.

Fiat Cinquecento - Advertising
Fiat Cinquecento – Advertising

La prima serie Economy Drive (ED) fu presentata il 15 dicembre 1991 con motore 704 cc di provenienza dalla 126 bis. Piacque sin da subito molto al pubblico, nonostante le prestazioni modeste e la mancanza della quinta marcia e la prima non sincronizzata. Per i più esigenti fu prevista anche la versione 903cc di derivazione Fiat 127 a carburatore e iniezione elettronica. Fu molto apprezzata soprattutto per i bassi consumi e i relativi bassi costi gestionali. Esteriormente si presentava con paraurti in plastica grezza e cerchi in acciaio, mentre la versione 903cc era dotata di borchie integrali. Specchietti e maniglie e tappo tondo del carburante non erano  in tinta con la carrozzeria.

Fiat Cinquecento 903 i.e.
Fiat Cinquecento 903 i.e.

Il cruscotto inizialmente era nero scuro, e diventò grigio in tutte le altre versioni successive. Il quadro strumenti in origine riprendeva quello della sua antenata 126 bis, con spie luminose rettangolari a sinistra con tachimetro al centro su scala 160 km/h. La Cinquecento 903cc a carburatore è la versione in assoluto più rara in quanto rimasta in commercio solo per pochissimi mesi. Fu introdotto successivamente un nuovo motore a iniezione con una riduzione di cilindrata a 899cc. Le ragioni vanno ricercate nel “gradino fiscale”.

Un leggero aggiornamento riconoscibile immediatamente la logo anteriore Fiat ridotto e la comparsa di uno sportellino per il carburante caratterizzano esteticamente la seconda serie. La plancia diventò grigia e anche il quadro strumenti fu aggiornato.

Sicuramente tra i modelli più diffusi che calcano ancora oggi le nostre strade ci sono le versioni “young”, le più economiche, con motore 899cc, molto colorate e dal fascino sbarazzino grazie a colorazioni assai vivaci.

Fiat Cinquecento Young
Fiat Cinquecento Young sui navigli a Milano

 

Fiat Cinquecento in strada
Fiat Cinquecento in strada

Tantissimi i prototipi creati sul modello.

Prototipi su Fiat Cinquecento
Prototipi su Fiat Cinquecento

E’ possibile guardare la scheda tecnica della Fiat Cinquecento. Gli appassionati discutono del modello sul gruppo facebook dedicato.

Napoli, ritiro a Dimaro: l’invito della società ai tifosi

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Il Napoli dal 10 al 30 luglio sarà in ritiro a Dimaro, per l’ottavo anno consecutivo

Con il ritiro annunciato nella giornata di ieri, il Napoli per l’ottavo anno consecutivo andrà a Dimaro: un record. «E se tutto andrà come deva andare potremmo firmare anche un quinquennale il prossimo inverno», anticipa Aurelio De Laurentiis.

Le Dolomiti della Val di Sole saranno ancora una volta la cornice del ritiro precampionato degli azzurri, dal 10 al 30 luglio. Un lavoro interminabile, vecchio stile, secondo un modello che tanto piace al club.

Il club lancia l’invito a battere il primato delle presenze della passata estate, quando i tifosi napoletani che hanno preso d’assalto la valle sono stati oltre 70mila. Hanno voluto a tutti i costi il rinnovo per la presenza del Napoli anche questa estate. Le cifre dell’intesa sono riservate ma Rossini illustra una serie di dati relativi anche alla presenza invernali nella valle («+10% di soggiorni») che lasciano intendere come il binomio con il Napoli è importante per il turismo della zona. «A Carciato già da quest’anno ci sarà un potenziamento dell’impianto di illuminazione», dice l’ex sindaco Menghini. Probabile, dunque, che le amichevoli serali si giocheranno lì e non a Trento. Spostamento poco gradito a squadra e tifosi al seguito. La Val di Sole guarda al futuro: si pensa a lavori per portare da 1200 a 3500 la capienza del piccolo stadio. A riportare la notizia il quotidiano Il Mattino.

Scontro Israele-Iran. Il Pentagono frena

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Israele colpisce gli iraniani in Siria. Il Pentagono frena: “Nessun conflitto contro gli ayatollah”

Venti di guerra tra Israele e Iran. Ai razzi di Teheran sul Golan, lo Stato ebraico risponde con 70 missili sulle postazioni iraniane in Siria. «L’Iran ha oltrepassato una linea rossa e la reazione di Israele è stata adeguata» dice Netanyahu, lanciando un monito a Damasco. Dal lato americano il Pentagono frena ed esclude un confronto militare diretto con l’Iran.

Israele colpisce gli iraniani in Siria. Netanyahu: “Passata la linea rossa”

Centrate dozzine di postazioni dei pasdaran dopo l’attacco con i razzi sul Golan. È il bombardamento più massiccio dal 1973. Damasco: intercettata la metà dei missili

BEIRUT – I pasdaran attaccano le postazioni israeliane sul Golan e lo Stato ebraico scatena in Siria i più massicci bombardamenti dalla guerra dello Yom Kippur del 1973. Lo scontro fra l’Iran e Israele sul fronte siriano ha conosciuto la notte più tesa dal 10 febbraio scorso, quando l’abbattimento di un F-16 da parte delle contraerea siriana aveva fatto temere un conflitto aperto. Allora come ieri è stata la Russia a fare da cuscinetto, ma adesso, dopo che Donald Trump ha stracciato l’accordo sul nucleare, anche per Vladimir Putin è sempre più difficile convincere l’alleato sciita a contenersi.

Il primo «attacco diretto dell’Iran a Israele», come è stato definito dalle forze armate israeliane, è stato innescato prima dell’alba da un raid israeliano su una base utilizzata dalle milizie sciite a Sud di Damasco, nella cittadina di Kisweh, già colpita due giorni fa. Questa volta però gli iraniani, o qualche milizia alleata, hanno reagito. Un lanciarazzi mobile ha tirato 20 ordigni verso le Alture del Golan. La contraerea israeliana li ha intercettati e subito dopo è partita la rappresaglia. Sono stati impegnati 28 cacciabombardieri F-16 e F-15 che hanno lanciato 60 missili aria-terra e colpito «dozzine di obiettivi» iraniani attorno a Damasco e più in profondità ancora, nella provincia di Homs. Al volume di fuoco si sono aggiunti anche 10 missili terra-terra e alla fine, secondo le forze armate israeliane, «tutte le postazioni militari costruite negli ultimi mesi dall’Iran sono state distrutte».

Il premier Benjamin Netanyahu, reduce dall’incontro con Putin a Mosca, ha spiegato che «l’Iran ha oltrepassato la linea rossa» e la risposta «è stata adeguata»: «Ho inviato un messaggio chiaro: la nostra operazione è diretta contro obiettivi iraniani in Siria, ma se l’esercito siriano agirà contro Israele, noi agiremo contro di lui». Un portavoce israeliano, il colonnello Jonathan Conricus, ha precisato che la Russia «è stata avvertita in anticipo degli attacchi». Nei raid sarebbero rimasti uccisi 23 militari, «molti iraniani». Il ministero della Difesa russa ha ribattuto che le difese siriane «hanno intercettato la metà dei missili lanciati». Anche le forze armate siriane hanno vantato «l’alta percentuale di successo» delle proprie difese, come in occasione dei raid franco-anglo-americani del 14 aprile scorso.

Per il governo siriano «il confronto diretto segnala l’inizio di una nuova fase della guerra». Il conflitto civile, con la resa dei ribelli nelle ultime sacche attorno a Damasco e Hama, è quasi finito. Bashar al-Assad ora vuol prendersi i territori che ancora gli sfuggono lungo le frontiere, e l’area a ridosso del Golan è una di queste. Attorno alla città di Quneitra si sono ammassate truppe regolari e milizie sciite libanesi, irachene e siriane, con il supporto dei consiglieri militari delle forze speciali Al-Quds, guidate dal generale Qasseim Suleimani. Secondo l’Intelligence militare israeliana è stato lo stesso Suleimani a dare «l’ordine di attacco» sul Golan.

L’ala oltranzista del regime iraniano vorrebbe quindi andare allo scontro diretto con Israele, senza attendere il tentativo di Hassan Rohani di salvare l’accordo sul nucleare. Ieri il presidente iraniano ha ricevuto la telefonata della cancelliera Angela Merkel, che lo ha rassicurato sulla permanenza nell’accordo della Germania, insieme a Francia e Inghilterra, «finché l’Iran manterrà i suoi impegni». Ma il fronte del Golan resta incandescente. La guerra a bassa intensità è cominciata lo scorso febbraio, quando un elicottero Apache israeliano ha ucciso il comandante di Hezbollah Mohammed Ahmed Issa vicino a Quneitra, e da allora rappresaglie e contro-rappresaglie non si sono mai fermate. Nessuno sa dove si fermeranno.

Scafati, auto finisce nel fiume: il conducente ne esce illeso

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Scafati, auto finisce nel fiume: il conducente ne esce illeso

Scafati, è avvenuto un incidente al ponte di via Fosso dei Bagni al confine con Angri. Secondo quanto appreso, una macchina, una Fiat Panda, sarebbe finita fuori strada, ribaltandosi direttamente nel canale del fiume Sarno, nel controfosso destro. Per fortuna, il conducente della macchina, un anziano dottore della guardia medica locale,  ne è uscito illeso, anche se la paura è stata davvero molto forte, con una vera e propria tragedia sfiorata. Sul posto è giunta anche l’ambulanza, che ha portato l’uomo all’ospedale di Nocera: sembrerebbe, dal bollettino medico, che l’uomo sia stato anche dimesso. Intanto su i vari gruppi social cittadini, non sono mancati post al riguardo, in quanto la paura in città è stata davvero tanta, e tutti erano pronti al il peggio.

Sul posto, insieme ai sanitari del 118, sono intervenuti anche i caschi rossi e i vigili urbani del comando di polizia municipale di Scafati alla guida del comandante Giovanni Forgione.

 

 

 

Il Napoli valuta l’ipotesi Giampaolo: la situazione

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Il Napoli pensa a Marco Giampaolo come sostituto di Maurizio Sarri

Nella giornata di ieri, a margine della sessione di allenamento quotidiano in vista del match contro il Napoli, Marco Giampaolo, tecnico della Sampdoria, ha offerto una grigliata a tutto lo spogliatoio staff compreso. Un momento di aggregazione che il tecnico blucerchiato ha voluto creare per riunire i suoi e caricarli in occasione dello sprint finale. L’allenatore del club ligure non disdegnerebbe un successo contro il Napoli per tenere accesa ancora la fiammella della speranza nel traguardo europeo. Ecco quanto scrive l’edizione di oggi del quotiano de La Repubblica – Genova:

“Finire bene è importante. Le ultime partite lasciano una scia, vorremmo fosse profumata”. A dirlo è Marco Giampaolo, in una delle sue massime più ricorrenti. Il profumo può essere quello dell’asado ( promosso a pieni voti dagli argentini Silvestre e Alvarez), la grigliata offerta ieri a Bogliasco dal tecnico a tutto lo staff ( mancavano solo il presidente Ferrero, impegnato a Roma, l’avvocato Romei e Pradè, c’erano invece Osti, Pecini, molti responsabili a vario titolo in forza alla Sampdoria e tutti quelli che lavorano a Bogliasco) e all’intero spogliatoio, un bel gesto che Giampaolo aveva dovuto rinviare l’anno scorso per motivi climatici, ma che in questo caldo maggio è riuscito a celebrare. Parallelamente sono cominciate ad impazzare le indiscrezioni di mercato. Con un Napoli che, si dice, stia pensando a Giampaolo, c’è pure chi già fa dei nomi per la sua sostituzione, De Zerbi, ora al Benevento, e Stroppa, attualmente al Foggia”.

Napoli, ipotesi nuovo centro sportivo a Melito: i dettagli

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Il Napoli potrebbe realizzare il nuovo centro sportivo a Melito

Nella giornata di ieri il primo cittadino di Melito, Antonio Amente, aspettava una visita da parte dei dirigenti del Napoli per esaminare l’ipotesi per la realizzazione nel suo comune del nuovo centro sportivo del club azzurro, che dal 2005 si allena nel centro sportivo di Castel Volturno.

Ieri c’è stata una telefonata con il presidente Aurelio De Laurentiis, secondo quanto riferito dal sindaco del comune in provincia di Napoli. Il progetto del centro sportivo è seguito dall’ad Chiavelli. A riportare la notizia è il quotidiano Il Mattino nell’edizione di oggi.

Torre Annunziata, ancora rischio crolli: sgomberate 10 famiglie

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Torre Annunziata, ancora rischio crolli: sgomberate 10 famiglie

Torre Annunziata, continua il rischio di crolli delle palazzine, nella città oplontina. Il rischio è talmente forte, che come riportato dal giornale online “Torresette”, il Sindaco della città, Vincenzo Ascione, ha emanato l’ordinanza di sgombero di uno stabile in vico Luna al civico 44. Dieci famiglie3 saranno sgomberate, poichè sono state riscontrate significative problematiche  al primo piano.

In base ad alcuni sopralluoghi effettuati nel settembre scorso, alcuni tecnici avevano notato, evidenziandolo, che vi erano,  negli appartamenti “notevoli lesioni di scorrimento delle murature portanti verso l’esterno con evidenti segni di cedimento della struttura verticale e lesioni nella pavimentazione”. Lo stesso può dirsi per lo stabile al piano terra, adibito a garage, dove sono stati evidenziati  “in tutti gli archi lesioni in chiave degli stessi, nonché cedimento delle pilastrature a suopporto delle coperture a volta”.

Tutta questa vicenda ha fatto sì che fosse necessario emanare un’ordinanza nei confronti dei proprietari, per la messa in sicurezza dello stabile, che però non è avvenuta. Di conseguenza, il Comune è dovuto intervenire ordinando lo sgombero del palazzo per motivi di sicurezza e la salvaguardia della pubblica e privata incolumità. Inoltre sono stati indetti, anche dei lavori di ristrutturazione e manutenzione per l’intera palazzina.

Calenda: con questi sindacati l’Ilva sarà la prima spina del nuovo esecutivo

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I sindacati hanno bocciato la proposta del governo sulla vertenza Ilva. I segretari generali di Fim, Uilm e Fiom hanno lasciato il tavolo. “Testo non condivisibile”, ha detto Palombella. “Gli esuberi restano”, ha detto Bentivogli e “Mittal non si è mossa di un millimetro”, ha detto Re David. “Incomprensibile” commenta il ministro Calenda nell’intervista al nostro giornale e avverte: “Il dossier passa al nuovo governo. Un bel guaio che dovrà essere affrontato in tempi brevi”.

Calenda: “Un altro caso di populismo sindacale”

Il ministro: “Garantivamo a tutti il posto a tempo indeterminato”

ROMA – Incomprensibile», così il ministro dello Sviluppo definisce l’epilogo della vicenda Ilva. «Una cosa – spiega Carlo Calenda – che sta a metà tra il populismo sindacale e il sindacalismo politico. Avevamo messo in piedi un meccanismo per il quale non solo nessuno sarebbe stato licenziato ma a tutti sarebbe stato offerto un posto a tempo indeterminato e gli stessi diritti e retribuzioni del contratto precedente. I sindacati lo hanno respinto. Ora la palla passa al nuovo governo».

Lega e M5s faranno meglio? 

«Spero. Di certo per loro si apre immediatamente un grosso problema visto che a luglio Ilva esaurisce la cassa e a fine giugno scadono i termini per completare l’intesa con Mittal».

I sindacati pretendono che tutti i 14mila dell’Ilva vengano assunti da Arcelor Mittal.

«Già oggi Ilva impiega molte meno persone visti contratti di solidarietà e cig. Aggiungo poi che se i sindacati chiedono di assumere 14.000 unità avendo già in mente la possibilità di esuberi successivi, non si rendono conto che i lavoratori non potrebbero godere a quel punto dei 5 anni di cassintegrazione, di incentivi all’esodo da 100.000 euro e dell’impegno delle due Società di Cornigliano e Taranto ad assumere chi, al 2023, rimarrà in amministrazione straordinaria. Quando si afferma, come se fosse una colpa, che il negoziato per da 8.500 assunzioni a 10.000 è stato condotto esclusivamente dal Governo beh, allora, vuol proprio dire che qualcosa non va».

Per qualche sindacalista lei non è più legittimato a trattare… 

«A sostenerlo sono state Fiom e Usb utilizzando peraltro le stesse identiche parole di Emiliano ma il tavolo non si è concluso per questo. Ho preso atto che la nostra proposta era stata definita irricevibile da parte di tutti, anche se la Cisl ha usato toni nettamente diversi dagli altri».

Non siete arrivati troppo tardi?

«Il Governo ha lasciato all’autonomia delle parti la possibilità di continuare a negoziare. Abbiamo fatto 32 incontri senza nessun risultato. A questo punto con l’avvicinarsi delle scadenze e il cambio di Governo ho ritenuto responsabile fare un ultimo tentativo».

Andata male…

«In realtà credo non ci fosse alcuna intenzione di chiudere. Un po’ per ragioni politiche ed un po’ perché, forse, qualcuno ha ritenuto più conveniente non assumersi la responsabilità di firmare l’intesa, obbligando Mittal, per comprare l’azienda, a procedere direttamente con le assunzioni individuali per poi far partire le mobilitazioni rituali. Magari c’è anche chi spera che col nuovo governo si possa riparlare di nazionalizzazione, ma vorrei segnalare che si tratta di una pia illusione».

Deluso? Arrabbiato?

«Molto deluso. Abbiamo combattuto in Europa e in Italia per rilanciare la fabbrica. Lo Stato ha finanziato Ilva con 900 milioni. Abbiamo imposto standard ambientali all’avanguardia nel mondo. Ci sono 5,3 miliardi tra prezzo di vendita e investimenti. In nessun Paese al mondo un investimento in un’area depressa verrebbe “accolto” così. Dai ricorsi di Emiliano alle dichiarazioni irresponsabili dell’M5s che vorrebbero convertirla in una università per il turismo. Per fortuna abbiamo potuto contare sulla più che leale collaborazione del Governatore Toti, del Sindaco di Genova ed alla fine anche di quello di Taranto. Penso che in Italia abbiamo un serio problema di populismo sindacale, già purtroppo sperimentato con Almaviva e Alitalia».

Bel guaio per il nuovo governo.

«Non solo un bel guaio, ma anche da affrontare in tempi molto brevi. Io avrei avuto tutto l’interesse a dire che il governo, dopo aver trovato un investitore, recuperato un miliardo dai Riva per le bonifiche ed ottenuto l’ok dell’Antitrust europeo – che Emiliano e Fiom giudicavano impossibile – aveva fatto il suo dovere. In fondo, il negoziato compete alle parti ed un suo fallimento sarebbe stato esclusivamente imputabile a loro. Per senso di responsabilità abbiamo deciso di provare a fare questo tentativo lavorando notte e giorno. Ed ero pronto a rimanere in seduta permanente fino al giuramento del nuovo Governo. La posizione di totale chiusura di Uilm, Fiom e Usb ha fatto cadere ogni possibilità».

Impossibile riaprire il negoziato?

«Per me si, il Governo è alle ultime ore ma certamente andrà ripreso dalle parti. Io voglio solo esser certo che gli operai dell’Ilva siano consapevoli di quello a cui hanno rinunciato. Per questo ho fatto pubblicare la bozza di accordo sul sito del Mise. Non voglio che il Governo, qualsiasi esso sia, si trovi ad essere messo sul banco degli imputati, come è accaduto per Almaviva e Alitalia, dagli stessi sindacati che bocciando accordi giusti e ragionevoli hanno posto le premesse per licenziamenti collettivi e sperpero di soldi dei cittadini».

Reina convocato in Procura: per i pm non poteva non sapere

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Reina sarà convocato in Procura, in qualità di persona informata sui fatti

L’ormai portiere del Milan, Pepe Reina sarà sentito dai pm. Lo spagnolo ha voluto festeggiare l’addio al Napoli nella discoteca dei fratelli Esposito dunque dovrà chiarire come mai la sua scelta è caduta proprio sul Club Partenopeo di Coroglio.

Il locale è stato sottoposto a sequestro preventivo nella giornata di mercoledì, dal momento che la Procura ritiene che sia oggetto di una fittizia intestazione di beni, e che i veri titolari siano attualmente in carcere. Erano già stati arrestati nel mese di giugno dello scorso anno, anche se poi il Riesame li aveva scarcerato, ma restavano comunque indagati. La Cassazione avendo accolto il ricorso della Procura, aveva disposto un nuovo vaglio dell’ordinanza da parte di una diversa sezione del Tribunale della libertà.

Alla luce di ciò, i pm ritengono che Reina non poteva non sapere che le persone da lui frequentate avevano problemi con la giustizia (peraltro Gabriele Esposito era già stato condannato in primo grado per associazione camorristica). Una convocazione in Procura in qualità di persona informata sui fatti, quindi, è d’obbligo. Il calciatore avrà la possibilità di chiarire la natura dei suoi rapporti con gli Esposito, i quali frequentavano numerosi suoi compagni ed ex compagni di squadra.

A rivolgerli le domande saranno i pm Francesco De Falco, Enrica Parascandolo e Ida Teresi, che indagano con il coordinamento del procuratore aggiunto Filippo Beatrice.

A riportarlo è il quotidiano Corriere del Mezzogiorno nell’edizione di oggi

Macron: se l’Italia frenerà sull’Europa dovrà “scendere dal vagone di testa”

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Il presidente francese Macron parla del futuro esecutivo italiano e sottolinea i “campanelli d’allarme” per l’Unione che sono suonati a seguito dell’esito del voto italiano: se sceglieranno di frenare sulla strada europea dovranno “scendere dal vagone di testa”.

Macron: “L’Europa non si divida. Dall’Italia campanelli d’allarme”

Il presidente francese ad Aquisgrana bacchetta Merkel su surplus e budget comune

PARIGI – Ha parlato a una platea di europei eccellenti, nel municipio di Aquisgrana, un tempo capitale dell’impero carolingio: lì, a Emmanuel Macron è stato consegnato ieri il premio Carlo Magno, proprio per il suo impegno proeuropeo. Ma in realtà il presidente francese parlava soprattutto ad Angela Merkel, che lo ascoltava concentrata, talvolta con imbarazzo. Voleva spiegarle, in maniera a tratti dura o almeno franca, la sua idea d’Europa: per convincerla. E così Macron ha esortato la Germania «a prendere dei rischi» e a rinunciare «ai suoi feticismi sui surplus di bilancio e commerciali». Ha implorato il rilancio dell’Unione, che ha già vissuto alcune esperienze traumatiche, citando espressamente «Brexit ed elezioni italiane».

Non ha dimenticato, comunque, il suo consueto volontarismo: «Non dividiamoci, malgrado la tentazione sia grande in un periodo confuso come quello attuale, caratterizzato da un nazionalismo che pensa di poter gestire meglio le cose recuperando una sovranità che a livello europeo resta troppo evanescente». «Le divisioni – ha aggiunto – ci spingono all’inazione».

Agire, sì, ma per fare cosa? «Credo a un budget europeo più ambizioso e a una zona euro più integrata, con un bilancio proprio». Il Presidente francese non demorde. Sembra aver rinunciato ai progetti di un superministro europeo delle Finanze e di un Parlamento dell’eurozona, inconcepibili per Berlino. Ma non all’idea del budget della zona euro, che pure non convince i tedeschi, tanto meno il socialdemocratico Olaf Scholz, ministro delle Finanze in quel governo che la cancelliera è riuscita a costituire solo dopo mesi di faticosa crisi. La Germania ritiene che un budget del genere spingerebbe ancora di più al lassismo i Paesi del Sud Europa. Ma ieri, Macron non l’ha mandata a dire ai tedeschi: «La Germania non può avere un feticismo perpetuo sui surplus di budget e commerciali, anche perché questi si costituiscono a spese degli altri». Più tardi la Merkel ha preso la parola e ha notato che con la Francia «abbiamo discussioni difficili » e «diverse culture politiche e maniere di affrontare i temi europei». Ha promesso qualche passetto «in direzione dell’unione bancaria e del rafforzamento dell’eurozona ». Così prudente e timorosa rispetto al suo giovane collega.

L’Italia, anche, ha aleggiato sul discorso di Macron. Ha parlato delle ultime elezioni come di uno dei « campanelli d’allarme » suonati per il destino dell’Unione. E ha rilanciato l’idea di un’Europa a più velocità : «Non possiamo sempre aspettare tutti». Sottinteso: anche gli italiani, se sceglieranno di frenare sulla strada dell’unione, con un governo anti-europeista, dovranno scendere dal vagone di testa. Pure qui le distanze sono forti con la Merkel, che difende la necessità di andare avanti tutti i 27 insieme, giustificando forse in questo modo la paralisi interna che si ritrova a gestire.

Anche Donald Trump e la sua decisione di ritirarsi dall’accordo iraniano sul nucleare hanno aleggiato sul discorso di Macron: «Non siamo deboli – ha detto -, non subiamo! Accetteremo la regola dell’altro o la sua tirannia? Chi deve decidere delle nostre scelte commerciali, quelli che ci minacciano perché queste regole non convengono loro? Abbiamo voluto costruire la pace in Medio Oriente ma altre potenze hanno deciso di non rispettare la parola data. Dobbiamo cedere alla politica del peggio?». Su questo, almeno, la cancelliera acconsentiva. Anzi, ha rincarato la dose, riferendosi «ai conflitti che si combattono ai confini dell’Europa e per i quali gli Stati Uniti non ci difenderanno. L’Unione europea deve prendere il proprio destino nelle sue mani».

LEONARDO MARTINELLI/lastampa

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Uomo originario di Caserta, tenta suicidio sulla Statale 7bis: salvato dalla stradale

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Uomo originario di Caserta, tenta suicidio sulla Statale 7bis: salvato dalla stradale

Grazie alla prontezza degli agenti della Polizia stradale, un uomo di 5o anni, originario di caserta, è stato salvato in extremis, mentre tentava il suicidio sulla Statale 7bis, variante Nola-Villa Literno, nel territorio del Comune di Caivano. L’uomo ha tentato di togliersi la vita lanciandosi i tra i mezzi pesanti che transitavano, ad alta velocità,sulla strada Statale. Grazie all’intervento tempestivo della volante Verona 252, della Polizia Stradale del distaccamento di Nola, l’uomo è stato salvato. La volante è sopraggiunta a seguito delle segnalazioni di alcuni automobilisti. C’è ancora da investigare su cosa abbia portato alla scelta del suicidio; l’unica cosa certa è che il 50enne della provincia di caserta,  sta bene. La notizia riportata dal giornale “il Mattino”.

Ferrovia Messina-Catania-Siracusa: Treni regionali una continua odissea

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Riceviamo e pubblichiamo

Catania. Premesso che i guasti ai mezzi rotabili e le interruzioni alle infrastrutture ferroviarie  ci possano stare, quello che invece non condividiamo affatto sono gli accorgimenti che l’impresa ferroviaria Trenitalia Spa, affidataria del servizio di trasporto ferroviario in Sicilia sino al 31/12/2026, e il gestore dell’infrastruttura ferroviaria Rete Ferroviaria Italiana Spa mettono a disposizione dell’utenza ferroviaria in queste criticità.

Questo è quanto accaduto oggi alla stazione di Taormina con il primo treno regionale veloce partito da Messina per Siracusa alle ore 5.13. Il treno 3865 arrivato a Taormina viene stoppato per un guasto tra Taormina la stazione di Fiumefreddo di Sicilia e, fin qui tutto regolare. I tempi di attesa si allungano e viene inviato un bus sostitutivo alla stazione di Taormina con soli 16/20 posti, lasciando così buona parte dei pendolari a terra. Al danno la beffa, mentre i pendolari rimasti a terra aspettavano l’arrivo di un secondo bus veniva fatto partire il treno regionale 3865 lasciando a terra tutte quelle persone che erano fuori ad aspettare il bus sostitutivo. E’ inimmaginabile quanto è successo stamane alla stazione di Taormina, nessuna “tempestiva” informazione da parte di chi opera e gestisce sia il trasporto che l’infrastruttura ferroviaria. Nessun numero telefonico dove poter chiamare per avere informazioni.

Ma al danno l’ulteriore beffa è quanto è stato scritto sul portale Fsnews.it (LEGGI) che riportiamo testualmente:

Palermo, 11 maggio 2018-Aggiornamento ore 6.25

Linea Messina – Siracusa: riattivato il traffico fra Giarre-Riposto e Taormina-Giardini su un solo binario. È ripresa alle 6.25 la circolazione ferroviaria fra Giarre-Riposto e Taormina-Giardini su un solo binario, a senso unico alternato, con ritardi fino a 60 minuti. Prosegue la riprogrammazione del servizio ferroviario. Ore 2.30 – Dalle 2.30 la circolazione ferroviaria fra Giarre-Riposto e Taormina-Giardini (linea Messina–Siracusa) è sospesa per un inconveniente tecnico. Attivati servizi sostitutivi con autobus fra Giarre-Riposto e Taormina-Giardini. Sul posto i tecnici di RFI.

Una domanda ci sorge spontanea se l’inconveniente tecnico era già in programma dalle ore 2.30 come descritto su Fsnews.it perché i bus sostitutivi non hanno funzionato così come previsto, visti gli enormi ritardi, disagi e disservizi?

Chi paga per tutto questo? Chi risarcirà i pendolari per le ore di lavoro perse e da recuperare? Questi i numeri dei disagi di oggi: 356 i minuti di ritardo accumulati dai primi 5 treni del mattino ancora in viaggio tra Messina-Catania e Siracusa e 191 sono i treno-km al momento soppressi.

Chiediamo al Presidente della Regione Musumeci e all’assessore regionale ai Trasporti Falcone di fare luce su questo enorme disagio/disservizio procurato a migliaia di utenti del trasporto ferroviario, tenuto conto che la Regione Siciliana paga all’impresa Ferroviari Trenitalia Spa 111,5 milioni di euro per il trasporto ferroviario e che anch’essa viene danneggiata da questi problemi tecnici, sempre più frequenti, alle infrastrutture ferroviarie.

Giosuè Malaponti Presidente Comitato Pendolari Siciliani – Ciufer

Boscoreale – Scafati, tenta di rubare un’auto ma viene scoperto: arrestato

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Boscoreale, tenta di rubare un’auto ma viene scoperto: arrestato

Boscoreale. I carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata, hanno arrestato A. Di Martino, 57enne di Scafati, per furto d’auto. L’uomo è stato beccato in via Passanti a Boscoreale, alla guida della Fiat Panda di un 54enne, auto rubata poco prima a Trecase. Alla vista dei carabinieri, l’uomo ha tentato la fuga a piedi, abbandonando lì l’auto: dopo aver scavalcato una recinzione, ha provato a rifugiarsi in un fondo agricolo. I carabinieri sono riusciti a raggiungerlo e a bloccarlo, arrestandolo. La vettura è stata restituita al proprietario, mentre Di Martino è ai domiciliari in attesa di rito direttissimo.

Di Martino, era già noto alle forze dell’ordine, poichè pregiudicato per furto e spaccio di droga. Questa volta è stato arrestato per furto aggravato di un’autovettura.

De Laurentiis-Sarri, nessun incontro ieri: ecco quando si vedranno

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Nella giornata di ieri non c’è stato alcun incontro tra il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis e Maurizio Sarri, i due potrebbero incontrarsi la settimana prossima

Nella giornata di ieri il Napoli, nella sala stampa del centro sportivo di Castel Volturno, ha presentato il ritiro pre-stagionale che si terrà nella cittadina trentina di Dimaro-Folgarida. Durante la conferenza De Laurentiis era in sala, mentre risultava ancora assente Maurizio Sarri. Secondo quanto racconta l’edizione di oggi del quotidiano sportivo la Gazzetta dello Sport, ci sarebbe un retroscena:

Maurizio Sarri è arrivato ieri a Castel Volturno alle 15.35, il treno che ha riportato Aurelio De Laurentiis a Roma è partito dalla stazione di Napoli esattamente cinque minuti dopo. I due, dunque, non si sono incontrati. Lo faranno la settimana prossima, magari approfittando della cena di fine stagione per la quale sono state bloccate due date: martedì 15 e giovedì 17

Mattarella chiarisce: “No ai governi contro l’Europa”

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Tre giorni per il governo Lega-M5s. È quanto chiedono Salvini e Di Maio per trovare un accordo, ma per il premier pensano a un “nome terzo”. Il Quirinale intanto li avvisa: «No a governi contro l’Europa».

Mattarella dà più tempo ma avrà l’ultima parola su Ue, alleanze e squadra

L’avviso del Presidente della Repubblica: «Sottraiamoci alla narrativa sovranista»

ROMA – Già prima di mezzogiorno, senza attendere il gong delle ore 17, Di Maio e Salvini hanno fatto sapere al Colle che tutto procede, il macigno Berlusconi è stato rimosso e pure l’altro ostacolo (chi farà il premier) verrà presto superato. Alla luce dei passi avanti, hanno domandato altri tre giorni di tempo per concludere le trattative. Domenica faranno sapere se l’accordo Cinque Stelle-Lega è andato a buon fine e Mattarella, ancora una volta, ha detto: «Va bene, aspettiamo».

Nei tomi di storia patria, il dodicesimo Presidente non verrà ricordato certo per la poca pazienza. Secondo alcuni, anzi, ne ha avuta troppa. Ragione di più perché i «vincitori» misurino bene le prossime mosse, evitando inutili sfregi all’arbitro al primo minuto della partita. Specie i grillini, ne sono ben consapevoli. Quanti tra loro hanno più esperienza tenteranno di scongiurare lo sgarbo di rendere pubbliche domenica sera eventuali liste di ministri, già decise e in attesa soltanto del timbro presidenziale. Non solo darebbero un’immagine «poltronista» e spartitoria della trattativa, ma entrerebbero in collisione con le prerogative del Quirinale.

Per evitare tensioni, basterà seguire la normale prassi degli ultimi 70 anni. Che prevede i passaggi seguenti: lunedì, al massimo martedì, Mattarella consulterà le delegazioni della futura maggioranza. Dunque non Forza Italia, che fa riservatamente sapere di sentirsi all’opposizione (si asterrà inizialmente per cortesia solo se il premier sarà Salvini, altrimenti direttamente voto contrario sulla fiducia). Alla luce di quanto Cinque Stelle e Lega vorranno comunicargli, il Presidente conferirà un incarico «con riserva», cioè con l’impegno di venirgli a riferire entro tot giorni. L’incaricata (o incaricato) terrà le sue consultazioni, e tornerà da Mattarella con una lista di ministri su cui decideranno insieme. Esiste infatti un articolo della Costituzione, il 92, che al secondo comma recita: «Il Presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri». Uno propone e l’altro, se è d’accordo, accetta. In caso contrario, nessuno lo può obbligare. Così si regolò Scalfaro nel ’94, quando Berlusconi voleva mettere Previti alla Giustizia.

Ulteriori articoli da tenere a mente sono l’81 (che fissa l’obbligo del bilancio pubblico in pari) ma soprattutto l’11 e il 117 comma uno. Stabiliscono che i patti internazionali vanno rispettati, e se nel programma grillo-leghista fosse promesso cambio di alleanze, basta Trump e avanti Putin, in quel caso il Presidente (segnala Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato Pd) avrebbe un preciso dovere di obiettare. Forse per questo il discorso di ieri a Firenze, in cui Mattarella ha condannato senza mezzi termini i «sovranismi» in quanto ingannevoli, e i loro obiettivi perché inattuabili, è stato inteso dai negoziatori giallo-verdi come un colpo di avvertimento o, con più garbo, come un invito a restare nel solco della nostra politica estera e di difesa.

Sempre Scalfaro, e sempre nel maggio ’94, scrisse addirittura una lettera al quasi premier Berlusconi in cui piantava alcuni paletti tra cui il seguente: «Coloro ai quali Ella riterrà di affidare responsabilità attinenti alla Politica estera dovranno assicurare piena fedeltà alle alleanze, alla politica di unità europea, alla politica di pace». Non risulta che oggi sul Colle abbiano in mente missive del genere, e in fondo l’iniziativa di Scalfaro era sembrata già ai suoi tempi un po’ irrituale. Sono sufficienti le parole di Mattarella quando condanna «una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l’impraticabilità all’Unione». Non è un siluro al governo che potrebbe nascere, oltretutto il discorso era stato preparato giorni fa. Ma per chi naviga resta comunque un avviso prezioso.

UGO MAGRI/lastampa