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Roma, ladri prendono a martellate gioielleria a Monte Mario: il titolare era all’interno

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(Adnkronos) – Rapina choc ieri poco prima delle 19 in una gioielleria nella zona di Monte Mario a Roma.Tre persone con i volti coperti da passamontagna e tute bianche hanno sfondato a colpi di martello la vetrina esterna del negozio in via Vincenzo Troya, portando via bracciali e orecchini di valore.  Al momento della rapina il titolare del negozio era all'interno e ha cercato di difendere i preziosi con un bastone ma i rapinatori sono riusciti a fuggire con il bottino nello zaino lasciando a terra il martello e due ombrelli.

Sulla rapina indagano i poliziotti del commissariato di Primavalle.Il bottino è ancora da quantificare.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Raducanu, sicurezza rafforzata con cinque guardie del corpo a Indian Wells

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(Adnkronos) – Sicurezza rafforzata per Emma Raducanu.Dopo quanto accaduto a Dubai (la britannica era scoppiata in lacrime in campo perché seguita da uno stalker, presente in tribuna), la Wta ha deciso che a Indian Wells la tennista sarà accompagnata da cinque guardie del corpo, scelte da un ex agente dei servizi segreti.

A riportarlo è il Times.  Emma Raducanu era scoppiata in lacrime nel torneo di Dubai.Durante il match, poi perso 7-6 (8-6), 6-4, contro Karolina Muchova, valido per il secondo turno del Wta 1000, Raducanu si era fermata dopo aver visto sugli spalti un uomo che il giorno prima si era avvicinato a lei con un comportamento ossessivo.

La tennista era andata subito a parlarne con l'arbitro, piangendo e nascondendosi dietro al giudice di sedia.Avvertita la sicurezza, lo stalker era stato poi allontanato e bandito da tutti i tornei dalla Wta.  Lo stalker aveva seguito la campionessa britannica per quattro tornei: Singapore, Abu Dhabi, Doha e proprio Dubai.

Per Bob Campbell, vice-direttore della sicurezza Wta, l'obiettivo è ora convincere Emma Raducanu (nel frattempo rientrata nel Regno Unito) a tornare sui campi.A cominciare da Indian Wells, con provvedimenti per rafforzare la sua sicurezza.   —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Vespa alla Link: “Con mia lectio magistralis racconto deliri dei dittatori”

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(Adnkronos) – “La mia lectio magistralis si intitola 'Il delirio dei dittatori e la storia che torna'.Sono partito da lontano, da Mussolini e Hitler che a un certo punto hanno perso il senso della realtà, trascinando l'Italia, l'Europa e anche il mondo in una guerra devastante, arrivando a Putin, che, con la stessa logica con la quale Hitler cominciò ad occupare l'Europa orientale, ha occupato l'Ucraina e non vuole restituirla”.

Con queste dichiarazioni, Bruno Vespa, giornalista e saggista, è intervenuto nel corso dell’evento di apertura dell’anno accademico 2024-2025 dell’Università degli studi Link, durante il quale ha letto la sua lectio magistralis.  Cronista radiofonico per la Rai già nel 1962, volto iconico del giornalismo televisivo per generazioni di italiani, Vespa è anche un apprezzato saggista e autore di decine di volumi, dedicati in gran parte alla storia del Novecento e all’analisi dell’attualità politica e sociale.Per la prima volta viene affidato a un giornalista il compito di aprire l’anno accademico di un’università italiana con una sua lectio magistralis: “È stato un grande onore per me, una bella esperienza”, spiega Vespa.  Un rapporto, quello tra Bruno Vespa e la Link University, nato da molto tempo: “Sono venuto qui tanti anni fa, quando era già così grande e così importante.

Ero amico di Franco Frattini, al quale è dedicata l'Aula Magna. È stata una bella opportunità”, conclude.  —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mostre, a Roma la seconda tappa italiana di ‘Picasso lo straniero’

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(Adnkronos) – Organizzata da Fondazione Roma con Marsilio Arte, 'Picasso lo straniero' apre al Museo del Corso – Polo Museale dal 27 febbraio 2025 ed è realizzata grazie alla collaborazione con il Musée national Picasso-Paris (Mnpp), principale prestatore, il Palais de la Porte Dorée con il Musée national de l’histoire de l’immigration, il Museu Picasso Barcelona, il Musée Picasso di Antibes, il Musée Magnelli – Musée de la céramique di Vallauris e importanti e storiche collezioni private europee.L’idea originale del progetto è nata da Annie Cohen-Solal, curatrice della mostra con un intervento di Johan Popelard del Musée national Picasso-Paris.

Picasso lo straniero presenta più di 100 opere dell’artista, oltre a documenti, fotografie, lettere e video: un progetto che si arricchisce – per la seconda tappa italiana dopo Palazzo Reale di Milano e Palazzo Te a Mantova – di un nucleo di opere inedite, selezionate dalla curatrice esclusivamente per il percorso espositivo del Museo del Corso – Polo Museale. “Picasso lo straniero è la prima, grande mostra temporanea che il Museo del Corso – Polo museale ospita dalla sua inaugurazione.Si tratta di un'esposizione di grande prestigio, con una risonanza internazionale, ed essere stati scelti per ospitarla è segno di grande riconoscimento e lustro per il nostro spazio museale.” commenta Franco Parasassi, presidente di Fondazione Roma.  “Nei pochi mesi trascorsi dall’inaugurazione il Museo del Corso – Polo museale è stato capace di imporsi nel panorama culturale della capitale come uno dei principali spazi artistici della città, non solo con le mostre di Chagall e Picasso a Palazzo Cipolla, ma anche con la Collezione permanente e l’Archivio storico di Palazzo Sciarra che stanno riscuotendo un successo di pubblico fuori da ogni previsione.

Tutto questo ci rende profondamente orgogliosi ed è il segno che stiamo lavorando nella giusta direzione, anche per perseguire l'obiettivo che Fondazione Roma si è imposta: essere mecenati di cultura e bellezza, in uno spazio aperto, inclusivo, ricco di storia, sempre al servizio delle persone", conclude il presidente.Pablo Picasso, nato nel 1881 a Málaga in Spagna, si stabilisce a Parigi definitivamente nel 1904.

Anche se la Francia lo ospiterà fino alla sua morte e la sua fama crescerà oltre i confini nazionali, l’artista non otterrà mai la cittadinanza francese: la mostra segue la traiettoria estetica e politica di Picasso, per illustrare come l’artista abbia costruito la propria identità vivendo nella difficile condizione di immigrato.  “Su Picasso è stato scritto tutto, si direbbe.Nessun artista ha suscitato altrettanti dibattiti, controversie, passioni.

Ma quanti sanno quali ostacoli il giovane genio ha dovuto affrontare quando è arrivato a Parigi per la prima volta, nel 1900, senza sapere una parola di francese?E come ha fatto a orientarsi nella metropoli moderna, la città tentacolare in preda a forti tensioni sociali?

Perché, nel 1914, settecento dei suoi più bei dipinti cubisti sono stati confiscati e, successivamente, venduti all’asta?Perché, nel 1940, mentre è ormai amato e rispettato nel mondo intero, la richiesta di naturalizzazione che ha inoltrato in Francia viene respinta?

Queste domande insieme a molte altre domande, finora lasciate senza risposta, vengono affrontate e risolte in questa mostra per la prima volta", ” scrive Annie Cohen-Solal curatrice e autrice di Picasso.Una vita da straniero (Prix Femina Essai, 2021), libro pluripremiato, tradotto in tutto il mondo e pubblicato in Italia da Marsilio Editori.  L’esposizione è nata proprio dalla ricerca illustrata nel volume, iniziata nel 2015 e durata più di sette anni, che racconta proprio la storia del 'paradosso Picasso'.

Il percorso cronologico della mostra, arricchito dai prestiti di importanti musei e collezioni private europee, è quindi un modo per approfondire ulteriormente come l’artista, maestro dell’arte del Novecento, si sia affermato, straniero in Francia, e abbia imposto le sue rivoluzioni estetiche con una lettura, quella della curatrice, radicalmente contemporanea. Saranno poi esposti alcuni inediti assoluti tra cui 'Bosco su un versante montano', un olio su tela montata su tavola dipinto nel 1899 e proveniente dal Museo Picasso di Barcellona e 'Al Ristorante' del 1900, da una collezione privata: due opere che illustrano in modo lampante il cambio di prospettiva del giovane Pablo, quando lascia Barcellona per Parigi. 'Picasso lo straniero', che chiuderà il 29 giugno 2025 è stata realizzata anche grazie al supporto di Bper Banca, sponsor.Serena Morgagni, Responsabile della Direzione Communication commenta: “Questa mostra è un tassello prezioso dell’impegno di Bper per la promozione di arte e cultura nei territori a favore delle comunità che li vivono.

Sono molteplici le iniziative che supportiamo: tra le ultime ci sono le mostre di Picasso e di Casorati a Milano, con Arte Fiera abbiamo portato gli autori contemporanei a Bologna.Ora siamo nella Capitale, insieme a Fondazione Roma e Marsilio Arte, per offrire anche qui questo percorso espositivo inedito e di grande valore di uno dei più grandi protagonisti della storia della pittura”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bertolucci: “Sinner tornerà più forte e con un servizio migliore”

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(Adnkronos) –
Jannik Sinner, fuori dai tornei per la sospensione legata al caso doping, sta per riprendere gli allenamenti sulla terra rossa del Monte Carlo Country Club e all'inizio "farà dei lavori a blocchi perché tre mesi così un tennista non li ha mai avuti, se non a causa di infortuni".Paolo Bertolucci, ex capitano azzurro di Coppa Davis, ipotizza con l'Adnkronos quale potrà essere il percorso del numero 1 Atp fino al rientro agli Internazionali di Roma. "Tre mesi di pausa sono una cosa assolutamente nuova, quindi credo che dalla prossima settimana lui riprenderà ad allenarsi ma farà almeno due settimane a secco senza tennis", dice.  Per Bertolucci,
Sinner ripartirà senza racchetta
: "Praticamente sì, forse farà qualcosa solo per il servizio ma da fermo e poi pian piano riprenderà, all'inizio presumo che giocherà anche con dei ragazzi di lì, con l'allenatore e tutto il team.

E poi basta che metti due persone da una parte e lui da solo dall'altra e all'inizio puoi tranquillamente allenarti in quella maniera: non è facile trovare uno che possa reggere la spinta del numero uno del mondo.Ne metti due dall'altra parte, che giocano praticamente da fermo, e allora a quel punto è un po' più facile, lo si fa spesso quando non si riesce a trovare avversari all'altezza.

Così invece diventa un allenamento piuttosto competitivo".  Bertolucci poi precisa: "Andando avanti, non so se troverà anche qualche giocatore che ha appena smesso.Insomma un sistema si trova, non è un problema, credo che sia importante variare molto per evitare la noia.

La monotonia è secondo me la cosa più difficile da affrontare e quella che può dare più problemi, per il resto penso che non ce ne siano proprio".  Bertolucci spiega che Sinner lavorerà molto in palestra: "Le prime due settimane sì, molto lavoro fisico fuori campo.Poi alternerà, farà una sessione di tennis e una di preparazione, qualcosa verrà alternato.

Conoscendolo sarà alla ricerca di un miglioramento continuo, certo i margini di miglioramento quando sei numero uno del mondo sono risicati, non è che ci sono degli spazi enormi, però si può sempre migliorare e lui sicuramente lo farà.Al ritorno in campo servirà meglio rispetto a prima, poco ma sicuro". Sullo stop di Sinner è intervenuto all'Adnkronos anche l'ex azzurro di Coppa Davis Stefano Pescosolido: "Lo stop non influirà sul rendimento, non dico che tornerà più forte visto che è già il numero uno ma riprenderà senza problemi.

Tre mesi non sono tantissimi, all'inizio curerà molto la parte atletica e poi dal 13 aprile quando potrà allenarsi con altri professionisti metterà a punto la parte tecnica.A Roma vedremo un Sinner pronto a giocarsi il titolo.

Il lavoro che farà nelle prossime settimana sarà importante anche per avere una base che gli consentirà tenere al meglio fisicamente fino alla fine dell'anno.Questa pausa che ovviamente sarebbe stato meglio non ci fosse, potrebbe rivelarsi perfino un vantaggio".  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Pompei, scoperto grande affresco sul culto di Dioniso

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(Adnkronos) – A più di 100 anni dalla scoperta della villa dei Misteri, un nuovo grande affresco getta luce sui misteri di Dioniso nel mondo classico.In una grande sala per banchetti, scavata in queste settimane nell’area centrale di Pompei, nell’insula 10 della Regio IX, è emerso un fregio a dimensioni quasi reali, ovvero una “megalografia” (dal greco "dipinto grande"- ciclo di pitture a grandi figure), che gira intorno a tre lati dell’ambiente; il quarto era aperto sul giardino.  Il fregio mostra il corteo di Dioniso, dio del vino: baccanti rappresentate come danzatrici, ma anche come cacciatrici feroci, con un capretto sgozzato sulle spalle o con una spada e le interiora di un animale nelle mani; giovani satiri con le orecchie appuntite che suonano il doppio flauto, mentre un altro compie un sacrificio di vino (libagione) in stile acrobatico, versando dietro le proprie spalle un getto di vino da un corno potorio (usato per bere) in una patera (coppa bassa).  Al centro della composizione c’è una donna con un vecchio sileno che impugna una torcia: si tratta di una inizianda, vale a dire una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci.

Gli archeologi hanno battezzato la dimora con il fregio “casa del Tiaso”, con riferimento al corteo di Dioniso.Nell’antichità esistevano una serie di culti, tra cui quello di Dioniso, che erano accessibili solo a chi compiva un rituale di iniziazione, come suggerito nel fregio di Pompei.

Tali culti si chiamavano “misterici”, perché solo gli iniziati potevano conoscerne i segreti.Spesso erano legati alla promessa di una nuova vita beata, sia in questo mondo sia in quello dell’oltretomba.  Il fregio scoperto a Pompei è attribuibile al II Stile della pittura pompeiana, che risale al I sec.

a.C.Più precisamente, il fregio può essere datato agli anni 40-30 a.C.

Questo significa che nel momento dell’eruzione del Vesuvio, che seppellì Pompei nel 79 d.C.sotto lapilli e ceneri, il fregio dionisiaco era già vecchio di circa un secolo.

L’unico altro esempio di una megalografia con rappresentazioni di simili rituali è il fregio detto “dei Misteri” nella omonima villa fuori le porte di Pompei, anche esso in II Stile pompeiano.Il nuovo fregio trovato a Pompei, rispetto alla villa dei Misteri aggiunge un altro tema all’immaginario dei rituali iniziatici di Dioniso: la caccia, che viene evocata non solo dalle baccanti cacciatrici, ma anche da un secondo, più piccolo fregio che corre al di sopra di quello con baccanti e satiri: qui sono raffigurati animali vivi e morti, tra cui un cerbiatto e un cinghiale appena sventrato, galli, uccelli vari, ma anche pesci e molluschi. —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Report Manageritalia: donne manager +5,1% nell’ultimo anno, +101% dal 2008

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(Adnkronos) – Cresce la managerialità italiana nel settore privato +2,6% nel 2023 secondo il report elaborato da Manageritalia sugli ultimi dati ufficiali disponibili dall’Inps.Un aumento dovuta principalmente alla componente femminile con un incremento del 5,1% delle donne e dell’1,9% degli uomini.

Si conferma, quindi, la forte e nota rincorsa verso la parità delle donne dirigenti, cresciute del 101,5% dal 2008 al 2023 (-2,8% gli uomini e +9,6% il totale dirigenti) e oggi pari al 21,9% del totale (21,4% nel 2022, 20,5% nel 2021 e 19,1% nel 2020). “Il costante avanzamento della managerialità in Italia, con un aumento del 5% nel 2023, e in particolare quella femminile, che ha registrato un incremento del 101,5% dal 2008 al 2023, dimostrano chiaramente come la rincorsa sia in atto, ma ci sia ancora tanto da fare per dare le giuste opportunità anche alle donne nel mondo del lavoro e nel management aziendale”, afferma Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, che prosegue: ”La strada è tracciata: non dobbiamo fermarci né tornare indietro, ma affermare con ancora più impegno e dedizione scelte e azioni che portino a una vera parità di genere.L'inclusione femminile è nell'interesse delle imprese, del mercato e della società in cui viviamo.

Un mondo in cui anche le donne sono protagoniste è senza dubbio una realtà migliore". Per Cristina Mezzanotte, coordinatrice area Dei di Manageritalia, "la rincorsa delle donne verso la parità è in corso, ma c’è ancora tanto da fare". "Ancor più – rimarca – c’è da fare per arrivare a un’inclusione vera che valorizzi tutti uomini e donne, giovani e senior, culture ed etnie diverse, nonché ogni diversa abilità.Come dovrebbe ormai essere chiaro a tutti, non si deve farlo per buonismo, piuttosto per equità, ma ancor più perché i dati dimostrano che l’inclusione e la valorizzazione delle diversità portano valore e danno alle aziende più benessere e più risultati in termini di produttività, fatturati e capacità di crescita.

In questo i manager, dove ci sono, hanno un ruolo determinante per mettere a terra e in sinergia questi valori e farne un fattore competitivo e vincente.Un modo per convincere tutti della bontà, anche economica, di questo cambio prima di tutto culturale che può trovare nel mondo del lavoro il punto di partenza per ampliarsi a famiglia e società”. L’incremento dei manager, e in particolar modo della componente femminile, è visibile in tutti gli ambiti economici italiani.

Da notare che le donne sono percentualmente molto più presenti nel terziario (25,8%) rispetto all’industria (16,5%).A crescere di più nell’ultimo anno e in generale nel periodo considerato sono comparti quali Attività professionali (11,2%), Costruzioni (8,3%) e Attività di alloggio e ristorazione (5,3%) e Trasporto e magazzinaggio (4,5%).

Il terziario privato è di gran lunga il settore più rosa, basti pensare che nella Sanità e assistenza sociale le donne dirigenti (52,3%) superano i colleghi e sono il 34,4% nell’Istruzione, il 28,4% nelle Altre attività di servizi.  Analizzando la distribuzione geografica, si può notate come nella classifica delle province più rosa, Milano prevale nettamente con 10.987 donne dirigenti, seguita da Roma (5.659) e Torino (1.469).Ai primi dieci posti solo province del Nord. Nel complesso, il report donne di numeri di Manageritalia dimostra chiaramente che, proprio in tempo di crisi, imprenditori e aziende hanno capito che senza managerialità non si cresce e non si compete e non si superano ostacoli e difficoltà.

In tutto questo, pare ormai acclarato che la managerialità, anche femminile, è determinante per competere e crescere nei mercati ormai globali. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Trump vuole fare soldi con la Russia, anche con i permessi di soggiorno ‘gold’ agli oligarchi

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(Adnkronos) – Fare soldi con la fine della guerra in Ucraina, vedi l’accordo sulle terre rare, e fari soldi anche con i nuovi rapporti con la Russia.L’idea di Donald Trump, in attesa che le imprese americane possano tornare a fare affari con Mosca con la fine del conflitto, riguarda anche il mercato dei permessi di soggiorno.

Il Tycoon ha svelato i piani per vendere 'gold card' al prezzo di 5 milioni di dollari ciascuna e ha subito detto di essere pronto a fare degli oligarchi russi suoi clienti privilegiati.Le vendite inizieranno tra circa due settimane. "Saremo in grado di vendere forse un milione di queste carte.

Abbiamo risolto tutto da un punto di vista legale", ha spiegato, senza sottrarsi a una domanda diretta sui paperoni della corte di Vladimir Putin: “Conosco alcuni oligarchi russi che sono persone molto simpatiche.Non sono più ricchi come una volta ma penso che possano permettersi 5 milioni di dollari". Intanto, procede il confronto diplomatico fra i Funzionari russi e americani.

Si incontreranno domani a Istanbul per discutere del lavoro delle rispettive rappresentanze diplomatiche, ha annunciato Serghei Lavrov, citato dall'agenzia Ria Novosti.Il ministro degli esteri russo ha anche insistito sulla propaganda in chiave anti Europa. "Quando gli equilibri politici sull'Ucraina cambiano, come è evidente dal voto nelle Nazioni Unite, l'Europa cerca immediatamente di sabotare questa tendenza, annunciando nuovi grandi pacchetti di aiuti militari a Kiev, incitandola a continuare a combattere", ha detto Lavrov, citato dall'agenzia Tass, durante una visita in Qatar. A irritare Mosca, stando alla ricostruzione di parte, anche il tema dell’invio di soldati europei a difesa di Kiev, in una logica di peacekeeping.

Anche su questo fronte, stessa interpretazione.Lo sforzo di Francia e Germania "serve solo ad alimentare ulteriormente il conflitto". Sul fronte europeo, si continua a lavorare per fare passi in avanti sul piano della difesa comune.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha scritto su X il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa che oggi ha convocato una videoconferenza con i Ventisette, “ha riportato ai leader dell'Ue i contenuti del suo incontro con il presidente americano, Donald Trump, all'inizio di questa settimana a Washington.E su queste basi si prepara il Consiglio europeo straordinario del 6 marzo, dove prenderemo decisioni sul nostro sostegno all'Ucraina e sul rafforzamento della difesa europea".  Centrale resta il nodo delle risorse necessarie per finanziare le spese militari che servono.

Tanto che la cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, il ministro dell’Economia del governo britannico guidato da Keir Starmer, ha lanciato un appello dalle pagine del quotidiano filo-Tory Daily Telegraph ai Paesi europei affinché seguano l'esempio del Regno Unito e aumentino le spese per la difesa.L'appello arriva dopo che ieri alla Camera dei Comuni il premier Starmer aveva annunciato l'incremento delle spese militari al 2,5% del Pil dal 2027 parlando di "momento storico" per il Paese e gli alleati chiamati ad affrontare la sempre più forte minaccia rappresentata dalla Russia di Vladimir Putin e le sfide legate al conflitto in Ucraina. Tutto questo assume rilevanza in vista del vertice di Londra del fine settimana.

Come spiega con chiarezza il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani. “Nel fine settimana ci sarà questo vertice a Londra, al quale parteciperà il presidente del Consiglio italiano, per discutere di una difesa europea che è ormai diventata indispensabile.L'Europa, che fa parte della Nato, non può pensare di essere difesa sempre solo dagli Stati Uniti, deve provvedere a se stessa.

Noi dobbiamo fare di più per la nostra difesa".Tajani indica anche quale può essere la strada da seguire.

L'Europa "spende male" le sue risorse per la difesa, "ci sono troppi doppioni", dice, sottolineando la necessità di "avere anche dei bond europei cioè un fondo europeo per favorire la crescita della difesa". Il passaggio chiave resta, ovviamente, una soluzione il più possibile ‘giusta’ della guerra in Ucraina.Un concetto opinabile e che ogni parte in gioco può forzare a proprio vantaggio ma che dovrà prendere in considerazione le richieste di Kiev.

Prova a mettere un punto fermo il presidente ucraina Volodymyr Zelensky. "L'integrità territoriale, la sovranità e la sicurezza dell'Ucraina non sono e non saranno soggette ad alcun compromesso”, dice, celebrando il Giorno della Resistenza della Crimea che cade oggi, 26 febbraio.Proprio la sorte della Crimea, occupata 11 anni fa dalla Russia, sta però a testimoniare quanto possa essere difficile chiudere la guerra riconsegnando all’Ucraina
i confini precedenti al 24 febbraio 2022
. (Di Fabio Insenga)  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Pozzolo: “Espulso da FdI? Non so nulla, ma da sospensione non ho rinnovato tessera”

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(Adnkronos) – "Sono stupito, oggi vengo espulso e non ne so nulla, ieri mi attribuiscono un voto in Senato, mentre non ero a Roma…insomma, la stampa italiana mi pare particolarmente creativa, anche un po' in stile propaganda sovietica…".

Interpellato dall'Adnkronos, il deputato Emanuele Pozzolo, già sospeso dal gruppo della Camera di Fdi, a seguito della vicenda dello sparo esploso a Capodanno del 2024 nella pro loco a Rosazza, nel Biellesem smentisce quanto si legge oggi sul Foglio, che parla di sua espulsione dal partito.  "Magari mi hanno mandato un piccione viaggiatore, ma ancora non è arrivato…", continua con ironia.Ma lei è ancora iscritto a Fdi? "Io sono una persona seria, nel momento in cui il leader del partito decide di sospendermi, non mi sono messo certo a rinnovare la tessera", risponde serio.

Questo spiegherebbe dunque il giallo, il decreto di espulsione non ci sarebbe, perché Pozzolo non è iscritto al partito.La sua situazione, viene confermato dal partito, era al vaglio, perché di fatto è fuori dal partito, dopo la sospensione, ma il deputato non ha attualmente la tessera di Fdi, quindi 'tecnicamente' non può essere allontanato. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sinner pronto a ripartire: si allenerà a Montecarlo per gli Internazionali di Roma

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(Adnkronos) –
Jannik Sinner è pronto a ripartire.A dieci giorni dall'accordo con la Wada sui tre mesi di sospensione per il caso Clostebol e dopo essersi ritemprato nella sua Sesto Pusteria, il fuoriclasse azzurro tornerà nel prossimo fine settimana agli allenamenti.

Per preparare al meglio il ritorno in campo agli Internazionali di Roma.  
Fino al 13 aprile, quando potrà tornare all'attività di allenamento ufficiale, il numero 1 al mondo lavorerà sui campi in terra battuta del Monte-Carlo Country Club.Il circolo monegasco è un club privato: allenandosi in quelle strutture, frequentate abitualmente, Jannik non infrangerà così l’articolo 10.14.2 del Codice della Wada (che prevede che l'atleta sospeso possa allenarsi, ma non in un luogo collegato a un’associazione nazionale, all’Atp, all’Itf, alla Wta o ai tornei del Grande Slam). 
Montecarlo sarà la sua base almeno fino al 5 aprile, quando inizierà il Masters 1000 che si concluderà il 13.

In quei giorni, Sinner si sposterà con ogni probabilità a Marbella in Spagna.Al suo fianco ci saranno il coach Simone Vagnozzi, il preparatore atletico Marco Panichi e il fisioterapista Ulises Badio. A loro il compito di mettere a punto il numero uno del mondo da punto di vista tecnico e fisico, con l'obiettivo di tornare subito a vincere sulla terra rossa degli Internazionali di Roma e del Roland Garros. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Manfredi: La Juve Stabia è una squadra giovane ed incredibile. Sarebbe bello poter scrivere delle Vespe in A

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Carlo Manfredi, giornalista, scrittore ed ex calciatore, è stato protagonista di un intervento appassionato e ricco di spunti durante l’ultima puntata del Juve Stabia Talk Show, il programma che ogni giovedì sera infiamma i canali social di Vivicentro.it con dibattiti e approfondimenti sul mondo delle Vespe. L’ex calciatore, noto per la sua versatilità in campo e per aver calcato i campi di gioco in diverse categorie, ha offerto una panoramica lucida e affascinante sul calcio di ieri e di oggi, con un occhio di riguardo speciale per la Juve Stabia e il suo sorprendente percorso.

Manfredi ha iniziato la sua disamina partendo da un punto cruciale nel calcio moderno: la fisicità. “A grandi livelli, è il fisico a fare la differenza”, ha sentenziato, sottolineando come la preparazione atletica e la potenza fisica siano diventati elementi imprescindibili per competere ai vertici. Un concetto che deriva dalla sua stessa esperienza di calciatore  poliedrico (soprattutto con la maglia del Foligno), capace di ricoprire “tutti i ruoli del centrocampo”, dimostrando una duttilità tattica che lo ha reso un elemento prezioso per le squadre in cui ha militato.

Inevitabile, nel suo racconto, è stato il riferimento a un maestro del calcio come Sacchi. “Sacchi per me rappresentava la bellezza del gioco del calcio”, ha confessato Manfredi, evocando un’epoca in cui la tattica e l’estetica del gioco avevano un peso preponderante. Un velo di nostalgia traspare nelle sue parole quando confronta il calcio di ieri con quello attuale, dominato dalla tecnologia. “La tecnologia oggi sembra averci surclassato”, afferma, quasi a voler rimarcare come l’iper-tecnologizzazione del calcio abbia in parte oscurato l’aspetto umano e istintivo del gioco. Eppure, proprio nel ricordo del passato, Manfredi ritrova un valore fondamentale: la “selezione naturale”. “Quando giocavo io c’era la selezione naturale per decidere chi andava avanti e chi no”, spiega, sottolineando come un tempo fosse il campo a decretare il valore di un giocatore, in un processo di crescita organico e meritocratico.

Nonostante il passare degli anni, Manfredi dimostra di aver mantenuto vivi i legami con il mondo del calcio. “Ho cercato di non disperdere tutti i contatti che ho”, rivela, citando con affetto mister Celardo, definito un “allenatore eccezionale”. Un aneddoto pittoresco emerge dal suo racconto, un ricordo legato indissolubilmente al territorio e al centro sportivo di Rovigliano: “Ricordo i palloni che finivano nel fiume Sarno con il magazziniere che con il retino cercava di recuperarli, ma non riusciva a riprenderli tutti”, un’immagine che evoca un calcio più genuino, legato alla passione popolare e ai campi di periferia.

Il discorso di Manfredi si sposta poi su un tema a lui caro: la memoria storica. “Stabia e Siracusa? Molti giovani hanno dimenticato la storia. Non possono far finire la memoria, è quella che ci distingue!”, esclama con veemenza. Un appello accorato a non dimenticare le radici, i valori e le tradizioni che hanno reso grande il calcio e le comunità che lo vivono con passione. E proprio in questo contesto si inserisce il suo sogno, quasi una promessa: “Magari un giorno potessi scrivere un libro sulla Juve Stabia in Serie A”. Un desiderio che va oltre la semplice ambizione letteraria, ma che si configura come un vero e proprio atto d’amore verso la squadra e la città.

Carlo Manfredi ci presenta la sua ultima opera “Il Calcio in Riva al Mare” che ha iniziato a scrivere durante il lockdown percorrendo con la memoria la sua esperienza al centro sportivo di Rovigliano. Centro che ha visto muovere i primi calci a tanti calciatori del passato che poi hanno avuto carriere più o meno importanti: come Salvatore Di Somma, Mimmo Izzo, Rodrigo Ghiandi, lo stesso Carlo Manfredi e tantissimi altri.

Dopo alcune parole sul suo libro Manfredi ha voluto fare un elogio all’attuale Mister della Juve Stabia, Guido Pagliuca. “Il team di Pagliuca è una squadra incredibile, giovane che ha un budget inferiore a tante altre di B”, sottolinea con ammirazione. Un complimento che va dritto al cuore del progetto gialloblù, basato sulla valorizzazione dei giovani talenti e su un gioco propositivo e coraggioso, nonostante le risorse economiche limitate. “E’ il gioco che fa grande i calciatori e in questo mister Pagliuca è stato bravissimo”, ribadisce Manfredi, convinto che siano le idee, la tattica e la qualità del gioco collettivo a fare la differenza, più che i singoli investimenti milionari. “La differenza, ripeto, la fa anche il fisico e la preparazione”, aggiunge, ritornando sul tema iniziale della fisicità, ma integrandola in un contesto più ampio, dove la preparazione atletica è al servizio del gioco e dell’intelligenza tattica.

Un sorriso affiora sul volto di Manfredi quando parla del Direttore Sportivo della Juve Stabia. “Il DS è un vero e proprio ragazzino che ho avuto il piacere di conoscere al Menti in occasione della conferenza pre partita con il Cosenza”, confessa con un tono tra l’ironico e l’ammirato, quasi sorpreso dalla giovane età di una figura così centrale nella gestione della squadra. Infine, una chiusura sorprendente, un parallelismo inatteso che racchiude in sé la bellezza e la capacità dello sport di superare ogni confine ideologico e storico. “Fa sorridere pensare che Castellammare da Stalingrado rossa che ha onorato la Resistenza abbia tra le fila della propria squadra un Mussolini, ma lo sport supera qualsiasi barriera e questo è giusto”. Un’affermazione che sigilla l’intervento di Manfredi con un messaggio potente: il calcio, con la sua passione e la sua capacità di unire le persone, è un linguaggio universale che va oltre le divisioni politiche e sociali. E chissà, magari un giorno, potremo davvero leggere quel libro sulla Juve Stabia in Serie A, scritto da un testimone d’eccezione come Carlo Manfredi, innamorato del calcio e della magia delle Vespe.

Russia avverte: “Proposta su forze di peacekeeping Ue in Ucraina aggrava conflitto”

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(Adnkronos) – La Russia lancia l'avvertimento all'Ue sulle forze di peacekeeping Ue in Ucraina, definendola una proposta che potrebbe "aggravare" la guerra in corso.Mosca "non sta prendendo in considerazione alcuna opzione per l'invio di forze di peacekeeping europee in Ucraina" dopo l'eventuale accordo di pace, ha infatti spiegato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in una conferenza stampa al termine dei colloqui di Doha, sottolineando quindi che l'approccio imposto dagli europei, in particolare Francia e Gran Bretagna, è volto ad aggravare ulteriormente il conflitto e a reprimere qualsiasi tentativo di sedarlo. "Macron ha parlato a Washington della necessità di un cessate il fuoco urgente, dell'introduzione di forze di peacekeeping, e poi, presumibilmente, parleremo di territori, del destino delle persone, di altri principi di insediamento.

Questo è un inganno.Non si può andare per un accordo che mira a raggiungere un unico obiettivo: pompare di nuovo l'Ucraina di armi", ha sottolineato Lavrov, escludendo, inoltre, la possibilità di congelare il conflitto in Ucraina lungo la linea di contatto: "Questo non accadrà, abbiamo una Costituzione", ha spiegato il ministro degli Esteri. Due team di diplomatici russi e statunitensi si incontreranno intanto domani a Istanbul per discutere dei “problemi sistemici” nel funzionamento delle ambasciate dei due Paesi, ha annunciato quindi il ministro degli Esteri. "Tale incontro avrà luogo domani a Istanbul.

Penso che i suoi risultati mostreranno quanto velocemente ed efficacemente possiamo andare avanti", ha detto Lavrov. Al ruolo dell'Europa ha fatto riferimento più volte, negli ultimi giorni, anche Donald Trump.Il presidente degli Stati Uniti, che lunedì ha ricevuto il presidente francese Emmanuel Macron, rispondendo alle domande dei cronisti ha affermato che "per Vladimir Putin non c'è nessun problema" in relazione alla presenza di truppe europee in Ucraina dopo la fine della guerra. "Gli ho fatto una domanda specifica", ha detto Trump lunedì.

Ieri, però, il presidente americano ha parzialmente corretto il tiro: "Un accordo andrà trovato", ha detto, evidenziando che la responsabilità sarà sostanzialmente tutta dei paesi europei. Il premier ucraino, Denys Shmyhal, ha intanto reso noto che Stati Uniti e Ucraina hanno raggiunto un accordo in base al quale Washington otterrà le risorse minerarie ucraine in cambio di pagamenti per il sostegno militare nella guerra di Kiev contro la Russia.Lo riporta il Guardian.  "Si tratta di un accordo preliminare che prevede la creazione di un fondo di investimento per la ricostruzione dell'Ucraina, dove Ucraina e Stati Uniti gestiranno e finanzieranno congiuntamente il fondo a parità di condizioni – ha spiegato il premier – Questo accordo è direttamente legato alle garanzie di sicurezza.

Né il presidente né il governo lo considereranno separatamente dalle garanzie di sicurezza per l'Ucraina".Il governo ucraino esaminerà già oggi il testo dell'accordo, ha aggiunto il Shmyhal. Il presidente americano, Donald Trump, aveva dichiarato di aspettarsi una viaggio a Washington da parte di Volodymyr Zelensky per firmare un accordo.

La settimana scorsa Trump aveva definito il leader ucraino un “dittatore”.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Pg Bono: “Sciopero magistrati sacrificio ma un male necessario”

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(Adnkronos) – "Aderirò allo sciopero di domani.Mi farà piacere farlo?

Per niente, e so che molti magistrati la pensano come me".Così, all'Adnkronos il sostituto procuratore generale di Caltanissetta, Gaetano Bono, alla vigilia dello sciopero dei magistrati proclamato dall'Anm per domani contro la riforma della giustizia. "Credo che sia un sacrificio non solo per noi magistrati, ma anche per tutte le persone che quel giorno attendono la celebrazione di un’udienza, magari da anni… e questa cosa pesa non poco sulla coscienza di giudici e pubblici ministeri", prosegue Bono. "Dunque, questo sciopero io lo ritengo un male, e forse ne avrei fatto a meno, quantomeno in questo momento in cui siamo ancora alla prima delle quattro letture necessarie per approvare una riforma costituzionale, eppure è un male necessario per comunicare all’opinione pubblica che la magistratura è disposta a mettere a rischio la sua già traballante immagine – che traballa anche per la sottoposizione pressoché quotidiana ad attacchi ingenerosi e inique strumentalizzazioni di decisioni giudiziarie – pur di attirare l’attenzione sui rischi che deriveranno dalla riforma Meloni-Nordio, che potrebbe seriamente portare, in mancanza dei necessari correttivi, a una riforma mal realizzata che spalancherà le porte a chi, in un prossimo futuro, vorrà imbrigliare l’azione della magistratura e piegarla ai desiderata della politica", sottolinea ancora il magistrato, che rappresenta l'accusa nel nuovo processo d'appello all'ex giudice Silvana Saguto e in altri processi su Cosa nostra e Stidda, ma in passato anche nel processo d'appello sul depistaggio sulla strage Borsellino.  "La preoccupazione più grande è che verrà fuori un mix micidiale tra la separazione delle carriere (per come scaturente dalle modifiche costituzionali già approvate), lo sdoppiamento del CSM col sorteggio dei componenti e la creazione dell’Alta Corte disciplinare, soprattutto considerando che non esistono paletti a ciò che potrà essere previsto per regolamentare lo status del pm, per di più con legge ordinaria e dunque potenzialmente a colpi di maggioranza, a prescindere dal colore politico", prosegue Gaetano Bono. "In passato non ho lesinato critiche all’Anm, specialmente tutte le volte in cui ho ritenuto che la sua azione tendesse più alla contrapposizione che alla proposizione costruttiva- spiega ancora il magistrato -Ma in questo momento storico credo che sia importante portare l’attenzione sul contenuto della riforma Meloni-Nordio e sulle ragioni per le quali la magistratura esprime quasi unanimemente la sua contrarietà, compreso il sottoscritto che pure non è aprioristicamente contrario alla separazione delle carriere, poiché questa riforma costituzionale è priva di tutta una serie di condizioni indispensabili, specialmente riguardo alla garanzia di salvaguardia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura". E conclude: "Nessun dubbio, dunque, sull’adesione, ma auspico che all’indomani dello sciopero la magistratura, con in testa l’Anm, sappia percorrere la strada del dialogo in modo da fare valere, nelle competenti sedi, le ragioni tecnico-giuridiche in base alle quali modificare, finché si è in tempo, i connotati della riforma costituzionale in discussione". (di Elvira Terranova) —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Pg Palermo: “Magistratura non merita sfiducia, allarma carenza organici”

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(Adnkronos) – "La magistratura è sana e si impegna, tutti i giorni.Noi lavoriamo per il cittadino.

In questo ufficio le porte sono sempre aperte.Mi chiedo: perché questo accanimento contro i giudici?

Solo per l'errore fatto da qualcuno?Cosa dobbiamo fare di più, ammazzandoci di lavoro, dalla mattina alla sera?

Venite a vedere come vive un magistrato, giudicante o requirente.Per noi non esiste sabato, domenica o estate.

Perché manca la fiducia del cittadino a fronte di tanti sacrifici?".Sono quasi le otto di sera e Lia Sava, il Procuratore generale di Palermo, è ancora seduta nel suo ufficio, al primo piano del Tribunale di Palermo.

Sulla scrivania decine di faldoni da studiare per le udienze dell'indomani, al Tribunale di Sorveglianza, ma anche documenti, cartelle e fogli sparsi.E su un muro, vicino al tavolo, una lavagna bianca, con su indicati tutti gli uffici del distretto scritti con un pennarello. "La situazione degli organici nel distretto di Palermo, specie in alcune sedi, è particolarmente allarmante", dice in una intervista esclusiva all'Adnkronos. “E se passa la riforma con la separazione delle carriere, la situazione per gli uffici requirenti sarà ancora peggio”, spiega preoccupata.  Quello di Lia Sava è un vero e proprio grido d'allarme.

Che riguarda tutte le sedi del distretto di Palermo.Ma non solo.

Della Sicilia intera del resto d'Italia. "E, per quello che colgo da interlocuzioni con colleghi che lavorano in altri distretti, la situazione non è dissimile da quella che si riscontra in altre realtà del nostro paese.In chiave di sintesi: una magistratura che, in tutta Italia, lavora tanto, lavora con scrupolo e dedizione, anche a fronte di carenze di organico significative", dice tutto d'un fiato. "Perché nessuno lo capisce quanti sacrifici si fanno? – si chiede – Dal Nord al Sud del paese.

Non è affatto una questione sicilio-centrica".E si sfoga: "Lo capiscono che è tutto a prezzo di sacrifici enormi?

Non lo facciamo per un privilegio, ma per il cittadino.E' questo il senso.

Noi lavoriamo per il cittadino". Poi riprende il filo del discorso e snocciola dati: "Ovviamente la mia attenzione, come Procuratore Generale, si focalizza sulla situazione degli Uffici requirenti alle cui carenze tocca a me sopperire attraverso l’applicazione degli istituti della supplenza, delle applicazioni endo-distrettuali o avviando, dove ne ricorrano i presupposti, le richieste per l’operatività di altri istituti come le applicazioni extradistrettuali", spiega il Procuratore generale.  "Allo stato, il quadro nel distretto palermitano non è tranquillizzante- sottolinea – Certo, con i prossimi concorsi e con l’arrivo dei Mot, a partire dall’autunno di quest’anno potremo, verosimilmente, respirare almeno un po' ma all’autunno dobbiamo arrivarci, garantendo, fino ad allora, lo svolgimento delle indagini e dei processi e cominciare, altresì, a guardare in chiave prospettica ai problemi degli organici.E mi spiego, prendendo spunto da qualche dato.

Partiamo dagli Uffici requirenti di primo grado del nostro distretto".  Ecco i numeri: "La Procura della Repubblica di Palermo solo qualche giorno fa ha portato a termine una complessa operazione antimafia di grande valenza, e che ha dimostrato, inequivocabilmente, come Cosa Nostra è viva e vegeta ed utilizza la tecnologia più avanzata per il controllo del territorio.Ebbene, la Procura di Palermo svolge la sua attività di contrasto al crimine organizzato e comune con soli 47 magistrati su una previsione in organico di 61 unità e senza uno dei sette procuratori aggiunti sui quali deve poter contare- dice Lia Sava – I Vice Procuratori Onorari, che grande apporto forniscono agli uffici di primo grado, sono previsti in organico, in quell’ufficio, in numero di 72 unità ma ne sono effettivi solo 53.

La situazione non è certo migliore per la magistratura giudicante dove su 104 giudici previsti in organico ne sono presenti 84".  E ancora: "La Procura della Repubblica di Agrigento su 12 sostituti ne ha effettivi solo 6 ed è anche scoperta in organico la figura centrale del Procuratore Aggiunto.Ad Agrigento, al Tribunale su 26 giudici previsti in organico risultano effettivi solo 20 magistrati.

I Vice Procuratori onorari previsti ad Agrigento sono 15 ma ne sono effettivi solo 7.Sappiamo tutti quale è la delicatezza e la complessità dell’emergenza criminale in quel circondario".

Il Procuratore generale di Palermo prosegue: "La Procura di Trapani ha una scopertura giuridica del 63% dei sostituti procuratori della Repubblica ed anche in quell’Ufficio è vacante la figura del Procuratore Aggiunto.A Trapani su 13 VPO ne sono presenti solo 9.

Per quello che mi risulta, la scopertura della Procura della Repubblica di Trapani è una delle più elevate in Italia.E’ in corso la procedura per una applicazione extra distrettuale.

L’Ufficio è in forte sofferenza anche perché magistrati trasferiti con il precedente bando di concorso, sono ormai prossimi a lasciare l’ufficio con ulteriore aggravio della situazione". "Guardiamo adesso agli altri Uffici requirenti del Distretto in un’ottica prospettica: La Procura della Repubblica di Marsala, che pure è attualmente a pieno organico, in base alle tabelle endo distrettuali requirenti un giorno a settimana vede applicato a Trapani un suo sostituto per dare una mano a quell’Ufficio- ribadisce Lia Sava – Però è chiaro che così va, in qualche misura, in sofferenza la Procura di Marsala, anche perché, proprio a Marsala, ci sono due colleghe giovani madri alle quali è nostro obbligo primario garantire il benessere organizzativo con forme di bilanciamento del carico di lavoro per contemperarlo con le esigenze familiari". "La Procura di Sciacca, che pure è ad organico pieno, almeno allo stato, a breve, proprio in base alle tabelle endo distrettuali, potrebbe vedere suoi sostituti, a rotazione, applicati ad Agrigento, con conseguente disagio in un Ufficio di così ridotte dimensioni.Dove, peraltro, non sono esclusi prossimi trasferimenti ad altre sedi".  "Ancora, a breve andrà in pensione per raggiunti limiti di età il Procuratore della Repubblica di Termini Imerese e quell’Ufficio, pur ad organico pieno, vedrà la presenza di giovanissimi magistrati (tutti di prima valutazione di professionalità, per alcuni ancora non conseguita).

E’ a tutti nota l’estrema delicatezza e complessità delle indagini in corso di svolgimento in quel circondario e lo sforzo immane che viene e verrà chiesto ai nostri magistrati requirenti di quella Procura- dice Lia Sava – La Procura per i Minori di Palermo, pur ad organico completo, va in sofferenza per l’enorme incremento dei reati gravi commessi dai minori (il 23% in più rispetto all’anno scorso, come abbiamo esposto in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario) e per l’aumento esponenziale delle competenze di quell’Ufficio (destinato a crescere ulteriormente con la piena attuazione delle riforme in itinere) e si fa fronte alle difficoltà oggettive, ancora una volta, grazie agli enormi sacrifici dei magistrati dell’Ufficio". "La situazione non migliore per gli Uffici di secondo grado- aggiunge -Il mio Ufficio vede una scopertura di 2 Sostituti Procuratore Generale su 15, con la vacanza dei 2 magistrati in pianta organica flessibile.E non si tratta di una scopertura da poco.

Infatti, è proprio la Procura Generale, con i suoi sostituti, che verosimilmente dovrà inviare, già nei prossimi giorni, in applicazione suoi magistrati per sopperire alle gravi carenze di organico ed alle necessità degli Uffici di primo grado che ho sopra descritto, oltre a dover seguire e garantire l’efficienza del servizio giustizia per i processi di secondo grado nelle innumerevoli udienze che si svolgono in Corte". "Invero, e non va sottaciuto, la Corte di Appello di Palermo, una delle più produttive di Italia in termini statistici, come abbiamo apprezzato nella relazione svolta dal Presidente Frasca in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario, su 44 consiglieri ne ha effettivi solo 36, ma, nonostante tale carenza, ha un calendario di processi che vede impegnati quotidianamente più collegi, anche in orari pomeridiani e serali.Ed è, ovviamente, la Procura Generale che rende possibile questo pregevole trend garantendo la presenza in udienza dei suoi sostituti".  E sul fronte del personale amministrativo, qual è la situazione? "Accennavo prima ai problemi del personale amministrativo.

Ebbene.Il lavoro dei vertici dei nostri uffici giudiziari è aggravato dalla mancanza della figura del Dirigente Amministrativo che è fondamentale in un sistema che è impostato sulla “doppia dirigenza”.

A titolo meramente esemplificativo, la Procura di Palermo è priva di tale figura dal 2021, le Procure di Agrigento, Trapani, Marsala e Termini Imerese, per quello che a me risulta, sono senza dirigente amministrativo da oltre un quinquennio ed anche la Procura per i Minori non vede in organico tale figura.Inoltre, in tutti gli Uffici requirenti del Distretto vi è carenza di cancellieri.

Il cancelliere è fondamentale perché è la figura specifica di assistenza al magistrato.Inoltre, se pur apprezziamo gli sforzi ministeriali in corso per incrementare la figura degli autisti giudiziari ( si sta svolgendo la procedura di assunzione), allo stato abbiamo difficoltà enormi per garantire i servizi che essi svolgono ( ad esempio, trasmissione di fascicoli da un Ufficio giudiziario ad un altro) e ci auguriamo che i nuovi ingressi siano rapidissimi".  Quali sono, dunque le preoccupazioni del Procuratore generale di Palermo?

Ma anche le sue speranze? "Si, quello che ho descritto è il quadro.Ed è un quadro che mi preoccupa per diversi ordini di ragioni". "Il primo: la situazione del distretto, nell’ottica requirente, in attesa dell’arrivo dei MOT (che, comunque, non potranno certamente coprire tutte le vacanze) fino all’autunno, richiederà grossi ed ulteriori gravi sacrifici agli Uffici, ai Procuratori ed ai sostituti, e ciò rischia di compromettere, ancora una volta, il benessere organizzativo complessivo non solo dei magistrati ma anche del personale amministrativo sfiancato anch’esso".  "In secondo luogo: temo la progressiva mancanza di attrattiva per gli Uffici Requirenti conseguente alla infuocata polemica sulla separazione delle carriere che, come ho detto in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario, ritengo inutile e dannosa- dice ancora Lia Sava mentre continua a snocciolare dati -Ed il quadro che ho sopra descritto credo renda evidentissimo che i problemi della giustizia sono ben altri ed incidono, davvero, sulla efficienza del servizio giustizia.

Invero, rischiamo, di qui a breve, di vedere negli uffici di Procura solo i Mot, che in base alla graduatoria scelgono le sedi, e di constare, altresì, che vanno deserti i bandi di trasferimenti ordinari.E ciò è davvero inquietante.

Perché mi preoccupa l’immagine di Procure di primo grado composte solo da magistrati di prima nomina, benché validissimi e sorretti da una solida preparazione giuridica come quella richiesta per vincere il concorso in magistratura.Le Procure di primo grado hanno bisogno anche di esperienza, magari maturata in uffici diversi, per garantire l’affinamento di tecniche di indagini e lo scambio di visioni prospettiche diverse in materia di organizzazione del lavoro, che si acquisisce, inevitabilmente, con gli anni".  "In terzo luogo: il quadro delle scoperture sopra descritto credo dimostri inequivocabilmente i sacrifici e l’impegno che la magistratura nel nostro distretto ed in tante, diverse e vaste aree del nostro paese, da nord a sud, infonde, ogni giorno per far andare avanti una macchina complessa, per non farla inceppare.

E, ciò nonostante, le riforme continue, che richiedono sforzi ulteriori per renderle operative ed armonizzarle con il sistema, e le difficoltà connesse all’informatizzazione che stiamo provando, anche qui con il massimo impegno, a rendere davvero realtà, nonostante ostacoli ed incidenti di percorso". Lia Sava conclude, con la voce che si incrina: "Gli sforzi evidenti che facciamo, che continueremo a fare, e che saranno crescenti nei prossimi mesi, dovrebbero e ben potrebbero restituire alla collettività un’immagine veritiera ed autentica della magistratura italiana, potere dello Stato che poggia sulla qualità, sull’impegno e sui sacrifici che i magistrati, da nord a sud del paese, portano avanti ogni giorno.Resta in me la speranza che ciò accada".

Fuori si è fatto buio.Nel frattempo, il Procuratore generale ha risposto a diverse telefonate, ha dovuto risolvere altri problemi.

Domani è un altro giorno. (di Elvira Terranova) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Trump e le mire sul Canada, perché re Carlo non dice nulla?

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(Adnkronos) – Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul fatto che il Canada diventi il ​​51esimo Stato degli Usa hanno portato a un netto rifiuto nell'opinione pubblica canadese dell'idea, considerata "non fattibile", a spontanee esplosioni di orgoglio nazionale e a una tenace determinazione ad acquistare 'made in Canada'.Accanto a queste scontate reazioni, molte persone si interrogano sul ruolo del capo di Stato canadese: perché re Carlo non dice nulla?

Un portavoce di Buckingham Palace ha dichiarato alla Cbc che si tratta di una questione di competenza del governo canadese, in base ai cui consigli il re agisce.  Il Canada è infatti una monarchia costituzionale, dove il monarca è una figura rappresentativa e il governo eletto in carica agisce in suo nome. "Se si pensa al Parlamento come a un cerchio e al re e a ciò che può fare come a un cerchio, la sovrapposizione è in realtà piuttosto ridotta", ha affermato Justin Vovk, commentatore reale e professore ordinario di storia alla McMaster University di Hamilton. "È stabilito, e risale a poco meno di 400 anni fa, il fatto che il re non possa svolgere le funzioni del Parlamento e fare leggi, dirigere la politica estera, dichiarare guerre, dato che non è un funzionario eletto.Se hai una situazione in cui un re comanda su tutto, questo è dispotismo, è tirannia.

Ciò solleva interrogativi su chi è al di sopra della legge".  Anche se il governo potrebbe chiedere a Charles di intervenire, non ci sono indicazioni che ciò sia avvenuto. "Penso che ci siano probabilmente diverse ragioni" per questo, ha detto Vovk. "Penso che la cosa più importante, prima di tutto, sia il fatto che il nostro governo ha ripetutamente chiarito che l'idea che il Canada diventi il ​​51esimo stato non è fattibile.La risposta alla domanda perché re Carlo non abbia preso posizione è che non è in atto una crisi costituzionale.

Quindi, nel caso in cui la Costituzione canadese fosse in crisi, il ruolo del sovrano sarebbe quello di intervenire e garantire che il Parlamento mantenga una governance adeguata". Potrebbe esserci un altro fattore complicato: Carlo è re del Canada, non solo del Regno Unito, il che lascia aperta la possibilità che interessi diversi vengano alla ribalta. "Cosa succederebbe se il governo del Regno Unito e il governo del Canada dessero al re consigli contrastanti?", ha affermato Craig Prescott, esperto costituzionale e docente di diritto presso la Royal Holloway dell'Università di Londra. "Se il re dicesse qualcosa del tipo: 'Giù le mani dal Canada', allora Trump potrebbe benissimo cercare di rispondere con dazi contro il Regno Unito, perché non farebbe distinzione tra re del Canada e re del Regno Unito". —internazionale/royalfamilynewswebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Formula 1, test Bahrain: Antonelli al comando, Hamilton quinto

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(Adnkronos) –
Andrea Kimi Antonelli non perde tempo e parte in quinta.Il rookie italiano della Mercedes oggi 26 febbraio chiude al comando la prima mattinata di test 2025 in Bahrain.

Il 18enne bolognese ha girato in 1:31.428: per lui, una sessione liscia e senza troppe difficoltà (al netto dei tempi, poco indicativi in questa tipologia di test). Al secondo posto c'è Lawson (Red Bull), poi Albon (Williams), Tsunoda (Racing Bulls) e la Ferrari di Hamilton.Per l'inglese, sette volte campione del mondo, 69 giri e indicazioni già importanti.

Per la Rossa, c'è ancora lavoro da fare sul set-up.  Ecco la classifica dopo la prima sessione di test sulla pista di Sakhir: 
Antonelli (Mercedes) 1'31"428 Lawson (Red Bull) a 1 decimo Albon (Williams) a 1 decimo Tsunoda (Racing Bulls) a 1 decimo 
Hamilton (Ferrari) a 4 decimi Doohan (Alpine) a 4 decimi Alonso (Aston Martin) a 4 decimi Piastri (McLaren) a 6 decimi Hulkenberg (Sauber) a 7 decimi Bearman (Haas) a 4 secondi  
Dalle 13 alle 17 la seconda sessione, con gli altri piloti titolari dei team che proveranno le nuove monoposto.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

La storia di Fabi-Silvestri-Gazzè diventa docufilm, in anteprima al Bif&st

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(Adnkronos) – La storia dell’incontro artistico e umano di tre grandi nomi della musica italiana, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè, ora diventa un docufilm per il grande schermo che verrà presentato in anteprima al Bif&st-Bari International Film&Tv Festival il 23 marzo, al Teatro Petruzzelli. Il documentario racconta la storia personale e comune dei tre musicisti e quella del legame che li ha portati nel 2013 in Sud Sudan, un viaggio nel corso del quale iniziano a lavorare al loro disco collettivo, “Il padrone della festa”.Un progetto che ha visto Fabi, Silvestri e Gazzè impegnati con un tour europeo, un tour nei palasport di tutta Italia e due eventi speciali all’Arena di Verona e a Rock in Roma.

Una storia che inizia nella Roma degli anni Novanta e che li ha portatii, nel luglio del 2024, di nuovo tutti insieme sul palco del Circo Massimo, per festeggiare insieme alle 50mila persone presenti il decennale del disco.  Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè, insieme al regista Francesco Cordio, saranno al Festival di Bari domenica 23 marzo per presentare il film in anteprima, all’interno della sezione “Rosso di Sera”.Dopo l’anteprima al Bif&st il film uscirà nelle sale italiane il 7, 8 e 9 aprile, distribuito da Fandango. Prodotto da Domenico Procacci, Laura Paolucci, Francesco Barbaro, “Fabi Silvestri Gazzè – Un passo alla volta” è una produzione Fandango in associazione con OTR Live, in collaborazione con Rai Documentari, con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Arte, inaugurazione a Roma del monumento allo scrittore kirghiso Ajtmatov

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(Adnkronos) – Si terrà domani alle 12, nel parco di Villa Grazioli a Roma, alla presenza dell’Ambasciatore della Repubblica del Kirghizistan Taalai Bazarbaev, l’inaugurazione del monumento a Čyngyz Ajtmatov, dell’artista kirghiso Alexey Morosov.La scelta di rappresentare Ajtmatov (1928 – 2008), il massimo scrittore e diplomatico della nazione kirghisa e testimone della civiltà del Paese dell'Asia centrale, si deve alla fama internazionale delle sue opere, ai numerosi riconoscimenti e premi ricevuti, al fatto di essere stata la figura intellettuale kirghisa di maggiore spicco al mondo.  L’opera, dal titolo 'Monte Ajtmatov', è stata commissionata dal Governo kirghiso e realizzata grazie alla collaborazione del Comune di Roma, che ha messo a disposizione l’area verde in cui sarà collocata.

L’evento intende commemorare l’incontro, avvenuto a Roma nello scorso mese di ottobre 2024, tra la premier italiana Giorgia Meloni e il presidente kirghiso Sadir Japarov, nell’ambito di un accordo di rafforzamento delle relazioni diplomatiche e culturali tra le due repubbliche.  Morosov ha realizzato il monumento nell’arco di due anni basandosi su materiali d’archivio e sui ricordi personali degli incontri avuti con il grande scrittore.L’artista ha selezionato un blocco di puro marmo statuario nelle cave di Carrara e uno di travertino romano nelle cave di Tivoli, entrambi materiali che appartengono alla tradizione monumentale romana.

Il volto di Ajtmatov è ritratto nel marmo, dove appare giovane e concentrato, ottenuto grazie a una soluzione plastica che combina la tradizione scultorea romana con elementi compositivi propri al decostruttivismo ed è innestato su un obelisco in travertino, figura architettonica che domina le piazze della capitale italiana.  Le soluzioni plastiche ispirate al decostruttivismo hanno la principale funzione di alludere alle montagne innevate kirghise tanto amate dallo scrittore, che considerava cruciale la relazione tra l’uomo e la natura.L’origine del titolo 'Monte Ajtmatov' si collega alla tradizione kirghisa di dare a ciascuna montagna un proprio nome, che celebra un personaggio, un evento, una occasione significativa nella storia del Paese.

Alexey Morosov è nato a Biškek, Kirghizistan (ex Frunze) nel 1974, vive e lavora in Italia dal 2015.Scultore, pittore e architetto, le sue opere figurano nelle raccolte di istituzioni molto importanti, tra cui il Museo di Stato Russo, la Fondazione Sefirot, la Fondazione Lucca Banca del Monte, il Museo della Nuova Accademia delle Belle Arti di San Pietroburgo, oltre che in rilevanti collezioni private internazionali.  Nel 1991 ha iniziato gli studi presso la Facoltà di Architettura dell'Istituto Politecnico Statale del Kirghizistan.

Nel 1993 è stato ammesso al Dipartimento di Scultura dell'Istituto Statale Accademico d'Arte di Mosca “V.I.Surikov”, dove ha studiato nella bottega di Leo Kerbel.

Nel 1999 ha conseguito il diploma con la statua Ultimo Ratio.La sua carriera artistica ha avuto inizio nei primi anni Novanta.

Nel 1992 è vincitore della II Biennale di Arte Contemporanea di San Pietroburgo, dove riceve uno dei Gran Premi in palio.Nel 1999 si stabilisce in Provenza, dove studia la scultura francese dei secoli XVI-XVIII e lavora con la terracotta.

Nel 2011-2012, presso il Palazzo di Marmo del Museo di Stato Russo, si tiene la sua prima grande mostra personale, dal titolo Antologia.Dal 2015 vive e lavora stabilmente in Italia, a Lucca.  Nel 2016 espone il progetto Pontifex Maximus al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nel quale si esplorano la relazione tra antichità e modernità e le connessioni culturali tra Oriente e Occidente. È questo il primo atto di una trilogia monumentale, che intende connotare contesti architettonici e/o urbanistici di grande e riconosciuta identità storico-artistica con la potenza plastica delle sue sculture.

Nel 2024 presenta a Pisa Exodus, seconda parte della sua trilogia espositiva, con cui porta avanti la ricerca sulle interazioni possibili tra eredità classica e arte contemporanea.La mostra ha disseminato le sue opere nelle principali piazze della città antica. —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Salvini: “Soldati italiani in Ucraina? Dovranno essere molto convincenti”

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(Adnkronos) – "I soldati europei in Ucraina?Abbiamo quasi 8mila militari dislocati nel mondo, pensiamo al Libano, noi non abbiamo mai detto di no".

In questo caso "occorre valutare con chi e dove, per evitare salti in avanti".Lo dice il vicepremier e ministro Matteo Salvini, ospite della stampa estera a Roma sulla proposta di Emmanuel Macron. "Prima di parlare di un solo soldato italiano in Ucraina dovranno essere molto convincenti", aggiunge. "Abbiamo sempre votato gli aiuti militari all'Ucraina, e finché ci sarà la guerra lo faremo", assicura poi, rispondendo a chi gli domanda se la Lega continuerà a votare in Parlamento il sostegno con le armi a Zelensky. E fa notare: "Sarebbe curioso che in Ue entrasse prima l'Ucraina, rispetto alla Serbia e all'Albania che sono in lista d'attesa da una vita.

Sarebbe una mancanza di rispetto da parte delle istituzioni europee".   Il ministro degli Esteri Antonio Tajani dal canto suo afferma: "Non credo che sia la soluzione migliore quella di inviare militari della Nato e dell'Ue a garantire una fascia di sicurezza neutrale tra Ucraina e Russia.La cosa migliore da fare sarebbe quella di avere un'azione dell'Onu che decida, attraverso il Consiglio di Sicurezza quindi con l'impegno anche della Cina e della Russia, di avere una zona cuscinetto dove potrebbero anche esserci in quel caso militari italiani". "Se vogliamo costruire la pace noi dobbiamo mandare molti militari certamente là (in Ucraina, ndr) ma a guida Nazioni Unite", ha aggiunto Tajani parlando a Mattino Cinque News., ribadendo che "all'ordine del giorno non c'è la possibilità di inviare truppe italiane della Nato e dell'Unione europea" mentre "l'Onu sarebbe un'altra cosa". Ieri fonti di Palazzo Chigi avevano smentito le ricostruzioni relative all'ipotesi di inviare truppe italiane in Ucraina, affermando: "Non è all'ordine del giorno".

Notizie che aveva definito "totalmente campate per aria" e precisando che "non esiste questo dibattito all'interno della maggioranza".Le stesse fonti avevano poi ribadito che l'Italia ha sempre escluso questa possibilità.

Tuttavia, avevano aggiunto, "se un domani ci dovesse essere una missione Onu con contingenti di vari Paesi, si potrà magari ragionare".Ma, avevano sottolineato, "non è all'ordine del giorno, non se ne è mai parlato".  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sigonella, base Usa in lockdown per incidente di sicurezza: “Situazione risolta”

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(Adnkronos) – "Oggi è stato ordinato il lockdown in risposta a un incidente di sicurezza.La situazione è stata risolta alle 11.25 e il lockdown rimosso".

Lo fanno sapere dalla base Usa di Sigonella sui propri canali social. "Le corsie di traffico in entrata e in uscita presso il punto di controllo dell'ingresso della base Nas 2 sono aperte.Siamo grati al nostro personale di sicurezza della Marina per la rapida risposta".  "Attenzione: A causa di una situazione in corso presso il punto di controllo di ingresso Nas (Naval Air Station) Sigonella (Nas 2), rimane in vigore un blocco/rifugio", si leggeva nell'alert lanciato sui social dalla base Usa di Sigonella. "Tutto il personale a bordo di Nas 2 è ordinato di seguire le istruzioni delle Forze di Sicurezza Navale e monitorare AtHoc per aggiornamenti.

Il traffico in entrata e in uscita presso i punti di controllo base Nas 2 è sicuro.Il traffico è stato reindirizzato alla porta Itaf est.

Il personale dovrebbe evitare di viaggiare sull'autostrada Sp105 tra il complesso abitativo Marinai e il Nas 2".Precauzionalmente era stato inibito uno degli ingressi.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)