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Juve Stabia: L’inaspettata partenza di Stabile subito avversario nella trasferta di sabato a Bari

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Se nel calcio esistono addii che sanno di liberazione e altri che sanno di rimpianto, l’asse di mercato Castellammare-Bari ne ha appena fornito l’esempio perfetto. Il 2026 della Juve Stabia si apre con un paradosso dal retrogusto dolceamaro: aver ceduto ai prossimi avversari due omonimi, Giacomo De Pieri e Giacomo Stabile, ma con stati d’animo diametralmente opposti.

Due addii, due pesi specifici

Se il trasferimento di Giacomo De Pieri è stato accolto dalla piazza come una necessità tecnica — un talento mai realmente esploso e poco incisivo alla causa gialloblù — quello di Giacomo Stabile ha il sapore crudele delle logiche di mercato, subito proprio a ridosso della delicata trasferta in terra pugliese.

Il difensore classe 2005 non era solo una promessa: nel girone d’andata si era imposto come uno dei giovani più brillanti del campionato. Pulizia negli interventi, letture tattiche precise e una personalità da veterano insolita per la sua età avevano convinto anche i tifosi più scettici. Stabile non era un semplice “under” da schierare, ma una colonna su cui Mister Ignazio Abate stava costruendo la solidità difensiva delle Vespe, entrato ormai in pianta stabile nelle rotazioni del mister.

La perplessità della piazza e l’incrocio pericoloso

Sui social e nei vicoli di Castellammare, la notizia non è stata digerita facilmente. Vedere un ingranaggio della difesa così ben oliato tornare alla base (Inter) per essere immediatamente girato a una diretta concorrente come il Bari — alla corte di Vivarini — ha lasciato un vuoto tecnico e un senso di perplessità.

Il destino, con la sua ironia, ha voluto che questo “scippo” tecnico avvenisse proprio alla vigilia dello scontro diretto. Sabato, al San Nicola, la Juve Stabia si troverà di fronte il suo recente passato: De Pieri, su cui resta la curiosità di capire se sboccerà lontano dal Menti (anche se non ha esordito nell’ultima gara) e Stabile che invece ha già esordito con i galletti e che, con molta probabilità, scenderà in campo da ex anche sabato.

Per il difensore sarà la prova del fuoco in un ambiente, quello barese, che naviga in acque agitate e cerca disperatamente certezze. Affronterà la squadra che lo ha lanciato tra i grandi e che lo avrebbe confermato volentieri fino a giugno.

La risposta di Lovisa: ecco Christian Dalle Mura

Tuttavia, il calcio non aspetta e la dirigenza stabiese non è rimasta a guardare. Se il tifoso vive di passione, la società risponde con la programmazione. L’amarezza per l’addio di Stabile è stata immediatamente mitigata dal colpo messo a segno dal DS Lovisa: l’arrivo di Christian Dalle Mura.

A differenza delle logiche dei prestiti che hanno portato via Stabile, qui si parla di patrimonio tecnico. Dalle Mura, 23 anni, arriva a titolo definitivo (di proprietà delle Vespe) portando in dote un bagaglio di esperienza in Serie B che rassicura l’ambiente.

Se sabato al San Nicola vedremo un ex con la maglia del Bari, vedremo anche una Juve Stabia che ha saputo voltare pagina in tempi record. La partenza di Stabile è già archiviata dalla certezza che il nuovo assetto difensivo, con l’inserimento in rosa di un esperto Dalle Mura, non farà rimpiangere il giovane talento perduto. Il mercato toglie, il mercato dà: ora la parola passa al campo.

Juve Stabia calciomercato: E’ fatta per il difensore Christian Dalle Mura

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Il mercato della Juve Stabia si accende con un colpo di prospettiva e sostanza che rinforza il reparto arretrato a disposizione di mister Abate. Il Direttore Sportivo Matteo Lovisa ha impresso un’accelerazione decisiva nel pomeriggio odierno, chiudendo un’operazione che covava sotto traccia già da qualche giorno e assicurandosi le prestazioni sportive di Christian Dalle Mura. Il difensore centrale classe 2002 arriva alle Vespe a titolo definitivo, segnando un passaggio importante nella strategia del club che punta con decisione sulla patrimonializzazione della rosa e sulla valorizzazione di profili giovani ma già esperti.

Dalle Mura torna così a disputare il campionato di Serie B dopo una parentesi con il Cosenza in Serie C, dove sotto la guida di Buscè ha trovato meno spazio del previsto. Con la maglia dei Lupi ha collezionato 9 presenze e fornito un assist nella sfida contro il Benevento, faticando però a inserirsi stabilmente nelle rotazioni titolari. Ben diverso era stato il suo impatto l’anno precedente, sempre in rossoblù ma nella serie cadetta, quando aveva messo insieme 23 partite dimostrando di poter reggere il peso della categoria. La scelta di sposare il progetto gialloblù nasce proprio dalla volontà condivisa di garantire al ragazzo continuità e un ambiente ideale per la crescita definitiva.

Le caratteristiche

Nato a Pietrasanta, in provincia di Lucca, il nuovo acquisto stabiese vanta una struttura fisica imponente grazie ai suoi 185 centimetri d’altezza. Mancino naturale, Dalle Mura è un centrale moderno dotato di ottima tecnica individuale e visione di gioco, caratteristiche che gli permettono di avviare l’azione direttamente dalla retroguardia con personalità. Curiosamente, la sua formazione atletica è iniziata sul parquet di un campo da pallacanestro, sport praticato per tre anni prima che la madre lo spingesse verso il calcio. Notato da Alberto Bernardeschi, osservatore della Fiorentina e padre dell’ex juventino Federico, ha compiuto tutta la trafila nel settore giovanile viola, arretrando progressivamente la sua posizione da centrocampista a difensore.

La Carriera

Il suo curriculum parla chiaro: esordio in Serie A nel 2020 contro la Spal e ben 67 presenze complessive in Serie B maturate con maglie gloriose come quelle di Reggina, Cremonese, Pordenone, Spal e Ternana. Proprio al Pordenone aveva già lavorato con Matteo Lovisa, disputando una stagione da protagonista con 17 presenze su 19 gare disponibili. A questo bagaglio nei club si aggiunge una prestigiosa trafila nelle nazionali giovanili azzurre, dall’Under 15 fino all’Under 21, con un totale di 44 presenze e 2 reti che testimoniano la stima costante dei tecnici federali nei suoi confronti.

Patrimonializzazione della rosa

L’innesto di Dalle Mura rappresenta una risposta immediata e di qualità alla partenza improvvisa di Giacomo Stabile verso Bari. Ancora una volta, il D.S. Matteo Lovisa ha dimostrato reattività, inserendo un tassello che incrementa il valore complessivo di una rosa che già sfiora i 22 milioni di euro. Nonostante un budget che si colloca tra i più contenuti della categoria, la Juve Stabia prosegue nella costruzione di un gruppo capace di generare plusvalore tecnico ed economico. Con la difesa ora puntellata, l’attenzione della piazza e della società si sposta verso l’attacco, in attesa di quel colpo nel ruolo di prima punta che possa alimentare ulteriormente i sogni dei tifosi gialloblù.

Juve Stabia, calciomercato: Edoardo Duca ai saluti, accordo raggiunto con il Lecco

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Si muove ancora il mercato in uscita della Juve Stabia. Nella giornata odierna, la società gialloblù ha definito l’accordo con il Lecco per il trasferimento di Edoardo Duca. L’operazione è stata conclusa sulla base di un prestito oneroso, permettendo al giocatore di cercare maggiore continuità lontano dalla Campania.

Pochi spazi in gialloblù

Arrivato la scorsa estate da svincolato dopo una lunga esperienza al Modena, l’avventura di Duca alla Juve Stabia non è decollata come sperato. Nonostante la sua duttilità tattica – il 28enne milanese nasce come jolly di centrocampo ma è spendibile anche in posizioni più esterne e avanzate (come successo nelle tre volte sceso in campo con le Vespe) – il suo impiego è stato estremamente limitato.

Sotto la guida tecnica di Abate, Duca ha collezionato appena 40 minuti complessivi, distribuiti in tre distinte apparizioni. Un minutaggio troppo esiguo per un giocatore nel pieno della maturità calcistica, che ha quindi spinto verso la soluzione del trasferimento per rilanciarsi.

La carriera: dalla gavetta alla Serie B

Il curriculum di Edoardo Duca racconta di una solida gavetta e di una crescita costante. Emerso nel 2016 con la maglia della Grumellese (Serie D), è passato poi alla Vogherese e successivamente al Pavia nella stagione 2018/2019.

La svolta arriva nel mercato invernale di quella stessa stagione con il trasferimento al Modena. In Emilia, Duca vive un percorso da protagonista: Ottiene subito la promozione tra i professionisti tramite ripescaggio; veste la maglia dei “canarini” in 106 occasioni tra Serie D, Serie C e Serie B.

Tra il girone di ritorno 2019/20 e l’intera annata 2020/21 gioca in prestito alla Pergolettese, dove mette a referto 32 presenze, 6 gol e 1 assist.

Tornato al Modena per il campionato 2021/2022, contribuisce alla cavalcata che porta gli emiliani alla promozione in Serie B.

Nuova sfida a Lecco

Ora, dopo la breve parentesi stabiese, per Duca si aprono le porte del Lecco. Il trasferimento in prestito rappresenta l’opportunità ideale per ritrovare il campo con regolarità e mettere la sua esperienza e versatilità al servizio della causa bluceleste.

Napoli, allarme meningite: ma l’ospedale smentisce

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Non ci sono focolai di meningite a Napoli. Lo ha reso noto l’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l’ospedale Cotugno specializzato nella cura delle malattie infettive, a proposito dell’allarme lanciato attraverso alcuni app di una presunta diffusione di casi di meningite da Neisseria meningitidis (meningococco).

“I casi attualmente ricoverati presso l’Ospedale Cotugno presentano diverse matrici patogene e non sono riconducibili a un unico ceppo infettivo. Tale incidenza rientra nei flussogrammi stagionali attesi, in particolare alla luce del brusco cambio di temperature – comunica l’Azienda ospedaliera – si conferma un legame di conoscenza tra tre soggetti affetti da Neisseria meningitidis; uno dei quali giunto ieri in rianimazione, i restanti due da degenza in reparto in condizioni cliniche stazionarie”.

“L’assenza di correlazione cronologica tra le insorgenze non suggerisce l’ipotesi di una catena di contagio diretta. I pazienti sono ad ogni modo in fase di valutazione clinica e il Servizio di Igiene e Sanità pubblica dell’Asl sta completando i protocolli di screening e sorveglianza previsti”, si chiude la nota.

Fonte AdnKronos

Caserta, 13enne ucciso a coltellate: assolto l’unico imputato

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Dopo 13 anni, si chiude il processo. L’episodio era avvenuto il 7 aprile 2013, ad Aversa (Caserta), durante una lite tra giovanissimi

Ucciso in una lite a 13 anni: assolto l’unico imputato. La madre di Emanuele Di Caterino urla ‘vergogna’ contro i giudici. Si è chiuso poco fa il nuovo processo di appello nei confronti di un 29enne, all’epoca dei fatti ancora minorenne, accusato di aver accoltellato a morte il ragazzino di 13 anni.

L’episodio era avvenuto il 7 aprile 2013, ad Aversa (Caserta), durante una lite tra giovanissimi. Oggi, a distanza di quasi 13 anni e dopo diversi processi, i giudici della Corte di Appello di Napoli sono chiamati a mettere la parola fine a un procedimento giudiziario complesso. Come richiesto dal sostituto procuratore generale, però, i giudici hanno deciso di assolvere il 29enne, riconoscendogli dopo anni che si trattò di legittima difesa. Alla lettura del dispositivo, la madre del 13enne ha urlato “vergogna” contro i giudici.

Fonte AdnKronos

A. Musella: “Lovisa è competente nello scouting. La squadra è cresciuta sotto la guida di mister Abate”

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Alessandro Musella, figlio dell’indimenticabile capitano della Juve Stabia Nino Musella e oggi procuratore sportivo, è intervenuto nella trasmissione Il pungiglione stabiese per condividere un’analisi che intreccia l’emozione dei ricordi con una visione tecnica sul presente delle Vespe. Il suo intervento ha offerto uno spaccato profondo sul legame viscerale che unisce la sua famiglia alla città di Castellammare di Stabia, definita da lui stesso come il luogo in cui si sente veramente a casa.

Il Ricordo di Nino: Talento e Romanticismo
Musella ha ripercorso la carriera del padre, sottolineando come oggi sia difficile trovare calciatori con la sua qualità tecnica e fantasia, specialmente nelle categorie inferiori. Ha ricordato con precisione il “DNA” di Nino per i calci di punizione, citando la storica rete contro la Salernitana e la capacità di indirizzare il pallone esattamente dove voleva.
Riflettendo sul calcio degli anni ’80 e ’90, Alessandro ha evidenziato la figura di presidenti come Roberto Fiore (suo padrino di cresima), uomini d’onore per i quali una stretta di mano valeva più di un contratto scritto, contrapponendoli alla figura moderna del procuratore, oggi necessaria a causa della velocità e della complessità degli interessi economici nel calcio attuale. Ha inoltre espresso il rammarico per la finale del 1994 contro la Salernitana, convinto che a organici completi e senza le pesanti squalifiche in difesa, la Juve Stabia avrebbe potuto avere la meglio.

La Juve Stabia Moderna: Il Modello Lovisa-Abate
Passando all’attualità, Musella ha espresso un plauso convinto al Direttore Sportivo Matteo Lovisa. Secondo il procuratore, il successo della Juve Stabia non è frutto del caso ma di una grande competenza nello scouting, capace di scovare talenti dove altri non hanno il coraggio di guardare. Ha citato come esempio emblematico Dos Santos, passato in breve tempo dal calcio a 8 e dall’Eccellenza alla Serie B, a dimostrazione di una società capace di far lievitare il valore del proprio organico (passato da circa 2 a 21 milioni di euro).
Su Ignazio Abate, Musella ha dichiarato:
• È stata una scelta coraggiosa affidare una squadra giovane a un tecnico altrettanto giovane.
• Abate sta dimostrando di essere un allenatore “vivo”, capace di far esprimere un bel calcio alla squadra e di tenerla sempre in partita.
• Nonostante la giovane età, Musella intravede per lui una carriera da allenatore potenzialmente superiore a quella, già importante, avuta come calciatore.

Il Mercato e la Serie B
In merito al mercato invernale, Musella lo ha definito un “turbinio” in cui ogni movimento a catena può condizionarne altri. Ha sottolineato che per una realtà come la Juve Stabia, l’inserimento di nuovi elementi a gennaio deve essere ponderato per non rompere gli equilibri di uno spogliatoio sano, suggerendo che i colpi migliori siano quelli preparati con anticipo. Sulla Serie B attuale, ha osservato che si tratta di un campionato estremamente equilibrato e avvincente, dove la costanza nei risultati è l’unica vera dimensione della forza di una squadra.

Le parole di Alessandro Musella ricordano che il calcio è un albero che può dare frutti solidi nel presente solo se le sue radici sono profondamente intrecciate nel rispetto e nella memoria della propria storia.

La notte in cui le Vespe conquistarono il San Nicola: Cronaca di un esordio leggendario

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Quella “dolce notte d’estate 2024” allo stadio San Nicola rimarrà scolpita per sempre nella memoria e nel cuore dei tifosi della Juve Stabia. Non è stata solo una vittoria; è stata la dichiarazione d’intenti di una neopromossa che non aveva alcuna intenzione di fare la comparsa, ma che era arrivata per recitare un ruolo da protagonista.

Il crollo del tabù

La squadra di Guido Pagliuca, tornata in cadetteria con l’entusiasmo trascinante di chi ha dominato la Serie C, si era presentata a Bari con lo sguardo di chi non aveva nulla da perdere e tutto da dimostrare. Doveva essere una serata difficile, contro una corazzata biancorossa ferita e vogliosa di riscatto, in uno dei templi sacri del calcio italiano.

Invece, le Vespe hanno riscritto la storia. Per la prima volta in assoluto, la Juve Stabia era riuscita a vincere la gara d’esordio in Serie B. Farlo al San Nicola, ammutolendo migliaia di tifosi avversari, conferì a quell’impresa un sapore non solo dolce, ma leggendario.

Il manifesto tattico di Pagliuca

Mentre l’atmosfera sugli spalti ribolliva di passione, in campo andava in scena una lezione di calcio moderno. Il tecnico toscano disegnò una squadra corta, aggressiva e dannatamente coraggiosa. Nessun timore reverenziale, nessuna barricata.

Quel netto 1-3 finale è stato il manifesto tattico del “Pagliuca-ball”: Undici uomini che correvano l’uno per l’altro con un pressing alto per soffocare le idee avversarie sul nascere e trasformare l’azione da difensiva a offensiva con precisione chirurgica.

I protagonisti della svolta

Non furono solo gol, ma vere e proprie scintille. Le reti di Bellich e Folino hanno rappresentato l’essenza di quella squadra: difensori capaci di offendere, ingranaggi perfetti di una macchina oliata. E mentre l’attacco pungeva, la retroguardia ergeva un muro invalicabile, guidata da un Demba Thiam monumentale, che ha iniziato a blindare la porta stabiese con la sicurezza e il carisma dei grandi veterani.

L’antipasto di una stagione fantastica

Chi quella sera pensò a un colpo di fortuna estivo, o a un caso isolato, dovette presto ricredersi. Quella notte pugliese è stata l’antipasto perfetto di un’annata straordinaria. La festa incredibile sotto il settore ospiti al triplice fischio non era la celebrazione di una singola vittoria, ma l’inizio di un viaggio.

Quella Juve Stabia, nata tra lo scetticismo generale, ha dimostrato di poter lottare stabilmente nelle zone nobili della classifica, trascinata dall’energia di un gruppo granitico che non ha mai smesso di credere nell’impossibile. Le Vespe erano tornate non solo per restare, ma per stupire l’Italia intera.

Bari – Juve Stabia: Il 2026 in trasferta inizia in Puglia. Caccia al colpo esterno tra ambizione e realismo

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I calici sono stati posati, l’eco dei brindisi di capodanno allo Stadio Romeo Menti si è affievolito ed è tornato il tempo di riallacciare gli scarpini per volare lontano da Castellammare di Stabia. Per la Juve Stabia, le trasferte del 2026 non potevano presentare un biglietto da visita più affascinante e complesso: la prima trasferta dell’anno porta le Vespe sul prestigioso palcoscenico del San Nicola di Bari.

Non è solo una partita, è un esame di maturità. Una trasferta che profuma di calcio vero, ma che rappresenta soprattutto il primo vero banco di prova per misurare la temperatura delle ambizioni gialloblù in questo nuovo ciclo solare.

L’eredità del 2025: un anno indimenticabile

L’anno appena concluso resterà scolpito nella pietra miliare della storia stabiese. Il 2025 è stato l’anno della consacrazione, dei sogni realizzati e di una stabilità ritrovata ai vertici del calcio che conta. Tuttavia, l’analisi tecnica lascia in eredità un dato incontrovertibile: se tra le mura amiche del “Menti” la Juve Stabia si è trasformata spesso in una macchina perfetta, lontano da Castellammare il motore ha talvolta faticato a girare al massimo dei giri.

Il mal di trasferta e i lampi di luce

Il rendimento esterno è il vero tema su cui si gioca il salto di qualità. Guardando allo specchietto retrovisore, il 2025 ha regalato poche, seppur pesantissime, gioie piene lontano da casa: La vittoria di Cesena e il blitz di La Spezia.

Successi arrivati sotto due guide tecniche diverse, prima con Guido Pagliuca e poi con Ignazio Abate, a testimonianza che il DNA combattivo c’è, ma va attivato con più costanza. Iniziare il 2026 a Bari è l’occasione perfetta per dare un segnale di rottura con il passato recente.

Tuttavia, dipingere il rendimento esterno come totalmente negativo sarebbe ingeneroso e analiticamente scorretto. Se è vero che le vittorie sono state rare, è altrettanto vero che le Vespe hanno dimostrato carattere, raccogliendo punti pesanti su campi minati: Cremona, Mantova, Spezia (la scorsa stagione), Chiavari, Brescia, Padova, Catanzaro e Cesena (in questa stagione) sono tappe dove la squadra ha saputo soffrire e strappare risultati utili.

Bari: l’asticella si alza

Ora c’è il Bari. Un avversario tosto, costruito per vincere, spinto da un pubblico che non ha bisogno di presentazioni. Uscire dal “San Nicola” con il bottino pieno sarebbe quel colpo da novanta che infiamma la piazza e riscrive le gerarchie mentali del campionato. Ma, con il realismo che contraddistingue la serie cadetta, tornare a casa con un punto da uno stadio così ostico resterebbe “materia interessante” per la classifica e per il morale.

“Difficile, non impossibile”

Mentre il pullman della squadra si prepara a imboccare l’autostrada in direzione Puglia, a Castellammare il clima è elettrico. C’è un misto di prudenza e adrenalina che pervade i vicoli della città e le bacheche dei social network. I tifosi sanno che la sfida è ardua, ma la fiducia nei propri beniamini è intatta.

Il mantra che accompagna le Vespe in questo viaggio è uno solo: difficile, sì, ma certamente non impossibile. Il 2026 comincia ora: palla al centro e che vinca il migliore.

L’AZZURRO PENSIERO. Napoli “grande carattere”. McTominay riprende due volte l’Inter

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Una notte di altissima intensità, una battaglia tattica e fisica che conferma le ambizioni delle due regine del campionato. A San Siro, Inter e Napoli si spartiscono la posta in palio al termine di un 2-2 vibrante, deciso dalla doppietta di un monumentale Scott McTominay e dalla resilienza dei campioni d’Italia in carica.

Il film della partita: botta e risposta

Il match si accende subito su ritmi forsennati. È l’Inter a rompere l’equilibrio grazie a una fiammata di Federico Dimarco: l’esterno nerazzurro trova il diagonale vincente che trafigge la difesa azzurra e fa esplodere lo stadio. Il Napoli, però, non barcolla. La squadra di Conte (oggi rappresentata in panchina da Stellini dopo l’espulsione del tecnico leccese nel finale) reagisce con ordine e prima della mezz’ora trova il pari: Scott McTominay brucia tutti sul tempo con un inserimento perfetto e un anticipo sotto misura che vale l’1-1.

Nella ripresa la sfida si fa ancora più spigolosa. Al minuto 73, l’episodio che sembra girare il match: contatto in area azzurra e calcio di rigore per l’Inter. Sul dischetto va lo specialista Hakan Calhanoglu, che con la solita precisione chirurgica infila l’angolo basso portando i nerazzurri sul 2-1. Ma questo Napoli ha la pelle dura. A dieci minuti dal fischio finale, Noa Lang pennella un cross invitante verso l’area: McTominay si coordina magistralmente e, con un esterno destro al volo, firma la sua doppietta personale e il definitivo 2-2.


Le voci dal campo

Il commento di Stellini (Vice allenatore Napoli)

In assenza di Conte, è il suo vice a presentarsi ai microfoni, visibilmente soddisfatto della tenuta mentale del gruppo:

“È un risultato importante, conquistato con carattere, anche perché venivamo da una settimana non semplice. Riuscire a rimontare una squadra di qualità come l’Inter e reagire sempre al vantaggio è un grande merito che evidenzia la nostra solidità.”

Stellini ha poi sottolineato l’orgoglio di difendere il titolo:

“Abbiamo dimostrato di valere il tricolore che portiamo sul petto. Dopo il 2-1 dell’Inter abbiamo espresso una brillantezza fisica che ci ha permesso di chiudere in avanti. Dobbiamo proseguire con questa mentalità.”

Il capitano Giovanni Di Lorenzo

“È stata una bella battaglia sportiva e il pareggio è il risultato più giusto. Nonostante fossimo sotto due volte, abbiamo reagito da squadra vera. Il mister ci ha fatto i complimenti: avevamo preparato la gara con attenzione e oggi ne usciamo con ancora più fiducia e consapevolezza.”

L’entusiasmo di Rasmus Hojlund

L’attaccante danese, pur non avendo trovato la via del gol, è apparso sempre nel vivo del gioco:

“Sono soddisfatto della prestazione. Mi spiace per quell’occasione a inizio ripresa, ma mi sento molto migliorato da quando sono a Napoli. Conte mi sta aiutando tantissimo e mi sto immergendo in una dimensione bellissima; sono carico per dare il massimo in questa stagione.”


Analisi finale

Il Napoli esce da San Siro con una certezza: la condizione atletica è al top. La capacità di finire il match in crescendo, schiacciando l’Inter nella propria metà campo negli ultimi minuti, è il segnale più incoraggiante per la corsa scudetto. Per l’Inter resta il rammarico di non aver saputo gestire il vantaggio, ma la consapevolezza di aver dato vita a uno degli scontri diretti più spettacolari della stagione.

Juve Stabia, l’amaro in bocca per la beffa dell’ex: ora testa al Bari per non ripetere “l’errore Genova”

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La Juve Stabia esce dall’ultimo turno di campionato con una sensazione agrodolce, un mix di orgoglio per la prestazione e di rabbia per quel traguardo svanito proprio sul più bello. La sfida contro il Pescara è stata una giostra di emozioni, una partita bella, viva e ricca di colpi di scena, che però ha lasciato in eredità un pareggio che sta stretto per le modalità, ma che alla fine risulta giusto per quanto visto in campo.

La legge dell’ex e le difese allegre

A cancellare un gustoso “+3” dalla classifica gialloblù ci ha pensato il destino, sotto le sembianze di Lorenzo Sgarbi. Il gol dell’ex, arrivato a pochi minuti dal termine, è stata una doccia fredda che ha beffato la squadra di Ignazio Abate, rea forse di non aver chiuso prima una gara dove i gol potevano essere decisamente molti di più. Va detto con onestà: se lo spettacolo ne ha giovato, è stato anche “merito” di due difese tutt’altro che ermetiche, che hanno concesso ampi spazi agli attacchi avversari.

Obiettivo Bari: lezione imparata?

Ora però non c’è tempo per i rimpianti. Bisogna archiviare la pratica Pescara e focalizzarsi immediatamente sulla sfida di sabato. Il calendario mette le Vespe di fronte al Bari di Vivarini, una squadra che — classifica e prestazioni alla mano — non sta vivendo un periodo di forma esaltante.

È proprio qui che la Juve Stabia deve dimostrare di essere cresciuta. Il punto di svolta mentale deve essere chiaro: non commettere l’errore fatto a Genova. Contro la Sampdoria, le Vespe affrontarono una squadra in difficoltà (che ancora oggi, nonostante un mercato di gennaio importante, non ha risolto i suoi problemi, come dimostra la recente sconfitta al “Partenio”), ma l’approccio non fu quello giusto. Se Genova è stato l’errore da non ripetere, la trasferta di La Spezia deve essere invece il faro da seguire: rispetto per l’avversario, ma consapevolezza dei propri mezzi.

Uscire dal “San Nicola” indenni: non è un’utopia

Se il Bari è quello visto nelle ultime uscite, pensare di fare punti al “San Nicola” non è affatto un’utopia. Certo, facile a dirsi e più difficile a farsi in un torneo dove nulla è scritto, ma la squadra di Abate ha il dovere di provarci e di giocarsi le sue carte a viso aperto. Tuttavia, i problemi in casa gialloblù non mancano e vanno analizzati con lucidità.

Rosa Corta: Tra infortuni e partenze, la coperta è corta, specialmente nei reparti nevralgici di attacco e difesa.

Mal di trasferta: Fare risultato lontano dal Menti è diventata una salita ripida, anche se la prestazione di Cesena lascia intravedere segnali di speranza.

Conclusione: Pensare positivo

Sicuramente i “Galletti” proveranno a scacciare le nuvole nere sfruttando il fattore casa e il blasone, ma la Juve Stabia non deve partire battuta. Nonostante le difficoltà numeriche, bisogna approcciare la gara con la convinzione che il difficile non significa impossibile. Anzi, deve essere visto come qualcosa di fattibile, provando a rievocare lo spirito di quella meravigliosa notte di fine estate in cui le Vespe dimostrarono a tutti di poter volare alto.

Terremoto in provincia di Avellino, scossa di magnitudo 3 oggi: scuole chiuse a Montefredane

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Una scossa di terremoto di magnitudo 3.0 è stata registrata un minuto dopo la mezzanotte di oggi martedì 9 dicembre a Montefredane, in provincia di Avellino, dove il 25 ottobre c’era già stato un evento sismico, ma di magnitudo 4.

Scuole chiuse

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha rilevato il movimento sismico, che è stato avvertito dalla popolazione, a una profondità di 11 chilometri. “Al momento non si registrano danni a persone o cose”, ha comunicato nella notte il sindaco del comune irpino, Ciro Aquino in un post social, in cui ha spiegato di essersi “subito messo in contatto con la Prefettura di Avellino” e di aver “emanato un’ordinanza di chiusura della scuola, in via precauzionale, per la giornata di oggi” al fine di “effettuare – si legge nel provvedimento – le verifiche tecniche di integrità strutturale degli edifici”.

Il sindaco ha aggiunto: “A quanti mi hanno scritto, desidero rassicurare che la situazione sembra sotto controllo. Le verifiche più accurate saranno effettuate con la luce del giorno”.

“Era trascorso appena un minuto dalla mezzanotte quando la terra è tornata a tremare con una scossa di magnitudo 3.0. Tanta paura, molti cittadini si sono svegliati di soprassalto, soprattutto dopo tre giorni di festa, Fiano&Fuoco, e di spensieratezza, durante i quali la nostra comunità si era animata per l’iniziativa di valorizzazione dei prodotti tipici e delle tradizioni locali. E invece, ancora una volta, il terremoto è tornato a farsi sentire qui a Montefredane, a circa quaranta giorni dagli eventi del 28 e 29 ottobre”, ha riferito ancora Aquino aggiungendo: “Ci siamo immediatamente attivati per monitorare la situazione e capire ciò che stesse accadendo. Eravamo già pronti ad adottare tutte le misure necessarie, perché in queste settimane abbiamo lavorato per mettere in piena efficienza la nostra macchina organizzativa. Presso il Comune sono giunti subito i volontari della Misericordia e della Croce Rossa. Abbiamo disposto, in via precauzionale, la chiusura delle scuole. Nel frattempo, abbiamo installato nuove centraline di monitoraggio sugli edifici pubblici e abbiamo avviato l’installazione delle centraline anche nel Castello Caracciolo, per un controllo più approfondito delle scosse sismiche”, ha proseguito il sindaco nella sua comunicazione.

“È naturale essere preoccupati, ma siamo in costante contatto con gli organi istituzionali e con la Prefettura, con cui ho parlato immediatamente, già nelle prime ore della notte. Resta comprensibilmente un clima di inquietudine, perché queste scosse che si ripresentano dopo quaranta giorni alimentano timori nella popolazione. Speriamo che nelle prossime ore la situazione torni completamente alla normalità e che già domani si possano riaprire senza problemi gli edifici scolastici”, ha concluso.

Fonte AdnKronos

E’ morto Luigi Nicolais, scienziato ed ex ministro

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E’ morto a 83 anni Luigi Nicolais, detto Gino. E’ stato ministro per le Riforme e la Pa nel governo Prodi II dal 2006 al 2008 e, successivamente, presidente del Consiglio nazionale delle Ricerche. Ha anche ricoperto la carica di assessore regionale in Campania con Antonio Bassolino ed è stato deputato dal 2008 al 2012.

“Ricordo Gino Nicolais, scienziato, professore, ministro. La competenza straordinaria, l’ironia, l’umanità. Un esempio di bella politica da ricordare. Abbraccio i suoi cari. Buon viaggio Gino, riposa in pace”, ha scritto sui social l’ex premier e commissario Ue Paolo Gentiloni.

Fonte AdnKronos

Savoia calcio, con il pareggio in casa per 2-2 contro l’Acireale perde la vetta. Fotogallery

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Il Savoia sfuma la vittoria in casa contro l’Acireale. Dopo aver ribaltato il risultato si fa raggiungere e scende al secondo posto.

Partono bene i siciliani che al 6′ passano in vantaggio con la rete di Gagliardi. Subito il Savoia reagisce e all’11’ è Checa pareggia con una zampata in area.

Continua il Savoia a macinare gioco così al 37′ Favetta ribalta il risultato portando i biancoscudati sul 2-1.

Nella ripresa l’Acireale scende in campo con maggiore determinazione.

Il Savoia si difende e gioca in ripartenza ma al 72′ gli etnei conquistano un calcio di rigore. Dal dischetto Iuliano fissa il risultato sul 2-2.

Al 94′ la beffa.

All’ultimo minuto del tempo supplementare, l’arbitro assegna un calcio di rigore al Savoia che potrebbe dare la vittoria ai savoiardi.

Dal dischetto Umbaca vede la sua conclusione respinta dal portiere.

I bianchi scalano così al secondo posto a meno due dalla Nuova Igea Virtus. Ma la classifica è cortissima e per i bianchi è vietato sbagliare.

Umbaca vede la sua conclusione respinta dal portiere.

IL TABELLINO:

SAVOIA: Sciammarella; Forte (dal 35’ st Frasson), Checa, Vaccaro; Schiavi, Sellaf (dal 1’ st Fiasco), Ledesma, Carlini (dal 19’ st Esposito); Guida (dal 31’ st Umbaca), Meola; Favetta (dal 31’ st Reis). A disposizione: De Lorenzo, Bitonto, Pisacane, Cadili. Allenatore: Catalano.

ACIREALE: Negri; Vitale, Demoleon, Rechichi, Di Stefano (dal 29’ st Issa); Iuliano, Cozza, Puglisi (dal 23’ st Hebeck Tam); Semenzin (dal 35’ st Tourè), Gagliardi, Samb Falou. A disposizione: Di Franco, Di Mauro, Florida, Gallo, Rapisarda, Genovese, Hebeck Tam. Allenatore: Morelli.

Reti: al 7′ pt Gagliardi, al 12′ pt Checa, al 37′ pt Favetta, al 29′ st Iuliano (rigore)

Ammonizioni: al 30’ pt Cozza (Acireale), al 15’ st Vitale (Acireale), al 44’ st Meola (Savoia)

 

Doppio McTominay risponde all’Inter: a San Siro finisce 2-2

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A San Siro finisce in parità tra Inter e Napoli: 2-2 il punteggio finale al termine di una partita bella, spettacolare e che tiene ancora aperto il campionato di Serie A. Non c’è l’allungo dei nerazzurri e il Napoli non riesce ad accorciare. Tutto ancora aperto, con gli azzurri che restano a -4 dalla squadra di Chivu.

Il primo tempo

La partenza del Napoli è stata incredibile. La squadra di Conte pressa e gioca senza paura, lasciando solo Rrahmani e Juan Jesus alti in difesa a marcare Lautaro e Thuram. E proprio nel momento migliore del Napoli arriva il gol dell’Inter: al nono minuto, Zielinski recupera palla a McTominay e fa partire l’azione dei nerazzurri servendo Thuram che smarca Dimarco sulla sinistra. L’esterno dell’Inter entra in area di rigore e calcia sul secondo palo facendo 1-0. La squadra di Chivu inizia a comandare e, un po’ a sorpresa, subisce il gol del pareggio del Napoli: cross da sinistra di Elmas sul primo palo verso McTominay che anticipa Akanji e batte Sommer. Verso la fine dei primi 45 minuti, solo una piccola occasione per l’Inter con il colpo di testa di Thuram che trova però attento Milinkovic-Savic.

Secondo tempo

Nella ripresa il Napoli parte (come fatto in un certo senso a inizio partita) alla grande e va più volte vicino al vantaggio: rinvio lungo di Milinkovic-Savic con Akanji che si fa sorprendere da uno straordinario Hojlund che va verso la porta, calcia con il sinistro e sfiora il palo. Al 50′, ancora Napoli: cross dalla sinistra e colpo di testa di Di Lorenzo che non riesce però a colpire la porta. La partita cambia al 67′, quando Doveri concede (dopo la revisione al Var) il calcio di rigore all’Inter per fallo di Rrahmani su Mkhitaryan. Qui parte la rabbia di Conte che, urlando “vergogna, vergogna” nei confronti dell’arbitro, viene espulso. Dal dischetto si presenta Calhanoglu che spiazza Milinkovic-Savic e fa 2-1 per i nerazzurri. Il risultato parla chiaro e il match sembra ormai compromesso, ma la squadra di Conte non molla e segna il 2-2: lungo cross da destra messo al centro dell’area da Lang. Palla perfetta per McTominay che, da attaccante vero, non sbaglia. Finisce 2-2 a San Siro, dove un grande Napoli conquista un punto molto importante.

Juve Stabia – Pescara, emozioni al Menti: I debuttanti gialloblù incantano mentre l’ex Sgarbi rovina tutto

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Doveva essere una sfida ad alta tensione e le attese non sono state tradite. Juve Stabia-Pescara finisce con un pareggio che è l’autentico manifesto del calcio di Serie B: colpi di scena, rimonte, l’immancabile “legge dell’ex” e il peso decisivo della tecnologia. Una gara vibrante che lascia a entrambe le squadre la sensazione dolceamara di aver sfiorato il colpo grosso, ma che alla fine premia un sostanziale equilibrio.

Volti Nuovi: La scommessa di Abate

La vera notizia del giorno in casa gialloblù è il debutto immediato dei nuovi acquisti. Mister Ignazio Abate non ha avuto paura di gettarli nella mischia dal primo minuto, ricevendo risposte che fanno ben sperare per il prosieguo della stagione.

Kevin Zeroli: Il centrocampista ha mostrato subito perché il tecnico lo stima fin dai tempi delle giovanili rossonere. Qualità, visione di gioco periferica e quella capacità di creare superiorità numerica che alle Vespe era mancata nelle ultime uscite. Un innesto di classe pura.

Dos Santos: L’impatto del giovane attaccante è stato devastante per personalità e capacità di saltare l’uomo, creando scompiglio nella difesa abruzzese. Tuttavia, ha pagato dazio all’inesperienza proprio sul più bello. Un suo peccato di gioventù – una marcatura troppo “leggera” in fase difensiva – ha permesso a Sgarbi di trovare il varco giusto per il pari.

Sull’episodio, però, Abate è stato categorico nel post-partita, blindando il suo gioiellino: «Non lo mando alla gogna come fatto con Cacciamani a Catanzaro, deve solo lavorare con umiltà. Gli errori fanno parte del percorso di crescita».

I Leader: Tra Certezze e “Tradimenti”

Se i giovani hanno portato freschezza, i senatori hanno retto l’urto della battaglia. Il Pescara ha ritrovato i suoi riferimenti nei momenti di massima pressione. Lorenzo Sgarbi, al centro di un clima di mercato rovente, ha risposto sul campo nel modo più crudele per i tifosi stabiesi: gol dell’ex che regala al Delfino un punto d’oro in trasferta.

Sulla sponda stabiese, tre i nomi da sottolineare:

Matteo Confente: Autore di parate decisive che hanno tenuto a galla la squadra nei momenti bui.

Leonardo Candellone: Glaciale dal dischetto, non ha tremato sotto la Curva Sud, facendo esplodere i quasi 4.000 del Menti.

Omar Correia: Non solo ha siglato il gol che ha riaperto i giochi, ma ha suonato la carica nel momento di massima difficoltà, confermandosi leader emotivo della squadra.

Testa al Bari

Il pareggio è forse il risultato più giusto per quanto visto in campo: una girandola di emozioni che riconcilia con lo sport. Ora non c’è tempo per i rimpianti: la testa va subito alla trasferta contro il Bari. La consapevolezza, però, è nuova: con questi nuovi innesti e questo carattere, la Juve Stabia venderà cara la pelle anche nella bolgia del “San Nicola”.

Juve Stabia e Pescara si dividono la posta in un match da brividi dove cuore e VAR sono stati determinanti

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Se cercavate uno spot per la Serie B, lo avete trovato al “Romeo Menti”. Juve Stabia e Pescara hanno dato vita a un’autentica ode al calcio giocato: novanta minuti (più recupero) di adrenalina pura, capovolgimenti di fronte, interventi del VAR e un finale degno di un thriller. Alla fine, il tabellone recita 2-2, un pareggio che lascia l’amaro in bocca alle Vespe per la beffa finale, ma restituisce onore a un Delfino mai domo.

L’Illusione Gialloblù e il Cinismo del Delfino

L’avvio di gara sembra presagire un monologo dei padroni di casa. La squadra di Ignazio Abate parte con il piede premuto sull’acceleratore: Candellone, Mosti e Maistro provano ad accendere la partita già dai primi minuti. Ma il calcio, si sa, non premia solo la mole di gioco con il Pescara che prova qualche ripartenza pericolosa e qualche tiro da fuori area. Al 35’ esce fuori il cinismo dei biancazzurri di Gorgone. Sugli sviluppi di un calcio piazzato, Giacomo Olzer trova la deviazione vincente (complice un tocco fortuito di Giorgini) che spiazza Confente. Si va al riposo sullo 0-1, tra l’incredulità del pubblico di casa.

La Ripresa: Assedio e Ribaltone

Nel secondo tempo la Juve Stabia rientra in campo con la fame di chi non vuole perdere. La pressione aumenta costantemente fino al 68’, quando l’equilibrio si spezza nuovamente: Pierobon disegna una traiettoria perfetta per l’inserimento di Omar Correia. Il centrocampista insacca l’1-1, con l’urlo del “Menti” che resta strozzato in gola per qualche istante prima della conferma del VAR. È il preludio a un finale incandescente.

90° da Infarto: Il Botta e Risposta Finale

Quando la stanchezza dovrebbe prendere il sopravvento, inizia invece la vera partita. Gli ultimi minuti sono una sceneggiatura imprevedibile:

  • Minuto 89 –  Sorpasso gialloblù: L’arbitro Piccinini viene richiamato al monitor per un tocco di mano in area pescarese. È rigore. Dal dischetto si presenta Leonardo Candellone: freddezza glaciale, palla in rete. È 2-1. Sembra fatta.

  • Minuto 93 – La Beffa dell’Ex: Quando i tifosi gialloblù assaporano già i tre punti, scatta l’inesorabile “dura legge dell’ex”. Un cross disperato di Brosco attraversa l’area e trova sul secondo palo Lorenzo Sgarbi. L’ex di turno non perdona e trafigge Confente per il definitivo 2-2.

La Classifica e il Verdetto

Il triplice fischio sancisce la fine delle ostilità in una gara maschia ma corretta.

In definitiva, il pareggio è il risultato più giusto. Se da una parte c’è il rammarico stabiese per una vittoria sfumata all’ultimo respiro, dall’altra c’è la consapevolezza di aver affrontato un Pescara vivo, resiliente e deciso a lottare per la salvezza. Escono tutti dal campo tra gli applausi: quando il talento incontra la fame agonistica, lo spettacolo è assicurato.

Teatro Karol Castellammare parte la rassegna Platealmente col romanzo “Il filo nero” di Ferdinando Martino

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Ad inaugurare il nuovo anno al Teatro Karol di Castellammare nell’ambito della rassegna “Platealmente – Dal libro alla scena” un romanzo intenso e dal forte impatto emotivo: Il filo nero. Storia di tre coscienze di Ferdinando Martino.

A dialogare con l’autore il giornalista Pierluigi Fiorenza e la professoressa Eliana Bianco, che con competenza analitica hanno raccolto il messaggio profondo che lo scrittore vuole trasmetterci, dando vita a interessanti spunti di riflessione.

Sul palco anche i talentuosi attori Anna Spagnuolo, Michele di Nocera, Nando Staiano e Benito Previtera, che hanno interpretato alcuni dialoghi del romanzo, trasformando la lettura in un’esperienza coinvolgente e multisensoriale.

Teatro Karol Platealmente Il FIlo Nero (1)“Il filo nero: Storia di tre coscienze” è un noir psicologico che intreccia le vite di tre personaggi profondamente segnati da traumi e segreti: Elena, Davide e Salvatore, lontani per estrazione socioeconomica e culturale, le cui esistenze si incrociano in modo inaspettato.

Li unisce un legame invisibile, costringendoli a confrontarsi con le proprie zone d’ombra e i segreti del passato.

La storia è caratterizzata da una forte introspezione psicologica. L’autore scava nei pensieri più reconditi dei protagonisti, rendendo il lettore partecipe del loro tormento interiore e della tensione emotiva che cresce fino alla risoluzione finale.

Più che sull’azione, il testo si concentra sull’indagine delle coscienze. I tre punti di vista si alternano per esplorare temi come la responsabilità, il destino e la labilità del confine tra bene e male.

Che cosa spinge i protagonisti del romanzo a commettere un delitto? Credere di essere superiore alla morale comune? Un atto di ribellione contro le leggi? Totale indifferenza verso la vita? Rabbia o desiderio di rivalsa?

L’opera unisce la profondità dello scavo psicologico ad un’attenta osservazione sociale, offrendo una visione sfaccettata e soggettiva degli eventi che intrecciano le vite dei protagonisti.

Il racconto si snoda in momenti storici differenti, a partire dal 1939, con Elena preadolescente, e attraversa alcuni decenni, ripercorrendo episodi decisivi per i protagonisti, fino al 2001, anno della morte di uno dei tre.

Elena Acquaviva, contessa del Massico, nel suo paese natale, Roccamonfina, era detta “la sciancata”, perché da piccola era stata colpita dalla poliomielite che le aveva lasciato una malformazione alla gamba.

Poiché aveva “la ciampa del diavolo” la ragazza era isolata e ghettizzata dai suoi coetanei. Da qui i problemi psicologici che la porteranno in età preadolescenziale a comportamenti inopportuni e spingeranno la famiglia a mandarla a vivere a Napoli dalla zia.

Il secondo protagonista è Davide Pinto, professore e geologo dallo sguardo ambiguo, anche lui discriminato per le sue origini ebraiche: “Un personaggio negativo che ha subito tutto quello che poteva subire e che – afferma lo scrittore – con un senso di rivalsa, un po’ di male l’ha restituito alla società. Il problema è che in alcune persone il male si radica in una maniera ancora più forte e porta anche a delle perversioni”.

Il terzo è Salvatore Granato, alias Tatore, sagrestano della Chiesa di Santa Caterina al Pallonetto, muto per un trauma infantile, che l’autore definisce “il più napoletano dei tre, un ragazzo cresciuto con il dolore di questo trauma avuto da bambino, un personaggio forse più crudo ma più sensibile degli altri”.

Il romanzo esplora l’oscurità dell’animo umano, in un viaggio emotivo tra le ombre e le ferite dell’anima, concentrandosi sulla sottile linea che separa il bene dal male e sulla difficoltà di convivere con le proprie scelte passate.

Teatro Karol Platealmente Il FIlo Nero (2)Sullo sfondo delle vicende c’è Napoli, una città a tratti cupa e noir, con i suoi vicoli e i suoi interni, a tratti luminosa e colorata, con i suoi palazzi, le sue vetrine ed il suo mare, una “città dai misteriosi contrasti tra le anime solari e gli spiriti oscuri”.

“Tra i tanti colori di Napoli, i cosiddetti mille colori – ha sottolineato l’autore – credo ci sia anche il nero, il nero di Napoli, come dice in una lettera Salvatore, è fatto dal mare, dal Vesuvio, dalle strade bagnate dei vicoli, anche dalle coscienze.”

“Qualcuno pensa che il nero non sia un colore, ma è un colore che a Napoli è ancora più in contrasto con gli altri.”

Oltre che a Napoli, un episodio dell’infanzia di Salvatore il sagrestano muto, è ambientato a Castellammare di Stabia, precisamente nella Colonia dei Ferrovieri.

La Colonia era un luogo ameno col suo mare cristallino e l’orizzonte azzurro, un sito dove i bambini dei ferrovieri e molti orfani negli anni Cinquanta e Sessanta potevano trascorrere l’estate per i bagni di mare.

La struttura oggi è in completo abbandono e ormai preclusa al pubblico per l’ignavia di chi avrebbe dovuto invece preservarla.

Castellammare o, meglio, le sue sorgenti, ritornano anche nelle parole del secondo protagonista, Davide Pinto, il professore e geologo di fama internazionale.

Nella narrazione, durante un’intervista del 1997 in uno studio televisivo, Davide afferma che le falde acquifere sono prioritarie, ma lamenta il completo disinteresse dei politici per questa fondamentale risorsa ambientale.

Lo stile narrativo de Il filo nero. Storia di tre coscienze si distingue per un linguaggio che ricerca profondità emotiva e realismo. È un testo che parla di diversità, di amori impossibili, del peso dell’eredità familiare, di problemi sociali.

La prosa è caratterizzata da uno stile colto, che integrando voci dialettali, espressioni idiomatiche e proverbi, arricchisce la lingua italiana e crea atmosfere autentiche e vivaci.

Ferdinando Martino, già autore de La banda dei Calioti (2022) e curatore di sceneggiature storiche, conferma in questo suo ultimo romanzo l’attenzione per l’analisi della società e per i conflitti morali.

Il filo nero. Storia di tre coscienze di Ferdinando Martino, pubblicato da Eretica Edizioni (2025) è un’opera coinvolgente e densa di spessore umano, un romanzo intenso che offre spunti universali e che non può mancare nella nostra biblioteca.

Juve Stabia – Pescara (2-2): Il podio e il contropodio gialloblù

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Sorriso amaro per la Juve Stabia, che si lascia recuperare dal Pescara dopo il sorpasso sugli abruzzesi arrivato sulla linea del traguardo. Sgarbi, con la sua rete da ex, fissa il punteggio sul pari. Col Pescara è 2-2.

PODIO

Medaglia d’oro: a Omar Correia, trattore del centrocampo della Juve Stabia. Gara dopo gara si comprende perché il direttore Lovisa abbia rincorso il francese per tutta l’estate. Lo strapotere fisico del 29 diventa sempre più netto col passare dei minuti fino a diventare evidente nella seconda parte della ripresa. Il suo gol sotto la Curva Sud stavolta è buono come altrettanto pregevoli sono le sgroppate con cui manda fuori strada i pescaresi. Inarrestabile.

Medaglia d’argento: a Cristian Pierobon, che col suo ingresso dà la scossa alle Vespe. Che il 10 non sia ancora sui livelli dello scorso anno è chiaro, forse anche a causa dell’esplosione proprio di Correia, ma la gara col Pescara può diventare punto di risalita. Abate lo piazza sulla fascia destra, ruolo inusuale, e lui risponde con corsa e ringhiando sugli avversari. Il suo blitz in area, da sinistra, consente al compagno di reparto di pareggiare. Mentre l’arbitro rivede il tocco di mano nell’area dei Delfini, lui aizza il pubblico della tribuna pregustando già il rigore. Fattore per il girone di ritorno.

Medaglia di bronzo: a capitan Leonardo Candellone, infallibile dal dischetto. Ormai i suoi duelli, spesso isolati, con le difese avversarie non fanno più stupore. Anche col Pescara il leader gialloblu non tira indietro gambe, cuore e fisico e soprattutto nella ripresa diventa determinante per offrire appoggio all’arrembaggio stabiese. Dal dischetto si dimostra lucido il giusto per portare la Juve Stabia al vantaggio che purtroppo dura una manciata di secondi.

CONTROPODIO

Medaglia d’oro: a Marco Ruggero, ancora lontano parente del difensore gagliardo visto lo scorso anno. Vale il discorso fatto per Pierobon, ma a condizionare il numero 4 non sono i problemini fisici quanto invece una concentrazione che spesso sembra mancare. Qualche indecisione in partita ci può stare, come capitata ai colleghi di reparto. Meno perdonabile è il non seguire il taglio di Sgarbi nell’ultimo tentativo del Pescara. Disattenzione condivisia con Dos Santos ma al brasiliano, non a suo agio in copertura e all’esordio nel calcio vero, poco si può imputare nel frangente della rete subita.

Medaglia d’argento: a Nicola Mosti, stavolta impalpabile e quasi impacciato. Quarantacinque minuti a basso ritmo e poche idee per l’ex Modena, che non riesce mai a cambiare marcia. Soffre il Pescara coraggioso e decisamente più in palla del primo tempo, con Abate che lo lascia negli spogliatoi per recuperare il risultato nella ripresa. La sensazione è che la contesa tra lui e Pierobon per l’ultima maglia a centrocampo durerà per tutto il prosieguo di stagione.

Medaglia di bronzo: a Lorenzo Carissoni, che spinge ma senza mai togliere il freno a mano. Anche per il laterale la giornata non è delle più semplici, con la voglia di affondare che si scontra con la guardia da fare, necessaria per arginare la buona leva del Pescara. Giornata parzialmente opaca, ampiamente in linea con la stagione a ritmi e velocità altissime che sta regalando il numero 24 alla Juve Stabia.

Juve Stabia, fattore Omar Correia: tecnica e strapotere fisico al servizio di un sogno gialloblù

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Non capita spesso che un pareggio interno lasci nell’aria una sensazione di forza tecnica individuale così nitida, ma quello che Omar Correia ha mostrato al “Romeo Menti” contro il Pescara va oltre il semplice tabellino. Se la Juve Stabia è riuscita a raddrizzare una gara che sembrava stregata, il merito principale va al centrocampista francese, indiscutibilmente il migliore in campo del match terminato 2-2.

L’uomo della provvidenza: il gol del pareggio

Il cronometro segna il 68° minuto e le Vespe sono sotto di un gol. È qui che Correia decide di salire in cattedra. Dopo una manovra avvolgente avviata da Pierobon, il francese si fa trovare pronto in area: prima un colpo di testa respinto, poi la zampata felina di sinistro che gonfia la rete.

È il gol dell’1-1, ma è soprattutto la scintilla che cambia il tema tattico della gara. Da quel momento, il Pescara perde certezze e la Juve Stabia guadagna metri. Correia non si limita a segnare: si trasforma in un frangiflutti insuperabile e, contemporaneamente, in un regista aggiunto.

Un dominio fisico e tecnico

In una Serie B dove la fisicità spesso sovrasta la tecnica, il numero 29 gialloblù sta dimostrando di possedere entrambe le doti in egual misura. La sua prestazione contro gli abruzzesi può essere riassunta in tre pilastri fondamentali: Equilibrio tattico perchè ha agito da collante tra una difesa sotto pressione e un attacco che faticava a pungere; presenza fisica in quanto ha vinto quasi tutti i duelli aerei e ha “pulito” un’infinità di palloni sporchi a centrocampo, trasformando azioni difensive in potenziali pericoli; mentalità da leader quando in un momento di stanca della squadra, ha trascinato i compagni con inserimenti costanti, conquistando punizioni preziose che hanno tenuto il Pescara rintanato nella propria trequarti.

La capacità di Correia di leggere l’azione in anticipo ha permesso ad Abate di osare di più nel finale, portando al momentaneo sorpasso firmato da Candellone.

Certezze per il futuro

Peccato per la beffa finale di Sgarbi che ha strozzato in gola l’urlo della vittoria, ma resta una certezza granitica: la Juve Stabia ha trovato in Omar Correia il suo leader silenzioso e instancabile.

Se le Vespe vogliono continuare a sognare i piani alti della classifica, non possono più prescindere dal loro “motore” francese. La strada verso la salvezza o qualcosa di più passa inevitabilmente dai piedi e dai polmoni del suo numero 29.

IL MORSO DELLA VESPA. Stabia tradito all’ultimo respiro. Rimonta vana e pari col Pescara

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Il 2026 della Juve Stabia si apre con un misto di orgoglio e profonda delusione. Nella cornice di un “Romeo Menti” ribollente di entusiasmo, la squadra di casa manca l’appuntamento con la vittoria proprio sul traguardo, facendosi imporre il 2-2 da un Pescara fanalino di coda ma mai domo. Un pareggio rocambolesco che, se da un lato conferma l’imbattibilità interna dei gialloblù, dall’altro sa di beffa atroce.

Olzer sblocca, Confente trema

L’avvio di gara è contratto, con le due squadre che si studiano a centrocampo. A rompere l’equilibrio sono però gli abruzzesi: al primo affondo, una punizione dalla trequarti pesca Olzer, la cui conclusione mancina trova la deviazione decisiva di Giorgini che spiazza Confente.

Il portiere stabiese vive una serata di luci e ombre: poco dopo il vantaggio ospite, rischia il tracollo su un tiro dalla distanza di Letizia, lasciandosi sfuggire la sfera che per sua fortuna sbatte contro il palo.

La riscossa delle Vespe

Nella ripresa, la Juve Stabia rientra in campo con un altro piglio, nonostante il Pescara continui a pungere ancora con Olzer (fermato due volte da un Confente in cerca di riscatto). Dopo un’occasione sprecata da Di Nardo e un pallonetto alto di Candellone, la pressione dei padroni di casa dà i suoi frutti al 68′.

Pierobon scappa sulla fascia e mette al centro un pallone d’oro per Correia: l’impatto è vincente, Desplanches è battuto. Il Pescara protesta per un presunto tocco di braccio dell’autore del gol, ma dopo un lungo check del VAR, l’arbitro Piccinini indica il cerchio di centrocampo: è 1-1.

Rigore e beffa finale

Il finale è vietato ai deboli di cuore. All’88’, su sviluppo di un corner, il VAR richiama ancora Piccinini per un fallo di mano proprio di Olzer in area pescarese. È calcio di rigore. Dal dischetto, capitan Candellone non trema e firma il sorpasso che fa esplodere il Menti.

Sembra l’epilogo perfetto, ma il calcio sa essere crudele. Al 93′, nell’ultimo assalto disperato del “Delfino”, un lungo spiovente nell’area stabiese trova la coordinazione di Sgarbi. L’ex della sfida non sbaglia e firma il definitivo 2-2, gelando l’intero stadio.

Classifica e prospettive

Con questo pareggio, la Juve Stabia viene agganciata dall’Empoli in zona play-off, sciupando l’occasione di consolidare il piazzamento. Per il Pescara un punto d’oro per il morale, anche se la posizione in classifica resta critica. Resta il rammarico per una vittoria sfumata per pochi secondi, in una partita che ha regalato emozioni fino all’ultimo respiro.