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Da Covid a influenza, ecco la scatoletta tascabile in grado di proteggerci dai virus

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(Adnkronos) – Una semplice scatoletta grande come una saponetta, ma in grado di proteggerci dai virus respiratori: dal Covid e dall’influenza.E’ la tecnologia ‘E4shield’ alla base dei dispositivi ‘e4life’ che riescono a ridurre il contagio delle persone da virus e batteri.

Presentati lo scorso anno all’interno del Milano Innovation District, oggi sono alla portata di tutti grazie al sito www.e4.life/it. “E4shield costituisce una soluzione ‘disruptive’ unica al mondo che mette la competenza e tecnologia di Elettronica Spa di Roma – spiega all’Adnkronos Salute Lorenzo Benigni, vicepresidente e direttore relazioni istituzionali di Elettronica – Un’azienda che si occupa di difesa delle piattaforme militari e che sviluppa queste tecnologie anche in attività civili”.  “Siamo partiti – racconta – da uno studio americano che dimostrava come le onde elettromagnetiche fossero in grado di far vibrare nell’aria i virus e i batteri civili inattivandoli.Usando il dispositivo, che io ad esempio porto in tasca da 2 anni, si riduce del 90% la possibilità di essere infettati.

Certo non è uno scudo stellare, ma è sicuro, veloce, con una tecnologia testata e certificata”.Tra i dispositivi, l’azienda ne vende uno anche per gli ambienti, ‘e4ambient’, con “un’efficacia superiore al 90% in un’area di circa 50 metri quadrati all’interno della quale possiamo vivere o lavorare serenamente”, aggiunge Benigni.

Le macchine emettono impulsi elettromagnetici sicuri, con una potenza più bassa di un comune cellulare, inattivando i virus dell’aria.  “Abbiamo la certificazione Ce – ricorda Benigni – e poi quella Sar (Specific Absorption Rate), la stessa che hanno gli smartphone.Insomma con i nostri dispositivi e4life ci puoi anche dormire.

Abbiamo iniziato a venderli ad aziende e istituzioni e ora grazie al sito anche al grande pubblico.C’è una ottima risposta da parte delle persone, con un passa parola vincente”.  Nel futuro c’è un aggiornamento dei dispositivi che saranno in grado di inattivare altri virus e batteri. “Dentro il sistema che deriva da un omologo militare – precisa Benigni – c’è una libreria dove al momento sono registrati il Sars-CoV-2 e l’influenza stagionale, ma noi possiamo fare un upgrade e arrivare il dispositivo per la Sars o la peste suina”.  I test su E4Shield sono stati eseguiti in collaborazione con Policlinico Militare Celio e i laboratori di ricerca Virostatics.

L’Università Campus Bio-Medico di Roma ha collaborato al controllo e all’efficacia di questa tecnologia. “Ma stiamo per ottenere una certificazione importante dal anche dal ospedale Sacco di Milano, specializzato in malattie infettive”, conclude Benigni.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Spazio, il radar italiano Marsis potrebbe aver trovato gli strati di ghiaccio su Marte

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(Adnkronos) – Il Radar italiano Marsis potrebbe aver trovato gli strati di ghiaccio scoperti all’Equatore di Marte.Lo studio della scoperta annunciata oggi dall’Esa si basa sui dati del radar Marsis, uno dei due strumenti a bordo di Mars Express forniti dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), e vede la partecipazione di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Marsis, uno dei due strumenti a bordo di Mars Express forniti dall’Asi, è stato progettato da Sapienza Università di Roma con la partecipazione del Jet Propulsion Laboratory della Nasa e dell’Università dell’Iowa, negli Stati Uniti, e gestito dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).I dati resi noti oggi mostrano che i depositi nella regione di Medusae Fossae si estendono fino a 3,7 chilometri nel sottosuolo del Pianeta rosso, una profondità ancora maggiore di quanto stimato dalle osservazioni precedenti.

Il segnale è consistente con quanto ci si aspetta dal ghiaccio stratificato ed è simile a quello rilevato nei pressi delle calotte polari di Marte, che sono ricche di ghiaccio.Si tratta del più grande deposito di acqua mai rilevato in questa porzione del pianeta: se si sciogliesse, potrebbe coprire la superficie di Marte con uno strato d’acqua profondo da 1,5 a 2,7 metri.

Sulla Terra, una simile massa di acqua sarebbe sufficiente a riempire il Mar Rosso.I risultati della ricerca, guidata da Thomas Watters della Smithsonian Institution, sono stati pubblicati sulla rivista Geophysical Research Letters.

La regione di Medusae Fossae si trova al confine tra le pianure e gli altopiani che caratterizzano la geologia di Marte.Comprende formazioni scolpite dal vento, alte diversi chilometri, che si estendono per centinaia di chilometri e rappresentano uno dei depositi di polvere più vasti del pianeta.

Per questo, dalle prime osservazioni di Mars Express, non era stato possibile confermare con certezza la presenza di ghiaccio: poteva infatti trattarsi di grandi accumuli di polvere spinta dal vento, oppure di cenere vulcanica o sedimento. “È qui che entrano in gioco i nuovi dati del radar Marsis” spiega Andrea Cicchetti, ricercatore Inaf e co-autore del nuovo studio. “Data la sua profondità, se la formazione di Medusae Fossae fosse semplicemente un gigantesco mucchio di polvere, ci aspetteremmo che si compattasse sotto il suo stesso peso”. “Ciò – aggiunge – creerebbe qualcosa di molto più denso rispetto a quello che effettivamente vediamo con Marsis.Abbiamo provato a modellare il comportamento dei diversi materiali privi di ghiaccio, ma nessuno di essi riproduce le proprietà osservate: c’è bisogno del ghiaccio”.

Eleonora Ammannito, ricercatrice dell’Agenzia Spaziale Italiana, commenta che “lo studio appena pubblicato sarà di cruciale importanza per pianificare le prossime missioni spaziali dirette verso Marte”. “È sempre più evidente, infatti, – prosegue la ricercatrice dell’Asi – la necessità di fare uno studio di dettaglio di tutta l’immediata sotto-superficie di Marte per verificare se il caso del deposito di ghiaccio sotto le Medusae Fossae sia isolato oppure se sia uno scenario che si verifica anche in altri punti del pianeta”. “Proprio per questo motivo – spiega – l’Asi, insieme alla Csa, la Nasa e la Jaxa stanno studiano un concetto di missione ‘Ice Mapper’ che ha l’unico obiettivo di fare una mappatura del ghiaccio sotto-superficiale.Queste informazioni serviranno sia per una rivisitazione dei modelli evolutivi attualmente esistenti sia per supportare lo sviluppo delle missioni umane sulla superficie di Marte che dovranno necessariamente fare affidamento su depositi di ghiaccio in zona equatoriale”.  Secondo il nuovo studio, il deposito consiste di strati di polvere e ghiaccio, il tutto sormontato da uno strato protettivo di polvere secca o cenere spesso diverse centinaia di metri.

Oggi Marte è un pianeta dall’aspetto arido, ma la sua superficie è ricca di segni dell’acqua che un tempo era abbondante.Presenta inoltre notevoli riserve di ghiaccio d’acqua, come le calotte polari.

Eppure una riserva di ghiaccio estesa come quella appena scoperta non avrebbe potuto formarsi nel clima attuale del pianeta, ma deve risalire a un’epoca climatica precedente.Se i risultati di questo studio saranno confermati, bisognerà aggiornare la nostra comprensione della storia del clima di Marte.

L’estensione e la posizione dei depositi ghiacciati nell’area di Medusae Fosse li renderebbero molto interessanti per l’esplorazione umana di Marte in futuro.Le missioni spaziali dovranno atterrare vicino all’equatore del pianeta, lontano dalle calotte polari ricche di ghiaccio o dai ghiacciai ad alta latitudine, e avranno bisogno dell’acqua come risorsa, quindi trovare ghiaccio in questa regione è praticamente essenziale per eventuali future missioni umane sul Pianeta Rosso.

Purtroppo i depositi identificati in questo studio sono coperti da centinaia di metri di polvere, dunque inaccessibili almeno per i prossimi decenni.Tuttavia conoscere la distribuzione del ghiaccio sulla superficie odierna di Marte aiuta i ricercatori a comprendere sempre meglio dove scorreva l’acqua in passato e dove può essere trovata oggi. (di Andreana d’Aquino)
 —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Saluto romano, CasaPound: “Sentenza Cassazione è vittoria storica”

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(Adnkronos) – “Una vittoria storica”.CasaPound commenta così la sentenza della Corte di Cassazione che, in relazione al saluto romano, annulla la sentenza di condanna in appello per le 8 persone identificate che hanno partecipato alla commemorazione di Sergio Ramelli nel 2016. “E’ una vittoria che finalmente mette fine a una serie di accuse che non avevano alcun senso, con buona pace di chi, ad ogni Presente, invoca condanne e sentenze esemplari.

Il saluto romano sarà reato solamente se c’è un effettivo pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista, cosa assolutamente esclusa nel caso di commemorazioni”, afferma CasaPound. “Questa vittoria mette la parola fine anche alle polemiche indegne che si sono scatenate dopo la commemorazione di Acca Larenzia dove, invece di indignarsi perché dopo 40 anni degli assassini sono ancora a piede libero, la sinistra democratica ha subito chiesto processi e condanne per chi ha deciso di ricordare”, aggiunge l’organizzazione. “Le sezioni unite della Cassazione dichiarano che il saluto romano è punibile dalla legge Scelba solo quando per le circostanze concrete della sua esplicazione e manifestazione ci sia reale e concreto pericolo di ricostituzione del partito fascista.Cosa che ovviamente non è nella cerimonia commemorativa del presente”, spiega all’Adnkronos l’avvocato Domenico Di Tullio difensore di due fra gli imputati per il saluto romano durante la commemorazione avvenuta a Milano nel 2016.  “Il saluto romano fatto da oltre 40 anni nel corso di commemorazioni di defunti e vittime del terrorismo non è reato”, sottolinea. “Per la contestazione della Legge Mancino è necessario che ci sia un’organizzazione che ha tra gli scopi la discriminazione razziale e la violenza razziale.

Non è il caso del presente e del saluto romano che non ha i requisiti della riorganizzazione né di discriminazione.Non è dunque sussumibile nelle due fattispecie ipotizzate”, spiega il penalista.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ristoratrice Lodi, Roidi: “Giornalisti stiano fuori da logiche dei social”

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(Adnkronos) – “Bisogna fare una distinzione netta fra quello che fanno e come si comportano i protagonisti dei social, la Rete, e quanto dipende dai giornalisti: il giornalismo è una professione e io mi auguro che lo sia con sempre maggiore chiarezza e forza, mentre i social sono qualcosa di totalmente abbandonato alla volontà delle persone, senza regole, dove sta avvenendo di tutto”.Posto che c’è “grande babele di strumenti che dicono di fare informazione e in realtà spesso propongono balle”, Roidi esorta la categoria a non farsi contaminare: “Noi giornalisti dobbiamo starne fuori”.

Lo afferma, in una conversazione con l’Adnkronos, Vittorio Roidi, classe 1940, giornalista di lungo corso, già presidente della Federazione nazionale della stampa, segretario dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e autore di numerosi saggi sulla professione giornalistica.  “La storia della ristoratrice, Giovanna Pedretti, che a quanto pare si è uccisa annegandosi, ha coinvolto alcuni giornalisti però sembra che abbia convolto di più i social, e lì manca un’autorità che indaghi e colpisca.Noi giornalisti le regole le abbiamo, gli strumenti li abbiamo, dobbiamo applicarle, usarli, fare i professionisti al meglio”, sottolinea Roidi che nel caso specifico non può entrare: “Sono presidente del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, quindi non entro in casi specifici perché potrebbe anche capitare di dover giudicare un collega coinvolto in quei casi”. Per Roidi però, quanto alla professione giornalistica, “è tutto da rifare, come diceva Gino Bartali.

Bisognerebbe mettere mano alla nostra professione in modo sostanzioso e approfondito.Le regole ci sono, regole precise, l’obbligo al rispetto della verità sostanziale dei fatti è indicato nella legge del 1963, chiunque non controlli una notizia e la pubblichi contravviene già a una regola del giornalismo serio e rischia anche delle sanzioni.

I valori li abbiamo, i principi li abbiamo e abbiamo anche le regole, durante la vita dell’Ordine dei Giornalisti molte norme sono state create, sui migranti, sulla protezione dei minori, sui soggetti deboli.Detto questo l’applicazione delle regole c’è molto meno”. “Una decina di giorni fa – è l’esempio di Roidi – è uscito, misteriosamente, un titolo enorme in cui si diceva che per l’assassinio di Simonetta Cesaroni (uno dei più famosi delitti irrisolti italiani, ndr) il colpevole è un altro, rispetto a chi era stato indagato, e si faceva il nome di questo colpevole.

Un titolo per il quale sono rimasto strabiliato e addolorato, ma come è possibile che una grande testata, che non cito, incorra in un ‘errore?’ così grave, clamoroso”.  “Come presidente del Consiglio di disciplina del Lazio, da giorni mi dico: vedrai che arriverà qualche contestazione di quel titolo.Invece non è arrivato nulla e il consiglio di disciplina non si può muovere di propria iniziativa, ma solo quando gli viene sottoposto un problema, una possibile infrazione”, sottolinea Roidi e aggiunge che “non è successo nulla e questo vuol dire che ci sono errori, anche clamorosi, come la violazione della norma sulla presunzione di innocenza, che non provocano reazioni, e quindi i principi piano piano si sciolgono, diventano sempre più evanescenti”. Le logiche del web, che poi sono quelle della pubblicità, per Roidi stanno aggredendo il giornalismo, il che non vuol cire che il giornalismo abbia capitolato: “Quello dei titoli è sicuramente un punto dolente, in questi ultimi anni sulla rete si usa una tecnica di titolazione per ‘acchiappare’ il lettore che è un qualcosa spesso non professionale: si dice ‘facciamo un titolo google’, che è in realtà una tecnica pubblicitaria; una tecnica che appartiene al mondo della pubblicità, di chi deve fare soldi.

Noi giornalisti non dobbiamo fare soldi, dobbiamo trovare la verità e la dobbiamo ‘dare’ ai cittadini.So benissimo che il giornalismo si basa sul commercio delle notizie ma questo commercio delle notizie ha portato molti colleghi a fare dei titoli molto, troppo spinti in avanti”. “I social, la rete, sono pieni di balle, di titoli che ti attirano e poi scopri leggendo il pezzo che la notizia che ti hanno fatto intravedere non c’è”.

Afferma Roidi e ammonisce che questa pratica “al giornalismo non deve interessare.Il giornalismo deve rispettare le sue regole e non cadere negli errori nei quali i social, la rete cadono tutti i giorni senza che nessuno possa intervenire, anche perché tanti soggetti non sono iscritti all’Ordine dei Giornalisti e quindi non sono sanzionabili dall’Ordine stesso”.  Spesso si punta il dito contro la prassi della disintermediazione praticata dai politici, la ricerca di una comunicazione diretta verso i cittadini, gli elettori, saltando l’intermediazione, che poi è chiarimento, spiegazione, contestualizzazione, da parte dei giornalisti, una prassi che mina il ruolo stesso dei giornalisti, il senso dell’informazione.

Roidi la pensa diversamente: “Piantiamola con questa cosa, la classe politica fa i suoi interessi, che spesso non sono quelli della buona informazione e lo dimostra attaccando sempre i giornalisti, non preoccupandosi del settore, ma noi giornalisti dobbiamo prenderci le nostre responsabilità”.  “Non è vero che l’intermediazione è morta, tutt’altro.Il Covid ad esempio è stato un grandissimo, tragico avvenimento con il quale il giornalismo ha scoperto di esser ancora indispensabile: si brancolava dalle opinioni di un medico a quelle di un altro e il cittadino a chi si rivolgeva?

da chi poteva, e da chi può, aspettarsi una verità?Dai giornalisti!

La società ha sempre più bisogno dei giornalisti perché ci si accorge tutti giorni che altrimenti la verità non viene fuori.Noi però dobbiamo essere capaci e gli ordini dei giornalisti devono controllare”.

Sbotta Roidi che lancia un’ultima frecciata, ai lettori: “I cittadini, i lettori, devono ‘studiare’, oggi maneggiano degli strumenti che offrono dell’apparente informazione in tanti modi, da tante fonti, il cittadino deve sforzarsi di distinguere, un primo passo è capire se sta leggendo, ascoltando qualcuno che è o non è un giornalista.Il lettore moderno di fronte a questa grande babele di strumenti che dicono di fare informazione e in realtà spesso propongono balle, fake news, cose che fanno l’interesse di qualcuno, che servono a fare soldi, che con il giornalismo non hanno nulla a che fare, il lettore moderno deve distinguere e noi giornalisti dobbiamo starne fuori”. (di Giannandrea Carreri) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Kate Middleton operata all’addome, le ipotesi del chirurgo

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(Adnkronos) – Endometriosi, malattie infiammatorie intestinali?Quali sono le patologie che possono portare una donna dell’età di Kate Middleton ad aver bisogno di pianificare un intervento di chirurgia addominale con una degenza “insolitamente lunga” e tempi di ripresa altrettanto estesi?

C’è riserbo in Uk sulla situazione della principessa del Galles.L’unico elemento che sembra essere trapelato finora è che non si tratterebbe di un tumore. “Gli interventi che possono essere eseguiti a livello addominale sono veramente parecchi e molteplici”, premette all’Adnkronos Salute Luigi Boni, professore ordinario di Chirurgia all’università Statale di Milano e direttore della Chirurgia generale e mininvasiva del Policlinico della metropoli. “Ma si riducono significativamente se stringiamo il campo alla patologia non oncologica che potrebbe interessare persone più giovani e richiedere un tempo di degenza previsto così lungo”, aggiunge l’esperto.  “Devo dire la verità, io ho lavorato in Inghilterra – spiega – e quindi conosco molto bene il loro metodo di gestione dei malati.

Non è che per la principessa cambi molto l’approccio.Ed è difficile che i pazienti rimangano effettivamente ricoverati così tanto a lungo, queste tempistiche sono rare.

Dipende certo dagli interventi – puntualizza Boni -.Probabilmente l’ipotesi più accreditata è che sia stata operata per una patologia come l’endometriosi, malattia ginecologica che colpisce tipicamente le donne in età fertile, patologia benigna che può essere lieve, ma anche tanto severa da richiedere interventi complessi che interessano vari organi.

E possono essere effettivamente necessari tempi più lunghi di ricovero rispetto a quelli di altre patologie”.  “Se per un tumore del colon la degenza in Italia può essere in media di 5-6 giorni, e nel Regno Unito di 3 – osserva il chirurgo – l’endometriosi severa può richiedere di intervenire su più organi, oltre che su utero e ovaie.Può interessare gli ureteri, l’intestino, e rendere necessaria una permanenza più ampia in ospedale.

Un percorso senza complicanze difficilmente richiede 2 settimane, ma per essere tranquilli magari fino a 10 giorni sì.Dipende anche da quello che si deve fare durante un intervento.

In certi casi serve fare magari una pulizia molto importante in più sedi, o togliere anche un segmento di intestino, o utero e annessi”.E “anche i tempi di recupero sono direttamente proporzionali all’entità dell’intervento”.

Per Kate si parla di ripresa delle attività pubbliche dopo Pasqua.L’altra possibilità che di solito è in linea con queste caratteristiche, indica Boni, “è una malattia infiammatoria intestinale, come il morbo di Crohn o la rettocolite ulcerosa”.  “Va detto – evidenzia Boni – che queste sono malattie croniche per le quali di solito si fanno dei trattamenti prima medici, anche per molto tempo.

E poi dopo, se non si risponde più alla terapia medica, si passa alla chirurgia.Quindi sono condizioni di cui il paziente di solito sa di essere affetto da molti anni ed è un po’ strano che vengano fuori poi improvvisamente con l’intervento chirurgico, che è un passaggio quasi mai immediato.

In ogni caso sono patologie benigne anche queste – sottolinea – e se si deve fare un intervento chirurgico difficilmente richiede degenze così lunghe, ma dipende anche in questo caso, ovviamente”. Nelle ore successive all’annuncio di Buckingham Palace, le analisi si sono focalizzate su diversi aspetti nel tentativo di inquadrare la situazione di Kate.C’è chi si è interrogato sulla magrezza della principessa del Galles, se potesse essere correlata con qualche patologia in particolare.

Difficile dire, riflette Boni, precisando che in ogni caso “queste sono tutte supposizioni.La magrezza può essere abbastanza tipica di malattie intestinali a cui spesso si associano anche malnutrizione o malassorbimento.

Ma anche le donne affette da endometriosi spesso sono donne magre, perché quando la malattia va a interessare l’apparato intestinale comporta poi dei dolori importanti.Quindi c’è la tendenza ad alimentarsi meno”. “Anche l’endometriosi – analizza ancora lo specialista – è una patologia che viene trattata spesso con terapia medica e la terapia medica è il trattamento estroprogestinico, quindi la pillola presa in maniera continuativa.

Ed è anche vero che uno dei momenti in cui l’endometriosi si acquieta è durante la gravidanza perché il quadro ormonale viene mantenuto stabile”.Altro elemento: “A noi chirurghi – riporta Boni – capita di operare queste pazienti e quando arrivano all’intervento chirurgico sono sempre casi insidiosi, perché sono quadri più gravi che richiedono trattamenti non semplici.

Ma la diagnosi di solito avviene prima, non raramente all’inizio del ciclo mestruale, anche se la patologia può essere scoperta un po’ tardivamente perché i disturbi vanno da un ciclo molto doloroso a irregolare, e altri sintomi.Non è infrequente che i pazienti passino da uno specialista all’altro pensando di avere altre malattie.

Oggi c’è più consapevolezza, in Gb e anche in Italia, ma a volte non è semplicissima la diagnosi”. Ricordando quel poco che si sa della storia clinica di Kate, poi, i media inglesi hanno citato, oltre alle gravidanze, la volta in cui fu ricoverata per una forte nausea gravidica. “Difficile però leggere questo elemento come un indizio.Sì e no, in medicina niente è mai bianco o nero – ragiona Boni – Se è vero che per esempio l’endometriosi in quanto tale durante la gravidanza si acquieta, è anche vero che quando il focolaio di endometriosi smette di sanguinare poi forma una cicatrice.

Questa cicatrice si può formare anche per esempio nell’intestino.E capita che fra i disturbi che lamentano queste pazienti ci siano anche nausee”. Quanto alla principessa Kate, nei prossimi giorni potrebbero arrivare nuovi aggiornamenti, è stato spiegato.

E ci si interroga anche su quale sarà la linea: dire o non dire di più sulla sua condizione? “Tutto sommato, se dovesse trattarsi di una patologia benigna – conclude Boni – dire cos’è sarebbe un modo per aumentare l’awareness, come si dice in Gb”: la consapevolezza “su quella particolare malattia e sensibilizzare le persone”.   —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Auto elettriche ferme a Chicago, l’esperto del PoliMi: “Incuria e freddo possibili cause”

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(Adnkronos) – Sul dossier auto elettriche, tra cui le Tesla, abbandonate a Chicago possono essere intervenuti “diversi i fattori, come il freddo o l’incuria da parte del proprietario” che ha lasciato il veicolo alla colonnina di ricarica a Chicago, perché le batterie non si ricaricavano.Conversando con l’Adnkronos, il professore Davide Tarsitano, docente di Veicoli ibridi ed elettrici del Politecnico di Milano, ha spiegato che innanzitutto “si sa che il freddo estremo – che si registrava in quelle ore a Chicago – influisce anche sulla componentistica, anche la più stupida” ma “non è chiaro dove sia il problema e non sono neanche sicuro che sia dell’automobile”. “Il problema potrebbe avere riguardato anche le stesse colonnine di ricarica perché le temperature a meno 15 gradi possono provocare problemi, se non sono state progettate opportunamente” ha osservato. “Inoltre la componentistica come cavo o connettore, se viene intaccata dal ghiaccio ha problemi.

Se si forma ghiaccio dentro il connettore dell’automobile – che rimane appeso alla colonnina – non si scioglie e genera problemi” ha sottolineato Tarsitano.
 Sono stati quindi “più fattori insieme” ad avere prodotto il crollo delle batterie della auto elettriche a Chicago.Il freddo, ha osservato inoltre l’esperto del PoliMi, “mette anche in difficoltà le batterie e le tempistiche di ricarica si allungano perché la batteria è meno recettiva all’energia in fase di ricarica.

Infatti tanti problemi a Chicago sono stati provocati da questo aspetto che, a ricaduta, ha fatto allungare le code di auto alle colonnine di ricarica”. “Così chi è arrivato alla colonnina con il 2-3-5% di batteria ha finito con il consumarla tutta nell’attesa di potersi collegare e la macchina poi è rimasta bloccata” aggiunge inoltre Tarsitano spiegando anche che “se con le auto Tesla si punta il navigatore su un ‘supercharge’, l’automobile da sola cerca di fare arrivare la macchina ‘supercharge’ con la batteria nella condizione migliore per essere ricaricata velocemente.Ed è quello che è successo a Chicago”.  “In questa fase la macchina sollecita la pompa di calore alla potenza massima per scaldarla e arrivare al ‘supercharge’ con la batteria a 10-15 gradi in modo che possa essere ricaricata velocemente.

Così però consumo tanta energia e se l’utente trova la coda alla colonnina la batteria ‘muore'”.Un altro aspetto è anche legato alla capacità dell’utente di valutare bene la ricarica di cui dispone in quel momento la sua auto. “Se parto dall’aeroporto con la batteria al 5-8%, allora è incuria mia e se punto al ‘supercharge’ la macchina non fa partire il riscaldamento e arrivo al ‘supercharge’ con la batteria fredda, ergo la ricarica è molto lenta e si creano le code”.

E poi, ha indicato l’ingegnere, “non sempre gli utenti che comprano auto elettriche o ibride sanno usare la tecnologia” e anche questo aspetto “può avere generato i problemi con le Tesla”, a Chicago.Ad esempio, ha continuato l’ingegnere del PoliMi, “molti automobilisti rimasti con le batterie dell’auto a terra sembra arrivassero dall’aeroporto e quindi la macchina potrebbe essere rimasta parcheggiata per molto tempo.

E soprattutto per la Tesla la perdita di ricarica non è dovuta alla batteria ma al fatto che l’auto può rimanere a lungo ferma ma con le funzionalità attive.E quindi queste funzionalità consumano energia”, un aspetto che “l’utente non sempre valuta”.  Tarsitano ha evidenzia ancora che “le automobili ormai tendono a non essere mai spente e Tesla ancora di più perché l’utente si può collegare dal suo telefonino e controllare lo stato del veicolo o guardare le telecamere dal telefonino, questo costringe l’automobile a rimanere sempre pronta per la connessione con il telefonino e, in qualche modo ha un consumo di energia”. “In più Tesla ha la cosidetta modalità ‘sentinella’ e l’automobile rimane sempre accesa così, e in caso di contatto o movimento attorno all’automobile, registra con le proprie telecamere i movimenti attorno al veicolo”. “Questo vuol dire che tutti i sistemi di bordo restano accesi.

E’ una modalità che sceglie l’utente di lasciare accesa.E’ una funzionalità che consuma tanta energia, parliamo di 5-7% di consumo al giorno.

Se si è lasciata la macchina parcheggiata con tutte le funzionalità accese, al rientro la batteria è abbastanza giù e se non si trova subito un punto di ricarica disponibile, se ci si deve mettere in coda, allora la batteria ‘muore'” ha detto inoltre il professore che ritiene quindi che “l’utente possa anche avere sottovalutato gli aspetti tecnici legati all’automobile, possa avere sottovalutato i problemi legati alla tecnologia della sua auto”. (di Andreana d’Aquino)
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Piano pandemico 2024, vaccini al centro come arma di prevenzione

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(Adnkronos) – L’Italia si appresta a dotarsi di un nuovo Piano pandemico 2024-2028 allargato a tutti i patogeni respiratori, non solo Covid.Il documento, estremamente importante visto quanto accaduto tra il 2020 e il 2022, è alle battute finali e sarà mandato in Conferenza Stato-Regioni.

Al centro c’è l’arma di prevenzione che ci ha permesso di uscire dall’emergenza Covid-19: il vaccino.  Il piano – secondo quanto apprende l’Adnkronos Salute che aveva annunciato la definizione del documento già a fine novembre dello scorso anno – è stato scritto seguendo le indicazioni pubblicate dall’Oms nel 2023 con il documento ‘Preparedness and Resilience for Emerging Threats Module 1: Planning for respiratory pathogen pandemics Version 1.0’. Il piano è un’evoluzione di quello precedente e prevede misure molto concrete e chiare: il potenziamento dei dipartimenti di prevenzione, ad esempio.Ma anche l’ampliamento della rete dei laboratori di microbiologia e virologia, il potenziamento della ricerca, soprattutto nei suoi aspetti traslazionali.

E’ chiaro che si prevede una dotazione di organico per i dipartimenti di prevenzione.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Ferie non godute da pagare anche in caso di dimissioni”, la sentenza della Corte Ue

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(Adnkronos) – Lo Stato italiano non può ‘fare cassa’ a spese del diritto del lavoratore di ricevere un’indennità finanziaria per i giorni di ferie non goduti, se ci si dimette e non riesce a usufruirne.Lo stabilisce la Corte di Giustizia dell’Ue, in una sentenza che riguarda il caso di un dipendente del Comune di Copertino nel leccese, che nel 2016 ha dato le dimissioni per andare in prepensionamento, chiedendo che gli venissero pagati i 79 giorni di ferie retribuite non goduti nel corso del rapporto di lavoro.

Il Comune si è rifiutato, invocando una norma della legislazione italiana, secondo la quale il dipendente pubblico non ha diritto in nessun caso a ricevere un’indennità finanziaria al posto delle ferie non godute, al momento della cessazione del rapporto di lavoro.  Il giudice italiano che si è occupato del contenzioso dubita che questa norma sia in linea con la direttiva Ue sull’orario di lavoro, secondo la quale un lavoratore che non abbia potuto fruire di tutte le ferie annuali prima della cessazione del rapporto di lavoro ha diritto ad una compensazione finanziaria per i giorni non goduti.La Corte, cui il giudice nazionale si è rivolto, conferma, nella sentenza di oggi, che il diritto Ue è contrario ad una norma nazionale che, come quella italiana, vieta di versare al lavoratore un’indennità finanziaria per i giorni di ferie non goduti, qualora si dimetta.

I giudici sottolineano, inoltre, che il diritto dei lavoratori alle ferie annuali retribuite, compresa l’eventuale monetizzazione, non può dipendere da considerazioni puramente economiche, come l’esigenza di contenere la spesa pubblica.  Solo nel caso in cui il lavoratore abbia deciso deliberatamente di astenersi dalle ferie, nonostante che il datore di lavoro lo abbia invitato a riposarsi, informandolo del rischio di perdere quei giorni, il diritto Ue non osta alla perdita del diritto.Se il datore di lavoro, dunque, non è in grado di dimostrare di avere esercitato “tutta la diligenza necessaria” affinché il lavoratore andasse in ferie, si deve ritenere che la mancata corresponsione dell’indennità violi sia la direttiva sull’orario di lavoro che la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Colloquio di lavoro, dallo sguardo alle domande: tutte le ‘dritte’ per farsi assumere

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(Adnkronos) – Dopo un buon cv il colloquio di lavoro è il momento fondamentale per ‘conquistare’ una nuova occupazione.Ma cosa dire e cosa non dire e come comportarsi nel corso dell’appuntamento con l’interlocutore che dovrà valutare se siamo idonei per il nuovo lavoro?

Lo spiega ad Adnkronos/Labitalia Irene Bertucci, giornalista ed esperta in comunicazione strategica e comunicazione neurolinguistica.  “Lo sguardo attento ma non fisso, le mani in vista sul tavolo, i palmi esposti mentre si parla -sottolinea- servono a comunicare onestà.La prima impressione in un colloquio di lavoro è determinante.

Per non apparire agitati non bisogna muoversi sulla sedia, i piedi ben piantati in terra, la schiena dritta e la postura leggermente spostata in avanti.La voce deve essere cadenzata, il volume non troppo basso perché trasmetterebbe insicurezza.

Attenzione a fare delle pause, il parlare a macchinetta renderebbe l’idea di una persona poco riflessiva o prevaricatrice.No a toccarsi il viso, a giocherellare con gli oggetti sul tavolo, si apparirebbe nervosi”, raccomanda.  Bertucci ricorda che “le Generazioni Z, i nativi digitali, nati tra il 1997 e il 2012, si affacciano al mondo del lavoro, mentre la Generazione X, i nati tra il 1965 e il 1980, sono nella fase di cambiamento della carriera.

Il colloquio di lavoro è il passaggio obbligato per tutti.Non è una prova facile, in un mondo in cui le aziende richiedono nuovamente la presenza in ufficio, mentre i giovani lavoratori pretendono la flessibilità, lo smartworking, gli scatti di carriera facili”, ricorda Bertucci.  Ma quindi quali sono le regole e gli errori da non fare? “I selezionatori – spiega Bertucci – hanno uno schema preciso e alcune domande tornano in ogni colloquio: ‘Mi parli di lei’ sembra una domanda ingenua, invece è un trabocchetto.

Se ci si mette a parlare di noi in modo generale, senza contestualizzare rispetto al lavoro per cui si fa richiesta, si è bocciati subito, perché le aziende richiedono persone concentrate sull’organizzazione”, rivela l’esperta.  Ma non è tutto, come spiega Bertucci. “‘Cosa sa di noi?’ è un altro momento importante – spiega – in cui il selezionatore vuole capire la motivazione del candidato o se invece sta cercando un lavoro qualunque.Bisogna andare al colloquio preparatissimi sulla storia, i valori, i prodotti, i messaggi, le sfide e i dati pubblici dell’azienda”.  “‘Perché ti sei candidato per questo lavoro?’ L’errore di molti – continua Bertucci – è rispondere spiegando i motivi per cui non si trovavano bene nel posto precedente o dire che preferirebbero un’azienda più vicino a casa.

Gossip e ricerca della comodità non sono ben viste in fase di assunzione.Sarebbe meglio spiegare quali sono i punti di forza che si potranno mettere a disposizione oppure chiarire che gli studi e le aspirazioni sono da sempre in linea con quella posizione”, sottolinea l’esperta. E non mancano altre possibili domande ‘a rischio’. “‘Qual è una sua debolezza?’. È importante – spiega Bertucci – evitare di dire di non averne, di non averci mai pensato o di preferire di non parlare di aspetti personali.

Bisogna trovare un qualche difetto che non comprometta il lavoro.No quindi a ‘sono pigro’, ‘non riesco ad organizzarmi’, ‘non so lavorare in gruppo’, ‘preferisco fare le cose da solo’.

Il segreto in ogni risposta è mostrare la volontà di rappresentare una risorsa per l’azienda”, sottolinea. “Se il selezionatore – continua ancora Bertucci – pensa che si è concentrati solo sullo stipendio, i benefit e lo smartworking, vi scarterà.Mentre si parla è importante mantenere una lieve intenzione di sorriso, che ci mostra rilassati e a nostro agio.

Una volta terminato il colloquio, non si rimane in attesa. È sempre bene mandare una nota di ringraziamento a chi ha effettuato la selezione.La nota mostra cortesia e profondo interesse per il posto di lavoro”, conclude l’esperta.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Camilla: “Carlo sta bene, non vede l’ora di tornare al lavoro”

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(Adnkronos) –
Re Carlo ”sta bene” e ”non vede l’ora di tornare al lavoro” dopo la sospensione degli impegni per l’intervento alla prostata al quale si sottoporrà la prossima settimana.Lo ha detto la regina Camilla rispondendo a una domanda sulla salute del re mentre visitava l’Aberdeen Art Gallery.

Buckingham Palace ha annunciato il rinvio degli impegni di re Carlo, 75 anni, spiegando che dopo l’intervento chirurgico avrà bisogno di “un breve periodo di recupero”. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Precedenti: Juve Stabia-Giugliano sono sei in campionato

Nel campionato 1974/1975 il primo incontro in campionato tra i gialloblù stabiesi e quelli giuglianesi, tigrotti mai vittoriosi a Castellammare 

I precedenti tra Juve Stabia e Giugliano sono sei in gare di campionato disputati in casa dei gialloblù di Castellammare: cinque sono le vittorie delle vespe un pari e nessuna vittoria per i tigrotti.

Questi i dettagli dei sei precedenti:

– 1974 / 1975 – Campionato Nazionale Serie D girone G

3° giornata di ritorno: JUVE STABIA – GIUGLIANO 2 – 0 doppietta di Giovanni FUMAROLA.

– 1977 / 1978 – Campionato Nazionale Serie D girone G

2° giornata di ritorno: JUVE STABIA – GIUGLIANO 3 – 1 doppietta di Alessandro GIBELLINI (JS) e Alberto MEDEOT (JS); (la gara si disputò al campo Sant’Anna di Battipaglia per squalifica del campo San Marco di Castellammare).

– 1983 / 1984 – Campionato Nazionale di Interregionale girone H

15 giornata di ritorno: JUVE STABIA – GIUGLIANO 2 – 1 autorete (JS) e Luigi IOVINE (JS).

– 2000 / 2001 – Campionato Nazionale di Serie C2 girone ‘ C ‘

22 aprile 2001 – 14° giornata di ritorno: JUVE STABIA – GIUGLIANO 0 – 0.

– 2004 / 2005 – Campionato Nazionale di Serie C2 girone ‘ C ‘

3 ottobre 2004 – 4° giornata d’andata: JUVE STABIA – GIUGLIANO 3 – 2 (arbitro Emanuel Marco Fiori di Perugia) Salvatore SIBILLI (JS), Migliaccio (G), Luigi CASTALDO (JS), Salvatore SIBILLI (JS) e Del Grande (G).

– 2022 / 2023 – Campionato Nazionale di Serie C girone C

12 marzo 2023 – 12° giornata di ritorno: JUVE STABIA – GIUGLIANO 2 – 1 (arbitro Valerio Vogliacco di Bari) doppietta di Luca PANDOLFI (JS) e Rizzo (G) su calcio di rigore.

I precedenti a Giugliano

Nuova scoperta su Marte, c’è ghiaccio d’acqua all’Equatore

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(Adnkronos) – Scoperte all’Equatore di Marte grandi quantità di ghiaccio d’acqua, una enorme quantità di acqua ghiacciata che si allunga per chilometri sotto la superficie del pianeta Rosso, ed è la più grande quantità di acqua mai scoperta a questa latitudine dopo quelle osservate ai Poli.L’acqua probabilmente scorreva in un’era climatica ben diversa da oggi.

La scoperta è arrivata grazie alla sonda europea Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea che, lanciata nello spazio nel 2003 per studiare Marte, ha rivisitato una delle caratteristiche più misteriose del pianeta per chiarirne la composizione.E le scoperte a cui è arrivata Mar Express suggeriscono che strati di ghiaccio d’acqua si estendono diversi chilometri sotto la superficie di Marte.  E’ “la maggior quantità d’acqua mai trovata in questa parte del pianeta” ha annunciato oggi l’Esa.

Oltre 15 anni fa, Mars Express ha studiato la Formazione Medusae Fossae (MFF), rivelando enormi depositi fino a 2,5 chilometri di profondità.Da queste prime osservazioni non era chiaro di cosa fossero costituiti i depositi, ma una nuova ricerca ora ha una risposta. “Abbiamo esplorato nuovamente la formazione MFF utilizzando dati più recenti provenienti dal radar Marsis di Mars Express (un radar per il sondaggio sotterraneo e ionosferico ndr.) ed abbiamo scoperto che i depositi sono ancora più spessi di quanto pensassimo: fino a 3,7 chilometri di spessore” annuncia Thomas Watters dello Smithsonian Institution, negli Usa, e autore principale sia della nuova ricerca che dello studio iniziale del 2007.  Una scoperta che parla anche un po’ italiano visto che lo strumento radar Marsis è stato realizzato da Thales Alenia Space (una joint venture fra Thales e Leonardo) e che nascono nello stabilimento di Leonardo a Campi Bisenzio, vicino Firenze, i sensori d’assetto stellari che hanno guidato il satellite verso Marte e che contribuiscono a mantenerne il corretto orientamento.

Thomas Watters sottolinea che “la cosa interessante è che i segnali radar corrispondono a ciò che ci aspetteremmo di vedere dal ghiaccio stratificato e sono simili ai segnali che vediamo dalle calotte polari di Marte, che sappiamo essere molto ricche di ghiaccio”.Secondo gli scienziati se sciolto, il ghiaccio racchiuso nella Formazione Medusae Fossae (MFF) coprirebbe l’intero pianeta con uno strato d’acqua profondo da 1,5 a 2,7 metri: la maggior quantità d’acqua mai trovata in questa parte di Marte, e sufficiente a riempire il Mar Rosso terrestre.  L’Esa spiega che il MFF è costituito da diverse strutture scolpite dal vento che misurano centinaia di chilometri di larghezza e diversi chilometri di altezza.

Trovato al confine tra gli altopiani e le pianure di Marte, le strutture sono forse la più grande fonte di polvere su Marte e uno dei depositi più estesi del pianeta.Le prime osservazioni di Mars Express hanno mostrato che il MFF è relativamente trasparente ai radar e ha una bassa densità, entrambe caratteristiche che gli studiosi vedrebbero nei depositi ghiacciati.

Tuttavia, gli scienziati non hanno potuto escludere una possibilità più secca, e cioè che le strutture siano in realtà giganteschi accumuli di polvere portata dal vento, cenere vulcanica o sedimenti. “Ecco dove entrano in gioco i nuovi dati radar” scandisce il coautore dello studio, l’italiano Andrea Cicchetti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. “Data la sua profondità, se il MFF fosse semplicemente un gigantesco mucchio di polvere, ci aspetteremmo che si compattasse sotto il suo stesso peso.Ciò creerebbe qualcosa di molto più denso di quello che effettivamente vediamo con Marsis.

E quando abbiamo modellato il comportamento dei diversi materiali privi di ghiaccio, nulla riproduceva le proprietà del MFF: abbiamo bisogno del ghiaccio” per riprodurle.Dunque i nuovi risultati suggeriscono invece strati di polvere e ghiaccio, il tutto sormontato da uno strato protettivo di polvere secca o cenere spessa diverse centinaia di metri. Sebbene Marte ora sembri un mondo arido, la superficie del pianeta è piena di segni che un tempo l’acqua era abbondante, inclusi canali fluviali prosciugati, antichi fondali oceanici e lacustri e valli scavate dall’acqua.

Gli scienziati hanno anche trovato notevoli riserve di ghiaccio d’acqua su Marte, come le enormi calotte polari, i ghiacciai sepolti più vicini all’equatore e il ghiaccio vicino alla superficie intrecciato nel suolo marziano.Enormi riserve di ghiaccio vicino all’equatore – come quelle che si sospetta si annidino sotto la superficie secca del MFF – non avrebbero potuto formarsi nel clima attuale del pianeta.

Devono essersi formati in un’epoca climatica precedente. “Quest’ultima analisi mette alla prova la nostra comprensione della formazione Medusae Fossae e solleva tante domande quante risposte” afferma Colin Wilson, scienziato del progetto Esa per Mars Express e l’Esa ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO). “Quanto tempo fa si sono formati questi depositi di ghiaccio, e com’era Marte a quel tempo?Se confermati che si tratta di ghiaccio d’acqua, questi enormi depositi – osserva Wilson – cambierebbero la nostra comprensione della storia del clima di Marte.

Qualsiasi serbatoio di acqua antica sarebbe un obiettivo affascinante per l’esplorazione umana o robotica”. L’estensione e la posizione di questi depositi ghiacciati del QFP li renderebbero potenzialmente molto preziosi per la futura esplorazione di Marte.Le missioni su Marte dovranno atterrare vicino all’equatore del pianeta, lontano dalle calotte polari ricche di ghiaccio o dai ghiacciai ad alta latitudine.

E le missioni avranno bisogno dell’acqua come risorsa, quindi trovare il ghiaccio in questa regione è quasi una necessità per le missioni umane sul pianeta. “Purtroppo questi depositi del MFF sono coperti da centinaia di metri di polvere, il che li rende inaccessibili almeno per i prossimi decenni.Tuttavia, ogni pezzetto di ghiaccio che troviamo ci aiuta a costruire un quadro migliore di dove scorreva l’acqua su Marte in passato e di dove può essere trovata oggi” sottolinea ancora Colin Wilson. Mentre Mars Express mappa il ghiaccio d’acqua fino a una profondità di pochi chilometri, l’osservazione dell’acqua vicino alla superficie è fornita invece dall’orbiter su Marte TGO.

Questo modulo orbitante trasporta lo strumento Frend che sta mappando l’idrogeno – un indicatore del ghiaccio d’acqua – a poca profondità, ad un metro nel suolo marziano.Frend ha individuato un’area ricca di idrogeno delle dimensioni dei Paesi Bassi all’interno della Valles Marineris di Marte, nel 2021, e sta attualmente mappando il modo in cui i depositi di acque poco profonde sono distribuiti sul Pianeta Rosso. “Insieme, i nostri strumenti che esplorano Marte stanno rivelando sempre più informazioni sul nostro vicino planetario” assicura infine Colin. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

‘Caos’ auto elettriche con freddo estremo: ecco perché

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(Adnkronos) – Il freddo estremo che si registra in questi giorni soprattutto negli Stati Uniti mette in difficoltà le auto elettriche e in particolare le Tesla come è successo a Chicago dove le temperature sono crollate a -18°C, segnando l’ondata di freddo più fredda dal 1996.Secondo i test condotti dalla rivista Usa ‘Consumer Reports’ pubblicata dall’associazione Consumers Union l’autonomia delle auto elettriche scende di circa il 25% in autostrada, in media, quando le temperature scendono sotto zero. 
Le ragioni principali del calo dell’autonomia di guida, ovvero della distanza che l’auto può percorrere prima di ricaricarsi, rileva l’associazione, sono due: la batteria e il conducente. “Sia gli esseri umani che le batterie dei veicoli elettrici funzionano al meglio in un intervallo di temperatura simile, che si aggira tra i 60 e i 70 gradi Fahrenheit (tra 15 e 21°c”, spiega Andy Garberson, responsabile marketing della società di ricerca sulle batterie per veicoli elettrici Recurrent, secondo quanto riferisce la ‘Cnn’.

Le batterie funzionano attraverso reazioni chimiche con elettroni e ioni che si spostano da un lato all’altro della batteria.Quando fa troppo freddo, tutti i tipi di reazioni chimiche rallentano, comprese quelle che avvengono nella batteria.

Ciò significa che l’autonomia di guida si riduce. Ma anche gli esseri umani non funzionano bene al freddo.Quando guidiamo in una giornata fredda, osserva Garberson, “dobbiamo alzare il riscaldamento.

Questo è un fattore di riduzione dell’autonomia dei veicoli elettrici molto più importante dell’effetto della temperatura sulla batteria stessa”.In un’auto a benzina, rileva, l’accensione del riscaldamento non influisce affatto sul consumo di carburante.

Infatti, quando l’auto brucia benzina per guidare, una parte maggiore dell’energia viene trasformata in calore disperso piuttosto che in movimento.Indirizzare un po’ di questo calore in più nell’abitacolo per tenere al caldo gli occupanti non è affatto un problema.

I motori elettrici e le batterie, invece, producono pochissimo calore di scarto.Questo è uno dei motivi per cui sono così efficienti, dato che quasi tutta l’energia delle batterie viene utilizzata per la guida.

Ma quando l’abitacolo deve essere riscaldato, l’energia utilizzata per farlo viene sottratta ai chilometri percorribili.Ciò significa che l’autonomia di guida può ridursi notevolmente. Dai test di Consumer Reports emerge anche che la distanza del viaggio può rappresentare un problema: quelli brevi peggiorano notevolmente la situazione.

Ogni volta che il veicolo si ferma serve riscaldare maggiormente l’abitacolo, consumando più energia.Fortunatamente, la maggior parte dei modelli di veicoli elettrici più recenti è dotata di sistemi di riscaldamento a pompa di calore molto efficienti che aiutano a minimizzare l’impatto. “Ma anche questi sistemi hanno i loro limiti e non funzionano bene quando le temperature scendono al di sotto di circa 14 gradi Fahrenheit (-10°c), spiega Garberson. 
I tempi di ricarica dei veicoli elettrici, poi, come è successo per le Tesla a Chicago, sono più lunghi quando la temperatura è fredda.

Alcuni veicoli elettrici rallentano notevolmente la loro ricarica rapida massima in condizioni di freddo intenso per evitare danni alla batteria.Fortunatamente, la maggior parte dei veicoli elettrici più recenti sono dotati di sofisticati sistemi di gestione della temperatura che lavorano per mantenere la batteria vicina alla sua temperatura ideale, osserva Garberson. “Se il clima è freddo, si attiverà la gestione termica per riscaldare la batteria”, spiega Garberson. “L’obiettivo è che, quando si arriva alla stazione di ricarica, la batteria sia sufficientemente calda da non avere ripercussioni legate alla temperatura esterna”. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Daniele Mignanelli: Velocità e qualità al servizio della Juve Stabia! Sotto La Lente

Daniele Mignanelli è arrivato alla Juve Stabia ad agosto 2022 ed è alla sua seconda stagione in maglia gialloblè.

Daniele Mignanelli è il protagonista assoluto del derby Avellino – Juve Stabia, autore della doppietta del pareggio delle Vespe al 93esimo nell’ultimo turno di campionato.Il difensore è legato da un contratto biennale alla società stabiese.

Nato a Cantù il 10 maggio 1993, ha iniziato a giocare a calcio come mezzala per poi trasformarsi in terzino sinistro soprattutto nell’esperienza di Lecco.Molto ben strutturato fisicamente ha una buona visione di gioco e un’ottima tecnica individuale.

Molto propositivo anche nel gioco di spinta sulla fascia sinistra anche perché è bravo nel dribbling e nel saltare l’uomo.

La carriera di Mignanelli

Nel suo curriculum calcistico, prima di raggiungere la piazza stabiese, ha collezionato 241 presenze tra i professionisti, divise tra serie C e serie B, mettendo a segno 7 gol e fornendo 13 assist con le maglie di Pro Patria, Reggiana, Pescara, Ascoli, Viterbese, Carrarese, Modena e Avellino.Cresciuto nei settori giovanili di Como, Legnano e Novara, firma il primo contratto da professionista a Lecco, rendendosi protagonista di un ottimo campionato.

Passa poi alla Reggiana, con cui firma un contratto biennale prima di essere ceduto al Pescara.A gennaio 2016 torna alla Reggiana, in prestito con diritto di riscatto.

Nell’agosto del 2016 viene ceduto all’Ascoli, con cui firma un triennale.Con l’Ascoli sigla la prima rete in Serie B il 18 febbraio 2017, nel pareggio contro il Vicenza.

Nel novembre del 2016, durante la partita persa contro il Carpi, riporta la frattura del malleolo mediale della gamba sinistra, subendo un stop forzato di tre mesi.Dopo un passaggio con la Viterbese e con la Carrarese, a luglio 2020 viene acquistato dal Modena.

Il 16 luglio 2021, va all’Avellino con cui firma un biennale.Ma dopo solo un anno fa il suo passaggio alla Juve Stabia.

La scorsa stagione ha totalizzato 28 presenze, 2 goal e 4 assist con 2366’ di gioco.Ha vissuto il cambio tecnico da Mister Colucci, con cui aveva instaurato un buon rapporto, a Pochesci ed infine a Mister Novellino.  In questo campionato ha totalizzato 18 presenze, 2 assist, 3 goal di cui 1 contro la Turris e 2 nel derby Avellino Juve Stabia e 1554’ di gioco.

Mignanelli: Curiosità

Sorprendente la sua voglia di fare, di correre e di reagire agli avversari, non solo difende il suo reparto di competenza, ma appare evidente che abbia il vizio di voler aiutare la linea difensiva a perforare le reti.

Mignanelli ha messo in luce le proprie qualità tecniche non comuni per un difensore.Bravo sia in fase di non possesso, sia in fase di spinta e propulsione per sostenere centrocampo e attacco.

Dal corpo quasi interamente tatuato, risulta ancora uno degli elementi più interessanti della Juve Stabia.Gli piace cambiare le scarpette da gioco, forse perché le consuma macinando chilometri in campo.

Dalle fuxsia  è passato alle verde acqua, decisive nel derby campano dei lupi contro le vespe.Circondato dall’amore della sua compagna e di suo figlio, a cui ha dedicato gli ultimi due goal, Daniele è una delle rocce portanti delle vespe.

Nella speranza che nulla fermi la sua caparbietà, pur commettendo qualche errore di percorso, la nostra redazione gli augura ancora tanti podi!

Bill Gates a Palazzo Chigi, incontro di un’ora con Giorgia Meloni

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(Adnkronos) –
Incontro oggi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Bill Gates.Il fondatore di Microsoft è arrivato a Palazzo Chigi per un colloquio durato circa un’ora.

A una parte del confronto sull’intelligenza artificiale ha preso parte anche padre Paolo Benanti, presidente della commissione AI per il Dipartimento informazione ed editoria, nonché membro italiano del Comitato sull’intelligenza artificiale delle Nazioni Unite. “Io ho partecipato solo a un piccolo pezzo” dell’incontro “in cui si parlava chiaramente delle sfide che pone l’intelligenza artificiale.Abbiamo qualcuno che ha fatto la storia di questo settore, e abbiamo la presidente del Consiglio dei ministri che ha espresso tutta una serie di cose che abbiamo già sentito espresse nel discorso che ha fatto all’Onu o in altri discorsi. È interessante che si aprono spazi di dialogo”, dice padre Paolo Benanti. “Bill Gates da tecnologo ha soprattutto sottolineato i grandi vantaggi di ottimizzazione di alcuni processi che possono arrivare.

Per quanto riguarda i rischi lui dice che l’importante è che siano le mani giuste, approcci differenti”, aggiunge.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Kate Middleton, seconda notte in ospedale dopo l’intervento: il bollettino

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(Adnkronos) –
Kate Middleton ha trascorso la seconda notte in ospedale, dopo l’intervento chirurgico addominale a cui è stata sottoposta, mentre William, i suoi genitori e i suoi fratelli hanno cancellato i loro impegni per starle al fianco e prendersi cura dei figli George, Charlotte e Louis.Sembra che le condizioni della principessa del Galles siano “buone”, dopo l’operazione presso la London Clinic di Marylebone, scrive il Daily Mail. Si prevede che Kate non tornerà agli eventi pubblici fino a dopo Pasqua e che suo marito sarà al fianco della moglie e dei figli fino ad allora.

Anche i tour reali che William e Kate avevano in agenda per i prossimi mesi non si svolgeranno più e dovrebbe, quindi, saltare anche la visita che era programmata in Italia per marzo.  I genitori di Kate, Carole e Michael Middleton, e i fratelli Pippa Matthews e James Middleton si stanno già organizzando per aiutare la figlia durante la sua convalescenza, fra 10-14 giorni, nella casa di Windsor, vicino alla quale abitano.La ragione per la quale Kate Kate è stata operata non è stata rivelata, anche se Kensington Palace ha escluso legami con il cancro.

Anche re Carlo III sarà ricoverato in ospedale la prossima settimana, per una “procedura correttiva” per un ingrossamento della prostata. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Milano, 32enne ucciso a coltellate: arrestato il coinquilino

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(Adnkronos) – Un 32enne marocchino è stato ucciso a coltellate questa mattina, 18 gennaio, a Rozzano, nel Milanese.Per l’omicidio è stato arrestato il coinquilino 48enne, che lo avrebbe probabilmente aggredito per un debito non saldato. Il 32enne, ferito con due colpi alla schiena, è stato trovato in via Pavese intorno alle 10.30 dal 118.

Trasportato all’ospedale Humanitas, è morto un’ora più tardi.Sul posto c’era anche l’aggressore, un connazionale 48enne con cui la vittima condivideva l’alloggio.

L’uomo è stato arrestato per omicidio dai carabinieri della compagnia di Corsico. L’arma del delitto – fa sapere una nota dell’Arma – è verosimilmente un coltello che è stato recuperato presso un’officina meccanica di Fizzonasco (Mi), dove il 48enne avrebbe avuto una lite con la vittima per cause in corso di accertamento, riconducibili probabilmente a un debito non onorato.Sono in corso ulteriori accertamenti dei carabinieri e i rilievi per ricostruire quanto accaduto. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Supercoppa italiana, Sarri: “Lazio ha poche chance contro Inter”

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(Adnkronos) – La Lazio ha poche chance di battere l’Inter nella semifinale di Supercoppa italiana in programma domani a Riad.Ne è convinto, almeno a parole, Maurizio Sarri.

L’allenatore biancoceleste tiene un basso profilo alla vigilia della sfida con i nerazzurri.  “La formula della Supercoppa?Se bastasse allenare i rigori, sarebbe veramente facile.

Oggi in allenamento magari ne sbagliamo 1 su 20, domani con la pressione sarà diverso.Lo faremo, ma ci credo poco che sia allenante.

Ho espresso delle idee sulla competizione, ma siamo motivati a vincerla.Giochiamo contro la più forte in Italia, non abbiamo più del 25-30% di possibilità di passare il turno, dobbiamo giocarci quelle che abbiamo in maniera cattiva”, dice. “Se firmo per giocarmela ai rigori?

Non ho mai firmato nemmeno una cambiale in vita, quindi non firmo niente.Ce la giochiamo sul campo, anche se loro sono più forti”.  Sulla formazione pesano alcune incognite. “Zaccagni ha ancora dolore al piede, speriamo di recuperarlo.

Prima o poi va fermato per farlo recuperare bene.Taty non ha possibilità di recupero, anche se ieri si è allenato bene in modo individuale.

Ieri era fermo anche Patric, mentre Cataldi stamattina stava meglio, ha avuto un problema intestinale”, aggiunge l’allenatore, soddisfatto per prestazioni e risultati dell’ultimo periodo. “Questa squadra mi dà gusto nell’allenarla, è tanta roba”, riassume.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Iran-Pakistan, tensione alle stelle. La guerra si allarga?

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(Adnkronos) – Un’escalation senza precedenti tra Iran e Pakistan, che hanno condotto attacchi sui rispettivi territori, getta ulteriore benzina sul fuoco in Medio Oriente, ‘terremotato’ dalla guerra Israele-Hamas, da quella che rischia di deflagrare definitivamente tra Israele e Hezbollah, dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso fino ai recenti raid iraniani in Iraq e Siria, dove si registrano anche operazioni di milizie sciite contro obiettivi Usa.  Quello tra Islamabad e Teheran non è uno scontro diretto tra i rispettivi eserciti, ma uno scambio di attacchi mirati contro presunti “obiettivi terroristici”.Il bilancio parla già di una decina di morti, tra cui diversi bambini.

Il timore è che, malgrado le dichiarazioni ufficiali dei due Paesi “fratelli” facciano pensare a una possibile de-escalation, in quella polveriera che è sempre stata l’area dove si incontrano i confini di Iran, Pakistan e Afghanistan possa aprirsi un nuovo capitolo di quello che ormai è a tutti gli effetti un conflitto regionale. I due Paesi condividono un confine instabile, che si estende per circa 900 chilometri, con la provincia pakistana del Balucistan da un lato e la provincia iraniana del Sistan e Balucistan dall’altro.Entrambe le Nazioni combattono da tempo i militanti separatisti baluci lungo il confine, ma raramente hanno attaccato sul territorio dell’altra. L’episodio che ha dato il via a questa sequenza di eventi in rapido movimento è stato martedì l’attacco condotto dall’Iran sulla provincia pakistana del Balucistan che, secondo le autorità pakistane, ha causato l’uccisione di due bambini.

La Repubblica islamica, tuttavia, ha sostenuto di aver colpito solo “i terroristi” del gruppo separatista sunnita Jaish al-Adl e che nessun cittadino pakistano è stato preso di mira.L’attacco, tuttavia, ha scatenato la rabbia del Pakistan, che ha parlato di “una grave violazione del diritto internazionale e dello spirito delle relazioni bilaterali tra Pakistan e Iran”.

Islamabad ha anche richiamato il suo ambasciatore, impedito il ritorno di quello iraniano, che attualmente si trova nella Repubblica islamica, e sospeso tutti gli incontri ad alto livello.  Il Pakistan ha risposto nelle scorse ore dopo con quella che ha definito una “serie di attacchi militari di precisione altamente coordinati e mirati” su diversi sospetti covi dei separatisti nel Sistan e nel Baluchestan.Il ministero degli Esteri di Islamabad ha rivendicato l’uccisione di diversi militanti, mentre le autorità iraniane hanno denunciato che almeno sette persone sono state uccise in una serie di esplosioni: tre donne e quattro bambini.

Teheran ha convocato l’incaricato d’affari pakistano per protestare in modo ufficiale. Nel corso degli anni si sono verificati regolarmente scontri sanguinosi lungo il turbolento confine.Proprio il mese scorso, l’Iran ha accusato i militanti di Jaish al-Adl, il cui obiettivo finale è l’indipendenza della provincia iraniana del Sistan e del Balucistan, di aver assalito una stazione di polizia, provocando la morte di 11 agenti iraniani. Ciò che è molto insolito, tuttavia, è la volontà di ciascuna parte di colpire obiettivi oltre i propri confini, senza prima informarsi a vicenda.

Secondo la Cnn, il conflitto regionale potrebbe aver incoraggiato l’Iran a essere più proattivo nel perseguire obiettivi oltre i suoi confini, soprattutto mentre gli Stati Uniti sono combattuti tra la volontà di ridurre le ostilità e quella di esprimere la propria potenza militare per scoraggiare ulteriori mosse da parte di Teheran, che beneficia delle crescenti tensioni, ma non trarrebbe gli stessi vantaggi da una guerra su larga scala. L’attacco del Pakistan sul suolo iraniano dimostra che Islamabad ha deciso di rispondere con ben più che semplici ripercussioni diplomatiche, mentre dalla Cina è arrivata un’esortazione ad esercitare moderazione e l’India ha ribadito di avere “tolleranza zero verso il terrorismo”, parlando di “una questione tra Iran e Pakistan”.Tuttavia, ancora non è chiaro se l’Iran o il Pakistan vogliano scatenare un nuovo conflitto contro i gruppi separatisti che entrambi considerano un nemico.  Dopo i rispettivi raid, infatti, entrambe le parti hanno rilasciato dichiarazioni in cui hanno lasciato intendere di non volere che la situazione degeneri.

Il ministero degli Esteri pakistano ha definito l’Iran un “Paese fratello” e ha sottolineato la necessità di “trovare soluzioni comuni”.La controparte iraniana ha definito il Pakistan un “Paese amico” e ha affermato che gli attacchi sono stati proporzionati e mirati solo ai terroristi. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

L’ostaggio israeliano Kfir Bibas compie oggi un anno in prigionia

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(Adnkronos) –
Kfir Bibas compie oggi un anno in prigionia nella Striscia di Gaza.Il bambino israeliano con i capelli rossi è stato rapito a seguito dell’attacco di Hamas a Israele dello scorso 7 ottobre.

Ma non è chiaro se il più piccolo degli ostaggi israeliani sia ancora vivo. “E’ il compleanno più triste del mondo”, spiega Jimmy Miller, cugino di primo grado della madre di Kfir, Shiri Bibas, secondo quanto riferisce ‘The Times of Israel’.Le uniche celebrazioni che si svolgeranno saranno senza il festeggiato, che, insieme a suo fratello Ariel di 4 anni, e ai loro genitori, Shiri e Yarden, è tenuto in ostaggio da Hamas a Gaza da quando sono stati tutti rapiti dal Kibbutz Nir Oz
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 La famiglia allargata e gli amici di Bibas si riuniranno in Piazza degli Ostaggi a Tel Aviv alle 15 di oggi per continuare a portare l’attenzione sul rapimento di Bibas.

Diversi parenti del bambino hanno registrato una canzone su Kfir intitolata ‘They Call Me Gingi’. La comunità del Kibbutz Nir Oz martedì ha organizzato una tipica festa di compleanno all’asilo, il tutto senza Kfir e senza suo fratello Ariel e i loro genitori.La famiglia e gli amici di Bibas hanno postato sui social le foto della festa di compleanno per ricordare al mondo che Kfir, Ariel, Shiri e Yarden sono stati brutalmente presi in ostaggio nella loro casa da Hamas durante l’attacco in cui circa 1.200 persone sono state uccise e circa 240 rapite.

Nessuno dei membri della famiglia Bibas è stato liberato durante la tregua di una settimana alla fine di novembre, quando altre madri e bambini ostaggi sono stati liberati.All’epoca, Hamas affermò che Shiri, Ariel e Kfir erano detenuti da un’altra organizzazione terroristica.

Successivamente è stato detto che erano stati uccisi in un attacco aereo israeliano. L’ostaggio liberato Nili Margalit, che ha trascorso quasi 50 giorni in prigionia di Hamas, ha rivelato che era con Yarden Bibas quando i terroristi di Hamas gli hanno detto che sua moglie e i suoi due figli piccoli erano stati uccisi e gli hanno ordinato di girare un video in cui incolpava il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per essersi rifiutato di riportare i loro corpi in Israele.L’Idf ha affermato che le affermazioni fatte da Hamas riguardo alla famiglia Bibas non sono state verificate, e le ha descritte come “terrore psicologico”. “Ora siamo come dei robot”, ha detto Miller al ‘Times of Israel’ che è un cugino di primo grado di Shiri Bibas. “Stiamo facendo tutto il possibile per smuovere le cose perché vediamo che le cose non si muovono.

Abbiamo aspettato e aspettato e aspettato ancora e ci siamo incontrati con tutti, con attori, personaggi famosi, intellettuali ma vediamo che nessuno sta facendo nulla”, rileva Miller.Sua madre e suo padre, Margit Shnaider Silberman e José Luis (Yossi) Silberman, entrambi sessantenni e residenti a Nir Oz, sono stati uccisi da uomini armati di Hamas il 7 ottobre. Miller, che vive a Tel Aviv, ha visto per l’ultima volta suo cugino durante la festa di Shavuot, alla fine di maggio, al kibbutz, dove c’è sempre “una grande celebrazione” per la festa del raccolto, ha detto. “Quella è stata l’ultima volta che li ho visti”. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)