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Papa Leone XIV, il cardinale Prevost eletto Pontefice: le videonews dal nostro inviato

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(Adnkronos) – Il cardinale americano Robert Francis Prevost eletto Pontefice dal Conclave dopo due giorni con il nome di Papa Leone XIV.Tra le prime parole il ricordo di Papa Francesco, ma anche il saluto a sorpresa in spagnolo alla sua diocesi in Perù. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Papa Leone XIV e la foto su X, “come Claudio Ranieri”

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(Adnkronos) – Il cardinale Robert Francis viene eletto Papa con il nome di Leone XIV.Il Pontefice si presenta alla folla entusiasta radunata in piazza San Pietro, le foto e le immagini rimbalzano ovunque.

Sui social, tra la valanga di messaggi in particolare su X, tanti utenti evidenziano una vaga somiglianza con Papa Giovanni Paolo II.C'è anche chi, cedendo a passioni terrene come il calcio, trova nel football un ipotetico riferimento.  E così, ecco comparire il nome e la foto di Claudio Ranieri.

L'allenatore della Roma, dicunt, ha qualche tratto in comune con il nuovo Pontefice americano.Gli accostamenti fantasiosi si sprecano…  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Robert Francis Prevost, Papa Leone XIV e la passione per il tennis

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(Adnkronos) –
Robert Francis Prevost, papa Leone XIV, è un grande appassionato di tennis.Il nuovo pontefice eletto oggi, giovedì 8 maggio, lo aveva raccontato in un'intervista rilasciata nel settembre 2023 al sito dell'Ordine di Sant'Agostino (augustinianorder.org). "Mi considero un discreto giocatore dilettante di tennis" le sue parole nel corso del colloquio. "Da quando ho lasciato il Perù – aveva detto il nuovo pontefice, missionario per oltre un decennio – ho avuto poche occasioni per allenarmi, quindi non vedo l'ora di tornare in campo.

Finora il nuovo lavoro non mi ha lasciato molto tempo libero.Mi piace molto anche leggere, fare lunghe passeggiate e viaggiare, vedere e godere di posti nuovi e diversi".  

Papa Leone XIV è un grande appassionato di tennis e la curiosità è che è stato eletto a Roma proprio nel periodo degli Internazionali d'Italia
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Fa sorridere anche che i maxischermi del Foro Italico, tra l'iconico 'Pietrangeli' e il campo 5 (sul maxischermo che di solito proietta i risultati del Masters 1000 di Roma), si siano collegati con la diretta da piazza San Pietro per seguire i momenti cruciali della giornata.Dalla fumata bianca delle 18.08 al primo discorso, passando per l'Habemus Papam.  Figura di spicco nella Chiesa cattolica contemporanea, Prevost ha unito le diverse sensibilità del Conclave, anche grazie ad
alcuni punti di contatto con le idee di Papa Francesco
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Con Bergoglio c'era per esempio sintonia in materia di ecologia, attenzione ai poveri e ai migranti e disponibilità all’incontro con le persone nella loro realtà.Un punto di vicinanza ulteriore con Papa Francesco è lo sport.

Un veicolo fondamentale nella costruzione della pace, la parola più utilizzata nel suo primo discorso di fronte alla marea di fedeli presenti a San Pietro.   —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Papa Prevost come Wojtyla e Ratzinger: alla loggia con stola, mozzetta e rocchetto

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(Adnkronos) – Stesso abbigliamento di papa Wojtyla e papa Ratzinger per il nuovo pontefice, Robert Francis Prevost.Al momento di affacciarsi per la prima volta dopo l'elezione al Soglio di Pietro dalla loggia delle benedizioni, Leone XIV ha scelto di indossare sopra la veste bianca del pontificato anche la stola, la mozzetta (la mantellina rossa corta) e il rocchetto (la sopravveste in pizzo ricamato).  Una scelta in discontinuità con papa Francesco che si era invece presentato ai fedeli con la sola veste bianca e il crocifisso d'argento al collo.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Da Prevost a Leone XIV, il significato del nome del nuovo Papa

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(Adnkronos) –
Il nome Leone è stato portato da ben 13 papi, a partire dal V secolo fino all'inizio del XX secolo.Questo nome, scelto oggi dal nuovo Papa Robert Francis Prevost, che si chiamerà Leone XIV, richiama forza e maestà.

E' stato adottato da alcuni dei pontefici più influenti della storia della Chiesa.L'eredità di questi papi si estende su più di 1.500 anni e abbraccia epoche di crisi, rinascita spirituale e profonde trasformazioni politiche e religiose. 1.

San Leone I Magno (440–461) Conosciuto come Leone Magno, è uno dei più importanti pontefici della storia cristiana.Dottore della Chiesa, si distinse per il suo ruolo nella definizione dell'ortodossia cristiana, in particolare con il Tomo a Flaviano, che fu decisivo nel Concilio di Calcedonia (451). È celebre anche per aver incontrato Attila nel 452, persuadendolo – secondo la tradizione – a non saccheggiare Roma. 2.

Leone II (682–683) Originario della Sicilia, fu papa per meno di un anno.Confermò le decisioni del Terzo Concilio di Costantinopoli, che condannava il monotelismo, e si distinse per la sua attenzione alla liturgia e alla musica sacra. 3.

Leone III (795–816) Papa durante l’ascesa di Carlo Magno, è noto per averlo incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero nel Natale dell’800.Questo atto sancì l’alleanza tra papato e impero e segnò l’inizio della cristianità medievale in Europa. 4.

Leone IV (847–855) Rafforzò le difese di Roma dopo le incursioni saracene, costruendo la cosiddetta Città Leonina (la zona intorno a San Pietro).Fu promotore della riforma morale del clero. 5.

Leone V (903) Il suo pontificato durò poco più di un mese.Venne deposto da Cristoforo, un antipapa, in un periodo estremamente turbolento per la Chiesa noto come Saeculum obscurum (secolo oscuro). 6.

Leone VI (928) Anche il suo pontificato fu brevissimo, in un periodo di forte ingerenza delle famiglie nobili romane nella nomina papale. 7.Leone VII (936–939) Scelto con l’influenza del potente Alberico II di Spoleto, fu un papa di transizione.

Favorì il monachesimo cluniacense, che avrebbe riformato la Chiesa nei secoli successivi. 8.Leone VIII (963–965) È una figura controversa: fu imposto come papa dall'imperatore Ottone I in sostituzione di Giovanni XII.

Il suo status come papa legittimo è oggetto di discussione tra gli storici, a causa del conflitto tra autorità imperiale e canonica. 9.Leone IX (1049–1054) Uno dei più importanti papi della riforma gregoriana.

Lottò contro la simonia e il concubinato clericale.Fu protagonista degli eventi che portarono allo Scisma d’Oriente del 1054, anche se la rottura definitiva tra Chiesa d'Occidente e d'Oriente si consolidò dopo la sua morte. 10.

Leone X (1513–1521) Figlio di Lorenzo de’ Medici, rappresenta il vertice del Rinascimento papale.Sotto il suo pontificato, Roma fiorì artisticamente, ma fu anche il periodo in cui esplose la Riforma protestante: nel 1517 Martin Lutero affisse le sue 95 tesi.

Leone X lo scomunicò nel 1521. È celebre per la frase (attribuita): “Dio ci ha dato il papato, godiamocelo”. 11.Leone XI (aprile 1605) Il suo pontificato durò solo 27 giorni.

Zio di Maria de' Medici, regina di Francia, fu soprannominato Papa lampo per la brevità del suo regno. 12.Leone XII (1823–1829) Conservatore e austero, fu contrario alle idee rivoluzionarie e cercò di restaurare il prestigio dello Stato Pontificio.

Promosse riforme sanitarie e rafforzò l'autorità ecclesiastica. 13.Leone XIII (1878–1903) Uno dei papi più colti e lungimiranti dell’età moderna.

Autore dell'enciclica "Rerum Novarum" (1891), che pose le basi della dottrina sociale della Chiesa, affrontando le condizioni dei lavoratori e il rapporto tra capitale e lavoro.Fu un pontefice che cercò di dialogare con il mondo moderno, anche se mantenne ferme le dottrine tradizionali. I papi di nome Leone hanno rappresentato quasi tutte le fasi della storia della Chiesa: dalle origini tardo antiche alle crisi medievali, dal Rinascimento alla modernità.

Alcuni sono ricordati per la loro santità e dottrina, altri per il potere temporale o per il ruolo nelle grandi trasformazioni della società europea.Il nome Leone resta, quindi, simbolo di autorità, resilienza e, talvolta, di riforma nella storia del papato. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Il Papa americano, la ‘profezia’ di The Young Pope di Sorrentino

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(Adnkronos) – Una 'profezia' che si avvera, Robert Francis Prevost (Leone XIV) è il primo Papa americano, e relativamente giovane.E i social ribattezzano subito 'The Young Pope', la serie televisiva di Paolo Sorrentino che racconta la storia di Lenny Belardo, un giovane pontefice americano salito al soglio pontificio con il nome di Pio XIII, come 'the new Simpson', viste le profezie attribuite al cartoon di Matt Groening.   La serie è nota per la sua regia particolare e per l'interpretazione di Jud Law nel ruolo del Papa. "Somiglia a me.

Purtroppo non per quanto riguarda i tratti somatici", disse il regista raccontando il suo personaggio.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Leone XIV, Papa Prevost con la stola di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

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(Adnkronos) – Papa Leone XIV, Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI.Un dettaglio unisce il Pontefice eletto oggi, 8 maggio 2025, con due dei suoi predecessori.

Leone XIV, il cardinale statunitense Robert Francis Prevost, dopo la sua elezione e la fumata bianca si è affacciato dalla Loggia di San Pietro con la stola indossata in passato da Karol Wojtyla e da Joseph Ratzinger, diventati papi con i nomi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.  La stola non venne indossata da Papa Francesco.Bergoglio si presentò 'in bianco', senza paramenti, dopo la sua elezione a Pontefice. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Prevost è Papa, le prime parole di Leone XIV: “Costruire ponti per pace disarmata e disarmante”

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(Adnkronos) – Il cardinale americano Robert Francis Prevost è il 267esimo Papa.Si chiamerà Leone XIV.

Ad annunciarlo dalla Loggia delle benedizioni, il cardinale protodiacono Dominique Mamberti.Prevost si è affacciato dalla loggia e ha salutato la folla in Piazza San Pietro.  Vestito con la stessa stola di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, il Pontefice è rimasto in un silenzio commosso per circa tre minuti, salutando la folla che lo acclamava. "La pace sia con tutti voi fratelli e sorelle carissimi.

Questo è il primo saluto del Cristo Risorto e anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutti i popoli.Dio ci ama tutti incondizionatamente.

Ancora conserviamo nelle nostre orecchie quella voce debole di Papa Francesco, che benediva Roma e il mondo intero quella mattina di Pasqua.Consentitemi di dar seguito a quella benedizione: Dio ci ama tutti e il male non prevarrà.

Senza paura, mano nella mano con Dio e tra di noi, andiamo avanti.Aiutateci voi a costruire ponti con il mondo.

Grazie a Papa Francesco".Queste le prime parole di Papa Leone XIV.

Boato in piazza quando il Santo Padre ha citato e ringraziato il predecessore.Al suo ricordo, la gente ha risposto con urla e applausi. "Voglio ringraziare anche tutti i confratelli cardinali che hanno scelto me per essere il successore di Pietro e camminare insieme a voi come Chiesa unita cercando sempre la pace, la giustizia, cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari, ha sottolineato. "Sono un figlio di Sant’Agostino – agostiniano – che ha detto: ‘Con voi sono cristiano e per voi vescovo’.

In questo senso possiamo tutti camminare insieme, verso quella patria che Dio ci ha preparato", ha aggiunto ancora. "Alla Chiesa di Roma un saluto speciale: dobbiamo cercare insieme di essere una chiesa missionaria, che costruisce ponti e dialogo, sempre aperta a ricevere tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del nostro dialogo, del nostro amore: una chiesa che cammina, che cerca sempre la pace, la carità e che cerca di essere sempre vicina a coloro che soffrono.Vogliamo essere una chiesa che cerca sempre la pace", ha osservato.

Leone XIV ha parlato di "una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante" che "proviene da Dio.Dio che ci ama tutti incondizionatamente", ha sottolineato. "Dio ci vuole bene, vi ama tutti, il male non prevarrà”, ha detto ancora, continuando: "Andiamo avanti senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra noi.

Siamo discepoli di Cristo, che ci precede, il mondo ha bisogno della sua luce, ci aiuti a costruire ponti con dialogo e l’incontro, unendoci per essere un popolo sempre in pace". ''Se mi permettete – ha aggiunto – voglio rivolgere un saluto a tutti e in modo particolare alla mia amata diocesi di Ciclaio in Peru, dove un popolo fedele ha accompagnato il suo vescovo e ha condiviso la sua fede e ha dato tanto per continuare a essere chiesa fedele a Gesù Cristo'', ha detto dedicando un omaggio in spagnolo alla diocesi del Perù dove è stato missionario per oltre un decennio.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Che rapporto avrà Prevost, Leone XIV, con Donald Trump?

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(Adnkronos) – Il rapporto tra il cardinale Robert Francis Prevost, appena eletto papa con il nome di Leone XIV, e i conservatori cattolici americani è complesso e sfumato.Non si può definire Prevost un rappresentante diretto del mondo conservatore statunitense, ma nemmeno un oppositore.

La sua posizione è stata descritta come quella di un moderato, capace di tenere insieme sensibilità diverse nella Chiesa.Padre Michele Falcone, suo confratello agostiniano, lo descrive come "un dignitoso uomo di centro". Nato a Chicago da famiglia di origini spagnole, francesi e italiane, e cresciuto nel contesto cattolico statunitense, Prevost non ha però costruito la sua carriera ecclesiastica negli Stati Uniti.

Poliglotta, ha vissuto e lavorato per decenni in Perù (è diventato anche cittadino peruviano) e poi a Roma, dove è stato Prefetto del Dicastero per i Vescovi.Questo lo ha tenuto relativamente distante dalle dinamiche più polarizzate dell’episcopato americano, spesso diviso tra un’ala molto conservatrice, oggi allineata al presidente Trump, e una più vicina alla visione pastorale di papa Francesco. I conservatori cattolici americani – come il cardinale Raymond Burke, l’arcivescovo Joseph Strickland (rimosso da Francesco), o alcuni media influenti come ‘The National Catholic Register’ o ‘LifeSiteNews’ – hanno criticato negli anni molte riforme di papa Francesco.

Prevost, pur nominato da Francesco e parte della sua squadra, è stato visto con meno sospetto di altri collaboratori del papa argentino.Questo per via del suo stile sobrio, della sua attenzione alla dottrina e del suo rispetto per la liturgia tradizionale, anche se non si è mai schierato con l’ala reazionaria. Dal punto di vista dottrinale, Prevost ha mostrato una certa rigidità su temi sensibili.

Se Papa Francesco pronunciò il celebre “Chi sono io per giudicare?” parlando degli omosessuali, Prevost ha espresso preoccupazione per l’influenza dei media occidentali sulla cultura cattolica, parlando in passato di “stili di vita omosessuali” e di “famiglie alternative” in termini critici.In Perù, si oppose all’introduzione di corsi sul genere nelle scuole, definendo la cosiddetta "ideologia di genere" come creatrice di confusione e "di generi inesistenti". Come prefetto del Dicastero per i Vescovi, Prevost ha avuto un ruolo chiave nella selezione di nuovi vescovi, anche negli Stati Uniti.

Ha continuato la linea di papa Francesco nella scelta di pastori più attenti alla cura delle persone che non alla battaglia politica.Tuttavia, la sua discrezione e la sua formazione agostiniana lo hanno reso un interlocutore più accettabile anche per ambienti conservatori, che lo hanno visto come meno "ideologico" rispetto ad altri nomi della curia romana.  Lo scorso 3 febbraio Prevost aveva rilanciato su Twitter un articolo del 'National Catholic Reporter' dal significativo titolo "JD Vance si sbaglia: Gesù non ci chiede di fare una classifica nel nostro amore verso gli altri".

Il riferimento è alle parole pronunciate dal vicepresidente JD Vance in un'intervista a Fox News il 29 gennaio: "Esiste un concetto cristiano secondo cui si ama la propria famiglia, poi si ama il prossimo, poi si ama la propria comunità, poi si ama il proprio concittadino e poi si dà priorità al resto del mondo.Gran parte dell'estrema sinistra ha completamente ribaltato questa idea".

Una 'classifica' evidentemente non condivisa dal cardinale americano. Pochi giorni dopo era stata la volta del rilancio di un articolo – anche questo sulla 'classifica dell'amore' elaborata da J.D.Vance – intitolato "Quello che il Vangelo chiede a tutti noi sull'immigrazione".

L'ultima apparizione social su X è del 15 aprile per rilanciare un post polemico sulla "espulsione illegale di un residente statunitense da parte dei federali" con un link a un pezzo del 'Catholic Standard' dedicato al problema dell'immigrazione, intitolato "Questa prova è una Passione".Fra i post più vecchi – molti dei quali risalenti al suo lungo dicastero in Perù – anche il rilancio di un'intervista dello stesso Prevost al quotidiano di Lima 'La Republica', in cui da vescovo della diocesi di Chiclayo invitava "le vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti a denunciarli", uno dei temi più cari a papa Francesco. Nei giorni precedenti il conclave, diversi osservatori hanno sottolineato come Prevost fosse tra i candidati "di compromesso": non troppo vicino all’ala liberal, né espressione del blocco conservatore nordamericano.

In un articolo del ‘New York Times’ pubblicato il 2 maggio, si legge che il suo nome era tra quelli considerati capaci di "unificare" e di essere accettati anche dai cardinali statunitensi più tradizionalisti, pur non essendone un esponente diretto.La combinazione di internazionalismo, moderazione dottrinale, esperienza di governo e prudenza personale lo rendeva un papabile inaspettato. Prevost non ha un rapporto diretto con Donald Trump, che ha scritto su Truth social: "Congratulazioni al cardinale Robert Francis Prevost, appena nominato Papa.

E' un grande onore sapere che è il primo Pontefice americano.Non vedo l'ora d'incontrare Papa Leone XIV.

Sarà un momento molto significativo".Nei giorni scorsi il presidente ha pubblicato sui profili social ufficiali della Casa Bianca una sua immagine generata con l’AI nei panni del nuovo papa.

Questo, e non solo, aveva fatto scommettere molti osservatori che le chances per un papa statunitense erano crollate: gli Stati Uniti con il loro strapotere politico ed economico non possono esprimere anche il capo della chiesa cattolica.Il collegio cardinalizio ha invece sorpreso (quasi) tutti. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Papa Leone XIV, Trump: “Congratulazioni a Prevost, un onore primo Pontefice americano”

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(Adnkronos) – Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tra i primi a congratularsi con il nuovo Papa Leone XIV, il primo americano della storia a salire al Soglio di Pietro.  "Congratulazioni al cardinale Robert Francis Prevost, appena nominato Papa.E' un grande onore sapere che è il primo Pontefice americano", ha scritto in un post su Truth. "Non vedo l'ora d'incontrare Papa Leone XIV.

Sarà un momento molto significativo".  In precedenza, attorno alle 12.10 di Washington, Trump aveva commentato la fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina: "Ho visto il fumo, ma non ho visto il Papa", aveva detto   —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Briante (The European House Ambrosetti): “Lidl conferma la sua capacità di creare valore”

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(Adnkronos) – "Lidl ha confermato la sua capacità di creare valore.Una situazione che nasce dal suo essere interfaccia tra consumatore e sistema produttivo per tutto il settore agroalimentare.

La crescita di Lidl è imponente in termini di ricavi, occupazione e investimenti, tutto questo si ripercuote nell’economia italiana”.Così Emiliano Briante, partner di The European House Ambrosetti, ha commentato la presentazione del bilancio di impatto socio-economico di Lidl in Italia, tenutasi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, alla presenza del ministro Adolfo Urso. Nel 2023 il solo contributo complessivo dell’azienda al PIL nazionale è stato di €7,6 miliardi, equivalenti a circa lo 0,4% del pil italiano.

Altrettanto importante l’impatto nell’occupazione: “Con più di 20 mila dipendenti diretti Lidl dimostra una capacità di creare forza lavoro – prosegue Briante – una forza lavoro più giovane della media, orientata all’occupazione femminile e che prevede più contratti a tempo indeterminato.Tutti aspetti particolarmente rilevanti e positivi per il sistema paese”. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Internazionali, il Foro e la fumata bianca: “Habemus Papam!”. E c’è chi piange

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(Adnkronos) – "Habemus Papam!".Quando il cielo sopra San Pietro si colora con la fumata bianca che annuncia l'elezione del nuovo Papa oggi, giovedì 8 maggio, il grido si alza forte anche nel Foro Italico, dove migliaia di tifosi e appassionati di tennis stanno assistendo agli Internazionali d'Italia 2025.

Tra l'iconico 'Pietrangeli' e il campo 5, il maxischermo in cui normalmente si leggono i risultati del Masters 1000 di Roma, si collega con la diretta da piazza San Pietro.Decine di persone, fedeli ma non solo, si radunano intorno per assistere a un momento storico.  C'è chi prende il telefono e urla un "Habemus Papam!".

Altri si avvicinano curiosi, chiedendo cosa stesse succedendo alle persone intorno a loro.Piano piano, la folla diventa sempre più grande. "Speriamo sia un buon Papa", è l'augurio di una signora, "speriamo sia come Bergoglio", le risponde un'amica, ricordando così Papa Francesco, scomparso lo scorso 21 aprile. Una coppia di anziani si abbraccia, e la donna non riesce a trattenere le lacrime. "Io non me ne vado finché non esce", è il monito di una ragazza al proprio gruppo di amici.

La folla del Foro Italico, almento per un momento, dimentica il tennis e come tutto il mondo punta il suo occhio su San Pietro. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Dal balcone della storia, i cardinali che hanno annunciato ‘Habemus Papam’

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(Adnkronos) – Poche parole, pronunciate con voce ferma o trepidante, capaci di segnare la storia della Chiesa e del mondo: "Habemus Papam!".La formula solenne con cui il cardinale protodiacono annuncia l'elezione del nuovo pontefice affacciandosi dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro rappresenta uno dei riti più iconici della cristianità.

Ma chi sono stati, dal 1958 al 2013, i porporati che hanno avuto il compito di dare al mondo la notizia del nuovo Papa?Ecco un viaggio attraverso i conclavi del Novecento e del nuovo millennio, tra volti, voci e momenti storici. 1958 – Habemus Papam: Giovanni XXIII – Annunciatore: cardinale Alfredo Ottaviani, protodiacono Con la morte di Pio XII, la Chiesa si prepara a un pontificato di transizione.

Ma l'elezione del cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, 76 anni, segnerà l'inizio del Concilio Vaticano II.Fu il cardinale Alfredo Ottaviani – figura chiave della Curia e conservatore per eccellenza – ad annunciare il nuovo Papa.

Curiosamente, sarebbe stato poi uno degli oppositori delle riforme conciliari volute proprio da Giovanni XXIII. 1963 – Habemus Papam: Paolo VI – Annunciatore: cardinale Alfredo Ottaviani (ancora protodiacono) Ancora una volta è Ottaviani a pronunciare "Habemus Papam", questa volta per l'elezione di Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, chiamato a portare avanti il Concilio. È la seconda e ultima volta che Ottaviani svolge questo ruolo, avviandosi verso gli ultimi anni della sua carriera ecclesiastica. 1978 – Habemus Papam: Giovanni Paolo I – Annunciatore: cardinale Pericle Felici, protodiacono Il conclave dell'agosto 1978 si chiude rapidamente con l'elezione del "Papa del sorriso", il patriarca di Venezia Albino Luciani, che prenderà il nome composto del sui due immediati predecessori.L'annuncio è affidato al cardinale Pericle Felici, giurista e figura di primo piano del post-Concilio.

Il pontificato di Luciani durerà solo 33 giorni, ma lascerà un segno profondo nella memoria collettiva. 1978 (ottobre) – Habemus Papam: Giovanni Paolo II – Annunciatore: cardinale Pericle Felici Dopo la morte improvvisa di Giovanni Paolo I, nell'ottobre 1978 Felici torna sulla loggia per annunciare un nome che nessuno aveva previsto: Karol Wojtyła, arcivescovo di Cracovia, che assumerà il nome di Giovanni Paolo II.Con il suo latino incerto e lo sguardo fisso nel vuoto, Felici pronuncia per la prima volta il nome di un Papa polacco. È il primo Pontefice non italiano dopo oltre 450 anni. 2005 – Habemus Papam: Benedetto XVI – Annunciatore: cardinale Jorge Arturo Medina Estévez, protodiacono Il cardinale cileno Jorge Arturo Medina Estévez, con voce solenne e una teatralità inconsueta, annuncia nel 2005 l'elezione del cardinale Joseph Ratzinger. "Fratelli e sorelle carissimi… annuntio vobis gaudium magnum", esclama, preceduto da un saluto anche in più lingue (tra cui l'italiano), infrangendo la formula più asciutta usata in passato.

Benedetto XVI appare poco dopo, visibilmente commosso. 2013 – Habemus Papam: Francesco – Annunciatore: cardinale Jean-Louis Tauran, protodiacono Il conclave del 2013, convocato dopo la storica rinuncia di Benedetto XVI, porta all'elezione del primo papa latinoamericano, Jorge Mario Bergoglio.Il cardinale francese Jean-Louis Tauran, affetto dal Parkinson, affronta con voce incerta ma intensa il momento dell'annuncio.

Il suo "Georgium Marium…qui sibi nomen imposuit Franciscum" entra nella storia: è il primo Papa con questo nome e il primo gesuita sul trono di Pietro. 2025 – Ad annunciare il successore di Francesco, è stato il cardinale francese Dominique Mamberti.

Nato a Marrakech nel 1952 e prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, è stato nominato protodiacono nel luglio 2024, succedendo al cardinale Renato Raffaele Martino, che aveva superato gli 80 anni. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Conclave elegge Prevost nuovo Papa, l’annuncio con l’habemus papam

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(Adnkronos) – Eletto dal Conclave il nuovo Papa, si tratta del cardinale statunitense Robert Francis Prevost, che prenderà il nome di Leone XVI.Per la seconda volta consecutiva è toccato a un cardinale francese, nel ruolo di protodiacono, pronunciare la formula solenne dell'elezione del Pontefice affacciandosi dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro.

Ad annunciare il successore di Francesco, il cardinale francese Dominique Mamberti.  Nato a Marrakech nel 1952 e prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, è stato nominato protodiacono nel luglio 2024, succedendo al cardinale Renato Raffaele Martino, che aveva superato gli 80 anni. Nel 2013 a pronunciare "Habemus Papam" seguito dal nome di Francesco fu il cardinale Jean-Louis Tauran.Tauran, affetto dal Parkinson, affrontò con voce incerta ma intensa il momento dell'annuncio.

Il suo "Georgium Marium…qui sibi nomen imposuit Franciscum" è entrato nella storia: Jorge Maria Bergoglio è stato il primo Papa con questo nome e il primo gesuita sul trono di Pietro. Il cardinale Mamberti, intorno alle 19.15, ha annunciato quindi al mondo chi è il 267esimo Papa con la formula: 'Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!

Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Robertum Franciscum, Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Prevost, qui sibi nomen imposuit Leonem XIV. Il testo è in parte ispirato al Vangelo di Luca (2,10-11[3]), che riporta le parole dell'angelo che annuncia ai pastori la nascita del Messia: "Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Nuovo Papa, la fumata bianca e i 100 passi: cosa succede dopo l’elezione

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(Adnkronos) –
Dopo la fumata bianca nel Conclave e l'elezione, cosa fa il nuovo Papa?Come comincia il suo pontificato?

L'inizio è rappresentato da 100 passi, quelli che separano la Cappella Sistina dalla Loggia delle Benedizioni di San Pietro.Non una semplice passeggiata. È il cammino più solenne, più intimo e più universale che un vescovo di Roma possa compiere. Quando il conclave si chiude e le porte si sbarrano con la formula extra omnes, dentro la Sistina inizia un rito antico, che profuma d'incenso e gravita attorno a quel momento in cui uno solo, tra i cardinali, diventa Pontifex Maximus.

Non c'è tempo per festeggiare, non ci sono strette di mano né applausi.C'è invece un momento sospeso, irreale, in cui il prescelto risponde alla fatidica domanda: "Acceptasne electionem?" E con un sì sussurrato, accade il miracolo del passaggio.  Poi, il nuovo Papa si ritira nella Stanza delle Lacrime.

Un nome poetico e terribile.Qui si veste per la prima volta di bianco.

C’è chi piange per il peso della responsabilità, chi trema per l'emozione, chi semplicemente tace.I paramenti papali attendono piegati: in tre taglie, come a ricordare che lo Spirito Santo ha i suoi metodi ma anche una certa attenzione sartoriale. E da lì comincia il viaggio.

Non è un corteo.Non è un'uscita trionfale. È un percorso che l'uomo in bianco compie da solo, anche se attorno a lui si muove la macchina millenaria del Vaticano.

I cento passi lo portano lungo corridoi solenni e deserti, accompagnato solo dal rumore sommesso dei passi e da un pensiero vertiginoso: "Chi sono io per fare questo?" Attraversa il Palazzo Apostolico, passa davanti agli arazzi, alle statue, ai secoli.In quei cento passi si incontrano i suoi predecessori dal secondo dopoguerra: Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco.

Tutti hanno camminato lì, con lo stesso peso e lo stesso battito accelerato.  E infine, la luce.La porta della Loggia si apre.

Il vento di Roma lo accoglie come un battesimo.E la folla, quella immensa distesa di umanità che da ore guarda il comignolo della Sistina, esplode. È il momento dell'Habemus Papam!

Quel "abbiamo un Papa" che è allo stesso tempo un annuncio e una promessa.Dall'altra parte della piazza, cuori stretti e occhi lucidi si rivolgono al nuovo volto, al nuovo nome, alla nuova voce.

Ma per chi li ha percorsi, quei cento passi non sono solo distanza: sono una trasformazione.L'uomo che ha varcato la Cappella Sistina come cardinale è scomparso, lasciando il posto al Vicario di Cristo.

Un cammino breve e immenso, in cui si compie il mistero della Chiesa.Cento passi.

Né uno di più, né uno di meno.Ma nessun passo sarà mai più lo stesso. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Conclave da record, elezione del nuovo Papa tra le più brevi degli ultimi 150 anni

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(Adnkronos) – L'elezione del nuovo Pontefice, successore di Francesco, è stata tra le più brevi degli ultimi 150 anni: appena 4 scrutini.  Leone XIII, papa passato alla storia per l'enciclica "Rerum novarum", fu eletto nel 1878 dopo sole 3 votazioni.Il successore Pio X, in seguito proclamato santo, dovette attendere 7 scrutini prima di ricevere l'investitura dei cardinali nel 1903.

Il conclave successivo si tenne nel 1914 e divenne papa Benedetto XV al decimo tentativo.Tra i papi del XX secolo quello che prevalse dopo il conclave più sofferto fu Pio XI: nel 1922 il Pontefice che avrebbe fatto pace con lo Stato italiano con i Patti Lateranensi, ottenne la fumata bianca dopo 14 votazioni.

All'opposto, al suo successore Pio XII, papa Eugenio Pacelli, sarebbero bastate solo 3 votazioni nel 1939. Giovanni XXIII fu eletto in un conclave che durò solo 3 giorni nell'ottobre 1958: la sua elezione fu una sorpresa per molti, in quanto era considerato un "papabile" minore, ma il suo spirito di apertura e riforma, specialmente con il Concilio Vaticano II, cambiò profondamente la Chiesa cattolica.Dopo la morte di Giovanni XXIII, Paolo VI fu eletto in un conclave che durò solo 3 giorni nel giugno 1963, con il forte sostegno dei cardinali italiani.

Il suo pontificato è stato segnato dalla conclusione del Concilio Vaticano II e da un periodo di grande trasformazione nella Chiesa.Il conclave che ha portato all'elezione di Giovanni Paolo I fu estremamente rapido e durò solo 2 giorni nell'agosto 1978: il suo pontificato durò solo 33 giorni a causa della sua prematura morte.

Il conclave che elesse Giovanni Paolo II, il primo Papa non italiano dopo secoli, durò 4 giorni e rappresentò una vera e propria sorpresa per il mondo intero, dato che il cardinale Karol Wojtyła non era considerato un papabile in anticipo.La sua elezione il 16 ottobre 1978 segnò una svolta significativa per la Chiesa, che sotto il suo pontificato ha vissuto una grande espansione globale.

Nel 2005 Benedetto XVI fu eletto in sole 26 ore, con 4 scrutini.Per eleggere Francesco i cardinali impiegarono 36 ore, con 5 scrutini, nel 2013.  (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Fumata bianca, eletto il nuovo Papa: le campane e la festa a San Pietro – Video

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(Adnkronos) – Fumata bianca, il nuovo Papa viene eletto dal Conclave nel pomeriggio dell'8 maggio 2025.Le campane e la folla radunata in piazza San Pietro salutano il 'segnale' attorno alle 18.10. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Conclave, è il terzo Papa eletto nel mese di maggio

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(Adnkronos) – Con il successore di Francesco, salgono a tre nella storia della Chiesa i papi eletti da un conclave nel corso di maggio, il mese che la liturgia cattolica dedica alla Madonna.  Nel cuore della cosiddetta "cattività avignonese", con la Curia lontana da Roma, il conclave del 1342 si aprì il 5 maggio nella residenza papale in Provenza.Dopo appena due giorni, fu eletto Pierre Roger, cardinale e uomo di profonda cultura, che assunse il nome di Clemente VI.

Il suo pontificato (1342-1352) fu segnato da un intenso mecenatismo, una solida politica internazionale e il controverso acquisto della città di Avignone, che diventò proprietà papale.Clemente VI fu anche il papa della Peste Nera, che scoppiò durante il suo pontificato, e si distinse per la carità e l'impegno nel proteggere gli ebrei dalle persecuzioni.

Fu uno dei più rappresentativi pontefici dell'epoca avignonese. Dopo la brevissima esperienza di Papa Leone XI (morto dopo soli 27 giorni), il secondo conclave del 1605 si aprì l'8 maggio.I cardinali impiegarono ben ventisette scrutini per giungere all'elezione del cardinale Camillo Borghese, che divenne Paolo V.

Sotto il suo pontificato (1605–1621), la Chiesa visse un periodo di rinnovato potere temporale e spirituale.Paolo V fu un convinto sostenitore dell'autorità papale e commissionò importanti opere architettoniche, come la facciata della Basilica di San Pietro.

Proprio grazie a lui si completò uno dei simboli universali del cattolicesimo.La sua elezione in un caldo mese di maggio segnò l'inizio di una stagione barocca di grande splendore per la Roma dei papi. (di Paolo Martini) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Papa, fumata bianca: il mondo ha il suo nuovo leader globale

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(Adnkronos) – Non ne esiste, tecnicamente, un altro.Il Papa è l’unico vero leader globale, autorità spirituale per i cattolici, e simbolo di un potere universalmente riconosciuto, per tutti gli altri, atei compresi.

La fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina che chiude il conclave riempie un vuoto, quello che si è aperto alla morte di Bergoglio il 21 aprile scorso.  Sono passati diciassette giorni, vissuti in maniera profondamente diversa da credenti e non credenti.La partecipazione di chi riconosce il Papa come una guida è ‘naturalmente’ sostenuta dalla fede, codificata nella ritualità di un’investitura solenne.

L’interesse di chi non è spinto da un sentimento religioso è invece rivolto verso un protagonista della storia, che dovrà interpretare il proprio ruolo in un contesto sempre più frammentato e conflittuale.  Il nuovo Pontefice, che pure sarà impegnato nella difficile gestione di una Chiesa attraversata da problemi e contraddizioni, si troverà anche a esercitare la propria influenza in uno scenario geopolitico complicato e che, più che in altri momenti della storia, sconta leadership politiche in evidente difficoltà.  Con le più importanti organizzazioni multilaterali in crisi ormai conclamata, con i focolai di tensione che si moltiplicano e la guerra che è tornata protagonista, un Papa 'illuminato' e capace di far valere il carisma che gli deriva dalla sua leadership globale può contribuire a comporre gli interessi e ad accorciare le distanze. (Di Fabio Insenga)  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

REbuild 2025, verso un Manifesto strategico per la trasformazione del Real Estate

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(Adnkronos) – Con oltre 80 relatori intervenuti, 16 conferenze, 4 workshop, si è chiusa a Riva del Garda l’undicesima edizione di Rebuild, l’evento dedicato all’innovazione sostenibile dell’ambiente costruito, organizzato da Riva del Garda Fierecongressi.L'apputnamento ha visto 30 aziende partner, 4 start up, 13 enti patrocinatori nazionali e 8 territoriali, 17 media partner, 4 partner scientifici, il contributo della Provincia autonoma di Trento e oltre 600 partecipanti sono i numeri salienti di REbuild 2025.

Annunciati i punti chiave per la stesura del ‘Manifesto per il futuro delle costruzioni’, risultato di “uno sforzo di intelligenza collettiva al servizio della comunità”. E' stata – si sottolinea in una nota – un’edizione speciale di REbuild, un evento che, ancora una volta, ha saputo evolversi nel layout, nel programma, nell’organizzazione degli spazi, dei convegni, dei workshop, dei contenuti.E, soprattutto, nell’obiettivo di elaborare una guida concreta per l’evoluzione del Real Estate italiano, gettando le basi per un ‘Manifesto’ delle costruzioni da condividere con tutti gli attori delle filiere, gli stakeholder del comparto e i policy maker. Un Manifesto le cui basi sono state presentate alla chiusura dell’evento, frutto del lavoro dei workshop e degli spunti principali emersi dagli incontri.

La prima giornata ha dato inizio alla panoramica articolata sulle sfide e le opportunità legate ai grandi driver del cambiamento – ESG, Costruzioni, Materiali, Energia e Digitale.I convegni e i workshop hanno affrontato temi chiave come l’affordability abitativo, la digitalizzazione dei processi costruttivi, l’equità urbana legata alla sostenibilità ambientale, l’uso di materiali bio-based e le nuove frontiere energetiche, tra cui idrogeno e nucleare, e alla loro integrazione possibile.

Particolare attenzione è stata riservata ai Distretti a Energia Positiva, alla rigenerazione del patrimonio esistente e al ciclo di vita dei materiali, in un’ottica di economia circolare e riduzione dell’impronta ambientale, favorita anche dalla integrazione di impianti e sistemi all’interno degli immobili. In chiusura della giornata, le start up selezionate per REbuild 2025 hanno presentato soluzioni innovative puntando su tecnologie digitali e intelligenza artificiale: strumenti per ottimizzare la progettazione di arredi riducendo sprechi e costi, sistemi IoT di illuminazione adattiva per migliorare il benessere e l’efficienza energetica, piattaforme B2B SaaS che automatizzano il sourcing e la negoziazione con i fornitori, e assistenti AI capaci di centralizzare i dati di progetto, aumentando produttività e ritorno sugli investimenti. La seconda giornata ha consolidato la riflessione su scala sistemica, approfondendo il tema della misurazione della sostenibilità, con un focus particolare sulla componente sociale degli ESG, ancora poco esplorata ma sempre più centrale.I lavori si sono aperti con un confronto sulle metriche e le strategie per affinare gli strumenti di valutazione, proseguendo con l’analisi dei modelli collaborativi tratti dall’industria spaziale italiana e delle nuove politiche per la transizione ecologica.

In parallelo, i partecipanti hanno indagato l’evoluzione digitale nella filiera dell’edilizia, le opportunità di decarbonizzazione per cittadini e imprese, le applicazioni del Contech in cantiere, fino ai casi concreti di progettazione ESG-oriented.Ricchi di spunti anche l’incontro sulle ‘miniere urbane’ e l’integrazione dei cicli produttivi, che ha acceso i riflettori sulle potenzialità dell’economia circolare nelle costruzioni. “Abbiamo identificato dei punti di partenza di un Manifesto che non vuole essere assolutamente uno strumento di marketing per diffondere le nostre idee – spiega Alessandra Albarelli, Direttrice Generale di Riva del Garda Fierecongressi -, quanto un insieme di punti che mettono a terra ciò che dovrà occupare la nostra attenzione e il nostro lavoro nei prossimi mesi in attesa di REbuild 2026, aprendo un confronto con tutta la comunità del Real Estate e uno scambio con la politica e le istituzioni”. “L’obiettivo era individuare argomenti chiave sui impostare il lavoro nostro, della comunità di REbuild e di tutto il comparto, seguendo un principio – ha sottolineato Ezio Micelli, Presidente del Comitato Scientifico di REbuild e Professore ordinario all’Università IUAV di Venezia: si tratta di un impegno interno della comunità di REbuild ma anche esterno ad essa, orientato alla generazione di valore e di valori che sono alla base di una transizione giusta, equa e sostenibile nel suo senso più pieno.

Il cambiamento del Real Estate italiano deve passare attraverso tecnologia, sensibilità ambientale e inclusione sociale”. Sono 4 i pilastri su cui si reggeranno i punti del Manifesto, pensato come proposta di una visione strategica condivisa che accompagni il settore verso modelli più sostenibili, innovativi e inclusivi. 
Transizioni integrate
 Anzitutto, la necessità di dare alla transizione una declinazione al plurale: essa è economica, energetica, sociale, demografica, sostenibile e molto altro, allo stesso tempo. È necessario mettere in relazione le diverse transizioni e farle procedere su un unico binario.Come è emerso nei confronti tra i partecipanti, ci sono territori che hanno priorità diverse e lontane dal tema dell’efficientamento energetico e da considerazioni puramente ambientali: ad esempio, le comunità che soffrono l’indebolimento demografico e lo spopolamento, reclamano uno sviluppo che deve tenere in considerazione anche i temi della sostenibilità, ma necessitano di un’idea di futuro che non può prescindere dalle peculiarità del luogo.

Il tema è dunque considerare la priorità, nelle diverse transizioni, e costruire un’idea di sviluppo che faccia proprio il percorso che della transizione fa un valore e non un disvalore. Produttività per l’inclusione abitativa In secondo luogo, il processo di ammodernamento dell’ambiente costruito non può più essere affidato a generiche parole d’ordine oppure a rinvii a bonus e altri sussidi.Il tema della produttività delle costruzioni va riconsiderato non tanto e non solo per una istanza di crescita economica e di sicuro profitto per le imprese.

Questo passaggio va ripensato come strumento per democratizzare l’accesso al bene primario della casa, per sostanziare il diritto alla casa soprattutto a favore di alcune fasce di popolazione che presentano fragilità di vario genere.Case che siano, nel loro valore di mercato, commisurate alle possibilità che gli italiani oggi hanno nel loro budget.

La produttività è un modo con cui si riesce a democratizzare e rendere accessibile la casa, e lavorare su questo fronte diventa un tema ineludibile, come si fa in altri Paesi. 
IA come leva di cambiamento
 Terzo pilastro: l’IA.Tema ‘disruptive’ della nostra epoca, l’intelligenza artificiale per molti operatori è fonte di preoccupazione.

Negli incontri dedicati, però, la questione è stata ribaltata, indagando su cosa potrebbe davvero mettere in gioco l’IA nel futuro dell’ambiente costruito.Ciò che è emerso con forza è il concetto che l’IA potrebbe anzitutto diventare uno strumento eccezionalmente utile e adatto per snellire e velocizzare il quadro burocratico complesso che circonda, ingabbia e rallenta lo sviluppo del settore.

Restituendo efficienza ed efficacia dei processi: sgombrato il campo da gran parte delle incombenze formali che non generano valore, gli attori della filiera potranno tornare a pensare alla progettazione in tutte le sue dimensioni, dalla realizzazione di buoni progetti – decarbonizzati, accessibili, sani e duraturi -, alla gestione intelligente del patrimonio costruito, capace di declinare le transizioni. 
Valutazione sociale
 Quarto, il tema degli ESG, con particolare riferimento alle modalità di valutazione della dimensione Sociale.Una dimensione su cui non si è lavorato adeguatamente, ma che è sempre più centrale nel dibattito pubblico, tra gli addetti ai lavori e sui tavoli della politica. Davanti a esempi in cui le comunità sono in tutta evidenza apparse più solide e ricche, è emersa con grande rilievo la richiesta di elaborare un cruscotto di indicatori che restituisca la ricchezza e la complessità del valore che socialmente viene dato a un nuovo quartiere, a un nuovo intervento immobiliare, a una trasformazione, a una rigenerazione urbana.

Così come è stato possibile misurare scarti positivi di valore per quartieri e immobili dotati di superiore efficienza energetica, ora si può e si deve iniziare a pensare che anche quella sociale sia una dimensione generatrice di valore e dunque misurabile e da misurare, con una precisa unità di riferimento per chi deve decidere se e come attivare un investimento, promuovere un progetto o effettuare altre operazioni sul territorio.Stabilito che, se non c’è misura, non c’è possibilità di miglioramento, si è aperto il tema sulla responsabilità della produzione delle regole del gioco, sulla loro sintesi e attuazione.

Che comunque non può essere rimandata, perché per quanto complesso possa essere l’insieme delle regole, è necessario dare numeri e valori alle tante dimensioni del sociale che compongono, nel loro insieme, il tema delle transizioni e della sostenibilità a tuttotondo. Unanime, dunque, il richiamo al concetto e alle declinazioni della transizione, che è elemento costitutivo, e non accessorio, dello sviluppo del comparto.Uno sviluppo che nella produttività deve trovare un propulsore per la generazione di valore e di accesso ai diritti fondamentali.

Un processo che può e deve essere sospinto dall’aiuto delle nuove tecnologie, la cui contaminazione continua diventa portatrice di valore.Un valore che può esprimersi solamente in una dimensione sociale nella quale si possano sostanziare, nel loro insieme, il tema delle transizioni e della sostenibilità a tuttotondo. I messaggi emersi dai gruppi di lavoro di REbuild costituiscono la base di un impegno collettivo che guarda al futuro, favorendo la creazione di nuovi ecosistemi imprenditoriali e scenari economici e sociali.

Essi sono le fondamenta sulle quali il Manifesto prenderà forma e costruirà la propria architettura: un documento che sarà il risultato di interazioni e scambi di idee e conoscenze da parte degli addetti ai lavori del mondo delle costruzioni, della finanza, dei servizi e della progettazione ai diversi livelli e impegnati su varie scale.Nel solco del ‘Connect minds, enable innovation’. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)