Le radici della violenza nelle ingiurie contro le donne. Manuele Giovedì

Le radici della violenza

Pubblichiamo, volentieri, l’apprezzabilissimo scritto “Le radici della violenza nelle ingiurie contro le donne: dagli Antichi alla musica rap – Incontro con Nadia Verdile”, inviato dallo studente Manuele Giovedì della classe V R dell’Itituto Sturzo di Castellammare di Stabia (NA)

Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: nell’ambito delle iniziative dell’Its Sturzo di Castellammare di Stabia noi alunni delle quinte classi abbiamo partecipato oggi, in conferenza on line, accompagnati dai nostri insegnanti, all’incontro dal titolo “L’ingiuria sulle donne, una storia che viene da lontano”. Relatrice la professoressa Nadia Verdile, docente di Lettere e Storia, giornalista e scrittrice, da sempre in prima linea nella lotta alla discriminazione e alla violenza di genere e appassionata biografa di donne che hanno fatto la storia e che non sempre la storia riconosce. L’incontro, voluto dalla dirigente scolastica Cinzia Toricco e organizzato grazie alla collaborazione tra i docenti Laura Cesarano, Mimmo De Falco e Maria De Martino e all’aiuto tecnico prezioso del nostro Mario Vollono, si è sviluppato attraverso un excursus storico partito dalle radici della violenza e della misoginia.

“Le radici di questa violenza partono dalle parole. Le parole sono una nostra scelta e sono ingiurie.” Così la professoressa Nadia Verdile ha introdotto il discorso su questo fenomeno, sempre meno sporadico e sempre più all’ordine del giorno.

Insieme alla professoressa Verdile abbiamo iniziato questo incontro partendo dall’antichità, da come alcuni antichi autori greci manifestavano apertamente la loro misoginia e fondavano la società maschilista, che dopo millenni non è ancora scomparsa. E dopo gli antichi anche la Chiesa e la stragrande maggioranza degli autori medievali hanno contribuito con questa visione misogina, individuando nella donna la causa di tutti i mali dell’umanità. E da qui parte anche l’impegno che la società ha messo nell’opprimere la donna, senza permetterle di imparare a leggere e scrivere per non lasciarla esprimere all’interno della società. In questa maniera si è affermata la cultura antropocentrica, che ha pervaso l’intera storia dell’umanità.

E tornando ai giorni nostri, i risultati sono evidenti a tutti.

Proverbi maschilisti, ripetuti spesso dagli anziani che sono ancora convinti del loro significato e li trasmettono ai più giovani come “tradizione”

Canzoni misogine dove si continua a ridurre la donna come un mero oggetto. Rapper che ritengono di poter dire ciò che vogliono (compresi insulti e istigazione alla violenza contro le donne) senza subirne le conseguenze. Uomini, anche di Chiesa, che commentano i casi di femminicidio chiedendo alle donne di “smettere di provocare gli uomini”. E l’idea diffusa è che se una donna fa carriera, è solo perché vende il suo corpo. Sono infiniti gli insulti sessisti nei confronti di qualunque donna impegnata in politica, spesso da parte di colleghi. Come i continui attacchi alla politica Laura Boldrini e in particolare la sfilza infinita di commenti sessisti nei suoi confronti sui social. E gli infinti femminicidi, che continuano. L’eco delle donne uccise perché volevano liberarsi da chi le opprimeva.

Queste sono le ingiurie di cui è intrisa nella nostra società. Radicate così in profondità che spesso vengono usate senza nemmeno rendersene conto.

Dopo la presentazione della professoressa Verdile, gli alunni delle classi quinte hanno partecipato attivamente al dialogo finale con le loro considerazioni e domande sull’argomento che riguarda ognuno di noi. Siamo noi, ha concluso la relatrice, proprio noi della nuova generazione ad avere il mandato di cambiare le cose e cancellare le discriminazioni di genere, siamo noi che dobbiamo combattere tutto ciò che discrimina la donna solo perché donna.

Redazione Campania