I politici “incerti” non votano il DDL Zan, speriamo negli omonimi mafiosi

Il diritto al silenzio dei boss mafiosi e stragisti è sempre più garantito. Dopo il no all’ergastolo, ora anche sussidi e pensione.

Pare che ultimamente, l’unica preoccupazione in Italia sia quella di garantire ogni diritto ai mafiosi. Dopo la decisione del Tribunale di Strasburgo di dichiarare incostituzionale l’ergastolo ostativo per i boss di mafia stragisti e mai usciti dall’organizzazione, la Consulta si è affiancata a tale visione, rinunciando di fatto alla protezione delle nostre leggi speciali volute da Falcone e Borsellino , pagate col loro sangue, in fatto di lotta alle mafie, leggi nate dall’osservazione empirica di un fenomeno che ci vede nel mondo, sul primo scalino del podio.

Osservazione basata su decenni di attentati, stragi eccellenti, magistrati, poliziotti e neonati esplosi in mille pezzi. Per non parlare dei giudici di sorveglianza “esposti” per le loro doverose decisioni, i giornalisti ‘sparati” o i chirurghi e i testimoni “suicidati”… insomma diciamo che almeno in questa materia non dovremmo avere davvero niente da imparare da nessuno, semmai, per una volta, ci spetterebbe di salire in cattedra…

Invece no, continuiamo a prendere lezioni da tutti. La DDL Zan, resta al palo perché il pensare di non poter pestare qualcuno per le proprie tendenze sessuali, pare avveniristico, mentre di recente, la Corte Costituzionale ha deciso che i condannati per mafia ai domiciliari, hanno diritto a tutti i trattamenti assistenziali, tipo pensione, e sussidi vari, sulla giusta base del diritto all’assistenza che va comunque garantito ad ogni cittadino che si trovi in stato di bisogno.

Orbene a noi pare che già questo cozzi con la dilagante teoria al massacro portata avanti a gran voce da imprenditori e politici che vorrebbero annullare anche il reddito di cittadinanza per quei vergognosi e onesti fannulloni che pare rifiutano lavori massacranti per 600 euro al mese in nero, per le ragazze madri che ci potevano pensare prima, o per i padri di famiglia che restano senza lavoro, e naturalmente anche qualche furbo mafioso…

Si, perché nel caso non lo sappiate, il volume d’affari delle mafie viene persino calcolato nel PIL internazionale, risulta difficile ignorarlo, a causa delle cifre da capogiro che superano quelle delle multinazionali ma evidentemente ignoriamo che tutte queste attività vengono svolte in nero e che di conseguenza i boss mafiosi, grazie ai prestanome e a Madre Terra che accoglie tutto nel suo ventre, anche barili di banconote risultano fatalmente, nullatenenti al fisco.

Grazie però a tutto quel denaro fantasma di cui sono in possesso, sono anche dotati dei “migliori” avvocati e di ottimi commercialisti che li fanno accedere a fondi per lo sviluppo per ogni tipo di attività ed anche ad ogni forma di sussidio, magari a loro insaputa come avvenne per i bonus percepiti a suo tempo da vari ricchi notai e parlamentari.

Il giudice relatore di questa decisione della Corte Costituzionale è il nostro amatissimo, Giuliano Amato, che malgrado I suoi 83 anni dimostra di essere sempre al passo coi tempi.

Infatti, in tempi di crisi come quelli attuali, gli italiani lo hanno spesso evocato, temendo che avvenisse nuovamente quel famigerato prelievo forzato del 6 per mille che Amato però dietro illuminata decisione, “apparsa” nella notte fra il 9 e il 10 luglio del ’92, il che portò ad una grossa fuga di capitali ed anche di fiducia, verso lo Stato.

Sempre attuale anche la sua posizione in materia di diritti umani, oggi segue la tendenza di cautelare i mafiosi, così come a suo tempo, pur ritenendo “inopportuno” il corteo del “Gay pride” si rammarico’ con Alleanza Nazionale e l’Italia tutta, di non poterlo, suo malgrado, impedire.

Si affanno’ quindi, nel 2007 a segnalare a Prefetti e Sindaci l’impossibilità di trascrivere i matrimoni gay, celebrati all’estero. Ma anche in tempi di Troyan, si dimostra avanguardista; già nel 1990 finisce in una rara intercettazione dell’epoca.

Si trattava in realtà di una semplice telefonata registrata dalla diretta interessata, ovvero la vedova del senatore Barsacchi, intenzionata a difendere la memoria del marito defunto, sul quale i simpatici colleghi viventi, cercavano infatti di far ricadere sul caro estinto la colpa di una tangente da 270 milioni di vecchie lire mentre la signora pareva intenzionata a fare i nomi e cognomi dei veri responsabili.

Amato, quindi la esortò con affetto ad evitare di fare una “frittata”, invitandola sì a difendere il marito ma senza fare i nomi di Caio e Sempronio, i quali, pur portando negli anni diversi e svariati nomi all’anagrafe godono comunque, delle stesse eterne protezioni da eventuali frittate, che si sa’, potrebbero far male, per via del colesterolo.

Forse fu proprio per via di questa sua capacità di rinnovamento e grande visione, che dopo una vita in politica a ricoprire mille ruoli, nel 2013 l’altro amatissimo presidente Napolitano, lo volle nominarlo Giudice Costituzionale, ruolo dal quale oggi, ci ha sciorinato l’ennesima lezione di civile pietà verso i mafiosi bisognosi.

Ora, senza parlare dei virtuosismi di chi, sempre in questi giorni, chiede l’abolizione del carcere “tout court”, siamo assolutamente d’accordo sull’assistenza ai bisognosi, benché forse, proprio nel caso dei mafiosi, sarebbe meglio vagliare caso per caso.

Vi hanno fatto scandalizzare con la scarcerazione di Brusca, il quale ha collaborato attivamente con la magistratura, fornendo preziose testimonianze, interi arsenali di armi e banconote seppellite ma nessuno vi parla di tutti i boss in attività ugualmente scarcerati, tipo Giuseppe Avignone, Pino Piromalli, Marcello Viola o Pasquale Zagari.

Gli ultimi due, autori e attori, fra le altre cose, del venerdì nero di Taurianova, dove oltre a decapitare la gente, giocavano al tiro al piattello con la testa mozzata, di mattina, in pieno centro…poi ci si chiede come mai, da quelle parti la gente abbia un po’ di timore.

Ve ne abbiamo parlato in modo approfondito in un precedente articolo ma vale la pena ricordare che Pasquale Zagari, spacciato pure come collaboratore e invitato a tenere conferenze antimafia, una volta rientrato al paesello dopo la liberazione, sia stato nuovamente arrestato per le solite estorsioni che di fatto, non si erano mai fermate grazie ad un’invidiabile organizzazione esterna.

Questo sono i boss e per questo esiste il 41 bis e l’ergastolo ostativo, che restano di fatto gli unici loro nemici, oltre a rappresentare le uniche richieste rimaste inevase dal famoso “papello” di Riina, quello alla base dell’accordo stato-mafia.

La loro azione sull’esterno continua comunque, malgrado la carcerazione, la quale viene messa in conto… ma senza esagerare. Infatti ne’ loro stessi, ne’ il Tribunale di Strasburgo, né la nostra Avvocatura di Stato, ritengono legittimo il fine pena mai per questi signori, che con tutto lo sforzo profuso, meritano di godere dei loro denari e di una serena pensione in libertà.

Tutt’altro discorso invece per quanto attiene i Collaboratori di Giustizia, i quali vengono giustamente denudati dei loro beni, pagano un prezzo altissimo in materia di vite umane, oltre a subire ogni sorta di ingiustizia, senza neppure avere diritto ad una nuova identità né per loro, né per tutti i parenti, innocenti martoriati, fra i quali moltissimi minori, inseriti nei programmi di “protezione”, che di protettivo, sembrano davvero non avere niente, piuttosto il contrario…

Di questo vi parleremo dettagliatamente quanto prima, al momento, come gioco sotto l’ombrellone, provate a supporre quale tipo di volontà e di progetto, potrebbe trovarsi alla base di tutto questo. Denigrati, esposti e maltrattati i Collaboratori di giustizia, scarcerati, difesi e compresi i boss irriducibili…

Da Mafiaropoli, per ora è tutto. A risentirci presto con la nostra inchiesta sulle condizioni riservate ai “collaboratori di giustizia” ovvero a coloro che hanno deciso di collaborare con lo Stato… i veri “pentiti”, purtroppo, proprio di quella decisione…

I politici gay non votano la DDL Zan, speriamo negli omonimi mafiosi / Capretta Francesca / Cronaca Giudiziaria

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