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Tra Roma ed Eurogruppo non c'è pace sui conti
Editoriali Politica

Tra Roma ed Eurogruppo non c’è pace sui conti. Di Maio-Salvini resistono (mp3)

Nessun accordo con l’ eurogruppo. Tria: per evitare la procedura servirebbe una manovra suicida.

Ieri pomeriggio, venerdì 9 novembre 2018 alle ore 14:27,  è arrivato a Roma il presidente dell’ eurogruppo Mário Centeno, ed è stata botta e risposta col ministro Tria. Altrettanto dura con il Ministero dell’Economia è stata bankitalia.

Difesa della manovra ad oltranza.

Il ministro dell’economia Giovanni Tria spiega, nelle audizioni in Parlamento, che la legge di bilancio sarà espansiva per contrastare il rallentamento dell’economia, ma non ci sarà nessuna patrimoniale. Poi, con il presidente dell’eurogruppo Mário Centeno, chiarisce che i fondamentali non cambiano.

Per evitare la procedura di infrazione servirebbe una manovra suicida, afferma il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria:

“Per evitare questa procedura di un debito basato su quanto affermato, noi dovremmo fare una manovra di restrizione fiscale violentissima che, per un’economia in forte rallentamento, sarebbe attualmente un suicidio”. 

ASCOLTA  le dichiarazioni in sala stampa del Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria  (mp3)
E Centeno risponde:

“Non ho dubbi sull’impegno dell’Italia per la crescita sostenibile, ma è essenziale che la legge di bilancio dimostri questi impegni”

Le dichiarazioni in sala stampa del Presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno 
ASCOLTA (mp3)

ma sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini non mollano.

Scettica l’opposizione.

Pier Carlo Padoan del PD:

“Con uno spread a quota 300, nel lungo termine la situazione diventa insostenibile e il rischio di un credit crunch, cioè di una stretta del credito molto veloce, molto violenta, si avvicina”

Al confronto tra il Governo e Bruxelles guarda con attenzione anche la Banca d’Italia:

“Auspico che si trovi una soluzione di equilibrio tra le varie esigenze”, spiega in Parlamento il vicedirettore Signorini, “un compromesso tra il rispetto delle regole europee e gli obiettivi del governo”.

I segnali che gli investitori percepiscono sono importanti, ricorda Signorini parlando dello Spread:

“Questo aumento, afferma, è già costato al contribuente quasi un miliardo e mezzo di interesse in più negli ultimi sei mesi rispetto a quanto sarebbe maturato con i tassi che mercati si aspettavano ad Aprile”

Quanto alla manovra, “sì all’anticipo pensionistico, ma attenzione alla sostenibilità economica, mentre il condono può disincentivare a pagare le tasse”, spiega ancora Signorini.

Sulla manovra fanno sapere la loro anche i sindacati: bene il confronto su quota 100 dice la CISL; il testo non è sufficiente su crescita lavoro e sviluppo commentano CGIL UIL.

Passando al decreto fiscale, sono 578 gli emendamenti presentati. Dalla Lega arriva la richiesta di estendere la sanatoria anche alle rate comunali, dall’IMU alla Tasi all’Imposta sulle insegne.

Mentre le parole volano sorridenti, i numeri – impietosamente – raccontano un’Italia in cui si registra il maggior divario esistente in Europa tra poveri e ricchi.

Nel nostro paese nel 2017 il 10% della popolazione con i redditi più bassi poteva contare solo sul 2% del reddito complessivo. Una percentuale che è lontana da quella del 2008 ma anche dalla media Europea che è del 2,8% per cui, se in Europa cala leggermente il divario tra chi ha redditi alti e quelli bassi, nel nostro paese resta molto più ampio.

Se si guarda poi al 20% più benestante della popolazione italiana, Eurostat certifica che ha a disposizione il 39,4% del reddito complessivo, mentre il 20% più povero può contare sul 6,06.

Per trovare una distribuzione del reddito più sbilanciata di quella italiana, bisogna guardare a Bulgaria, Spagna, Lituania e Romania.

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