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Sentenze pilotate al Consiglio di Stato e al Cga della Sicilia

Uno dei degli ordini di custodia cautelare del gip di Roma riguarda l’ex presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa siciliano.

Sono in corso, su disposizione del gip di Roma Daniela Caramico D’Auria, misure di arresti domiciliari e perquisizioni per i reati di corruzione in atti giudiziari commessi in seno al Consiglio di Stato e al Consiglio di Giustizia amministrativa della Regione Sicilia.

L’indagine è quella relativa a presunte sentenze pilotate presso palazzo Spada. Uno degli ordini di custodia cautelare riguarda l’ex presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa siciliano (CGA) Raffaele Maria De Lipsis, accusato di corruzione. Avrebbe intascato una tangente per pilotare una delle tante sentenze che avevano come controparte clienti dell’avvocato Piero Amara, il grande regista del giro di verdetti aggiustati nell’ambito della giustizia amministrativa, arrestato un anno fa con le accuse di associazione a delinquere per la commissione di reati quali il falso e la corruzione in atti giudiziari. Insieme a lui era stato arrestato anche il suo socio, Giuseppe Calafiore.

ll nome di De Lipsis era stato uno dei primi a finire nel mirino dei pm di Roma e Messina che da oltre un anno indagano sul giro di sentenze aggiustate nei processi che riguardano la giustizia amministrativa.  Le sue sentenze, a cominciare da quelle sul contenzioso della Open land a Siracusa, sono state passate al setaccio dagli investigatori della Guardia di Finanza. Secondo gli inquirenti, insieme ad un altro ex presidente del Cga, Riccardo Virgilio, già finito agli arresti a febbraio dell’anno scorso, De Lipsis sarebbe stato tra i giudici sui quali Amara e il suo socio di studio Calafiore ricorrevano in favore dei loro clienti.

Con De Lipsis salgono a tre i giudici del Cga siciliano ad essere finiti agli arresti in un’inchiesta che, dopo le dichiarazioni di Amara e Calafiore, continua ad allargarsi a macchia d’olio e promette nuovi sviluppi. A luglio, la Procura di Messina guidata da Maurizio de Lucia aveva ottenuto l’arresto di Giuseppe Mineo, anche lui accusato di corruzione in atti giudiziari.

L’opinione.

Il neoGoverno e per esso il neoMinistro della Giustizia, rivedano urgentemente tutte le norme degli ultimi cinquant’anni in modo chiaro, serio, severo e non troppo interpretabile dalla Giurisprudenza. Ma si rivedano per tutti, nessuno indenne, anche per gli scranni più alti delle Istituzioni. È urgente, poiché il grave danno psicologico-educativo nei confronti delle generazioni di almeno gli ultimi tre decenni, ma pure di più, è sotto gli occhi di chi può e vuole vedere, tanto che siamo arrivati al punto che la corruzione è un cult. Da queste pagine si è sempre detto che non si nasce così, bensì sono le leggi, la formazione, i messaggi e i deviati e diffusi esempi, specialmente oggi, pubblico-politici-mediatici-culturali, che ci veicolano e anche istigano a divenire tali.

Adduso Sebastiano

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