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Decreto crescita. Def. Revengeporn. Tria . Junker. Caso ROM
Attualità Editoriali

IL PUNTO: Decreto crescita. Def. Revengeporn. Tria . Junker. Caso ROM

L’annuncio di Conte: domani in consiglio dei ministri ci sarà il via al Decreto crescita. Approvato ieri all’unanimità dalla camera il Revengeporn, ritirato invece quello sulla castrazione chimica. Tiro al bersaglio su Tria. Junker: sorrisi e abbracci sotto i riflettori ma poi…. E a Roma scoppia la rivolta contro i Rom.

Alle 18:00 di domani, giovedì 4 aprile 2019, il Consiglio dei Ministri sarà chiamato a dare il via libera al tanto atteso Decreto Crescita nel quale spunta anche un allargamento della rottamazione agli enti locali che non hanno utilizzato per la riscossione la ex Equitalia nell’ultima bozza del decreto crescita che l’ANSA ha potuto visionare.

Si prevede infatti che Comuni, le Province e le Regioni possano deliberare la “definizione agevolata”, scontando le sanzioni, sulle “entrate, anche tributarie” che non sono state riscosse “a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale” notificati tra il 2000 e il 2017. Gli enti avranno 60 giorni di tempo per decidere.

Intanto, dal suo viaggio in Qatar, Conte ha dichiarato: il nostro obiettivo politico molto forte è procedere con i risarcimenti ai risparmiatori nel modo più rapido possibile e, per quanto riguarda il Def, le stime arrivate in questi giorni sul PIL italiano non hanno alternato la nostra pianificazione.

Intanto è passato l’emendamento sulla revengeporn che è stato approvato ieri all’unanimità dalla camera: Carcere fino a 6 anni e multa fino a €15000 per chi diffonde, senza il consenso delle persone rappresentate, immagini a contenuto sessuale destinate a rimanere invece private. Ritirato invece quello sulla castrazione chimica.

Caso Tria: spazzatura contro di me.

Tra i “responsabili” da additare per le difficoltà del geverno è partito il tiro a segno del M5S contro Tria ormai additato, anche dalla Lega, come “l’untore” della pestilenza che sta decimando la situazione economica italiana.

Ma quali sono stati gli ultini attacchi a Tria? Il M5s gli ha lanciato accuse di favoritismo nei confronti della sua collaboratrice il ministro dice di aver “subito un attacco spazzatura sul piano personale. Le cose possono apparire molto diverse a seconda di come si presentano”, e lamenta “violazioni della privacy. Mi chiedo – osserva – chi è che passa ai giornalisti queste cose”.

Tria respinge comunque qualunque ipotesi di dimissioni e, in un colloquio con il Corriere della sera, dichiara:

“Sciocchezze. Spazzatura contro di me, ma l’intimidazione non passa. Se andassi via dovremmo vedere quale sarebbe la reazione dei mercati”.

Ecco, Tria passa al contrattacco, parla di intimidazione e si difende. Come? Ma intimidendo il governo con l’evocazione del quanto potrebbe accadere nei mercati, che lo vedono come “garante”, nel caso che lui abbandonasse.

Semplice e chiaro no? Fuoco batte fuoco. E questa è!

Intanto, visto che siamo abituati a non farci mancare nemmeno il di più, ieri c’è stata anche la commedia con Junker fatta di sorrisi, abbracci, strette di mano e dichiarazioni d’amore a favore di telecamere e fotografi ma poi?

Poi, spenti i riflettori, sono ripartite le baruffe con anche coltellate e colpi bassi fino all’epilogo di un Juncker che è lì a dare del bugiardi ad alcuni ministri italiani, e spiegare:

“Mentono ai cittadini dicendo che li abbiamo lasciati da soli mentre abbiamo dato 130 miliardi all’Italia.
Il piano Juncker ha creato investimenti nell’ordine di 63,3 miliardi. I fondi strutturali, il sostegno europeo per rinvigorire l’economia, sono più di 44 miliardi. Complessivamente il sostegno europeo all’Italia ammonta a 130 miliardi. C’è un italiano, uno solo, che lo sa?”

Ad ora, sostanzialmente, i governativi – stranamente – hanno risposto con un sostanziale silenzio demandando, forse, la risposta ai collaterali sia politici che editoriali.

Apre il rintuzzamento, con un’intervista al Corriere della Sera, il 33enne vicepresidente M5S del Parlamento Europeo, Massimo Castaldo, che comincia con il ricordare passate vicende rimanrcando quindi che quelle parole vengono

“da chi per anni ha difeso le misure di austerity in Grecia e nel Sud Europa, per poi limitarsi a un tardivo quanto ipocrita “forse abbiamo sbagliato qualcosa”

Poi, proseguendo nel suo pensiero, dice che, partendo da quell’azione

“dopo questi 5 anni, la decenza dovrebbe suggerire a Juncker di analizzare, piuttosto, i propri errori. E di portare rispetto al governo italiano” e puntualizza:

“L’economia italiana è fanalino di coda in Europa da troppi anni: la vera notizia è che Juncker faccia finta di accorgersene solo adesso. È un problema strutturale accentuato, oggi, dal calo della crescita su scala globale”

Il Fatto Quotidiano spalleggia le parole di Castaldo e, come si può leggere in un titolo a pag. 3, scrive: “Juncker non conta più nulla: attacca, ma nessuno replica”.

Secondo i calcoli del quotidiano diretto da Marco Travaglio, poi, come riporta l’Agenzia Ansa, le tabelle della stessa commissione Ue dicono infatti

“che dal 2000 al 2017 l’Italia ha versato a Bruxelles circa 234 miliardi di euro ricevendone indietro 189 con uno sbilancio di 45 miliardi, peraltro in peggioramento negli anni (oltre 34 miliardi sono stati accumulati dal 2008). Anche il mitologico piano Juncker è un po’ meno rilevante di come sembra: i soldi veri sono 9,68 miliardi spalmati su diversi anni che dovrebbero (ma è una stima) innescare investimenti per 63 miliardi. Si potrebbe dire che è campagna elettorale, ma la novità vera è che a sera ancora non risultavano risposte ufficiali del governo italiano o di singoli ministri: Juncker è un quasi ex tutto, a questo silenzio dovrà abituarsi a breve”.

E anche per Libero, sempre come riportato da ANSA, il giudizio è che “la Ue ci prende in giro” e “Juncker vaneggia ancora: ‘L’Europa ama l’Italia’”, come a dire: ma quando mai? La riprova? dal presidente della Commissione è infatti l’intero stanziamento promesso, del quale, a dicembre, risultava essere stato consegnato al nostro Paese appena un terzo: 360 milioni di euro, su un totale di 950. Soprattutto, quel “sostegno” si riferisce ai sette anni del periodo 2014-2020 ed equivale dunque a 136 milioni ogni dodici mesi. Mentre l’Italia ha speso, solo nel 2018, ben 5 miliardi per tutte le voci riguardanti gli immigrati, dal soccorso in mare e l’accoglienza sino alle spese per l’istruzione e la sanità. La solidarietà della Ue, insomma, non copre nemmeno il 3% dei costi economici dell’immigrazione (lasciando da parte quelli sociali, la sicurezza e tutto il resto)”. Bel coraggio, dunque, “a venire qui a dirci che non ci dovremmo lamentare,accusando «alcuni ministri italiani» -il riferimento è innanzitutto a Matteo Salvini – di essere ‘bugiardi’, perché ‘non rivelano le somme destinate all’Italia dall’Unione’”.

Finito qui? Ma manco per idea.

Per chiudere in bellezza, come si sà, servono i fuochi d’artificio ed allora ecco che ci hanno pensato, a Roma, “cittadini” arrabbiati e l’immancabile premiata ditta “Casa Pound” aprendo una battaglia contro i Rom.

Alla fine della rivolta il Comune ha trasferito i rom in altra zona, ma intanto ci sono stati cassonetti incendiati e auto date alle fiamme senza, per altro, che ci fosse un qualche arresto anzi, a quanto sembra, senza nemmeno un fermo il che apre, legittimamente, un inquietante interrogativo:

il tutto sarà interpretato come un via libera alla ribellione e al fare come il pensiero imperante detta?

Infatti, a ben vedere, la rivolta e la guerriglia urbana posta sul campo a Torre Maura, periferia Est di Roma a ridosso del Grande Raccordo Anulare, contro l’arrivo di circa 75 rom che il Comune aveva destinato al centro “Savi” in via dei Codirossoni, proveniva da un altro traferimento, da un altrove che è via G. Toraldo a Torre Nova.

Il trasferimento di ieri è iniziato ieri verso le 15.50, quando diversi residenti del quartiere di Torre Maura hanno iniziato a manifestare in strada chiedendo alla Polizia municipale di sospendere le operazioni.

Inizialmente i protestanti erano una trentina poi, con il passare delle ore, sono diventati circa 300, guardate a vista dal Reparto mobile della polizia.

Poi la protesta è svoltata ed è degenerata nella violenza.

Violenza che ha visto alcuni dei manifestanti darsi da fare nel rovesciare a terra, e calpestare, le vettovaglie che si sarebbero dovute dare ai nuovi arrivati:

“devono  morire di fame”, questo il grido che ha punteggiato l’impresa.

Poi sono passati anche a rovesciare a terra dei cassonetti della spazzatura incendiandone tre e dando così di che fare ai vigili del fuoco presenti in loco. Incendiate anche una Skoda Fabia e parzialmente incendiato un camper che sostava vicino all’auto.

Alla fine, verso le 20, è arrivato anche un gruppo di manifestanti di CasaPound ed i fuochi d’artificio hanno raggiunto l’apice atteso.

La situazione si è tranquillizzata nella notte, quando in un vertice notturno nella sede del Municipio VI (con il capo di gabinetto della sindaca Raggi Stefano Castiglione e il presidente del Municipio Roberto Romanella) si è deciso di sospendere il trasferimento dei rom.

Il tutto senza alcun intervento delle forze dell’ordine visto che, a quanto sembra, non risultano al momento persone ne fermate ne identificate dalla polizia, ed è questa “inerzia – tolleranza” che porta al pensiero già su espresso:

il tutto sarà interpretato come un via libera alla ribellione e al fare come il pensiero imperante detta?

Si spera di no anche perché non è che questi Rom siano spariti. Sono ancora in vita e in movimento verso?

Ecco! Ieri non sono stati allocati a Torre Mura come previsto ma altrove, comunque andranno per cui, quando arriveranno alla (ri)nuova destinazione, cosa accadrà? Ci sarà un bis magari anche più violento visto che l’inerzia vista sul campo a Torre Maura potrebbe essere visto come un qualcosa derivante da un tacito placet e dall’aria che tira con il Comandante alla guida.

Il tempo sicuramente ci darà una risposta. Intanto, però, è con questo che è iniziata la giornata nell’AD 3 aprile 2019 con i gialloverde al comando.

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