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Il più pulito c'ha la rogna
Attualità Editoriali

Il più pulito c’ha la rogna (‘O cchiù pulit ten’ a rogn’ – Er più pulito c’ha la rogna)

La saggezza del popolino, comunque dei nostri vecchi, è cosa indiscutibile e, in questi giorni, con Facebook e Sarkozy, si è avuta riprova anche de: Il più pulito c’ha la rogna

Eh sì! Il più pulito c’ha la rogna (in lingua Napoletana: ‘O cchiù pulit ten’ a rogn’ – in dialetto romanesco: Er più pulito c’ha la rogna) solevano dire.

Questo l’antico detto utilizzato per indicare la diffusione della corruzione all’interno di un sistema, o gruppo sociale, riferito a tutti gli uomini, in particolare alle persone esposte, come i politici, gli amministratori, i dirigenti, i manager

Questi gli ultimi casi venuti alla luce che sembrano confermarlo:

Facebook

Mark Zuckerberg, ceo di Facebook, finito sotto inchiesta per “traffico illecito dei dati di 50 mln di utenti”.
Dati di cui si sarebbe impossessata l’azienda britannica Cambridge Analytica per usarli durante la campagna per le elezioni presidenziali statunitensi del 2016.

E non è da escludere che in Italia non sia stata messa in campo la stessa operazione (Il più pulito c’ha la rogna – ‘O cchiù pulit ten’ a rogn’ – Er più pulito c’ha la rogna)

Eh già!

Ed infatti parlando a Radio Radicale, il presidente dell’autorità per la tutela dei dati personali Antonello Soro, così ha chiosato:

“Non ho elementi per dire se anche in Italia sia accaduto e chi sia il destinatario di questa campagna di riconquista degli elettori e di allargamento in qualche modo viziato del consenso.
Però, ha continuato Soro, è possibile ed essendo possibile non possiamo sorprenderci.
Non possiamo sorprenderci se anche da noi oltre che negli Usa, in Inghilterra o in altre parti del mondo si utilizzano questi canali per la ricerca del consenso”.

Intanto la Commissione cultura della Camera dei Comuni britannica ha chiesto l’audizione di Mark Zuckerberg, perché riferisca sul presunto furto di dati utilizzati nelle campagne elettorali.

Il dolo e la prassi sarebbe stata confermata, a quanto sembra, da Sandy Parakilas, responsabile del dipartimento di controllo dei dati in Facebbok fino al 2012.

Sandy Parakilas, in un’intervista al Guardian, ha esplicitamente riferito che dati personali di centinaia di milioni di utenti di Facebook potrebbero essere stati raccolti illecitamente da aziende private che hanno sfruttato lo stesso meccanismo adoperato da Cambridge Analytica.

Sempre nell’intervista al Guardian,  Sandy Parakilas ha dichiarato di aver avvertito i dirigenti della società del “pericolo” di un approccio lassista alla protezione dei dati.

Leggerezza e il guardare altrove di Facebook rischiava, sempre secondo Sandy Parakilas di consentire una grave violazione degli stessi:

“Le mie preoccupazioni erano che tutti i dati che lasciavano i server di Facebook agli sviluppatori non potevano essere monitorati da Facebook, quindi non avevamo idea di cosa stessero facendo gli sviluppatori con i dati”, ha detto.

Questo il “caso” Facebook e Mark Zuckerberg (l’uomo che non sa scusarsi).

Le porte di una inchiesta giudiziaria, in Inghilterra come in USA, sono ora spalancate per cui non resta che attendere per conoscerne i risultati.
Risultati che interessano anche il normale utente di Facebook se si considera quanta attenzione invece pone Zuckerberg nel lancio dei loro post su altre pagine:

blocco immediato del malandrino

(forse perché osa scimmiottare il suo uso illecito del mezzo? Sia mai! Quello sembra dover essere sua riserva, di utili leciti e non)

Ma chiudiamo qui, per ora, con Zuckerberg e Facebook e passiamo all’altro caso esploso sempre in questi giorni:

Sarkozy

Qui è proprio il caso di usare anche un’altra antica espressione: Se Atene piange, Sparta non ride

Infatti anche qui abbiamo una conferma de: Il più pulito c’ha la rogna (‘O cchiù pulit ten’ a rogn’ – Er più pulito c’ha la rogna)

Nicolas Sarkozy è stato “fermato” a Nanterre a seguito dell’esito di una indagine che rientra nel capitolo dei finanziamenti illeciti alla sua campagna elettorale del 2007.

Ma i guai giudiziari dell’ex presidente francese, tra denunce, inchieste, rinvii a giudizio e archiviazioni, sono molto più ampi e non sono “Libia”

Dal caso Bettencourt all’arbitrato Tapie, infatti, la magistratura francese è stata sempre costretta a seguire con attenzione la carriera dell’ex presidente ed ora i nodi sono venuti al pettine.

Nodi che sembrano essere così tanti che ne facciamo oggetto di articolo a parte:

Sarkozy: un sacco di guai.
Ovvero: il più pulito c’ha la rogna

Qui ne elenchiamo solo i capoversi:

Finanziamenti illegali dalla Libia

Da aprile 2013 la giustizia francese indaga su finanziamenti illegali del regime libico di Muammar Gheddafi a sostegno della corsa all’Eliseo di Sarkozy nel 2007

Le intercettazioni telefoniche

Sulla base di intercettazioni telefoniche di conversazioni tra Sarkozy e il suo storico legale Thierry Herzog, l’ex presidente era stato posto in custodia cautelare il primo luglio 2014, e poi incriminato per corruzione attiva, traffico d’influenza attivo e violazione del segreto professionale.

Il finanziamento illegale della campagna 2012

Nel febbraio 2017 Sarkozy è stato rinviato a giudizio per finanziamenti illegali alla campagna elettorale del 2012, per aver consapevolmente sforato il tetto delle spese consentito di 22,5 milioni di euro di altri 20.

La denuncia alla Cpi

Lo scorso ottobre una quindicina di associazioni della società civile di diversi paesi africani hanno denunciato Sarkozy alla Corte penale internazionale dell’Aia, accusandolo tra l’altro di essere responsabile dell’uccisione di Gheddafi nel 2011 e di ingerenza in altre crisi africane, tra cui quella in Costa d’Avorio nel 2010-2011.

I sondaggi dell’Eliseo

Nell’inchiesta aperta sui sondaggi commissionati senza gara durante la sua presidenza (dal 2007 al 2012), Sarkozy potrebbe essere coperto dall’immunità presidenziale.

I viaggi in Jet
Il caso Bettencourt

Sarkozy era stato incriminato per “circonvenzione di incapace” nei confronti della proprietaria dell’azienda di prodotti cosmetici l’Oreal, la 90enne miliardaria Liliane Bettencourt dichiarata nel 2006 incapace di intendere e di volere.

L’arbitrato Tapie

Luglio 2008, il ministro dell’Economia di Sarkozy, Christine Lagarde, oggi direttrice del Fmi, affida a un arbitrato la questione del risarcimento dovuto dalla banca pubblica Cre’dit Lyonnais a Bernard Tapie, amico del presidente, per la vendita di Adidas.

L’affare Karachi

Il caso riguarda contratti di armamento firmati dal governo Edouard Balladur con Arabia Saudita e Pakistan nel 1995.
In questo processo, Sarkozy è ‘testimone assistito’, una via di mezzo tra semplice testimone e indagato.

 

E questo è.

C’è chi sorride di queste disgrazie per deridere e ridere, come La Russa ieri sera a Carta Bianca, di Sarkozy. Ma noi non riusciamo a non chiederci:

ma dove stiamo andando? Di chi possiamo fidarci?

Di nessuno sembra tanto che, avanti di questo passo, va a finire che si potrà realmente arrivare a pensare e dire:

alcune volte non mi fido nemmeno di me stesso.
Hell, I’m not even sure myself sometimes.

E con questo pensiero per niente rassicurante ecco che si può concludere anche oggi con il nostro solito: io speriamo che me la cavo!

Stanislao Barretta

vivicentro.it/EDITORIALI • ATTUALITA’

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