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La famiglia si era infiltrata
Cronaca

La famiglia mafiosa si era infiltrata a Reggio Emilia. Impresa sotto controllo

La famiglia si era infiltrata. Il Tribunale ha disposto non la chiusura bensì il “controllo giudiziario” sull’impresa. Prima volta in Italia.

Il Tribunale di Bologna ha disposto nei confronti della Lg Costruzioni srl, azienda in attività da dieci anni nelle costruzioni immobiliari e operante in provincia di Reggio Emilia, un decreto di sottoposizione alla misura di prevenzione del Controllo giudiziario per la durata di 1 anno.

Si tratta di un provvedimento che, con riferimento alla sua genesi, è il primo sul territorio nazionale, in quanto proposto all’organo giudicante in forma congiunta da un Procuratore della Repubblica di Bologna, Giuseppe Amato e da un Questore di Reggio Emilia, Giuseppe Ferrari, con il supporto investigativo del Servizio centrale anticrimine della Polizia di Stato.

La società Lg Costruzioni srl destinataria del provvedimento giudiziario opera nel settore edilizio da circa un decennio nella provincia reggiana e di recente, in seguito ad una modifica della compagine aziendale, era finita sotto investigazione della Questura di Reggio Emilia.

L’indagine era scaturita nel moneto in cui c’era stata la richiesta di rinnovo dell’iscrizione nelle cosiddette White list (sono elenchi ai quali possono registrarsi le imprese che lavorano nei settori considerati più ad alto rischio di infiltrazione mafiosa ) della Prefettura di Reggio Emilia avanzata dalla Lg costruzioni.

L’istruttoria della Prefettura ha pertanto accertato che la società era riconducibile a una famiglia del trapanese con alle spalle una storia di mafia, peraltro più che famosa, quella dei cugini Salvo (ne scrivevamo anche in un nostro recente articolo “29 Luglio 2020 37° anniversario dell’eccidio mafioso del Giudice Rocco Chinnici”), Ignazio e Nino, legati a Cosa Nostra e capicosca di Salemi in provincia di Trapani, all’epoca schierati con Totò Riina. Negli anni Settanta e Ottanta, era uno degli uomini più potenti e ricchi della Sicilia: Ignazio Salvo gestiva con il cugino Nino le esattorie “Entrambi sono uomini d’onore” disse il pentito Tommaso Buscetta al giudice Giovanni Falcone, che poi arrestò i due imprenditori. Ignazio Salvo, venne poi ucciso in un agguato da Leoluca Bagarella, Antonino Gioè e Giovanni Brusca nel 1992.

La vedova Giuseppa Puma e i figli Luigi e Maria si trasferiscono tra il 2000 e il 2011 ad Albinea (RE). La Prefettura emiliana ha così scoperto come Lg Costruzioni sia divenuta per l’83% di Giuseppa Puma e per il 17% di Luigi Salvo. Maria Salvo non è risultata possedere quote bensì essere vicepresidente della società in questione.

Inoltre dalle investigazioni è stato appurato che la società Lg Costruzioni favoriva aziende e ditte riconducibili a gruppi di criminalità organizzata di matrice `ndranghetista, appartenenti al clan “grande Aracri” di Cutro (La ‘ndrina Grande Aracri è una cosca malavitosa o ‘ndrina della ‘ndrangheta calabrese che opera a Cutro, comune in provincia di Crotone in Calabria, al nord, in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia ed all’estero in Germania).

Nella dozzina di pagine del dispositivo del Tribunale di Bologna c’è la descrizione negli anni delle compravendite e movimentazioni finanziarie, societarie e immobiliari di Giuseppa in Salvo, Luigi e Maria Salvo. La divisione anticrimine della Questura di Reggio Emilia. Emerge scoprì inoltre come Lg costruzioni facesse ristrutturazioni di alta qualità immobiliare, come si vede anche dal loro sito, salvo poi, come si è accertato dai sopralluoghi, i dipendenti diretti erano pochi ma le ditte in subappalto numerose. Con una caratteristica ripetuta e non proprio trascurabile: la contiguità di Lg costruzioni, così come accertato dalla Guardia di Finanza – ma ci sono anche molti riferimenti svolti dall’Arma dei Carabinieri – “nell’ambiente ndranghetista”. Scontato quindi l’iniziale rigetto della Prefettura alla richiesta di rinnovo di iscrizione nelle White list. Rigetto che l’11 giugno scorso la società lo aveva impugnato davanti al Tar.

La Prefettura aveva nel frattempo interessatp lo Sca, il Servizio Centrale Anticrimine diretto da Giuseppe Linares. Lo Sca fa parte della Dac, la Direzione Centrale Anticrimine al comando di Francesco Messina presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza guidato dal prefetto Franco Gabrielli.

La proposta di rigetto trovò la condivisa di Questura e Sca con anche le valutazioni del Procuratore Giuseppe Amato. I legami con Cosa nostra e con la cosca ’ndranghetista Grande Aracri, già sottoposta al processo Aemilia, erano evidenti.

Alla fine la Lg costruzioni è risultata essere “un’impresa in bonis” (solvibile) ha evidenziato il Tribunale di Bologna sulle risultanze di Prefettura, Questura e Procura. Allo stesso tempo il Tribunale ha dato un indirizzo chiaro “Arginare le infiltrazioni mafiose nelle attività economiche” al fine di “salvaguardare la continuità dell’attività produttiva”.

Da parte sua, la società Lg costruzioni durante il dibattimento in Tribunale ha presentato il 28 aprile scorso un “piano d’azione per l’introduzione di misure di prevenzione contro le infiltrazioni mafiose nell’organizzazione aziendale”. Programma elaborato da un gruppo di lavoro composto da ricercatori della Crime & Tech srl, spin off dell’università Cattolica di Milano, e del Dems, dipartimento di scienze politiche e relazioni internazionali dell’università di Palermo.

Il Tribunale quindi ha escluso il ricorso alle misure cosiddette ablatorie, sequestro e poi confisca e ha disposto l’amministrazione giudiziaria e il controllo giudiziario. Per effetto di tale dispositivo, l’azienda continuerà ad esercitare la propria attività imprenditoriale sotto il costante controllo di un giudice delegato e di un amministratore giudiziario individuati dal Tribunale.

Per adempiere al mandato l’amministratore giudiziario potrà effettuare continui accessi nella ditta, intrattenere costanti rapporti con i soci per controllare atti di acquisto o disposizione, esaminare scritture contabili, monitorare prestatori d’opera e partner commerciali.

Il Controllo giudiziario è una misura meno invadente rispetto a quella dell’Amministrazione giudiziaria ed è previsto dall’art. 34 bis del decreto legislativo 159/2011 (34-bis d. lgs. 159/2011 prevede che “possono richiedere al Tribunale competente per le misure di prevenzione l’applicazione del controllo giudiziario” quelle imprese che, da un lato, siano state ”destinatarie di informazione antimafia interdittiva” ai sensi dell’art. 84, co.).

Si tratta di una norma che tende a conservare, in una chiave di salvaguardia occupazionale, le realtà produttive le quali, per quanto interessate da tentativi di infiltrazione mafiosa, presentino un quadro non del tutto compromesso e tale da consentire la prosecuzione dell’attività economica, pur se in forma “controllata”.

Nell’immagine di copertina il Tribunale di Bologna, il cui palazzo che lo ospita risale al 1366 Giovanni da Legnano comprò una piccola “casa a uso di studio” per il prezzo di 200 bolognini ed è arrivata fino ai tempi nostri, passando per l’acquisto nel 1839 – dopo cinque secoli di proprietà della famiglia Legnani – da parte dei marchesi Pizzardi, che poi lo avrebbero venduto pochi decenni dopo, nel 1885, all’Ente che sarebbe divenuto le Ferrovie dello Stato e che allora si chiamava Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali. Poi acquistato e ristrutturato dalla Palazzo Legnani Pizzardi s.r.l. fu concesso in locazione al Comune di Bologna, che per legge ha l’onere di assicurare la adeguata edilizia giudiziaria alla città (salva ripetizione da parte dello Stato delle spese d’affitto in una percentuale che si aggira intorno al 70%).

Adduso Sebastiano

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