La chiusura della sessione estiva del calciomercato apre ufficialmente una nuova fase per la Juve Stabia. Con le trattative ormai archiviate e la rosa consegnata a mister Pietro De Giorgio, è arrivato il momento di fermarsi e guardare al lavoro portato avanti negli ultimi mesi/giorni. Un mercato intenso, caratterizzato da numerose operazioni in uscita, da diversi innesti e soprattutto dalla volontà della società di costruire una squadra capace di affrontare la Serie B senza rinunciare a una precisa programmazione.
A raccontare il percorso seguito dal club sono stati il direttore sportivo Stefano Stefanelli e il responsabile dell’area tecnica Enzo De Vito, protagonisti di un lungo confronto con la stampa. Un’occasione per ripercorrere le principali operazioni concluse, chiarire alcuni retroscena e spiegare le logiche che hanno accompagnato le scelte della società.
Dalle partenze dei protagonisti della passata stagione fino agli arrivi di Antonio Di Nardo e Giuseppe Sibilli, passando per gli investimenti sui giovani e per le formule contrattuali adottate, i due dirigenti hanno affrontato praticamente ogni aspetto del mercato gialloblù.
Gli addii e la gestione delle situazioni più delicate
Uno degli argomenti inevitabilmente più discussi è stato quello relativo alle numerose uscite che hanno interessato la rosa. Alcuni calciatori che avevano rappresentato punti di riferimento nella precedente stagione hanno infatti lasciato Castellammare, generando inevitabilmente interrogativi tra i tifosi.
Stefanelli ha scelto di affrontare il tema senza alimentare ulteriori discussioni, soprattutto per quanto riguarda la vicenda legata a Omar Correia.
Il direttore sportivo ha ribadito che la società non ha imposto la partenza a nessuno e che, al contrario, la volontà iniziale era quella di proseguire il rapporto con tutti gli elementi che avevano fatto parte del progetto precedente.
«Non voglio alimentare polemiche sterili su Omar Correia. Tutti i calciatori che sono andati via hanno chiesto espressamente di farlo, nonostante a tutti fosse stato proposto un futuro in questo club», ha spiegato Stefanelli.
Una precisazione importante, soprattutto in un mercato nel quale diverse operazioni hanno richiesto tempo, pazienza e una gestione particolarmente attenta dei rapporti con i calciatori.
De Vito ha confermato quanto fosse complesso affrontare contemporaneamente le esigenze sportive e quelle personali dei giocatori. Il dirigente ha sottolineato il lavoro svolto insieme a Stefanelli e il sostegno ricevuto dalla proprietà durante tutto il percorso.
«Abbiamo lavorato a quattro mani con Stefanelli e con il costante supporto della società, risolvendo tanti problemi. Guerri e Amabile ci sono stati sempre accanto», ha raccontato De Vito.
Il responsabile dell’area tecnica ha poi riconosciuto al direttore sportivo la capacità di gestire anche quei momenti nei quali la permanenza di un calciatore diventava complicata.
«Stefanelli ha gestito bene i vari “mal di pancia” e non era affatto semplice. Insieme al mister si sono individuati i profili giusti che possono non farci accusare queste partenze».
Una fase che, inevitabilmente, ha richiesto anche qualche compromesso. De Vito, con una battuta, ha ricordato proprio quei giorni particolarmente movimentati.
«A un certo punto ho pensato alla canzone “Se mi lasci non vale”».
Dietro il sorriso, però, c’è la consapevolezza di una fase di mercato tutt’altro che semplice.
«Le uscite non sono state semplici, qualche incentivo abbiamo dovuto concederlo, ma ringraziamo tutti. Speriamo di aver sbagliato il meno possibile».
Il messaggio della società, dunque, è chiaro: gli addii non sono stati considerati come semplici operazioni di mercato, ma come situazioni da accompagnare e gestire nel migliore dei modi, cercando contemporaneamente di salvaguardare gli equilibri dello spogliatoio e le esigenze del nuovo progetto tecnico.
Di Nardo, un’operazione fortemente voluta dalla proprietà
Se le cessioni hanno rappresentato una delle parti più delicate del mercato, gli arrivi hanno invece raccontato la volontà della Juve Stabia di alzare progressivamente l’asticella.
Il nome che più di ogni altro rappresenta questa nuova ambizione è quello di Antonio Di Nardo, attaccante arrivato a Castellammare al termine di una trattativa importante sotto il profilo economico e particolarmente lunga sul piano negoziale.
De Vito ha spiegato che dietro l’operazione c’è stata anche una precisa volontà del presidente Alfredo Guerri, che aveva individuato nel calciatore un obiettivo prioritario già prima dell’insediamento dell’attuale struttura tecnica.
«Il presidente ha voluto fortemente Di Nardo, era un suo pallino ancora prima che noi ci insediassimo», ha rivelato De Vito.
Un dettaglio che permette di comprendere anche la dimensione dell’investimento effettuato dalla società. Di Nardo non è stato infatti considerato come un semplice tassello per completare l’organico, ma come uno degli elementi sui quali costruire il nuovo reparto offensivo.
«Si tratta di un’operazione economicamente importante», ha aggiunto De Vito.
Il dirigente ha poi raccontato anche un particolare legato all’altra operazione di grande rilievo del mercato gialloblù: quella relativa a Giuseppe Sibilli.
In questo caso, oltre all’aspetto professionale, esisteva già una conoscenza personale legata alla famiglia del calciatore.
«Da direttore dell’Aversa Normanna ebbi suo padre Salvatore come capitano: Giuseppe ha subito sposato il nostro progetto».
Una frase che fotografa bene l’atteggiamento con cui Sibilli ha affrontato la trattativa. Il giocatore, infatti, avrebbe individuato nella Juve Stabia una destinazione particolarmente gradita, elemento che ha contribuito alla conclusione dell’operazione.
Stefanelli: «Di Nardo aveva aspettative di Serie A»
A entrare maggiormente nei dettagli della trattativa per Di Nardo è stato Stefanelli, che ha sottolineato quanto fosse difficile convincere il calciatore a scegliere Castellammare.
L’attaccante, infatti, arrivava da una stagione importante e aveva ambizioni legittime di confrontarsi con il massimo campionato italiano.
«Di Nardo aveva legittime aspettative di Serie A, è stata una trattativa lunga», ha spiegato il direttore sportivo.
La Juve Stabia ha quindi dovuto lavorare non soltanto sull’aspetto economico, ma anche sulla capacità di presentare al calciatore un progetto nel quale potesse sentirsi protagonista.
«Gli abbiamo raccontato il nostro mondo e appena c’è stata un’apertura, grazie alla forza della società, siamo riusciti a battere una forte concorrenza».
Il passaggio evidenzia uno degli elementi centrali della strategia societaria: la capacità finanziaria da sola non sarebbe stata sufficiente. Per arrivare a giocatori ambiti da altri club è stato necessario presentare un progetto credibile e una prospettiva sportiva convincente.
Discorso analogo per Sibilli, anche se con caratteristiche differenti.
«Anche per Sibilli è stata una trattativa lunga, ma il ragazzo era fortemente convinto di venire qui a Castellammare».
La volontà del calciatore, dunque, ha rappresentato un fattore determinante nella chiusura dell’affare.
Più calciatori di proprietà e una rosa costruita guardando avanti
Un altro punto centrale dell’intervento di Stefanelli ha riguardato le formule utilizzate per portare i nuovi giocatori a Castellammare.
La Juve Stabia ha infatti cercato, per quanto possibile, di incrementare il numero di calciatori di proprietà, evitando di costruire una rosa composta esclusivamente da prestiti.
Tra le operazioni citate dal direttore sportivo c’è quella relativa a Vismara, arrivato a titolo definitivo ma con una particolare clausola a favore dell’Atalanta.
«Vismara è stato acquistato a titolo definitivo con recompra a favore dell’Atalanta tra due anni».
Una formula che, secondo Stefanelli, si inserisce perfettamente nella strategia generale dettata dalla società.
«L’input societario era chiaro: avere soprattutto calciatori di proprietà, e crediamo di aver trovato il giusto bilanciamento».
Il concetto di equilibrio ritorna dunque più volte nell’analisi del direttore sportivo. L’obiettivo non era semplicemente accumulare giocatori sotto contratto, ma creare una struttura sostenibile, nella quale esperienza e prospettiva potessero convivere.
La scommessa sui giovani: il mercato non finisce con la prima squadra
La programmazione della Juve Stabia, però, non si limita alla rosa chiamata ad affrontare immediatamente il campionato di Serie B.
Una parte significativa del lavoro è stata indirizzata anche verso il settore giovanile e verso l’individuazione di calciatori molto giovani, alcuni dei quali classe 2008 e 2009.
Si tratta di un investimento destinato a produrre risultati soprattutto nel medio e lungo periodo.
«Abbiamo acquisito calciatori classe 2008 e 2009 perché la società ci ha chiesto, oltre che di guardare al presente, di individuare profili futuribili», ha spiegato Stefanelli.
Non tutti questi ragazzi rimarranno immediatamente a disposizione della prima squadra. Per alcuni è stata già individuata la strada del prestito, mentre altri resteranno a Castellammare per essere valutati direttamente dallo staff.
«Qualcuno lo abbiamo già dato in prestito, altri restano con noi e valuteremo la situazione a gennaio».
Una strategia dinamica, dunque, che lascia aperta la possibilità di intervenire nuovamente durante la stagione sulla base della crescita dei singoli calciatori.
Il direttore sportivo ha inoltre chiarito che, nonostante una rosa numericamente ampia, ogni elemento potrebbe avere un ruolo importante durante un campionato lungo e impegnativo.
«La rosa è ampia, ma nel corso dell’anno ci sarà bisogno di tutti».
Nessuna porta aperta, invece, al mercato degli svincolati.
«Svincolati? Non ci interessano, numericamente siamo a posto così, abbiamo la lista over piena».
Una posizione netta che conferma la convinzione della dirigenza di aver completato l’organico con le operazioni portate a termine durante la sessione estiva.
Ora la parola passa al campo
Con il mercato ormai alle spalle, tutte le attenzioni si spostano inevitabilmente sul campionato.
La Juve Stabia dovrà trasformare il lavoro compiuto negli uffici in risultati sul terreno di gioco. Il percorso è appena cominciato e la Serie B, come dimostra ogni stagione, non concede certezze né permette di abbassare la guardia.
Stefanelli ha comunque evidenziato come il giudizio degli addetti ai lavori nei confronti della società sia progressivamente cambiato.
«Al di là di un leggero scetticismo iniziale, tutti gli addetti ai lavori ci hanno dato fiducia, perché la società dimostra serietà e visione».
Un riconoscimento che, secondo il direttore sportivo, deriva soprattutto dalla credibilità costruita dalla proprietà e dalla programmazione portata avanti dal club.
L’avvio del campionato è stato giudicato positivamente, ma il dirigente è ben consapevole delle difficoltà che attendono la squadra.
E all’orizzonte c’è una sfida particolarmente impegnativa come quella contro il Pisa, indicato senza mezzi termini come una delle formazioni più attrezzate del torneo.
«L’approccio al campionato è stato positivo. Il Pisa è una vera corazzata, ma noi vogliamo fare bene».
La ricetta, però, deve essere accompagnata da realismo e pazienza.
«La Serie B è difficilissima. Noi non siamo il Real Madrid, dobbiamo mettere i piedi per terra perché il percorso sarà tortuoso».
Parole che testimoniano la volontà di evitare facili entusiasmi, soprattutto dopo un mercato nel quale la Juve Stabia ha mostrato una certa ambizione.
La società, però, non intende nascondere le proprie aspirazioni.
«La proprietà è ambiziosa e negli anni regalerà soddisfazioni».
Un progetto che guarda oltre il mercato
Il bilancio tracciato da Stefanelli e De Vito restituisce quindi l’immagine di una Juve Stabia impegnata su più fronti.
Da una parte c’è stata la necessità di gestire le partenze, anche quando hanno riguardato giocatori importanti della precedente stagione. Dall’altra, il club ha provato a ricostruire la squadra attraverso investimenti mirati, operazioni a titolo definitivo e innesti giovani destinati a rappresentare il patrimonio futuro della società.
Le operazioni Di Nardo e Sibilli sono probabilmente i simboli più evidenti di una campagna acquisti nella quale la proprietà ha scelto di sostenere il lavoro dell’area tecnica. Ma altrettanto importante è la decisione di puntare su calciatori di proprietà e su giovani di prospettiva.
Ora, però, le parole dovranno lasciare spazio al campo.
Il mercato può costruire le premesse, ma sarà il campionato a stabilire quanto le scelte compiute durante l’estate saranno state efficaci. La Juve Stabia si presenta ai nastri di partenza con una rosa profondamente rinnovata, un progetto tecnico preciso e una società che rivendica ambizione e programmazione.
La Serie B sarà il vero banco di prova. E, come ha ricordato Stefanelli, il cammino sarà lungo e tutt’altro che semplice. L’obiettivo, però, è quello di affrontarlo con una squadra costruita non soltanto per l’oggi, ma anche per dare continuità al progetto gialloblù negli anni a venire.