La storia non si cancella. Si custodisce, si ricorda e, quando il calcio offre l’occasione, si può anche riscrivere. La trasferta di Vicenza appartiene proprio a questa categoria: un viaggio nel tempo che la Juve Stabia ha trasformato in una nuova pagina di orgoglio gialloblù.
Per il calcio stabiese, infatti, il termine Serie B porta con sé un ricordo impossibile da ignorare: la stagione 1951/52, l’unica affrontata dallo Stabia nel campionato cadetto prima di un epilogo drammatico, segnato dall’ultimo posto in classifica, dalle difficoltà societarie e dalla fine di quella esperienza. E proprio il Vicenza rappresentò allora una delle tappe di quel cammino doloroso, diventando nel tempo quasi una fotografia di un’epoca che sembrava lontanissima.
Oggi, però, il calcio è cambiato. E soprattutto è cambiata la storia della Juve Stabia.
Il Menti non fa più paura
Il “Romeo Menti” di Vicenza, uno degli stadi storici del calcio italiano e tradizionalmente campo complicato per qualsiasi avversario, negli ultimi anni è diventato per le Vespe un luogo capace di regalare emozioni, conferme e risultati importanti.
La tradizione recente parla di due vittorie consecutive firmate dalla Juve Stabia di Piero Braglia nelle precedenti esperienze cadette. Successi che hanno contribuito a costruire una nuova identità della formazione stabiese nei campionati di Serie B.
E adesso, a quella storia, si aggiunge il capitolo scritto da Pietro De Giorgio.
L’1-1 conquistato nell’ultimo turno non avrà il valore di una vittoria sul piano numerico, ma per come è maturato assume un peso specifico enorme. La Juve Stabia è andata sotto a inizio ripresa, ha dovuto fare i conti con una partita diventata improvvisamente più complicata e ha avuto la forza di non perdere equilibrio e convinzione.
Karic e la forza del gruppo
Il cuore della reazione è passato anche attraverso una prestazione di grande spessore del centrocampo, con Karic protagonista assoluto per intensità, personalità e capacità di interpretare entrambe le fasi.
Ma il valore della prova stabiese è stato soprattutto collettivo. Una squadra capace di soffrire, di rimanere compatta e di aspettare il momento giusto per colpire.
E quel momento è arrivato anche grazie alle scelte di De Giorgio.
Il tecnico gialloblù ha pescato dalla panchina inserendo qualità e imprevedibilità con Sibilli e Maistro. Proprio quest’ultimo ha avuto un impatto immediato sulla partita, conquistando il calcio di rigore che ha permesso alle Vespe di riportarsi in equilibrio.
Una risposta importante anche dopo l’episodio del primo penalty assegnato e successivamente cancellato dal VAR: la Juve Stabia non si è fatta condizionare dall’accaduto e ha continuato a giocare.
Di Nardo, ancora lui
Dal dischetto, ormai, sembra esserci una sentenza.
Antonio Di Nardo ha preso il pallone e ha trasformato con freddezza, firmando il suo secondo gol in tre partite con la maglia gialloblù.
Un altro gol pesante, arrivato in una trasferta complicata e soprattutto nel momento in cui la squadra aveva bisogno di un giocatore capace di assumersi la responsabilità.
Di Nardo sta diventando rapidamente un riferimento offensivo per la Juve Stabia. Non soltanto per le reti, ma per la personalità mostrata fin dal suo arrivo.
Dal fantasma del 1952 alla consapevolezza di oggi
Ed è proprio qui che il viaggio tra passato e presente assume il suo significato più forte.
Nel 1952 Vicenza poteva rappresentare, nella memoria del calcio stabiese, una delle immagini di una Serie B vissuta come un sogno troppo breve e conclusasi nel modo più doloroso.
Oggi, invece, la Juve Stabia torna dal Menti con un punto, una prestazione di carattere e la sensazione di poter stare pienamente dentro questa categoria.
Non è soltanto una questione di classifica.
È una questione di mentalità.
Le Vespe stanno imparando a gestire i momenti difficili, a non farsi travolgere dagli episodi, a trovare risorse dalla panchina e a reagire alle difficoltà senza smarrire la propria identità.
Il pareggio di Vicenza, dunque, è molto più di un punto di scorta. È uno di quei risultati che costruiscono una squadra, alimentano fiducia e rafforzano la convinzione di poter affrontare qualsiasi avversario.
Adesso lo sguardo torna al Romeo Menti di Castellammare, dove arriverà il Cesena per il prossimo appuntamento di campionato.
La Juve Stabia ci arriva con qualche certezza in più e con una convinzione che può diventare fondamentale nel lungo viaggio della Serie B: il passato va ricordato, ma non deve più fare paura.
Quella Serie B che nel 1952 rappresentò la fine di un sogno oggi è diventata una dimensione nella quale le Vespe vogliono continuare a crescere, competere e, perché no, provare a scrivere nuove pagine di storia.