C’è un paradosso, in questa storia, che merita di essere raccontato senza semplificazioni e soprattutto senza trasformarlo nell’ennesimo capitolo di una contrapposizione tra la Juve Stabia e le istituzioni. Perché da una parte c’è una società calcistica che, attraverso la nuova proprietà, ha manifestato concretamente la volontà di investire sullo stadio cittadino, mettendo mano al Romeo Menti e sostenendo direttamente i costi di diversi interventi. Dall’altra c’è un’amministrazione comunale che, oggi commissariata, ha il dovere istituzionale di verificare che ogni modifica apportata a un bene pubblico avvenga nel pieno rispetto delle leggi.
Due esigenze entrambe legittime che, inevitabilmente, finiscono per entrare in collisione.
Il risultato è una situazione che lascia perplessi soprattutto per il suo significato più generale: si può arrivare al paradosso di contestare interventi effettuati con denaro privato per migliorare una struttura pubblica che, per anni, ha avuto bisogno di manutenzione e investimenti senza riceverne?
La risposta giuridica è certamente sì, perché uno stadio comunale non può essere considerato alla stregua di un immobile privato. La risposta del buon senso, invece, apre una discussione molto più ampia.
Il Menti come bene pubblico e l’investimento della Juve Stabia
Il punto di partenza è chiaro: il Romeo Menti è un bene di proprietà comunale, affidato in gestione alla Juve Stabia per l’attuale stagione sportiva.
La società gialloblù, con la nuova proprietà guidata da Alfredo Guerri, ha però scelto di investire sullo stadio. Una decisione che nasce dall’esigenza di rendere l’impianto più funzionale, accogliente e adeguato alle necessità di una società che milita stabilmente nel campionato di Serie B e che ha ambizioni importanti.
Lavori, interventi, sistemazioni e migliorie che, al netto delle contestazioni di carattere amministrativo e urbanistico, hanno un elemento comune: non vengono realizzati per deteriorare il patrimonio pubblico, ma per migliorarlo.
Ed è proprio qui che nasce il cortocircuito.
Perché l’entusiasmo di una proprietà che vuole mettere mano al Menti si scontra con una serie di norme che regolano ogni intervento su un immobile pubblico.
E quelle norme, in uno Stato di diritto, devono essere rispettate.
La diffida del Comune: 15 giorni per ripristinare
La vicenda è arrivata a un passaggio formale dopo i sopralluoghi effettuati dai tecnici comunali nelle scorse settimane.
Il 10 settembre è stato effettuato un nuovo sopralluogo presso lo stadio di via Giuseppe Cosenza, finalizzato a verificare l’ottemperanza alla precedente diffida con la quale era stato intimato alla Domus Srl, proprietaria al 100% della Juve Stabia, di ripristinare lo stato dei luoghi rispetto ad alcune opere realizzate senza le necessarie autorizzazioni.
I tecnici hanno riscontrato che alcune delle opere contestate erano ancora presenti.
Tra gli elementi rilevati figurano staffe metalliche all’interno della Curva Ospiti, considerate potenzialmente pericolose per la sicurezza degli spettatori qualora non rimosse, oltre ad alcuni interventi relativi all’impianto elettrico dell’area Hospitality.
Sono state inoltre rilevate una presa elettrica industriale a servizio degli elettrodomestici presenti all’interno di un vano realizzato senza autorizzazione e una linea elettrica dedicata, con relativo quadro, destinata ad alimentare le prese installate sui banchetti per i giornalisti.
Ma c’è un altro passaggio che rende ancora più evidente il contrasto tra la volontà di procedere con i lavori e le prescrizioni dell’ente proprietario.
Nel pomeriggio dello stesso 10 settembre, infatti, i tecnici comunali hanno rilevato la prosecuzione di lavorazioni all’interno dell’area Hospitality, con la realizzazione di ulteriori prese elettriche e la posa di una canalina destinata al passaggio dei cavi.
Interventi che, secondo quanto riportato nel provvedimento, sarebbero proseguiti nonostante la precedente diffida imponesse invece il ripristino.
Da qui la nuova disposizione: 15 giorni dalla notifica per rimuovere le opere prive di titolo e ripristinare lo stato dei luoghi.
In caso contrario, il Comune potrà procedere d’ufficio, con spese a carico del responsabile dell’abuso, secondo quanto previsto dall’articolo 35 del D.P.R. 380/2001.
Le ragioni dei commissari
Sarebbe però semplicistico leggere il provvedimento soltanto come una volontà di mettere un freno agli investimenti della Juve Stabia.
I commissari prefettizi che attualmente amministrano Castellammare hanno un compito molto preciso: garantire la legalità e il corretto funzionamento della macchina amministrativa.
Non c’è un sindaco politicamente eletto con il quale affrontare, anche informalmente, situazioni straordinarie e prospettive di lungo periodo.
Non c’è un’amministrazione politica nella pienezza delle proprie funzioni alla quale la proprietà della Juve Stabia possa presentare un progetto complessivo per il futuro del Menti e discutere una soluzione strutturale.
I commissari devono attenersi agli atti, alle norme, ai regolamenti e alle procedure.
Ed è esattamente ciò che stanno facendo.
Nel provvedimento viene ricordato che l’immobile è pubblico, che le opere hanno modificato lo stato dei luoghi e che gli interventi sono stati realizzati senza il preventivo titolo e/o le autorizzazioni dell’ente proprietario.
Il documento richiama inoltre la disciplina urbanistica dell’area, le prescrizioni del Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico, la classificazione sismica e, soprattutto, l’articolo 35 del D.P.R. 380/2001, che disciplina gli interventi edilizi realizzati senza titolo su immobili pubblici.
Dal punto di vista amministrativo, dunque, la posizione del Comune è difficilmente attaccabile sul principio generale: le regole esistono e devono essere rispettate.
Ma il problema è anche politico e strategico
Il vero interrogativo, però, è un altro.
Perché la Juve Stabia deve poter investire soltanto per una stagione su uno stadio che rappresenta la propria casa, senza avere la possibilità di programmare interventi e investimenti su un arco temporale più lungo?
È qui che la vicenda dei lavori al Menti si intreccia con una questione ben più ampia.
Una società calcistica professionistica non può ragionare soltanto sulla stagione in corso. Ha bisogno di programmare, investire, progettare e sapere che ciò che realizza oggi potrà essere utilizzato anche domani.
Se la Juve Stabia mette risorse proprie per migliorare una struttura comunale, avrebbe probabilmente bisogno di una concessione pluriennale, con un quadro di diritti e obblighi estremamente chiaro.
Ancora più radicale sarebbe il ragionamento sulla possibilità di una vera e propria cessione dello stadio alla società, qualora naturalmente esistessero le condizioni giuridiche, amministrative ed economiche per poterla concretamente percorrere.
In quel caso il problema cambierebbe completamente natura.
Il Menti diventerebbe a tutti gli effetti un bene nella disponibilità della società e ogni intervento potrebbe essere programmato come avviene per qualsiasi altro immobile di proprietà privata: naturalmente sempre nel rispetto delle autorizzazioni necessarie per ristrutturazioni, interventi strutturali, impianti, sicurezza e tutto ciò che la legge impone.
La burocrazia che rischia di diventare un ostacolo agli investimenti
È proprio qui che si apre una riflessione che va oltre la Juve Stabia.
L’Italia è uno Stato di diritto e nessuno mette in discussione la necessità di rispettare norme urbanistiche, edilizie, sismiche e di sicurezza.
Ma il nostro sistema amministrativo è anche caratterizzato da una stratificazione normativa e burocratica spesso estremamente complessa.
E quando questa complessità si applica a un soggetto privato che vuole investire denaro proprio per migliorare un bene pubblico, può generarsi una situazione surreale.
Da una parte l’investitore maggiore libertà operativa e dall’altra l’amministrazione che richiede il rispetto della burocrazia.
E nel mezzo ci sono regolamenti, permessi, nulla osta, competenze differenti, vincoli urbanistici, autorizzazioni paesaggistiche, normative sulla sicurezza e procedure che possono trasformare anche un intervento apparentemente semplice in un percorso lungo e complesso.
Il punto non è sostenere che le regole debbano essere ignorate.
Il punto è chiedersi se le regole possano essere rese più semplici, più veloci e soprattutto più funzionali quando l’obiettivo finale è il miglioramento di un patrimonio pubblico.
Guerri e i commissari: due posizioni che possono essere entrambe comprese
Da una parte c’è Alfredo Guerri, che ha ereditato una società e una struttura che necessitano di investimenti e che vuole dare un segnale molto chiaro alla città: la nuova proprietà intende metterci risorse, idee e ambizione.
Dall’altra ci sono i commissari, che non possono decidere sulla base dell’entusiasmo o del buon senso personale. Devono verificare gli atti e applicare le norme.
E allora forse il problema non è scegliere chi abbia ragione tra Juve Stabia e Comune.
Il problema è che due esigenze entrambe comprensibili stanno viaggiando su binari paralleli.
La Juve Stabia vuole uno stadio più moderno e funzionale.
Il Comune deve garantire che ogni intervento sul proprio patrimonio avvenga secondo legge.
La società vuole investire.
L’ente deve autorizzare.
La proprietà guarda al futuro.
L’amministrazione commissariale, per sua natura, è chiamata soprattutto a garantire la corretta gestione dell’oggi.
Non una guerra, ma un’opportunità
La vicenda del Menti non dovrebbe diventare una lotta tra Guerri e i commissari, né tantomeno tra Juve Stabia e Comune.
Sarebbe un errore.
I commissari stanno facendo il loro lavoro.
La Juve Stabia sta cercando di fare il proprio.
Il vero problema è trovare il punto di incontro tra la voglia di investire e la necessità di rispettare le regole.
E proprio perché le regole non possono essere ignorate, è necessario creare le condizioni affinché chi investe abbia la possibilità di farlo attraverso procedure chiare, autorizzazioni definite e una prospettiva temporale adeguata.
Perché alla fine il paradosso è tutto qui: un privato che mette soldi per migliorare un bene pubblico non dovrebbe mai essere costretto a scegliere tra la voglia di investire e la complessità della burocrazia.
Dovrebbe poter fare entrambe le cose.
Investire e rispettare le regole.
E il Romeo Menti, dopo anni nei quali la manutenzione straordinaria non è stata certamente al centro dell’agenda, potrebbe diventare proprio il laboratorio di una nuova idea di rapporto tra pubblico e privato.
Una struttura più bella, più funzionale e più moderna sarebbe un vantaggio per la Juve Stabia.
Ma sarebbe soprattutto un vantaggio per Castellammare di Stabia.
Ed è forse questo il punto dal quale ripartire.
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