Primo pareggio stagionale per la Juve Stabia, che impatta 1-1 sul campo del Vicenza. Buona la reazione delle vespe, a segno con Di Nardo dopo essere passate in svantaggio per il gol di Corazza.
PODIO
Medaglia d’oro: al duo Giuseppe Sibilli – Fabio Maistro, che svolta la gara della Juve Stabia. Nei loro piedi c’è il concentrato di qualità da cui le vespe devono necessariamente attingere per migliorare manovra ed automatismi. Come avvenuto col Pisa, il loro ingresso in campo accentua la pericolosità gialloblu, con il penalty conquistato da Maistro confezionato proprio dall’illuminante corridoio trovato da Sibilli. Compatibilmente con la condizione fisica ancora precaria, va riconosciuto a entrambi più minutaggio.
Medaglia d’argento: a Tommaso Maggioni, subito autoritario sulla fascia destra. La prestazione offerta a Vicenza dall’ex Mantova conferma come fosse una stranezza non averlo ancora visto in campo, vista la sua esperienza ormai consolidata in categoria. È un quarto laterale puro, a differenza di Ricciardi, e, come tale, comprende perfettamente le fasi del gioco. Spinta inferiore al sostegno in copertura, che però è fondamentale per evitare guai alle vespe. Valgono quanto un gol i suoi recuperi nel finale su Merkaj e Alessio.
Medaglia di bronzo: a Nermin Karic, imprescindibile equilibratore del centrocampo. La sensazione è che gli inamovibili del reparto saranno lui e Pierobon, con gli altri interpreti a contendersi la maglia restante. Lo svedese garantisce muscoli e dinamismo, accendendo i fari della tecnica quando si sgancia in proiezione offensiva. Nello stretto degli ultimi sedici metri mostra sempre la giusta freddezza.
CONTROPODIO
Medaglia d’oro: a Giulio Scuderi, in costante affanno in entrambe le fasi del gioco. Dalla sua parte il Vicenza sfonda che è un piacere e il ragazzo scuola Fiorentina non sembra, allo stato, avere spalle sufficientemente larghe per la categoria, sia dal punto di vista tecnico-tattico che per lucidità da tenere nei momenti della gara. Un peccato anche i cross nell’area veneta che meritavano maggiore precisione. Certamente ha tempo e mezzi per migliorare ma non cercare soluzioni alternative (Douglas, arrivato con molte aspettative, o adattare a sinistra uno tra Maggioni, Ricciardi e Baldi) rischia di diventare penalizzante. Non è una bocciatura, ci mancherebbe, ma dargli del tempo per assimilare pian piano il mondo dei grandi.
Medaglia d’argento: a Davide Buglio, compassato nella gestione della palla. Il numero 8 tiene palla troppo a lungo, rischiando in due occasioni, nel primo tempo, di combinarla grossa. Tenere palla tra i piedi costantemente non è nel manuale del buon regista, a chi invece viene chiesto di scegliere bene quando scaricare la sfera e quando mantenerla, senza inutili leziosismi che in una squadra dove c’è da combattere non servono.
Medaglia di bronzo: a Leonardo Candellone, che paga il tour de force ravvicinato iniziato a ferragosto. Gara non facile per il capitano, che gioca più largo rispetto al solito e che trova pochi palloni effettivamente giocabili. La posizione decentrata gli impone di difendere meno palla, come fa invece quando è punta centrale, e di cercare subito la profondità, cosa che gli riesce solo in parte. Grande segnale il fatto che sia tra i più sorridenti dopo la rete di Di Nardo dal dischetto.