La prima trasferta stagionale di campionato della Juve Stabia non rappresenta soltanto un viaggio verso Palermo. Dietro la sfida del “Renzo Barbera” c’è un lavoro organizzativo importante, curato nei dettagli, che racconta forse meglio di tante parole la direzione intrapresa dalla nuova società.
Le Vespe hanno raggiunto la Sicilia con un volo charter, avranno a disposizione i necessari servizi di trasferimento e soggiorneranno in un albergo a quattro stelle. Ma il dato che maggiormente fotografa la nuova impostazione è un altro: l’intera organizzazione viaggerà insieme, senza delegazioni costrette a partire il giorno successivo o a raggiungere la destinazione con mezzi alternativi.
Una scelta che può sembrare normale per un club che milita in Serie B, ma che per comprendere fino in fondo merita un passo indietro. Perché la storia delle trasferte della Juve Stabia nel campionato cadetto, escludendo il torneo 1951-52, primo campionato di Serie B della storia delle Vespe, è fatta di epoche profondamente diverse, di disponibilità economiche differenti e, soprattutto, della capacità di dirigenti e società di adattarsi alle condizioni del momento.
Dall’era Manniello-Giglio alle trasferte organizzate senza badare al superfluo
Durante l’era societaria che vide prima la presenza di Manniello e Giglio e successivamente il solo Manniello alla guida del club, ai dirigenti incaricati dell’organizzazione venivano messe a disposizione le risorse necessarie per preparare al meglio le trasferte.
L’obiettivo era chiaro: consentire alla squadra e a tutto il gruppo di lavoro di viaggiare nelle migliori condizioni possibili, cercando di ridurre al minimo i disagi e le fatiche di spostamenti spesso lunghi e complessi.
Una filosofia nella quale l’aspetto organizzativo non veniva considerato un semplice costo, ma una parte integrante della gestione sportiva. Per una squadra chiamata ad affrontare un campionato duro e logorante come la Serie B, arrivare alla partita nelle migliori condizioni possibili rappresenta un dettaglio tutt’altro che secondario.
Gli anni dei tagli e la capacità di fare il massimo con poco
Il quadro cambiò dopo l’uscita di scena di Manniello dalla società. La Juve Stabia si trovò a dover convivere con una nuova realtà economica e con la necessità di ridurre le spese per riuscire a sopravvivere e competere in un campionato popolato da club con disponibilità decisamente superiori.
Fu il periodo nel quale, inevitabilmente, anche le trasferte entrarono nel capitolo dei costi da contenere. Si scelse di risparmiare dove possibile e l’organizzazione dei viaggi dovette fare i conti con risorse molto più limitate.
Ed è proprio in quel periodo che emerse, però, l’abilità dei dirigenti di allora. Anni di esperienza, rapporti costruiti nel tempo con strutture ricettive e operatori del settore, conoscenza delle città e delle destinazioni e, soprattutto, quella proverbiale sagacia e quello spirito di iniziativa che spesso hanno permesso di ottenere il massimo anche disponendo di mezzi ridotti.
Organizzare una trasferta con pochi soldi non significa semplicemente scegliere la soluzione meno costosa. Significa trovare il giusto equilibrio tra budget, tempi di viaggio, riposo della squadra e necessità dell’intera delegazione. In quegli anni si riuscì, con esperienza e capacità organizzativa, a rendere le trasferte il meno possibile stancanti e fastidiose, pur dovendo necessariamente fare i conti con una politica di contenimento delle spese.
Un merito che va riconosciuto a chi, in quelle condizioni, ha dovuto letteralmente far quadrare i conti senza rinunciare, per quanto possibile, alle esigenze della squadra.
La svolta con Solmate e il peso dato dagli amministratori giudiziari
Con l’avvento di Solmate la situazione ha iniziato gradualmente a cambiare, ma la svolta più significativa si è registrata soprattutto con l’insediamento degli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara, che hanno attribuito all’organizzazione delle trasferte un’importanza centrale nella programmazione societaria.
Le trasferte non sono più state considerate semplicemente come una voce di spesa sulla quale intervenire per ridurre i costi, ma come un aspetto fondamentale della gestione di una squadra professionistica, sul quale investire per garantire calciatori e staff le migliori condizioni possibili.
I risultati di questa nuova impostazione sono stati subito evidenti. La Juve Stabia ha individuato nel “Giardino dei Cesari” di Castellammare di Stabia il punto di ritrovo della delegazione prima della partenza. Da lì, il gruppo si muove a bordo del bus societario, con la scorta di una volante della Polizia (come previsto dalle disposizioni della Lega Serie B in materia di sicurezza) verso la stazione ferroviaria di Napoli oppure verso gli aeroporti di Napoli o Salerno a seconda delle esigenze logistiche della trasferta.
Per gli spostamenti più lunghi e impegnativi sono stati utilizzati con maggiore frequenza ai voli charter, una soluzione pensata per ridurre tempi e disagi di viaggio e consentire alla squadra di affrontare gli impegni esterni nelle migliori condizioni possibili. La stessa attenzione è stata riservata all’organizzazione dei soggiorni, con la scelta di strutture ricettive adeguate alle esigenze di una squadra professionistica impegnata nel campionato di Serie B.
Una scelta che va letta in una prospettiva precisa: risparmiare qualche euro non può significare rendere più difficile il lavoro della squadra, dello staff tecnico e dei dirigenti, soprattutto quando le ore trascorse in viaggio, la qualità del riposo e la gestione degli spostamenti possono incidere sulla preparazione di una partita.
La programmazione parte già da giugno: calcolati i costi delle 19 trasferte
Con il passaggio della società nelle mani del presidente Alfredo Guerri, e con la permanenza degli amministratori giudiziari Scarpa e Ferrara, questa linea non è stata modificata. Al contrario, è stata confermata e ulteriormente inserita in una programmazione che guarda all’intera stagione.
Già nel mese di giugno sono stati calcolati i costi necessari per affrontare le 19 trasferte di campionato, senza dimenticare anche una previsione relativa agli eventuali impegni dei playoff.
Programmare significa anche questo: sapere con anticipo quali risorse saranno necessarie e mettere chi deve organizzare le trasferte nelle condizioni di lavorare senza rincorrere continuamente l’emergenza.
È qui che emerge uno dei segnali più importanti della presidenza Guerri. Il presidente non ha lesinato le risorse economiche necessarie per fare le cose al meglio, rendendo allo stesso tempo più semplice e funzionale il lavoro dei dirigenti attualmente preposti all’organizzazione delle trasferte.
Palermo, il primo esempio della nuova stagione
La trasferta siciliana rappresenta il primo concreto esempio della stagione. Per affrontare il Palermo, la Juve Stabia ha scelto di viaggiare con un volo charter, soluzione che consente di ottimizzare tempi e spostamenti.
Una volta giunta a destinazione, la delegazione sarà accolta in un albergo a quattro stelle, con servizi e sistemazione adeguati alle esigenze di una squadra che, poche ore dopo, dovrà affrontare una delle partite più impegnative dell’intero campionato.
A completare l’organizzazione ci saranno le navette per gli spostamenti e, soprattutto, la scelta di far viaggiare insieme tutti i componenti dell’organizzazione. Nessuno sarà costretto a partire successivamente, nessuno dovrà raggiungere Palermo attraverso itinerari diversi o mezzi alternativi.
Un dettaglio che dice molto della filosofia societaria: una trasferta è un lavoro di squadra anche fuori dal campo. Per funzionare al meglio, ogni componente della delegazione deve poter svolgere il proprio ruolo nelle condizioni più adeguate.
Il segnale di Guerri: costruire un gioiellino, non accontentarsi di un’“oasi felice”
Dietro il charter per Palermo, dunque, non c’è soltanto una scelta logistica. C’è un messaggio. La Juve Stabia vuole crescere sotto ogni aspetto e non limitarsi a sopravvivere o a considerarsi semplicemente un’“oasi felice” nel panorama del calcio italiano.
La nuova società vuole fare le cose per bene in tutti i settori. Dall’organizzazione delle trasferte alle strutture, dall’area sportiva alla gestione quotidiana, l’obiettivo è quello di costruire progressivamente un club sempre più solido e organizzato, cercando di trasformare la Juve Stabia in un vero e proprio gioiellino.
In questo percorso il merito del presidente Alfredo Guerri è evidente. Mettere a disposizione le risorse necessarie significa: dare la possibilità agli attuali dirigenti preposti all’organizzazione delle trasferte di lavorare con maggiore serenità e con minori pressioni senza doversi “inventare” soluzioni alternative; dare fiducia a chi lavora quotidianamente per il club e, soprattutto, mettere calciatori e staff nelle condizioni di concentrarsi su ciò che accade sul terreno di gioco.
La Serie B è un campionato lungo, con trasferte difficili da Nord a Sud e distanze che, nell’arco di una stagione, possono pesare anche sulle energie fisiche e mentali di una squadra. Curare questi aspetti significa provare a non lasciare nulla al caso.
Palermo è soltanto la prima tappa. Ma il modo in cui è stata organizzata racconta già quale strada la Juve Stabia intende percorrere.
Ai tifosi il compito di sostenere questa crescita
Una società che investe e prova a migliorare ogni settore ha bisogno, inevitabilmente, anche del sostegno del proprio popolo. La crescita di un club non può essere soltanto il risultato dell’impegno della proprietà e dei dirigenti: per diventare stabile e duratura deve coinvolgere l’intero ambiente.
Per questo, ai tifosi stabiesi resta il compito più importante: stare vicini alla squadra e alla società, sostenendo i ragazzi in campo e partecipando concretamente al progetto.
La campagna abbonamenti rappresenta una delle occasioni più immediate per farlo. Sottoscrivere un abbonamento significa garantire presenza, passione e sostegno alla Juve Stabia lungo tutto il campionato, contribuendo a rendere ancora più forte quel legame tra squadra, società e città.
Il viaggio verso Palermo, dunque, è molto più di una semplice trasferta. È il primo passo di una nuova stagione e, allo stesso tempo, l’immagine di una Juve Stabia che vuole continuare a crescere. Con una società che programma, investe e non risparmia sulle condizioni necessarie per lavorare al meglio, il messaggio è chiaro: le Vespe vogliono costruire il proprio futuro con ambizione, organizzazione e attenzione ai dettagli.