Ci sono dichiarazioni che, per il momento in cui arrivano, per il luogo dal quale vengono pronunciate e soprattutto per il ruolo di chi le pronuncia, lasciano più di qualche perplessità.
Quella di Pierpaolo Marino sulla Juve Stabia appartiene certamente a questa categoria.
Il direttore generale del Bari, durante la conferenza di presentazione di tre nuovi calciatori del Bari, ha parlato anche della situazione delle Vespe e della possibilità che, all’inizio della stagione, il club biancorosso avrebbe potuto essere iscritto al campionato di Serie B al posto della Juve Stabia.
Le parole riportate, con chiaro riferimento al sequestro di 153 milioni di euro a Guerri e degli ulteriori due punti di penalizzazione inflitti alla Juve Stabia, sono pesanti: «Il Bari avrebbe meritato di essere iscritto in Serie B, viste le notizie che stiamo ricevendo in queste ore».
Una frase che lascia francamente perplessi.
Non tanto perché Marino non possa difendere gli interessi del Bari. È il suo lavoro, il suo ruolo di Direttore Generale e la sua società. Ma perché una cosa è chiedere che vengano verificati eventuali requisiti e irregolarità, altra cosa è lasciare intendere che una squadra avrebbe dovuto essere esclusa da un campionato sulla base di vicende giudiziarie che, peraltro, all’epoca dell’iscrizione non avevano prodotto alcuna sentenza definitiva nei confronti del nuovo proprietario.
E soprattutto c’è un punto che non può essere ignorato: Marino non è un giudice.
Le indagini sull’attività imprenditoriale di Alfredo Guerri sono in corso. La Procura contesta all’imprenditore ipotesi di reato legate alla generazione di crediti fiscali nell’ambito del Superbonus 110% e il gip ha disposto il sequestro di quasi 153 milioni di euro di crediti ritenuti dagli inquirenti illecitamente generati. Ma si tratta, appunto, di un procedimento giudiziario nel quale le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
La Juve Stabia, inoltre, è estranea all’indagine sul Superbonus: le contestazioni riguardano le società edilizie riconducibili a Guerri. È un elemento che anche le ricostruzioni giornalistiche più recenti hanno evidenziato.
Per questo sentire oggi un dirigente di una società che è appena retrocessa in Serie C, per propri demeriti, sostenere che il Bari avrebbe meritato la Serie B «viste le notizie apprese in queste ore» appare quantomeno singolare.
Perché, se si vuole parlare di regolarità dei campionati, bisogna parlare di regole, di documenti, di provvedimenti e di decisioni degli organi competenti.
Non di sentenze pronunciate davanti a un microfono.
LA QUESTIONE AGNELLO E I DUE PUNTI
Poi c’è l’altra vicenda, quella dei due ulteriori punti di penalizzazione inflitti alla Juve Stabia.
Qui la questione è ancora più delicata.
Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato il club per la mancata presentazione della documentazione richiesta in relazione ai requisiti di onorabilità e solidità finanziaria connessi al passaggio del 100% delle quote a Stabia Capital, società riconducibile a Francesco Agnello.
Quel passaggio avvenne il 17 aprile 2026. Le cronache dell’epoca documentarono che Stabia Capital aveva acquisito il 100% del club da Solmate e che gli amministratori giudiziari non erano stati informati preventivamente dell’operazione.
Successivamente, il Tribunale di Napoli dispose il sequestro delle quote e dell’intero patrimonio della Juve Stabia, proprio nell’ambito della vicenda relativa al passaggio di proprietà a Stabia Capital. Il provvedimento del maggio 2026 individuava Francesco Agnello quale legale rappresentante della società acquirente.
E allora la domanda che nasce spontanea è una sola: se quell’operazione è stata successivamente superata, se la gestione è tornata nell’alveo dell’amministrazione giudiziaria e se la Juve Stabia ha continuato regolarmente il proprio percorso sportivo era davvero necessario far ricadere oggi sulla squadra le conseguenze di quella brevissima parentesi societaria?
La risposta, naturalmente, spetta agli organi di giustizia sportiva.
Ma il diritto di interrogarsi resta.
Perché nel frattempo la Juve Stabia ha continuato a giocare. Ha terminato la stagione precedente disputando i playoff e venendo eliminata dal Monza. Nessuno ha fermato il campionato delle Vespe. Nessuno ha impedito alla squadra di scendere in campo e onorare gli impegni sportivi.
E oggi, a distanza di mesi, quel passaggio societario continua invece a produrre conseguenze sulla classifica della squadra.
È legittimo applicare un regolamento che mira a dare stabilitià al campionato, soprattutto poi se il nuovo campionato fosse iniziato con la Stabia Capital s.r.l. di Francesco Agnello.
È altrettanto legittimo, però, interrogarsi sull’effetto concreto di una norma quando viene applicata a una situazione del tutto particolare, maturata all’interno di una società già sottoposta ad amministrazione giudiziaria che poi è passata nelle mani di un nuovo imprenditore (Guerri).
BARI, ANCORA BARI
E qui torniamo alle parole di Marino.
Perché la cosa che lascia ancora più perplessi è il contesto: A parlare è il direttore generale del Bari, da Bari e a sostenere che il Bari avrebbe meritato la Serie B al posto della Juve Stabia.
Una coincidenza che, francamente, rende quelle parole ancora più difficili da digerire per il popolo stabiese.
Il Bari ha avuto una stagione negativa e oggi è in Serie C. È una realtà sportiva importante, con una storia enorme e una tifoseria passionale. Nessuno lo mette in discussione.
Ma la retrocessione sul campo non può essere cancellata a posteriori perché un’altra società attraversa una situazione giudiziaria complessa.
Altrimenti si rischia di confondere piani completamente diversi: quello sportivo, quello amministrativo e quello giudiziario.
E soprattutto si rischia di creare un precedente pericoloso: considerare una società colpevole prima che lo stabiliscano gli organi competenti.
PRIMA MELCHIORRE, ADESSO MARINO
E allora viene spontaneo ricordare quanto accaduto negli ultimi mesi.
Prima le dichiarazioni del senatore Filippo Melchiorre, che durante l’estate aveva alimentato il tema di una possibile mancata iscrizione della Juve Stabia per questioni legate alle infiltrazioni mafiose, nonostante il club fosse già sottoposto all’attenzione e al controllo dell’amministrazione giudiziaria.
Poi le dichiarazioni e le polemiche legate al sequestro di 14,5 milioni di euro a Guerri, con il tentativo di collegare quella somma alle risorse necessarie per l’iscrizione della Juve Stabia, senza considerare una questione elementare: il denaro è fungibile e la semplice coincidenza temporale di somme e pagamenti non dimostra, da sola, la provenienza specifica di quei fondi.
Oggi arriva Pierpaolo Marino.
Un dirigente di comprovata esperienza calcistica che, proprio per il ruolo che ricopre, dovrebbe conoscere meglio di molti altri la differenza tra un’ipotesi, un’indagine, una contestazione e una responsabilità definitivamente accertata.
È questo che sorprende, non il fatto che il Bari difenda il Bari. Quello è normale.
Sorprende che si arrivi a sostenere che il Bari avrebbe meritato la Serie B mettendo sullo stesso piano una serie di vicende giudiziarie ancora in evoluzione e il diritto sportivo della Juve Stabia a disputare il campionato nel quale era stata regolarmente iscritta.
LA JUVE STABIA NON CHIEDE SCONTI
La Juve Stabia non chiede sconti, non chiede privilegi, non chiede che vengano ignorate le regole.
Chiede semplicemente che le regole vengano applicate con equilibrio e che le responsabilità vengano attribuite a chi di competenza, dopo gli accertamenti necessari.
La società ha già pagato un prezzo pesantissimo per vicende che si sono succedute nel giro di pochi mesi: Amministrazione giudiziaria, cambio di proprietà, sequestri, nuove penalizzazioni e ora un’altra delicatissima vicenda giudiziaria che riguarda il patron Alfredo Guerri.
Tutto questo mentre una squadra di ragazzi continua ad allenarsi e giocare. E proprio loro rischiano di diventare le vittime innocenti di una guerra che non gli appartiene.
I calciatori della Juve Stabia non hanno scelto Agnello, non hanno scelto Guerri, non hanno deciso il passaggio delle quote, non hanno prodotto i documenti societari, non hanno generato crediti fiscali, non hanno deciso le strategie degli amministratori. Hanno semplicemente giocato a calcio, e lo hanno fatto conquistando sul campo la permanenza in Serie B e arrivando nuovamente ai playoff.
MARINO PUÒ DIFENDERE IL BARI. MA LA JUVE STABIA MERITA RISPETTO
Pierpaolo Marino è libero di difendere il Bari, è libero di rivendicare le ragioni del suo club, è libero di ritenere che la propria società avrebbe meritato una diversa sorte, ma la Juve Stabia merita rispetto.
Soprattutto merita che sulle sue vicende siano i tribunali, quelli ordinari e quelli sportivi, a pronunciarsi. Non i dirigenti delle squadre concorrenti, non i politici, non le piazze interessate, non i commentatori.
I giudici, quando saranno chiamati a decidere, faranno il loro lavoro.
Fino ad allora, sarebbe opportuno ricordare una regola semplicissima che dovrebbe valere per tutti: un’indagine non è una condanna e un sospetto non è una sentenza.
La Juve Stabia continuerà a combattere le proprie battaglie nelle sedi opportune e Castellammare, ancora una volta, osserverà con la memoria lunga.
C’è una certezza: la storia di una squadra non può essere riscritta dalle dichiarazioni di chi, oggi, avrebbe interesse a vederla al posto del Bari.
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