Nel calcio moderno, dove tutto sembra cambiare alla velocità di un mercato, di una panchina o di una nuova idea tattica, i punti fermi sono diventati merce sempre più rara. A Castellammare di Stabia, però, ce n’è uno che da quattro stagioni continua a rappresentare una certezza assoluta.
Oggi Leonardo Candellone compie 29 anni e il regalo più bello per la Juve Stabia, prima ancora di qualsiasi brindisi, è poter contare ancora sulla sua presenza. In campo, nello spogliatoio, nelle battaglie e nei momenti più complicati. Una presenza costante, granitica, diventata ormai parte integrante dell’identità stessa delle Vespe.
Quarto anno consecutivo con la maglia gialloblù, quarto capitolo di una storia che ha attraversato alcune delle pagine più importanti della recente storia del club. Nel frattempo sono cambiate le formazioni, sono arrivati nuovi giocatori, si sono alternate idee tattiche e allenatori, ma il fattore Candellone è rimasto intatto.
È stato uno degli uomini simbolo della squadra di Guido Pagliuca, quella capace di conquistare la promozione in Serie B attraverso una stagione straordinaria. Un’annata nella quale il numero 27 ha incarnato alla perfezione lo spirito di quella Juve Stabia: pressing, sacrificio, corsa, duelli e quel lavoro spesso oscuro ma fondamentale per consentire alla squadra di funzionare come una macchina perfetta.
Poi è arrivata la Serie B e con essa una nuova sfida. Candellone ha continuato a rispondere presente, diventando un riferimento anche sotto la gestione di Ignazio Abate. Nuove richieste, nuovi compiti, nuove interpretazioni del ruolo, ma la stessa disponibilità assoluta al servizio della squadra.
E oggi, con Pietro De Giorgio in panchina, la storia continua. Cambia ancora il modo di stare in campo, ma non cambia l’importanza di Candellone all’interno dello scacchiere gialloblù. La sua capacità di adattarsi, comprendere le esigenze tattiche e mettere sempre il collettivo davanti alle ambizioni personali racconta una maturità ormai da autentico veterano.
Perché Candellone non è soltanto il centravanti che lotta corpo a corpo con i difensori avversari. Non è soltanto l’uomo incaricato di accendere il primo pressing o di aprire spazi per i compagni.
Candellone è soprattutto il Capitano.
Una fascia che non porta soltanto sul braccio, ma che interpreta ogni giorno attraverso atteggiamenti, responsabilità e senso di appartenenza. Per una piazza passionale come quella stabiese, essere capitano significa comprendere il peso di una maglia, sapere cosa rappresenta per una città e per il suo popolo. Leonardo questo peso lo ha fatto suo.
È un trascinatore particolare: spesso silenzioso nei gesti, ma capace di alzare la voce quando serve. Uno di quelli che non hanno bisogno di grandi proclami per farsi seguire. La leadership, nel suo caso, passa soprattutto attraverso l’esempio.
A 29 anni, nel pieno della maturità agonistica, Candellone si presenta dunque all’ennesimo appuntamento della sua avventura stabiese con lo stesso spirito che lo ha accompagnato fin dal primo giorno: sudore, sacrificio, professionalità e appartenenza.
E mentre le Vespe continuano il loro viaggio in Serie B, c’è una certezza che resiste al cambiamento.
La fascia è ancora al suo braccio.
Il numero 27 è ancora sulla sua schiena.
Il cuore è ancora gialloblù.
Buon compleanno, Capitano.
Da parte della redazione e di tutto il popolo gialloblù, l’augurio è che questo sia soltanto un altro capitolo di una storia ancora tutta da scrivere insieme.
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