Juve Stabia, Abate prima di presentarsi al Torino saluta e ricorda Castellammare: Gesto nobile e raro

Il calcio moderno corre veloce, brucia tappe e, troppo spesso, dimentica in fretta. Ma non è il caso di Ignazio Abate. Il neo allenatore del Torino, nel giorno della sua primissima conferenza stampa di presentazione alla piazza granata, ha voluto compiere un gesto di profonda eleganza: prima ancora di parlare del futuro, ha rivolto il suo primo pensiero al recente passato, ringraziando pubblicamente Castellammare di Stabia e la Juve Stabia.

Le parole in sala stampa

Davanti a una folta platea di giornalisti, l’ex mister delle Vespe ha voluto mettere in chiaro quanto l’esperienza in terra campana sia stata fondamentale per il suo percorso professionale, riconoscendo i meriti della dirigenza stabiese per avergli affidato la sua prima vera grande occasione nel campionato cadetto.

«Innanzitutto grazie per essere così numerosi quest’oggi – ha esordito Abate, visibilmente emozionato –. Prima di iniziare, voglio ringraziare la Juve Stabia per lo scorso campionato trascorso insieme; un anno bello, intenso, senza il quale molto probabilmente non sarei stato qui. È doveroso da parte mia ringraziare il Presidente e il Direttore per la grandissima occasione che mi hanno concesso di allenare in Serie B».

Un gesto d’altri tempi

Le dichiarazioni del tecnico rappresentano un gesto nobile, una piacevole eccezione in un panorama calcistico dove la riconoscenza e la signorilità sembrano essere diventate merce sempre più rara. Abate non si è limitato alle classiche frasi di circostanza della sua nuova avventura, ma ha voluto rendere onore alla società che ha creduto in lui, offrendogli la ribalta nazionale.

Un legame indissolubile

Non è un mistero che il tecnico avesse già dichiarato, al momento dei saluti, di voler restare per sempre un tifoso della Juve Stabia. Le parole pronunciate sotto i riflettori di Torino non fanno altro che certificare la genuinità di quel sentimento. Il rapporto tra l’allenatore e la città si è trasformato in qualcosa che va oltre il semplice vincolo professionale: Castellammare di Stabia ha creduto in lui e, da oggi più che mai, possiamo dire che sarà per sempre la sua seconda casa.

Il ricordo dell’annata stabiese

Un’annata che ha lasciato un segno profondo. I numeri della gestione Abate hanno parlato chiaro e sono stati uno dei motivi che hanno convinto il Torino a puntare sulle sue idee di calcio, sulla sua personalità e sulla capacità di valorizzare i giovani. Alla guida delle Vespe, il tecnico ha costruito una squadra organizzata, coraggiosa e propositiva, capace di giocarsela contro chiunque nel campionato di Serie B.

Il cammino si è fermato soltanto in semifinale dei playoff promozione, al termine di una stagione che ha riacceso l’entusiasmo di un’intera città. Un traguardo che, pur senza portare un trofeo in bacheca, ha assunto un valore enorme per l’ambiente gialloblù. Per Castellammare di Stabia, arrivare a un passo dalla finale per la Serie A ha significato vivere un sogno che mancava da decenni e che resterà impresso nella memoria collettiva dei tifosi.

Per questo Ignazio Abate entrerà di diritto nell’album dei grandi allenatori della storia della Juve Stabia. Accanto a nomi che hanno scritto pagine indelebili del club, come Sentimenti, Vieri, Cucchi, Raffaele, Rastelli, Braglia, Caserta e, più recentemente, Guido Pagliuca, il tecnico milanese si è conquistato un posto speciale. Non attraverso una coppa, ma grazie a un’impresa sportiva che ha restituito prestigio e ambizione alla piazza stabiese.

Una semifinale playoff, dalle parti del “Romeo Menti”, può valere quanto uno scudetto. Perché il calcio non si misura soltanto con i trofei, ma anche con le emozioni che riesce a regalare, con il senso di appartenenza che sa costruire e con la capacità di far sognare un’intera comunità.

Il passaggio del testimone

Adesso il testimone passa a Pietro De Giorgio. Sarà lui a raccogliere l’eredità di Abate e a guidare la Juve Stabia nel nuovo campionato, con la speranza di continuare il percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni e, magari, di regalare un’altra stagione da ricordare.

Nel frattempo, da Castellammare, in tanti seguiranno con simpatia il cammino del Torino. Perché quando un allenatore lascia un ricordo così profondo, una parte del tifo continua ad accompagnarlo anche a distanza. Del resto, la storia del “Romeo Menti” insegna che chi riesce a entrare nel cuore della piazza stabiese difficilmente ne esce davvero.

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Le Vespe guardano al mercato internazionale per rinforzare la difesa. Il laterale mancino ex Eindhoven rappresenta un'importante occasione a parametro zero per inaugurare il nuovo corso gialloblù.

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