Una colata di cemento rischia di sventrare i boschi dei Monti Lattari, cancellando per sempre la memoria storica, l’identità e la sicurezza del territorio stabiese. Al centro della bufera c’è il progetto denominato «Ripristino dell’asse viario che collega i Comuni di Pimonte e Castellammare di Stabia – SP 179». Un’opera voluta dal Comune di Pimonte, ma definita dalle forze politiche stabiesi di centrodestra un vero e proprio “blitz amministrativo” che minaccia di devastare il patrimonio paesaggistico borbonico dei borghi collinari di Quisisana e di Privati.
Le forze politiche di centrodestra hanno depositato un dettagliato e durissimo documento di 8 pagine indirizzato al Commissario Straordinario di Castellammare di Stabia, il dottor Dario Caputo. La richiesta è chiara: fermare qualsiasi intervento e blindare i confini della città contro un’opera priva delle necessarie certificazioni ambientali e di fattibilità tecnica.
L’opera viene presentata ufficialmente come una “strada di soccorso o antincendio”, ma la realtà dei fatti descrive uno scenario ben diverso. Quella che oggi è una mulattiera sterrata, inserita nel sentiero CAI 334 e circondata da uliveti e boschi tutelati dall’area protetta del Parco Regionale dei Monti Lattari (Sito Natura 2000), rischia di trasformarsi in un’arteria stradale moderna.
Allargamenti della carreggiata, sbancamenti, muri di contenimento, barriere e pavimentazione: interventi pesanti che, secondo la denuncia, cancellerebbero la leggibilità storica del tracciato borbonico. Non si tratta di manutenzione, ma di una trasformazione permanente e irreversibile del suolo in un contesto acclive e già fortemente segnato dal dissesto idrogeologico.
Il Centrodestra incalza: mancano i dispositivi fisici per impedire il transito privato. Il rischio reale è che la nuova strada diventi una scorciatoia per automezzi e motocicli, scaricando un flusso insostenibile di traffico sulle strade strette e prive di marciapiedi dei borghi stabiesi medievali di Privati e Mezzapietra, mettendo a repentaglio la sicurezza dei residenti.
Il documento ispettivo solleva forti dubbi anche sulla regolarità dell’iter burocratico. Tra le criticità più gravi emerge un clamoroso “giallo” amministrativo legato ai codici di finanziamento: la determinazione n. 851/2025 riporta nell’oggetto il codice CUP H25E24000110006, mentre nel corpo dello stesso atto e nei provvedimenti precedenti compare il CUP H17H24001760002. Una difformità evidente che mina la trasparenza della procedura e che richiede un chiarimento immediato.
Inoltre, i partiti denunciano la totale assenza di una cartografia georeferenziata e di un rilievo fotografico comparativo. Pimonte sostiene che l’opera non tocchi il sentiero CAI, ma non ha mai presentato una sovrapposizione catastale che lo dimostri. Mancano, di fatto, le valutazioni della Soprintendenza sul valore storico e archeologico dei luoghi e una matrice completa degli impatti ambientali (impermeabilizzazione del suolo, frammentazione ecologica e regimentazione delle acque).
Le forze politiche di centrodestra alzano una barriera istituzionale a difesa della città. In dieci punti precisi, chiedono al Commissario Caputo di:
- Acquisire e pubblicare integralmente il provvedimento di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA).
- Ribadire la validità della nota di stop già emessa dal Comune di Castellammare il 10 gennaio 2025.
- Avviare una verifica tecnico-amministrativa sulla regolarità della Conferenza di servizi e della convenzione tra enti.
- Notificare a Regione Campania e Comune di Pimonte che nessun cantiere può aprire in territorio stabiese senza l’assenso di Castellammare.
- Sospendere ogni attività istruttoria comunale connessa al progetto.
- Convocare d’urgenza un tavolo istituzionale pubblico con tutti gli enti coinvolti, dall’Autorità di Bacino ai Carabinieri Biodiversità, fino ai comitati dei residenti.
- Pretendere la pubblicazione di tutta la documentazione fotografica e delle verifiche statiche.
- Chiarire la difformità dei codici CUP negli atti.
- Richiedere una relazione storico-paesaggistica ufficiale sul sistema delle mulattiere borboniche.
- Pretendere l’analisi dell’ “Alternativa Zero” (l’opzione di non realizzare l’opera per salvaguardare l’ambiente).
“La collaborazione tra Comuni si fonda sulla lealtà istituzionale, non sulla pretesa di decidere unilateralmente sul territorio altrui”, conclude il documento del Centrodestra. La frazione di Privati e il patrimonio dei Monti Lattari non possono essere sacrificati per un’opera dai costi ambientali e manutentivi ignoti, che verrebbero interamente scaricati sulla comunità stabiese.
“Con l’assenza temporanea di organi politici eletti a Castellammare, la vigilanza resterà alta: il territorio non sarà merce di scambio.” ha affermato Massimo Santaniello, Coordinatore cittadino di “Noi Moderati”, l’unico partito che si era schierato fino ad oggi contro il progetto. Ora anche gli altri partiti di centrodestra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega si sono uniti a questa importante lotta civica di salvaguardia del patrimonio ambientale e storico-paesaggistico della città.
Le proteste degli ambientalisti e dei residenti dei borghi collinari di Castellammare di Stabia contro la strada di collegamento con Pimonte continuano e si concentrano sulla salvaguardia dell’ecosistema dei Monti Lattari e sulla vivibilità delle zone storiche di Quisisana e Privati.
Secondo le inchieste giornalistiche di Vivicentro, la forte opposizione della comunità e delle associazioni locali ruota attorno ad elementi critici ben precisi:
- Rischio deforestazione: Le associazioni temono l’abbattimento di alberi storici, sollevando preoccupazioni per il destino della vegetazione e degli ippocastani dell’area della Reggia di Quisisana.
- Dissesto idrogeologico: I comitati dei residenti denunciano il rischio che i lavori destabilizzino i fragili costoni collinari della zona.
- Impatto acustico e traffico: I residenti dei borghi collinari rifiutano l’idea di veder trasformate le strade storiche e residenziali in arterie ad alta densità di circolazione automobilistica.
- Degrado e abbandono: Viene evidenziata la paura che una nuova arteria stradale non presidiata possa facilitare fenomeni di microcriminalità ambientale, come lo scarico illecito di rifiuti e la nascita di discariche abusive lungo le vie di collegamento.
Il documento depositato dalle forze di centrodestra accende una luce su una procedura che molti, tra i residenti e gli attivisti, non esitano a definire poco trasparente. La questione passa ora nelle mani del Commissario Straordinario, il dottor Dario Caputo, chiamato a decidere se avallare l’accelerazione impressa dal Comune di Pimonte o se accogliere il grido d’allarme che si leva dai borghi di Quisisana e Privati.
La difesa del patrimonio borbonico e la salvaguardia idrogeologica dei Monti Lattari non sono semplici battaglie di retroguardia, ma la difesa dell’identità stessa di un territorio già fragile.
Blindare i confini di Castellammare da questa cementificazione rappresenta, per il Centrodestra e i comitati civici, l’unico argine possibile per evitare che un’infrastruttura stradale si trasformi nell’ennesimo, irreparabile scempio ambientale. La partita per il futuro dei boschi stabiesi è aperta, e la città attende risposte immediate.
Questo il testo del comunicato stampa del centrodestra per maggiori approfondimenti: Strada_Collegamento_Pimonte_Centrodestra_unito
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