Una serata all’insegna della passione calcistica e della grande storia sportiva ha animato ieri il suggestivo scenario del Circolo del Tennis di Castellammare di Stabia, sulla collina del Solaro.
L’occasione è stata la presentazione del libro “Primo Agosto Pioveva – Napoli: cento anni di passione in maglia azzurra”, un’opera straordinaria nata dalla penna di cinque colti e appassionati tifosi, pubblicata proprio in occasione del centenario della squadra partenopea.
L’evento, nato dalla sinergia tra l’associazione culturale Itinerando e il direttivo del Circolo del Tennis stabiese, ha visto la partecipazione di due dei coautori, Alfonso De Vito e Giancarlo Piacci.
Stimolati dalle domande del giornalista Filippo Angora, i due scrittori hanno incantato il pubblico presente, tracciando un viaggio emozionale lungo un secolo. La narrazione ha toccato le tappe più gloriose e i momenti più complessi della compagine azzurra, regalando ai presenti aneddoti inediti e ricordi preziosi, frutto di una meticolosa ricerca storica.
Filippo Angora ha ricordato come il titolo del libro nasca dal fatto che nel lontano Primo agosto del 1926, pioveva. La pioggia ha benedetto “questa squadra con la maglia azzurra, che ha dato lustro, speranze, vittorie a Napoli.”
“Quest’opera è nata come una biografia storica o perché ci avete messo tanto cuore per rivalutare le sorti non solo calcistiche, ma anche storiche della città?” – ha chiesto il giornalista ai due autori presenti .
“Ognuno ha messo dentro le proprie competenze. Abbiamo tirato fuori un almanacco emozionale che ci ha fatto capire come i tifosi del Napoli da quel lontano 1926 in avanti – ha affermato Giancarlo Piacci – Ascarelli a Piazza Carità in un palazzo riuniva più società che si erano formate nel calcio a Napoli e in un famoso discorso annunciava che ognuna avrebbe rinunciato al proprio nome per un nome che era di tutti, il Napoli, e portava il colore di tutti, l’azzurro, perché Bovio diceva che a Napoli tutto è azzurro, anche la malinconia.”
“Il nostro è un gruppo eterogeneo, ma anche di amici accomunati dalla passione calcistica. – ha sottolineato Alfonso De Vito. – C’è un lavoro notevolissimo che ha fatto Daniele in particolare nel recuperare la documentazione di quella prima famosa assemblea di nascita dell’Associazione Calcio Napoli, organizzata da Ascarelli insieme all’avvocato Scandone. Parliamo del Napoli con un nostro lessico personale ma anche familiare della città. Esiste una osmosi continua tra la storia del Napoli e quella di Napoli, soprattutto quella della seconda metà del Novecento.”
Durante l’incontro, la narrazione di De Vito e Piacci si è accesa d’entusiasmo quando i due autori hanno rievocato le imprese dei grandi campioni che hanno fatto la storia della squadra, capaci di accendere il cuore di intere generazioni.
Il viaggio nel tempo ha toccato figure leggendarie e tra loro diversissime:
- Luis Vinicio: Il mitico “’O Lione”, simbolo di potenza e generosità negli anni ’50, capace di segnare gol a raffica e rimasto nel cuore dei tifosi per il suo legame viscerale con la maglia e con la città.
- Omar Sivòri, il genio ribelle, arrivato all’ombra del Vesuvio negli anni ’60 per dispensare tunnel, magie e quella sana sfrontatezza calcistica che ha anticipato la successiva rivoluzione culturale del tifo napoletano.
- Dino Zoff, con la sua classe immensa e la leadership silenziosa, che a Napoli visse stagioni straordinarie prima del suo mito in Nazionale.
- Diego Armando Maradona, il cui nome evoca il riscatto sociale e sportivo di un intero popolo, l’uomo che ha trasformato i sogni in scudetti e ha legato per sempre il suo nome alla leggenda del Napoli.
Questi ritratti non sono stati semplici elenchi di gol, ma veri e propri affreschi che hanno restituito al pubblico l’anima umana e l’impatto culturale di questi fuoriclasse.
La serata ha vissuto anche un momento di forte interesse per la storia del calcio locale grazie all’intervento di Gianfranco Piccirillo, presidente dell’associazione StabiAmore. Piccirillo ha condiviso con la platea un’importante iniziativa: la richiesta ufficiale avanzata dalla Juve Stabia per il riconoscimento della vittoria del campionato del 1945.
All’epoca, le Vespe si classificarono al primo posto tra le squadre del Meridione ma, a causa del caos post-bellico a conflitto appena concluso, quel legittimo merito sportivo non venne mai ufficialmente riconosciuto.
“Pochi sanno di una vicenda del 1945. C’era ancora la seconda guerra mondiale, e i campionati erano regionali, il più importante era quello della Campania dove c’erano squadre come il Napoli e la Salernitana – ha affermato Piccirillo – Nello Stabia militava un giocatore del grande Torino, Romeo Menti, perito tra altri nella tragedia di Superga. Fece un grande campionato e portò lo Stabia a vincerlo. Crediamo che il riconoscimento dello scudetto del 1945 sia un fatto importante per tutto il Sud, in particolare per la Campania.”
Un tassello di giustizia storica che unisce Castellammare alla grande narrativa del calcio campano.
All’evento culturale hanno partecipato l’emittente televisiva TVA canale 75 dgt, la prof.ssa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura, la giornalista Annamaria Cafaro, la dott.ssa Filomena Baratto, Presidente dell’associazione Itinerando e, collegato da Roma, il noto giornalista Michele Plastino.
Il volume si preannuncia già come un must-have per ogni tifoso e appassionato di storia dello sport.
I suoi punti di forza sono: la ricerca rigorosa: il testo non si limita alla cronaca, ma scava negli archivi per far emergere dettagli mai raccontati prima; la scrittura corale: lo sguardo incrociato di cinque autori diversi arricchisce la narrazione di sfumature, unendo la precisione statistica alla poesia del tifo; l’equilibrio tra epica e nostalgia: dalle intuizioni del fondatore Giorgio Ascarelli fino ai trionfi moderni, passando per il mito di Maradona, il libro restituisce la dimensione sociale e culturale di Napoli, prima ancora che calcistica.
Incontri come quello di ieri sera dimostrano quanto lo sport possa farsi veicolo di cultura, memoria e identità.
Per Castellammare di Stabia, ospitare eventi di questa caratura non significa soltanto celebrare la vicina realtà del Napoli, ma creare spazi di aggregazione di alto profilo in cui la storia locale – come il riscatto del campionato dello Stabia del 1945 – trova il giusto palcoscenico per essere valorizzata e tramandata alle nuove generazioni.
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