I fondi immobiliari bloccano i soldi dei clienti. I foschi presagi che prendono forma nelle istituzioni finanziarie della City dopo il referendum che ha portato il Regno Unito fuori dallāUe
Negli uffici studi delle istituzioni finanziarie nella City si stanno disegnando gli scenari economici del dopo Brexit. E il quadro complessivo che ne esce ĆØ di concreta preoccupazione. Se prima del 23 giugno, si poteva sospettare che la lobby del Miglio Quadrato facesse da sponda alla Ā«campagna di terroreĀ» con cui David Cameron stava tentando di vincere il referendum, oggi quei dubbi sul martellamento di minacce gridate ai quattro venti sono superati. La realtĆ suggerisce che il divorzio di Londra regala instabilitĆ , incertezza e la prospettiva di una robusta frenata. Ć vero che il primo ministro ora dimissionario e con lui tutte le grandi banche nelle ultime settimane hanno messo in campo armi di dissuasione di massa, la dissuasione dalla Brexit, dai contenuti esageratamente allarmistici. Ed ĆØ vero che quel tipo di campagna non ĆØ servita perchĆ© certe visioni apocalittiche hanno infastidito e spinto alla reazione opposta. Ma, ora che il voto ĆØ alle spalle, i conti bisogna farli sul serio e non sui numeri di fantasia o sulle proiezioni virtuali. La Brexit cāĆØ e costringe a riprogrammare i piani della politica e dellāeconomia, a osservare e studiare le ricadute che giĆ ha e che potrĆ avere sulla vita quotidiana. Chi ci perde? Due analisti dellāufficio studi della Barclays, Michael Gavin e Ajay Rajadhyaksha, certificano che la contrazione degli investimenti ĆØ cominciata e che alla fine del 2016 sarĆ pari allā 1,6%. Ancora maggiore nel 2017 con un meno 2,6. Questo si tradurrĆ in un raffreddamento del Pil che per lāanno prossimo era stimato in un più 1,9. Si fermerĆ invece a un modesto 0,4. Pesante lo scivolamento sulla forza lavoro: il tasso di disoccupazione che si sarebbe dovuto attestare sul 5% sarĆ più alto di oltre un punto, al 6,1. Ma, attenzione, rimarcano: Ā«Data la dimensione della potenziali difficoltĆ di business, non ĆØ difficile immaginare un quadro ancora più negativoĀ».
La Banca dāInghilterra
Il catastrofismo non aiuta. E non siamo neppure di fronte a circostanze che lo giustifichino. Il governatore della Banca dāInghilterra ha usato unāimmagine suggestiva ed esemplificativa: Ā«Non ĆØ che in una notte, la notte del 23 giugno, la nostra economia-Rolls Royce si ĆØ trasformata in una economia-Trabant (la berlina della Germania comunista dellāEst ndr)Ā». Mark Carney, che molto si era speso contro la Brexit, ha il compito anche di fare il pompiere e di evitare che si crei il panico. Ciò non toglie che sia suo dovere accendere la spia della luce rossa quando si manifestano i sintomi della malattia. GiĆ nei primi mesi dellāanno la banca centrale aveva tagliato dello 0,7% le stime di crescita. La Brexit ha complicato la situazione. Ā«Non sappiamo con esattezza quanto sarĆ profonda la flessione ma nessuno può sottostimare lāimpatto che il voto ha e avrĆ Ā». LāinstabilitĆ politica e il vuoto di leadership generano preoccupazione, inducono gli investitori a cambiare rotta e addensano nubi sulla ruota del credito allāimpresa e alle famiglie. Sfidando la platea dei suoi interlocutori, la scorsa settimana Carney ha chiesto: Ā«Qualcuno in questa stanza ĆØ in grado di affermare che i rischi da noi illustrati prima della Brexit non abbiano giĆ cominciato a manifestarsi?Ā». Si ĆØ dato una risposta: Ā«Io vedo che il rallentamento materiale della crescita ĆØ partitoĀ». Spia rossa. Ć sempre difficile passare da allarmi generici ad allarmi più concreti ma le parole del governatore hanno, ovviamente, più di un fondamento. A parte il crollo della sterlina, ampiamente previsto, sono altri i sintomi che il virus Brexit ha evidenziato. Sette fondi immobiliari inglesi, in pochi giorni dal 4 luglio, hanno dovuto sospendere i rimborsi delle quote. Sono colossi che hanno capitalizzato nel mattone commerciale e residenziale: Aviva, Standard Life, M&G, Henderson Global Investor, Columbia Threadneedle, Canada Life e Aberdeen Asset Management. Gli investitori e i risparmiatori, spaventati dal circo della politica, hanno sollecitato la liquidazione dei loro capitali. I volumi sono stati cosƬ ampi che i fondi hanno chiuso le casse: 13 miliardi di sterline restano dove sono, misura precauzionale. Ma il settore immobiliare ĆØ sotto stress.
Il mercato della casa in fibrillazione
Da tempo il mercato della casa ĆØ in fibrillazione. La domanda ĆØ cresciuta fino al 2015 sia perchĆ© arrivavano arabi, russi, cinesi, indiani, europei pronti a comperare (quasi il 50% degli investimenti immobiliari nel Regno Unito ĆØ di origine internazionale), sia perchĆ© la facilitĆ di mutuo incentivava le famiglie a indebitarsi (la Banca dāInghilterra calcola che il debito privato complessivo sia vicino al 140% del Pil). Con la Brexit la bolla viene a galla. I capitali stranieri sono in pausa meditazione o in ritirata. Ancora una volta ĆØ lāansia del vuoto politico e istituzionale che pesa e induce alla riflessione. Allāindomani del voto sono andati in fumo accordi per compravendite pari a 650 milioni di sterline. Di punto in bianco ĆØ stata cancellata lāintesa da 465 milioni che prevedeva lāacquisizione di un palazzo per uffici nel cuore della City da parte del fondo tedesco Union Investment (a vendere era il gruppo americano Hines). Il mattone ĆØ lāanello debole della catena. Se si congelano i flussi di capitali stranieri e i prezzi calano, se il valore delle case acquisite dalle famiglie col mutuo va in caduta, allora cosa può accadere? Sembra di tornare al 2008, al quadro pre-crisi globale. Stavolta, per fortuna, le difese immunitarie esistono. La Banca dāInghilterra si sussurra abbia in mente un ulteriore ritocco al ribasso dei tassi per creare una cinghia di sicurezza sui mutui che se dovessero diventare insostenibili per le famiglie farebbero saltare la baracca.
La sfiducia dei consumatori
La principale preoccupazione del governatore Carney, in questo momento, ĆØ assicurare che lāofferta di moneta non si blocchi in modo che il salvagente per lāeconomia reale sia pronto ed efficace. Un conto ĆØ che si mettano in posizione di attesa i grandi investitori e un conto che sia la gente comune a schiacciare il freno per le preoccupazioni sul futuro da decifrare (quale governo? quale divorzio dallāUe?) e a causa di un eventuale blackout finanziario. Nellāimmediato post Brexit, le immagini che ritraggono la vita quotidiana non sono rassicuranti. Lāindice di GfK, societĆ che misura la fiducia dei consumatori, ĆØ crollato di 8 punti nella settimana dal 30 giugno al 5 luglio. Il livello più basso dal ā94. I cittadini con reddito medio (da 25 a 50 mila sterline annue) manifestano timori di impennata nei prezzi e hanno avviato la revisione di spesa al ribasso. A conferma il Financial Times, che ha costruito il Ā«barometro BrexitĀ», segnala alcune ricadute nel commercio al dettaglio (con la contrazione dellā1% circa nelle vendita ai grandi magazzini John Lewis), negli annunci di lavoro online (nella settimana dopo il 23 giugno erano 800 mila, la metĆ rispetto allo stesso periodo del 2015), nelle vendite di abbigliamento sportivo, con una perdita di quasi 6 punti. Nel Regno Unito una delle parole più gettonate nelle ricerche su Google ĆØ stata Ā«recessioneĀ». Solo una coincidenza? Eccoli i piccoli e grandi segnali Ā«di rallentamento della crescitaĀ» che sottolineava la Banca dāInghilterra. Il sistema britannico ha la forza per reggere allāurto. Ma la luce rossa ĆØ accesa. La Brexit ĆØ un Ā«mostroĀ» da domare con cautela. A Londra anche i più accaniti antieuropeisti non sorridono più.




