Esiste un legame invisibile, eppure indissolubile, che unisce la brezza del golfo e l’anima più profonda del teatro napoletano. Questo legame si è manifestato in tutta la sua straordinaria potenza espressiva in una calda sera d’estate.
Sulla splendida terrazza sul mare del Circolo Velico Stabia a Castellammare, lo scorso 27 giugno 2026, gli artisti dell’associazione “Echi di Napoli” hanno regalato al folto pubblico presente un’esperienza artistica di rara intensità, capace di far convivere la commozione più pura, la grande canzone e il divertimento della macchietta.
Dopo l’introduzione e i saluti del Presidente del Circolo Velico Stabia, Giuseppe Esposito, e del Responsabile della cultura del Circolo, Lino di Capua, ha avuto inizio lo spettacolo, presentato da Ciro Daino, coordinatore del gruppo e regista.
Ciro Daino ha curato con impegno non solo l’allestimento scenico, ma soprattutto la scelta dei brani del repertorio, dalle villanelle, forme di canto popolare e polifonico nate a Napoli alla fine del XIV secolo, fino a brani dei nostri giorni, attraverso i più iconici testi della tradizione partenopea.
In scena si sono alternati i componenti di una compagnia che, pur nascendo come amatoriale, riesce a proporre spettacoli che non hanno nulla da invidiare a quelli dei professionisti del settore.
Gli “Echi di Napoli” sono un’associazione culturale composta in gran parte da stabiesi doc, che nella vita quotidiana si sono affermati nei più svariati campi lavorativi, ma che portano nel cuore, sempre viva e pulsante, la fiamma dell’arte. Voci eccezionali, interpreti sensibili e bravi attori che si impegnano quotidianamente per studiare e tenere alta la bandiera della tradizione partenopea.
Il viaggio nella memoria è iniziato con un’immersione nei secoli d’oro della cultura musicale. Ad aprire le scene è stata La canzone del pescatore, interpretata da Maria Donnarumma e Amodio Somma, una perla di villanella napoletana risalente al XIV secolo. Questo prezioso frammento di storia, sottratto all’oblio e reso immortale dal maestro Roberto De Simone all’interno delle sue monumentali opere teatrali, ha subito rapito gli spettatori con la sua arcaica e suggestiva melodia.
Subito dopo, le atmosfere si sono fatte oniriche con Mistero Napolitano, un canto d’amore surreale capace di sospendere il tempo.
La tensione è salita con l’esecuzione del Canto dei Sanfedisti (noto anche come Inno della Paternità). Questo viscerale inno patriottico e religioso del 1799, nato per contrastare la Repubblica Napoletana, interpretata dal Tenore Amodio Somma, da Angelo Irto e da Rosaria Cafiero, ha travolto la terrazza con la sua carica popolare e controrivoluzionaria.
A spostare l’asse narrativo sulle anime tese del mare ci ha pensato Maria Donnarumma con la sua splendida voce e la sua toccante interpretazione di ‘E Signor do mar, un viaggio intimo e profondo nella psicologia e nei sacrifici delle donne di mare che è arrivato dritto al cuore della platea.
Al centro della serata il delizioso quadro dedicato all’orgoglio e all’eccellenza stabiese, fiorita proprio all’ombra del Vesuvio. La scena è stata conquistata da Anna Di Capua, splendida interprete prima di Bambinella e copp ‘e quartiere – capolavoro di Raffaele Viviani vibrante di riscatto e dignità dei vicoli – e successivamente della celeberrima Passione. Il brano, che ispirò il noto docu-film di John Turturro, ha restituito intatta la narrazione di un amore intenso e tormentato.
Il classicismo intramontabile ha trovato spazio grazie ad Angelo Irto, che ha presentato una raffinata versione di Maruzzella (di Renato Carosone ed Enzo Bonagura), seguito dall’eterea Stella Diana di Carlo Faiello. Interpretata da Rosaria Cafiero, rievocando una processione mistica e danzante: la Madonna delle Grazie che attraversa Napoli al battito di un tamburo. La stessa Cafiero ha poi commosso la platea con Voglia e turnà, un brano dal forte impatto, dedicato ai figli di Castellammare costretti a emigrare all’estero.
Il teatro napoletano vive di contrasti e la terrazza del Circolo Velico Stabia ha vibrato dalle risate grazie alla macchietta Tu me fa fa di Gigi Pisani, pezzo portato al successo da Angela Luce. Sul palco, la coppia formata da Agostino Cascone e Rita Barretta ha dato vita a un esilarante bisticcio di coppia che ironizza sulla tipica possessività passionale nostrana. Cascone si era già distinto poco prima nella superba interpretazione di O Don Nicola, storiellina in versi sulla Prima Guerra Mondiale che rielabora la maschera settecentesca di Don Nicola Paccasecca.
La poesia d’amore pura è tornata a risplendere con Palomma ‘e notte, il capolavoro del 1906 di Salvatore Di Giacomo: la struggente metafora della falena attratta dal fuoco distruttivo della passione è stata delicatamente ricamata dalle voci di Angelo Irto e Maria Donnarumma, che si sono poi ritrovati nel godibile duetto Che t’aggia di’.
La componente lirica ha toccato il suo apice con la superba esibizione del tenore Amodio Somma, che ha eseguito una potente versione di Core ingrato di Salvatore Cardillo, traducendo in musica il dramma universale di un amore deluso.
A chiudere questo monumentale mosaico è stato l’istrionismo di Ambrogio Coppola che ha divertito il pubblico prima con le poesie ‘O difetto e ‘A pagina della mia vita, e poi ‘E prublem ‘e l’at e Malocchio, cariche di filosofia popolare e ironia.
Sul palco, a tessere le fila della serata con carisma e precisione, anche il prezioso contributo di Ciro Daino, pilastro fondamentale di questo affiatato ensemble artistico.
A conferire un ulteriore valore aggiunto alla serata è stata la partecipazione straordinaria di due grandi musicisti. Il maestro Leo Amendola, noto chitarrista, compositore e docente di musica campano, che ha incantato la platea facendo ascoltare alcune sue composizioni originali, tra cui la splendida “Made in Naples”. Al suo fianco, in un perfetto sodalizio sonoro, l’amico e collega Alfredo Apuzzo, il cui clarinetto ha ricamato note di rara eleganza, regalando momenti di pura estasi acustica.
A chiudere la serata in un tripudio di energia ed emozione è stato il brano “Magnifica gente”, cantato in coro da tutto il gruppo riunito sul palco. Un finale travolgente che ha cancellato ogni distanza tra artisti e platea, trasformando lo spettacolo in una grande festa collettiva.
Quando la passione degli interpreti degli “Echi di Napoli” incontra un repertorio così monumentale nell’elegante cornice del Circolo Velico Stabia, il teatro assolve alla sua funzione più alta: custodire l’identità e regalare intramontabile magia. Una serata da ricordare, che lascia nel pubblico il desiderio profondo di tornare presto ad ascoltare queste voci.




