A molti sarĂ capitato di perdersi nella contemplazione di un capolavoro contemporaneo senza riuscire a comprenderlo appieno. Le targhette posizionate accanto all’opera forniscono spiegazioni che aiutano poco, perchĂ© scritte in una lingua da riforme costituzionali: immaginifica e oscura. Solo pochi eletti hanno la luciditĂ di evadere da questo stato di prostrazione con uno scatto di sana follia. Ăˆ il caso dell’adolescente californiano TJ Khayatan, che al museo d’arte moderna di San Francisco stava rischiando di andare in trance da appisolamento (inteso sia come siesta, sia come isolamento per guardare le app del telefonino) quando ha avuto l’illuminazione. Si è tolto gli occhiali e li ha appoggiati per terra. Poi, benchĂ© privo di lenti, è stato a vedere.
Mai attesa fu piĂ¹ breve: nugoli di visitatori si sono precipitati a fotografare l’installazione, degna erede della Buzzicona, la moglie monumentale di Alberto Sordi che si addormentava su una seggiola della Biennale e veniva scambiata per opera d’avanguardia. L’occhialuto TJ avrĂ pensato che nulla come l’esposizione di certa arte moderna racconta il conformismo degli esseri umani. Quel loro fingere di avere capito tutto anche quando non hanno capito niente. Nemmeno che non c’è niente da capire.
vivicentro.it/opinioni –  lastampa/Montatura d’arte MASSIMO GRAMELLINI




