Irrati voleva fermare Lazio-Napoli, ma la Questura ha detto no

La lettura del referto di Lazio-Napoli, redatto dall’arbitro Irrati, dimostra come il debole Stato che ci ritroviamo, ancora una volta non è stato capace di lanciare, finalmente, un segnale forte e chiaro contro i razzisti, fermando la partita. Cosa che voleva fare il direttore di gara, se non gli fosse stato impedito, per la solita paura di conseguenze sull’ordine pubblico. Come se gli ignobili cori contro Koulibaly, contro Napoli e i napoletani, non fossero stati plateali violazioni dell’ordine pubblico, da stroncare senza se e senza ma. Lazio-Napoli 0-2: “buu” razzisti a Koulibaly, Irrati sospende il match Lazio-Napoli 0-2: “buu” razzisti a Koulibaly, Irrati sospende il match Si legge testualmente nel documento inoltrato al giudice sportivo Tosel che ha chiuso per 2 turni la Curva Nord e, per un turno, i Distinti dello stadio Olimpico di Roma: “Durante la sospensione di 3’40″, veniva effettuato l’annuncio dello speaker. Prima di far riprendere la gara avvisavo il responsabile dell’ordine pubblico che avrei ripreso il gioco e che, da quel minuto sino alla fine della gara, avrei atteso sue indicazioni in ordine all’eventuale sospensione definitiva. Al minuto 24 e 50 secondi riprendevo il gioco da quel punto sino a fine partita, tramite il quarto ufficiale di gara, ricevevo l’indicazione dal responsabile dell’ordine pubblico di far proseguire la gara nonostante in alcune occasioni i cori fossero proseguiti”.

Traduzione: se fosse dipeso dall’arbitro, l’incontro non sarebbe più continuato. Ciò che è accaduto mercoledì sera a Roma, è stato un altro duro colpo alla credibilità di uno Stato che non riesce mai a vincere la battaglia contro i barbari da stadio. E, tutto questo, all’indomani del nono anniversario della morte dell’ispettore di polizia, Filippo Raciti, assassinato il 2 febbraio 2007 a Catania, durante gli incidenti post derby Catania-Palermo. Alfano o chi per lui, un giorno o l’altro dovrebbero spiegare se l’obiettivo sia quello di svuotare gli stadi. A Roma ci stanno riuscendo alla grande.

Ha acutamente osservato stamane Fabrizio Patania, sul Corriere dello Sport: “Discriminazione territoriale, striscioni, bombe carta: frazionare la curva, dicevano, sarebbe servito per identificare chi delinque e per non colpire un intero settore. La curva si è svuotata, ultras e gruppi organizzati non ci vanno per protesta: ieri sono stati squalificati per due giornate anche loro, quelli rimasti a casa per scelta. Stesso discorso per i Distinti: non sono stati identificati”. E dopo il danno, la beffa: squalificata la Nord, in occasione della gara con il Verona, la Lazio aprirà la Curva Sud, solitamente chiusa. Un trionfo. Churchill diceva che gli italiani vanno a una partita di calcio come se andassero in guerra e vanno in guerra come se andassero a una partita di calcio. Aveva ragione.

Corriere dello Sport

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