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martedì, Agosto 16, 2022

Dopo fratel Bianchi, che ne sarà della comunità di Bose?

Che ne sarà della comunità di Bose, dopo che fratel Enzo Bianchi ha ricevuto dal Vaticano l’ordine di trasferirsi lontano dal suo monastero?

Dopo fratel Bianchi, che ne sarà della comunità di Bose?

Enzo Bianchi, monaco laico, fondatore della comunità di preghiera di Bose nel Canavese, ha ricevuto l’ordine di trasferirsi forzosamente in altra sede, “extra domum” dal monastero da lui voluto e fatto crescere sin dagli anni ’70.

Quegli anni erano caratterizzati da conflittualità anticlericale e disinteresse verso il mistico. Eppure in quel clima, Bianchi ha iniziato a portare generazioni di giovani e meno giovani “a riflettere, meditare, appassionarsi del Vangelo”.

Ha fatto conoscere ed apprezzare i tesori della mistica ortodossa. Ha aperto la strada ad un dialogo con le altre confessioni cristiane. L’ecumenismo è stato declinato non in chiave diplomatica, ma vissuto nella consapevolezza che essere cristiani è antecedente all’essere cattolici, luterani o anglicani.

Quando nel gennaio 2017, per raggiunti limiti di età, l’anziano priore cede il testimone al suo successore fratello Luciano Manicardi, per la comunità monastica cominciano i problemi.

Probabilmente alimentati da dissapori circa il modo di condurre e gestire il potere nella guida di una complessa comunità, composta da una ottantina di fratelli e sorelle, accumunate da una passione coinvolgente per la ricerca interiore.

Che le cose non siano andate nel verso giusto lo afferma un testimonio privilegiato come Riccardo Larini, che per molti anni è stato membro importante della comunità.

Appena avvenuto l’insediamento del nuovo priore già “undici fratelli e sorelle, che avevano emesso i voti, hanno lasciato Bose… e altri quattro membri hanno già chiesto o stanno per chiedere un tempo “extra domum”… Infine va segnalato che all’elezione di Manicardi il noviziato era composto da 15 membri tra fratelli e sorelle, mentre ora il noviziato maschile è vuoto e quello femminile si compone di due sole unità”.

Il Vaticano manda un’ispezione apostolica, che dopo alcuni mesi sentenzia l’allontanamento del fondatore dalla sua creatura. Senza appello.

Invano – dichiarava Bianchi nel maggio 2020 – a chi ci ha consegnato il decreto abbiamo chiesto che ci fosse permesso di conoscere le prove delle nostre mancanze e di poterci difendere da false accuse”.

Per poterci difendere da false accuse e fare cammino di riconciliazione”. Si invoca quindi una mediazione, come punto di nuovo equilibrio. Ma allo stato la situazione è in stallo e non se ne vede una via d’uscita, onorevole per tutti.

È un vero peccato che una realtà così spiritualmente ricca venga lasciata nel discredito ad appassire ed inaridire.

E pensare che era corsa voce che papa Francesco aveva perfino ventilato l’ipotesi di nominare cardinale fratel Enzo… Un cardinale laico, progressista del quale il papa ne aveva sempre stimato l’apertura culturale, lo sguardo “laico” appunto e l’attenzione per i poveri e gli “ultimi”.

Fino ad ora il Vaticano non ha ancora rivelato le “mancanze” delle quali l’ex priore viene accusato e per le quali viene punito con l’esilio a vita dalla sua creatura.

Dopo fratel Bianchi, che ne sarà della comunità di Bose?/ Carmelo TOSCANO/ Redazione Lombardia

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