Le città invisibili. Il futuro è un dovere. Uno spettacolo creato dal CTB (Centro Teatrale Bresciano)

Per Bergamo Brescia Capitale italiana della cultura 2023, il CTB presenta lo spettacolo "Le Città Invisibili. Il futuro è un dovere"

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Per Bergamo Brescia Capitale italiana della cultura 2023, il CTB (Centro Teatrale Bresciano) presenta uno spettacolo unico e visionario, pensato per la città di Brescia dal titolo “Le Città Invisibili. Il futuro è un dovere”

Uno spettacolo che mette al centro la riflessione sulla cultura e sul suo impatto sulla comunità ,sull’essere e divenire comunità, ma anche su ciò che siamo sempre stati, sulla nostra storia.

Uno spettacolo che trae spunto da alcuni riferimenti letterari, tra cui Le città invisibili di Italo Calvino, per poi costruire una drammaturgia completamente originale che cerca di cogliere il senso profondo di ciò che gli esseri umani creano attraverso la relazione, ciò che sono stando insieme.

Il Centro Teatrale Bresciano lavora da mesi a questo progetto che si è impegnato a offrire alla città, una grande impresa a livello produttivo.

Per attendervi, ha messo in rete artisti, creativi e tecnici di primo piano, facendo leva su tutta la sapienza e le capacità che l’hanno reso uno dei più importanti centri di produzione teatrale italiani.

Alla soglia del cinquantesimo anno dalla sua fondazione – che avverrà nel 2024 – il Centro Teatrale Bresciano presenta quindi un lavoro alto per contenuti e aspirazioni, e assolutamente ambizioso da un punto di vista scenico. Una vera sfida per tutti i comparti, artistici, tecnici, organizzativi. 

Gli artisti coinvolti 
Il progetto è affidato a Fausto Cabra, attore e regista bresciano che collabora da diversi anni con il CTB in progetti site-specific dedicati a luoghi particolari della città (come è stato per Calma Musa Immortale in scena nell’area archeologico-monumentale della Brescia antica ed Evolution City Show, spettacolo itinerante nelle vie del centro storico).

Di questo spettacolo del CTB, Fausto Cabra è ideatore e regista, e ha lavorato in questi mesi con il team del Centro Teatrale Bresciano per costruire qualcosa di unico e originale, individuando quale teatro dell’operazione un luogo assolutamente sconosciuto, mai aperto al pubblico, al quale si potrà accedere per la prima volta grazie a questo spettacolo.

Le città invisibili. Il futuro è un dovere vede poi la drammaturgia originale dello scrittore e drammaturgo bresciano, anche consulente artistico del CTB, Marco Archetti che ha composto un testo inedito a quattro mani con Silvia Quarantini, attrice bresciana che collabora da tempo con il CTB.

Ne è nato un progetto di teatro collettivo assolutamente innovativo e speciale, che vede il coinvolgimento di oltre venti artisti.

Il cast è di altissimo livello, con attrici e attori di rilievo nazionale, molti provenienti da Brescia e Bergamo: una scelta simbolica, omaggio all’unione di queste due città nel loro essere un’unica Capitale italiana della cultura.

Manuela Mandracchia e Mariangeles Torres guidano il gruppo che si compone di Franca Penone, Alberto Onofrietti, Francesco Sferrazza Papa, Guglielmo Poggi, Silvia Quarantini, Luca Nencetti, Alessandro Mor, Edoardo Ribatto, Mimosa Campironi, Gian Marco Pellecchia, Silvia Beltrami, Michela Beltrami.

La drammaturgia sonora dello spettacolo del CTB è di Mimosa Campironi, le scene e i costumi di Eleonora Rossi, Bruna Calvaresi è assistente ai costumi, Cesare Agoni è light designer, Alberto Bellandi è assistente alla regia.
La produzione è firmata Centro Teatrale Bresciano.

La struttura dello spettacolo del CTB

“È delle città come dei sogni: tutto l’inimmaginabile può essere sognato, ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le loro prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra.”

Sono le immagini poetiche e suggestive evocate da Calvino ad aver ispirato il progetto e la drammaturgia completamente originale che da qui prende le mosse per poi librarsi in totale autonomia, svincolata quindi dal romanzo, e concepita per provare a raccontare alcune delle risposte possibili alle fondamentali domande che Calvino propone: chi siamo quando stiamo insieme?

Che rapporto c’è tra realtà e immaginazione/desiderio?

Stare e andare: sono due azioni davvero radicalmente diverse?

Qual è il valore del racconto nello spazio del collettivo?

Dalla struttura del romanzo, cui gli artisti si sono accostati come a un grande canovaccio e collettore di idee, è stato mutuato il principio della coppia complementare e antitetica Marco Polo / Kublai Khan, trasformata in una coppia di gemelle: una resta, l’altra attraversa il mondo, una è la voce del pensiero, l’altra della sua relazione. Nessuna delle due possiede l’intera verità.

Non solo. Tra i molti riferimenti letterari cui si ispira lo spettacolo figurano anche La trilogia della città di K. Di Ágota Kristóf e l’opera di Anton Cechov.

Il risultato

Il risultato di questa operazione è un unico spettacolo al cui interno prendono vita e si sviluppano, in contemporanea, due spettacoli autonomi e distinti intitolati Il palazzo e L’impero: due grandi storie che indagano il destino e le pulsioni antitetiche degli esseri umani – restare o andare, conservare o conoscere, radicarsi o fuggire – e riflettono sul senso delle famiglie, delle città e delle mutevoli entità che formano gli individui stando insieme.

Attraverso la vita di due donne, Elvira e Irma – due gemelle, un’entità unica destinata a frantumarsi –, gli spettacoli si propongono di creare una biografia reale e ideale della nostra anima e delle nostre comunità. Un progetto per cercare insieme la città che “potrebbe essere” domani, attraverso il senso di ciò che “è” da sempre.

Le città invisibili è quindi un unico spettacolo, organico e pensato come unitario, al cui interno si svolgono due spettacoli distinti e separati, con due trame diverse.

Dal punto di vista scenico, lo spettacolo si presenta come itinerante e si sviluppa su due percorsi differenziati, tra loro interconnessi narrativamente, che si dipanano contemporaneamente e, in alcuni momenti, si intersecano. Il progetto è quindi pensato in conseguenza di questa peculiarità drammaturgica e registica, che determina la distribuzione dei luoghi e dei percorsi all’interno dello spazio scenico, prevedendo alcuni punti in comune dei due spettacoli.

Dove e quando seguire

I due spettacoli Il palazzo e L’impero si svolgeranno in contemporanea tutte le sere dal 27 giugno all’1 luglio 2023, e dal 4 all’8 luglio 2023, con in inizio sempre alle ore 21.30.

Il pubblico potrà assistere a uno spettacolo per volta.

Il pubblico potrà scegliere di assistere ai due spettacoli separatamente, in due serate diverse.

Lo spazio: l’Hangar 68 in via Zara

Con questa nuova produzione per Capitale italiana della cultura, il Centro Teatrale Bresciano dà vita a uno spettacolo inedito, per riflettere sulla nostra identità e sulle nostre città attraverso l’uso del linguaggio del teatro e delle arti performative.

Tra gli elementi più sorprendenti dell’operazione spicca il luogo scelto per la messa in scena: l’Hangar 68. Un’aviorimessa situata a Brescia in via Zara, 68, spazio ancora sconosciuto e mai utilizzato per eventi aperti al pubblico, collocato una zona della città strategica per la sua posizione limitrofa al cuore storico del centro cittadino, ma decentrata e organica all’area ferroviaria.

Uno spazio industriale di grandi dimensioni – di cui verranno utilizzati sia gli spazi esterni che interni – suddiviso in comparti separati, che permette la costruzione di uno spettacolo imponente.

Un luogo la cui architettura diventa organica all’operazione teatrale, inglobando nel progetto scenico alcuni elementi particolarmente rilevanti, e permettendo la strutturazione dello spettacolo in percorsi separati ma interconnessi tra loro.

Lo spettacolo sarà interattivo e modulare, con scenografie in grado di modificare accessi e vie d’uscita. L’obiettivo è quello di creare un prisma fantasioso e immaginifico e di trovare una chiave d’accesso a una biografia reale e visionaria di noi e delle nostre comunità, dei nostri desideri e aspirazioni.

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